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L'INDIA TRA EUFORIA NUCLEARE E INSURREZIONE NAXALITA

DI ALBERTO CRUZ
Centro de Estudios Políticos para las Relaciones Internacionales y el Desarrollo

L’India è il secondo paese al mondo per popolazione e, allo stesso tempo, uno dei meno conosciuti. Mentre dall’altra parte la Cina e la Russia corteggiano l’India per creare un reale contrappeso agli Stati Uniti (1), l’oligarchia del paese vuole rompere con la proposta alleanza e utilizzare la questione dell’energia nucleare. Perciò, la proposta USA di condividere la tecnologia e i combustibili nucleari con l’India mette l’accordo dell’India in un problema cruciale: attuare o meno nuovi test nucleari? Gli USA si oppongono, mentre l’India pensa che l’accordo con gli USA limiterebbe il suo diritto a riprocessare in combustibile l’uranio esaurito, un passo chiave per ottenere plutonio e che, quindi, ciò limiterebbe la sua sovranità.

Questa non è solo la posizione ufficiale del governo, ma anche quella delle opposizioni, sia di sinistra che di destra, e degli scienziati, che chiedono che l’accordo non sia ratificato in anticipo dal Parlamento. Così, sia il Partito Comunista d’India (Marxista), con 44 seggi sul totale di 543 del Parlamento di New Delhi, e il partito di destra Bharatiya Janata (138 seggi) sono d’accordo su ciò e senza di essi è impossibile avere la maggioranza parlamentare.
La pressione è tale che se il Primo Ministro Manmohan Singh ratificasse l’accordo, senza l’approvazione del parlamento, il suo governo di coalizione cadrebbe. Ciò che è peggio, è notare che il governo è composto da un’alleanza di tre partiti centristi guidati dal Partito del Congresso Nazionale dell’India (145 seggi), il Rashtriya Janata Dal (21 seggi) e il Dravida Munnetra Kazhagam (16 seggi), supportati esternamente dal Fronte di Sinistra (Partito Comunista Marxista dell’India con 44 seggi e Partito Comunista dell’India con 10 seggi) assieme con altri partiti regionalisti e etnici.

L’amministrazione Bush ha iniziato il processo per l’accordo con l’India sulla questione nucleare, a Marzo 2006, mentre iniziava la crisi nucleare con l’Iran.(2) Questo ravvicinamento consisteva nel riconoscimento della capacità nucleare dell’India da parte degli USA, giustificato come parte degli sforzi di Bush di prevenire la proliferazione di armi nucleari, impedire una corsa agli armamenti tra India e Pakistan e rafforzare i legami India-USA. Si è messo fine a 30 anni di embargo sui materiali nucleari imposto all’India nel 1974, quando l’India – che non ha firmato il trattato di Non-Proliferazione delle Armi Nucleari, mentre l’Iran lo ha fatto – attuò il suo primo test nucleare. Secondo l’accordo, che per ora è intenzionale, l’India accetterebbe la presenza degli ispettori dell’International Atomic Energy Authority (IAEA) in 14 delle sue installazioni nucleari, chiaramente separati negli aspetti civili e militari del programma nucleare.

Ma l’accordo prevede altro: prevede la rottura di tutti gli accordi energetici e militari dell’India con l’Iran. Gli USA offrono di includere anche più forti legami commerciali con Kazakhstan e Turkmenistan, due stati dell’Asia Centrale con ampie riserve energetiche, specialmente di gas, che allo stesso modo con l’Afghanistan e il Pakistan, aiuterebbero l’India nel suo deficit energetico, se vi fosse una rottura con l’Iran.

Sia l’India che il Pakistan hanno siglato un accordo con l’Iran per costruire un oleodotto, “l’oleodotto della Pace”, del costo di 7 miliardi di dollari USA, per distribuire il gas ai tre paesi, che dovrebbe esser firmato formalmente il 30 giugno. Questo è ciò che gli USA cercano di impedire a ogni costo, fino alla fine di giugno, con l’intenzione di ritornare al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, chiedendo l’attuazione di più dure sanzioni contro l’Iran per non aver fermato il suo programma nucleare. Già le precedenti pressioni sono state applicate dagli USA ai paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, fino a includere nelle sanzioni le compagnie del gas.(3) Come al solito, la politica estera degli USA porta un innegabile elemento di coercizione e, in questo caso, più del solito: in cambio della firma dell’accordo nucleare, l’Amministrazione Bush sosterrebbe l’entrata dell’India nel Consiglio di Sicurezza come membro permanente, sebbene senza il diritto di veto.
Secondo le riforme dell’ONU timidamente iniziate da Kofi Annan, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU verrebbe allargato tenendo conto della nuova realtà globale e includerebbe come membri permanenti, senza diritto di veto, la Germania per l’Europa, la Nigeria o il Sud Africa per l’Africa, Brasile o Messico per l’America Latina e l’India o il Giappone per l’Asia. Il criterio usato da Kofi Annan era il peso demografico ed economico, adottando i metodi della maggiore rappresentanza, nel corpo esecutivo dell’ONU, dei differenti popoli e culture.

L’insurrezione Maoista e la lotta per la terra
L’India aspira a divenire una potenza regionale senza rivali, entro il 2015. Ma, per avere ciò deve garantirsi le sue necessità energetiche (petrolio e, preferibilmente, gas), cosa vitale ed è a tale riguardo che l’energia nucleare gioca un ruolo importante. Fin dalla sua indipendenza dalla Gran Bretagna, l’India ha cercato di avviare una cosiddetta “economia di scala”, partendo dai suoi vantaggi, in altre parole, dal suo potenziale geografico e dalla popolazione. Tuttavia, nonostante le enormi differenze sociali, le forze rivoluzionarie, o la Sinistra, se preferite, hanno avuto difficoltà nel progredire, dato che il capitalismo si è sviluppato lentamente ma costantemente. La spiegazione di questa situazione è che, fin dall’indipendenza nel 1947, l’India ha una industria relativamente sviluppata e ha una borghesia assai solida e potente sia a livello di politica internazionale (non si deve dimenticare l’importanza dell’India nella creazione del Movimento dei Paesi Non-Allineati) che a livello di politica nazionale, integrando provvedimenti sociali – sebbene senza abolire il sistema della caste – con quelli capitalistici.

Tuttavia, durante gli ultimi 18 anni, l’India ha implementato politiche neoliberali, smantellando gradualmente la sua economia centralizzata e privatizzando i suoi principali settori, durante l’ondata di leggi per proteggere gli Investimenti Esteri Diretti, specialmente quelli degli Stati Uniti, che sono adesso aumentati da 76 milioni di dollari US a 4 miliardi di dollari US. Oggi, il Prodotto Interno Lordo dell’India è di circa 786 miliardi di dollari US, quattro volte quello del resto dei paesi dell’Asia del Sud.

Tale politica ha portato ad aumentare le classi medie fino a circa 300 milioni di persone: gli spettatori dei film di Bollywood e gli immigrati in Europa o negli Stati Uniti e coloro che sono ancor più isolati dalle classi svantaggiate, non solo secondo la tradizionale divisione in caste ma anche sul piano economico. É risaputo che più di 700 milioni di Indiani vivono nella povertà più assoluta. Almeno tutti i piccoli contadini che vivono in piccole parcelle di terra, inferiori a un ettaro e che dipendono dal grande business privato per la fornitura di semi, fertilizzanti e altro materiale. Comunque, costoro sopravvivono in mezzo a impressionanti progetti industriali (specialmente minerari) e progetti idrici che inondano le loro terre o che gliele espropriano a prezzi assurdi. Così, assieme alla tradizionale oppressione che le caste più basse soffrono da tempo immemore, vi è la sempre più crescente presenza dei paramilitari al servizio dei grandi latifondisti.

Così non sorprende che un’insurrezione Maoista si diffonda per tutta l’India, come una macchia d’olio sulla carta, e abbia già toccato 14 dei 28 Stati dell’India (Chatisgarh, Jharkhand, Uttar Pradesh, Asma, Uttaranchal, Kerala, Tamil Nadu, West Bengal, Gujarat, Andhra Pradesh, Madhya Pradesh, Orissa, Maharashtra e Bihar). In soldoni, ciò significa che i Maoisti controllano 165 distretti, su un totale di 602 in cui il paese è diviso. Infatti, negli ultimi cinque stati menzionati, ciò che può essere chiamato “nuovo potere democratico popolare” è una realtà, dato che sono coloro che controllano la campagna, raccolgono le tasse dai grandi business nelle loro zone di influenza, costruiscono dighe e sistemi d’irrigazione, impartiscono la giustizia, decidono le dispute di terra tra le famiglie rurali e sopprimono, per esempio, i matrimoni dei bambini. Il Primo Ministro Singh riconobbe l’avanzata Maoista, il 23 Agosto 2006, quando dichiarò solennemente, al Parlamento, che i Maoisti sono “divenuti la più grande sfida interna alla sicurezza che l’India deve affrontare.”(4)

Per trattare con la rivolta Maoista, il governo di New Delhi ha praticato la ben nota strategia USA in Vietnam, poi perfezionata in America Centrale durante i processi rivoluzionari in El Salvador e, soprattutto, in Guatemala: la creazione di villaggi strategici e la formazione di pattuglie paramilitari per difenderli (in Guatemala, le Pattuglie Civili di Auto-Difesa). In India sono noti come Slawa Judum (cioè “Cacciatori della Pace”) e hanno lo status di “agenti speciali della polizia” nelle comunità rurali. Sono soprattutto attivi a Chatisgarh e ed è contro di loro che è attualmente diretta l’offensiva della guerriglia. Il 15 Marzo un’imboscata uccise 50 tra poliziotti e paramilitari di un’unità congiunta.(5)

La principale attività dei paramilitari è deportare le famiglie rurali nei “campi temporanei” creati nelle aree di Bhairamgarh, Gedam e Bijapur in cui attualmente sono rinchiuse 50000 persone. (6)
Pagati dai latifondisti e dallo stesso governo Indiano, i paramilitari guadagnano circa 1500 rupie al mese (circa 26 euro o 35 dollari US). La guerra di controguerriglia, come nei menzionati paesi dell’America Centrale o in Perù o Colombia, usa il terrore per cercare di tagliare l’avanzata della guerriglia. Si stima che la Salwa Judum abbia 5000 membri e l’ideologo, come nel caso dei paramilitari Colombiani protetti dall’attuale Presidente Alvaro Uribe durante il periodo del suo governatorato della provincia di Antioquia, è il primo leader del Partito del Congresso a Chatisgarh.

Il partito del Primo Ministro Singh
Ai 5000, da aggiungere ai circa 2000 poliziotti dell'”antiterrorismo” che hanno seguito lo stesso programma di addestramento che ha avuto il battaglione Atlacatl, che in El Salvador commise infinite stragi, violazioni, intimidazioni e deportazioni. In caso in cui queste forze paramilitari siano insufficienti a fermare la guerriglia, il governo ha anche offerto taglie di oltre un milione di rupie (circa 17000 euro o 23000 dollari US) per tradire i principali leader della guerriglia.

Tale strategia è favorita nelle “zone rosse”, una categoria applicata dal governo Indiano negli stati di Andhra Pradesh, Madhya Pradesh, Orissa, Maharashtra e Bihar, sebbene negli ultimi pochi mesi, una impressionante campagna militare della guerriglia sia iniziata nel Chatisgarh, che ha attratto l’attenzione del governo di New Delhi, abbandonando i suoi piani per gli altri stati.

La ragione per cui le guerriglie puntano tutto sul Chatisgarh è che questo stato, assieme al Jharkand, sia divenuto la punta avanzata delle politiche neoliberali del governo, a seguito della stipula di notevoli contratti, da milioni di dollari US, con le grandi corporation industriali, nazionali e multinazionali, dell’acciaio, del ferro, carbone ed elettricità, che presuppongono una nuova ondata di esodi di famiglie rurali verso gli slum nelle città. Infatti, il più recente attacco della guerriglia si è svolto il 3 giugno contro la centrale elettrica di Narayanpur, nel distretto di Chatisgarh.(7)

I Maoisti sono riservati quando attuano le loro azioni. Ma è un fatto che la guerriglia controlli tale stato quasi completamente, con 10 dei suoi 16 distretti in loro potere(8) e con le loro azioni militari sempre più audaci, inclusi attacchi contro ufficiali, polizia, politici e obiettivi strategici economici e industriali.

Lo scopo del governo è confinare la presenza Maoista nelle “zone rosse” e impedire che si diffonda con eguale forza nel resto del paese. Una volta che l’obiettivo è raggiunto, la repressione si concentrerà su ciò che si chiama “base di supporto” o zone liberate. Ciò nondimeno, i differenti Stati hanno responsabilità in materia di sicurezza, non il governo centrale, cosa che spiega perché ad attuare la repressione sia la polizia piuttosto che l’esercito, e vi sono differenti opinioni circa il miglior modo di affrontare la guerriglia. Nell’Andra Pradesh la tendenza è di negoziare direttamente, mentre nel Chatisgarh il fenomeno paramilitare è usato, per menzionare gli esempi più estremi. Tali posizioni sono influenzati dal ruolo che la Sinistra moderata ha nei differenti governi statali e anche nel governo centrale che potrebbe cadere senza il supporto della Sinistra, come detto prima. Questa è la ragione del perché timide riforme agrarie siano state avanzate in tutta l’India e che vi sia stata una esperienza pilota implementata, nel 2005, nello Stato originario della guerriglia, il Bengala Occidentale.

Al momento le guerriglie ignorano le città, con l’obiettivo di un totale controllo della campagna, seguendo la vecchia strategia di circondare le città dalla campagna. La strategia è di penetrare nelle aree rurali, consolidarsi in esse, e una volta che le basi di supporto siano rese sicure, iniziare a costruire legami effettivi ed efficienti con differenti cellule in altri stati. È la classica strategia che ha dato buoni risultati in Nepal. Come il loro compagni Nepalesi, i Maoisti Indiani rispettano gli ufficiali locali – inclusa la polizia – se il popolo pensa che siano onesti e non compromessi con la corruzione o la repressione. Inoltre rispettano anche il business stabilitosi nelle loro zone d’influenza, ma raccolgono da essi la “tassa rivoluzionaria”, che varia tra il 15% e il 20% del loro profitto, per finanziare le operazioni.

Storia dei Naxaliti
I Maoisti Indiani sono noti come Naxaliti, dalla città di Naxalbari nel Bengala Occidentale, dove esplosero le prime azioni armate di una organizzazione chiamata Gruppo ‘Guerra di Popolo’, l’ala militare del Partito Comunista d’India (Marxista-Leninista) che, con lo slogan di riforme radicali della proprietà terriere, spinse a un confronto, negli ani ’60, con il governo Indiano. Sebbene la ribellione che guidarono – occupazione delle terre, distruzione dei registri catastali, annullamento de debiti delle famiglie rurali ed esecuzione di molti importanti oppressori ed usurai – durò solo tre mesi, e finì con una pesante repressione che causò più di 100000 morti e la virtuale scomparsa dei membri dell’organizzazione. Ma alcuni gruppi rimasero operativi, sebbene senza un mutuo contatto. Ciò provocò la frammentazione del CPI-ML che durò fino al 2003, quando il Centro Comunista Maoista e il Centro Comunista Rivoluzionario Indiano, si unirono per formare il Centro Comunista Maoista d’India (CCMI) e, un anno dopo, nel 2004, integrarono una corrente del CPI-ML chiamata “Guerra Popolare”. Ecco come si è formato il Partito Comunista dell’India (Maoista), con il suo principale slogan: “Lotta contro il feudalesimo e l’imperialismo”.

Si può credere nei rapporti dell’intelligence Indiana, secondo cui i Maoisti del paese si siano temprati nella guerra rivoluzionaria popolare del Nepal, dove hanno acquisito grande esperienza militare e addestramento politico. I servizi d’intelligence riconoscono che l’Esercito della Guerriglia del Popolo (l’ala militare dei Maoisti Indiani), l’anno scorso contava su 8000 combattenti, 25000 miliziani – che proteggono le basi di supporto, eseguono azioni di intelligence e supporto logistico per i combattenti – e 50000 membri politici. Piccoli numeri se si considera che l’India è un paese con un miliardo di abitanti. Ma il rapido sviluppo del movimento Maoista crea allarme tra l’elite politica dell’India.(9)

L’immiserimento dei due terzi del popolo dell’India e la loro oppressione sociale contrasta con il desiderio delle elite di trasformare l’India in una potenza regionale con armi nucleari ed un accordo con gli Stati Uniti. Oggi i Naxaliti sono una realtà che deve essere presa in considerazione. Forse gli occidentali vedono l’India capace di imparare che “naxa”, nel vocabolario Indiano, adesso significhi “contadino ribelle” e che le lotte attuali e passate dei naxaliti siano parte della moderna cultura Indiana, persino nei suoi cinema.

Note

(1) Rajiv Sikri, “Are the leaders of India, China and Rusia ready for radical development?
(2) Alberto Cruz, “India e Irán: otra muestra de la hipocresía occidental ”
(3) Asia Times, 1 June 2007.
(4) Christian Science Monitor, 28 August 2006
(5) Agence France Press, 15 March 2007.
(6) The Indian Express, 7 June 2007.
(7) The Hindu, 3 June 2007.
(8) Prensa Latina, 15 March 2007
(9) The Pioneer, 27 April 2006.

Versione originale (spagnolo):

Fonte: http://www.nodo50.org/ceprid
Link: http://www.nodo50.org/ceprid/territorios/asia/asia4.htm
18.06.2007

Versione inglese:

Fonte: http://www.nodo50.org/
Link: http://www.nodo50.org/ceprid/territorios/asia/asia11.htm
01.08.2007
Traduzione copyleft di tortilla con sal

Versione italiana:

Fonte: http://www.aurora03.da.ru/Eurasia.htm
Link: http://xoomer.alice.it/sitoaurora/Eurasia/India3.htm
Traduzione di Alessandro Lattanzio

Pubblicato da God