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L’educazione di Marine Le Pen

DI ROBERT FISK

counterpunch.org

Marine Le Pen ha un po’ Trump-eggiato a Beirut. E’ giunta qui dalla lontana Parigi per guidare la sua campagna elettorale presidenziale francese dal settario sottobosco Libanese, rifiutandosi di indossare il velo nell’incontro con il sunnita Gran Mufti. Considerando le assurdità che poi ha detto al presidente libanese (cristiano) e durante l’infelice intervista concessa a un giornale locale (cristiano) di lingua francese, molti libanesi – e anche diversi cristiani – hanno dovuto concludere che questa disgraziata ha intrapreso la sua visita con il solo scopo di insultare i musulmani del paese.

Naturalmente si trattava di una boutade pubblicitaria. A Marine Le Pen non importa niente dei voti dei libanesi cristiani con passaporto francese – il suo Fronte Nazionale (FN) comunque vuole che questi cittadini a doppia nazionalità scelgano in modo esclusivo la loro cittadinanza: così i poveri vecchi cristiani libanesi a cui la Le Pen dice di voler bene, dovranno abbandonare il loro paese d’origine, se vogliono che la Francia li “protegga” dalle orde musulmane. E no, il suo rifiuto di indossare il velo – un semplice velo per mostrare rispetto al Mufti sunnita, lo sceicco Abdel-Latif Derian – era diretto al suo pubblico nazionale in Francia. I Musulmani vogliono sottomettere le donne. Il solito vecchio messaggio: al diavolo il Libano. Che è sicuramente il motivo per cui in questo viaggio l’hanno accompagnata più giornalisti francesi che libanesi.

Se il Mufti fosse stato consigliato meglio, si sarebbe rifiutato di incontrare questa spettrale reliquia del Mandato Francese, della “protezione” militare francese post Prima Guerra Mondiale che la Società delle Nazioni impose al Libano. Tutto iniziò quando un generale Francese con un braccio solo inviò i suoi carri armati contro la cavalleria Araba ad ovest di Damasco; e terminò non molto tempo dopo, quando al Libano fu imposto un anno di governo da parte della Francia di Vichy, il cui leader anti-semita – il Maresciallo Philippe Pétain – avrebbe certamente approvato la visita della Le Pen.

Non c’è da sorprendersi se il leader druso libanese Walid Jumblatt – durante un viaggio per incontrare François Hollande a Parigi, dove la Le Pen avrebbe fatto meglio a rimanere – abbia considerato la sua visita in Libano un insulto al popolo libanese. “Spero che la Francia faccia una scelta migliore di questa fascista di destra”, ha affermato con la sua voce ingannevolmente lieve. Ma la storia del velo infame era necessaria per un altro motivo: per coprire l’interferenza molto più settaria della Le Pen nella crisi libanese-siriana che ha afflitto il Libano per 40 anni, dentro e fuori. La sua prima visita a un capo di Stato è stata quella a Michel Aoun, il presidente libanese insediatosi da poco, la cui fama, prima di arrivare al palazzo Baabda che sovrasta Beirut, non era molto dissimile da quella dello stesso Trump.

Da prima acerrimo nemico del regime di Hafez al-Assad a Damasco, in seguito si è dichiarato amico della Siria e – tanta era la sua ambizione di arrivare alla presidenza – si è alleato con i miliziani amici della Siria, gli sciiti Hezbollah libanesi. Così, quando Marine Le Pen ha confermato il suo sostegno al figlio di Hafez Bashar nella sua battaglia contro l’Isis, ha incontrato poca resistenza da parte di Aoun.

Ma il primo ministro sunnita di Aoun, Saad Hariri, che ancora accusa i siriani dell’omicidio del suo defunto padre Rafic, ha rimproverato il leader di FN di confondere la fede musulmana con il fondamentalismo islamico. I musulmani “moderati”, che erano la stragrande maggioranza, sono state le prime vittime di “terrorismo”, le ha detto in modo brusco. E un gruppo di leader Cristiani – che Le Pen si aspettava fossero dalla sua parte – l’hanno ripresa per aver suggerito che la Francia dovesse sostenere il presidente Bashar al-Assad nella guerra siriana. Sono questi gli antefatti all’ aspro commento di Jumblatt sulla “triste reliquia della destra francese”.

La cosa pare non abbia scalfito in niente la candidata presidenziale di FN nella sua intervista resa al giornale Orient Le Jour, il quotidiano impegnato francofono letto dalla minoranza cristiana libanese. Come un bambino smarrito che brancola tra i resti di un vecchio campo di battaglia, Marine Le Pen si è mossa a fatica tra i rottami di una vecchia guerra civile. Ha elogiato il governo siriano, come unica alternativa possibile al trionfo dell’ISIS; ha esortato il proprio governo a riaprire l’ ambasciata francese a Damasco e ha persino paragonato le relazioni Libano-Siria a quelle Francia-Germania del dopoguerra.

Le piacerebbe incontrare Assad?” le è stato chiesto? “Certamente”, ha risposto. “Perché voglio che intorno al tavolo ci siano tutti. Se la Francia e la Germania hanno potuto fare pace, credo che anche Libano e Siria possano farlo. E penso che la pace sia possibile poiché si lotta contro un nemico comune. Questo nemico ovviamente è lo Stato Islamico… L’ho detto fin dall’inizio di questo conflitto – ed ero l’unica a dirlo in quel momento – che contribuire alla caduta del regime di Bashar al-Assad voleva dire consegnare la Siria nelle mani dell’ ISIS”.

I paralleli che ha fatto ovviamente non stavano in piedi. Se da un lato è interessante il modo in cui la mente della Le Pen paragona il Libano alla Francia e la Siria all’ex-Germania nazista, va detto che la pace del dopoguerra in Europa si è conclusa non di fronte a un nemico comune.

Ma non si è fermata qui: “In Siria, penso che quelli che hanno puntato su un’opposizione di tipo moderato del tutto estranea al fondamentalismo islamico, hanno dovuto concludere che quell’opposizione, se mai è esistita (sic), era ‘irrilevante’ e non poteva costituire un’alternativa possibile a Bashar al-Assad. In geopolitica, spesso è necessario fare la scelta del male minore, e per me il male minore è Bashar al-Assad. Sono francese e ritengo che lui non ha mai rappresentato un pericolo per la Francia.”

Le osservazioni di Le Pen sono state doppiamente dolorose per i libanesi. In primo luogo perché, come Cristiani Levantini, se da una parte dipendono dalla protezione di Assad all’interno della Siria, non necessariamente sostengono il suo governo; anzi, decine di migliaia di cristiani libanesi chiedono ancora oggi la fine del regime di Assad; e hanno detestato l’uso del termine ‘irrilevante’ da parte della Le Pen. In secondo luogo, tuttavia, la Le Pen ha scalfito la brutta superficie della politica ormai compromessa dell’Occidente nei confronti di Assad – politica che originariamente pretendeva il suo rovesciamento e annunciava la sua fine imminente, e poi, con riluttanza (e in modo da far rabbrividire, del genere Boris Johnson alla Commissione Affari Internazionali dei Lords) ha accettato che rimanesse al potere. In altre parole, Assad è l’unico baluardo contro il fondamentalismo islamico in Siria.

Le Pen ha anche pensato che il Libano, aggravato da un milione di rifugiati siriani, dovrebbe rimandarli a casa non appena la guerra sarà finita. Un altro tentativo per appiccicare anche al Libano la sua politica anti-immigrazione; ma la cosa non è andata bene, poiché la Le Pen evidentemente non sapeva che decine di migliaia di libanesi fossero strettamente collegati e imparentati con i siriani. Infatti, un gran numero di libanesi si consideravano siriani prima che l’amata Francia di Le Pen decidesse, dopo la prima guerra mondiale, di separare il Libano dalla Siria e stabilire un confine tra i due.

Fu una cosa davvero strana. Dopo tutto, durante la guerra civile libanese 1975-1990 molti dei sostenitori del FN si unirono alle milizie cristiane di destra; e uno di loro è attualmente una guardia del corpo della stessa Le Pen. Ma nessuno ha pensato di avvisarla che il Libano non era il posto adatto per imporre la politica francese? Non a caso uno scrittore cristiano libanese ha paragonato quelle sue chiacchiere sulla “protezione” francese alla Settima crociata e alla Carta Solenne del re francese Luigi IX, che promise ai cristiani maroniti del Libano “la stessa protezione speciale che assicuriamo al popolo francese”.

Forse pensava che il presidente Aoun fosse lo speciale “protettore” dei cristiani. Altra idea stramba. Nel 1990, l’allora Generale Libanese Michel Aoun credeva di essere il Presidente del Libano (seppure non eletto), e definì il primo ministro Selim Hoss il Ponzio Pilato del Libano – suggerendo che lui, Aoun, avrebbe potuto coprire un ruolo più alto nella storia biblica. Ma poi si è meritato un paragone a Napoleone, quando ha lanciato una ‘guerra di liberazione’ contro le truppe siriane in Libano, e poi è corso a nascondersi nella residenza dell’ambasciatore francese quando i siriani hanno preso d’assalto il palazzo di Baabda. Alla domanda di un giornalista durante il suo esilio a Parigi se non si sentisse responsabile per i soldati ed i civili libanesi rimasti uccisi durante il precedente conflitto con la Siria, ha risposto: “E’ la guerra”. Una risposta che non rasenta, ma oltrepassa la follia. Dopo, quando ha raggiunto la presidenza, queste caratteristiche “Trump-esche” in breve tempo sono cessate.

Ma poi, partendo per l’Egitto in questo mese, Aoun ha dichiarato pubblicamente che Hezbollah faceva parte della difesa del Libano da Israele, dal momento che l’esercito libanese era ‘debole’. L’esercito libanese sarebbe molto meno debole se ricevesse 3 miliardi di $ (£ 2,4 miliardi) di armi promessi dalla Francia e pagati dall’Arabia Saudita. Ma perché mai i sauditi dovrebbero – secondo Aoun – finanziare un esercito per combattere a fianco dello sciita Hezbollah – o a fianco delle forze siriane di Bashar al-Assad che i sauditi hanno ancora intenzione di rovesciare?

L’affermazione di Aoun era in totale violazione della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ha posto le truppe delle Nazioni Unite sul confine israelo-libanese a tutela della sovranità del paese. Quando il rappresentante delle Nazioni Unite a Beirut ha obiettato, le è stato detto che il ministro degli Esteri libanese – che guarda caso è il genero del Presidente Aoun – si rifiutava di incontrarla. Tutto questo non ha sfiorato per niente la Le Pen.

Ma una cosa è certa: a meno che non diventi il presidente della Francia – cosa che pare al momento altamente improbabile – il Presidente della Siria Assad sarà estremamente cauto con lei. Lui e i suoi alleati – tra cui la Russia – stanno ancora vincendo nella guerra contro ISIS e NUSRAH e altri combattenti dell’opposizione, e questo senza alcun aiuto da parte della Francia. Chi vuole dalla sua parte il Fronte Nazionale?

 

Robert Fisk scrive per Independent, dove questo articolo è apparso originariamente. 

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2017/02/28/the-education-of-marine-le-pen/

28.02.2017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Pubblicato da Davide

  • sotis

    E finalmente si comincia con lo sputtanamento della Le Pen . Tanto anche gli asini hanno capito che sono sputtanamenti a comando.

  • Servus

    “Ma una cosa è certa: a meno che non diventi il presidente della Francia – cosa che pare al momento altamente improbabile”

    Evidentemente questo Fisk è di quelli che non hanno capito niente di Trump finchè non ha vinto le elezioni, nè capiranno niente della Le Pen, fino a quando cadranno dal loro scranno senza sapere perchè.

    • Andrea Rossi Primo

      la le pen non vincera’.mai

      • Servus

        Sì, sono tanti a non aver capito che il vento è cambiato

  • Andrea Rossi Primo

    il programma assurdo della le pen
    1 eur=1 franco lepenista svalutato
    debito convertito in franchi=default francia=banca centrale francese che stampa miliardi di franchi svalutati=inflazione a tre cifre=salari e pensioni che perdono potere di acquisto
    fuga di capitali
    naturalmente i le pen hanno gia’ i risparmi in svizzera
    Con tutto il rispetto e la moderazione che ho auguro alla le pen tutto il male possibile

    • Toussaint

      Lei dev’essere un troll. In Francia esiste l’equivalente della nostra Lex Monetae. Le nuove valute che si creeranno in Europa dalla dissoluzione dell’eurozona partiranno tutte dal cambio 1 : 1 con l’euro, poi ognuna acquisirà il proprio valore, secondo mercato. Sull’inflazione a tre cifre, le ricorderei che già nel 1992 ci fu una svalutazione del 25% (la fine dello SME), ma l’inflazione si ridusse di un punto! Anche lo scorso anno l’euro si è svalutato di quasi il 30% sul dollaro … e l’inflazione? Figurarsi, siamo in deflazione! Non c’è un rapporto diretto fra svalutazione ed inflazione, lo vuol capire o no? Questa concetto è ormai patrimonio comune di qualsiasi lettore serio di questo e di altri blogs. Vada a scrivere su Repubblica, lì l’accoglieranno volentieri.

  • PietroGE

    Articolo pazzesco. A cominciare dalla storia del velo che sembra non voglia entrare nella testa della gente che, come Fisk, di islam non ne sa niente. Il velo è un simbolo religioso e la Le Pen ha fatto benissimo a rifiutarlo, provate a chiedere ad un qualche politico (o anche non politico) musulmano di mettersi il crocefisso al collo come condizione per incontrarvi, e vedete come vi risponde. Poi che cosa ha da dire Fisk sulla affermazione della Le Pen che Assad è l’unico baluardo contro la formazione di uno stato ISIS in Siria e Iraq? Non è forse vero? Putin è stato il primo a capirlo e per questo è intervenuto e ora a capirlo è anche Trump. Manca solo Fisk. La Le Pen fa benissimo a obbligare la gente a scegliere il Paese di cittadinanza, e non lo fa solo con i libanesi, lo fa anche con gli ebrei. La Francia non è un hotel e gli altri Paesi europei dovrebbero seguirla in queste convinzioni. Quanto poi alle solite accuse di fascismo e di razzismo anti musulmano, se permettete, fanno ridere. La Francia ha subito centinaia di vittime a causa di terroristi musulmani. Se la stessa cosa che hanno fatto i musulmani in Europa la avessero fatta i cristiani in un Paese musulmano sarebbero stati ammazzati tutti. Fisk, che un tempo scriveva articoli interessanti è scaduto a livello di pennivendolo senza una idea che possa definirsi tale.

    • Pedro

      Se si potesse ti darei 100+. Condivido ogni parola PietroGE.

    • Truman

      Pietro, per favore, non dire cose assurde come “Fisk, di islam non ne sa niente”. Fisk ha certamente competenze sull’Islam. Poi che inquadri gli avvenimenti in un suo sistema ideologico è un’altra cosa.

    • MarioG

      “Pazzesco” e’ la parola giusta. Lasciando perdere tutte le scemenze su Aoun e Hezbollah, sulla Siria e su Assad, cito questa:
      “Le Pen ha anche pensato che il Libano, aggravato da un milione di rifugiati siriani, dovrebbe rimandarli a casa non appena la guerra sarà finita.”
      Scandalo!
      I profughi devono rimanere profughi a vita per il signor Fisk!
      Anche a guerra finita, anche all’avvio della ricostruzione in Siria, semisvuotata dalle orde di terroristi buoni (quelle che dovevano fare a Fisk il favore di cacciare Assad), non sia mai che i profughi ritornino a casa!
      Restino in Libano, in attesa di transitare in Europa. Come sono umani questi Fisk!

  • Primadellesabbie

    “…Tutto iniziò quando un generale Francese con un braccio solo inviò i suoi carri armati contro la cavalleria Araba ad ovest di Damasco; ef è finito poco tempo fa, quando al LIbano fu imposto un anno di governo da parte della Francia di Vichy…”

    Sono convinto che Le Pen non abbia alcuna possibilità, a meno che non convenga, in qualche modo, al potere.

    Da quando sono apparse notizie in questo senso ho deciso di tenere d’occhio i media conservatori di oltralpe, ritengo che questo genere di argomenti porti inesorabilmente alla storia dei Pieds-Noires, alll’OAS e ai suoi numerosi tentativi di assassinare De Gaule.

    Se queste storie venissero richiamate all’attenzione generale in questi giorni, qualunque candidato vincerebbe a mani basse contro il FN (che di questi scheletri negli armadi non riuscirà mai a liberarsi perché ispirano la sua limitata base storica) e sarebbe segno che il potere non la vuole, se invece, al contrario, nessuno tirasse in ballo questi argomenti, sarà bene seguire gli eventi.

    • PietroGE

      I Pieds Noires e l’OAS sono relitti di un mondo scomparso ormai da 60 anni. Il FN è uno dei pochi partiti che ha capito il trend verso l’abisso che ha coinvolto tutti i Paesi europei in un unico destino. Anche se le proposte sono strettamente nazionali, hanno valore quanto meno europeo in senso lato perché interessano i Paesi da Capo Nord fino a Lampedusa e dall’Irlanda fino alla Russia. Sovranità, identità, difesa dei confini, protezione della categorie più deboli esposte alla concorrenza sleale e rinascita demografica sono concetti che, viste la condizioni in cui versa questo continente e le lobby che lo vogliono disgregare, possono benissimo essere definiti rivoluzionari. Poi si tratterà di vedere quanti saranno realisticamente implementabili subito.

    • Toussaint

      La Le Pen, a mio parere, non è favorita, ma qualche possibilità ce l’ha, in particolare se in Olanda dovesse vincere il Partito anti UE. Niente succede in Europa a prescindere dalla volontà degli americani. Molto dipenderà dalle vicende di quel paese. Che potrebbero anch’esse favorire la Le Pen (ma niente è ancora sicuro). Lei mi sembra troppo condizionato dalla sua appartenenza politica.

      • Primadellesabbie

        Gentile Toussaint, non ho l’avventura di sentire un’appartenenza politica.

        Per dire molto in breve, un socialismo con chiaro rispetto dell’individualità o una destra responsabile, sganciata dai padroni del vapore (dove sta scritto che un ideale di destra debba coincidere con l’avidità e le sue applicazioni? O con il potere dinastico?) mi andrebbero bene entrambe.

        A condizione che gli intenti siano, in ogni caso, perentoriamente orientati a non impedire lo sviluppo della coscienza individuale (badi che non scrivo: a promuovere).

        Quanto alla faccenda Le Pen, i francesi, a differenza degli italiani, hanno individualmente un’alto concetto dell’autorità, anche se sbeffeggiano o si ribellano, forse proprio questo comportamento indica che la sentono “loro”.
        Anche per questo, difficilmente manderanno all’Eliseo la rappresentante di un partito il cui presidente é stato un torturatore in prima persona. Anche se la figlia, candidata, sostiene alcune cose condivisibili in questo frangente.

        In altra sede, se vorrà, potremo avere modo di parlare di come De Gaulle, che aveva avuto modo di conoscerli e litigarci a fondo, si fosse adoperato per tenere gli americani fuori dal Paese, e di come questa “indipendenza” abbia resistito fino all’avvento dell’ultraconservatore Sarkozy.

        • Toussaint

          Perdoni se le ho attribuito un’appartenenza politica (nel senso di “partitica”), ma gli amici pentastellati mi sembra che si siano tutti orientati sulle sue stesse posizioni (da qui l’equivoco).

          A mio parere, credo che lei stia sottostimando la particolarità della situazione che stiamo vivendo. E’ uno di quei momenti in cui le opinioni che abbiamo maturato nel corso degli anni sono superate dalla pressione esercitata dagli eventi, che si stanno moltiplicando ad una velocità sconosciuta da decenni.

          Di papà Le Pen (peraltro estromesso senza troppi riguardi dal FN) credo che ormai non importi niente a nessuno. Quando la gente perde il lavoro e tutto il complesso delle sicurezze che caratterizzavano fino a poco tempo fa lo status di “cittadino francese”, credo che sia disposta a votare anche in modo sorprendente.

          Su De Gaulle nessuna discussione. Più o meno sono d’accordo con lei. Riuscì ad essere relativamente indipendente dagli americani grazie al suo spessore politico, alla “force de frappe” ed alla “minaccia” proveniente da est. Tutt’ora il prestigio francese si basa essenzialmente sul suo arsenale atomico. I francesi saranno anche in crisi, ma hanno quello che ai tedeschi non sarà concesso mai (ed in effetti sembra che stiano cercando, con la scusa dell’esercito europeo, di mettere le mani, seppur indirettamente, su quell’arsenale).

          • Primadellesabbie

            Estromesso? Questa é di ottobre, nel primo minuto J.M. Le Pen chiarisce, ad un giornalista un po’ impertinente, il suo ruolo e peso nel partito:
            https://www.youtube.com/watch?v=V4JhIj8s3TA

            I francesi hanno una consuetudine alle ribellioni, é vero, ma noi tutti stiamo vivendo una crisi di volontà, di fiducia in noi stessi, di assenza di mete: il materialismo ha completato il suo lavoro e, curiosamente, lo sprint finale é stato tirato, per bieche finalità, dalla parte più reazionaria, definirla conservatrice sarebbe altamente inopportuno, delle conventicole incistate nel potere, oramai planetario.

            Non ne usciremo certo con il populismo, accolto con entusiasmo da nostalgici impenitenti, privi di scrupoli, che ci si sono buttati a capofitto. Se dovessero prevalere ci ritroveremmo inesorabilmente nella brace, ad invocare la padella.

            Sarei prudente anche nel replicare al Rossi sull’inflazione (senza entrare in dibattiti tecnici che hanno abbondantemente superato la soglia ed il volume di sopportazione).
            Ho visto piangere conoscenti, persone serie e laboriose che, ritiratisi dalle loro attività all’età della pensione, contando sul gruzzolo messo da parte, si sono trovati in situazioni penose. Io stesso potrei portare una singolare esperienza, e non bisogna dimenticare che, a causa del lungo isolamento dai mercati, dovuto proprio al protezionismo di quegli anni, quando l’inflazione reale era a due cifre, solo poche (dita di una mano) inacessibili banche d’affari possedevano, al vertice, la conoscenza degli strumenti aggiornati atti a salvaguardare il potere d’acquisto dei risparmi.

          • Toussaint

            Quello che ho scritto su J.M. Le Pen si basa sul fatto che nel 2015 è stato estromesso dal partito ( https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Marie_Le_Pen ). Dopodiché la politica francese non è in cima ai miei pensieri. Potrebbe esserci qualcosa che mi è sfuggita. Sul pressoché inesistente legame svalutazione – inflazione insisto fino alla morte. Un po’ più sotto ho pubblicato un commento anche al riguardo. Il populismo, infine, credo che a questo punto sia la nostra sola ancora di salvezza. Ma non dico niente di più in questa sede (non posso monopolizzare i commenti). Fermo restando il rispetto per le sue posizioni contrarie.

          • Primadellesabbie

            Intanto grazie per avermi coinvolto in questa discussione, rispetto anch’io le sue posizioni che intuisco frutto di esperienza e di attenzione. Non é un guaio pensare in modo diverso.

            Ho letto la sua risposta sotto e non osavo interferire ma, dato che me ne dà occasione le chiedo come sia stato possibile che le crisi petrolifere, che ricordo perfettamente, abbiano colpito solo il nostro Paese.

            Il mio lavoro mi portava a quell’epoca a girare l’Europa e ricordo che, nonostante nessun Paese europeo estraesse abbastanza petrolio per i suoi consumi (mi pare che quello del Mare del Nord fosse agli albori), la svalutazione fosse indispensabile solo da noi, proprio noi che avevamo l’Eni vantaggiosamente installato in Libia e un gruppo di aziende di prim’ordine impegnate in grossissimi appalti in Iran (che presumo fossero pagati in petrolio), oltreché aver accettato di deturpare la penisola con maleodoranti raffinerie da cui mezza Europa attingeva.

            Credo ci siano anche altre spiegazioni per le frequenti svalutazioni e che le qualità dell’imprenditoria, la sua scarsa vocazione a responsabilizzarsi nei confronti del Paese abbiano fatto, e facciano, la differenza.

          • Toussaint

            L’ho scritto, a leggere bene, che la crisi petrolifera non colpì solo noi (punto 6). Certo in modo diverso da paese e paese (fu fortissima, ad esempio, negli USA. Guardi gli anni ’70! http://it.global-rates.com/statistiche-economiche/inflazione/indice-dei-prezzi-al-consumo/cpi/stati-uniti.aspx ), ma l’inflazione da shock esterno colpì tutto il mondo occidentale. Potrà verificarlo con facilità navigando su Internet.

            Il sistema italiano tendeva a generare un po’ d’inflazione in più rispetto ad altri paesi, ad esempio quelli dell’ex area marco, a causa delle dinamiche del costo del lavoro (i sindacati italiani, all’epoca, funzionavano!). A generare deflazione (e ad accettarla, grazie anche ai sindacati presenti nei CdA), nessuno è più bravo dei tedeschi. Ed in effetti a quasi l’80% di case di proprietà in Italia (mi pare), corrisponde una percentuale di appena ca. il 50% in Germania. Insomma, l’inflazione era la conseguenza di una quota salari migliore (e quindi di una maggiore capacità di spesa), rispetto al Pil.

            Non ce l’abbia con l’imprenditoria italiana. Questa si è sempre ben sviluppata sul medio-piccolo, mentre le grandi imprese erano quasi tutte statali (tranne Fiat, Pirelli e poche altre, grazie anche al Sig. Cuccia ed al suo “pesare” e non “contare” le azioni).

            E’ al complesso costituito dalle piccole-medie aziende private, giunte alle grandi aziende ed alle grandi banche in mani pubbliche, che si deve l’aver raggiunto il 4° posto nel mondo per produzione industriale (e tutt’ora, nonostante la crisi, dovremmo essere al 7°. Non è poco). I nostri imprenditori non saranno migliori, ma nemmeno peggiori degli altri. Ne ho visti tanti che piangevano quando hanno dovuto licenziare. Il problema è l’euro. Ma è un problema esogeno, non dipende dalla vitalità né dal senso di responsabilità dei nostri imprenditori (le loro organizzazioni di settore, invece, credo che abbiano forti responsabilità. Loro avevano gli strumenti per capire. Hanno finito con il “fregare” i loro stessi iscritti).

          • Primadellesabbie

            Ho letto, e le dicevo proprio che la mia esperienza in quegli anni mi faceva vedere come sembrava che solo da noi soffrissimo le conseguenze di quelle vicende e ho sottolineato come, per certi aspetti, fosse paradossale.

            Vede i dati e le statistiche sono un ottimo strumento con un grande difetto: manca sempre qualcosa, che non si é visto, che c’é lì e non c’é la, ecc.

            Le case di proprietà ed i risparmi degli italiani non sono dovute al PIL ma al fatto, semplice, che i nostri concittadini operai ed artigiani lavorano (adesso bisognerebbe dire hanno lavorato) più degli altri, da generazioni, l’ho constatato sempre e ovunque e lo ho detto anche qui. E sospetto che se non fossero ostacolati e scoraggiati dall’unica cosa che le leve politiche delle ultime stagioni sanno fare: un’infinità di stupidaggini burocratiche a pioggia, inventate per fingere di controllare, far lavorare ditte di amici, dar sfogo alla propria meschinità ancestrale, saremmo ancora a galla, nonostante tutto.

            Ho un’opinione diversa dalla sua sugli imprenditori di casa nostra, con le debite, rimarchevoli eccezioni, grandi e piccoli, molti ne ho conosciuti, alcuni frequentati, ma non voglio insistere.

          • Toussaint

            Per soffrire delle conseguenze di quelle vicende, cosa intende dire con esattezza? Se parla di bilancia dei pagamenti ovviamente sì. Con quella “botta” a livello di importazioni energetiche il deficit fu inevitabile. Di conseguenza la nostra valuta si svalutò, le nostre merci diventarono più competitive (miglioramento dell’export) e quelle degli altri paesi più care (riduzione dell’import), fino a tornare ad una situazione di sufficiente equilibrio.

            E’ esattamente quello che ci si propone quando si svaluta. Paesi come la Germania (che era una potenza industriale quando noi eravamo ancora all’aratro trainato dai buoi), che avevano una bilancia commerciale migliore della nostra, assorbirono il colpo con maggiore facilità. Ma ci riuscimmo anche noi nei successivi anni ’80 (Craxi si attribuì la vittoria sull’inflazione grazie alla riforma, peraltro quasi solo a livello di tempistica, della scala mobile, che diventò annuale invece che trimestrale. Ma in realtà i dati dimostrano che il merito fu dell’avvenuto assorbimento dello shock petrolifero).

            Se invece intende riferirsi alle persone, la forte inflazione veniva compensata dalla scala mobile. Quindi nessuno ebbe a soffrirne. Anzi, fu proprio l’inflazione (che favorisce i debitori) a spingere il settore immobiliare, perché consentiva alle famiglie (in cui entravano facilmente due stipendi) di indebitarsi, perché riduceva gli oneri del mutuo. A quei tempi, se ricorda, con l’inflazione e la “liretta” ci facevamo le case, adesso senza inflazione e con l'”eurone” le case dobbiamo vendercele, se troviamo qualcuno che ce le compra.

            E’ stato un piacere scambiare qualche ricordo con lei. Mi sa che siamo quasi coetanei. Anch’io come lei ho viaggiato tanto per lavoro, ma poco in Europa. Soprattutto nel resto del mondo e in particolare nei paesi di religione musulmana, che conosco piuttosto bene. A risentirla.

  • Andrea Rossi Primo

    Chi pensa che, riguadagnando il controllo della politica monetaria e del cambio, l’Italia potrebbe, d’un colpo, rilanciare crescita e occupazione, ha la memoria molto corta. Il quarto di secolo fra il 1975 e il 2000 ha visto una catena interminabile di svalutazioni della lira che, ogni volta, dopo un breve sollievo, si traducevano in un riaccendersi di inflazione e in una nuova svalutazione. Fra il 1979 e il 1999 (alla vigila dell’ingresso nell’euro) la lira è stata svalutata 13 volte e ha perso il 53 per cento del proprio valore.La politica delle svalutazioni ha,inoltre, avuto sempre un impatto molto limitato e temporaneo sulla competitività delle merci italiane e sull’aumento delle esportazioni.
    Inoltre tutte le valute del mondo sono legate al dollaro e all’euro(in minore misura).La sovranita’ monetaria non è tutto.Bisogna sapere agire (ricerca,visione e sviluppo di una economia al passo con i tempi)
    Le scorciatoie populistiche, anche monetarie, dice la storia recente, non portano lontano.Non è tutta colpa dell’euro.Il male è(quasi) tutto italiano.
    Svalutare è solo un modo per drogare un paese che non è competitivo.
    Tornare indietro è impossibile. Bisogna migliorare il livello competitivo dei nostri prodotti made in Italy perché non è più possibile pensare di svalutare la moneta come si faceva in passato. Un ritorno alla lira non eliminerebbe i problemi legati alla non competitività del nostro Paese. Sarebbe più serio iniziare a discutere di come rimanere nell’euro, assumendoci le nostre responsabilità.
    In Italia la politica con i suoi troll presenti anche qui in questa discussione scarica sulla moneta unica la propria incapacità di fare le riforme.
    La Le Pen non vincera’ mai

    • Luca

      voi europeisti finirete presto nel dimenticatoio della storia tra le parentesi più nefaste dell’umanitá. non aggiungo altro

    • PietroGE

      Anche a me piacerebbe avere una moneta che si rivaluta invece di svalutarsi. Il problema è che l’economia italiana non è a sufficienza competitiva per permettersi una moneta forte. L’Italia non può diventare una Germania se invece della moneta nazionale gli si da quella tedesca. È ovvio che i problemi del Paese non si possono mettere tutti sulle spalle dell’euro, l’incompetenza dei politici, il Sud controllato dalla criminalità organizzata, la corruzione dilagante, la mancanza di riforma del sistema produttivo, per elencarne solo qualcuno, sono tipici del sistema italiano indipendentemente dalla moneta che usa. Resta il fatto che un Paese del genere con una moneta come l’euro va a fondo. È facile dire bisogna fare le riforme. Questi non si riescono a mettere d’accordo neanche per fare una legge elettorale decente. Nessuno poi ha il coraggio di toccare la spesa pubblica perché sarebbe suicidio politico, specialmente al Sud. In queste condizioni che ci facciamo con l’euro?

    • Toussaint

      Senta, lei non deve pensare che, commentando su un blog, su questo non ci sia già una specie di “sentimento comune” maturato grazie agli oltre 1.000 articoli l’anno che vengono pubblicati, senza contare i commenti. Mi costringe a rispondere nonostante non ne abbia voglia.

      1) Le svalutazioni degli anni settanta non furono causate dalle dinamiche del costo del lavoro (e quindi da motivi endogeni), ma dalla doppia crisi petrolifera (i primi e gli ultimi anni ’70: i prezzi aumentarono rispettivamente di ca. il 500% e di ca. il 300%). La svalutazione della lira fu un’inevitabile conseguenza del deficit delle partite correnti. Non si generò alcun circolo vizioso svalutazione/inflazione (questo può succedere solo ad economie dalle importazioni anelastiche, come ad esempio l’Argentina, ma non a quella che all’epoca era la 4° economia industriale al mondo), la svalutazione cessò quando l’effetto della seconda crisi petrolifera (il famoso shock esterno di cui parlano gli economisti) smise di produrre i suoi effetti. Ovvero nei successivi anni ’80.

      2) Le monete si svalutano come effetto dell’andamento delle già citate partite correnti. Tutto questo ha un effetto taumaturgico nella ricerca dell’equilibrio fra le varie economie. Sterilizza, in altre parole, i comportamenti scorretti (deflazione) di qualche paese, ovvero di Germania/Olanda, a svantaggio dei loro partners commerciali e dei loro stessi lavoratori. La rivalutazione delle loro monete sterilizza l’illecito vantaggio competitivo, ottenuto trattando male la loro manodopera (conflitto redistributivo sbilanciato sul capitale). Vuol dare un’occhiata all’andamento del Pil di quegli anni, rispetto a quello attuale?

      3) La competitività tedesca NON si basa sulla ricerca e sugli investimenti. Una semplice occhiata alla formula del Pil (dal lato della spesa), le farebbe notare che, a fronte di un (Export – Import) pari a 9 punti di Pil, alla costanza delle spese delle famiglie e dello stato, il Pil cresce solo meno di 2 punti. Questo significa che gli investimenti privati si sono ridotti di ben 7 punti di Pil. Io stesso tradussi un articolo dello Spiegel On Line, Ailing Infrastructures, in cui si lamentava il drammatico crollo degli investimenti tedeschi. Ma lo sostiene anche l’IFO, il più famoso istituto di ricerca tedesco. La competitività tedesco/olandese si basa tutta sulla drammatica contrazione del costo del lavoro (i ca. 10 milioni di mini jobs, gli operai dell’est sottopagati che dormono in 10 in un appartamento) e sul blocco degli investimenti (anche il livello delle infrastrutture tedesco/olandesi è drammatico per mancanza d’investimenti).

      4) Anche in Italia, agli imprenditori fu fatto un discorso: “vi penalizziamo bloccando il cambio, in compenso vi liberalizziamo il lavoro (riduzione dei costi)”. Il calcolo fu drammaticamente sbagliato (crollo del mercato interno, perdita di competitività nei riguardi dei tedeschi). Dopo la fuoriuscita dallo SME (1992), con la svalutazione successiva guadagnammo notevolmente in competitività (guardi i dati del Pil e delle esportazioni) e quindi molti furono anche gli investimenti. Cominciammo a perdere competitività quando, nel 1997, fu fissato il cambio lira/ecu, che poi si è trascinato fino al cambio lira/euro.

      5) La svalutazione, quindi, non è una droga, ma un fatto naturale in un’economia di mercato, che riporta equilibrio in un’economia sbilanciata. Non conosco, se non in casi particolari e per breve tempo, casi di svalutazione competitiva (gli altri paesi non lo permetterebbero), ma solo svalutazioni generate dall’andamento delle partite correnti.

      6) L’Italia non è stata competitiva solo quando la sua valuta è stata bloccata, prima dai due “serpenti monetari” e poi, drammaticamente, dall’euro. Oltre che dai due drammatici shock petroliferi (ma in questo caso tutto il mondo occidentale, non solo noi). Senza questi vincoli, l’Italia è stata sempre competitiva, fino a diventare il 4° paese industriale al mondo. La competitività, quindi, dipende strettissimamente dal tasso di cambio, e quindi è penalizzata da un suo blocco.

      7) Il ritorno ad una valuta nazionale è possibile oltre che auspicabile, è al suo reintegro che è legata la competitività del sistema Italia (oltre che al ripristino del legame Tesoro/Banca Centrale). Le riforme che lei e l’UE invocano prevedono un’ulteriore precarizzazione del lavoro ed un abbassamento di ca. il 30% della quota salari (oltre ad un drammatico taglio di pensioni e sanità). Oltre al fatto che si tratta di una cosa impossibile senza una forte gradualità, il fatto comporterebbe un’ulteriore crollo del mercato interno, con all’orizzonte una prospettiva in stile Grecia.

      Sono quasi le due ed io sono un vecchio. Ho risposto d’impulso e con poca cronologia. Ma lei, decisamente, non capisce niente né di economia né di politica. Se vuole segua la sezione “Per Cominciare” di Goofynomics. Eviterebbe di dire tante sciocchezze (perdoni la franchezza del linguaggio). Ma non commenti su quel blog. Io rispondo con sufficiente educazione, lì la manderebbero al diavolo senza troppi riguardi. Se del caso, domani riprendo il discorso. Però lei forse non è un troll. Mi sembra troppo poco preparato. Buonanotte.

      P.S.: Viva la Le Pen. Non sarà la favorita, ma io faccio il tifo per lei e, in fondo, qualche possibilità ce l’ha. Staremo a vedere.

      • Axxe73

        Tutto dannatamente giusto! Temo però che manchi un ingrediente fondamentale alla rinascita economica italiana: una classe politica che torni a fare gli interessi della nazione e non delle varie consorterie. L’ultimo articolo sul blog di Dezzani sintetizza molto bene cosa voglio dire.

    • Truman

      Evidenzio il succo del sillogismo del troll .
      1) il problema è che l’Italia non è competitiva (questa è una riedizione del mito del peccato originale, riciclato più volte in ambito economico come “debito pubblico”, in ambito medico come “tara genetica” …)
      2) Uscire dall’euro non risolve il peccato originale (e ci credo! Il peccato originale è costruito per non poter essere risolto)
      3) Ci dobbiamo battere il petto e ripetere “mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa”. Dopo l’atto di contrizione dobbiamo correre a lavorare più furiosamente, così adorando il Dio Euro. Questa è la cosa seria da fare, secondo lui.

    • Filippo Gregoretti

      Non sarà la panacea di tutti i mali, ma prioritario è uscire dalle grinfie della UE. Dire “si ma attenzione” è solo un modo, goffo e fasullo, per spingere a rimanere nella situazione attuale.

  • Vamos a la Muerte

    Certo che un inglese che chiama “Imperialisti” i Francesi accusandoli di nefandezze ricorda tanto la storia del bue che dà del cornuto all’asino.
    Quanto all’inesistenza della cosiddetta “Opposizione Moderata” in Siria Marine Le Pen si è limitata a sottolineare un’ovvietà che oramai sanno anche i muri tranne i giornalisti al servizio dell’Imperialismo angloamericano quale, evidentemente, Robert Fisk è.
    Se questi sono gli “intellettuali alternativi” alla narrazione Mainstream siamo messi bene.

  • Truman

    In alcuni punti Fisk mi appare corretto, ma forse troppo sintetico. Eppure risalire alla storia è importante. Dice Fisk:

    “Tutto iniziò quando un generale Francese con un braccio solo inviò i suoi carri armati contro la cavalleria Araba ad ovest di Damasco; e terminò non molto tempo dopo, quando al Libano fu imposto un anno di governo da parte della Francia di Vichy, il cui leader anti-semita – il Maresciallo Philippe Pétain – avrebbe certamente approvato la visita della Le Pen.”

    “Tutto iniziò” dovrebbe essere il 1920. Il “generale con un braccio solo” mi risulta essere Henri Gouraud (anche se le truppe in campo erano condotte dal Generale Mariano Goybet). La battaglia a cui ci si riferisce è la Battaglia di Maysalun (24 luglio 1920). Il mandato francese (dal 1940 sotto il Governo di Vichy) durò fino al 1941, quando il Libano fu occupato dagli inglesi. Insomma il periodo di “protezione” durò un ventennio, una durata che in Italia è particolarmente significativa.
    Il Libano ottenne poi l’indipendenza nel 1943.
    Resta la forte sensazione che il Libano sia sempre stato considerato una pedina sia dai francesi che dagli inglesi.

  • formic

    articolo interessante ma con un certo amaro che ne svilisce il ragionamento.

  • Paolo

    Il nemico comune di Germania e Francia non era l’URSS?