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Nazismo fase suprema del Capitalismo

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org
Autore di una trilogia dedicata ad Auschwitz in onda su Arte (Sonderkommando Auschwitz-Birkenau nel 2007, ad Auschwitz, primi rapporti, nel 2010, e Medici penale Auschwitz nel 2013), Emil Weiss si è recato molte volte nella Polonia meridionale, vicino alla piccola città di Oswiecim (Auschwitz). A proposito della sua produzione Weiss ha affermato «Dopo aver completato la trilogia sull’annientamento, ho voluto mostrare il progetto nazista globale sviluppatosi all’interno e intorno ad Auschwitz. Perché ogni viaggio che ho fatto sul posto è stato accompagnato da nuove scoperte che mi hanno fatto desiderare di capire meglio il funzionamento di questo complesso tentacolare …».

Il documentario  di Weiss, uscito su Le Monde, estende il suo campo di analisi ad un’area molto più vasta, al di là della zona che, oltre ai tre campi inclusi, comprendeva anche fattorie, fabbriche, miniere, centri di ricerca, un complesso industriale, una superficie estesa per oltre sessanta chilometri.

La zona della morte si era dilatata verso un’estesa zona di lavoro, dove si praticava lo schiavismo coatto. Tra il 1940 e il 1944 furono costruiti laboratori di ricerca, fattorie e fabbriche, con l’intento di realizzare un vasto progetto di germanizzazione dell’Europa orientale. Per le SS responsabili dei campi, l’area  era molto redditizia, perché offriva il servizio di una forza lavoro schiavizzata alle dipendenze delle grandi compagnie tedesche installate sul posto ( Krupp, Union, Bayer, Siemens-Schucket, Hermann Göring Werke, IG Farben).  Si stima che il lavoro forzato degli operai presso le compagnie abbia prodotto per le SS circa 20 milioni di marchi nel ’43 e li abbia visti raddoppiare nel ’44, l’equivalente di circa 130 milioni di euro.

Auschwitz rappresenta in sintesi tutte le politiche del Terzo Reich, politiche concentrazionarie, razziali, territoriali, agricole, industriali, scientifiche e di sterminio. I tre campi di Auschwitz hanno rappresentato una grande operazione tentacolare, che riorganizzò quella parte della Polonia annessa al Reich, e le cui tracce sono ancora visibili. Espressione della fase suprema del Capitalismo.

Il sistema concentrazionario di Auschwitz comprendeva infatti un vasto complesso di campi che si formarono nelle vicinanze di Oświęcim, città della Polonia meridionale. Oltre al campo originario, denominato Auschwitz I, nacquero diversi altri campi, tra cui il famigerato campo di sterminio di Birkenau (Auschwitz II), il campo di lavoro di Monowitz (Auschwitz III), e altri 45 sotto-campi costruiti durante l’occupazione tedesca.

L’uso del lavoro schiavizzato nella Germania nazista e in tutta l’Europa occupata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale si materializzò su una scala senza precedenti. Contribuì anche allo sterminio di massa delle popolazioni nell’Europa occupata. I nazisti deportarono circa 12 milioni di persone da quasi venti paesi europei e circa due terzi provenivano dall’Europa dell’Est. Molti lavoratori morirono a causa delle loro condizioni di vita: maltrattamenti, malnutrizione e torture furono le principali cause di morte. Intorno alla metà della guerra i lavoratori forzati costituivano il 20% della forza lavoro tedesca, circa 15 milioni di uomini e donne.

Adolf Hitler saluta le folle dalla sua auto Mercedes
Adolf Hitler saluta le folle dalla sua auto Mercedes
La politica di Hitler denominata Lebensraum (spazio vitale) mirava alla conquista di nuove terre all’est, il cui sfruttamento avrebbe dovuto permettere saccheggi di risorse e manodopera a basso costo.  I nazisti allestirono diverse categorie di Arbeitslager (campi di lavoro) per diverse categorie di detenuti, molti dei quali morirono di stenti e denutrizione.

Il maggior numero di campi di lavoro accoglievano i civili deportati forzatamente, per fornire lavoro all’industria bellica tedesca, riparare a bombardamenti ferroviari, o lavorare nelle fattorie. Il lavoro manuale era una risorsa molto richiesta, perché negli anni ’30 e ’40 era molto scarsa  l’automazione tecnologica. Con il progredire della guerra, l’uso del lavoro schiavista aumentò a dismisura. Milioni di ebrei, slavi e altri popoli vinti  furono impiegati come schiavi dalle corporazioni tedesche, come ThyssenKruppIG FarbenBoschDaimler-BenzDemagHenschelJunkersMesserschmittSiemens, e persino Volkswagen, per non parlare di filiali di aziende straniere, come Fordwerke (una controllata della Ford Motor Company) e Adam Opel AG (una sussidiaria di General Motors).

Gastarbeitnehmer (lavoratori ospiti) – Lavoratori di paesi tedeschi e scandinavi, Francia, Italia, altri alleati tedeschi (Romania, Bulgaria, Ungheria) e neutrali amichevoli (Spagna e Svizzera). Solo circa l’1% dei lavoratori stranieri proveniva da paesi neutrali o alleati con la Germania.

Zwangsarbeiter (lavoratori forzati) – Lavoratori forzati provenienti da paesi non alleati con la Germania.

Zivilarbeiter (lavoratori civili) – polacchi. Erano regolati da severi decreti, ricevevano salari molto più bassi e non potevano usare trasporti pubblici, visitare spazi pubblici o avviare attività commerciali; dovevano lavorare più ore e usufruivano di razioni alimentari più scarse; erano soggetti a un coprifuoco.

Ostarbeiter (Lavoratori orientali) – Operai civili sovietici e polacchi deportati principalmente dal Distrikt Galizien e dal Reichskommissariat in Ucraina. Furono contrassegnati da un marchio  OST (Est), vivevano in campi recintati con filo spinato e sotto scorta, ed erano particolarmente esposti all’arbitrio della Gestapo e delle guardie degli impianti industriali. Le stime indicano il numero di Arbeiters OST tra 3 milioni e 5,5 milioni.

IG Farben Auschwitz

In generale, i lavoratori stranieri provenienti dall’Europa occidentale avevano redditi e imposte simili ai lavoratori tedeschi. Al contrario, i lavoratori forzati dell’Europa centrale e orientale ricevevano al massimo circa la metà dei profitti dei lavoratori tedeschi e molti meno benefici sociali. I lavoratori forzati che erano prigionieri nei campi di concentramento ricevevano un salario molto ridotto o addirittura nessuno.

Alla fine dell’estate del ’44, i registri tedeschi elencavano
7,6 milioni di lavoratori civili stranieri e prigionieri di guerra nel territorio tedesco, il lavoro forzato costituiva un quarto dell’intera forza lavoro della Germania, e la maggior parte delle fabbriche tedesche aveva un suo contingente di prigionieri.

Ulrich Herbert, professore di storia contemporanea all’Università di Friburgo, in «Hitler’s Foreign Workers: Lavoro forzato estero in Germania sotto il Terzo Reich», fornisce una precisa differenziazione dei vari gruppi di lavoratori forzati, delle loro rispettive posizioni giuridiche e sociali.  Inoltre, descrive i cambiamenti, che modificarono il sistema nel corso della guerra: quando le linee del fronte in ritirata causavano un rallentamento nel reclutamento del lavoro civile e militare, i nazionalsocialisti furono costretti a rallentare l’annientamento nei campi.

Hitler parla alla cerimonia di apertura della fabbrica di automobili Volkswagen

Il reclutamento di milioni di lavoratori per il lavoro forzato fu una pietra miliare del Nazionalsocialismo, all’interno della Germania propriamente detta e all’interno dell’intera Europa occupata dai tedeschi.  Il termine «Zwangsarbeiter [lavoratore forzato]» includeva una varietà di gruppi di persone con uno status lavorativo molto variabile, ad esempio si potevano distinguere quattro gruppi principali, diversi tra loro in termini di status, mezzi ed esecuzione del loro reclutamento, posizione sociale, base legale per l’impiego, nonché durata e circostanze del rapporto di lavoro. L’«Ausländereinsatz [uso di stranieri]» tra il 1939 e il 1945 rappresenta il caso più considerevole dell’uso massiccio e forzato di lavoratori stranieri dalla fine della schiavitù del diciannovesimo secolo.

La campagna di reclutamento di lavoratori polacchi, fu presto sottoposta a metodi sempre più rigidi e dopo la primavera del 1940 si trasformò in una vera e propria caccia agli umani tramite il «Generalgouvernement», che amministrava i lavoratori scaricati in seguito a retate, rastrellamenti, repressioni collettive, incursioni in scuole, chiese, o cinema.  In questo modo, più di un milione di lavoratori polacchi erano stati portati nel Reich nel maggio 1940.

Ma diventò sempre più evidente che persino il reclutamento dei polacchi non poteva soddisfare il fabbisogno di manodopera dell’economia tedesca.   Di conseguenza, anche tramite la «Frankreichfeldzug [spedizione in Francia]», circa un milione di prigionieri di guerra francesi furono deportati nel Reich come operai.

IG-FARBEN Cartel

Ognuno di questi gruppi di stranieri subiva regole diverse per il trattamento, i salari e l’alloggio, che erano tuttavia molto più favorevoli di quelle per i polacchi, così che si sviluppò un sistema a più livelli di gerarchie nazionali di «Gastarbeitnehmer [lavoratori ospiti]», in cui  gli operai provenienti dall’Italia alleata e quelli dell’Europa settentrionale e occidentale si trovavano al vertice, mentre i polacchi stavano in basso.

L’autunno del ’41 e i primi rovesci militari della Wehrmacht in Unione Sovietica portarono a un cambiamento fondamentale della situazione. Non si poteva più parlare di «Blitzkrieg», guerra lampo, l’industria tedesca degli armamenti dovette invece adattarsi a una lunga guerra di logoramento e quindi aumentare sostanzialmente la propria capacità. Allo stesso modo non era più possibile contare sul ritorno dei vecchi dipendenti dell’industria, che erano stati reclutati in massa, quindi i lavoratori dell’Europa occidentale non erano più in grado di colmare da soli le lacune.  Solo l’uso di lavoratori dell’Unione Sovietica avrebbe potuto portare un ulteriore ed efficace sollievo.

In modo analogo allo sviluppo della «Poleneinsatz [uso dei polacchi]», anche l’impiego di lavoratori forzati russi nel «Reich» era governato da un sistema di repressione completa e discriminazione degli operai sovietici, che era  notevolmente più estremo del regolamento per i polacchi. I lavoratori civili sovietici, erano contrassegnati con un cartello «Est», dovevano vivere in campi recintati con filo spinato e sotto scorta, ed erano particolarmente esposti all’arbitrarietà della Gestapo e delle guardie degli impianti industriali.

Audi era conosciuta come Auto Union durante il periodo nazista

Si era sviluppato all’interno del Reich un vero universo da campo, c’erano campi per stranieri ad ogni angolo di strada nelle grandi città e nelle zone rurali. Una città come Berlino aveva diverse centinaia di campi, per il Reich in totale il numero può essere stato di circa 30.000.

Numerose imprese segnalarono già all’inizio dell’estate del 1942 che il «Russeneinsatz [uso dei russi]» era poco redditizio, perché avrebbe richiesto migliori razioni di cibo e periodi di riposo adeguati. La situazione dei lavoratori forzati sovietici variava molto da campo a campo; in generale, erano migliori nell’agricoltura che nell’industria, e anche lì le differenze nel trattamento erano sbalorditive.

C’era un sistema a quattro livelli per i salari, e i lavoratori sovietici ricevevano salari sostanzialmente inferiori a quelli dei lavoratori tedeschi e di altri stranieri, pari a circa il 40%, ed anche più bassi. Tuttavia, le autorità del lavoro lamentarono che molte aziende non pagavano affatto salari, perché li consideravano «prigionieri civili» e li trattavano di conseguenza.

È dimostrato che in imprese specifiche, come la Daimler-Benz o la Volkswagenwerk, il rapporto era superiore al 40% o al 50% nell’industria degli armamenti; in molte unità produttive raggiunse il 70% 80%, il che significava che i lavoratori tedeschi, oltre all’amministrazione, erano principalmente usati come istruttori e supervisori.

All’inizio del ’44 però era diventato evidente che anche questi numeri veramente impressionanti non potevano soddisfare le esigenze di lavoro della grande corsa agli armamenti del Reich, soprattutto perché gli sviluppi militari riducevano il potenziale reclutamento di manodopera, di conseguenza, l’attenzione si rivolse sempre più all’unica organizzazione, che conservava ancora una sostanziale disponibilità di manodopera potenziale: le SS dei campi di concentramento.

Fu solo nel settembre del 1942 che Hitler decretò, basandosi su una proposta del Rüstungsminister  Speer [ministro degli armamenti], che le SS avrebbero messo a disposizione dell’industria i detenuti dei campi di concentramento. Il modus operandi fu quello di prestare prigionieri dei campi all’industria privata, che ne avrebbe approfittato.  Le tasse per l’appalto dei detenuti, che le imprese dovevano pagare alle SS, ammontavano a sei Reichsmark (RM) al giorno per lavoratori qualificati e quattro RM per lavoratori non qualificati e le donne.

Numerosi nomi di famiglia sfruttarono schiavi e lavoratori forzati tra cui BMW, Siemens e Volkswagen, che producevano munizioni e il razzo V1. Il lavoro degli schiavi era parte integrante della macchina da guerra nazista. Molti campi di concentramento erano collegati a fabbriche specifiche, dove funzionari della compagnia lavoravano a fianco degli ufficiali delle SS che sorvegliavano i campi.

Operai ebrei lavorano in una fabbrica di munizioni naziste nei pressi del campo di concentramento di Dachau

Per gli ebrei, il passaggio al lavoro forzato sistematico era stato visibile fin dall’inizio del 1939. Durante il 1940, il requisito del lavoro forzato fu esteso a tutti gli ebrei tedeschi che potevano lavorare – maschi e femmine – indipendentemente dal fatto che ricevessero sussidi di disoccupazione.

Ma nella primavera del 1941, gli sforzi per utilizzare gli ebrei tedeschi nell’industria degli armamenti entrarono in conflitto con l’obiettivo della leadership tedesca di deportazione totale degli ebrei dalla Germania.  Anche il lavoro forzato degli ebrei reclutati in fabbriche di armamenti – circa 50.000 nell’estate del 1941 – non bastò a proteggerli dalla deportazione. Con pochissime eccezioni, non vi erano più ebrei in Germania nell’estate del ’43, e quindi nemmeno lavoratori forzati ebrei.

Himmler ordinò nel luglio del ’42, che tutti gli ebrei polacchi fossero uccisi entro la fine dell’anno.  Ciò portò all’evacuazione dei ghetti e alla chiusura dei siti di produzione con migliaia di lavoratori forzati ebrei, che furono deportati nei campi di sterminio e furono uccisi.

Poi dalla fine del ’43 agli inizi del ’44, la produzione di importanti armamenti fu trasferita in centrali sotterranee – solitamente caverne o pozzi minerari – per proteggerla dagli attentati, tuttavia progetti del genere ebbero terribili conseguenze sui detenuti dei campi, e aumentarono notevolmente i tassi di mortalità, per le difficoltà di un lavoro fisicamente molto duro e per le tragiche condizioni di vita.

Fino ad oggi è stato impossibile trovare una sola grande azienda nel settore della produzione che non abbia utilizzato il lavoro forzato straniero durante la guerra. Le presunzioni secondo le quali le imprese furono costrette dal regime a utilizzare lo schiavismo lavorativo sono risultate infondate.

1942 Volkswagen

In sintesi l’economia tedesca non aveva alternative all’uso dello schiavismo degli stranieri, certamente non dopo i rovesci dell’inverno 1941/42. Senza di loro non sarebbe stato possibile mantenere la produzione di armamenti e quindi continuare la guerra, né la popolazione tedesca sarebbe stata alimentata a un livello che fino al 1944 si era mantenuto relativamente medio alto.

Il lavoro forzato e lo schiavismo in particolare furono quindi esattamente funzionali all’economia del capitalismo nazista, che si serviva di manodopera a bassissimo costo per risolvere i problemi di disoccupazione e crescita economica. Servì soprattutto all’economia di guerra.

WirtschaftsWoche ha pubblicato una classifica che illustra il passato nazista di importanti aziende tedesche come Bosch, Mercedes, Deutsche Bank, VW e molte altre, che ha comportato l’uso di quasi 300.000 schiavi. La classifica contempla anche Audi, conosciuta come Auto Union durante il periodo nazista, che usò circa 20.000 detenuti dei campi di concentramento nelle sue fabbriche. Nel 2011, la dinastia dietro la fabbrica BMW ha ammesso, dopo decenni di silenzio, di aver usato lo schiavismo, di acquisito imprese ebraiche e di aver fatto affari con le più alte sfere del partito nazista.

Tyssen Krupp

Daimler, che possiede la Mercedes, ha ammesso fin dal 1986 di aver impiegato 40.000 lavoratori forzati in condizioni spaventose durante la guerra, riuscendo ad ottenere enormi profitti. Il gigante elettrico Bosch ha utilizzato 20.000 schiavi, mentre il produttore di acciaio ThyssenKrupp ne ha utilizzati 75.000. VW, costruttore della «People’s Car», trasformatasi nel dopoguerra nel Maggiolino Volkswagen, ha schierato 12.000 schiavi nelle condizioni più terribili, nel suo stabilimento di Wolfsburg. I colossi chimici e farmaceutici BASF, Bayer e Hoechst impiegarono 80.000 schiavi. Nel 2013 Bayer ha celebrato il suo 150° anniversario senza menzionare gli anni nazisti dal 1933 al 1945.

IG Farben aveva una fabbrica nel campo di Auschwitz, che usava il lavoro carcerario nella produzione di gomma sintetica e petrolio, ma anche per il famigerato Zyklon B – il veleno usato nelle camere a gas naziste. Nel 1944, questa fabbrica aveva fatto uso di 83.000 schiavi.

Numerose grandi aziende di famiglia avevano sfruttato schiavi e lavoratori forzati tra cui BMW, Siemens e Volkswagen, che producevano munizioni e il razzo V1. Il lavoro degli schiavi era parte integrante della macchina da guerra nazista. Molti campi di concentramento erano collegati a fabbriche dedicate dove funzionari della compagnia lavoravano mano nella mano con gli ufficiali delle SS che sorvegliavano i campi.

Guenther Quandt, la cui famiglia è proprietaria di BMW, ha utilizzato schiavi durante la seconda guerra mondiale nelle sue fabbriche di armi in Germania. Nel 2011, dopo decenni di silenzio, la dinastia ha ammesso di aver usato il lavoro degli schiavi, rilevando imprese ebraiche e facendo affari con le più alte sfere del partito nazista durante la seconda guerra mondiale.Gabriele Quandt, il cui nonno Guenther impiegava circa 50.000 lavoratori forzati nelle sue fabbriche di armi, producendo munizioni, fucili, artiglieria e batterie U-boat , disse che era «sbagliato» per la famiglia ignorare questo capitolo della sua storia.

Guenther Quandt

Ha ammesso le sue responsabilità dopo la pubblicazione di uno studio approfondito dello storico Joachim Scholtyseck, che ha concluso che Guenther Quandt e suo figlio Herbert erano responsabili di numerosi crimini nazisti. Guenther infatti aveva acquisito società attraverso il programma nazista di «arianizzazione» di imprese di proprietà ebraica. Divenne un membro del partito nazista il 1 maggio 1933, un mese dopo che Adolf Hitler raggiunse il potere. Ma aveva a lungo usato una rete di funzionari di partito e ufficiali della Wehrmacht per creare contatti per gli appalti statali. Nel 1937, Hitler conferì a Guenther il titolo Wehrwirtschaftsführer – leader dell’economia dell’armamento – e la sua impresa fornì armi usando schiavi provenienti dai campi di concentramento di almeno tre fabbriche. Centinaia di questi lavoratori morirono. La famiglia Quandt acquistò la BMW 15 anni dopo la guerra.

I due più potenti industriali nazisti, Alfried Krupp di Krupp Industries e Friedrich Flick, il cui gruppo Flick possedeva una partecipazione del 40% in Daimler-Benz, erano stati figure centrali nell’economia nazista. Le loro compagnie usavano lavoratori schiavizzati come bestiame, che lavoravano fino alla morte. «Per molte figure industriali di spicco vicine al regime nazista, l’Europa è diventata una copertura per perseguire gli interessi nazionali tedeschi dopo la sconfitta di Hitler», afferma lo storico Michael Pinto-Duschinsky, consigliere di ex schiavisti ebrei. «La continuità dell’economia della Germania e delle economie dell’Europa del dopoguerra è sorprendente. Alcune delle figure di spicco nell’economia nazista divennero i principali costruttori dell’Unione europea».

Hermann Abs, il più potente banchiere della Germania del dopoguerra, aveva prosperato nel Terzo Reich. Nel 1937 Abs entrò a far parte del consiglio di amministrazione della Deutsche Bank, la più grande banca tedesca. Con l’espansione dell’impero nazista, Deutsche Bank incorporò le banche «arianizzate» austriache e cecoslovacche possedute dagli ebrei. Nel 1942, Abs deteneva 40 incarichi di amministrazione, un quarto dei quali in paesi occupati dai nazisti. Molte di queste compagnie utilizzavano manodopera schiavizzata e nel 1943 la ricchezza della Deutsche Bank era quadruplicata. Abs era anche membro del consiglio di sorveglianza di IG Farben, in qualità di rappresentante di Deutsche Bank. IG Farben era una delle società più potenti della Germania nazista, formata da un’unione di BASF, Bayer, Hoechst e filiali negli anni Venti.

Arbeit macht frei
Rosanna Spadini

Fonte: https://comedonchisciotte.org

02.02.2018

 

Pubblicato da Rosanna

Ho insegnato italiano, latino e storia in un Liceo Classico, la mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

158 Commenti

  1. Elenco di cose arcinote e delle esagerazioni pretestuose e strumentali tipiche della narrazione mainstream dell’olocausto, che oltretutto si è trascurato minuziosamente di porre nella necessaria prospettiva storica.
    In termini di consenso popolare il nazismo è conseguenza diretta dell’austerità portata alle estreme conseguenze dal cancelliere Bruening, in seguito alle condizioni capestro poste alla Germania dai “paesi democratici”..

    La stessa austerità che i 5S si candidano a rendere ancora più vessatoria per assicurarsi il placet dei poteri esterni al paese.
    Quelli che hanno dato al nazismo i soldi per crescere prima e poi per fare quello che ha fatto.
    Preoccupandosi che il complesso industriale nazista non fosse toccato dai bombarbardamenti terroristici dei “liberatori”, concentrati invece su città e popolazione inerme
    Guardacaso, proprio nei giorni scorsi Giggino nella sua intervista a Bloomberg TV ha cercato di rendersi ancora più benvoluto proprio da quegli stessi poteri, dichiarando che vuole facilitare gli espropri nei confronti dei debitori insolventi.
    https://scenarieconomici.it/m5g-siryza
    Che lo sono esclusivamente a causa dell’Austerità Che Rende Liberi.

    E che il referendum sull’euro non è nei programmi dei 5S.
    https://scenarieconomici.it/di-maio-m5g-nessun-referendum-su-uscita-da-euro/

    Conclusione, il M5S è diventato una cosa talmente schifosa che provoca il voltastomaco persino nei suo fondatore.
    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/dagoelezioni-grillo-disgustato-m5s-ndash-maio-casaleggio-sono-166182.htm

    • Guardi la luna… i 5 stelle sono da sempre osteggiati dal Sistema (quello che predica austerità) ..perché?
      Perché forse rappresentano il distacco ..il cambio di direzione ..un’incognita pericolosa.
      Se fossero quello che dice lei dovrebbero spingerci a votarli e invece indicano il Berlusca e oscurano il Movimento.
      Lei è contro il Sistema? Sicuro?

      • Ciao DisadAzione … qualche cosa devono inventarsela ….

      • Sveglia!
        Forse un tempo erano quello che dici.
        E ci abbiamo creduto tutti, me compreso.

        Oggi i 5S sono i candidati d’eccellenza, in alternativa o forse addirittura insieme alla Grosse Koalitionen FI-PD per la prosecuzione della macelleria sociale di cui il nostro paese è la prossima vittima sacrificale al moloch dell’Austerità Che Rende Liberi..

        Giggino sa perfettamente qual è il suo ruolo nella recita.
        Infatti in questi giorni non si preoccupa di fare campagna elettorale, ma di recarsi in devoto pellegrinaggio presso i santuari del vero potere a fare professione di obbedienza cieca e assoluta.
        Sulla pelle dei suoi connazionali.

        Votatelo compatti.

        • ho paura che diventi quello che Tsipras era per i greci, una speranza tradita…spero di sbagliare

          • Ci sta, ma fino a che non governa non lo sapremo.

          • Il compito di sperimentare le possibilità che si verifichino certi sviluppi lo lascerei volentieri a qualcun altro!

            Questo paese ne ha già passate fin troppe.
            Dall’inizio della crisi a oggi ha sofferto danni economici e sociali peggiori di quelli dell’ultima guerra.

            Proprio perché di una guerra si è trattato.
            Di conseguenza la classe collaborazionsta che ha contribuito ad aggravarne a tal punto le conseguenze va portata di fronte alla Corte Marziale.
            Doppiogiochisti compresi.

          • E quale sarebbe la novità? Noi siamo stati un laboratorio geopolitico fin dall’ascesa del Fascismo, che è nato in Italia. Poi siamo stati i primi ad avere il terrorismo e i primi ad avere un tycoon della finanza e dei media come presidente (copiati ora dagli USA).

          • Ho paura anch’io, Amalia.
            Che tu abbia ragione.

        • Austerità Che Rende Liberi..non male come idea…può essere buona per soprannominare-sintetizzare un partito… come farebbe in tedesco?

          • Tra le traduzioni che ho trovato di austerità mi sa che quella che calza meglio è Sparpolitik = politica di risparmio.

            In effetti “Spar macht Frei” ce lo vedrei bene come motto dell’Europa germanocentrica.

            Il risparmio è un argomento che ai crucchi piace particolarmente.
            Hanno un piacere quasi orgasmico nel risparmiare e nello scroccare, soprattutto su tutto quello che è relativo al proprio piacere, tipo vacanze e cibo. E questo vale anche per i più ricchi: Audi A8 (per ostentare successo sociale) ma vacanze in tenda e spesa alla Lidl.

          • Me lo scrivo, grazie Holodoc.

          • “Il risparmio è un argomento che ai crucchi piace particolarmente. Hanno un piacere quasi orgasmico nel risparmiare…”

            Sono d’accordo se, in questo caso, intendi con “risparmiare” pagare meno del dovuto, ad esempio acquistare le offerte speciali nei discounter come la Lidl. C’è un modo di dire che rende molto bene l’idea ed è: “Geiz ist geil”, tradotto alla lettera “La spilorceria è lasciva”. Nell’accezione vera e propria del termine risparmiare (spendere meno di quello che si guadagna), i tedeschi propendono, secondo me, più per una vita improntata al “tutto e subito”, ovvero “la vita è troppo breve per bere vino scadente”. Poiché citi la Lidl, ho notato che gli italiani disdegnano questo discounter, mentre in Germania anche i benestanti, non tutti, fanno la spesa nei discounter (da Aldi vendono un ottimo Champagne, non spumante, proprio Champagne, per poco più di 10 euro). Geiz ist geil per l’appunto.

          • Ho una amica che lavora a Monaco in una grande azienda. I suoi colleghi ingegneri strapagatibfanno i salti di gioia quando ogni 15 gg viene organizzato un party aziendale con gli avanzi della mensa…

            Un mio amico olandese che vive in Italia fa solo vacanze in tenda e hacsolo un cellulare da 2 lire che condivideva con la moglie (fino a che la mamma di lei non le ha regalato lo smartphone… ma Internet lo usa solo a casa col wifi).

            I crucchi sono crucchi. Fine.

      • Ma bravo! se i poteri forti e il mainstream facesse propaganda a favore del m5s, non li voterebbe nessuno, visto che sono nati per ingabbiare la rabbia montante della gente comune.

    • Un ragionamento ineccepibile anche se non politically correct: i 5 stelle si apprestano a diventare parte del sistema che fino a qualche mese fa osteggiavano, ma non si può dire.

    • forse affermare che i 5S si candidano per una austerità ancora più vessatoria di quella nazista è un tantino esagerato…

    • stavo per darti un like ma quando ho letto… sui 5s ho immantinentemente capito che chi in una tragedia così immane fa delle accuse talmente ignobili da far impallidire di vergogna la stessa ignobiltà, oltre misera… dimostra da sé stesso quali sono i suoi scopi.

    • Nell’articolo non si parla né di elezioni italiane né, tantomeno del Mov5S.
      Questi commenti sono fuori tema e saranno cancellati in toto.
      Restate in argomento, per favore.
      Grazie

      • eddai.

      • Giusto.
        Allora stendiamo un reticolato attorno agli argomenti cui è lecito fare riferimento.
        Così facciamo un bel campo di concentramento del pensiero, e a sorvegliarlo ci mettiamo i nuovi kapò.

        Visto che siamo in tema di nazismo…

        Chi ha scritto questo “articolo” lo vorrebbe stigmatizzare, ma di fatto ordinando la censura si comporta nello stesso identico modo.

        Anzi peggio, perché almeno i nazisti avevano il coraggio di mostrarsi per quello che erano. Qui invece ci si nasconde dietro un moderatore ignoto.

        Per il prossimo articolo do un suggerimento aggratis: l’autore potrebbe parlare della “Metamorfosi” di Kafka, il noto romanzo che descrive l’autoriduzione dell’essere umano a scarafaggio.
        Ne ha tutte le competenze.

      • La sua è una malcelata censura di qualcosa (i commenti eliminati) che evidenzia la banalità di un articolo che riprende argomenti triti e ritriti, discutibili nella loro oggettività, e allineati al pensiero unico del pensiero dominante.
        L’eliminazione dei commenti cozza con i principi che questo sito persegue.

        • È evidente che le parole “dovete restare in tema” non vi entrano in testa, per cui smetterò di ripeterle e inizierò a cancellare qualsiasi commento fuori tema senza preavviso, come da regole e bannare chi insiste a sviare i discorsi dall’argomento dell’articolo.
          Leggete e seguite le regole e la FAQ, non ci saranno altri avvisi, non ho più tempo da perdere con chi non ha rispetto per gli altri utenti.

          • Il commento del sig. Pistone era più che in tema, specialmente nella prima parte.
            Chi non ha rispetto degli altri è lei.
            Se non ha tempo da perdere cambi mestiere.
            Non pubblicate più nulla se i punti di vista dissonanti vi danno fastidio.

  2. Ottimo articolo, manca però la parte riguardante le imprese straniere, sopratutto quelle americane, che delocalizzarono nel periodo bellico la produzione in Germania, anch’esse fecero grossi utili abbattendo il costo del lavoro con l’utilizzo di prigionieri/schiavi, rifornendo Tedeschi ed Americani, in contemporanea ……….i capitalisti non hanno patria e dove ci sono schiavi, lì spostano le produzioni per ottimizzare gli utili………….globalizzazione, delocalizzazione, massimizzare gli utili………..tutte scuse per poter liberamente utilizzare schiavi……….niente di nuovo sul fronte capitalistico….. e certamente la Germania nazista fù l’eden del capitalismo.

    • Hai ragione, le aziende straniere le ho appena accennate, quando dico ” per non parlare di filiali di aziende straniere, come Fordwerke (una controllata della Ford Motor Company) e Adam Opel AG (una sussidiaria di General Motors)”.

    • E poi ci fu anche questo, ammetterete che “un arsenale democratico” é commovente:

      “…L’America certamente merita credito per il suo contributo importante alla vittoria, dopo strenua lotta, che alla fine ha arriso agli Alleati. Ma il ruolo delle imprese Americane giocato nella guerra è seccamente sintetizzato dalla dichiarazione del Presidente Roosevelt, per cui gli USA erano un “arsenale democratico”. Quando gli Americani sbarcarono in Normandia nel giugno 1944 e catturarono i primi autocarri, scoprirono che questi veicoli erano forniti di motori prodotti da industrie Americane, come la Ford e la General Motors. …”

      Da qui:

      https://comedonchisciotte.org/il-profitto-uber-alles-il-profitto-innanzitutto/

  3. Non ho nemmeno finito di leggere la pappardella. La tesi dell’articolo è completamente sbagliata. Si vuole far credere che il concentrazionismo sia un frutto del capitalismo.
    Come la mettiamo coi laogai cinesi (i lager cinesi) che facevano IN TEMPO DI PACE le stesse cose che i nazisti hanno fatto in tempo di guerra?

    Lungi da me difendere il capitalismo, ma o si ammette che comunismo e capitalismo sono praticamente uguali o la tesi non regge.

    • Esatto, vedi casa museo del terrore a Budapest http://www.terrorhaza.hu/hu
      Solo la sete di potere che porta a certi comportamenti, il “colore” e le finte ideologie contano come il due di briscola.

    • Certo che comunismo e capitalismo sono due facce della stessa medaglia, l’arroganza dell’uomo di voler controllare e sottomettere altri uomini negando diritti fondamentali, la volonta dell’uomo di voler piegare la natura al suo dominio e in ultimo di volerla replicare e contemporaneamente sottomettere…. il delirio di onnipotenza in questo contesto è senz’altro oggi presente nella società capitalista.

      http://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/articolo/2018/02/01/clonazione-umana-e-mind-uploading-un-viaggio-tra-scienza-etica-ed-effetti-collaterali-nascosti-2018730.html

      • Questo fu storicamente possibile, e oggi – se non si cambia paradigma – pressoché irreversibile, perché comunismo e capitalismo nella loro adorazione del lavoro-forzato, hanno sempre avuto un “rapporto fatale” nella gestione repressiva della forza-lavoro. Pertanto, il fine di tutti i “partiti sinistrati” non fu mai la “liberazione dell’uomo dalla schiavitù del lavoro-forzato” ma la “liberazione del lavoro a basso costo”. Perché il suo cieco presupposto rimane sempre il controllo e il dominio delle masse lavoratrici per tenere alto il ricatto…

        • Il comunismo è moralizzatore con la pretesa di accentrare la gestione dei mezzi di produzione e la ricchezza nello stato usando talvolta un pretesto morale talvolta all’educazione o alla civilizzazione dei cittadini. Si evince però dalla storia che nel rapporto con i cittadini e con gli altri stati questa “morale” è stata rispettata esattamente come nel regime capitalista o forse peggio. Quello che non entra fondamentalmente in discussione è l’accentramento massivo di gestione delle persone nelle mani di pochi.
          Se non si risolve il problema fondamentale la storia continerà a ripetersi. Qualunque uomo dovrebbe accontentarsi di controllare e gestire quello che riesce a percepire con i suoi sensi per affinare la sua capacità di giudizio e azione, serebbe già un impegno oltremodo difficile!!

    • Hai fatto estrema sintesi, io non ho detto questo, solo un aspetto del concentrazionismo rappresenta la fase suprema del capitalismo, così come solo un aspetto del nazismo it’s the same … poi è logico che le dinamiche storico, economico politiche sono più complesse, ma nei titoli spesso si semplifica.

  4. Ci avete rotto i coglioni con sto nazismo d’archeologia.

  5. -Non ci siamo proprio. Questa è la vulgata di sinistra che identifica i nazisti come servi del capitale, tutto il contrario di quello che invece è stato : era il capitale tedesco ( e quindi i ‘padroni’) al servizio del nazionalsocialismo. Ernst Nolte insegna, che il nazismo è nato come reazione al bolscevismo giudaico dell’URSS, era quindi contro l’espropriazione dei mezzi di produzione e l’abolizione della proprietà privata, ovvio quindi che i capitalisti tedeschi si alleassero con i nazisti piuttosto che con chi li voleva abolire. Il capitalismo sotto il regime nazista però era al servizio della nazione tedesca e quindi scorporato dal capitale internazionale apolide.
    -Scrivere “La zona della morte si era dilatata verso un’estesa zona di lavoro, dove si praticava lo schiavismo coatto. ” mi sembra piuttosto contraddittorio. Come dici tu stessa la Germania era in guerra e tutti sanno che la guerra si vince nelle retrovie non sul fronte. Se tutti gli uomini validi erano al fronte c’era assoluto bisogno di manodopera, coatta o no, per far funzionare le fabbriche. Perchè allora avrebbero dovuto ammazzarli?
    -Il Lebensraum ad Est è sempre stato una bufala, una illusione considerata tale da tutti (tranne Hitler) quelli capaci di pensare strategicamente. Non ci sono difese naturali ad Est a meno che non si raggiunga Vladivostok. Il Lebensraum non era difendibile.
    -Si dice Gastarbeiter non Gastarbeitnehmer. Gli italiani che sono in Germania anche oggi sono Gastarbeiter così come lo sono gli altri delle varie nazionalità. I termini Ostarbeiter e Zivilarbeiter non li ho mai sentiti.

    • Diciamo che il potere totalitario era gestito da un’oligarchia di soggetti comprimari, gerarchi nazisti, industiali, banche. Non sono d’accordo con il revisionismo di Ernst Nolte, che giustifica il regime nazista come fosse stato una reazione al bolscevismo, la logica non torna perché, anche se ideologicamente i due totalitarismi si differenziavano per le scelte economiche, in realtà seguirono le stesse connivenze di potere, tra politica, industria e finanza, sfruttando allo stesso modo la classe operaia e utilizzando sistemi concentrazionari formalmente diversi, ma sostanzialmente simili. Una delle contraddizioni del nazismo poi consistette proprio nel fatto che l’ideologia razzista del regime non si fermò nemmeno di fronte alle esigenze di guerra, ed anche se, all’ingresso nei campi, si selezionavano gli uomini abilitati al lavoro e si escludevano o addirittura eliminavano donne, vecchi e bambini, gli stessi lavoratori venivano sottoposti a condizioni di vita insostenibili e sfruttamento schiavista, che li portavano prima o poi alla morte.
      Gli apologeti del nazismo hanno sostenuto due argomenti a sostegno del Lebensraum ad Est, il primo riguarda la cancellazione del Trattato di Versailles, considerato troppo vendicativo e foriero di sciagure future anche da Keynes, soprattutto perché aveva privato la Germania delle sue colonie e anche del suo territorio (imperialismo), la seconda riguardava la difesa di uno spazio vitale per la difesa della razza. Il Lebensraum era strettamente funzionale all’dentità del regime, perché rappresentava la giusta espansione militare della Germania verso est, a discapito dei Paesi slavi, e in particolare dell’U.R.S.S, strategia imperialista già presente nella cultura e nella politica dell’impero prussiano. Non farei quindi distinzione tra la visione strategica “schizofrenica” di Hitler e quella del nazismo, perché i due soggetti sono inseparabili, complementari e interconnessi come dei vasi comunicanti, che traevano linfa vitale proprio dalla loro correlazione.

      • Il nazismo era colonialismo, solo che ci fa più effetto perché il razzismo su cui si basava era rivolto ANCHE verso popoli europei e non SOLO verso africani, indiani e indios. Solo in questo differiva dal colonialismo anglosassone, spagnolo o italiano.

        • Il razzismo non è la causa primaria del colonialismo, se mai un effetto collaterale, perché i paesi colonialisti non si impegnavano nella conquista territoriale di altre terre e nella sottomissione di altri popoli, unicamente perché li disprezzassero, se mai per sfruttare le loro risorse e servirsi di una manodopera a basso costo e quindi schiavizzata. Ma nazismo rappresenta anche una sorta di “imperialismo razziale”, lo strumento attraverso il quale, nel marasma sociale prodotto dalla “grande depressione” economica, il nuovo regime integrò la popolazione nelle strutture totalitarie e acquisì l’appoggio dei tradizionali gruppi dominanti.

          • Scusami Rosanna ma il colonialismo si basa sul principio che le popolazioni indigene non sono proprietarie della terra su cui vivono in quanto considerate troppo ingenue ed arretrate per avere il diritto di gestirle. Il tutto con la collaborazione della Chiesa che così aveva la possibilità di avere nuovi adepti da rendere docili ed ubbidienti ai nuovi padroni, nonostante quest’ultimi stessero saccheggiando le loro terre e riducendoli in schiavitù.

            E se non è razzismo questo…

          • Il razzismo colonialista è sempre esistito nella storia, fin dai tempi dell’antica Grecia, ed è servito per giustificare la predazione di popoli e terre, il colonialismo in realtà non trae origine dal disprezzo verso gli altri popoli, perché ritenuti incapaci o arretrati, ma piuttosto mira alla conquista di territori e popoli stranieri, per accaparrarsi dominio economico e risorse … lo stato colonialista si muove non tanto per “civilizzare” gli indigeni, quella è una “giustificazione” della propria arroganza di conquista, quanto per interessi economici. E’ il denaro che muove la storia, non sono i sentimenti, quali odio, disprezzo ecc.

          • Il razzismo è una conseguenza del pregiudizio o meglio la variante di una sua componente, la discriminazione.
            Cercare di individuare relazioni di causa-effetto tra razzismo e pratiche coloniali, decidere quale sia l’aspetto determinante, è difficile e molto più interlacciato di quanto non sembri.

      • Rosanna, la fase suprema del capitalismo è quella a cui assistiamo oggi, non il regime nazionalsocialista. Al centro dell’ideologia nazista c’era il lavoro (l’NSDAP era il partito dei lavoratori tedeschi) non il finanzcapitalismo la speculazione finanziaria e la schiavitù del debito come c’è ora. Lo si può dimostrare andando a vedere i programmi economici portati avanti dal regime. Anche per questo, oltre ai programmi specifici del NSDAP che escludevano dal potere reale e mediatico chi non era ariano, c’è stata subito l’opposizione dell’internazionale ebraica con la famosa dichiarazione di guerra del 24 Marzo 1933.
        Quanto al Lebensraum i tedeschi sono sempre stati bravi a ragionare in termini di strategia militare. A parte qualche scemo, lo si capisce benissimo guardando una carta geografica che la cosa è insostenibile e i vertici militari lo sapevano. Una cosa è occupare un pezzo di Francia o l’Olanda, un’altra è occupare un territorio senza difese naturali contro un popolo che è numericamente il doppio di quello tedesco. La demografia tedesca poi non era certo in grado di popolare Lebensraum ad Est nel breve o medio periodo.

        • E’ esistito il capitalismo 1.0 e sta esistendo il capitalismo 2.0. Non tenere conto delle sostanziali differenze tra queste due forme di sfruttamento permette di arrivare a conclusioni assolutamente sballate come le tue. Quando si è dimostrato che i vertici politici sono conniventi (correi è più esatto) con i vertici economici si è anche dimostrato che il capitalismo è alla sua massima potenza per quanto riguarda i criteri. Cambiano le modalità nei decenni, ma questo non conta.

          Sul lebensraum hai poco da cianciare che “a parte qualche scemo” i tedeschi sapevano benissimo che non era fattibile. Se tra quei pochi scemi c’è Hitler hai poco da stare allegro. Hai mica visto come è andata a finire con l’Operazione Barbarossa vista da Von Paulus? C’è stato qualche margine di manovra è le Grande Germania è andata dritta dritta verso un “impossibile” inferno?

          • Quello di oggi non è il capitalismo 2.0, non niente a che fare con quello precedente. I vertici politici contano come il 2 di briscola, lo si vede benissimo oggi in Europa e quando qualcuno tenta di riprendersi le redini del gioco, come sta facendo Trump guarda che casino organizzano per farlo fuori. Il Lebensraum era una boutade, sapevano tutti che non era difendibile, guardati una carta geografica. L’Operazione Barbarossa era l’unica risposta possibile una volta compreso che l’URSS, con più uomini e più mezzi, avrebbe attaccato il centro dell’Europa. Non è riuscita perché la strategia politica era inesistente.

          • Ti contraddici continuamente. Trump è la prova che il capitalismo produttivo di stampo nazionalpuritano si sta prendendo una rivincita contro il capitalismo globalista apolide. Chi tenta di farlo fuori, secondo te? I boscevichi? Oppure i vertici del capitalismo 2.0 che hanno pianificato la postdemocrazia ovvero l’inutilità dei processi democratici (i politici semplicemente eseguono i loro ordini e se ne fregano dei popoli)?
            Il Lebensraum va correlato alla Blitzkrieg che doveva collegare Berlino a Mosca, ed è una commistione di idiozie ideologiche e tattiche (senza Blitzkrieg anche Napoleone ci aveva lasciato le penne). Se non la credevano possibile perchè l’hanno messa in moto, specie dopo il trattato Molotov-Ribbentrop che garantiva la reciproca non aggressione (e spartizione geografica)?

          • Stai facendo solo confusione. Non è ovvio che il ‘capitalismo globalista apolide’ come dici dici tu sta tentando di far fuori colui che vuole un ritorno al capitalismo produttivo? La storia del ‘deep state’ cos’è secondo te, una invenzione di Trump? La definizione di capitalismo 2.0 è sbagliata, quello che si è sviluppato con la globalizzazione non è un capitalismo alla Ford con l’aggiunta di qualche computer e robot, è un’altra cosa. È, come dice il titolo dell’articolo, un cambiamento di fase, dal capitalismo centrato sul lavoro al finanzcapitalismo centrato sul denaro. Poi se lo vuoi ridefinire come capitalismo 2.0 fai pure.
            Se poi confondi Blitzkrieg e Lebensraum non è il caso che io commenti ulteriormente, e oltre tutto stiamo andando fuori tema. Questo non è un articolo sulla WWII.

        • Il concetto di Lebensraum ha un significato più profondo, perché deriva dalla cultura prussiana precedente, e realizza in pratica la volontà di potenza e lo spirito di conquista imperialistico del popolo tedsco. Lo spazio vitale diventa un’esigenza geopolitica e ideologica, di cui la cultura nazista non può fare a meno, dato che significa conquista imperialistica di nuove terre e sottomissione di altri popoli. Poi certo il Nazionalsocialismo aveva come punto di riferimento la piena occupazione per i tedeschi ariani, soprattutto dopo il periodo della tragica crisi economica del ’29, e del fallimento della Repubblica di Weimar, cui aveva contribuito l’avvento delle politiche di austerity di Bruning e i conseguenti disagi sociali di una disoccupazione devastante. Il nazismo salì al potere proprio per questo, per i 6 milioni di disoccupati, ma io ho parlato di sfruttamento e schiavismo destinato ai non ariani, cioè rivolto a ebrei, cittadini stranieri, prigionieri di guerra, civili deportati da paesi nemici, detenuti dei campi.

          • Non confondere il concetto di Heimat con quello di Lebensraum. La Germania non aveva una demografia africana e non aveva nessun bisogno immediato di ‘spazio vitale’. Rimango d’accordo con la tesi di Nolte circa la nascita del nazionalsocialismo. Se vedi un po’ la storia delle SA, delle battaglie quotidiane con i comunisti e gli spartakisti, ti accorgi che il movimento era nato come reazione al tentativo, ben organizzato dall’URSS, di prendere il potere in Germania. Una cosa che i vertici del partito comunista dicevano, per altro, apertamente. Come anche qualche altro commentatore ha osservato, lo sfruttamento della manodopera era funzionale allo stato di guerra, non ha niente a che fare con lo schiavismo anglo sassone o con i gulag staliniani.

    • I tedeschi hanno sempre considerato le terre dell’Europa centro-orientale come “roba loro”… anche perché era stata davvero roba loro. Anche se formalmente esistevano stati indipendenti (es Estonia, Croazia) in realtà l’economia e la politica di questi paesi è stata monopolizzata per centinaia d’anni da una oligarchia di nazionalità tedesca.
      Basta ogni tanto mettere il naso fuori dall’Italia e fare un giretto in quei posti per capirlo, anche dall’architettura. Tallinn e a Zagabria, due città a migliaia di km di distanza tra loro, hanno lo stesso impianto urbanistico: la plebe autoctona in pianura e l’élite germanica arroccata in splendide villette barocche nella cittadella sulla collina che sovrasta la città, protetta da forti mura e dalle “Kiek in de kök” da cui gli indigeni venivano sorvegliati.

      Riguardo al concetto di nazismo come sublimazione del capitalismo ho veramente seri dubbi. Il capitalismo non guarda la nazionalità, i nazisti invece schiavizzavano solo chi era diverso d loro. Si trattava SOLO di colonialismo, che a noi fa più impressione di quello anglosassone o spagnolo solo perché esercitato nei confronti di EUROPEI e non a spese di africani o indiani o amerindi.

      P.S.: anche in Cina ci sono le fabbriche lager, e lì ci lavorano anche i cinesi. Forse allora il post-comunismo cinese è ancora più esaltazione del capitalismo di quello che è stato il nazismo, no?

      • Sono d’accordo. I popoli germanici venivano dall’Est e consideravano quella come loro terra ancestrale. Questo però non giustifica espansioni territoriali insostenibili contro popoli che hanno il doppio della popolazione e che possono riprendersi il territorio perso quando e come vogliono. Il Lebensraum, come era concepito da qualcuno nel regime nazista non era in alcun modo difendibile, e per capire questo basta solo dare una occhiata alla carta geografica.
        Il lavoro coatto in tempo di guerra poi non può essere paragonato alla schiavitù nelle piantagioni americane o nelle colonie inglesi dove il lavoro serviva esclusivamente per il profitto delle compagnie coloniali. Le stesse che poi sono diventate multinazionali.

  6. “Alla fine dell’estate del ’44, i registri tedeschi elencavano 7,6 milioni di lavoratori civili stranieri e prigionieri di guerra nel territorio tedesco ”

    Cara Rosanna, vorrei solo ricordare che fra questi lavoratori vi erano anche moltissimi italiani fatti prigionieri dopo l’8 settembre 1943 che non godevano dello status di “prigioniero di guerra”: gli internati militari, un capitolo purtroppo un po’ oscurato della storia italiana.

    • Non solo: ci furono anche quelli catturati nei rastrellamenti e in operazioni di polizia, poi inviati ai campi di prigionia.
      Dopo l’accordo con Mussolini poterono acquisire lo status di “lavoratori liberi”.

      • Penso che mio nonno sia stato uno di questi. Deportato come disertore dopo l’Armistizio , è stato poco nei campi di prigionia. Fu presto mandato a lavorare la terra da contadini che raccontava lo avessero trattato molto bene.

        • Un mio prozio ( acquisito, francese alsaziano ) pure. Posso solo far notare, come altri ha detto, che questo immenso esproprio di forza lavoro NEGA lo sterminio: perche’ uccidere chi poteva servire ? In realta’ TUTTI dovevano lavorare. Chi non lo poteva in modo permanente veniva eliminato, almeno nelle fasi finali della guerra. E lo stesso avveniva in Russia, sia nei gulag sovietici a danno delle minoranze tedesche e di altri paesi, sia con le deportazioni forzate e connesso trattamento coatto, tra cui la minoranza italiana della Crimea ( su cui varrebbe aprire un post specifico perche’ e’ importante sapere cosa avvenne a danno loro ).
          Dire NO alla guerra OGGI vuol dire NO alla storia unilaterale come viene divulgata a scuola e nelle aule dei tribunali.

        • Mio nonno pure. Ha dovuto vendere asina e carretto ed è stato preso dalle milizie fasciste, caricato su un camion con destinazione ignota. Ho fatto alcune ricerche e quello che ho in mano è solo un piccolo contratto con l’INPS tedesca di allora per alcune settimane. E ricordiamoci che molti prigionieri per non mettere a rischio la vita dei famigliari davano credenziali false.

        • Mio padre fu rastrellato, dopo il campo di prigionia si mise a fare il vetraio, mestiere allora molto richiesto per via dei bombardamenti.
          Raccontava che quando fece ritorno non lo riconobbero neppure i genitori.

    • Hai ragione, sui numeri bisognerebbe usare sempre una certa cautela, soprattutto riguardo a vicende avvenute in tempo di guerra, anche perché esistevano diversissime condizioni di lavoro, di salario, di schiavismo e di sfruttamento, naturalmente a seconda della provenienza nazionale del “capitale” umano e della sua appartenenza a paesi alleati o nemici, e l’Italia dopo l’8 settembre visse una situazione molto ambigua, perché da alleata divenne appunto avversaria.

  7. Non so perchè Rosanna pubblichi questi articoli sfacciatamente ANTI come fossero dei tabù (La storia vista con le briglie made in PD). Rosanna, perchè non vai a vedere le condizioni di vita dei carcerati americani? I carcerati americani sono decuplicati in questi ultimi 20 anni…ti sei mai chiesta il perchè? Lavorano per Microsoft …non Volkswagen… Oggi, anno 2018, tempo di pace…coloro che ordinano a Di Maio ciò che deve o non deve pensare….SVEGLIA!

    • Devo proprio scrivere un articolo sullo sfruttamento del lavoro in Amazon, così sarai contento … il capitalismo non si smentisce mai, sia in versione nazista che in versione neoliberista USA. Ad maiora …

      • Lo sfruttamento del lavoro nelle carceri americane Rosanna, non quelle già nefaste di Amazon. Poi sul tuo colorato articolo…la Germania era in tempo di guerra. I caduti tedeschi nei vari fronti nel ’43-44 erano già milioni. L’ ultima leva del ’44 richiamò i 16-60 anni…uomini non ce n’ erano più! Cosa dovevano fare? L’ esercito doveva essere rifornito (i tedeschi avevano già perso la prima per mancanza di rifornimenti) e per quanto se ne dica una ragione su cosa hanno fatto c’ era.

      • Non sono d’accordo: in Germania il lavoro serviva alla SOPRAVVIVENZA fisica del Paese in guerra: tutto veniva giustificato in vista della vittoria suprema. Oggi serve al PROFITTO e proprio per questa ragione e’ ‘internazionalizzato’ e ‘finanziarizzato’ al massimo. Non sono identici le finalita’ e meno male che non lo sono neppure i metodi: ma guardate che i metodi indicati nell’ articolo, assolutamente detestabili e disumani, SE l’Occidente entrera’ in guerra saranno fatti propri dalle ‘democrazie’ in un batter d’occhio. E gia’ se ne vedono le avvisaglie…

        • Ma quale sopravvivenza? Per me sopravvivenza non significa vivere a contatto con persone che hanno di tutto (SS) mentre tu non hai niente. Questa non la chiamo sopravvivenza, la chiamo schiavismo. Hai mica notato le differenze?

        • In Germania il lavoro serviva all’esaltazione della razza ariana, e il regime nazista costruì una economia monopolistico totalitaria, che mirava a vanificare gli interessi e le aspettative delle classi lavoratrici tramite demagogia sociale, radicale spoliazione dei diritti e creazione di un’organizzazione della produzione assolutamente gerarchizzata, che concentrava il vero potere nelle mani degli imprenditori. Il consenso delle masse era conquistato attraverso una propaganda assillante, composta di grandi adunate e creazione di élites privilegiate, favorite dal regime perché votate alla fedeltà più fanatica

  8. Sull’account twitter di Byoblu, potete trovare un video di Di Maio alla city di Londra; sentirete dire dalla sua voce che bisogna velocizzare la giustizia civile per rendere più veloce il recupero crediti… come la Grecia di Tsipras. Chi li vota non si aspetti nulla di diverso.

  9. Questa parafrasi di un famoso libro di Lenin proprio non mi è piaciuta.

    • Mi dispiace, io trovo invece che la citazione implicita (che tu hai sapientemente individuato) abbia un suo senso, infatti Lenin aveva detto “Imperialismo, fase suprema del capitalismo”, ma imperialismo e capitalismo non sono precisamente le strutture economico politiche portanti del nazismo stesso ?

      • Non ne sono tanto sicuro, anche perché umilmente non ho grandi competenze al riguardo. Il capitalismo è di natura camaleontica e opportunista, oltre ad avere sviluppato benissimo la capacità di occultarsi nel liberismo; il nazismo era tutto il contrario. Magari alcuni effetti possono sembrare uguali, NS proprio non lo sono.
        Se fai un’ora di jogging e hai 40, non significa che hai la febbre. 🙂

        • Il nazismo contrario al capitalismo ?? e perché mai ??

          • Il grande problema tuttora irrisolto, databile formalmente dalla Grande Rivoluzione, é stato ed é sostituire le strutture gerarchiche derivate da linee di sangue con altro, almeno esteriormente.

            La grande ricchezza prodotta ed accumulata dall’era industriale, ed il potere che ne deriva, contribuiscono a rendere questo problema inavvicinabile.

            Si può considerare il nazismo, basato su una mistificazione culturale relativa alle sue pretese radici, come uno dei tentativi falliti, ora ci stanno provando con il disegno neo aristocratico, ben descritto da Magaldi nel suo libro (ma, gira e rigira, sono sempre gli stessi).

        • “il nazismo era tutto il contrario” (del capitalismo)
          Prima bisogna mettersi d’accordo sulla definizione di capitalismo: se questo è un sistema economico basato sulla proprietà privata e sulla valorizzazione del capitale, allora anche nel Terzo Reich vigeva il capitalismo. Poi vi erano delle particola

  10. Populismo di plastica a 5 Stelle, fase suprema del morente capitalismo finanziario.

  11. Mia nonna buonanima ti avrebbe accarezzato la testolina dicendoti “el me bel testòn…”

  12. Nella Francia di Vichy c’erano cartelloni pubblicitari per reclutare lavoratori per impiego ben retribuito in Germania. Vi andò anche Thorez poi diventato capo del Partito comunista francese ed anche Mitterand sia pur per un breve periodo. >>> Si può accompagnare il cavallo ad abbeverarsi al fiume ma non lo si può costringere a bere. Che il Terzo Reich sia riuscito a inquadrare e a utilizzare 15 milioni di lavoratori stranieri (16 milioni di maschi tedeschi erano invece impegnati sui vari fronti) impiegandoli anche per compiti tecnici di alta qualificazione, in una Babele in cui pochi conoscevano la lingua tedesca, è stata un’impresa che meriterebbe studiata ed apprezzata. Oggi ad Auschwitz (località Tychy) gli Elkann posseggono lo scintillante stabilimento Fiat Auto con seimila dipendenti pagati 500 – 600 euro/mese. Venti chilometri più giù, a Bielsko Biala, c’è lo stabilimento Fiat Motori. === Katowice / Kattowitz (a 13 km da Auschwitz / Oswiecin) era ed è la capitale della Slesia ex tedesca, più importante della Ruhr quale fulcro dell’industria del Terzo Reich ed in questo distretto ci sono ancor oggi miniere di carbone ed una industria mineraria imponente, cementifici, industria siderurgica, chimica e metalmeccanica che dava e dà lavoro a circa un milione di persone. Alla BunaWerke di Auschwitz vi lavorò l’ing. Primo Levi con altri 80 mila dipendenti e lì forse gli hanno insegnato un mestiere, cioè produrre gomma sintetica e pneumatici. >>> Ad Auschwitz la IG Farben produceva benzina distillata dal carbone secondo il brevetto della Standard Oil di Rockefeller nonché l’insetticida spray Zyklon B (un cianurato) sostituito dopo la guerra dal DDT americano (un clorurato contaminato da diossine e ora vietato). >>> In considerazione del fatto che non esistevano antibiotici, in quelle circostanze tutto veniva disinfestato per prevenire il tifo. Sembra che l’URSS di Stalin abbia prodotto un agente batterico del tifo ingegnerizzato per fungere da arma batteriologica mentre i soldati dell’Armata rossa erano dotati di scorte di ‘macrofagi’ come antidoto, prodotto a Erevan in Georgia.

    • La tesi dell’articolo è molto chiara, tutto quel ben di dio veniva prodotto tramite, schiavismo, sfruttamento, miseria, indigenza, malattie e morte di molti esserei umani.

      • Ne più e ne meno che con il colonialismo anglosassone, che per l’appunto non è sopravvissuto neanche lui alla caduta del nazismo. Gli inglesi non avevano più scuse per continuare a schiavizzare mezzo mondo dopo aver sconfitto (controvoglia) il nazismo.

        • Il colonialismo inglese continuò ancora per lungo tempo, l’India raggiunse l’indipendenza nell’agosto 1947, ma l’Unione Sudafricana ottenne la piena indipendenza dal Regno Unito nel 1961, il Kenya nel 1963, la Sierra Leone nel 1961 … per non aggiungere che gli imperi coloniali si sono trasformati in imperi economici, che continuano il loro sfruttamento attraverso la moneta e la finanza.

          • Avendo i poteri occulti e i mezzi d’informazione globali dalla propria parte (cosa che i nazisti non avevano) il modello coloniale anglosassone continua ad esistere nel plauso generale, con tanto di “missioni umanitarie” e ONLUS di rinforzo.

  13. Vabbè, è un articolo rafforzato a norma di legge senz’altro, visto che se il negazionismo non fosse punito per legge la teoria di cui “nazismo fase suprema del capitalismo” sarebbe molto più facilmente spernacchiabile.
    Comunque io non capisco:
    1. i genocidi sistematici li hanno fatti un po’ tutti
    2. Le discriminazioni razziali sistematiche le hanno fatte un po’ tutti
    3. Quello che la storia imputa al nazismo non lo ha fatto solo il nazismo…
    ……
    ……
    ……
    Perché ci sfracassano la uallera SOLTANTO con la Shoah e il nazismo????

  14. Sarà per questo che le Ong tedesche protagoniste del traffico di esseri umani nel Mediterraneo sono finanziate da personaggi legati in qualche modo al Nazismo.
    Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
    Detto questo, alla luce di quanto scritto anche in quest’articolo, non si capisce davvero la levata di scudi contro la legge polacca che vieta di affiancare l’aggettivo “polacchi” ai campi di concentramento tedeschi siti in terra polacca o meglio, si capisce benissimo: alcuni discendenti di terza/quarta generazione dei campi hanno visto la possibilità di arricchirsi facilmente chiedendo assurdi risarcimenti allo Stato Polacco (quello Tedesco evidentemente godrà di Alte Protezioni, chissà). Per i sionisti evidentemente vale lo stesso discorso del lupo.

  15. Comunque la si pensi su nazismo e capitalismo, una cosa è evidente: il concetto nazista dello stato, cioè uno stato fortissimo e potentissimo che domina in tutti i settori, è assolutamente inconciliabile con la visione capitalista in cui dominano le multinazionali e lo stato nazionale è ridotto ad un burattino nelle mani delle stesse, come accade nell’Europa contemporanea, dove infatti le destre sovraniste(Orban, Le Pen, Salvini, AFD) sono considerate le maggiori nemiche dell’Europa neoliberista e capitalista. Nazismo e neoliberismo sono entrambe visioni di destra, ma antagoniste e incompatibili tra loro.

    • Quella è una versione contemporanea del turbo-capitalismo, in altri termini del neoliberismo che esalta la deregulation, la globalizzazione, le concentrazioni monopolistiche, l’effettiva libertà di mercato all’ombra del laissez faire di Adam Smith. Hanno fatto la loro sporca scuola gli economisti neoliberisti, come F.A. von Hayek e Milton Friedman.

      • Appunto e questo turbocapitaliasmo o neoliberismo, chiamiamolo come vogliamo, vede come fumo negli occhi i partiti di estrema destra sovranisti alcuni dei quali di ispirazione fascista tipo AFD e Orban e naturalmente viceversa.

  16. La storia si ripete, ringrazio l’Autrice dell’articolo per averci rinfrescato la memoria.

    Arbeit macht frei:
    niente di più vero, ci vogliono più di 40 anni di lavoro per andare in pensione, altrimenti devi fare la fame. Ed è tanto più vero per l’Italia terra di conquista e di smemorati, altrove si va in pensione più facilmente e più dignitosamente.

    • CHI riesce a sopravvivere con il suo lavoro per 40 anni, forse andrà in pensione.
      Ma saranno sempre meno.
      Per ora, fai la fame anche se un lavoro ce l’hai…

  17. Fase suprema non so, ma se gli fosse andata fatta…

    Più cose emergono e più appare la continuità e la determinazione di incardinare il rapporto sociale sulla base dello sfruttamento.

    Dato che avevano qualche problema nei loro Paesi con queste benedette classi sociali, e pure gli anarchici per giunta, questi avidi e poco illuminati capitalisti delle due sponde dell’oceano hanno messo gli occhi sull’Italia prima e sulla Germania poi, due Paesi che si erano costituiti da poco assemblando cento micromondi che si andavano spegnendo, e perciò ancora alle prese con scossoni per lo più superati da francesi ed anglosassoni, ed usciti opportunamente mal ridotti dalla prima guerra, per esserci entrati inopportunamente i primi, o per opera mirata dei vincitori.

    Vedo continuità e un cinico esperimento (anzi due) finito in uno dei modi previsti, anche ia coda di sempliciotti esaltatisi, sempre presenti, era prevista, possono sempre tornare buoni (Ucraina docet): in un mondo appiattito su finalità economiche, non si butta mai via nulla.

    Il racconto, uno dei tanti, udito in gioventù, da una vecchina italiana dell’Istria che da bambina, allo scoppio della WWI, era stata tradotta con gli anziani della famiglia in Austria, di quando, quasi subito, alle donne fu consentito di tornare al paese e di come i vecchi, rasate accuratamente le barbe e i baffi, vestiti da donna con grandi fazzoletti in testa, scialli e borse, ben infagottati e circondati da donne autentiche, fecero parte della comitiva, mi riconcilia un poco con l’umanità, e anche con la guerra.

  18. Mai letto un cumulo di cazzate cosi’ gigantesche .
    L’articolo poi scambia cause con effetti in modo pretestuoso per sostenere delle tesi insostenibili .
    Nella Realtà storica il Nazismo fu proprio l’anticorpo nato per combattere il Capitalismo Terminale che aveva ridotto la Germania ad un popolo di straccioni saccheggiati dall’ Ebraismo filo-sionista corporativo finanziario-industriale che in principio appoggio’ persino la sua ascesa salvo poi scaricarlo e usare tutte le sue forze per distruggerlo .
    I Nazismi in Europa stanno tornando perchè quelli che Hitler definiva come la cricca giudea internazionale che non ha casa in nessun luogo ma che comanda su tutto ha vinto la guerra e sta riportando le cose a come erano agli inizi del 900′ alla schiavitu’ totale capitalista dei popoli ( che sono visti come cose non come esseri umani…il braccialetto amazon è solo l’inizio) . Hitler combattè per tutta la sua vita i Mondialisti Usurai che governano il mondo ma fu sconfitto e relegato alla Damnatio Memoriae .

    «Abbiamo fatto di Hitler un mostro, un demonio. Sicchè non abbiamo potuto sconfessare questo dopo la guerra. Dopotutto, avevamo mobilitato le masse contro il diavolo in persona. Così siamo stati obbligati a recitare la nostra parte in questo scenario diabolico dopo la guerra. In nessuno modo potevamo dire al nostro popolo che la guerra era solo una misura economica preventiva»… Una misura economica preventiva.
    James Baker, ministro degli Esteri USA, 1992

    «Non fu la politica di Hitler a lanciarci in questa guerra. La ragione fu il suo successo nel costruire una nuova economia crescente. Le radici della guerra furono l’invidia, l’avidità e la paura».
    (Generale J. P. C. Fuller, storiografo della Seconda Guerra Mondiale)

    «Il delitto imperdonabile della Germania prima della Seconda Guerra Mondiale fu il suo tentativo di sganciare la sua economia dal sistema di commercio mondiale, e di costruire un sistema di cambi indipendente di cui la finanza mondiale non poteva più trarre profitto».
    Winston Churchill, dal suo libro The Second World War, Berna 1960

  19. “Auschwitz rappresenta in sintesi tutte le politiche del Terzo Reich,
    politiche concentrazionarie, razziali, territoriali, agricole,
    industriali, scientifiche e di sterminio. […]. Espressione della fase suprema del Capitalismo”.

    Articolo che rappresenta (non dico la fase suprema – sicuramente l’autrice avrà modo di superarsi) ma una fase molto avanzata di agonia ideologica da sopravissuti.
    Già sull’originale espressione leniniana “imperialismo, fase suprema del capitalismo”, c’è da discutere. Ma almeno lui la scrisse più di un secolo fa. Ora, sentire qualcuno che nel 2018 situa la fase suprema del capitalismo 70-80 anni fa (ad Auschwitz!), dovrebbe convincere chiunque a mettere un bel pietrone sepolcrale all’ingresso di queste fucine di intellettuali-zombie.
    Non si vede la logica di accostare il lavoro coatto a una presunta fase suprema del capitalismo, quando lo sfruttamento capitalistico si basa esattamente sul presupposto opposto (almeno secondo la lezione di Marx).

    “Il reclutamento di milioni di lavoratori per il lavoro forzato fu una
    pietra miliare del Nazionalsocialismo, all’interno della Germania
    propriamente detta e all’interno dell’intera Europa occupata dai
    tedeschi.”
    “Pietra miliare” di un fico secco! L’imparzialissimo Weiss dovrebbe sapere che si tratta di economia di guerra (totale). O forse dal ’33 al ’39 l’economia tedesca è esplosa grazie al lavoro servile? (In quel caso, avrebbe forse destato meno apprensioni, mi vien da pensare…)
    Di economie basate sul (o meglio, discretamente dipedendenti dal) lavoro forzato, anche in tempo di pace, se ne trova un esempio illustre in quegli anni un poco più a est.

  20. Perfettamente d’accordo, l’oligarchia che governava a livello nazionale, attraverso sfruttamento del lavoro, disprezzo per i diritti umani, e indifferenza per le istanze politico sociali della popolazione, assomiglia molto a quella che oggi vuol governare il mondo a livello globale … gli attori sono sempre gli stessi, monopoli industriali, dinastie imprenditoriali, e complessi economico finanziari … e la politica riveste la funzione di mediatrice d’interessi diversi.

  21. Ritengo molto più utile indagare sul presente.
    Non ha molto senso ricavare da una economia di guerra in corso implicazioni di dottrina economica, saranno sempre prevalenti elementi di necessità che annullano ipso facto l’orizzonte delle scelte.

    • Non mi sembra sia stata solo un’economia di guerra, visto che i campi sorsero poco dopo la presa di potere da parte di Hitler del 1933, quando vennero istituiti in maniera non sistematica e spesso in luoghi provvisori i primi campi di prigionia chiamati dagli storici “wilde” (selvaggi) o “frühe” (primi o precoci) Konzentrationslager, nei quali venivano rinchiusi gli avversari politici del partito nazionalsocialista. I campi rimasero in funzione per un periodo massimo di tre anni ed erano sotto il controllo delle SA, SS, Gestapo, Reichsministerium des Innern ecc.
      Alcuni di questi campi vennero successivamente integrati nel sistema dei campi di concentramento delle SS. Un’eccezione tra questi primi campi fu il campo di concentramento di Dachau che rimase in funzione fino al termine della seconda guerra mondiale e che divenne il prototipo dei successivi Stammlager.
      Il campo di concentramento di Dachau fu il primo campo di concentramento nazista, aperto il 22 marzo 1933 su iniziativa di Heinrich Himmler.
      https://it.wikipedia.org/wiki/Lista_dei_campi_di_concentramento_nazisti

      • Massì, ha ragione lei! Tanto la rigira come vuole.
        Il lavoro forzoso “non è stata solo un’economia di guerra”;
        l’economia tedesca dal ’33 al ’38 fu sostenuta dal lavoro forzoso;
        Schacht sistemò le finanze e l’economia grazie alla manodopera nei frühe Konzentrationslager;
        i disoccupati (che ambivano a rimanere tali) furono impiegati per forza
        ecc …

        • Un laik per la pazienza e la tenacia, passano gli anni e, a dispetto dei dati e della logica, questi parlano ancora nella stessa identica maniera: il capitalismo la schiavitù il nazzzismo….
          Mi spiace per popolo tedesco, che fardello che gli hanno buttato addosso.

          • Non esiste un soggetto chiamato “popolo tedesco”, sono semplificazioni di amministrazione di un territorio, esistono le singole persone e loro relazioni. Le stesse persone che abitano in germania oggi non sono “uguali” ad altre del passato, macchiate di crimini. Poi ci sono le tradizioni, che si tramandano ma anche possono cambiare, non sono “entita fisse”. Ogni persona e’ libera di scegliere.

          • Che non esista “un popolo” è una tua idea, specie se riferito alla mentalità dell’epoca.
            Le “persone che abitano in germania” cioè il popolo tedesco, di oggi e di ieri, sono diverse fattualmente ma moralmente sempre colpevoli. Nella storia sembra esistano solo i tedeschi cattivi, gli altri non vengono associati con tanta assiduità e frequenza al male. Oggi c’e l’euro ma la storia è sempre quella: sono fatti così, nazi proprio dentro. Prova a chiedere a qualcuno più informato di me il motivo di ciò…

          • Ma no, sono narrazioni, esistono le persone con le loro storie personali, gioie, sofferenze, cambiamenti, anche tradizioni…e le loro relazioni. Ognuno unico nessuno uguale all’ altro. Che ci provino ancora, a spacciare fantasie romantiche in funzione demagogica e’ pacifico, ma sempre meno si riesce a fregare la gente, a fargli credere inconsciamente che esistano “soggetti pensanti” di aggregazione a prescindere dalle persone stesse. Non esiste un soggetto statico, sempre uguale a sè stesso chiamato “popolo tedesco”, e nemmeno “italiano” ecc.. sono convenzioni semantiche per fini amministrativi, le persone cambiano, le tradizioni si evolvono (spesso in negativo, purtroppo) si integrano, e anche no, ma non esistono soggetti statici. Esistono nell’ immaginario dei demagoghi in funzione politica di controllo repressivo. Non esiste che le colpe di precise persone, si tramandino alle successive. Sono dispositivi ideologici finalizzati ad inculcare il concetto razzista (biologico per chi tende al materialismo, metafisico per chi crede in entità trascendenti) ma sono balle che cercano di incatenare le persone psicologicamente. “Tedeschi cattivi” e’ una frase senza senso, ma cosi come anche “Nigeriani criminali”. Esistono le persone e la responsabilità individuale, negarlo significa (oltre che tornare a barbari usi e costumi) imprimere stigma sociali alla nascita. Un esempio sono certi fanatici integralisti ebraici, ma sono un esempio di una lunga lista. Chi associa “al male” sono per lo più i diffusori di queste menzogne, grazie al vittimismo mascherato da persecuzione. “Nazi proprio dentro” e’ un motto stupido, infantile. Non e’ questione di “essere informati”, la mamma degli stupidi e’ sempre incinta, ma, fortunatamente, sempre meno, nonostante la propaganda invasiva di tanti eruditi difensori del privilegio.

      • L’accostamento tra capitalismo ed economia tedesca nazista prebellica è ancora più errato, siamo di fronte ad un classico sistema di gestione dell’economia da parte dello stato, con incentivi e sviluppo estremo della domanda interna, siamo all’applicazione più pura dei concetti keynesiani. I tedeschi unirono il dirigismo espansivo alla tradizionale politica di cucitura tra interessi delle grandi famiglie industriali mercantiliste e quelli dello stato.
        Di capitalismo in senso stretto vedo ben poco. Possiamo dire che i Teteski sono stati kattivissimi, e va bene, ma perchè mettere in mezzo il capitalismo come concetto economico nel calderone ?
        Il capitalismo è stato foriero di tante nefandezze, ed ancora ne compirà, forse ci porterà a breve al cupio dissolvi, ma associarlo al nazionalsocialismo in modo cosi superficiale è fuorviante, specie prendendo a parametro il lavoro coatto, che è stata una pratica utilizzata a tutte le latitudini, certo i tedeschi sono stati capaci di portarlo a sistema, ma forse agli altri è mancata la capacità più che la volonta di farlo.

  22. Chiamiamo le cose per nome, Nazionalsocialismo = nazismo ./. che, poi chi lo ha governato, ne ha fatto un’altra cosa di suo stampo a sua immagine, il ripulisti della notte dei lunghi coltelli ha cambiato pagina, era rimasta solamente la follia di uno contro tutti.
    Un pò come la rivoluzione Russa, è nata in un modo e poi è virata in altra maniera.
    Sono le guerriglie di potere a cambiare gli eventi.
    L’Italia Democristiana tutto c’era dentro, mafie, fascisti, mariuoli, tranne lo spirito cristiano.

  23. negli anni ’70 in un mercatino di libri usati mi sono imbattuto in una pubblicazione “scientifica” sulle razze, l’autore mi pare fosse un certo Pende; era costituito da decine di pagine contenente foto di donne nude, solo donne, affiancate le une alle altre, sette otto per foto, tutte nella stessa posizione, in piedi con le braccia lungo i fianchi; non ci vedevo niente di particolare, ma didascalie sotto le foto spiegavano le differenze: longilinee/brevilinee, bacino stretto/bacino largo, ecc . Acquistai il libro e lo feci vedere a mio padre, che dopo una spiegazione mi consiglio di buttarlo e dimenticare quelle pagini umilianti per tutti. Il libro l’ho buttato, ma le pagine non le ho mai dimenticate. E mi sono sempre tenuto lontano dall’argomento: quello che dovevo sapere lo sapevo. Invece no.
    Se non ho capito male quello che hai scritto, le persone che i nazisti hanno utilizzato come schiavi si possono dividere in due categorie: quelli che hanno subito la schiavitù perché costretti con la forza e quelli che lo hanno fatto perché costretti dalla necessità di sopravvivere. E questi ci portano alle forme di schiavitù attuali. Essere oggetti sessuali, prima prerogativa esclusivamente femminile ora estesa al gender con tutte le sue infinite sfaccettature (Pende, in confronto ai signori della teoria gender, era un analfabeta), è una schiavitù subita, accettata o ricercata ? essere complici di crimini politici, industriali, economici, finanziari, amministrativi è una schiavitù subita, accettata o ricercata ? La mia sensazione è che sia una schiavitù ricercata, con molto accanimento, perché è molto ben pagata. E’ una nuova forma di schiavitù che si è affiancata alle altre, proprio quando stavamo sperando di averle debellate. Incolpare il capitalismo è riduttivo: sicuramente è una causa, ma non l’unica né la più potente.

    • Hai ragione, infatti il titolo è volutamente provocatorio, non sarebbe giusto attribuire la piena responsabilità dell’esistenza di Auschwitz al solo capitalismo, anche nella sua fase più esasperata, dato che le concause sono diverse e complesse, ideologiche e razziste, economico e culturali. Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è stato una condizione costante nella storia, ma in alcuni momenti è giunto a livelli insostenibili, soprattutto quando si mischiano insieme nazionalismo esasperato, moralismo calvinista ed economia totalitaria. Neumann ha scritto un libro fulminante sul nazismo, Behemoth, il mostro che secondo l’Apocalisse dovrebbe comparire sulla Terra prima della fine del mondo, un mostro che rappresenta il nazismo, perché tra il 1941 e il 1942, si presentò come una forza inarrestabile, preso il potere in maniera fulminea, sembrava talmente potente da piegare tutta l’Europa ai suoi piedi. L’imperialismo razziale nazista seppe aggregare le frustrazioni collettive generate dalla deludente pace di Versailles, fomentate dalla crisi economica, indirizzandole verso un nemico interno, gli ebrei, e uno esterno, le potenze democratiche europee e il bolscevismo. Ma seppe anche creare un sodalizio tra proletariato e borghesia in vista dello “spazio vitale” imperialistico, e infine offrì ai monopoli industriali grandi opportunità di guadagno. Quindi le dinamiche dell’affermazione e della fulminea fortuna del regime sono molto più complesse.

    • “…essere complici di crimini politici, industriali, economici, finanziari, amministrativi è una schiavitù subita, accettata o ricercata ?…”

      Grande questione che va lontano, e lega tra loro responsabilità lontane e ben mascherate, proponibile ed imbarazzante ad ogni livello.

  24. Certo che non c’è veramente limite alla fantasia surreale di certi commenti e del seguito incomprensibile che ottengono. Bisognerebbe interrogarsi su questo, ma veniamo al dunque. Un articolo a contenuto prevalentemente storico e sociale, nel complesso veritiero, anche se discutibile per alcune affermazioni e alcuni aspetti magari non sufficientemente evidenziati (del resto siamo qui per discuterne), dicevo un articolo del genere usato come strumento per sostenere una presunta deriva nazistoide del M5S, questa veramente non si era mai sentita. Tra poco qualcuno ci dirà, con il massimo candore, che Di Maio è un affiliato a sette segrete naziste che si rifanno alle più lugubri simbologie delle SS, e sta progettando, sempre in combutta con i nazisti di oltreoceano, la riapertura di un nuovo universo concentrazionario in Italia, il tutto naturalmente dall’opposizione, perché intanto ci beccheremo tutti Mister B, Salvini imbavagliato, la Meloni e tutto il resto del partito unico. Ma tant’è, questo è il livello della discussione politica in Italia. Comunque per tornare all’articolo, c’è da dire, semplificando molto, che il popolo tedesco è sempre stato uno strano miscuglio di morale calvinista intollerante e romanticismo nazionalista, perfetto per certe esigenze del potere capitalista, insostituibile per fare la parte del controllore ottuso del gregge ribelle. Così spesso ottuso, da non capire per esempio che un maggior equilibrio nell’economia europea porta vantaggio alla stessa economia tedesca. Qualcuno ha giustificato l’immane sacrificio imposto dai tedeschi a milioni di persone, col fatto che la Germania non poteva fare altro perché era in guerra. Lo stesso Hitler aveva detto che il popolo tedesco meritava di morire, poiché non era stato capace di essere spietato a sufficienza per vincere la guerra. Sono giustificazioni assurde e, per fortuna, la massa della gente, anche nelle tragedie immani come la guerra, trova il modo per sopravvivere a questo modo di pensare. Finora, persino i tedeschi hanno trovato il modo per sopravvivere ai loro stessi incubi da apocalisse terminale ineluttabile, per cui non si vede come l’umanità non possa rigettare certe pulsioni autodistruttive. Capitalismo, schiavismo, sfruttamento, sono probabilmente tendenze insite nell’animo umano, ma non è tanto questo il problema, quanto cercare una qualche giustificazione per loro esistenza.

    • Gix, ti ringrazio per questo commento, pienamente condivisibile … il popolo tedesco, tu dici, è sempre stato uno strano miscuglio di morale calvinista intollerante e romanticismo nazionalista, aggiungerei che ha sempre voluto imporre la propria egemonia economico politica, formatasi sui sistemi del Reich tardo ottocentesco e del prussianesimo. Oggi la Germania è lo stesso paese che ha rappresentato una minaccia per la pace europea, o è intervenuto un cambiamento epocale che l’ha trasformata completamente? Io sarei per la prima ipotesi. Con la caduta del Muro di Berlino è finito il Novecento, il secolo più violento della storia dell’umanità, che ha vissuto due guerre mondiali devastanti, il «secolo breve», com’è stato definito da Eric Hobsbawm. Ma dopo la dissoluzione dell’ordine geopolitico stabilito da Jalta, nel cuore del Vecchio continente è tornata quasi subito la Germania come protagonista assoluta, grazie alla sua superiorità economico finanziaria, derivata dagli inganni della moneta unica, dall’uso del protezionismo sistematico e dalla violazione continua dei trattati. E naturalmente condivide pienamente le pratiche neoliberiste della globalizzazione in atto, sfruttandole però a proprio vantaggio (aumento esponenziale delle esportazioni, bilancia commerciale taroccata), e a danno dei paesi Piigs, troppo ripugnanti per essere ammessi nel gotha delle nazioni ricche. Quindi stesso spirito autoritario, intollerante e nazionalista.

      • Nazionalista in senso lato, nel senso cioè di Stirpe Germanica e non solo nazionalità tedesca. Infatti i paesi “eletti” sono, guarda caso, Svezia, Danimarca, Olanda, Austria, Gran Bretagna, Belgio e Francia (la Francia, o Frankreich, regno dei Franchi, è da considerarsi un paese di schiatta semigermanica).
        Il resto degli europei per loro sono (siamo) Untermensch…

      • Viste le discussioni sollevate, c’è da chiedersi quanto è veramente importante sapere se è il capitale che ha sottomesso il nazismo, o è il nazismo che ha sottomesso il capitale. A parte che bisognerebbe aver vissuto nella Germania nazista per poter dare una risposta equilibrata, ma è evidente soprattutto una cosa, ovvero che il capitalismo ha sempre bisogno di qualcuno che vada in giro per il mondo ad imporre alla gente i suoi principi di sfruttamento e sopraffazione. Se poi si affidi a gente con le uniformi nere e i fucili, piuttosto che a tecnologie moderne molto meno evidenti e proprio per questo più pericolose, non fa molta differenza. Il capitalismo tedesco ha perso la sua influenza sul nazismo solamente negli anni della guerra, dove ovviamente nella concitazione dei combattimenti non c’era più alcun metodo razionale per procedere, essendo il timone politico e militare in mano a soggetti ideologicamente esaltati e senza alcun programma se non di far morire quanta più gente possibile insieme a loro stessi.

  25. Ho smesso subito alle prime righe.Non vale la pena di leggere questa sfilza di propaganda olocaustica.

    • Io sono andato oltre le prime righe, in fiducia. Hai fatto bene a smettere subito. Chi scrive dice: “Ho insegnato storia….”. Mamma mia… in che mani sono i nostri figli!

  26. Confesso a voi fratelli tutti, che odio il nazismo e anche Gengis Khan se è per questo. Per non parlare degli Ostrogoti di Teodorico, mi stanno dove non si può dire…
    Come diceva Bennato quando era una persona seria? “Meno male, che adesso non c’è Nerone….”

  27. Il lavoro mette d’accordo qualunque schieramento: il lavoro è dignità, è lo scopo dell’esistenza, fondamento dello Stato, unica vera religione, chi non lavora non vale niente, serve subito più lavoro, per tutti, per sempre, per crescere e produrre e consumare… Il lavoro rende liberi.

    Però il nazismo fa schifo eh, siam mica nazisti noi, siamo per la libertà. Mica come quelli di prima, e quelli di prima ancora, e ancora…

  28. due cosette giusto per ricordarci la volubilità dell’elettore medio tedesco. Nel 1932 alle ultime elezioni libere in Germania, la sinistra (socialdemocratici, con una storia che parte da Marx per dire e i comunisti) prendono qualcosa come il 30/32% finita la guerra nelle successive libere elezioni del 1949 prendono tra socialdemocratici e comunisti (partito che poi nella Germania Ovest verrà bandito, in ossequio alla democrazia) il 35%. Durante la guerra questo terzo dei tedeschi non ha visto niente ? Intendo i campi di concentramento e sterminio ecc.? Gli andava tutto bene? L’ideologia buttata nel cesso per poi riprenderla dopo? E tutti i cristiani tedeschi? ahhhh

    • Forse ti sei perso che comunisti, alcuni socialdemocratici ed anche alcuni cristiani furono mandati nei campi di concentramento…

      • Non lo metto in dubbio, ma allora chi era quel 35% che ne 1949 ha rivotato per i socialdemocratici, Nosferatu & Compari?

        • Io non so rispondere alle tue domande, ma se ti interessa capire cosa significhi vivere in una dittatura come quella del Terzo Reich, potresti leggere questo libro: “Testimonianze fino all’ultimo: diari 1933 – 1945” di Victor Klemperer. V. Klemperer era un professore universitario, poi sollevato dal suo incarico, che osservò minuziosamente quanto accadeva intorno a lui.

    • Ti perdi un’occasione per riflettere sul funzionamento e sull’efficacia di un controllo capillare dell’educazione e dell’adesione.

      Oggi il consumismo é promosso allo stesso modo, un poco meno rigoroso perché qualche rifiuto non guasta, dimostra anzi il clima di libertà nel quale si sviluppa, ma chi lo rifiuta viene proporzionalmente posto in disparte dal contesto sociale.

      Quando e se, superassimo la società dei consumi, ci sarà qualcuno che obbietterà: “e dov’erano gli oppositori, gli andava tutto bene”?

      • “Ti perdi un’occasione per riflettere sul funzionamento e sull’efficacia di un controllo capillare dell’educazione e dell’adesione”

        Aggiungo: è bene anche rendersi conto dell’esistenza, a quei tempi, della delazione da parte di vicini di casa, colleghi di lavoro e, a volte, di membri della famiglia.

        • I figli a volte, riportando a scuola, senza rendersi conto delle conseguenze, frasi udite in casa, mettevano la famiglia in seri guai, con la conseguenza di un perenne reciproco sospetto anche in casa, e un totale silenzio in presenza di bambini, a tavola…

          Ma tanto gli osservatori improvvisati, portatori di estemporanee certezze, non ci arrivano.

  29. “Himmler ordinò nel luglio del ’42, che tutti gli ebrei polacchi fossero uccisi entro la fine dell’anno”
    Ho letto fino a qui, poi ho capito che la storia l’hai letta su Paperino e ho lasciato perdere. Un po’ di serietà quando si scrive non guasterebbe

    • Non prendertela, su CDC come su altri siti, c’è gente con la puzza sotto il naso ma plagiati dal sistema, che scrive un mare di ca..te e poi ci discute sopra delle giornate come se fossero cose serie. L’unica cosa da fare, a mio parere, è ignorare per il futuro le cose che scrive questa gente.

      • Censura su CDC…

        • E perché non sapete cosa facciamo agli utenti cattivi 🙂
          Frustate sulle chiappe a gogo 😀

          • Spero non essere tra i cattivi allora… Diciamo che tutti i commenti di un utente che non condivideva quanto scritto dalla prof. sono stati cancellati… puff… spariti nel nulla. CDC è un sito di controinformazione, oppure sta dalla parte del Pensiero Unico Globale? Basta chiarire e gli utenti scomodi se ne vanno. Magari tornano a scrivere su Il Fatto Quotidiano. Se uno vale l’altro…

          • Non ci sono utenti scomodi, solo utenti che non rispettano le regole e utenti che le rispettano.
            I commenti ai quali ti riferisci non sono stati cancellati perché in disaccordo con chicchessia, sono stati cancellati perché fuori tema.
            E non bastano due righe in tema per farne passare 20 altre fuori tema, o pensate che siamo tutti imbecilli?
            Per scelta, non interveniamo nel contenuto dei commenti, quindi se il commento è fuori tema lo si cancella in toto.
            Anche questi commenti fuori tema saranno cancellati, se ci sono rimostranze alla moderazione, ci sono gli appositi canali, descritti nelle FAQ e nelle regole che bisogna leggere prima di commentare, come ricordato anche in cima all’elenco commenti.

  30. C’è uno studioso che afferma che il “piano Funk” fu realizzato nel 1944 a Bretton Wood (Georg Zoche). Lo cito solo per evidenziare che ci sono “altre” spiegazioni. Tra l’altro mi sembra che quello che viene chiamato “piano Funk” sia stato solo un discorso orale. (Interessantissima la storia di come si sono svolti i lavori a Bretton Wood e quello che accadde di notte…anche Keynes si lamentò)

    • funk fu membro di rilievo del reich per lunghi anni, esperto di economia aveva congegnato quale sarebbe stato il futuro dell’europa, il nazismo aveva chiare idee di come avrebbe governato l’europa, ma aveva anche precise idee su come avrebbe governato l’est, funk era il responsabile di questi disegni, non si tratta solamente di chiacchiere ad una conferenza, i tedeschi non si muovono alla bisogna, non sanno cosa sia l’improvvisazione, costoro iniziano a pianificare con largo anticipo, quindi si può ben essere certi che avessero pianificato con largo anticipo come avrebbero governato il loro impero.

      • Tutto vero quello che dici. Io mi riferivo soltanto a quel discorso che rese famoso Walther Funk e nel quale illustrava un modello di moneta nuovo a quei tempi. M.Keynes fu incaricato di studiarlo a fondo. Secondo l’autore Georg Zoche, il modello di moneta ideato da Walther Funk servì nei piani di implementazione del dollaro come moneta di riserva mondiale. (Fonte: intervista con Georg Zoche sul canale KenFM.de: “Ken Jebsen im Gespräch mit Georg Zoche”).

  31. Dal momento che l’autrice ha reiterato la sua azione volta a ridurre al silenzio le voci scomode già messa in atto su altra piattaforma, ordinando la cancellazione di commenti ai quali in tutta evidenza non ha gli argomenti e soprattutto le facoltà intellettive per replicare, li ripubblico qui depurati degli accenni alle elezioni e al M5S che hanno dato tanto fastidio.
    Nei loro confronti vige evidentemente il divieto, rigorosamente non scritto, di menzione e di critica. Soprattutto se, come nel caso in questione, questi ultimi sono legati da un filo logico agli argomenti in discussione.
    Ne è derivata una censura vile da parte di chi l’ha richiesta, ottusa e reazionaria di per sé stessa e da parte di chi la applica, oltretutto su commissione e sulla base di motivazioni risibili.

    Se è questa la realtà del momento e di questo luogo, tanto vale stendere un reticolato attorno agli argomenti cui è lecito fare riferimento.
    Dei quali allora è opportuno redigere un’elencazione, ponendo quelli non desiderati all’indice proprio come ha fatto secoli orsono la Santa Inquisizione.

    Così facciamo un bel campo di concentramento del pensiero, e a sorvegliarlo ci mettiamo i nuovi kapò.

    Resta il fatto che a un mese dalle urne l’articolo di denuncia contro i misfatti del nazismo, descritti naturalmente secondo i desideri e le idiosincrasie dei vincitori, è il classico dei classici.
    In genere vi si ricorre in mancanza di idee migliori, per cercare di distogliere l’attenzione da realtà scomode o inconfessabili, nella conseguente tema di batoste, cercando di orientare le coscienze ma senza avere il coraggio di farlo in maniera meno subdola.

    Dunque, questo “articolo”, in realtà scopiazzatura frettolosa,, è innanzitutto un pretesto e poi un mero elenco.
    Di cose arcinote, delle esagerazioni strumentali, nonché delle ambiguità tipiche della narrazione mainstream dell’olocausto e del conflitto mondiale ripresa pari pari, oltretutto trascurando minuziosamente di porle nella necessaria prospettiva storica.

    Così facendo l’autrice finisce col confondere le cause con gli effetti.
    Dato che il nazismo è stato conseguenza del capitalismo che oggi sta reiterando le stesse azioni dell’epoca che ha preceduto quel fenomeno politico.

    Non può esserne la fase suprema proprio perché, lo si voglia o meno, si è schierato contro le potenze capitaliste nell’ultimo conflitto mondiale. Il comportamento di queste ultime è stato il suo vero e unico elemento scatenante, per poi addossare su di esso tutte le loro colpe.

    Il nazismo non è caduto dal cielo, come vorrebbe far credere l’autrice, ma è conseguenza diretta dell’austerità portata alle estreme conseguenze dal cancelliere Bruening, in seguito alle condizioni capestro poste alla Germania dai “paesi democratici”, appunto alla testa del sistema capitalista.

    Quelli che hanno dato al nazismo i soldi per crescere prima e poi per fare quello che ha fatto.
    Preoccupandosi che il complesso industriale nazista non fosse toccato dai bombarbardamenti terroristici dei “liberatori”, concentrati invece su città e popolazione inerme.

    Ora il capitalismo, di fronte al disastro che ha prodotto e a cui non sa come porre rimedio, se non obbligando ad assumere dosi sempre più massicce delle sue ricette catastrofiche, sta facendo di tutto per fomentare un nuovo nazismo. Affinché conduca all’esito sperato, ossia alla guerra che azzererebbe tutto, e se ne assuma anche stavolta tutte le responsabilità.
    La sola, vera differenza, è che se allora è stato il lavoro, oggi è l’Austerità Che Rende Liberi.

    P.S.
    Se invece di pubblicare testi farneticanti e privi del minmo costrutto fin dalle loro basi, redatti senza la conoscenza e tantomeno la comprensione dell’ABC della Storia, l’amministrazione esercitasse una selezione un minimo più rigorosa, eleverebbe il livello del sito.
    Soprattutto cadrebbero i presupposti in base ai quali si è vista forzata a esercitare azioni odiose e fascistoidi, peraltro in maniera similmente pretestuosa, che ne contraddicono lo spirito. Ammesso resti ancora quello della veste originaria, sulla qual cosa è lecito nutrire qualche dubbio.

  32. Redazione perché i commenti sono stati eliminati?
    Anche qui la censura? Il politicamente corretto?
    Il commento del sig. Pistone era equilibrato, nei limiti della continente, pertinente e, sicuramente, faceva riflettere sulla banalità dell’articolo.
    Non mi venite a dire che i commenti violavano la legge sul negazionismo.

    • Leggi le regole, i commenti erano fuori tema, non intendo ripeterlo.
      E, già che ci sei, smetti di entrare con due account, è proibito dalle regole e se succede ancora, sarai bannato in entrambi i nick.

  33. Descrivere fatti avvenuti nel passato cercando di commuovere e spaventare il lettore è ascrivibile alla propaganda e non fa capire realmente gli eventi, diversamente dalla storiografia che analizza freddamente i fatti senza farsi trasportare dalle emozioni.
    La propaganda usa slogans e frasi ad effetto, che magari suonano bene, costruendoci sopra degli argomenti che dovrebbero suffragarle, ma non sempre funziona.
    Nazismo fase suprema del capitalismo, mi sembra una di queste.
    Innanzitutto perchè il nazismo è, per prima cosa, una degenerazione del socialismo, che nasce da movimenti popolari. Mussolini stesso era socialista.
    Il nazismo degli anni trenta, come quello moderno in Ucraina, sono chiaramente regimi antirussi che hanno lo scopo di rovesciare il potere in Russia, e sembra più un arnese delle elites capitaliste, che richiede enormi risorse, da usare all’occorrenza e poi smantellare, come avvenuto in Croazia.
    L’argomento è comunque vasto, con mille sfacettature, e c’è molto da discutere.

    • Non mi sembra che l’articolo abbia voluto fare propaganda ideologica, ho solo raccontato i fatti, e cioè lo sfruttamento del lavoro verso i non ariani, o comunque stranieri nemici, praticato dal nazismo, fin dalle origini, perché il primo campo di lavoro, quello di Dachau, fu aperto nel 1933, quindi questo schiavismo non derivava da esigenze economiche di guerra, se mai dalla politica nazista della difesa della razza. Tutta la storia, dice Hitler nel suo libro “Mein Kampf” (1925), è solo espressione dell’eterna lotta tra le razze per la supremazia. La guerra è l’espressione naturale e necessaria di questa lotta in cui il vincitore, cioè la razza più forte, ha il diritto di dominare. L’unico scopo dello stato è mantenere sana e pura la razza e creare le condizioni migliori per la lotta per la supremazia, cioè per la guerra. E la guerra è l’unica cosa che può dare un senso più nobile all’esistenza di un popolo. Di tutte le razze quella cosiddetta “ariana” o “nordica” è, secondo Hitler, la più creativa e valorosa, in fondo l’unica a cui spetta il diritto di dominare il mondo. Quindi tutte le altre “razze” dovevano essere sfruttate. Inoltre non dovremmo neppure compiere l’errore di credere che queste affermazioni fossero uscite dalla visione surreale di un pazzoide schizofrenico, perché in quel momento della storia le discriminazioni razziali erano condivise da tutta la comunità tedesca ed europea, se pensiamo che il razzismo scientifico era già stato diffuso in Europa a partire dal XVII secolo. Per esempio Joseph Arthur de Gobineau, un francese, nel suo “Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane” (1853-55) individuò l’esistenza di tre razze umane e sostenne che la mescolanza razziale avrebbe inevitabilmente condotto al crollo della civiltà, per cui stabilì anche per primo l’equazione dei termini “razza germanica” e “razza ariana”. Un Borghezio ante litteram?? Quindi Hitler non è stato il solo razzista dell’epoca, se mai l’ultimo, e quello che ha messo in pratica teorie molto diffuse in tutta Europa.
      https://it.wikipedia.org/wiki/Razzismo_scientifico#Arthur_de_Gobineau

      • Rosanna, una volta ti avevo perfino fatto i complimenti… Ora li ritiro. Non è che spulciando qualche articolo e poi scrivendoci sopra, si diventa esperti della materia… Al massimo se si tratta di un tema scolastico, si può passare con un sei, dato per generosità e incoraggiamento… Purtroppo per esperienza, so che il nostro passato storico, la sua comprensione scientifica ci è preclusa, e dunque meglio lasciar perdere… NON leggerò più i tuoi articoli che mi sembrano alquanto pretenziosa… Se mi occorre sapere, dispongo di ben altre fonti, che non dover avere da te lumi di cui tu stessa hai bisogno per prima… Addio! Sei confusa, e non capisci neppure le cose di cui scrivi…

      • Appunto, gli argomenti andrebbero contestualizzati rispetto all’epoca in cui sono accaduti gli eventi.
        Infatti è propagandistico scandalizzarsi per il mein kampf guardandolo con gli occhi di oggi, sapendo benissimo che all’epoca erano argomenti diffusi che non destavano scandalo.
        Così come pensare che nei lager la vita fosse un inferno e fuori dai lager ci fosse il paradiso.
        La vita era dura dentro e fuori.
        Logicamente, per gli standard attuali, la vita e il lavoro nei lager appaiono un crimine assoluto, ma per chi era fuori, all’epoca la vita era dura comunque, fatta ugualmente di fame, di stenti e di tragedie.
        Come andare a chiedere ad un italiano che vive in automobile cosa ne pensa dei centri di accoglienza per migranti.
        Il discorso sulle razze poi, è molto strumentalizzato e abbastanza complesso. Per esempio non è vero che tutti gli ebrei fossero contro il nazismo, anche loro erano divisi.
        Hitler, fondamentalmente aveva un compito, invadere e piegare la Russia. Ha fallito ed è stato eliminato.
        Nè più nè meno come Saddam Hussein che ha perso la guerra con l’Iran, per conto dell’occidente, ed ê stato eliminato dall’occidente stesso.

        • Non esageriamo, c’è differenza tra una vita difficile e uno sterminio di massa, i crimini di guerra sono crimini, sia che siano stati prodotti da forze naziste, che da forze comuniste. E se tutti gli ebrei non erano contro il nazismo, questo sta a dimostrare che c’era differenza tra la vita dei lager, e quella vissuta in maniera libera, anche se sottoposta alle severe condizioni di un regime autoritario. Il paragone tra Hitler e Saddam Hussein poi non regge, perché quest’ultimo appartiene ad un tempo decisamente diverso, e qui sei tu a peccare di quella mancanza di contestualizzazione, che attribuisci a me, e poi Saddam non ha scatenato nessuna guerra mondiale.

          • Mi pare che esagerato sia parlare di sterminio, inteso in quanto tale.
            Lo scopo principale dei lager era quello di far lavorare le persone per sostenere lo sforzo bellico, non sterminarle indiscriminatamente e senza motivo.
            Certo, ne morivano a bizzeffe, ma l’obbiettivo era produrre non ammazzare.
            Per chi stava fuori, la vita era comunque difficile. Se non eri al fronte a combattere dovevi comunque lavorare per la guerra e campare in condizioni difficili, tali da consentire di non essere neanche sfiorati dal pensiero di cosa stesse succedendo nei campi.
            Con Hitler e Saddam, ritengo, che pur su scale differenti, la strategia usata sia molto simile. Ossia essere finanziati dall’occidente per combattere una guerra contro il nemico principale dell’occidente stesso, perderla, e venire invaso e deposto per non far finire il paese in mano del nemico principale.

          • Ma sì, al netto di qualche incidente di percorso costato milioni di morti, tutto sommato i nazisti erano pur sempre carini e coccolosi …

          • Vabbè, se uno non ce la fa proprio, non ce la fa davvero … A separare l’informazione dalla propaganda.
            Brutta cosa le gabbie ideologiche,
            Dimenticavo … Siamo in campagna elettorale.
            Ecco la spiegazione!
            Tutto il finto antifascismo è mobilitato per non perdere il potere.
            Le brigate fiano sono in azione

          • Bravo hai centrato proprio il bersaglio … Fiano chi ??

          • Infatti, tutte queste menate antifasciste ultimamente …. Porteranno acqua al mulino di Di maio.
            O al pd?

          • Infatti è per invertire la tendenza verso il cdx che è saltato fuori il tormentone del baubau fascista.

          • Pensavo tu avessi studiato la storia su Paperino, invece adesso sono sempre più convinto che l’hai studiata su Topolino. Molto male, per giunta. Forse è meglio che tu scenda dalla cattedra e ti rimetta sui banchi di scuola. Sempre che tu riesca a liberare la mente…

  34. Un indagine dopo tutti questi anni meriterebbe una visione un pochino più ampia. Chi ha tirato i fili, quale fase storica era – condizioni sociali-economici in questo paese. Chi ha finanziato le forze che sono arrivate al potere? Per inquadrare e capire meglio non è male indagare in seguito la nuova mappa, a favore di chi e cosa?
    Cito: I nazisti furono finanziati dalle classiche famiglie che finanziarono anche gli Alleati che si “opposero” a Hitler. I Rothschild furono al centro di tutto questo, ed operarono ancora una volta attraverso i propri canali inglesi, statunitensi e tedeschi. La Standard Oil, controllata dai Rockefeller, coincideva, in effetti, con la I.G. Farben, il gigante chimico di Hitler che gestì il campo di concentramento di Auschwitz.La I.G. Farben era il nucleo della macchina da guerra nazista e furono le sue avanzate conoscenze tecnologiche, che aveva acquisito dalla Standard Oil, che permisero a Hitler di combattere la guerra. Tra queste conoscenze figurava anche il know-how necessario a trasformare le vaste riserve carbonifere tedesche in petrolio. Altri rifornimenti petroliferi furono forniti alla Germania dalla Standard Oil attraverso la Svizzera, centro finanziario e roccaforte della Confraternita. Il presidente della Standard Oil del New Jersey (oggi Exxon), era William Stamps Farish, un intimo amico di Hermann Schmitz, presidente della I.G. Farben. Il nipote di Farish, William Farish III, appartiene alla ristretta cerchia che ruota intorno a George Bush e riceve in casa propria anche la regina d’Inghilterra e il principe Filippo. …http://www.lastoriavariscritta.it/chi-finanzio-hitler/#sthash.xh1Uid8h.dpbs Non ho mai citato l’autore, ma in questo caso valeva la pena, tanti spunti ( anche per indagare) in un testo relativamente breve.

    • Grazie per l’approfondimento, però potrà essere utile per aprire un altro tipo di disamina sul nazismo, che magari si occupi delle sue radici economico finanziarie, e delle lobby produttive che avevano l’interesse di finanziarlo … io mi sono occupata di un altra tesi, che ha cercato di individuare lo sfruttamento dei lavoratori stranieri nell’universo concentrazionario nazista, sfruttamento che rasentò in molti casi lo schiavismo vero e proprio. Comunque vedo che la I.G. Farbeni, da me citata, ritorna anche nel tuo approfondimento. :):)

      • ‘radici economico finanziari’ be’ avevi dato qualche input,.
        I primi campi sono stati aperti anni venti, ancora prima di Hitler e il nazismo. Credo che la storia sia davvero da riscrivere, e con grande cura.

        • Il sistema concentrazionario, con campi di lavoro schiavizzato e campi di sterminio sorse sotto i regimi totalitari nazisti e comunisti … tant’è vero che il primo campo fu quello di Dachau, sorto nel 1933, anno della presa di potere di Hitler.

          • Se vogliamo imparare qualchecosa da questa epoca – e visto che incontriamo ancora oggi certi nomi responsabili degli stermini di massa odierni,(BAYER vedi IG Farben) un passo indietro e mappare in senso più ampio mi pare d’obbligo. La Deutsche Bank per esempio era finanziatore di Ausschwitz. https://www.theguardian.com/business/1999/feb/05/14 Chi era padrone delle massmedia dell’ epoca? E’ una grande scachiera, e i player stranamente tornano sempre, più o meno. dei campi avevo letto tempo fa, che i primi campi di reclusione erano creati anni venti, ma non trovo più dati oggi, purtroppo non ho salvato anni fa. Il mio ingresso in rete era con questa tematica. Quindi come non detto.

  35. Il regime?
    Le cose sporadiche e disorganizzate?
    Tutto nasce e si evolve (con un disegno?) .
    Complimenti per il tuo immenso impegno, non solo nel proporre il tuo elaborato, ma seguire anche e con grande intensità ed impegno i comment. Grazie

  36. Veramente, visto che questo piano odierno di schiavizzazione ha matrice finanziaria ed arriva da oltreoceano, di cui l’Europa è una meschina colonia, e si sa la finanza d’oltreoceano nelle mani di chi è, possiamo affermare il contrario, cioè che qualcuno all’epoca ebbe la vista molto lunga e tentò seppur con metodi molto discutibili, veri per legge, di scongiurare il pericolo.

    • Dietro funk ci sono gli stessi, a cui fai riferimentoanche tu, allora come oggi i bankieri di zion, il progetto di schiavizzazione dell’intero genere umano non è cambiato da quando ai rothschild venne concesso il privilegio di battere moneta, tale progetto prosegue tra alti e bassi, funk e l’€u sono due tentativi all’apparenza diversi, ma la regia è sempre la stessa, basterebbe al riguardo citare le corporation anglo-sioniste, anche loro le stesse con poche mutazioni di ordine societario ma nelle mani dei medesimi padroni.