Non "i barbari" ma il vuoto di valori ci finirà

Non "i barbari" ma il vuoto di valori ci finirà
DI MASSIMO FINI
ilfattoquotidiano.it
Credo che noi siamo in una situazione molto simile a quella in cui dovettero trovarsi a vivere i Romani nei decenni che precedettero il crollo dell’Impero. C’è nell’aria un ‘sensus finis’, un’assenza di speranze, collettive e individuali, uno sfinimento, uno sfibramento, una mancanza di vitalità, un sentimento di impotenza. Che sono i classici segni di un mondo in decadenza. I ‘barbari’ sono alle porte, molti sono già dentro le mura, premono, come ai tempi dell’Impero, ai nostri confini. I Goti, i Burgundi, i Franchi, i Vandali poterono averla vinta sulle ben più potenti e organizzate armate romane, fino a conquistarne la Capitale, riducendola ai tempi dei Lanzichenecchi a 37 mila abitanti, perché nei secoli precedenti, l’Impero e le sue strutture istituzionali e mentali erano state corrose da un tarlo che si chiamava cristianesimo. Invano gli imperatori, da Diocleziano in poi fino all’ultimo e disperato tentativo di Giuliano l’Apostata, avevano cercato di estirpare, con la repressione e la violenza, questo tarlo. Il mondo pagano, corrotto fino al midollo proprio a cagione della propria potenza, verrebbe da dire della Superpotenza, non poté nulla contro un’ideologia che portava in sé valori fortissimi e nuovi. Ma solo parzialmente nuovi perché originavano dal giudaismo. Insomma il cristianesimo rimaneva un fenomeno mediterraneo che non partiva dal nulla e non veniva dal nulla. Perciò nel giro di pochi secoli il cristianesimo poté avere di fatto la meglio sul mondo germanico, apparentemente vincitore, convertendolo a sé com’è documentato dai canti dell’Edda. Alle quasi infinite superstizioni che avevano attraversato quel mondo, ma che avevano anche, per misteriosi canali, molti punti di contatto con la Bibbia e con il Vangelo, se n’era sostituita un’altra, unica, più forte, più convincente, più coinvolgente. Ma anche il cristianesimo, tradotto da San Paolo in una struttura potente, religiosa ma anche temporale come la Chiesa, aveva in sé i germi e i prodromi della sua fine. Dopo venti secoli di egemonia e di ascesa il pensiero cristiano nelle sue varie declinazioni cattolica, ortodossa, protestante ha terminato la sua fase propulsiva, per dirla con le parole di Enrico Berlinguer in riferimento al comunismo sovietico. Forse noi non abbiamo compreso appieno cosa ha voluto dire “la morte di Dio”. Quando Friedrich Nietzsche la proclama nei primi anni ’80 dell’Ottocento, constata, con qualche decennio di anticipo, perché era un genio, che Dio, in virtù o a causa dell’Illuminismo e dell’affermarsi della Dea Ragione, è morto nella coscienza dell’uomo occidentale. Ma i suoi funerali non saranno affatto indolori. Non per nulla il capitolo successivo a questa affermazione nicciana si intitola Incipit tragoedia. Dio sarà sostituito dalle Ideologie. Ma le Ideologie, nel giro di un tempo relativamente breve, due secoli e mezzo all’incirca, periranno anch’esse. E anche la loro morte, come quella di Dio, verrà salutata come una liberazione. Invece è un’altra tragedia. Perché è venuto meno ogni punto di riferimento laico o religioso (un Dio morto non può essere resuscitato), non potendosi considerar tale il libero mercato che non è nemmeno più non dico un’ideologia, com’era ai tempi di Adam Smith e di David Ricardo, ma neppure un’idea. E’ semplicemente un meccanismo che va per conto suo, autopotenziandosi nella misura in cui indebolisce l’uomo che lo ha innescato, sfuggito di mano non solo agli ‘apprendisti stregoni’ che lo concepirono, ma anche alle mosche cocchiere che si illudono di guidarlo e del quale, prima o poi, saranno anch’esse vittima. Da qui lo smarrimento che ci coinvolge tutti, poveri e ricchi. E la paura, l’abbietta paura (basta pensare a quanto è avvenuto pochi giorni fa alla Gare du Nord dove c’è stato un fuggi fuggi generale dei passeggeri, che hanno abbandonato persino i loro bagagli, la ‘robba’, perché un uomo si aggirava armato di un coltello) nei confronti dei ‘nuovi barbari’ che sono davvero, a differenza di quelli d’antan, ‘altro da noi’. Ma non è del terrore che noi dovremmo aver terrore. Ma del nostro vuoto di valori. Sarà questo che ci perderà, nonostante noi occidentali si sia tanto superiormente armati, come lo erano i Romani di fronte alle orde di origine germanica. Presso ogni cultura, quasi senza eccezioni, è previsto che il proprio sistema di valori non sia eterno, ma a un certo punto collassi. Ma la favola convenuta, nella inesausta necessità di speranza che è propria di quella tragica creatura che è l’uomo, vuole che dopo ogni krisis, intesa in senso greco, rinasca un mondo migliore e più degno di essere vissuto. A noi non resta che aggrapparci a questa favola e augurarci che non sia veritiera la premonizione di Eraclito che nel VI secolo prima di Cristo ammoniva che l’umanità era destinata a degenerare senza soluzione di continuità. Anche se la Storia, almeno finora, sembra dargli ragione. Massimo Fini Fonte: www.ilfattoquotidiano.it 29.04.2017


Commenti (58)

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Mostra commenti 34 caricati
    1. Giuseppe 7 maggio 2017

      Generalizzare sulla Gare du Nord mi sembra proprio fuori luogo, se non mi sbaglio a Nizza qualcuno ha cercato di fermare il camion che investiva la folla, e poi siamo sicuri che queste scene di panico non possano avvenire per le stesse ragioni in qualunque città del mondo?

    1. Giuseppe 7 maggio 2017

      Non s proprio se l'interpretazione di Gibbon che avalla Massimo Fini sia corretta, infatti l'Impero d'Oriente che era cristiano come quello d'Occidente è durato mille anni...inoltre l'impero aveva raggiunto l'apice della corruzione nel I° secolo dopo Cristo...non sarà che le cause della caduta vadano cercate altrove che nella "crisi dei valori"...? Tra l'altro non è detto che chi ha i "Valori", quelli con la maiuscola, necessariamente vinca, molto spesso vince chi ha i valori, quelli monetari...

    1. Mario Poillucci 6 maggio 2017

      La premonizione di Eraclito! Stiamo parlando di Eraclito mica di un ospite fisso di programmacci tv! Anzi quei purtroppo dilaganti diseducativi letamai televisivi confortano, confermano, convalidano, avvalorano le previsioni del grande Eraclito.

    1. fuffolo 6 maggio 2017

      E se ora come allora la causa fosse molto più "naturale" ?
      L’evento freddo del 535/550 dC – Alcune fonti per l’Italia
      http://www.climatemonitor.it/?p=38698

    1. Norrin 5 maggio 2017

      “ Rotoleremo tutti insieme nelle tenebre da cui non si ritorna, e il pozzo buio ci accoglierà, noi e i nostri dei assurdi, noi e nostri valori criminali, noi e le nostre speranze ridicole” ( A. Caraco)

    1. Weininger85 5 maggio 2017

      Mentre Fini e Co. si masturbano con la filosofia della storia, i "barbari" danno una grossa mano a disgregare ciò che rimane del tessuto sociale europeo, per meglio aggiogare il continente al carro degli statunitensi.

    1. yuppiyhaje 5 maggio 2017

      Se qualcuno fosse convinto che l'impero Romano sia finito dia un'occhiata a questa foto.
      http://civisrespublica.altervista.org/alterpages/130105fasces8.jpg
      Ecco dove è volata l'Aquila che guidava Roma alla conquista del mondo.
      nota sx e dx dello scranno
      l'aquila sta sopra.

    1. Ronte 5 maggio 2017

      Il solito articolo che vorrebbe spiegare tutto ma che alla fine non dice nulla se non un 'nascosto' e misero abbandono alla fatalità...
      'La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi...' (Marx/Engels).
      'Mi sono convinto che anche quando tutto sembra perduto bisogna mettersi tranquillamente all'opera ricominciando dall'inizio'. (A.Gramsci)

    1. yakoviev 5 maggio 2017

      A parte il contenuto su cui si discute, ma che c'entrano i Lanzichenecchi (sacco di Roma, 1527) con i Goti, i Franchi, la caduta dell'Impero romano d'Occidente etc.? Erano passati più di mille anni! Una puttanata cosmica del genere francamente toglie credibilità a tutto il resto...

    1. enricodiba 4 maggio 2017

      In realtà tutti pensano che nel 476 D.C è finito l'impero romano ed è iniziato il medioevo, come tutto lo conosciamo, in realtà dopo la detronizzazione dell'ultimo imperatore Romolo Augusto per l'Italia almeno, ci fu un ripresa non male, perché i barbari Goti e romanizzati da secoli che presero il potere ufficialmente, di fatto già l'avevano visto che controllavano l'esercito, anzi erano l'esercito; diedero all'Italia stabilità e sicurezza, anzi l'Italia gota era il regno romano-barbarico più potente in europa occidentale, il problema ci fu che quando i cristiani d'oriente che avevano abiurato l'arianesimo decisero che i goti italiani ariani non poteva credere alla loro versione di Cristo e ci fu la guerra gotica, che portò l'Italia al collasso e al vero medioevo e con l'ingresso dei Longobardi, i veri barbari ci fu l'inizio del medioevo.
      Quindi come l'antica roma del 476 l'italia ha bisogno di togliere dal potere questa classe corrotto e incompetente e mettere forze fresche al comando.
      Lasciando fuori i veri barbari gli immigrati di oggi o i longobardi di ieri che ci porterebbero solo nel medioevo.

    2. Truman 7 maggio 2017

      Per l'esattezza almeno Henri Pirenne andrebbe levato dall'elenco di quelli che concordano sull'inizio del Medioevo nel 476 dC. E la sua teoria alternativa è anche ben argomentata.

    3. enricodiba 7 maggio 2017

      Perché il medioevo è finito nel 1492
      Di fatto era finito già da decenni.

    1. yuppiyhaje 4 maggio 2017

      L'impero romano finito???
      "Non “i barbari” ma il vuoto di valori ci finirà"

      "....per dirla con le parole di Enrico Berlinguer..."
      ;)

      ma che è stà robbaccia che circola su internet?

    1. Adriano Pilotto 4 maggio 2017

      Oramai Fini, complice il suo stato di salute, può scrivere senza alcuna giustificazione e a volte senza alcuna motivazione, se non quella di epater le bourgeois.

    1. vic 4 maggio 2017

      Che viviamo in un periodo di decadenza dei valori è piuttosto palese.
      E' sul parallelo con la decadenza dell'impero romano che non sono tanto in sintonia con Fini.
      Anzitutto l'impero romano, quello d'Occidente, ci mise parecchi secoli per decadere.
      In questo lunghissimo periodo le crisi furono numerose, ma sostanzialmente affrontate e superate. E man mano la centralità di Roma, la città, andava scemando. Vero, arrivo' il cristianesimo e si espanse in tutto l'impero. Ma le crisi erano d'altro tipo, piu' che religiose.
      C'era il problema di tener testa agli avversari al confine. E i romani in questo erano piuttosto abili. Mescolavano forza militare e diplomazia. Facevano il possibile per non aprire troppi fronti di guerra. Se combattevano quelli, cercavano di venire a patti con questi. E questi man mano s'intrufolavano, ovviamente anche per meriti propri, nell'alta gerarchia dell'esercito romano. Talvolta generali "ex barbari" assunsero le piu' alte cariche politiche.
      Perche' cadde l'impero? Per via dell'imposizione fiscale ormai insopportabile per chi coltivava la terra. Non conveniva piu' darsi troppo da fare se poi Roma ti portava via tutto il frutto dei tuoi sforzi. Contribui' alla fine anche qualche decisione militare sbagliata. Fino all'ultimo l'Impero d'Oriente diede una mano militare a quello d'Occidente.

      Chi si batteva per l'impero romano erano in realta' tutti soldati, soprattutto ufficiali "ex barbari". Venne meno l'animus pugnandi. Lo stesso che succede da noi oggi. Ci invadono in tutti i modi possibili e non reagiamo. Ci (tar)tassano e sostanzialmente accettiamo la cosa. Disimpariamo come si fanno le cose elementari per sopravvivere e ce ne freghiamo.
      Non sono cosi' convinto che il cristianesimo o il protestantesimo c'entrino tanto. So che quando da noi ancora vigeva la civilta' contadina, la fede era l'unico sostegno per resistere alle difficolta' della vita. parlo della fede dei contadini di montagna, soprattutto delle donne, che lavoravano come indefesse. Si rivolgevano a questo o quel santo piu' che al papa. Ringraziavano la madonna per qualche scampato pericolo. Ma sostanzialmente la vera cultura era quella del duro lavoro. Dallo stato non si aspettavano quasi niente. Ultimamente la scuola pubblica, le strade, la bonifica di qualche palude.

      E un valore era anche il ritmo lento della civilta' contadina.
      Tutta questa frenesia moderna a cosa ha portato?
      A gioire perche' si possiede un telefonino all'ultima moda?
      Ma se nessuno ha la minima idea di come fabbricarlo un telefonino.
      E anche se l'avesse non ne sarebbe in grado, tanto i processi relativi sono costosi e complicati.

      Dunque abbiamo perso il valore del lavoro, quello della lentezza, e soprattutto quello della microeconomia locale. fare in loco la maggior parte delle cose. Anche produrre in loco, la maggior parte di quel che serve per tirare avanti. E' questo che trascina con se' la l'apprezzamento e la conservazione di certi valori. Ma funziona meglio se non c'e' pubblicita' televisiva e cinematografica frammezzo.

      Perche' si sono persi i valori? Per via della pubblicita', sostengo!
      E i discorsi religiosi fanno solo da sottofondo.

      -- PS --
      Sono stupito da certi ritrovamenti archeologici.
      Pare che anticamente, ma proprio anticamente, per intenderci prima dei Sumeri, esistesse una "vecchia europa", un fior di civilta', quando tutt'attorno si viveva all'eta' della pietra.
      Dove? Guarda te il caso: in Serbia!
      Quindi automaticamente il pensiero va a quando gli USA imprecavano contro la "vecchia Europa". Avranno inteso quella vecchia europa antica di millenni?
      Pare che da questa civilta' poi fiori' Sumer ed in seguito anche Creta.
      Era il frutto della diaspora dei vecchi europei ormai invasi dall'orda degli indoeuropei, a quei tempi assai piu' primitivi dei "vecchi europei".
      Eppure i primi vinsero ed i secondi alla lunga sparirono dalla circolazione.

      Per chi volesse saperne di piu', cercare dettagli sulla civilta' Vinca.
      Affascinante!

    2. CarloBertani 4 maggio 2017

      Ciao vic, volevo aggiungere una cosa che forse non tutti sanno. La difesa dai barbari, richiedeva molta mobilità delle legioni. L'epoca aurea romana coincise con un massimo climatico storico, mentre intorno al 500 d.C si toccò un minimo, per poi risalire ad un massimo intorno al 1000. Per farla breve, in epoca augustea i passi, anche in inverno, erano sgombri di neve, mentre durante la decadenza le legioni di "occupazione" rimanevano isolate e non potevano ricevere rinforzi. La Storia è fatta di grandi cause e stocastici eventi. Ciao!

    1. johnny rotten 4 maggio 2017

      Quello di Fini è un discorso che vale solo per gli europei, dove anche gli americani sono nella realtà europei, per il resto del mondo, cioè per la stragrande maggioranza del mondo, la caduta dell'occidente è una fortuna, vedere il proprio aguzzino che si ammala e muore, cosa potrebbero chiedere di meglio tutti quei popoli seviziati e saccheggiati per secoli?

    2. marco schanzer 5 maggio 2017

      si , ma noi che aguzzini non siamo , e magari portiamo valori positivi e insostituibili , che sono europei almeno quanto quelli di Churchill....dobbiamo sparire anche noi ??

    3. gianni 5 maggio 2017

      giusto cosi' e giusto che i soldi non fanno la felicita' , anzi portano falsita' , vizi , perdizione , assenza di valori e identita' , giusto che anche le popolazioni dei paesi ricchi facciano una vita difficile e dolorosa

    4. johnny rotten 5 maggio 2017

      Beh, per zion noi siamo tutti goym, quindi si, per loro dobbiamo tutti sparire.

    1. Gino2 4 maggio 2017

      Interessante l'articolo di Fini ma preferisco essere più pragmatico.
      Fini parla di un mondo in decadenza e lo paragone al mondo in decadenza dell'Impero corrotto dal tarlo del cristianesimo e della speranza che dopo la "krisis" possa rinascere un mondo migliore.
      Ma personalmente non vedo tutta questa "ideologia" dietro ciò che accade oggi.
      Non vedo una "krisis" di valori provocata da una nuova ideologia.
      Quale sarebbe la "nuova ideologia" o la nuova religione?
      Molto più praticamente vedo una conquista pratica e materiale sui popoli.
      Vedo nascere una confusione di ideologie e valori provocata ad arte per confondere, dividere e dunque conquistare più facilmente.
      Ciò che accade è una sostituzione della forma di governo, una sostituzione dalla democrazia verso una nuova forma più autoritaria. I centri di potere che vogliono questa svolta la stanno attuando lavorandoci da vari decenni. La svolta è lenta, per certi versi, e quindi spesso non si capisce bene dove vada e velocissima per altri versi.

      Non ci rendiamo ben conto che come cittadini di uno stato sovrano siamo "padroni", in un certo modo, entro i nostri confini. Fino a ieri.
      Il cambio determinante è che spogliato il potere politico del suo ruolo i popoli saranno "ospiti" su dei suoli di proprietà privata di altri!

      E' in un certo senso un ritorno al passato dei signori propietari terrieri, ma questa volta i nuovi "propietari terrieri" sono grossi "serbatoi" di potere sui popoli, di gestione e controllo, non più nobili e ricche famiglie separate e in guerra ma una rete compatta e con un unico scopo.
      La differenza con il periodo feudale è che l'opinione pubblica esiste, il numero di abitanti è molto aumentato e si è molto variegato e il "feudalesimo 2.0" è una perfetta macchina di gestione e controllo capillare grazie anche alle tecnologie.

      La visione di Fini la trovo dunque sbagliata alla base, romantica, lasciando intendere che essendo in un periodi di crisi non si sa bene dove si svolta e c'è l'opportunità di un mondo migliore, mentre, come sempre, la crisi la vede solo chi non sa vedere il quadro d'insieme. Personalmente vedo una organizzazione e una strategia ben precisa, non una crisi caotica piena di possibilità ma una strada tracciata con forza verso si una nuova era, ma determinata e precisa.

    2. marco schanzer 5 maggio 2017

      si , ma lei non ha capito che le due cose coincidono . L'implicazione nel racconto di Fini , e' che la Responsabilita' , e' la nostra .....COMUNQUE . Per lei , se ce' una scusa...allora siamo assolti .

    3. Gino2 5 maggio 2017

      ? Non ho ben capito quello che mi vuole dire. Quale scusa? Quale assoluzione?

    1. Hito 4 maggio 2017

      Le religioni e successivamente la scuola nascono per voler uniformare il popolo. Ciò nonostante nel 1600 c'è stato bisogno dei processi alle streghe, probabilmente per sradicare gli ultimi residui di matriarcato. Poi arriviamo alle quote rosa per eleggere donne ormai vuote di spirito... Consiglio la lettura de "il furto della magia" di Cesco Ciapanna, se non altro per gli spunti di riflessione.

    1. Truman 4 maggio 2017

      Suggestivo il testo di Fini, ma discutibile fin dall'incipit. Non siamo al centro di un impero in decadenza, ma siamo una colonia, una periferia dell'impero (il quale certamente è in decadenza).
      "Il vuoto di valori" è un altro modo per dire che siamo in crisi, perché i "valori" di un'epoca sono sostanzialmente i valori dei vincitori, cioè una sintesi (fatta per le masse) di ciò che sostiene il potere costituito. Nei periodi di crisi il potere è incerto, frammentato, confuso, indistinto. E così anche i suoi valori. A titolo di esempio, non si può continuare a lungo a portare la democrazia con le bombe, o si rinuncia alla democrazia, o si rinuncia alle bombe.
      I grandi periodi di crisi, fin dalla notte dei tempi, si risolvono con sacrifici umani. Il passato non è mai morto, anzi resto ancora oggi allibito ed estasiato nel vedere che il Cristianesimo continua dopo millenni a sostenere che bisogna guardare alla masse, agli ultimi, ai poveri, ai diversi, mentre i partiti che una volta erano di sinistra pronunciano con ribrezzo la parola "populismo", intendendo che il popolo fa loro schifo e dimenticando che solo pochi anni fa erano ancora capaci di cantare "avanti popolo alla riscossa ...". Loro sono passati al nemico con armi e bagagli.
      Certo, Dostoievskij raccontava bene, nella "leggenda del grande inquisitore", come si possa passare al nemico, con riferimento all'ideologia cattolica, ma non posso fare a meno di notare che i valori cristiani ancora resistono da parecchie parti, mentre i valori di una certa sinistra sono sublimati come neve al sole.
      A farla breve, resto convinto che nel sapere degli antichi ci sia ancora molto di utile e concordo con Bertani che (in altro articolo) trova utile l'antica saggezza del Tao.

    2. marco schanzer 4 maggio 2017

      l'interpretazione che conosce lei , della parola "populismo" , deve la sua genesi al populista grillo che cercava di nascondere la mano . Quello che intendono I partecipanti all'orgia della finanza ( che sono piu' colti di grillo ) , e' " sollazzo di breve durata perche' non basato sulla realta' tecnica del problemi " . Poi , dentro di se , intendono " un fastidioso tentativo di toglierci il potere assoluto " . Il populismo , non aiuta' ad avvicinarsi alla Giustizia o al Buonsenso . Bisognerebbe definire cose' il "popolo" . Non e' un pioppo....ma quella parte di una comunita' che non ha l'intelligenza per autogovernarsi . Invece del "populismo" , diamo loro l'educazione per autogovernarsi . Un governo rivolto al loro voto , sarebbe una tragica farsa . Diamo loro un governo giusto , ispirato a valori migliori dei loro . E l'educazione per amarlo . Chi e' "popolo" , solo per in incidente di persorso , si riscattera' . Tornando al vocabolario grillino , la parola "Cittadino" , significa l'opposto di "popolo" .

    3. Truman 4 maggio 2017

      Ormai da tempo ho imparato che nel linguaggio piddino, l'uso della parola "realtà" indica la voglia di stabilire in modo incontrovertibile che l'unica realtà è la loro, quella che assumono come unica possibile (TINA, there is no alternative, nel linguaggio imperiale), dimenticando che fra la terra e il cielo possono coesistere infinite realtà. Mi piaceva molto Franco Cassano, quando a proposito del mondo parlava di un "irrefrenabile politeismo del reale".

      Invece i piddini insistono a parlare di "realtà", chiamando subito a sostegno di tale realtà quel concetto teologico (direttamente derivato dal peccato originale di matrice cattolica) che è il cosiddetto "debito pubblico". Sui saperi immaginari si può facilmente costruire potere reale, insegnava Samir Amin
      ("Il capitalismo senile").

    1. CarloBertani 4 maggio 2017

      Molto interessante e ricco di spunti questo articolo di Fini. Cerco di cogliere un solo punto.
      La "morte di Dio", avviene con l'affermarsi dell'Illuminismo: affermazione frettolosa, ma non si può fare di un commento un libro.
      Ma, domadiamoci, come nasce l'Illuminismo, la forza della Ragione? Ci fu una scuola proto-illuminista anche nella Baghdad dei califfi Abbassidi.
      Nasce come contrappunto al potere assolutista ed ideologico, il quale aveva usato i cardini del pensiero greco-giudaico a suo piacere, sfruttandolo per mere questioni di potere.
      Se leggete Huitzinga, noterete come la nobiltà avesse riti ed abitudini "paradisiache", ossia tentava, in modo puerile, di raffigurare una sorta di paradiso in terra, nei loro castelli. Raffigurazione, però, che fruttava parecchio fra il popolo incolto: per questa ragione dominarono per secoli. Poi, qualcuno li attaccò con la Ragione, e furono sconfitti. Ma la Ragione si portava appresso la morte di Dio, indubbio, nonostante le incertezze di Pascal.
      Perciò, è sempre la misconoscenza, la frantumazione di un pensiero originario che conduce al disastro seguente. E, a parer mio, l'Occidente, qui, ha proprio chiuso bottega, come racconta saggiamente Fini. Sopravviverà l'umanità? Direi di sì, ma non sotto i nostri cieli e continuando ad arzigogolare delle linee di pensiero fruste.

    1. Gianfranco Attanasio 4 maggio 2017

      Basterebbe NON identificare ‘Dio’ con il ‘dio’ dei cristiani ( e dei giudei e degli islamici…). Troppo chiedere ? E’ qui che si svelano le radici cattoliche di tanti commentatori su CDC…immemori di quello che Severino aveva detto e straridetto tempo fa sulla ‘caduta degli Immutabili’: è solo un’epoca che sta tentando di farla FINITA con dogmi, teorie aberranti, ipotesi indimostrabili, asserzioni fantastiche, profeti ed ‘uomini di Dio’ esaltati corifei della propria persona o dell’Apocalisse: tutti residui mistificati di culti abnormi nati e sviluppati in epoche che definire lontanissime da noi è solo accertarne la loro definitiva inconsistenza a risolvere seriamente i problemi del nostro mondo. Che ovviamente procede per conto suo…non accetta di aspettare che il disvelamento produca un quid novi che a ben vedere restaurerebbe almeno parzialmente quei culti…Quelle epoche fantastiche sono definitivamente finite.

    1. Rosanna 4 maggio 2017

      Credo che non si possano eludere le parole di Frederick Nietzsche, quando dice che il Dio cristiano non è morto perché non lo abbiamo mai incontrato, né nella storia, né nella natura, ma perché non lo abbiamo trovato affatto «divino», ma al contrario pietoso, insensato, dannoso, non solo perché quello che insegna è un errore, ma perché è un crimine contro la vita. Nell'Anticristo Nietzsche si scaglia apertamente contro il Cristianesimo, colpevole di rendere e mantenere ignoranti le persone e di aver causato nella storia milioni di vittime, così come la chiesa. Il Cristianesimo in verità si è rivelato il vero «Anticristo», in quanto «trasvalutatore di tutti i valori». Infatti per il Cristianesimo: «E' completamente indifferente il fatto che una cosa sia vera o falsa, ma invece è assolutamente importante, fino a che punto sia creduta vera. Così ad esempio non è necessario che l'uomo sia peccatore, ma che si senta peccatore». In questo modo il Cristianesimo ha sostituito la verità con la fede, ed ha oscurato la ragionevolezza, la capacità di giudizio, la saggezza, il buon senso, destinando l'immaginario alla ricerca di un mondo virtuale. Peggio ancora, ha posto un pesante limite alla ricerca della verità, e l'ha sostituita con le virtù teologali: fede, speranza e carità. Al fine naturalmente di dominare la specie umana, signoreggiarla, addomesticarla: «Gli ultimi saranno i primi», e a loro sarà destinato «Il Regno dei cieli», non certo il potere sulla terra.

    2. marco schanzer 4 maggio 2017

      ne il potere ne I Diritti basilari....

    3. PietroGE 4 maggio 2017

      Da quello che mi ricordo io del poco di Filosofia appresa al Liceo, per Nietzsche è l'uomo che crea Dio e non viceversa. Quando scopre l'illuminismo e al posto di Dio viene messa la dea Ragione, Dio non può far altro che "morire". Se non sbaglio c'è un aforisma nella Gaia Scienza di un uomo che va strillando nel mercato che Dio è morto perché ucciso dagli stessi uomini. La frase su la cosa vera o creduta vera nel cristianesimo mi sembra sbagliata. Per il cristiano la Verità ultima è il Cristo ("io sono la Via, la Verità e la Vita") per Nietzsche evidentemente una Verità ultima non esiste perché se esistesse avrebbe anch'essa un connotato fideistico. Non potrebbe essere altrimenti. Non si raggiunge infatti la Verità con la Scienza o la Filosofia. Piuttosto l'edonismo dilagante nella società occidentale non è forse legato al vitalismo dionisiaco proprio di Nietzsche?

    4. marco schanzer 4 maggio 2017

      Con la Filosofia , si raggiunge la verita' , perche' la si fa .

    5. Rosanna 4 maggio 2017

      Nemmeno io sono un'esperta di filosofia, però quel poco che so me lo sono costruita dalle letture fatte, non certo a scuola, dove avevo un prof che ci raccontava le sue pillole di filosofia, o la storiella di Talete che cadeva nel pozzo mentre guardava le stelle ... quindi direi che il pensiero di Nietzsche può apparire anche contraddittorio, dato che lui si esprime in una prosa evocativa e allusiva, attraverso parabole filosofiche spesso di ardua comprensione ... però non c'è dubbio che sia stato il più acerrimo critico nei confronti del Cristianesimo, che ha attaccato con parole inequivocabili: «Io condanno il Cristianesimo, io levo contro la chiesa cristiana la più terribile accusa che mai un accusatore abbia pronunciato. Essa è per me la più grande di tutte le corruzioni pensabili, essa ha voluto l'estrema corruzione possibile. La chiesa cristiana non ha lasciato intatto niente nel suo pervertimento, ha fatto di ogni valore un non-valore, di ogni verità una menzogna, di ogni onestà un'abiezione dell'anima. Questa eterna accusa contro il cristianesimo io voglio scriverla dovunque ci siano dei muri - ho dei caratteri che faranno vedere anche i ciechi... Io dichiaro il cristianesimo l'unica grande maledizione, l'unica grande e più intima depravazione, l'unico grande istinto di vendetta per cui nessun mezzo è abbastanza velenoso, segreto, sotterraneo, meschino; lo dichiaro l'unico immortale marchio d'infamia dell'umanità.» (L'Anticristo) La verità di Cristo è poi quella cui bisogna aderire per fede, e non attraverso la ragione, dice Leopardi che se gli uomini avessero seguito la propria ragione, vivrebbero in pace e in solidarietà, purtroppo hanno seguito i falsi miti delle ideologie, che raccattano adepti per poi consegnarli nelle mani dei potenti. Non farei poi confusione tra l'edonismo attuale, dettato dal consumismo e dalla ricerca parossistica del piacere, e il vitalismo dionisiaco espresso da Nietzsche, perché l'apollineo e il dionisiaca sarebbero due impulsi, opposti, due principi vitali in costante correlazione tra loro. Quindi Apollo rappresenterebbe la forma e il sogno, mentre Dioniso l’unità originaria e l’ebbrezza. In questo modo la tragedia greca diventerebbe la massima espressione della vita stessa, in quanto in essa i due principi divini si troverebbero in perfetto accordo. In un certo senso quindi Nietzsche si concilia con le rivelazioni psicanalitiche freudiane, dandoci una visione completa della natura umana, composta appunto di apollineo e dionisiaco, dove il secondo termine non sarebbe sinonimo di edonismo, quanto di vitalità, gioia, passione, desiderio, ma anche di dolore. Infatti proprio la struttura illusoria apollinea permette di sopportare il fondo della vita dionisiaco, rivelato dalle parole del Saggio Sileno al re Mida nel terzo capitolo dell’opera: «Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto.»

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