Niente soldi: il Governo Meloni ha solo gli “slogan” elettorali da offrire agli italiani

"Superbonus fuori controllo, la spesa sfiora i 100 miliardi" - Privo di argomenti e soldi e con un paese stremato, il governo dei Draghi-boys, più che pensare a come far mangiare la gente, si preoccupa di non far capire agli italiani come nasce la moneta.

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Parlando di Giorgia Meloni, impareggiabile domatrice di folle in quanto ad orazione, non credo di andare molto lontano nell’affermare che la sua esperienza in economia si sia fermata ai banchi del pesce del mercato settimanale della Garbatella, rione romano dove il nostro primo ministro è cresciuta.

Non solo, la storia della sua carriera politica culminata oggi con la carica governativa più alta, ha dimostrato che il nostro attuale premier non si è nemmeno lontanamente preoccupata di rendersi edotta, quantomeno di quel minimo di basi in economia monetaria, che chi si arroga il diritto di decidere delle vite di un popolo, almeno dovrebbe avere il buon gusto di dotarsi.

Se non altro per non incorrere quantomeno nei continui sfondoni dei nostri politici che ormai lo stomaco della maggioranza, ahinoi, è abituato a digerire.

Tanto per rendere l’idea.. la Giorgia nazionale, visto che lo va ripetendo di esternazione in esternazione, è ancora  convinta che il debito pubblico italiano debba essere ripagato (un giorno non bene precisato nella storia futura del mondo), dai suoi ed i nostri figli.

Finché Giorgia era all’opposizione tarabaralla! Ma oggi che la donna più importante d’Italia si ritrova a governare – con il compito di metter in piedi quella finanziaria ( o legge di bilancio) che deciderà come distribuire il livello di sofferenza che ogni italiano dovrà sopportare, da qui all’anno prossimo – una tale incompetenza in materia, diventa un grossissimo problema per il paese ed un grosso freno per la Meloni stessa, che di fatto mostra di non aver altro da offrire agli italiani che i soliti slogan da campagna elettorale che l’hanno resa famosa.

La Meloni ed il suo governo, costretti a muoversi tra i paletti del pareggio di bilancio e le indicazioni elitarie in materia di politica fiscale, provenienti dai poteri che su quella sedia ce l’hanno fatta accomodare, si trova a friggere senza l’olio. Stretta tra il ritorno del patto di stabilità e l’insurrezione delle fratellanze, ogni volta che per abbozzare un minimo di giustizia sociale, si prova a toccare i profitti delle lobby, Giorgia Meloni è in grossissima difficoltà nel riempire il portafoglio del governo per provare a dare almeno un pasto in più alla maggioranza degli italiani.

Sto parlando di un pasto in più e non di una buvette quotidiana nel ristorante più stellato dalla guida Michelin. Tenendo conto che sulle nostre genti, negli ultimi due anni, si è abbattuto uno tsunami speculativo enorme che ha costretto famiglie ed imprese a mangiare un giorno sì ed uno no, per far fronte ai colossali aumenti di bollette, carburanti e cibo. Tsunami, al quale i nostri governi hanno assistito e tutt’ora assistono, inermi.

Ecco che Giorgia Meloni ed il suo entourage, un po’ per impossibilità, abbastanza per incompetenza e molto per accettazione del compito elitario che sono comandati a svolgere, hanno alzato le mani e sono tornati a far quello che sanno fare meglio, ovvero, denigrare l’avversario politico attraverso i soliti slogan intrisi delle medesime falsità, certi del fatto che il popolino elettore non andrà molto lontano nella comprensione dei loro giochetti.

Quale miglior occasione del tanto dibattuto Superbonus e dei suoi crediti fiscali, coi quali viene finanziato, per confondere ancora le acque e pulirsi la faccia verso i propri elettori per quei soldi promessi che non arriveranno mai!

In via della Scrofa, non ci hanno messo molto ad individuare il tema e l’avversario politico giusti, per muovere le folle beote in loro favore e farsi credere gli unici angioletti nell’inferno dei diavoli della politica:

Allora, premettiamo subito – onde evitare i soliti commenti faziosi ed il sempre fastidioso appellativo di grillino – lungi da chi vi scrive difendere una parte politica o un politico in particolare, Giuseppe Conte in questo caso.

Ho ripetuto fino alla noia nei miei articoli che la nostra classe politica è totalmente unita, attraverso logiche di fratellanza, in quella che è la rappresentazione teatrale del dramma che sta andando in onda da tre decadi nel nostro paese. Lo stesso Giuseppe Conte ha dimostrato di essere completamente allineato al deep state occidentale. Di fronte a quella che la storia futura relegherà come la farsa dei secoli, Giuseppi, non ha battuto ciglio nel rinchiudere in casa per quasi due anni gli italiani e sottoporli ad un esperimento vaccinale di massa per una pandemia che allo stato dei fatti, si è rivelata essere poco più di una robusta influenza.

Fatta questa importante premessa, andiamo ad analizzare il contenuto dei continui slogan che ogni esponente di Fratelli d’Italia sta lanciando in questi giorni sul tema Superbonus. Questo per far credere agli italiani la solita favoletta, tanto cara ai fondamentalisti del culto neoliberale e globalista, che non ci sono soldi.

In poche parole, gli slogan suonano tutti così:

“Non ci sono soldi perché li ha spesi tutti Giuseppe Conte con il Superbonus, per favorire quei disgraziati ed irresponsabili di italiani che si sono ristrutturati le loro case a spese della restante parte del paese”

Non c’è che dire, in via della Scrofa sono dei maestri nella comunicazione, per non dire dei prestigiatori di livello superiore: nel trasformare i conigli in esseri umani. David Copperfield ed il nostro amato Mago Silvan sarebbero già in fila nelle fredde stanze degli uffici di collocamento, se gente come Lino Ricchiuti – vice responsabile del Dipartimento Imprese e Mondi produttivi di Fratelli d’Italia – decidesse di far felici gli italiani, cambiando mestiere, per esercitare la professione di prestigiatore illusionista.

Facciamola breve! Prima di tutto, distinguiamo la misura di spesa (il Superbonus), da quello che è lo strumento con cui si finanzia la spesa stessa (i crediti fiscali).

Compreso questo, il Superbonus è una misura di spesa che rientra nelle facoltà di politica fiscale di ogni governo, come qualsiasi altra misura di spesa nelle sue più svariate forme. Tanto per fare degli esempi, misure di spesa sono: gli stipendi pubblici a partire da quelli dei parlamentari, gli investimenti pubblici, il pagamento delle pensioni, l’erogazione di servizi pubblici e, per finire, anche la spesa per l’invio di armamenti nella guerra d’Ucraina (tanto cara a questo governo ed al ministro Crosetto in particolare) è da considerarsi, a tutti gli effetti, una misura di spesa effettuata dal Governo.

Quindi, se volessimo ridurre la discussione a livello di slogan elettorali, tanto per rimanere sul terreno di gioco più favorevole ai nostri politici, dovremmo porre la questione su queste basi:

E’ più producente e moralmente corretto, spendere per fornire armi all’Ucraina con le quali ogni giorno si uccidono persone, oppure è meglio spendere per permettere agli italiani di ristrutturare le proprie case?

Se abbiamo compreso cosa vuol dire misura di spesa, è chiaro che porsi questa domanda sia più che lecito! E sarebbe altrettanto lecito porla a chi, di questi slogan si nutre esclusivamente per mantenere quel consenso che gli consente di rimanere comodamente seduto sulle remunerative poltrone della politica nostrana.

Passiamo ora al concetto di strumento, con il quale – abbiamo detto – si finanziano le misure di spesa.

Nel nostro mondo – quello dell’indipendenza delle banche centrali dai governi, impregnato delle idee neoliberali che inseguono il dogma del globalismo dove il dio mercato comanda e si autoregola attraverso il falso principio contabile delle partite zoppe – la spesa del governo si finanzia, come tutti sanno, attraverso l’emissione di un fantomatico debito rappresentato dai titoli di stato che fruttano un interesse per chi li detiene.

L’allora governo di Giuseppe Conte e più nello specifico, due giovani economisti al suo interno, provenienti dal mondo di MMT Italia (Modern Monetary Theory), approfittando della distrazione dei poteri globalisti concentrati a vaccinare il mondo intero, fecero passare un decreto con il quale non si finanziava la spesa del Superbonus attraverso la solita emissione di bond pubblici, ma con l’emissione dal nulla di crediti fiscali (tax-credit).

Dal momento che la moneta che tutti noi usiamo – per definizione accademica è un credito fiscale – in pratica, la spesa per il Superbonus è stata finanziata attraverso la creazione di moneta da parte dello Stato, bypassando la Banca Centrale Europea ma soprattutto non fornendo l’obolo degli interessi alle élite italiane ed al mondo finanziario.

Del resto, nonostante sia follemente vietato dai trattati il finanziamento monetario diretto degli Stati da parte della Bce, a Francoforte, durante la “pandemia”, hanno finanziato oltre 250 miliardi di spesa del nostro governo con lo stesso identico sistema, privando i lor Signori del reddito da divano relativo agli interessi. Ovvero monetizzando il debito!

Quindi, il problema non è il buco che ha lasciato o lascerà la misura di spesa del Superbonus – sempreché parlando di spesa del settore governativo e quindi di soldi che entrano nel settore privato, si riesca a vivisezionare correttamente l’effetto moltiplicatore della spesa stessa rispetto ad un fantomatico buco originato da numeri creati dal nulla – ma che questa spesa è stata fatta senza pagare il pedaggio per ottenere una moneta che da sempre conviene far apparire a debito!

Insomma, il peccato mortale che i Poteri profondi attraverso gli slogan della Meloni, non perdonano a Giuseppe Conte, è quello di essersi distratto ed aver fatto vedere agli italiani che lo Stato può spendere anche senza indebitarsi e pagare interessi.

Attraverso l’utilizzo dei crediti fiscali, l’ex premier, inconsciamente, ha fatto vedere al popolo italiano che lo Stato mediante una semplice creazione di un credito fiscale (moneta) può ristrutturarti la casa, costruire ospedali, fornirti istruzione, curarti, ecc.. .

E soprattutto ha fatto vedere l’indicibile, ovvero che pagare interessi a chi ha già soldi, è solo e soltanto una decisione di politica fiscale da parte del governo e non una necessità. Ovvero la stessa identica decisione che si prende per qualsiasi altro tipo di spesa a partire dallo stesso Superbonus, oggetto delle critiche del governo attuale.

Ed allora.. cara Giorgia, se proprio di buchi vogliamo parlare, perché non parliamo della voragine creata da tutti i governi che si sono succeduti dal 1980 ad oggi, rappresentata dai quasi 3 mila miliardi di euro di interessi pagati sul quel debito pubblico che tu dici debba essere ripagato dai tuoi e dai nostri figli?!

di Megas Alexandros

Post scriptum: per la cronaca e ad onor del vero, il governo presieduto da Giorgia Meloni, tanto critico sulla misura di spesa del Superbonus, non lo ha mica eliminato! lo ha semplicemente fatto passare dal 110% al 90% – quello che ha tolto è la possibilità di poter trasferire i crediti fiscali; ovvero ha impedito di far circolare i soldi con cui si finanzia la spesa suddetta. Di fatto, rendendo la misura ad esclusivo vantaggio di coloro che hanno redditi tali da poter scontare i crediti fiscali sulle proprie tasse da pagare.

Quindi il partito paladino per eccellenza del sovranismo, in perfetto allineamento con quanto già iniziato dal governo Draghi, bloccando la trasferibilità dei tax-credit, ha posto fine a quello che era uno strumento essenziale per poter recuperare la nostra sovranità monetaria ed ha reso la misura di spesa del Superbonus ad esclusivo vantaggio di una ristretta parte elitaria della popolazione.

Fonte: Niente soldi: il Governo Meloni ha solo gli “slogan” elettorali da offrire agli italiani – Megas Alexandros

 

 

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