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Le nostre oligarchie spiegate ai più volonterosi

DI NICOLAS BONNAL

dedefensa.org

Parliamo di oligarchie in Francia, in America e in Francia. Vediamo di che si tratta, perché questo concetto greco è vecchio come la luna.

Nel suo libro sui partiti politici ( VI parte, capitolo secondo) il leggendario Robert Michels riprende (e non stabilisce) a partire dai teorici Mosca e Taine,  la sua tesi sulla legge ferrea delle oligarchie. E così scrive  nell’edizione del 1914: “Gaetano Mosca asserisce che un ordine sociale non è possibile senza una “classe politica” ovvero senza una classe politicamente dominante, un gruppo di minoranza.”

Michels indica anche, a proposito della democrazia e della sua aristocrazia parlamentare o intellettuale:
“La democrazia si compiace di dare alle questioni importanti una soluzione autoritaria. È assetata contemporaneamente di splendore e di potere. Quando i cittadini ebbero conquistato la libertà misero tutte le loro ambizioni nell’avere un’aristocrazia.”

Egli sente la minaccia bolscevica e staliniana 30 anni prima che appaia. Gli basta leggere Marx (un altro che lo vide bene a quel tempo è il nostro Gustave Le Bon):
”Marx sostiene che tra la distruzione della società capitalista e lo stabilirsi della società comunista  vi sarà un periodo di transizione rivoluzionaria, un periodo economico, al quale corrisponderà un periodo di transizione politica e “durante il quale lo Stato non potrà essere altro che la dittatura rivoluzionaria del proletariato”; o per impiegare una espressione meno eufemistica, assisteremo allora alla dittatura dei capi che avranno avuto l’astuzia e la forza di strappare dalle mani della morente società borghese lo scettro del comando, a nome del socialismo.”

Si avrebbe allora una oligarchia vecchio stile (Blum)  e un’altra di insensatezza, quella dei comunisti. Ma la democrazia parlamentare occidentale ha tendenza anche a servire la minoranza dei ricchi. Solo Bakunin lo riconosceva e Michels lo ricorda: “Bakunin era contrario a qualunque partecipazione della classe operaia alle elezioni. Era in effetti convinto che in una società nella quale il popolo è dominato sotto il profilo economico, da una maggioranza di possidenti, il più libero dei sistemi elettorali non può essere che una vana illusione. “Chi dice potere dice dominio, ed ogni dominio presume l’esistenza di una massa dominata.”
Bakunin ha dichiarato dopo il 1871 : “Questo popolo francese, non è più per niente rivoluzionario.”  Egli temeva anche i marxisti.

Michels fa almeno una buona predizione sul socialismo autoritario di stampo sovietico:
“Il socialismo farà naufragio perché non ha visto l’importanza che presenta per la nostra specie il problema della Libertà…”

Lungi dal promuovere il fascismo come pretendono i gazzettieri, Michels  analizza il XIX secolo e scrive a proposito dell’Italia:
Buonarotti dice che: “La Repubblica ideale di Mazzini non è diversa dalla monarchia se non  perché prevede un titolo nobiliare in meno  ed una carica elettiva in più.”

Michels ha la sensazione di un presente perpetuo e cita il famoso Teofrasto, contemporaneo di Aristotele e autore dei personaggi che hanno ispirato quelli di la Bruyère. Sui partiti socialisti, i più traditori che ci siano dovunque, mette in luce questa caratteristica immutabile:

”Ma c’è ancora un altro pericolo: la direzione del Partito Socialista può cadere nelle mani di uomini le cui tendenze pratiche sono opposte a quelle di un programma operaio. Il risultato sarà che il movimento operaio sarà messo al servizio di interessi diametralmente opposti a quelli del proletariato”.

Più filosofico, questo punto di vista mostra come tanto a Bruxelles come nel Deep State qualunque burocrazia si sottrae al suo mandato e diventa autoreferenziale e pericolosa:
“Il partito in quanto apparato, meccanismo, macchina, non si identifica necessariamente con l’insieme dei suoi iscritti ed ancor meno con la classe (che dovrebbe rappresentare -N.d.T.). Diventa un fine in se stesso, si dà degli obiettivi e degli interessi propri, si separa poco a poco dalla classe che rappresenta.

In un partito gli interessi delle masse organizzate che lo compongono sono lontane dal coincidere con quelli della burocrazia  che le rappresenta.”

Su questa nozione di macchina, studiare e ristudiare Cochin e Ostrogorski. Si capisce poi che lo Stato finisce per servire la minoranza che lo occupa e lo manipola.

“Conformemente a questa idea il governo, o se così si preferisce lo Stato, non può essere altro che l’organizzazione di una minoranza. E questa minoranza impone al resto della società l’”ordine giuridico”, che appare come una giustificazione, una legalizzazione dello sfruttamento al quale essa sottomette la massa degli Iloti, invece di essere l’emanazione dei rappresentanti della maggioranza.

È che l’Ilota si contenta di poco: mangiare, bere, guardare la TV, due settimane di vacanze…

Da questa legge di ferro conseguono delle diseguaglianze che la accompagnano:
“… All’interno delle masse, nasce sempre inevitabilmente, una nuova minoranza organizzata che si solleva al livello di classe dirigente. Eternamente immatura, la maggioranza degli uomini si vedrà in tal modo obbligata quasi come predestinata dalla triste fatalità della storia, a subire la dominazione di una piccola minoranza partorita da lei stessa e a servire da piedistallo alla grandezza di una oligarchia.”.
Più grave e anche più divertente questa osservazione:
“Non esiste alcuna contraddizione di fondo tra una dottrina secondo la quale la storia non sarebbe che una continua lotta di classe, e quell’altra secondo la quale la lotta di classe  finiranno sempre per creare  delle nuove oligarchie che si fonderanno con le precedenti.”

Concludiamo sorridendo sulle parole del vecchio Aristofane
“Si è tentati di qualificare questo processo come “tragicommedia”, constatando che le masse, dopo aver compiuto sforzi titanici, si contentano di sostituire un padrone a un altro.”
Una parentesi personale:  il bravo deputato, il capo di impresa benestante, il ministro insultato,  non è un  oligarca. Un oligarca è una testa pesante e pensante che cospira per controllare ed estendere le sue reti sulla società. Nessuno ha definito meglio gli oligarchi dell’attuale globalizzazione di Frederick Bernays, che scriveva nel 1928, molto tempo prima che apparissero Brzezinski, Soros, e gli altri soci del Bilderberg:

“La manipolazione cosciente, intelligente, delle opinioni e delle abitudini organizzate delle masse gioca un ruolo importante in una società democratica. Coloro che manipolano questo meccanismo sociale inconscio formano un governo invisibile che dirige in realtà il paese.”
Bernays aggiungeva freddamente:
“Questa è  la logica conseguenza della organizzazione della nostra società democratica. Questa forma di cooperazione della maggior parte delle persone è una necessità perché noi possiamo vivere insieme all’interno di una società dagli ingranaggi ben oliati… I nostri capi invisibili ci governano in virtù della loro autorità naturale, della loro capacità a formulare delle idee di cui noi abbiamo bisogno, della posizione che occupano nella struttura sociale. Poco importa come noi individualmente reagiamo a questa situazione perché nella vita quotidiana, che si pensi alla politica, agli affari, al nostro comportamento sociale, ai nostri valori morali, di fatto siamo dominati da questo numero relativamente ristretto di persone, -una frazione infima dei 120 milioni di abitanti del paese-  che sono in grado di capire i processi mentali e i modelli sociali delle masse. Sono loro che tirano i fili, controllano l’opinione pubblica, sfruttano le vecchie forze sociali esistenti, inventano nuovi metodi per mettere in relazione le persone e guidarle.”

Bernays Aggiunge che il presidente degli Stati Uniti diventa una divinità:
“Rimproveriamo allo stesso modo alla propaganda  di aver fatto  del Presidente degli Stati Uniti un personaggio talmente in vista che si presenta come l’incarnazione di un eroe, per non dire di una divinità, alla quale si dedica un culto.”

Con dei democratici come questi non abbiamo bisogno di fascisti. Ricordiamo con Onfray che Bernays ispirava Goebbels e che suo zio Sigmund Freud inviava i suoi libri con la dedica a Benito Mussolini.

 

Nicolas Bonnal

Fonte: www.dedefensa.org

Link: http://www.dedefensa.org/article/nos-oligarchies-expliquees-aux-moins-nuls

11.05.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIAKKI49

Fonti:

Robert Michels – I partiti politici – Saggio sulle tendenze oligarchiche delle democrazie, (Ed. Flammarion 1984
Frédéric Bernays – Propaganda (introduzione)
Nicolas Bonnal – Nev le Bureaucrate; cronache sulla fine della storia (Kindle-Amazon)

Note sugli autori citati nel testo

Moisei Ostrogorski (anche Ostrogorsky) (Hrodna, 1854 – Pietrogrado, 10 febbraio 1921) è stato un politico, scienziato, storico, giurista e sociologo russo.
Accanto a Max Weber e Robert Michels, è considerato uno dei fondatori della sociologia politica, in particolare nel campo delle teorie sul sistema dei partiti politici[1]. Come notava Ostrogorski, la fedeltà ai partiti è spesso paragonabile alla fedeltà ad una religione. Fu membro della prima Duma di Stato russa nel 1906-1907.

Biografia

Moisei Ostrogorski, (o anche Moisey Ostrogorsky) studiò legge a San Pietroburgo e lavorò per il ministero della giustizia russo. Nel 1880 si recò a Parigi dove studiò Scienze Politiche alla “Ecole libre de Sciences Politiques”. In Francia Ostrogorski assorbì il pensiero politico francese, da pensatori come Comte, Durkheim, Tocqueville, Saint Simon e Proudhon[2].
Viaggiò e fece lunghi soggiorni negli Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel 1902 pubblicò la sua opera maggiore: “La democrazia ed i partiti politici” (originariamente in francese). Dopo il ritorno in Russia nel 1906, fu eletto rappresentante alla Duma per la provincia di Grodno. (da Wikipedia)
Gaetano Mosca (Palermo, 1º aprile 1858 – Roma, 8 novembre 1941) è stato un giurista, politologo, politico e storico delle dottrine politiche italiano.
Si laureò in Giurisprudenza a Palermo nel 1881. Fu libero docente di diritto costituzionale in varie università (Palermo, Roma ,Torino e storia delle dottrine politiche all’Università Bocconi
Nel 1909 fu eletto deputato al Parlamento con la Destra, e riconfermato alla Camera nel 1913, fino al 1919. Dopo il delitto Matteotti nel 1924, fu avverso al fascismo, e nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Tra i senatori del Regno fu uno dei pochi a opporsi negli anni Venti alla fascistizzazione dello Stato.

Teoria del potere politico

Insieme a Vilfredo Pareto, a Robert Michels e Max Weber, Gaetano Mosca è classificato tra i più importanti esponenti della corrente di pensiero elitistica. Più precisamente, è il fondatore della “Teoria delle classi politiche” “(Rif)”, e forse il maggiore “contributo italiano alla storia del pensiero politico”.

L’elitismo

Mosca, nella sua analisi sul potere politico, critica la tripartizione aristotelica delle forme di governo (monarchia, oligarchia, democrazia). Egli sostiene che esiste una sola forma di governo e di classe politica, cioè, l’oligarchia.  egli ritiene che la democrazia, il parlamentarismo, il socialismo siano solo delle utopie, delle teorie politiche per legittimare e mantenere un potere che è sempre in mano a pochi uomini. sostiene che in ogni società vi sono due classi di persone: i governanti (che sono le élite che hanno il potere politico) ed i governati (il resto della società). Secondo Mosca l’élite al potere è organizzata in modo tale da mantenere a lungo la propria posizione e tutelare i propri interessi, anche utilizzando i mezzi pubblici a sua disposizione. (estratto da Wikipedia)
Hippolyte Adolphe Taine (Vouziers, Francia 1828 – Parigi, 1893) è stato un filosofo, storico e critico letterario francese. È stato il principale teorico del naturalismo francese, uno dei principali fautori del positivismo sociologico, e uno dei primi operatori di Critica storicistica. (Wikipedia)

Pubblicato da Davide

  • DesEsseintes

    Manca un pezzo alla terza riga
    Il leggendario…Robert Michels…invece avete scritto “c”

    • Davide

      Grazie,abbiamo corretto

  • PietroGE

    Beh Bonnal dice in sostanza che la democrazia è una illusione e che è il popolo stesso che vuole essere guidato da una oligarchia. Il discorso quindi si sposta su che tipo di oligarchia e quali interessi promuove. Se l’oligarchia è legata con vincoli razziali, culturali religiosi al popolo che governa è anche probabile che oltre a fare i propri interessi farà anche quelli del popolo in una percentuale che dipende dalla avidità degli oligarchi per il potere e il denaro. Dopotutto anche i romani avevano patrizi e plebei (Senatus populusque romanus) e eleggevano in tempi di crisi un ‘dictator’.
    Se invece la lobby (più che oligarchia) che governa il Paese non appartiene al popolo farà solo i propri interessi e quelli della etnia alla quale appartiene sfruttando il popolo che comanda come una mandria di animali o come una sanguisuga. È in sostanza il succo del famoso “falso” comparso agli inizi del secolo scorso in cui il modus operandi veniva descritto in dettaglio, compresi i pilastri fondamentali per il dominio : il controllo dei media e il dominio sul ‘discorso’ e la schiavizzazione attraverso il debito.

    • DesEsseintes

      Hai ragione sul punto chiave e cioè che un popolo è veramente un popolo solo se esiste un profondo legame fra l’élite e i subalterni.
      Che però l’élite si debba tramandare la propria condizione di egemonia di padre in figlio mi oare discutibile e se lo è significherebbe che anche ai livelli medi il benessere non è trasmissibile (e quindi eslcusivizzante degli altri) per via ereditaria.
      Lo si vuole un popolo unito o no? Si è pronti a sacrificare qualcosa per ottenerlo ossia, per meglio dire, per “esserlo”?
      Hic Rhodus hic salta, vediamo se arriva qualcuno pronto a parlare di diminuzione delle disuguaglianze spiegando bene quali saranno i sacrifici necessari e chi dovrà farli.

      PS: I vincoli razziali mi pare che non significhino granché anche perché oggi di razze pure non mi sembra ce ne siano più.
      Ma non sono in grado di arrestare certe derive ideologiche che evidentemente hanno un loro scopo nei disegni della Provvidenza…sennò non ci sarebbero…(facciamo finta…)…

      • PietroGE

        Certamente, l’ascensore sociale è un fattore di stabilità, di pace sociale e di sentimento di giustizia. L’élite non deve essere un sistema isolato e deve permettere un ricambio anche con gli strati più popolari della società. Era quello che un tempo veniva chiamato ‘il sogno americano’ prima che diventasse un incubo con l’ascesa delle lobby al potere. Il problema nasce quando le élite non appartengono al popolo governato e quest’ultimo lo intuisce anche se i media sono sotto controllo. Allora nessun ascensore sociale è più possibile e il sentimento di essere governati da stranieri sfocia nell’anti sistema. Il voto per Trump ha avuto ragioni principalmente interne, però c’è stata anche una componente di opposizione ad operazioni militari, in particolare nel MO, contrarie agli interessi del popolo americano ma conformi agli interessi della lobby che controlla la politica estera americana.

        • DesEsseintes

          Scusa ma il problema dell’scensore c’è anche fra classe media e strati meno abbienti.
          Nessuno parla di questo ossia del fatto che devi accettare che tuo figlio scenda nella scala sociale e devi pure pagare fior di tasse perché un figlio dei poveri sia messo nelle condizioni di sopravanzare il tuo. Come ciliegina sulla torta è evidente che non si possono ereditare interamente patrimoni enormi per cui finisce che quando ci si rende conto che essere populisti significa anche “fare sacrifici” si sceglie di rinunciare e si rivota Macron o Renzi o Van der Bellen.

          Quando si parlerà chiaramente della questione avranno un minimo di senso anche i discorsi per me completamente sballati sulla razza e sull’etnia.
          In assenza di questo si tratta di argomenti di pancia e un po’ opportunisti che finiranno per arenarsi intorno a cifre tipo il 30% totale e poi al dunque la gente ci ripensa perché si accorge che non gli conviene.
          Ad ora non vedo nemmeno dei lontani accenni.

          • PietroGE

            L’ascensore di cui stiamo parlando è tra élite e classi proletarie. E non è detto che sia sempre una questione di etnia, può benissimo essere una questione di familismo mafioso.

          • DesEsseintes

            Non ho capito, la classe media dove starebbe?
            Cioè non sale e non scende? O sale soltanto?
            Ti sto dicendo che il populismo significherà qualcosa solamente se la classe media sarà pronta

            a) a perdere posizioni a favore delle classi più basse

            b) a finanziare con le sue tasse le condizioni di welfare, scuola, casa per tutti etc che permetteranno al figlio dei poveri di competere alla pari con suo figlio

            Non ci credo nemmeno un po’ che qualcuno di classe media di quelli che oggi votano populista sia pronto a questo.
            Tu da parte tua mi dici che l’ascensore sociale riguarderebbe solo lo scambio fra proletariato ed èlite…
            A queste condizioni il populismo è destinato a raggiungere massimo massimo il 30% e poi a regredire.

  • Hito

    Secondo me le oligarchie sono cambiate molto alla fine della WWII. In quel periodo nasce l’esigenza di mutare l’apparato produttivo americano. Prima della seconda guerra mondiale il concetto di “consumatore” non esisteva. C’erano i ricchi, che si potevano permettere beni di lusso, e i poveri che tiravano a campare o poco più, magari togliendosi qualche sfizio. La figura di Bernays (si chiamava Edward, non Frederick) assume una grande importanza, è stato il primo a capire come collegare il mito al commercio diventando praticamente un precursore nella PNL; a lui si devono l’invenzione di uova strapazzate e bacon come colazione tipica americana (e quanto fan male) solamente per fini economici e la pubblicizzazione delle sigarette come simbolo di libertà ed emancipazione femminile (e quanto fan male 2). Al giorno d’oggi le elites sono soprattutto occulte, probabilmente la più potente è quella sionista che, ormai impadronitasi del golem USA e disponendo del più potente esercito mondiale (forse) tende a tirare un po’ la corda. Quasi tutta l’informazione, il cinema, la musica e tutto ciò che può creare opinione sono in mani ebraiche, e sebbene esista Israele, si sentono molto a loro agio ad essere dapperutto, ad essere americani, inglesi, italiani, ma anche altro. Lo si vede benissimo in questo momento con Trump negli Stati Uniti. Non passa un giorno senza che riceva attacchi personali, una cosa del genere non si poteva nemmeno immaginare fino a qualche anno fa. Io pensavo che chiunque tendesse ad emergere era già sicuramente soggetto ricattabile.

    • Elitismo e mafia sionista…due cavalli di battaglia del buon vecchio Mincuo (sia lode al suo nome!).

    • Gino2

      Le elite sono cambiate perchè mentre prima le elite erano le classi nobiliari, mano mano sono state sostituite dalle classi borghesi, imprenditoriali e politiche. L’altro cambio è avvenuto quando le classi imprenditoriali, borghesi e politiche sono state sotituite da una elite ancora piu ristretta che gestisce una gigantesca concentrazione di capitali con la quale ha fatto una concorrenza spietata disintegrando le classi borghesi produttive(imprenditori) e sta disintegrando anche quelle politiche che essendo corrotte si vedono contro anche i popoli che impoveriti da tutto ciò, per la maggior parte si scagliano contro il potere loro più vicino (collusione e corruzione dei borghesi e imprenditori e politici) dimenticando il potere piu in alto che avendo anche in mano i mezzi di comunicazione e anche prezzolando i giornalisti, sposta l’attenzione sempre verso il basso (corruzione da mutande comprate coi rimborsi) o troppo verso l’alto (il governo americano vuole conquistare il mondo perchè maniaci pazzi e stanno per buttare le bombe atomiche sulla Russia).
      in tutto questo il solito potere mai nominato e sempre all’oscuro resta all’oscuro.

      • Hito

        Infatti la conoscenza e l’istruzione sono il centro del discorso che andrebbe fatto. Ai tempi dei faraoni gli scribi erano una vera e propria casta. Il nord africa era la civiltà fiorente, fino all’arriva dei romani che, tra le altre cose, distrussero la biblioteca di Alessandria, all’epoca il più grande contenitore di sapere, pe mantenere l’egemonia. Gli scribi sono rimasti una casta, pur mutando nome nel tempo, fino anche ai monaci amanuensi benedettini a ad oggi la biblioteca vaticana è il più grande contenitore di sapere esistente, ma non è accessibile a tutti. Sapendo che i miei nonni erano praticamente analfabeti, mi sfugge perchè ad esempio Marco Aurelio scrivesse le sue memorie, se non per altri appartenenti all’elite. Un grosso passo avanti fu fatto con l’invenzione della stampa a caratteri mobili (e questa segnò anche il distacco dai paesi che usavano l’arabo, perchè il Corano, usato per testare la tecnica, conteneva parecchi errori, non tollerabili per motivi religiosi) e successivamente, con l’età industriale, abbiamo finalmente accesso ad una cultura a disposizione di una popolazione sempre maggiore. Non è un caso che le menti migliori (tra cui Marx) siano nate nella borghesia, che iniziava ad avere i mezzi per raggiungere un’istruzione sempre più alta. E non è nemmeno un caso se questa volta le elites, nella loro opera di mantenimento dello status quo, abbiano iniziato la loro opera distruttrice dalla classe media, l’attuale borghesia. Quando l’elite non avrà più concorrenza si potra passare ad un regime comunista (per il popolo).

        • Gino2

          ” Quando l’elite non avrà più concorrenza si potra passare ad un regime comunista (per il popolo)”

          Attenzione che comunista significherebbe che il popolo è lo stato e proprietario di tutto.
          Si passerebbe a un regime “privatista”, o “ultracapitalista” in cui strutture e servizi non sono dello stato, quindi del popolo ma totalmente di privati (capitalisti).

          (Nel regime comunista non esiste proprietà privata perchè tutto è dello stato ovvero della comunità, mentre parliamo di un regime in cui non il popolo non proprietario di niente e gli oligarchi sono proprietari di tutto. E’ una differenza macroscopica e non si può confondere l’ultra capitalismo con il regime comunista, ma vedo che in molti confondono le due cose come interscambiabili)

          • Hito

            Basta farglielo credere! 🙂 Gli esempi offerti finora dalla stroria (U.R.S.S. ma anche Corea del Nord) lo dimostrano. Sulla carta hai perfettamente ragione… Attualmente credo vada come descritto in questo splendido post del Pedante: http://ilpedante.org/post/socialismo-dei-ricchi
            Il suo blog andrebbe stampato per intero e distribuito nelle scuole.

          • Gino2

            certo! chiaramente sulla carta! 🙂 ora leggo il blog che mi consigli ma in ogni caso nei regimi comunisti nella realtà la proprietà non è del popolo ma degli oligarchi di stato. (ma almeno Cuba e pare anche la N.Corea hanno servizi gratuiti come la sanità e l’istruzione. In Corea non so ma a Cuba sia istruzione che sanità a alti livelli nel mondo)

          • DesEsseintes

            Senti che la sanità a Cuba sia a livelli di eccellenza nel mondo è una fesseria.
            Prima di giudicare andateci.
            Hanno ALCUNI ospedali di eccellenza poi fuori dalle grandi città non hanno nemmeno la carta igienica, la gente l’alcol per le disinfezioni se lo beve perchè li fanno bere il rum o più spesso la chispa de tren pure quando sei ancora nell’allattamento e le medicine non ci sono proprio.
            Allora mi devi far vedere se la sanità la mantengono anche quando ce li avranno i mezzi perché dire

            “IO TI DO LA SANITA’ GRATIS…però non ho le medicine, non ho i letti, non ho una rete di trasporti che permetta alla gente che vive nei campi di raggiungere l’ospedale…”

            …e grazie tante, non che tu stia dando granché, lo può fare chiunque perché in sostanza non c’è spesa.
            Nel frattempo gli oligarchi vivono in case.lussuose con i cancelli con le telecamere e tutti i lussi possibili.

          • Gino2

            Si lo so benissimo. Ma Cuba è un’isoletta con 60 anni di embargo. Gia che la sanità sia gratis, ovviamente con i limiti che dici nei paesini e nelle periferie, che ti puoi laureare gratis è una conquista (a mio parere) pazzesca, considerato che nelle periferie del sud Italia gli ospedali fanno paura, nelle città del sud Italia gli ospedali fanno paura, non ti laurei gratis e non hai avuto 50 anni di embargo. E ora sta succedendo anche nel civile Nord…

          • DesEsseintes

            L’unica cosa che è stata generata da questo welfare cubano è un accresciuto desiderio di distinzione sociale cioè il contrario di quello spirito “oltre” le classi sociali che dovrebbe essere l’essenza del marxismo.
            Il solo aspetto positivo è che hanno mantenuto l’indipendenza, su questo Castro ha vinto la sua battaglia soprattutto facendo il paragone con gli altri paesi del Sudamerica..
            Però a me personalmente interessa una sola cosa e cioè la presa di coscienza del popolo.
            Di questo, fidati, a Cuba non c’è la minima traccia.

  • Adriano Pilotto

    Dopo l’apprezzamento per aver citato Cochin, pensavo di essere l’unico a conoscerlo e a leggerlo, non nascondo di sentire un’odore muffoso nell’articolo di Bonnal.
    Il “popolo” dei pensatori del’ottocento e del novecento è un concetto tuttora valido? Non era forse intriso più di romanticismo che di conoscenza?
    Lo stesso per il concetto di “oligarchia”. La ripresa di vecchi artifici della retorica politica greca- governo dei pochi o dei molti, dei peggiori o dei migliori- non solo non agevola, ma anzi impedisce una comprensione delle dinamiche reali del potere.

    • Lili Armando

      Tu dici? Quali sarebbero le dinamiche reali del potere?

      • Truman

        Ho da parte una sintesi suggestiva: “Il potere è come un violino. Si prende con la sinistra e si suona con la destra”.

        • Lili Armando

          Un riduzionismo dogmatico.

          • Truman

            Dove starebbe il dogma?

      • Adriano Pilotto

        Andando per le spicce:
        a) il potere ha la naturale tendenza alla concentrazione;
        b) il potere non è mai assoluto;
        c) più alta è la concentrazione del potere, più acuta e violenta la lotta tra le forze che se lo contendono;
        d) il potere costa e come tutto quel che è calcolabile è soggetto all’analisi costi vs benefici;
        e) e via elencando.

        • DesEsseintes

          Giusto.
          La cosa che bisognerebbe capire però è che il potere ha (anche) una indispensabile funzione di dare ordine e/o senso e/o direzione progettuale (una finalità) alla società.
          Ai membri della società sottoposti a questo potere ossia in sostanza “che accettano e riconoscono questo potere” interessa questo aspetto di “ordine” non gli altri che sono riservati a coloro i quali sono impegnati direttamente nella lotta per il potere.
          Questi ultimi sono quindi aspetti autoerefenziali la cui maggiore o minore importanza rispetto agli altri è data solamente dal presupposto di aver stabilito chi è il reale “soggetto” della società. La tendenza è quella di arrivare addirittura a ritenere che il potere in sé stesso sia il soggetto ordinatore, finalizzatore e fine egli stesso in sé stesso, della società.

          Non è cosí e la comprensione di questo costituirebbe la più grande rivoluzione copernicana dal punto di vista sociale, politico e di conseguenza economico.

          La società può essere ordinata senza un “centro che si concentra sempre di più”, può esistere una soggettività “diffusa”, “collettiva” che non ha nulla a che vedere con discorsi misticheggianti ma con molto concreti e possibili modi di esistere alternativi a quelli fondati su ciò che definisci il “centro progressivamente concentrato”.

          • Adriano Pilotto

            Ogni sistema, dal più semplice al più complesso, ha funzioni ordinatrici e finalizzatrici, accanto a tante altre. Utilizzare il concetto di potere per differenziare alcune funzioni rispetto ad altre mi sembra un’infrazione al principio del rasoio di Ockham.
            La società intesa come rete di reti forse non elimina in assoluto il potere e la sua necessità

          • DesEsseintes

            Ho parlato di tutt’altro.

  • Truman

    Le migliori risposte a Michels le fornisce Gramsci. Avevo messo un sunto nella pagina dedicata a Michels su wikipedia.

    Però la risposta più sostanziosa Gramsci la fornisce nella sua teoria del Principe, derivata da una rilettura del Principe di Machiavelli. Avevo tentato di dare una sintesi nel mio articolo “Due sovranità, anzi tre, anzi di più” (http://appelloalpopolo.it/?p=10558)

    “…conciliare l’idea di re con il popolo sovrano. Sembrano concetti alquanto incompatibili, eppure Antonio Gramsci fece un’operazione di questo tipo, partendo dal “Principe” di Machiavelli per arrivare alla moderna forma del principe, che per lui doveva essere un partito politico, vivo, attivo, egemone.

    E allora si , in un’ottica gramsciana il popolo sovrano può esistere. Se è un popolo attivo, militante, impegnato. Non è un popolo di elettori.

    • PietroGE

      Ma “Se è un popolo attivo, militante, impegnato” allora non avrà più bisogno di mediazioni attraverso un partito politico, vorrà avere la democrazia diretta e la scelta attraverso referendum, almeno sui temi sociali e economici più importanti.

      • DesEsseintes

        Infatti (ribadisco invano…) un popolo non è popolo se è militante perché si tratterebbe di una semplice tautologia.
        “Una famiglia è unita quando i membri vanno d’accordo”…e grazie tante…devi provare a dirmi se esistono delle precondizioni che determinino o almeno favoriscano questo accordo e quali sono.

        Il popolo è popolo quando la sua élite si riconosce nei propri subalterni, quando esiste un minimo di ricambio delle élite e la possibilità per molti di salire nella scala sociale, quando il paese ha delle prospettive geopolitiche e quindi l’élite è in grado di indicare obiettivi immaginando progetti e programmi.
        O eventualmente anche senza alcune delle condizioni favorevoli, ad esempio l’ultima che è la più spinosa per gli italiani:

        “quando l’élite è disposta alla lotta insieme al suo popolo sacrificandosi come o più dei subalterni”

        Invece di che si parla?

        Della razza…ragazzi, la razza non esiste più da secoli in Europa.

        • PietroGE

          Beh io sento sempre l’accusa di razzismo, antisemitismo ecc. ecc. Forse uno dovrebbe farlo presente a questi persone. Poi, se mi guardo intorno, anche qui nel mio condominio, oppure quando prendo l’autobus, posso benissimo smentire la tua tesi che “la razza non esiste più da secoli in Europa”.
          L’élite è disposta alla lotta insieme al popolo se si riconosce nel popolo non se è estranea.

          • DesEsseintes

            Ma mica sei estraneo per le questioni di razza.
            Comunque la discussione si è arenata.
            Io ti dico che con queste premesse e con la questione dell’etnia, che è ovviamente una questione paravento per non affrontarne altre molto più spinose perché implicano il volontario ricorso alla tasca destra posteriore dei pantaloni (che dà molto più fastidio del nero come vicino di casa), il populismo arriva solo vicino al potere e quando la gente pensa che davvero lo può conquistare torna a votare per Macron, Van der Bellen, Renzi e Rutte.

      • Truman

        Discorso complesso. Non ricordo niente di Gramsci sulla funzione di mediazione del partito politico. Ricordo un elogio del partigiano, caso mai. Insomma la funzione del partito per Gramsci è complessa e non la vorrei banalizzare, però si lega strettamente al concetto di egemonia, che vuol dire una scuola di partito, uno studio continuo, la lezione dei migliori, la diffusione nella società, e alla fine anche le elezioni. Il tutto diretto da una tipologia di elite, che in qualche modo si contrappone a quella di Michels, io la ricordo nel filone di quella che Lenin chiamava “avanguardia”, intendendo che chi è al comando deve avere la vista lunga, non può spiegare concetti complessi a gente semplice, ma è disponibile trasmettere le proprie conoscenze a chi è disposto a impegnarsi.

  • natascia

    Infine il vero ascensore sociale è rappresentato dalla borghesia, i cui valori universali permettono le ascese e le discese sociali. I cui valori disturbano tutte le lobby. Lavoro famiglia, serietà, sacrificio, vera e non fasulla , solidarietà sociale. Questa categoria sociale è il vero nemico di quanti aspirano ai magheggi , alle fandonie del marketing sociale. L’ascesa sociale può anche non avvenire, ma in una società borghese il lavoro è rispettato, il territorio pure, i VERI bisognosi anche.

    • Gino2

      Stai scherzando vero? Cioè il commento è ironico…o no? °_°

      • natascia

        no

        • AlbertoConti

          In ogni caso la classe media (piccola borghesia) è un target tanto quanto il proletariato, cioè è vittima della mondial-finanziarizzazione.
          L’una la si vuol far sparire, l’altro sottometterlo e schiavizzarlo, direi con discreto successo. Subentrano le classi degli arricchiti e degli impoveriti, senza merito reale in entrambi i casi.

    • DesEsseintes

      😀

    • Truman

      Credo Max Weber sostenesse qualcosa del genere, quando diceva che il capitalismo deriva dalle sette protestanti. All’epoca di Weber il discorso era valido. Oggi ne dubito molto.

      • natascia

        In effetti il rapporto tra borghesia e protestantesimo ha dato l’avvio al capitalismo moderno e alle sue aberrazioni, che mai più si incontreranno né con l’ una né con l’altro. La borghesia rappresenta ancora le fondamenta sociali in Italia. Chiamiamole PMI, artigiani, commercianti, liberi professionisti. La loro resistenza la fa eroina perché non si parla ormai più di reddito o guadagno ma solo di tenacia incrollabile. Dove i figli laureati scendono di buon grado dalla scala sociale pur di salvare il salvabile. Dove si è conosciuti personalmente e il dipendente può anche attendere di buon grado lo stipendio perché è a conoscenza dei fatti.
        .

        • DesEsseintes

          Le faccio cortesemente e affettuosamente presente che le fondamenta sociali in Italia sono costituite dalla borghesia delle PMI, delle professioni “E” del lavoro dipendente.
          La media borghesia negli anni ottanta ha votato per politiche progressivamente sempre più thatcheriane e reaganiane allo scopo esplicito di fermare l’ascesa del lavoro che sembrava poter minacciare la sua rendita di posizione.
          Dopo aver contribuito a distruggere il lavoro principalmente cooptando (corrompendo) il sindacato adesso, come era nei piani di chi li ha spinti a queste scelte e come era ampiamente prevedibile da chiunque non avesse il paraocchi sulla testa, si trova anch’essa sotto attacco.
          Ma insiste a non capire che la sua sola speranza è un diverso rapporto con i lavoratori sia sul piano contrattuale che su quello che doveri fiscali relativamente al welfare.
          Sulla mobilità sociale sorvolo sul quadretto oleografico del tutto di fantasia e ricordo solo una frase di Berlusconi che illustra perfettamente l’animus di questa classe sociale che fra poco sarà giustamente cancellata dalla storia “per sua esclusiva colpa di ostinata ottusità”: “Non vorremo per caso che i figli degli operai abbiano le stesse opportunità del figlio di un professionista?”

          https://www.youtube.com/watch?v=OifR7dXBxfw

          Però ascoltatelo che questa è la classe media italiana, per questa sua idiozia la stanno distruggendo e se continua cosí se lo merita in pieno.

          • natascia

            Non riconosco Silvio Berlusconi come un borghese. Il lavoratore dipendente ha tutt’altra mentalità, penso sia destinato a scomparire.

          • DesEsseintes

            Lol…meno male che le dice lei le cose signora che se fossi solo io a dirle non mi crederebbero.

          • natascia

            Non capisco. S.B. rappresenta il capace scalatore senza scrupoli, non un soggetto borghese concentrato sulla e amante della sua specifica attività. Infine un eccellente oligarca moderno alla stregua di certi Benetton o de Benedetti.
            Non Olivetti o Einaudi.
            .

          • DesEsseintes

            Sí ma non è con i sentimentalismi che si discute.
            Olivetti e Einaudi sono due signori borghesi italiani non “la borghesia italiana”.
            I valori di cui lei parla sono quelli autenticamente borghesi ma fanno parte di una borghesia medio alta di tradizione (gente che era borghese da almeno qualche generazione) che si è cominciata a estinguere nel dopoguerra.
            Estinguere nel senso che i suoi valori sono stati travolti da nuovi rapporti sociali, da nuovi rapporti e modi di produzione, da una economia che ha cominciato a preferire il mordi e fuggi di chi fa salire le azioni al lento consolidamento di chi vuole intraprendere avendo come scopo il futuro a lungo termine della propria attività.
            Di fronte a questa “modernità” l borghesia italiana si è calata le braghe senza remissione. La sua salvezza sarebbe stata e potrebbe ancora essere nell’alleanza con gli strati sociali meno abbienti ma nella migliore delle ipotesi (nella “migliore”) queste persone ragionano come lei.
            D’altra parte i dipendenti sono a livelli di consapevolezza inesistenti e esattamente come la media borghesia la loro compattezza e i loro principi di appartenenza di classe in funzione della lotta politica si sono liquefatti come neve al sole.
            I subalterni quindi consistono grosso modo in queste due classi sociali, media borghesia e lavoratori, disastrosamente sconfitte incapaci di pensare il nuovo, ridicolmente attaccate a oleografici e inesistenti ricordi di un passato da favoletta edificante.
            Siete entrambi talmente sconfitti che non siete nemmeno in grado di pensare a come reagire e tornate sempre a ricordare dei bei tempi di assoluta invenzione in cui le cose “andavano come dovevano andare”.

          • natascia

            Per farla breve, la distonia presente nella società attuale è il frutto di sopraffazioni antiche ma anche inedite tipiche delle società in decomposizione . L’attuale potere di certe parti della burocrazia statale, a cui la maggior parte di quanti si beffano della borghesia minuta e del lavoratori dipendenti pensa di appartenere in virtù di inesistenti titoli o diritti ne è un esempio . D’altro lato la borghesia morente ma intatta nella validità dei suoi principi , già unita a doppio nodo dal lungo tempo con i sui dipendenti, non so se ne sia accorto caro amico, annichilita da demenziali realtà economiche transazionali le autoreferenziali votate alla distruzione di territorio e comunità. Lo stato e la borghesia devono unire i loro sforzi per sfrondare e rifare questa società che ha gli occhietti molto più aperti di quasi tutti i burocrati.

          • DesEsseintes

            mah…mah…

          • Gino2

            Il mondo operaio è stato attirato dal mondo borgese e ha tradito i valori che lo stavano facendo emancipare. La “sinistra” imborghesita ha pian piano sostituito la sinistra operaia. I risultati sono molto evidenti.

          • DesEsseintes

            Esatto.
            Non sto addossando tutta la colpa alla media borghesia (sia quella medio bassa che quella della società civile), i lavoratori hanno colpe altrettanto gravi.
            Sono i subalterni in generale che per motivi che mi sfuggono scelgono sempre la gaglioffa complicità con il potere.
            Questo però implica un fatto positivo e cioè che se avessimo il coraggio di affrontare i sacrifici di una lotta potremmo liberarci e anche in breve tempo.

          • Gino2

            “La media borghesia negli anni ottanta ha votato per politiche progressivamente sempre più thatcheriane e reaganiane allo scopo esplicito di fermare l’ascesa del lavoro che sembrava poter minacciare la sua rendita di posizione.”

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