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Michel Houellebecq, uno Spengler ottimista in cerca di una via di scampo per l’Occidente

DI MATTEO FAIS

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Una cosa è certa: la maggior parte della letteratura europea – e quella italiana come nessun’altra – non si occupa della realtà. Oggi come oggi più che mai si potrebbe dire si realizza il principio dell’arte per l’arte, ovvero di una messa al bando dei contenuti privilegiando il gioco creativo. Il che non sarebbe per forza negativo, se non fosse che manca la base di tutto, ossia l’arte.

In alternativa, esistono una narrativa e una poesia senza qualità volte ossessivamente, per ordine di partito, a restituirci la giusta immagine del migrante – a quanto pare noi, autonomamente, non saremmo in grado, perché affetti da una percezione distorta che ci porta a decuplicarne il numero e a vederli tutti sporchi e cattivi.

Per grazia divina, a questo ridicolo coro di Saviani, Baricchi, e altri PIRLAndelliani personaggi vari, si contrappone l’unico scrittore europeo attuale che davvero meriti di passare alla storia, Michel Houellebecq. Pochi giorni fa, il francese ha ricevuto a Bruxelles il Premio Oswald Spengler, ovvero un riconoscimento che prende il nome dal grandissimo filosofo che scrisse quella pietra miliare il cui titolo è oramai parte dell’immaginario collettivo: Il tramonto dell’Occidente. Il Foglio, con Giulio Meotti, ne ha dato conto in esclusiva.

Che Houellebecq fosse un figlio di Spengler nessuno dei suoi lettori più accorti l’ha mai dubitato. Lui, però, con la sua consueta ironia che non si accontenta mai di riaprire semplicemente la ferita – deve pure metterci il dito nella piaga –, ha tenuto a sottolineare che “il termine declino nel mio caso è ancora troppo delicato […] il mondo occidentale nel suo insieme si sta suicidando”. Come dargli torto! Inutile precisare, pertanto, che questo premio è meritatissimo.

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Pubblicato da Davide

Un commento

  1. Sul testo completo noto alla fine una frase: “Il comunismo, al contrario, “era una specie di falsa religione, un cattivo sostituto, non una vera fede, sebbene avesse la propria liturgia”.

    Dà l’idea che all’autore non piacciano a priori i comunisti. Le altre religioni hanno qualcosa di buono, ma il comunismo no.

    Mi sembra tutto sommato corrispondente ad altri commentatori (anche qui, es. articoli su Bolsonaro) per i quali chi non la pensa come loro è “fascista”, il male assoluto.

    Per Houellebecq il male assoluto sembra essere il comunismo.
    Ognuno ha i suoi tabù, i quali di solito sono visti con più chiarezza dagli altri.