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NEL DEBITO CREDIAMO! MENTRE L'ECONOMIA CROLLA

DI CAROLYN BAKER
Speaking Truth To Power

Questa settimana il Comitato Bancario del Senato degli Usa ha iniziato a investigare sulle compagnie di carte di credito e sulle pratiche di prestito di questa industria, della quale il deputato Carl Levin del Michigan ha detto “Milioni di famiglie si trovano in debito al di sopra delle loro possibilità non solo per i loro acquisti ma a causa delle pratiche abusive e agli eccessi delle compagnie di carte di credito”. Contemporaneamente, l’analista di mercati finanziari di MSN, Jim Jubak, ha pubblicato l’illuminante articolo “La piramide del debito minaccia di rovesciare i mercati” nel quale analizza la gigantesca vendita del 27 Febbraio sui mercati mondiali e le sue continue ripercussioni su tutta l’economia globale. A livello privato e planetario, un tornado di pignoramenti, bancarotte, denaro mancante – apparso oggi sulla scena mondiale come una bolla immobiliare, presto destinata a diventare una bolla creditizia – sta lacerando l’economia degli Stati Uniti e dei mercati mondiali e alla fine frantumerà e non solo farà a pezzi il tessuto fiscale dell’America, ma potrebbe catapultare tutta l’economia mondiale in uno stato di crollo. Di conseguenza, non spererei proprio che Levin e il suo Comitato ottengano qualche risultato contro il ciclone del debito e l’industria che lo ha messo in moto.

Uno straordinario e puntuale documentario, “In Debt We Trust”, scritto e prodotto da Danny Schecter, è un’illuminante e spaventosa esplorazione della questione del debito. Partendo dal punto che la nostra società é organizzata per tenerci in stato di lotta per l’intera durata delle nostre vite, risparmiando quasi nulla, e rimanendo in perpetuo stato di debito, il documentario procede rivelando l’impossibile gioco delle tre carte perpetrato ai danni dei partecipanti al gioco del debito da un complesso industriale del credito che non può esistere o guadagnare senza il debito, e specificatamente, senza perdenti nel gioco.Il debito non ‘accade e basta’; è coscientemente e attentamente prodotto dall’industria del debito con la festa di consumo dei prodotti dedicati ai bambini nei cartoni animati del sabato mattina, tra cui “Bambole Barbie del Credito” e “Bambole Barbie fanno shopping” che fanno il suono delle transazioni creditizie quando hanno finito i loro acquisti immaginari in “Barbie Land”. Qualche anno dopo, lo stesso bambino, ormai al college, viene investito da una pletora di offerte di carte di credito al momento dell’immatricolazione, che sebbene all’inizio partano con un limite di solo $500, vengono spesso aumentate se lo studente fa pagamenti regolari. Mentre ero professore al college sono stato a lungo consapevole delle conseguenze finanziariamente letali di studenti in possesso di tre o quattro carte di credito alla volta, ma ero ignaro che lo studente di college medio si laurea con un debito su carta di $20,000. Sono ben cosciente, comunque, che lo stesso studente è disposto a laurearsi con un ulteriore debito di $30,000 in mutui studenteschi. Quindi, non è raro per un laureato al college iniziare la propria carriera in debito di una cifra anche di $50,000. Ancora più spaventosa è la realtà che per quel laureato, e in effetti per la maggioranza della classe lavoratrice e media degli Usa, l’indebitamento non finirà mai! Mentre i clienti delle carte di credito invecchiano, i loro consumi ridotti devono essere rimpiazzati da consumatori piu giovani le cui illusioni di “compra ora, paga dopo” sono ancora intoccate dall’esperienza di vita.

Nel documentario, Schecter rivela che l’industria del debito prepara i consumatori per essere in debito dalla culla alla tomba rendendoli dipendenti dalle carte di credito, procurando mutui studenteschi, facendo pagamenti per la macchina, e comprando una casa che poi necessita una miriade di ulteriori acquisti, portando nella maggior parte dei casi a un ri-finanziamento o alla proverbiale trasformazione della casa di ognuno in un bancomat. Mentre ai vecchi tempi un “deadbeat” era una persona che non pagava mai i suoi debiti, nell’industra del debito contemporanea il termine significa esattamente l’opposto. Infatti, ciò che I prestatori di denaro odiano più di ogni altra cosa è un consumatore che paga regolarmente i suoi debiti – al punto che all’interno dell’industria queste persone vengono chiamate “deadbeat” perché non sono di alcun valore per l’industria. Solo quei consumatori che restano perpetuamente in debito hanno valore per il complesso industriale del debito. In altre parole, dal punto di vista dell’industria del debito, rischio uguale profitto.

Non solo l’indebitamento permanente serve il sistema finanziario americano, ma serve ugualmente il sistema politico rendendo eccessivamente difficile protestare contro quel sistema quando si é indebitati oltre le proprie possibilità. Come dato di fatto, l’indebitamento permanente serve a rendere i consumatori sottomessi non solo perchè il loro livello di credito potrebbe essere usato contro di loro se dovessero scegliere di organizzarsi politicamente, ma a un certo livello, il consumatore, particolarmente se lui/lei non è ben informato, spesso sente un certo senso di “gratitudine” per quei pezzi di plastica e il “privilegio” di possedere la propria casa. La propaganda dell’industria del debito commercializza non solo l’uso dispendioso del denaro di qualcun altro, ma un’idea, un’immagine e una filosofia – cioè, la nozione che questa è l’America, e in quale altro posto del mondo uno può avere ciò che desidera cosi istantaneamente? Notare l’uso che Mastercard fa della frase “non ha prezzo” in molte delle sue pubblicità che dipingono famiglie intente a godersi una serata costosa al ristorante o una partita di baseball, cortesia della Mastercard. Cio che “non ha prezzo” ovviamente non è ciò che viene consumato, ma il sacro tempo con la famiglia. La logica delle pubblicità Mastercard comunica il messaggio che siccome non si può dare un valore al tempo passato in famiglia, perché non si dovrebbe voler caricare le spese di quel tempo su Mastercard? Potrai essere in perenne debito, ma non valeva la pena avere tutti quei momenti senza prezzo con la famiglia? Che sia giocando sui “valori di famiglia” o usando altre tattiche manipolatrici, tutte le strategie di mercato dell’industria del debito sono concepite (a detta delle stessa industria) per incoraggiare i consumatori a “accettare più debito”.

L’industria dell’esazione, che prospera sulla confusione, pubblica risme di istruzioni incomprensibili con le proprie carte di credito, e essenzialmente costruisce la sua industria prestando a consumatori poveri e a rischio, generando alti profitti. Questa industria incredibilmente deregolata ha creato un ambiente senza possibilità di vittoria per i consumatori con tassi d’interesse stabilmente in crescita e un vertiginoso schieramento di tariffe che secondo Curtis Arnold, fondatore di cardratings.com, può rapidamente diventare ingestibile anche per i più coscienziosi titolari di carte che le usano responsabilmente e pagano i loro conti mensilmente.

Il nostro debito pro capite a livello nazionale, nel Natale 2005 si aggirava intorno agli 8 mila miliardi di dollari e si sta rapidamente avvicinando ai 10 mila miliardi che ammontano quasi a $ 30,000 pro capite. Molti esperti dell’industria bancaria/creditizia, nel documentario di Schecter, asseriscono inequivocabilmente che l’industria del debito funziona come un gruppo di squali del prestito che utilizzano minacce e tecniche intimidatorie per richiedere pagamenti da quei consumatori che stanno rimanendo indietro o sono oltre le proprie possibilità. Infatti, un dirigente di banca ha dichiarato candidamente che l’industria funziona esattamente come il crimine organizzato. Inoltre, debito e raccolta del credito sono altamente redditizi, specialmente quando le banche vendono centinaia di miliardi di dollari in pacchetti prestiti a banche più grandi e quelle proprietà sono scambiate a Wall Street dove direttori oscenamente ricchi si abbuffano con gli interessi e gli addebiti finanziari di prestiti non pagati e, se quei prestiti sono assicurati o garantiti, la loro frenesia di accumulazione ne risulta ulteriormente accresciuta.

Ciò che rende le politiche di questa industria non solo eccessive, ma di fatto, illegali, è la realtà che presta a persone che sa non potranno pagare il debito. Nel mondo della finanza, questo è conosciuto come induzione fraudolenta ed è punibile con arresti domiciliari e incarcerazione. Sebbene difficile da provare in termine di movente, il comportamento dell’industria del debito si fonda su milioni e milioni di casi in cui consumatori poveri e a rischio sono coperti di carte di credito pre-approvate.

L’argomento dell’industria, ovviamente, è che le persone non sono ben informate sulle loro responsabilità ed opzioni finanziarie. Serve solo un pò di più di cultura finanziaria, asseriscono, e le persone non si metterebbero in gravissime situazioni finanziarie. Ma gli esperti di consulenza al consumatore rispondono che il massiccio debito personale non dipende da informazione o educazione e che le persone che stanno affondando nel debito non possono educarsi a uscirne.

Il mercato dei titoli Usa, recentemente, ha traballato come risultato di una colossale vendita sui mercati cinesi e lo scoppio della bolla speculativa immobiliare statunitense, che è essenzialmente l’illusione del benessere in quel mercato grazie a prezzi iperinflazionati. Sempre di rerecenti, Recentemente, molti creditori ipotecari hanno iniziato ad andare in perdita, con il risultato della bancarotta per loro e molti pignoramenti in aumento per gli ipotecari, ormai schiacciati tra i costi delle rate dell’ipoteca, le spese per i figli, i costi dell’automobile, il debito sulla carta di credito, e i pagamenti di assicurazioni mediche o emergenze sanitarie non coperte dalle polizze – tutti costi aumentati in seguito all’inflazione. Curiosamente, uno dei principali enti del prestito è la General Motors, già sull’orlo della bancarotta con le sue vendite di auto in stabile calo.

Entro i prossimi mesi e probabilmente non oltre due anni, milioni di Americani saranno costretti a dire addio al sogno americano della proprietà della casa. Per qualche tempo ho pensato che questo potrebbe essere un passo fortunato e necessario verso la riduzione e la decrescita che, sebbene inadatta a rilanciare l’economia nazionale, potrebbe aumentare le risorse personali e i risparmi di quelle famiglie ed individui che optano per l’affitto. Raccomando caldamente l’eccellente articolo di Matt Savinar “Who’s The Real Idiot?”, che analizza i pro e i contro dell’affitto in confronto all’acquisto, così come quello di Michael Hudson uscito a maggio 2006 su Harpers Magazine, “The New Road To Serfdom” che compara la proprietà immobiliare alla prigione per il debitore.

La prossima bolla a scoppiare dopo quella immobiliare potrebbe benissimo essere quella del credito, e se la bolla immobiliare ha dato inizio ad un bagno di sangue finanziario, una bolla creditizia sarebbe come una Katrina economica diversa da tutto ciò che il popolo americano ha mai visto prima. Peggio della Grande Depressione? Difficile dirlo.

Mentre “In Debt We Trust” termina come molti documentari ed espone la tipica domanda “Cosa bisogna fare?”, la realtà è che molto poco può essere fatto collettivamente, ma molto si può fare individualmente e all’interno delle famiglie. Le interviste di Schecter chiariscono che pochi politici possono essere eletti senza il pieno supporto dei sistemi finanziari centralizzati e dell’industria immobiliare. Politici di entrambi i partiti vengono comprati da loro e stringono patti con queste industrie nei ristoranti, nei bar, nei club privati di Washington e altrove.

Io non sono un esperto consulente finanziario, ma quegli individui che so essere familiari con la Tapeworm Economics, come spiegato da Catherine Austin Fitts, sembrano aver scoperto una chiara mappa per navigare nella perfetta tempesta economica in cui abbiamo appena iniziato ad addentrarci. Ad esempio, il sito di Matt Savinar, Life After The Oil Crash offre una preziosa miniera di informazioni e opzioni, nessuna delle quali si affida ai politici o al governo per raddrizzare un sistema economico che si è trasformato essenzialmente in un’impresa criminale. Alla fine di “In Debt We Trust”, ad una donna Afroamericana viene chiesto se la gente a volte la deride perchè taglia le proprie carte e rifiuta di usare qualunque tipo di credito. Lei risponde: “Bè, chi ride adesso? Io sono fuori dal debito!”

Carolyn Baker
Fonte: http://carolynbaker.org/
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09.03.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PAVOT

Pubblicato da God

  • peppino78

    Sono anni che si dice che la bolla scoppierà aspetto con ansia……