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L'URLO PER LA LIBERTA' DELLA PAPUA OCCIDENTALE

DI GHALI HASSAN

Il senatore Peter Costello, tesoriere federale australiano, ha recentemente detto alla ABC Radio: “La Papua Occidentale è sempre stata parte dell’Indonesia. Da quando l’Indonesia è esistita come paese indipendente, la Papua Occidentale è sempre stata parte dell’Indonesia, laddove, ovviamente, Timor Est non lo era”. Ovviamente, ciò è completamente falso e fuorviante. Il governo australiano si nutre infatti di bugie e della distorsione dei fatti.Chiaramente una breve prospettiva storica è d’obbligo. La Papua Occidentale, che forma la metà ovest dell’isola di Niugini (Nuova Guinea o ‘Nueva Guinea’) fu colonizzata dai Paesi Bassi fino al 1962. La metà orientale dell’isola è nota come Papua Nuova Guinea, e fu colonizzata dall’Australia. Il 16 settembre 1975, l’Australia garantì piena indipendenza alla Papua Nuova Guinea, nonostante Canberra continui ad interferire negli affari della regione. A differenza dell’Indonesia e dell’Australia, l’isola della Nuova Guinea è abitata dal popolo malenesiano, con circa 240 tribù differenti, ognuna con linguaggio e cultura propri. L’isola tropicale della Nuova Guinea è l’habitat naturale più biologicamente differenziato del mondo, secondo solo alla regione amazzonica.

Mentre l’Indonesia ha ottenuto la propria indipendenza dai Paesi Bassi nel 1949, fu il 1 ottobre 1962 che la Germania cese il territorio della Papua Occidentale all’Autorità Esecutiva Temporanea delle Nazioni Unite (UNTEA). Il 1 maggio 1963, con il tacito sostegno (forte pressione sull’ONU) dell’amministrazione statunitense, l’Indonesia prese il controllo del territorio strappandolo all’UNTEA. Molti sostennero che la presa di potere sulla Papua Occidentale fosse un’invasione dell’esercito indocinese. Il territorio fu rinominato Irian Occidentale e poi Irian Haya. Secondo l’accordo del 1962 a New York, l’Indonesia doveva organizzare un referendum per cercare il consenso dei Papuani riguardo il dominio dell’Indonesia.

Nel 1969, mentre molti eminenti leader papuani erano in prigione, l’esercito indonesiano scelse con cura circa mille leader tribali papuani per il cosiddetto “Atto di Libera Scelta”. Indottrinati e sotto minacce ed intimidazioni dell’esercito indonesiano, votarono a favore del dominio indonesiano. Il ‘referendum’ truccato risultò in un 100 % dei voti che videro il rimpiazzo di un potere coloniale (i Paesi Bassi) con un altro (l’Indonesia). Come risultato, i Papuani persero la loro indipendenza ed auto-determinazione. Per controllare la Papua Occidentale, l’Indonesia conta sulla brutale repressione, operazioni militar segrete e la divisione della regione in tre province.

Come la Papua Nuova Guinea, la Papua Occidentale è ricca di minerali e risorse energetiche, sfruttate dalle multinazionali, tra cui Union Oil, Amoco, Agip, Conoco, Phillips, Esso, Texaco, Mobil, Shell, Petromer Trend Exploration, Atlantic Richfield, Sun Oil e Freeport-McMoran (USA); Oppenheimer (South Africa); Total (France); Ingold (Canada); Marathon Oil, Kepala Burung (UK); Dominion Mining, Aneka Tambang, BHP, Cudgen RZ, e CRA (Australia).I miliardi ricavati in oro sono divisi tra queste aziende, l’esercito indonesiano e dalle elite dell’Indonesia alle spese del popolo papuano, che rimane povero, e del loro unico ambiente.

La miniera della Freeport al monte Ertsberg è la seconda più grande miniera di rame al mondo. E contiene il maggiore deposito di oro esistenteo. A partire dal 1967, si stima che la Freeport-McMoran abbia estratto oltre 100 miliardi di dollari dal suolo dei Papuani. La regione attorno alla miniera è (una zona militare) chiusa sia agli stranieri che ai proprietari terrieri che hanno subito gli espropri. La miniera è nelle accidentate regioni di montagna dell’Isola ad oltre 13.500 piedi sopra il livello del mare. La Freeport sta semplicemente trasformando un’intera montagna di oro e rame in una miniera aperta.

Negli Stati Uniti, la Freeport era nota per essere la maggiore inquinatrice della terra, l’aria e l’acqua, sia in termini di volume che di tossicità. Oltre ad estrarre la ricchezza della Papua Occidentale, la Freeport ha compiuto danni irreparabili all’ambiente circostante, tra cui il taglio e il trasporto di tronchi d’albero e l’avvelenamento dei fiumi vicini. Altre miniere come Bougainville e Ok Tedi nella Papua Nuova Guinea hanno subito effetti simili. Inoltre, la Freeport è la causa delle migliaia di morti tra i Papuani, e continua a pagare l’esercito indonesiano per gravi violazioni dei diritti umani, tra cui l’uccisione di Theys Eluay, l’11 novembre 2001, leader pro-indipendenza.

I successivi governi australiani non solo hanno chiuso gli occhi per oltre 40 anni sulle violazioni dei diritti umani e la distruzione dell’ambiente nella Papua Occidentale, ma li hanno anche incoraggiati. Dopo oltre due decenni di sostegno alla brutale repressione dell’Indonesia su Timor Est, l’Australia ha molto beneficiato dall’indipendenza della stessa Timor Est. Infatti, il governo liberale di John Howard ha tratto profitto ed ottenuto un uso politico da quei “dolore e tristezza”. Dopo aver guidato la missione delle Nazioni Unite a Timor Est, in seguito l’Australia ha usato la debole posizione di Timor Est e del governo per spartirsi i contratti marittimi e le risorse petrolifere a spese degli abitanti di Timor, che muoiono di fame.

John Howard

Secondo l’intelligence indonesiana, il rilascio dei visti per ventiquattro rifugiati dalla Papua Occidentale da parte del governo australiano non è stato frutto della nostra compassione, ma atto a fomentare guai in Papua Occidentale. L’Australia è ben nota per il proprio inumano e spesso brutale trattamento dei rifugiati. A molti di loro sono stati negati i propri diritti umani, venendo incarcerati in remoti campi lungo l’Australia e in isole off shore. I gruppi per i diritti umani e i leader della chiesa hanno accusato l’Australia di violare gli obblighi internazionali e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo come risultato della sua detenzione off shore dei rifugiati.

Come dimostra il caso di Timor Est, prima e dopo l’indipendenza dall’Indonesia, l’interferenza australiana negli affari della Papua Occidentale è dovuto solo ai propri interessi e priva di ogni principio morale. Nonostante le prove credibili in aumento, tra cui le testimonianze sul genocidio in corso e le violazioni dei diritti umani contro il popolo della Papua Occidentale [1 & 2], il governo australiano non ha mantenuto al proprio obbligo di protestare contro il governo indonesiano. Invece, ha incoraggiato l’Indonesia perché continuasse a seppellire la verità sulla situazione in Papua Occidentale e ha battuto i tamburi della guerra Usa in Medio Oriente.

Manipolati dalla paura e da una costante dieta di razzismo promosso dal governo, gli Australiani comuni si sono ciecamente fidati di John Howard., seguendo le sue politiche bugiarde e la distorsione dei fatti. Oggi, gli Australiani sono “più cattivi”, più intolleranti e meno sicuri che prima di quando John Howard diventasse Primo Ministro. La povertà è in aumento e il razzismo contro le minoranze è cresciuto ed ora viene accettato come parte dei valori anglo-sassoni dell’Australia. E’ difficile pensare ad un qualche seria conclusione dei dieci anni in carica di John Howard. Alla fine non c’è nulla che sia per la maggior parte degli Australiani. Le leggi “anti-terrorismo” hanno minato i diritti umani di base e le libertà civili e discriminato specialmente gli Australiani musulmani. E le nuove leggi industriali sono così draconiane che fanno sembrare poca caso le leggi francesi sul contratto di primo impiego (CPE). Nessuno si aspetta che gli Australiani siano come i Francesi, e il governo australiano ha implementato le sue nuove leggi con facilità. Il dissenso non esiste più in Australia, la passività sì. Quella che una volta era una democrazia si è trasformata in uno stato poliziesco dal potere di un solo uomo.

Nel frattempo, gli Australiani sono stati intrattenuti dalla commissione d’inchiesta Cole nominata dal Governo. La commissione – senza alcun potere – si supponeva dovesse investigare se l’Ente Granario Australiano (Australian Wheat Board, AWB) avesse violato le leggi australiani pagando tangenti al governo iracheno.

Le presunte tangenti furono pagate per assicurarsi contratti per la vendita di cereali all’Iraq durante le sanzioni genocide durate 13 anni – delle quali l’Australia fu piena complice – che uccisero, si stima, 1.6 milioni di Iracheni, un terzo di loro bambini sotto i 5 anni. Corrompere il sistema era l’unico modo disponibile al governo iracheno di Saddam Hussein per fermare un deliberato genocidio di massa perpetrato dal campo anglo-sassone contro l’intera nazione dell’Iraq. Anziché indagare la corruzione del governo Howard, la commissione si sta concentrando su Saddam Hussein. E’ chiaro: l’obbiettivo della fasulla commissione è creare una cortina fumogena per parare il governo Howard e placare i membri del Congresso Usa e delle Nazioni Unite.

Il lungo curriculum di collaborazione australiana con l’esercito d’Indonesia e il suo sostegno a molti regimi oppressivi attorno al mondo è contro le aspirazioni dei Papuani per l’auto-determinazione e l’indipendenza nazionale. Mediante la lotta pacifica e la negoziazione, l’urlo della Papua Occidentale per la libertà potrebbe non essere così doloroso.

Note finali

[1] Brundidge, E. et al. (2004). Indonesian Human Rights Abuses in West Papua: Application of the Law of Genocide to the History of Indonesian Control. New Haven, CT: Allard K. Lowenstein International Human Rights Clinic, Yale Law School.

[2] Wing, J., & King, P. (2005). Genocide in West Papua: The role of the Indonesian state apparatus and a current needs assessment of the Papuan people. Sydney: West Papua Project at the Centre for Peace and Conflict Studies, University of Sydney.

Ghali Hassan
Fonte: http://www.globalresearch.ca/
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=HAS20060420&articleId=2295
20.04.2006

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da CARLO MARTINI

VEDI ANCHE: LA GUERRA SEGRETA CONTRO IL POPOLO INDIFESO DELLA PAPUA OCCIDENTALE

Pubblicato da God