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Syrian refugees strike in front of Budapest Keleti railway station. Refugee crisis. Budapest, Hungary, Central Europe, 3 September 2015.

L’Europa ha costruito la propria pira funeraria, e poi ci è saltata dentro

 

DI ROBERT W. MERRY

strategic-culture.org

Immigrazione di massa, sensi di colpa ed un continente sull’orlo della “catastrofe sociale”

Il più grande problema del nostro tempo non è la volontà della Corea di sviluppare missili nucleari a lungo raggio. Non è la minaccia posta all’Europa dalla Russia o quella al dominio americano in Asia dalla Cina. Non è la crescente influenza dell’Iran in Medio Oriente, né le indagini sul Russiagate.

No, il problema principale dei nostri giorni è l’immigrazione di massa nei paesi occidentali. Questo afflusso minaccia di cancellarne l’identità culturale. Questo è il motivo principale per cui Trump è stato eletto, nonché per la Brexit. Sta scuotendo il continente europeo, creando crescenti tensioni all’interno dell’Unione e creando un gap tra le élite ed i popoli.

Il fronte di battaglia nelle guerre di immigrazione è l’Europa. Nell’immediato dopoguerra ha accettato un flusso di immigrati per mancanza di manodopera. Ma nel corso degli anni il flusso è diventato un ruscello, poi un fiume in crescita ed infine un torrente. Fino al punto che i britannici sono ora una minoranza nella loro stessa capitale, i rifugiati in Germania sono passati da 48.589 nel 2010 ad 1,5 milioni nel 2015 e l’Italia, punto di ingresso chiave, ha ricevuto ad un certo punto una media di 6.500 nuovi arrivi al giorno.

Nel corso di tutto questo, le élite europee hanno celebrato il cambiamento e stigmatizzato chi era contrario. L’immigrazione è stata inizialmente salutata come un vantaggio economico; quindi come correttivo necessario per una popolazione che invecchia; quindi come mezzo per ravvivare la società attraverso la “diversità”; ed infine come un fatto compiuto, un’ondata inarrestabile causata dalla globalizzazione. Inoltre, sostenevano le élite, i nuovi arrivati ​​si sarebbero tutti assimilati alla cultura europea, quindi qual è il problema? Nel frattempo, per decenni i sondaggi hanno dimostrato che gli europei nutrivano forti dubbi su questi cambiamenti.

Come scrive il giornalista e scrittore britannico Douglas Murray: “Detto loro che i cambiamenti erano temporanei, non reali o che non significavano nulla, gli europei si sono ritrovati minoranze nei propri paesi”.

Murray, editore associato dello Spectator di Londra, è l’autore di un volume che esplora questo fenomeno. Si chiama “The Strange Death of Europe: Immigration, Identity, Islam”, ed è stato pubblicato sei mesi fa da Bloomsbury. Il tono è misurato ma inflessibile. Il quadro che dipinge del futuro europeo è cupo.

Un punto chiave del libro, rafforzato da aneddoti ed abbondante documentazione, è che gli immigrati musulmani non si sono assimilati nei paesi di accoglienza europei. In effetti, tra i nuovi arrivi c’è una crescente sensazione che questi non siano paesi ospiti, ma semplicemente terre mature per l’inesorabile espansione dell’Islam. Un 18enne rifugiato siriano in Germania, Aras Bacho, ha ribadito questa mentalità sul Der Freitag e l’Huffington Post Deutschland, affermando che gli immigrati tedeschi sono “stufi” dei tedeschi “arrabbiati” – descritti come “razzisti disoccupati” – che “insultano e si agitano”. Ha aggiunto: “Noi rifugiati… non vogliamo vivere nello stesso paese con voi. Potete, e penso che dovreste, lasciare la Germania. Se la Germania non vi va bene, perché vivete qui?… Cercatevi una nuova casa”.

Considera anche che, nel 2015, i musulmani britannici stavano combattendo più per l’ISIS che per le proprie forze armate. Era palese che i musulmani europei avrebbero mantenuto la propria cultura a scapito di quella europea. Durante una manifestazione a Colonia nel 2008, il primo ministro turco (futuro presidente) Erdogan disse ad una folla di 20.000 turchi residenti in Germania, Belgio, Francia e Paesi Bassi che l’assimilazione in Europa costituirebbe “un crimine contro l’umanità”. Ha aggiunto: “Capisco molto bene che siete contro l’assimilazione. Non ci si può aspettare che voi vi assimiliate”. Eppure ha invitato con forza i cinque milioni di turchi che vivevano in Europa a fare pressione politica attraverso mezzi democratici, per fungere da “elemento costituzionale” nella trasformazione del continente.

Leggendo il libro di Murray, si capisce perché egli definisca la scomparsa dell’Europa come “strana”. L’abbraccio del continente alla propria morte culturale è in effetti storicamente aberrante. Le civiltà normalmente combattono per la conservazione delle proprio culture, si uniscono per espellere gli invasori, venerano le loro identità e gli elementi fondamentali della loro eredità. Ma l’Occidente oggi è impegnato in un’assurda abnegazione della propria civiltà. Murray la definisce “tirannia della colpa” e la identifica come una “patologia”. Il concetto di colpa storica, scrive, significa che essa può essere tramandata di generazione in generazione – proprio come gli Europei stessi per generazioni hanno ritenuto gli ebrei responsabili dell’uccisione di Cristo. Alla fine questo fu visto come inaccettabile, e lo stesso Papa nel 1965 sollevò formalmente il peso storico.

Ma ora il concetto è tornato in un’Europa suicida, dove la gente lo applica a sé stessa. Questo è davvero strano in termini storici. Murray spiega così i motivi di tale sdegno morale: “Piuttosto che ritenersi responsabili verso sé stessi e gli altri, gli europei si sono auto-nominati rappresentanti dei vivi e dei morti, portatori di un orribile retaggio, così come potenziali redentori dell’umanità. Dal non essere nessuno al diventare qualcuno”.

Così abbiamo un Occidente individuato, anche dagli occidentali stessi, come una civiltà particolarmente brutale, dura, sfruttatrice e cattiva, in un mare storico di vicini relativamente illuminati, moderati e benevoli. Cosa che ovviamente non ha alcuna base storica. Pensate agli ottomani, che hanno costruito un impero potente ed espansivo attraverso politiche più brutali e dure di quanto l’Occidente abbia mai mostrato. Nei Balcani hanno strappato giovani ragazzi dalle braccia dei loro genitori per indottrinarli all’Islam ed impiegarli come guerrieri scelti, incaricati di comandare sul loro stesso popolo. Hanno discriminato i non musulmani con tasse gravose – o la morte per chi si rifiutava di pagare. Hanno impiegato tutti gli strumenti del dominio nella loro corsa alla conquista di vasti territori, compresa l’Europa (vennero fermati due volte alle porte di Vienna, quando l’Europa si considerava una civiltà che meritava di essere salvata).

Eppure nessuno suggerisce che i turchi moderni siano responsabili di crimini o abusi dell’era ottomana o che la Turchia sia una nazione illegittima che merita di essere invasa da stranieri. Certamente non vi è alcun movimento tra i turchi stessi per favorire tali sentimenti di colpa od espiazione. Né qualcuno suggerisce che la Cina odierna, o i cinesi, dovrebbero vergognarsi per i circa 40 milioni di persone uccise direttamente o dalle brutali politiche dopo l’ascesa al potere dei comunisti e di Mao. Anzi, i cinesi di oggi si considerano vittime di forze esterne del passato. Gli Aztechi in Messico uccidevano gente e ne mangiavano la carne durante rituali religiosi, ma nessuno crede che per questo i moderni messicani perdano legittimità come popolo.

Ma in Occidente l’auto-elevazione attraverso l’abnegazione culturale va avanti, al costo di un declino dell’autocoscienza occidentale. “L’Europa”, scrive Murray, “ha perso fiducia nelle proprie convinzioni, tradizioni e legittimità”. Abbandonando la religione cristiana con studiata convinzione, scrive Murray, gli europei l’hanno sostituita con l’idea del progresso – un concetto laico che richiede, come notato dall’intellettuale britannico John Gray, tanta fede quanto qualsiasi religione. Murray, con Gray, rifiuta l’idea che l’umanità sia su una traiettoria di miglioramento costante, come esemplificato dal liberalismo occidentale. Questo potente concetto, tra molti europei (ed americani), va contro ogni senso di autoconservazione culturale.

Il popolo europeo in generale può o non può aver riflettuto molto sulla validità o la falsità dell’idea di progresso. Ma sono decenni che nutrono una crescente preoccupazione riguardo a questa trasformazione dei propri paesi, su un’Europa che sta diventando la patria del mondo mentre ogni altra civiltà e paese rimane la patria dei propri popoli. Murray cita vari sondaggi, a partire dal primo periodo del dopoguerra, che mostrano che il 60-80% era contrario alle tendenze immigratorie del tempo. Eppure queste non sono cambiate.

Come è successo? Murray dipinge un quadro delle élite europee, globaliste fino al midollo e sprezzanti dei sentimenti popolari nella loro spinta per trasformare l’Europa. Il primo ministro svedese nel 2006 colse l’opinione di molte élite europee quando affermò: “Solo la barbarie è autenticamente svedese. Le evoluzioni sono state portate dall’esterno”.

Ma i leader europei, rispondendo al sentimento popolare, hanno iniziato a parlare duramente di immigrazione intorno al 2000 – senza far nulla per arginare la situazione. Murray lo definisce un “trucco elettorale” per ammorbidire gli elettori sempre più agitati. Nello stesso periodo le élite nel governo, nei think tank e nei media hanno iniziato una campagna di denigrazione contro chiunque avesse osato porre domande su dove tutto ciò stesse andando. Gli epiteti di “razzista” ed “islamofobico” vennero lanciati in giro a profusione. Chi metteva in discussione la narrazione convenzionale perdeva il proprio posto di lavoro.

Murray fa l’esempio di una conferenza di accademici in Germania, avente come tema le relazioni dell’Europa con Medio Oriente e Nord Africa: “Era chiaro che non si poteva imparare nulla perché nulla si poteva dire”, scrive, aggiungendo che “le parole rilevanti venivano immediatamente segnalate e contestate”. In particolare, “nazione”, “storia” e – la peggiore di tutte – “cultura”, che la maggior parte dei partecipanti credeva avesse “troppe connotazioni e disaccordi sul suo uso per poter essere usata”.

Murray riassume: “Sono dunque gli europei ad esser stati incolpati di ciò che sta accadendo loro, non possono obiettare; in più, le opinioni della maggioranza sono fatte apparire non solo pericolose ma marginali”.

Dove sta andando tutto questo? Non può finire bene. Come dice Murray, “giorno dopo giorno il continente europeo non solo sta cambiando, ma sta perdendo ogni possibilità di una risposta morbida a tale cambiamento”. Forse, il sentimento della maggioranza semplicemente si arrenderà alle élite globaliste, al loro liberalismo ed al loro odio per i confini nazionali. Ma forse no. Potrebbe esserci una forte reazione. La sensazione, scrive Murray, è che “l’Europa sia lontana un attacco terroristico da un cambiamento radicale delle regole del gioco. A quel punto gli europei potrebbero scegliere di nominare pressoché chiunque come proprio arbitro”.

L’America è indietro rispetto all’Europa nel suo problema immigrazione. Ma, con una stima di 11 milioni di clandestini nel paese e la stessa mentalità prevalente nell’élite, gli Stati Uniti alla fine raggiungeranno un simile punto di crisi, a meno che le tendenze attuali non vengano alterate o invertite. Vale la pena di notare che la percentuale di americani nati fuori dal paese si è avvicinata ad un massimo storico del 14% – simile a quello degli anni ’20, l’ultima volta che il paese ha ridotto sia il numero di immigrati che le nazioni dalle quali erano autorizzati a venire. Due cose che potrebbero bollire in pentola sotto Trump.

Ma l’Europa rimane una lezione scottante per chiunque voglia guardarla con attenzione. Murray, dopo aver esaminato la direzione di politiche ormai radicate, il risveglio di una rabbia sempre più grande verso di esse e l’oppressione per i dissidenti, conclude: “Dire che a lungo andare questa situazione preannunci una catastrofe sociale è sottovalutare la questione”.

 

Robert W. MERRY

Fonte: www.strategic-culture.org

Link: https://www.strategic-culture.org/news/2018/01/08/how-europe-built-its-own-funeral-pyre-then-leapt-in.html

8.01.2018

Traduzione  per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

Pubblicato da Davide

64 Commenti

  1. Si possono avere opinioni diverse riguardo alle colpe degli occidentali per la situazione in cui si trovano molti popoli del terzo mondo… ma non concepisco comunque come si possa pensare che l’immigrazione di massa, e la relativa sostituzione etnica e culturale, sia un fatto positivo.
    Sarebbe positivo, che ne so, se tra 20 anni in Kenya ci fosse una maggioranza di emigranti irlandesi, o in Giappone i tempi scintoisti sostituiti da chiese cattoliche? No che non lo sarebbe! Come possiamo anche immaginare, quindi, che sia giusto accettare passivamente i flussi dall’Africa verso l’Europa?

    • Lo scopo ultimo dell’immigrazione è il dumping salariale: masse di diseredati disposte a tutto sono messe a confronto con masse di lavoratori con una lunga storia sindacale alle spalle per sconfiggere definitivamente l’idea che i “lavoratori di tutto il mondo” si possano unire per combattere il capitale. Lavoratori immigrati contro lavoratori nativi, il vecchio divide et impera. Intanto i salari si abbassano, le tasse aumentano, la fine del mese è sempre più difficile da raggiungere per una famiglia. Si, l’immigrazione è un problema, ed è stato creato a tavolino per raggiungere una stabilità dei consumi, minati dalla crescita del costo del lavoro. Caduta del saggio di profitto……

      • Frequento per lavoro i corrieri. I camionisti dell’Est Europa iniziano a guidare alle 5 di mattina e si fermano alle 10 di sera. Ma tutti si meravigliano che poi si “distraggono” al volante e si schiantano su gli altri automobilisti. Ma dato che dietro c’è il profitto a nessuno importa, va tutto bene.
        All’automobilista privato italiano che fa 8000 km l’anno invece tolgono la patente se di notte russa.

      • Ammesso che lo scopo ultimo sia quello che dice, vale per coloro che impiegano manodopera a basso costo (“il capitale”).
        Come spiega invece che l’immigrazione è fortemente sostenuta ideologicamente da tutta la sinistra, che anzi, più uno si vuole distinguere a sinistra, più deve impegnarsi a difendere l’immigrazione di massa?

        • Hai mai frequentato gli ambienti di “sinistra” o del volontariato? Pensi di trovarci lavoratori? Il più sfigato lì dentro è fa l’impiegato comunale, di solito sono insegnati o pensionati d’oro delle pubbliche amministrazioni. Per il resto sono fricchettoni coi capelli rasta figli di papà che vivono di rendita.
          Gente per cui il mondo è ancora diviso in “noi ricchi privilegiati” e “loro poverini aiutiamoli tutti”.

          • Non mi sembra che la sua osservazione risponda in realtà alla mia domanda. Voglio dire, non è che basta dire che Tizio o Caio non è di estrazione rigorosamente operaria per giudicare quello che dice come non-di-sinstra o “non rappresentativo” della sinistra.
            Non è che Lenin non può essere considerato comunista perchè non era un vero proletario, e così via.
            Quindi, acclarato che quello che ho detto sulle ideologie di sinistra, comprese le più attardate formazioni di rifondatori sedicenti comunisti, sono immancabilmente ultra-immigrazioniste, no-frontiere ecc., l’interrogativo resta

          • La risposta e´ molto semplice: basta guardare chi negli anni e´ sempre stato europeista convinto, chi ha manovrato l´Italia nell´euro e come, da quali partiti arrivano i 3/4 dei leader europei che stanno inoculando l´austerity su direttiva europea. O basta vedere Renzi, leader a sinistra e autore di politiche filo-liberiste e autore dell´abbattimento dell´articolo 18. La sinistra vicina al popolo e´ un concetto relegato ai libri di storia, e il tanto temuto avvento delle destre estremiste e´ perche´ sono le uniche ancora che parlano di patria, di politiche sociali e di quant´altro. Purtroppo oserei dire.

          • Il problema (che forse non hai avuto modo di verificare attentamente) è che non si sa più cosa sia di “sinistra”. Renzi? Vendola? Chi la rappresenta oggi non ha capito appieno il vero significato dell’immigrazione di massa, punto cardine su cui si fonda il goffo tentativo del capitale di minimizzare la caduta del saggio di profitto. Ora, sei fai 2+2 devi convenire che la sinistra che difende il capitale attraverso lo scontro tra popoli sindacalizzati e non sindacalizzati è una destra, più che una sinistra. Voglio però precisare che esiste anche una sinistra globalista ed una destra non-globalista, giusto per dire le cose come stanno. Se vai su Sollevazione trovi non pochi chiarimenti sulla questione.
            La postmodernità è esattamente questa confusione epocale, dovuta al crollo delle ideologie: mancando quelle mancano i riferimenti principali ed ognuno si sente in diritto di interpretare destra e sinistra come meglio crede. Per cui troviamo la destra storica che si batte per l’uscita dall’euro, battaglia che dovrebbe essere prioritaria per la sinistra, che invece si ritrova ad appoggiare la moneta unica.

          • Non è un fenomeno che riguarda solo i tempi recenti.
            Ad esempio, la riforma delle leggi sull’immigrazione in USA è stata portata a compimento dai democratici (col voto dei repubblicani).
            https://en.wikipedia.org/wiki/Immigration_and_Nationality_Act_of_1965

          • Mi pare di essere stato chiaro: quelle persone, e io ne conosco un bel po’, CREDONO DAVVERO che tutti in Italia siano come loro. Non si rendono conto di essere dei PRIVILEGIATI e danno per scontate le loro certezze riguardo il lavoro, lo stipendio e la pensione. Questo dà loro la CONVINZIONE che noi italiani possiamo DAVVERO permetterci di campare i miliardi di poveri del 3° mondo.

      • “Lo scopo ultimo dell’immigrazione è il dumping salariale”

        Sto cominciando ricredermi su questa motivazione:
        -una parte della produzione che veniva fatta da noi (occidente) è stata trasferita in oriente (specie Cina). E se non è andata in Cina si è trasferita in est Europa. Già questo ha diminuito la quantità di lavori disponibili.

        -I salari qui da noi (occidente) si abbassano ma da loro (oriente) si alzano e si alzeranno via via, quindi in un certo lasso di tempo si bilanceranno gli effetti positivi, da questo punto di vista diventerà sempre meno conveniente.

        -Qui da noi i consumi sono relativamente alti rispetto agli altri ma ormai i mercati sono saturi, consumo di sostituzione. I redditi, specie con l’euro, si sono ridotti ulteriormente quindi per mantenerli bisognerebbe ricorrere sempre più al credito/debito.
        Ad est il bacino di utenti-consumatori è potenzialmente di 2 miliardi di persone.
        Il nuovo eldorado dovrebbe essere da quella parte: reddito, consumi, lavoro.

        -Se hanno spostato linee di produzione e settori ad oriente, perchè non spostarli in Africa? Tanta manodopera a bassissimo costo. Perchè portarli in Europa in massa?

        -Infine: oltre alla concorrenza umana il lavoratore dovrà “combattere” con le macchine: computers, robotica, AI. Queste poi non hanno rivendicazioni salariali, sindacali, assistenza sanitaria……etc etc etc.
        Perchè importare lavoratori a basso costo se ci sono le macchine?

        • ” …Perchè importare lavoratori a basso costo se ci sono le macchine?… ”

          Ti rispondo: perché i lavoratori del 3° mondo costano MENO delle macchine dato che non fanno tutte quelle rivendicazioni di lavoratori europei e cinesi.
          Non hanno costi di ammortamento, non devi pagare i tecnici per ripararli (se si fanno male paga l’INAIL)
          Gli fai fare lavori idioti come scaricare camion o raccogliere pomodori così non devi neanche istruirli (infatti manco ci comunichi dato che non parlano italiano).
          Sono più versatili di un robot (un giorno pomodori, il giorno dopo sacchi di cemento, etc)

          La mia ditta fa assistenza nei capannoni Amazon… tutto il lavoro è manuale (coadiuvato solo da rulliere e scanner barcode)… credi che Bezos ci rimetta?

          Ti basta come risposta???

        • Popoli sufficientemente sindacalizzati sono oggetto di dumping salariale. Al contrario popoli SENZA adeguata sindacalizzazione posso essere:
          1-oggetto di attenzione in nazioni emergenti per il capitale produttivo che ha interesse a costruirsi il volano dei consumi interni che si chiama middle class.
          2-oggetto di sfruttamento senza orizzonti di possibili miglioramenti.

          Il problema del consumo è tenuto sotto controllo dall’obsolescenza programmata (le merci hanno una loro scadenza naturale che nel tempo diventa sempre più ravvicinata)

          Sul perchè non ci sia produzione in Africa: gli asiatici hanno una mentalità più simile a quella occidentale. I cinesi in modo particolare sono estremamente precisi e intelligenti (dal punto di vista produttivo). Non a caso a Prato hanno sostituito gli italiani nella produzione di vestiario.

  2. “Abbandonando la religione cristiana con studiata convinzione, scrive
    Murray, gli europei l’hanno sostituita con l’idea del progresso – un
    concetto laico che richiede, come notato dall’intellettuale britannico
    John Gray, tanta fede quanto qualsiasi religione.”

    Ecco il punto. Murray è un tipico WASP e ha una linea di pensiero molto vicina a Huntington e think tank della destra USA. Tutto si risolve in una disamina religiosa, dove la tradizione puritana DEVE avere la meglio, pena il discusso “clash of civilizations”.

    Con “progresso” quei think tank identificano l’attuale globalizzazione imperante, dimenticandosi che è il frutto maturo di quel capitalismo che li ha visti sterminare interi popoli e erigersi a vincitori (quindi educatori dei superstiti, degli sconfitti e degli indecisi).
    Orribile quindi dare le stesse colpe di cui si sono macchiati ad altri che usando lo stesso metodo vogliono risultati identici per elites differenti. Ma in casa del capitale le cose vanno così.
    Ci sarebbe poi da capire perchè siano citati casi umani disperati come il fondamentalista che chiede ai tedeschi di andarsene e non siano citati casi di morte da caporalato, sfruttamento della manodopera estera (i tedeschi al solito sono stati all’avanguardia) per arricchire mafie locali in combutta con i potenti del luogo.
    No, non sono per l’immigrazione tout court, ma detesto chi usa un metodo “preventivamente morale” definendolo immorale quando qualcuno fa lo stesso danneggiandolo.

    • Giusto una precisazione: il “progresso” è una diretta elaborazione dell’escatologia cristiana, la quale introduce l’idea di un destino ultimo dell’uomo e dell’universo. Tale escatologia spezza l’idea di un tempo circolare che si ripete sempre uguale (“ciò che è stato sempre sarà, non c’è niente di nuovo sotto il sole” diceva il Qohelet) introducendo l’idea di un oltretomba e di una resurrezione finale dei morti, legata a un giudizio universale. Il (mito del) progresso, tipica idea dell’Illuminismo, seppellisce tutti i referenti religiosi lasciando l’idea di un tempo che si svolge in avanti, verso un futuro sempre migliore. (Non è colpa mia se suona un po’ inconsistente). Il marxismo riprende l’idea di progresso, reintroducendo in un lontano futuro un comunismo realizzato, nel quale ciascuno avrebbe avuto secondo le sue necessità. Qui gli isomorfismi con il cristianesimo sono maggiori. Insomma su questo punto Murray non ha capito un tubo.

      • Il punto di unione delle varie escatologie è legato ai paradigmi delle “rivoluzioni” così come descritto in ambito epistemologico da T. Kuhn.
        Non fa quindi differenza tra cambiamenti religiosi o scientifici, afferma Kuhn. E l’idea stessa di cambiamento non può essere separata dalla concezione del tempo lineare che, come correttamente sottolineavi, è la tipica invenzione moderna che sostiene tutto il castello legato al “progresso”, di qualsiasi tipo esso sia.

        • È giusto equiparare il cristianesimo al marxismo. Il fondo era, dal punto di vista ideologico, una pseudo religione laica. Il paradigma scientifico che intende Kuhn è altra cosa da quello religioso, se ricordo bene. L’accumulazione del sapere scientifico avviene per rivoluzioni, non è lineare ma conserva la razionalità e il metodo. La somiglianza con le ‘rivoluzioni’ religiose mi sembra un tantino tirata per i capelli.

          • Forse ricordi male. Kuhn parlava di “cambio di paradigma” ed ebbe vita non facile proprio per i paralleli tra religioni e scienza. Al punto che dovette ritrattare, un autodafé. Ma ormai il sasso era stato lanciato, e lo stagno non era più in quiete
            Qui una buona sintesi:
            http://www.doxa.ws/science/science2_kuhn.html
            Il progresso in quanto tale non esiste, esistono solo costrutti culturali che funzionano tutti allo stesso modo: religioni e scienza, quindi, non possono veicolare ciò che non esiste, possono solo fondarsi su paradigmi che sono, appunto, la base di qualsiasi costrutto culturale.

  3. Cito: ”..Gli Aztechi in Messico uccidevano gente e ne mangiavano la carne ..”. A quanto mi risulta gli Atzechi erano permanentemente in guerra con i vicini per catturare nemici da sacrificare a Tezcatlipoc, il nome con cui identificavano il dio degli inferi, del male e della guerra: erano sacrifici umani ma SENZA antropofagia ‘rituale’ ( http://www.archart.it/tezcatlipoca.html ), almeno come finalita’ ultima. Domanda: chi ne ha preso oggi il posto, di tale divinita’ infera ? Quali sono gli aztechi odierni, dediti a guerre continue ? Quali sono i popoli legati al ‘dio’ degli eserciti ?
    Il senso di colpa deriva solo da un ‘eccesso’ ( se vogliamo dirla in termini filosofici ) di ‘civilizzazione’, di nausea di fronte alle immense stragi che hanno funestato il nostro continente, la cui responsabilita’ FINALE e’ ancora da accertarsi in modo incontrovertibile ma che ha prodotto uno stato d’animo che non vuole piu’ nulla di cio’ e che e’ disponibile a subire di tutto pur di non trovarsi piu’ in una condizione del genere, con interi paesi interi devastati e rasi al suolo, immensi lutti e tragedie, distruzione definitiva di un mondo con cosi’ tante difficolta’ costruito attraverso il sacrificio di generazioni.
    Dunque e’ uno stato d’animo conservatore in nome della propria civilta’ attuale MA che non puo’ fermare la china su cui siamo avviati, che e’ ( questa si’ ) in modo incontrovertibile diretta ad una nuova guerra distruttiva. Non e’ dunque il senso di colpa ad esser chiamato in causa ma il senso di responsabilita’, di matura responsabilita’ sulla follia della guerra che rende l’europeo di oggi non timoroso ma ostile a ricominciare da capo.
    Come sempre non servira’ a fermare l’omicidio rituale di massa.

    • Il senso di colpa non ‘deriva’, è stato immesso nella cultura europea con una operazione culturale e ideologica mirante ad ottenere le condizioni devastanti che oggi osserviamo. Una operazione iniziata verso la fine degli anni ’60 assecondata dalla crisi delle élite intellettuali europee orfane del socialismo sul quale avevano puntato tutto e dalla incompetenza e servilismo della classe politica.

  4. Beh, un articolo della serie : meglio tardi che mai. Questi argomenti sono stati, e sono ancora oggi, bollati come razzismo, islamofobia, nazismo ecc. e coloro che osano portarli avanti vengono combattuti con tutti i mezzi, con effetti addirittura ridicoli come dimostra la legge tedesca contro ‘l’odio’ nei mezzi di comunicazione, ora contestata anche da chi la aveva proposta. Quanto all’uso generico del termine ‘europei’ nell’articolo, come dice l’autore stesso, i popoli europei sono sempre stati contrari all’immigrazione di massa. Questa è stata imposta su di loro con una operazione di manipolazione dell’opinione pubblica criminale. Chi ne paga le conseguenze, al momento, sono gli abitanti delle periferie delle metropoli europee. Domani sarà anche la classe media, ‘illuminata’ o no, e allora lo scontro di civiltà passerà dai convegni intellettuali alla realtà quotidiana.
    Unica nota positiva : i Paesi dell’Est Europa (più l’Austria) hanno capito da che parte tira il vento e stanno agendo di conseguenza.

  5. Io so che se ci fosse un referendum sugli immigrati il 99% voterebbe per rimandarli a casa! So che nessuna forza in parlamento si muove per contenere efficacemente l’ immigrazione e ora ci ritroviamo pure un papa (eletto con un colpo di stato…si può dire?) che a Natale si inventa che Giuseppe e Maria erano immigrati. Partirei da qui per fare le analisi. E’ chiaro che per prima cosa in Europa NON vi è democrazia … per seconda cosa vi è un disegno da parte delle “Elite” che altro non sono che i soliti 4 RICCHI a cui fa non frega assolutamente NULLA dell’ enorme disagio e delle forti preoccupazioni causato ai “servi” e ai quali fa comodo questa invasione. Il vero motivo lo cercherei nella globalizzazione. Da 30 anni a questa parte la Cina offre prodotti industriali a basso costo e per “contenere” la Cina abbisogna di manodopera sottopagata! La soluzione al problema sta lì…in quell’ 1%!

    • concordo e aggiungo che la difficoltà nel contrastare l’1% sta nel fatto che:
      1) controlla il sistema finanziario
      2) controlla il sistema di governo: finta democrazia per il popolo, vera oligarchia per loro

      • 3) controlla pure le teste delle genti ‘pilotando’ gli avvenimenti loro utili e negando/tacendo su quelli avversi

  6. Un articolo perfetto per i fascio-leghisti di ogni stagione, che puntualmente omette di dire che nessuno è felice di abbandonare la propria terra e, rischiando spesso la vita, arrivare in un paese dove non è desiderato. Il signor Merry dovrebbe spiegare che: a) le guerre che i suoi padroni hanno fomentato, fomentano e fomenteranno hanno come vittime le nazioni degli immigrati di cui sopra; b) anche le nazioni africane (la maggioranza dei migranti da lì proviene) non ufficialmente in guerra, sono strangolate dal debito indotto dal FMI. Ma queste cose il signor Merry non le dirà MAI perché (come tutti) tiene famiglia.

    • ecco spiegata la fuga di tanti italiani.

    • Non mi sembra che sia un diritto umano universale quello di spostarsi da una nazione all’altra per fare una vita migliore. Mi sembra che sia un diritto spostarsi in caso di serio pericolo di vita.

    • Piu’ che strangolate dal debito sono strozzate dalle loro elites, le quali per stare al potere obbediscono ai soliti noti: ma non solo. Il debito viene dopo, e’ il suggello finale di una dipendenza che prima di essere economica e’ politica, di costume, di orientamento generale sopratutto delle masse: queste vogliono vivere all’occidentale, non gliene frega niente della loro cultura, assai disprezzata da loro sia perche’ animista, sia perche’ perdente di fronte alla tecnica. Parlate un po’ con dei neri, e delle nere, per capire se amano o meno il loro paese.
      E’ inutile, chi comanda ha creato un mondo a sua immagine e somiglianza: quello dell’ebreo errante.

      • …strozzate dalle loro élites adeguatamente istruite nei templi del sapere delle università americane e britanniche, per lo più, e adeguatamente indottrinate alla religione occidentale del $.

    • L’uso del termine “fascio-leghista” dovrebbe essere punito col taglio del c***o.

    • Poi é Murray non “Merry”.

      • Quinto capoverso, prima riga. Sgarbi!

        (Scusa l’intromissione e l’insulto smisurato).

      • (Robert W.) Merry è l’autore dell’articolo, il quale a sua volta cita un libro di (Douglas) Murray. Chiarito questo, il commento di ndr60 è formalmente corretto.

      • Robert W. Merry è l’autore dell’articolo di cui sopra, Douglas Murray l’autore di un libro, come precisato da Truman qui sotto. Chi è la capra?

  7. Alberto Capece Minutolo

    Per cancellare un’identità culturale bisogna che ce ne sia una. Ora sfido chiunque a dire qual’è quella dell’Europa che ormai da decenni ha svenduto ogni primogenitura e si limita ad atteggiamenti subalterni e ridicolmente imitativi. E infatti la risposta viene dalle risposte a questo esile patrocchio, assai simile a una pessima insalata mista, dove i sussurri e le grida per l’identità si risolve in semplice e ottusa xenofobia che è appunto l’identità di chi non ne ha più una. Del resto a questi livelli così grossolani è impossibile organizzare una messa in mora delle oligarchie che all’insaputa dei troppo clienti bar sport si servono della xemofobia come di un depistaggio.

    • Se spieghi a uno xenofobo perché è xenofobo, in italia, smette di esserlo. Ma pretendere di non accogliere più immigrati di quanti possiamo, mi sembra buon senso e non xenofobia.

    • Il fatto che ti rifiuti di vedere l’identità europea non vuol dire che non esista. Potrebbe anche essere così complessa da non essere sintetizzabile in un commento. Potrebbe essere molteplice e avere caratteri che comunque la differenziano da altre identità. Potrebbe essere notata quando la perdi, e ti rendi conto che hai perso qualcosa che prima avevi. Sándor Márai in «Il sangue di San Gennaro», faceva intuire il disagio dell’esule che perde la sua identità e si sente nudo.
      Ma è difficile spiegare queste cose a chi è capace di definire solo “fobia” i ragionamenti dell’altro. E allora ricorda semplicemente che anche le cose che ti rifiuti di vedere a volte possono stufarsi di essere ignorate e manifestare la loro presenza in modo anche fastidioso. Il tuo chiamarle “fobie” non servirà a farle sparire.

    • Non credo che la volontà di un arresto dei flussi migratori sia riducibile a mera xenofobia. Il ‘risentimento’ contro gli immigrati viene più dal fronte materialistico di una perdita di benessere che col continuo arrivo di stranieri non potrà che peggiorare e i discorsi identitari risultano spesso strumentali. Però son d’accordo che se avessimo avuto un identità culturale forte e non fatta a pezzi oggi non ci troveremmo in questa situazione. Prima di affrontare i nemici esterni bisogna occuparsi di quelli che albergano in noi perchè in mancanza di un processo formativo che possa ridarci organicità non c’è modo di rivendicare la nostra discendenza greco-romana senza che si stia parlando di macerie, musei e princìpi che quasi nessuno sente vivere in lui. Un popolo che dimentica e per giunta nega di fatto le sue tradizioni è destinato a scomparire sia fisicamente che culturalmente, disciolto in una pappa indistinta. Ragion per cui prima di nuovi programmi ci occorrono uomini nuovi, con delle radici vere che li rendano immuni sia all’indottrinamento che alla strumentalizzazione sistematica.

  8. Non c’é padrone più accanito di chi si ostina a voler possedere qualcosa che non é suo, e la Terra non appartiene a nessuno.

    E vedetela pure da destra o da sinistra o da che parte volete.

    • Difatti l’articolo parla di genocidio culturale operato all’interno di un certo territorio dove si e’ costruita una certa civilita’ che certi personaggi disinteressati alla propria identita’ culturale stanno distruggendo – spero per incapacita’ di comprendere la portata e le conseguenze delle proprie azioni e non per mera brama di ricchezza.
      La Terra (come pianeta) non appartiene a nessuno, sono d’accordo.
      Come la mettiamo, con il partenone, il mercato di traiano, le piramidi, la mecca, ecc. ecc…???
      (chiaramente mi riferisco a quello che tali monumenti rappresentano e alla cultura che hanno prodotto in QUEL PRECISO TERRITORIO).

      • É un’interpretazione parziale e marginale di quello che queste culture hanno rappresentato, quella che noi pretendiamo di sviluppare e di assumere come nostro patrimonio.

        E i risultati sono lì, basta guardare, siamo tutti concentrati su aspetti speculativi, a qualsiasi cosa ci dedichiamo, che possono essere collegati all’atto finale della costruzione del Partenone, all’atto di cavare la pietra, lungi dal cogliere i suggerimenti che la sua concezione presuppone e vuole diffondere.

        Non sappiamo da dove siano venuti. E se ne sono andati.

        Quelle civiltà erano “anche” sulla terra, certo, sulla quale hanno lasciato tracce che portano ben oltre la terra, che hanno arricchito di messaggi che non vogliamo imparare a leggere, impegnati come siamo a sfruttare e consumare uomini, animali, cose e spazi e a difendere sgangheratamente il nostro diritto a farlo.

        Quelle culture sono scomparse, sono passate hanno lasciato alcune tracce e sono scomparse, solo un poco più ingombranti dei nativi americani che, con una coscienza più sviluppata e con meno presunzione, passavano e non lasciavano tracce.

  9. Così abbiamo un Occidente individuato, anche dagli occidentali stessi, come una civiltà particolarmente brutale, dura, sfruttatrice e cattiva, in un mare storico di vicini relativamente illuminati, moderati e benevoli.

    E che cosa pensava sarebbe scaturito dalle visite pastorali nei 4 continenti di un tale di nome Giovanni Paolo II, detto chissà perchè Papa, dove il personaggio (ometto l’aggettivo per non essere bannato) chiedeva alle popolazioni locali pubblicamente scusa per quello che noi bianchi europei sporchi e pure cattivi avremmo fatto di male a loro nel periodo della ns. (legittima e naturale a mio avviso) dominazione?

  10. “L’abbraccio del continente alla propria morte culturale è in effetti storicamente aberrante. Le civiltà normalmente combattono per la conservazione delle proprio culture, si uniscono per espellere gli invasori, venerano le loro identità e gli elementi fondamentali della loro eredità”: “Cultura”, “Identità” in Europa sono concetti morti e sepolti. Siamo oramai dei popoli senza Cultura né Identità che barcollano dietro l’ultimo modello di IPhone o che parla noesclusivamente di Denaro, Affari et similia. Ed infatti in tanti parlano dell’Immigrazione come di un’Affare, “se sfruttata bene”.
    Quanto alla Cultura: pochi giorni fa il decerebrato Sindaco di Firenze (Povera Firenze e Povera Toscana, come vi siete ridotte! Passare da Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Brunelleschi, Masaccio, Cimabue, Giotto, Piero Della Francesca, Leonardo Da Vinci, Michelangelo…… a LUCA LOTTI, MATTEO RENZI, NARDELLA, MARIA ELENA BOSCHI!!!) pur di venire incontro al Politicamente Corrotto, in qualità di “Presidente del Maggio Musicale Fiorentino” HA CAMBIATO IL FINALE DELLA CARMEN DI BIZET!!!!!!!
    E come risposta ha ottenuto soltanto qualche debole pigolio di protesta.
    Buonanotte Europa

    • [Campanilismo mode ON]
      Ci tengo a specificare, da fiorentino, la NON FIORENTINITA’ di quei personaggi che hai citato in maiuscolo, in quanto provenienti dal Vardarno Superiore.
      Ti sei scordato, tra i toscani che hanno fatto danni enormi alla Toscana prima e all’Italia poi un certo BETTINO RICASOLI, responsabile della svendita plebiscitaria del Granducato di Toscana al Regno Sabaudo.
      Neanche lui era fiorentino, ma proveniva da Gaiole in Chianti, che dista pochi km dal quel Valdarno di Renzi, Boschi & C.
      [Campanilismo mode OFF]

      • Il Campanilismo è sempre ben accetto, sinonimo di attaccamento al proprio paese o alla propria città, un altro di quei Valori che i Globalisti cercano di sradicare in tutti i modi: comunque ho parlato della Città di Firenze Capitale di quello straordinario territorio chiamato Toscana, fucina incredibile di Cultura, Talento e tant’altro nei secoli passati. Del resto neanche Francesco Petrarca, Piero della Francesca o Leonardo erano fiorentini ma comunque figli di quella terra che aveva in Firenze il suo faro indiscusso.
        Ed hai perfettamente ragione: né il Kazzaro Renzi né Nardella sono fiorentini ma, e su questo non c’è possibilità di discussione, sono stati votati anche da tanti fiorentini. E da vero amante della Città di Firenze, non riesco proprio a capacitarmene.

        • Conoscendo i miei concittadini purtroppo me ne capacito… ancora a pendere dalle labbra del Partito per antonomasia… a quanto pare c’è ancora troppa ricchezza perché si rendano conto…

          Riguardo a Leonardo, dallo studio di un’impronta digitale lasciata nella pittura ad olio parrebbe avere ascendenze arabe, probabilmente perché sua madre era una serva di origini levantine. E probabilmente da quella ascendenza era molto incuriosito… strano che nessuno abbia mai pensato che la sua scrittura rovescia non fosse solo un vezzo ma un ricollegarsi a queste origini!

          E il suo genio? Le sue macchine erano solo frutto della sua fantasia o erano ispirate dai trattati di meccanica provenienti dall’oriente? Nella collezione della Biblioteca Laurenziana, a cui Leonardo aveva accesso, sono conservati, guarda caso, alcuni di quei testi medievali…

          • Ascendenze arabe?
            Qui c’é qualche notizia che vi può interessare, se avete la pazienza di ascoltare ve lo raccomando per intero, altrimenti ai minuti 36:20 e soprattutto ai 42:00, c’é la risposta a quello che sospettate:

            https://www.youtube.com/watch?v=beQhE3nQ6Cc

          • Grazie molto interessante, peccato per la pessima qualità audio e video.

            Nelle immagini della sigla compare anche una foto dell’uomo della Sindone, mostrando la sua somiglianza con le fattezze di Leonardo.

            “Coincidenza” vuole infatti che Leonardo fosse amico e protetto del Re di Francia Francesco I, la cui madre era una Savoia. Una teoria sostiene che la Sindone venne creata da Leonardo per conto dei Savoia usando una primitiva tecnica di fotografia da lui messa a punto.

  11. Secondo me l’Europa ha una terribile crisi di “senso” e di “identità”, nella quale si inseriscono giustamente le osservazioni di questo articolo.
    Che cos’è l’Europa? Che rapporto ha con il Sacro Romano Impero? Che ne pensate? No, non sono pazzo. Il SRI è stato una creatura fragile, ma millenaria, erede (teorica) della romanità classica, primus inter pares, confederale al suo interno, e equilibratice al suo esterno. Nessun re, neanche gli invidiosissimi francesi, osarono insidiarne il primato teorico.
    Aveva anche un’identità cristiana, ma non strettamente confessionale. Non eliminò mai del tutto il latino, anche quando si era ridotto a poco più che la Germania.
    In una parola dava senso all’Europa occidentale, il senso di appartenere, pur nella sovranità degli stati, e nell’autonomia di principi, baroni, regioni, viceregni vari e città libere, a una “cosa” comune, e che comunque dava comune origine storica e legittimazione a tutti. I Re di Danimarca e Norvegia, Polonia, Ungheria, furono “istituiti” dal Barbarossa; la Francia, i Paesi Bassi, la Svizzera, l’Ordine Teutonico (Lettonia ed Estonia), finanche la Catalogna, se ne erano distaccati a poco a poco. Gli Inglesi, tramite la conquista normanna, ne erano stati avvinti. Persino i lontani regni di Svezia, Scozia, Sicilia e i regni Iberici ne sentivano o riconoscevano il primato. Nessuno, tranne gli ortodossi, ne era veramente fuori del tutto. Quella creatura “era” l’Europa, nel bene e nel male.
    L’UE, invece, che poteva essere, in chiave moderna, la renovatio imperii in chiave moderna, repubblicana, confederale, si è persa per strada. Eppure erano passati solo pochi decenni da quando gli ultimi presunti eredi/tronconi e le ultime presunte aquile romane avevano ammainato le loro bandiere (l’Impero napoleonico, quello del Kaiser, quello asburgico, persino il III Reich, absit injuria verbis, che significa ‘Impero’), semplificando il quadro. E’ diventata invece un mostro-mercato senz’anima, con la testa negli States, con una lingua di lavoro che, per quanto importante, è la lingua nazionale di un solo paese (che ora è persino uscito), senza alcun riferimento identitario, asservita per legge a banche e consorterie più o meno criminali.
    L’immigrazionismo selvaggio deriva da questo rigetto assurdo della nostra tradizione storica. La quale non doveva essere cristallizzata, ma ripensata e adeguata ai tempi.
    Non dico che doveva essere rigidamente “romana” e “cristiana”, ma piantare su questo le proprie radici sì. E, perché no, sulle autentiche radici democratiche, sociali, che in passato hanno fatto grande l’Europa. Altrimenti non è. Non può essere. È un orribile costruzione di plastica, destinata a crollare. In fretta.

    • PS. Gli “ortodossi”, che ne erano fuori (Russia + Balcani + Turchia) erano nient’altro che l’altro troncone della Romanità, quella d’Oriente. E infatti avevano un “loro” impero. E forse ce l’hanno ancora. Fuori sì, ma cugini.

  12. Murray la definisce “tirannia della colpa” e la identifica come una “patologia”.
    ma chissà mai ci avrà inoculato questo virus e perché ? 😈
    in ogni caso non c’è più “medicina” e nessuno si “salverà” , meno di tutti i “furbifessi” italici.

  13. forse questo che sta accadendo in Europa è il conto che l’Europa stessa deve pagare o obbligata a farci i conti per secoli di colonialismo selvaggio in ogni parte del mondo – forse è il rovescio della medaglia di secoli e secoli di invasioni verso altri continenti, forse ci saranno mescolanze culturali – ben vengano – ho sempre stimato il meticciato in ogni sua forma.

    • Ma né io né i miei avi siamo stati “invasori colonialisti” ! Mai ammazzato o sfruttato nessuno! casomai l’hanno fatto quelli che oggi ci propinano queste invasioni di africani e quant’altro.
      Allora, gentile sig.ra, perché vuole per forza affliggerci con i sensi di colpa? forse perché siccome a lei piace il meticciato deve piacere anche agli altri?
      A me non piace e non perché gli africani hanno la pelle nera ma perché lo stesso padreterno sembra che abbia detto: “i simili con i simili”. ..infatti non mi sembra che in natura esista una qualsiasi forma di “meticciato”!

      • se si sente in colpa evidentemente c’è qualcosa di vero in quello che ho scritto – auguri.

        • Io non ne ho affatto…è lei che cerca di insinuarli! Perché non se la prende solo con le elite che in passato eventualmente hanno fatto quello che lei denuncia anziché cercare di rendere tutti corresponsabili?
          E le stesse elite africane sono innocenti o hanno partecipato attivamente al sacco dei loro popoli da parte occidentale per ricavarne esse stesse dei vantaggi?
          Lo sa che gli stessi schiavi importati in passato nelle americhe spesso venivano venduti agli schiavisti da altre tribù locali nemiche?
          Ammesso e non concesso che anche gli stessi popoli occidentali in passato siano stati complici del colonialismo delle proprie elite, per quanti secoli dovremo sentirci in debito con l’africa?
          Dobbiamo allora sentirci in debito anche per le atrocità e i misfatti commessi da giulio cesare in gallia 2000 anni fa, o per quegli altri misfatti commessi da Augusto e imperatori successori in tutte le terre da loro dominate?
          Per finire, mi permetta un consiglio: individui meglio gli artefici di queste scellerate politiche immigratorie(i soros, le merkel, i renzi, gli Obama, la chiesa cattolica, le mafie varie che ci lucrano sopra) e forse capirà che queste politiche hanno ben altri moventi che quelli di rimediare a passati colonialismi.

          • io ho semplicemente scritto una mia opinione come ha fatto anche lei ma vedo che le mie opinioni le hanno suscitato agitazioni personali ma a me importa poco delle sue emozioni.
            Il mondo va cosi – prendere o lasciare.

          • Lei scrive le sue opinioni ma mi sembra che non gradisca molto le obiezioni degli altri né riesce a controreplicare con argomenti che non siano, appunto, solo emotivi.

      • nessuno è obbligato ad accettare chi è diverso – scrivere africani anzichè cittadini del continente africano la dice lunga sulla sua persona, lei è credente ho visto che ha citato il ‘padreterno’ che non si sa chi è………….. – il meticciato esiste da sempre, prima di scrivere minchiate si informi dato che anche il web fornisce questa opportunità. Se si sente ‘invaso’ faccia le opportune segnalazioni nelle sedi opportune.

        • Quindi lei si definisce sempre come “cittadina della penisola italiana” perché altrimenti il definirsi italiana la direbbe lunga su quale persona lei sia?
          Sinceramente mi pare una paranoia quella di usare un linguaggio di legno. Africano significa semplicemente appartenete al continente africano, è un dato di fatto, mentre è proprio lei a dargli così una valenza negativa,

          • ………..sicuramente lei ha tutte le ragioni di questo mondo – ma le sfugge il continente europeo dove presumo viva anche lei – evinco da ciò che ha scritto che per lei esiste ‘la penisola italiana’, non aggiungo altro. lei è uno di tanti.

        • Qui stiamo discutendo di un problema politico-economico-sociale epocale (l’immigrazione che peraltro – per dirla con un eufemismo – in gran parte è irregolare e gestito da mafiosi in combutta con i circoli dominanti dei vari paesi”) e lei non sa fare di meglio che scandalizzarsi per l’uso del termine “africani” e fa dell’ironia per il riferimento al padreterno.che ho fatto solo per modo di dire.
          Quanto alle sue affermazioni sul “meticciato”, che esso esista tra gli umani è scontato ma non mi sembra proprio che sia una “minchiata” affermare che tra tutti gli atri esseri viventi non esiste affatto. in caso contrario, mi citi degli esempi anziché fare la saccente.
          Peraltro qui il problema non è che un bianco si mescoli con un africano, il problema è che questo “meticciato” è voluto per ben altri scopi che quelli di “arricchirci geneticamente” (come affermano anche dei medici pazzi o venduti) ma è voluto solo per avere delle masse da utilizzare per sconvolgere la situazione interna di alcuni stati (in particolare proprio anche dell’italia)…masse da utilizzare per il momento come esercito di semischiavi utili a ricattare i lavoratori autoctoni, poi per avere merce da utilizzare per attentati terroristici destabilizzanti e, in un futuro prossimo, utilizzabile anche per l controllo poliziesco delle popolazioni oltre che come serbatoio di mercenari nelle future guerre.
          Ma immagino che a lei queste implicazioni sembreranno fantasiose e l’unica cosa che l’affligge è lavarsi dai sensi di colpa per il passato colonialismo oltre che essere interessata al “meticciato”.
          Visto che secondo lei anche tutti noi italiani siamo responsabili del colonialismo che ne direbbe se, per lavarci delle nostre colpe, accogliessimo solo libici etiopi somali e albanesi che colonizzammo ed escludessimo tutti gli altri “cittadini” africani e non africani (nigeriani, ghanesi, pakistani, indiani, afgani, ucraini, rumeni e via dicendo) colonizzati ora o in passato da altri (Usa, Inghilterra, francia, portogallo e quant’altri)?
          Ci sarebbe da aggiungere qualcosa sui “costi” finanziari di queste immigrazioni che gravano sulle spalle dei contribuenti italiani ma probabilmente lei non è toccata neppure da questo tema preferendo
          continuare coi suoi “mea culpa” mentre questi suoi amabili immigrati ci arricchiscono a tal punto che ora centinaia di migliaia di italiani sono costretti a emigrare a loro volta perché miliardi di euro devono essere utilizzati per le loro necessità più che per gli italiani stessi.

  14. Prima ancora dell’immigrazione di massa, il problema che mina le fondamenta della civilta’ western e’ un drammatico calo del QI, dell’educazione scolastica, e il mancato supporto familiare per una sana crescita psicologica dei giovani.
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