Mentre il potere e il controllo della narrazione sfuggono di mano, l'Occidente ridefinisce le vecchie norme

Mentre il potere e il controllo della narrazione sfuggono di mano, l'Occidente ridefinisce le vecchie norme

Simplicius
simplicius76.substack.com

Un “professore di diritto costituzionale” dell’Università di Hofstra ha scritto un editoriale per il Washington Post intitolato “Con l’Iran, il diritto internazionale ha perso la sua credibilità: i giuristi internazionali difendono un quadro normativo incapace di cogliere le reali differenze morali in materia di guerra”.

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Il testo cerca di delineare una nuova concezione dell’equivalenza morale per l’era post-GWOT [Guerre Globali Contro il Terrorismo], in cui il diritto internazionale viene liquidato come un’anticaglia rigida e obsoleta. Al suo posto, sostiene l’”esperto”, andrebbe costruito un sistema che tenga conto di interpretazioni sfumate di concetti più astratti come la “legittima difesa”. Egli sostiene assurdamente che gli atti unilaterali di aggressione degli Stati Uniti degli ultimi decenni non violerebbero alcun “diritto internazionale” nel nuovo quadro, poiché sarebbero giustificati da una serie di ragioni capziose. L’“aggressione” della Russia contro l’Ucraina, naturalmente, rientra nel quadro precedentemente inteso come atto illegale e criminale secondo il diritto internazionale.

L’articolo è principalmente un’apologia degli attacchi criminali di Trump contro l’Iran. L’autore sostiene che si potrebbero avanzare molte “controargomentazioni” sul perché gli Stati Uniti sarebbero giustificati in questi attacchi nonostante il “diritto internazionale” – o più specificamente l’articolo 51 dell’ONU – affermi che solo gli attacchi per legittima difesa sono considerati legittimi. Le “milizie” iraniane hanno attaccato le forze statunitensi, conclude l’autore, il che dovrebbe essere interpretato come un esercizio di legittima difesa da parte degli Stati Uniti.

Il diritto internazionale che disciplina l’uso della forza si è cristallizzato in una dicotomia formale. Un attacco è o legittimo o illegittimo.

Ebbene, di solito c'è un motivo per cui i codici giuridici sono concepiti per essere inequivocabili: proprio affinché individui ambigui come l’autore di questo articolo non abbiano il potere di corrompere la legge con le loro “creative” reinterpretazioni.

Ma poi continua:

Nella dottrina c'è poco spazio per distinguere tra usi della forza profondamente diversi. Secondo un'interpretazione rigorosa, sia l'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia sia un attacco limitato degli Stati Uniti volto a scoraggiare l'uso di armi chimiche da parte della Siria sono entrambi illegali. Anche l'intervento della NATO in Kosovo — intrapreso per fermare la pulizia etnica — viene condannato come una violazione della Carta. Nel frattempo, la Carta ha sorprendentemente poco da dire sulle catastrofiche guerre interne in Sudan o in Myanmar. E la sua applicazione ad una potenziale invasione cinese di Taiwan solleverebbe questioni tecniche di riconoscimento e di statualità che potrebbero persino favorire l’aggressione della Cina.

Si noti come egli rielabori gli eventi in modo opportunisticamente arbitrario: gli attacchi barbarici della NATO contro la popolazione civile serba vengono definiti “intervento”, l’ipotetica riconquista di Taiwan da parte della Cina è un’”invasione”. Alle azioni della Russia in Ucraina viene attribuita, secondo la linea editoriale dei media filo-regime, la caratteristica di essere “su vasta scala”, mentre quelle degli Stati Uniti in Siria sono “limitate”. Una comoda selezione selettiva tralascia, per qualche motivo, le operazioni “limitate” in Iraq, Afghanistan o Libia.

Il problema non è che i governi ignorino il diritto internazionale. È che gli esperti di diritto internazionale si sono troppo spesso rifugiati in un rigido formalismo che rifiuta di confrontarsi con le differenze morali e strategiche che tutti gli altri possono vedere.

Ma la nostra "autorità morale" ritiene di essere l'unica a poter esprimere un giudizio perentorio su queste questioni. Nella mente di un propagandista così delirante, l'orrendo genocidio di Gaza perpetrato da Israele dopo il 7 ottobre verrebbe classificato come un atto di “difesa” perché era una risposta all’operazione (ridicolmente piccola) di Hamas. Ma l'operazione di Hamas stessa – sorpresa, sorpresa – non rientrerebbe nella “legittima difesa” nonostante tutti gli anni di ingiustificata aggressione israeliana contro la Palestina. Questi sono i tipici giochi di atroce e arbitraria equivalenza morale che i burattini dell’impero, come dimostra l’autore, mettono in atto per fabbricare il consenso necessario alla continua barbarie dell’Impero in tutto il mondo.

Il problema di questo “allargamento” delle definizioni è che permette di far passare praticamente qualsiasi giustificazione. Il rapimento illegale da parte degli Stati Uniti del presidente in carica, legittimamente eletto, di una nazione sovrana come il Venezuela? Giustificato in nome della “legittima difesa”, perché un presunto cartello della droga può essere utilizzato per sostenere che il Venezuela stesse indirettamente “attaccando” gli Stati Uniti. In questo modo, qualsiasi nazione al mondo può facilmente inventarsi le proprie giustificazioni ad hoc per entrare in guerra contro i propri vicini. Forse anche l’Ucraina e Taiwan stavano contrabbandando droga in Russia e in Cina, ecc.

E si scava un buco ancora più profondo:

Un approccio più onesto riconoscerebbe che il jus ad bellum — le condizioni alle quali gli Stati possono ricorrere alla guerra — si basa già su giudizi morali. Distinguiamo istintivamente tra il tentativo della Russia di cancellare la sovranità ucraina e altri usi più limitati della forza, come l’attacco statunitense della scorsa estate agli impianti nucleari iraniani. Distinguiamo tra interventi umanitari e guerre di conquista, tra necessità difensiva e opportunismo strategico. Il diritto dovrebbe essere in grado di articolare queste differenze piuttosto che fingere che non abbiano importanza.

Quindi, l’invasione russa dell’Ucraina avrebbe avuto lo scopo di “cancellare la sovranità dell’Ucraina”, mentre l’invasione israeliana di Gaza – che mira apertamente a cancellare la cultura, la nazionalità, l’esistenza del popolo palestinese, ecc. e a sottoporlo ad una vera e propria pulizia etnica in una terra diversa – sarebbe del tutto giustificata secondo la distorta interpretazione del diritto internazionale data dall’autore.

Senza contare che l’invasione russa dell’Ucraina è stata ufficialmente condotta proprio per le stesse ragioni dell’attacco statunitense agli impianti nucleari iraniani menzionati dall’autore: entrambi miravano a neutralizzare una minaccia imminente. Solo che nel caso della Russia, quella minaccia era immediata e diretta alla patria, che di fatto confina con la nazione da cui la minaccia proviene. Gli Stati Uniti si trovano dall’altra parte del globo rispetto all’Iran e l’Iran non possiede, come è verificabile, armi in grado di raggiungere il territorio statunitense. L’autore capovolge completamente la sua equivalenza: è chiaro che la Russia possiede un caso di jus ad bellum ben più reale rispetto agli Stati Uniti, che, in realtà, agiscono sotto la sponsorizzazione di una potenza straniera diversa – in questo caso Israele.

L’articolo si conclude con un rammarico sul fatto che gli attacchi illegali e immotivati degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran “si collocano dalla parte sbagliata” dello spettro interpretativo del diritto internazionale. L'autore chiede che il sistema venga rielaborato in modo tale da rendere più facile distorcere arbitrariamente le interpretazioni e ridefinire norme consolidate da tempo, affinché il comportamento criminale degli Stati Uniti e di Israele possa continuare a ricevere un’approvazione automatica, mentre le azioni legittime dei loro nemici vengono condannate in modo indiscriminato come “illegali”:

L'attacco statunitense-israeliano all'Iran ricade probabilmente dalla parte sbagliata dell'interpretazione tradizionale della Carta. Ma, se tale conclusione rende la legge incapace di distinguere in modo significativo tra i conflitti in Ucraina e in Iran, il problema è più profondo di qualsiasi singolo episodio.

L'autorità del diritto internazionale dipende in ultima analisi dalla sua capacità di allineare il giudizio giuridico alle intuizioni morali ampiamente condivise sulla guerra e sulla pace. Se non è in grado di farlo — se insiste nel trattare conflitti profondamente diversi come dottrinalmente intercambiabili — non limiterà in modo significativo gli Stati potenti. Né avrà la chiarezza morale necessaria per condannare una vera aggressione quando si verifica.

Questo modo di pensare è diventato emblematico della recente tendenza in Occidente a snaturare sempre più lo “Stato di diritto” o a reinterpretare i concetti fondamentali delle norme civili per favorire l’espressione imperialista.

L’UE, ad esempio, starebbe valutando una nuova iniziativa volta ad istituire un sistema “a più livelli” per l’adesione all’Unione, che minerebbe dal punto di vista amministrativo la cosiddetta natura “democratica” del blocco, consentendo a diversi Paesi di operare con livelli di adesione differenti:

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Lo scopo, se non l’avete ancora capito, sarebbe ovviamente quello di impedire a Stati sovrani come l’Ungheria di ostacolare le iniziative di centralizzazione totalitaria del potere dell’UE, abbassando di fatto il “livello” di qualsiasi Paese che si rifiuti di stare al gioco:

Sebbene l’UE abbia tradizionalmente cercato di avanzare all’unisono (o almeno di fingere che fosse così), l’idea di procedere verso un’Europa a più velocità sta prendendo piede. I leader, riuniti questo mese nella campagna belga per un ritiro informale, hanno cautamente appoggiato l’idea che alcune riforme dovrebbero essere portate avanti da un gruppo più ristretto di Paesi.

“Spesso procediamo alla velocità del più lento”, ha detto ai giornalisti la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “Il modello di cooperazione rafforzata evita questo”. Nel gergo dell’UE, “cooperazione rafforzata” significa “al diavolo voi e le vostre obiezioni, lo faremo comunque”.

La parte in grassetto sopra lo spiega chiaramente.

L’autore osserva che questa idea è in gestazione da tempo, ma, a quanto pare, solo il recente periodo costellato di crisi ha spinto l’apparato di Ursula ad accelerare i propri piani.

Da un altro articolo pubblicato in precedenza su Politico:

L’Unione Europea, già alle prese con molteplici crisi geopolitiche, sta cominciando a rendersi conto che non può affrontarle se agisce solo quando tutti i 27 Paesi membri sono d’accordo. Dalla difesa all’energia agli investimenti, la Commissione Europea, che stabilisce le regole, e i governi nazionali, che dovrebbero attuarle, si trovano con le mani legate.

Il primo articolo si conclude in modo spiritoso con una rappresentazione di come potrebbe essere la situazione:

Livello Platino

Cosa ottenete…

  • La possibilità di accelerare ogni processo, da quella che questa settimana chiamiamo “unione dei mercati dei capitali” fino alla creazione di un esercito dell’UE.
  • Pieni diritti di voto.
  • Possibilità di scegliere il proprio commissario senza contraccolpi da Bruxelles (sia che vogliate seguire il percorso tradizionale del “vecchio signore bianco”, sia che vi sentiate audaci e abbiate voglia di puntare su una “scelta problematica” (completa di un passato discutibile che potrebbe o meno includere dichiarazioni razziste/sessiste/omofobe e/o post sui social media), o persino sulla scelta sempre più popolare di una figura “chiaramente inadatta al ruolo”.
  • 10 anni di iscrizione garantita al Platinum Club, senza possibilità di recedere (questo è stato aggiunto su richiesta di Emmanuel Macron, poiché a quanto pare nel 2027 in Francia accadrà qualcosa che potrebbe avere un piccolissimo impatto sull’UE).
  • Uso 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dell’eliporto sul tetto del Berlaymont [la sede della Commissione Europea].
  • Chef personale per soddisfare ogni vostro capriccio culinario durante i vertici dell’UE.

Livello Business

Cosa ottenete…

  • Possibilità di entrare a far parte del gruppo Fast-Track su richiesta (fino a tre volte prima di passare automaticamente al livello Platinum).
  • Pieni diritti di voto.
  • Possibilità di scegliere tra due candidati alla carica di commissario europeo (un uomo e una donna), ma potete ignorare il preferito della Commissione e scegliere semplicemente il tipo noioso.
  • 20 tirocinanti del Blue Book [i tirocini retribuiti della Commissione Europea], che si radunano fuori dalla sede del Consiglio quando arrivate per i vertici UE e che vi acclamano per cercare di ingannare la gente facendogli credere che sia arrivato qualcuno di importante.
  • Cibo tradizionale dei vertici UE (ma avete diritto ad un pasto all'anno a base di cucina nazionale).

Livello base

Cosa ottenete…

  • Un posto al tavolo del Consiglio (i membri Platinum si riservano il diritto di chiedervi di andarvene se dovesse emergere una questione particolarmente delicata).
  • La promessa del diritto di voto (un giorno).
  • Un commissario europeo che rappresenti tutti i Paesi membri Basic. La scelta del Paese dipenderà da quale capitale nazionale si impegnerà a stanziare più fondi per completare la rotatoria Schuman.
  • Panini Exki ai vertici dell'UE.

Ungheria

Cosa ottenete…

  • Niente.

Queste rivisitazioni "creative" di norme consolidate vengono utilizzate dai politici occidentali per erodere continuamente le libertà in un momento in cui vedono minacciata la propria stessa integrità come mai prima d’ora. L'unico modo che hanno trovato per mantenere il potere è ridefinire subdolamente le nostre basi morali con contorsioni mentali da capogiro e insalate di parole, come ha fatto Macron, nel suo ridicolo e dilettantistico tentativo di giustificare l'eliminazione della libertà di parola a causa del pericolo che essa rappresenta per lui e i suoi simili:

pic.twitter.com/rT9bYbXLQY

[email protected] (@bilosta19570645) March 15, 2026

Egli sostiene che la libertà di espressione sia una “stronzata” perché non esisterebbero linee guida rigide che la definiscono. È troppo ottuso per cogliere la contraddizione: la premessa fondamentale della libertà di espressione è proprio il fatto che sia assoluta, il che implica precisamente che non possano esserci restrizioni o limiti — altrimenti non sarebbe “libera”, ma solo parziale.

Proprio come l’UE cerca di ridefinire i precetti di unanimità introducendo silenziosamente diritti nazionali a più livelli, così anche i suoi scagnozzi stanno ridefinendo i concetti fondamentali dei diritti umani di base e le norme del diritto internazionale, da tempo accettate, in modo che l’ordine imperiale occidentale possa continuare ad esercitare la sua secolare predazione egemonica globale in totale impunità.

È in momenti come questi che dobbiamo far luce sulla natura strisciante di questi processi. Ma la buona notizia è che questa disperata accelerazione segna un momento di panico e di sventura, come il canarino nella miniera di carbone, per l’ordine globalista che sta perdendo il controllo. La situazione in Medio Oriente degli ultimi due anni in particolare – vale a dire il genocidio di Gaza e i conflitti ad esso connessi – ha davvero scosso le cose e rivelato la bancarotta morale al centro dell’”ordine internazionale” e dei suoi vari organi.

È diventato l'ultimo chiodo nella bara di tutto l’establishment del dopoguerra, con un Trump sconsideratamente agnostico nei confronti della legge che funge da martello. Possiamo solo sperare che nel caos sfrenato che ne seguirà le nazioni del mondo ne sentano il peso e si uniscano attorno ai nuovi pilastri di equità morale, la Cina e la Russia, Paesi guidati da organi politici che sottolineano la cooperazione e il rispetto scrupoloso della legge anche nelle forme più estreme di coercizione ostile.

Ma, prima di allora, ci aspettano probabilmente ancora parecchi gemiti strazianti da parte di un Ordine in preda agli spasmi, mentre fa tutto ciò che è in suo potere per aggrapparsi al potere e scongiurare l’inevitabile.

Simplicius

Fonte: simplicius76.substack.com
Link: https://simplicius76.substack.com/p/as-grasp-on-power-and-narrative-slips
14.03.2026
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Commenti (2)

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Mostra commenti 2 caricati
    1. akel 16 marzo 2026

      Scrivere un articolo come questo significa pressupporre che esiste una guerra giusta, addirittura garantita dalla legge! Quindi significa accettare la guerra.
      Un centinaio di anni fa un governo decise di porre fine alla guerra, anche a costo di gravi perdite territoriali ingiustificate dalla realtà del conflitto, nella certezza che la guerra fosse sempre e comunque prima di tutto contro chi è costretto a vendere il proprio lavoro, il tempo della sua vita, per sopravvivere.
      Qual è stata la risposta della «civiltà occidentale»? Semplice! Con la benedizione (e i finanziamenti) di tutte le chiese e religioni (i famosi portatori del messaggio di amore e pace), gli stati che erano in guerra tra di loro non solo hanno organizzato eserciti ma hanno finanziato una guerra civile per attaccare, anche internamente, il governo che aveva voluto la pace!
      Strano che gli stimati analisti ed esperti di politica mondiale non si ricordino mai, quando vaneggiano sulla guerra, di questi fatti e che anzi si riferiscano al governo che ha voluto la pace come a una feroce dittatura.

    1. PietroGE 16 marzo 2026

      Quella del diritto internazionale è una storia di fallimenti, due pesi e due misure, ipocrisia e sudditanza ai poteri forti che a raccontarla ci vorrebbe un libro, non un commento. Si può partire dalla Società delle Nazioni e il suo fallimento nel gestire il contenzioso territoriale tra Germania a Polonia (con massacri alla minoranza tedesca in Polonia) che è stata usata come scusa per scatenare la WWII, poi le guerre in Corea e in Vietnam ( pericolo del comunismo), le guerre americane per eliminare i nemici di Israele in MO ecc. ecc.. La lista è lunghissima e in tutti i casi chi comanda se ne è fregato del diritto internazionale. L'unica parte di questo diritto che i potenti vorrebbero conservare strettamente è il Trattato di non proliferazione, ma anche questo, più prima che poi sarà carta straccia, e non solo in Asia, anche in Europa, con conseguenze funeste perché più armi nucleari ci sono in giro e più è alta è la probabilità che una semplice meteora venga scambiata per un missile balistico e si si scateni così la guerra nucleare per errore. Quello che si vede ora è lo sgretolamento del diritto post WWII, cioè la fine definitiva del dopoguerra e dell'ordine mondiale che ne era seguito. Il caos attuale e la legge del più forte che ne risulta, secondo me durerà a lungo, almeno sino a quando un nuovo egemone (in sostituzione dell'attuale USA) o una nuova costellazione di egemoni stabilirà un nuovo ordine

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