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Morte di Vincent Lambert: “Un misto di tristezza e di serenità”

INTERVISTA A MICHEL ONFRAY

michelonfray.com

Qual è stata la Sua reazione alla notizia della morte di Vincent Lambert ?

Un insieme di tristezza e di serenità. Quest’uomo è diventato sicuramente suo malgrado un uomo pubblico del tutto contro il suo volere, se posso usare qui un’espressione che mi sembra purtroppo adeguata… L’immagine di lui sul suo letto, la testa rivolta verso un apparecchio fotografico, lo ritrae con uno sguardo morto e lontano dal mondo. Era la faccia di un morto vivente. Quello che ho visto poi era quello stesso volto in pace, finalmente con gli occhi chiusi. Mi sono ricordato che la sua volontà di non sopravvivere in caso di morte vegetativa era stata tradita dai suoi parenti che hanno utilizzato il suo caso come un’occasione per combattere la loro battaglia cattolico integralista. Ho pensato a sua moglie che deve assaporare la pace interiore di una sposa nel vedere finalmente realizzato il desiderio di suo marito di cui ella era la tutrice, cosa di cui la legge si è presa gioco per tanti anni. Ho considerato la sua dignità in tutta questa vicenda. Ho pensato anche a suo figlio che ha 10 anni e che finalmente potrà avere la tranquillità che segue questa lunga isteria mediatica.

La madre Viviane e il gruppo di quelli che si opponevano all’interruzione delle cure hanno denunciato un atteggiamento vicino a quello del nazismo, parlano dell’assassinio di un handicappato. Il loro punto di vista è cattolico ma le loro argomentazioni possono avere senso anche per quelli che non sono credenti come Lei?

Questa famiglia cattolica integralista mi stupisce perché ho letto che Vincent Lambert era il frutto di un amore adulterino. Ha vissuto i suoi primi sei anni con due padri. La coppia di amanti finirà per risposarsi e il padre biologico riconoscerà suo figlio. Non ho niente da ridire su tutto ciò. Semplicemente ho dei problemi con i cattolici tradizionalisti che si accoppiano fuori dal matrimonio, tradiscono i loro coniugi, fanno nascere dei bambini da queste relazioni adulterine, mettono i loro bambini in scuole tradizionaliste e poi, senza vergogna, danno lezioni di virtù a tutto il mondo! Ognuno ha diritto di vivere in contraddizione con i valori che afferma di onorare. Ma che questa gente poi non pretenda di gestire la vita altrui in nome dei suoi valori finti. Queste persone che parlano di ” nazismo “, di “crimine di stato”, “omicidio ” mentre la loro vita contraddice le idee che professano, ai miei occhi non sono credibili su niente.

I problemi specifici nel caso Vincent Lambert, soprattutto il conflitto tra sua moglie Rachel e sua madre Viviane lo rendono unico? o resta rappresentativo del dibattito riguardante il fine-vita?

Vincent Lambert e sua moglie, coscienti di ciò che è una morte cerebrale, dato che lavoravano entrambi in un ospedale, avevano deciso una linea chiara nel caso in cui ciò che è purtroppo capitato a Vincent Lambert fosse capitato a uno o all’altro dei due. Sua moglie era la sua tutrice. Se sua madre non lo avesse preso in ostaggio per servirsene a difesa delle sue idee integraliste, non potrei spiegarmi come mai per un decennio ci si sia presi gioco delle ultime volontà di un uomo a proposito della sua morte e come ci si sia ugualmente presi gioco di sua moglie che testimoniava la volontà del marito. Finché non ci sarà una legislazione chiara a questo proposito, ci sarà posto per questi deliri familiari.

Qual è la Sua posizione? Le è capitato di cambiare opinione sull’argomento?

Purtroppo ho dovuto affrontare questo problema nel periodo di ottima salute della mia compagna, nel periodo della sua decadenza, della sua agonia e delle sue ultime ore. Non ho dubitato un solo attimo della correttezza di ciò che lei e io avevamo scelto l’uno per l’altra più di trent’ anni or sono. Ma riconosco il diritto di ciascuno a cambiare opinione: quello dei sostenitori dell’eutanasia che, a fine vita, difendono le cure palliative, ed anche il caso esattamente opposto. La vicinanza della morte reale dà il diritto di contraddirsi.

Nel Suo libro “Il lutto della malinconia”, Lei racconta la lunga malattia e la morte della Sua compagna Marie Claude. Avevate affrontato insieme l’argomento del fine vita?

Certamente. E ciò di cui io vi parlo in questo momento si alimenta di quell’esperienza. Faccio parte di quelli che hanno affrontato il problema fuori dalla malattia, dentro la malattia e quando la morte è presente nella camera di ospedale dove attende il momento di impadronirsi dell’essere che noi amiamo.

Come è avvenuta la sua morte? Qual è stato il comportamento dei medici? Lei ha deciso di ricorrere all’eutanasia?

Avere la morte al proprio fianco cambia le cose.. Non ci sono più spiegazioni franche, chiare, e cose dette esplicitamente. Bisogna allora appoggiarsi ai silenzi, al non detto, agli sguardi, ai sospiri e a tutto ciò che attiene alla comunicazione non verbale. Questo, certamente e purtroppo, lascia spazio all’interpretazione, dunque al fatto che si possano prendere i desideri per la realtà, e si congedi la realtà, che non la si voglia vedere in faccia e per far questo si mettano in campo dei meccanismi di disconoscimento. È stato necessario che i medici mi dicessero esplicitamente che Marie Claude sarebbe morta entro poco tempo perché attivassi il dispositivo riguardo al quale lei e io eravamo d’accordo da sempre. Ho chiesto al medico che mi annunciava che lei avrebbe vissuto meno di tre settimane di aiutarmi perché lei non lo sapesse, perché non ne soffrisse e per aiutarla a passare dalla vita alla morte senza che se ne accorgesse. Questo medico allora mi ha risposto che quello che le domandavo era illegale e che lei -era una donna – non poteva dar seguito alla mia richiesta. Allora le ho chiesto se annunciare la morte di una persona al suo compagno, lasciandolo da solo ad affrontare questi eventi fosse ancora un atteggiamento umanitario. Lei ha insistito nel suo atteggiamento. Allora ho fatto intervenire un amico medico che ci ha aiutati.

Pensa che la situazione attuale in Francia (in Italia non è molto diverso) sia ammantata di una certa ipocrisia? E che ne pensa delle esperienze del Belgio o della Svizzera per esempio?

Penso che questa faccenda sia una questione di basso opportunismo politico. La sinistra se ne impadronisce ogni volta che è in campagna elettorale. Poi una volta che è al potere non fa niente. È un classico…La questione però non è essere favorevoli o contrari all’eutanasia, ma in favore o contro la sua legalizzazione poiché l’eutanasia si pratica già, fuori dalla legge, a discrezione delle équipe mediche, in tutti gli ospedali! La legalizzazione non sarebbe la porta aperta agli eccessi: è l’assenza di legalizzazione che apre ogni giorno la porta agli abusi. Il Belgio e la Svizzera indicano una buona via.

Settimana del 12 luglio 2019

Michel Onfray ha risposto ieri (11 Luglio 2019) alle domande del quotidiano transalpino Corriere della Sera dopo l’annuncio della morte di Vincent Lambert. Pubblichiamo la traduzione in francese di questa intervista pubblicata in origine in italiano

Fonte: https://michelonfray.com/

Link: https://michelonfray.com/interventions-hebdomadaires/mort-de-vincent-lambert-un-melange-de-tristesse?mode=video

luglio 2019

 

Scelto e tradotto dal francese per www.comedonchisciotte.org da GIAKKI49

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.