Le nostre oligarchie spiegate ai più volonterosi

DI NICOLAS BONNAL

dedefensa.org

Parliamo di oligarchie in Francia, in America e in Francia. Vediamo di che si tratta, perché questo concetto greco è vecchio come la luna.

Nel suo libro sui partiti politici ( VI parte, capitolo secondo) il leggendario Robert Michels riprende (e non stabilisce) a partire dai teorici Mosca e Taine,  la sua tesi sulla legge ferrea delle oligarchie. E così scrive  nell’edizione del 1914: “Gaetano Mosca asserisce che un ordine sociale non è possibile senza una “classe politica” ovvero senza una classe politicamente dominante, un gruppo di minoranza.”

Michels indica anche, a proposito della democrazia e della sua aristocrazia parlamentare o intellettuale:
“La democrazia si compiace di dare alle questioni importanti una soluzione autoritaria. È assetata contemporaneamente di splendore e di potere. Quando i cittadini ebbero conquistato la libertà misero tutte le loro ambizioni nell’avere un’aristocrazia.”

Egli sente la minaccia bolscevica e staliniana 30 anni prima che appaia. Gli basta leggere Marx (un altro che lo vide bene a quel tempo è il nostro Gustave Le Bon):
”Marx sostiene che tra la distruzione della società capitalista e lo stabilirsi della società comunista  vi sarà un periodo di transizione rivoluzionaria, un periodo economico, al quale corrisponderà un periodo di transizione politica e “durante il quale lo Stato non potrà essere altro che la dittatura rivoluzionaria del proletariato”; o per impiegare una espressione meno eufemistica, assisteremo allora alla dittatura dei capi che avranno avuto l’astuzia e la forza di strappare dalle mani della morente società borghese lo scettro del comando, a nome del socialismo.”

Si avrebbe allora una oligarchia vecchio stile (Blum)  e un’altra di insensatezza, quella dei comunisti. Ma la democrazia parlamentare occidentale ha tendenza anche a servire la minoranza dei ricchi. Solo Bakunin lo riconosceva e Michels lo ricorda: “Bakunin era contrario a qualunque partecipazione della classe operaia alle elezioni. Era in effetti convinto che in una società nella quale il popolo è dominato sotto il profilo economico, da una maggioranza di possidenti, il più libero dei sistemi elettorali non può essere che una vana illusione. “Chi dice potere dice dominio, ed ogni dominio presume l’esistenza di una massa dominata.”
Bakunin ha dichiarato dopo il 1871 : “Questo popolo francese, non è più per niente rivoluzionario.”  Egli temeva anche i marxisti.

Michels fa almeno una buona predizione sul socialismo autoritario di stampo sovietico:
“Il socialismo farà naufragio perché non ha visto l’importanza che presenta per la nostra specie il problema della Libertà…”

Lungi dal promuovere il fascismo come pretendono i gazzettieri, Michels  analizza il XIX secolo e scrive a proposito dell’Italia:
Buonarotti dice che: “La Repubblica ideale di Mazzini non è diversa dalla monarchia se non  perché prevede un titolo nobiliare in meno  ed una carica elettiva in più.”

Michels ha la sensazione di un presente perpetuo e cita il famoso Teofrasto, contemporaneo di Aristotele e autore dei personaggi che hanno ispirato quelli di la Bruyère. Sui partiti socialisti, i più traditori che ci siano dovunque, mette in luce questa caratteristica immutabile:

”Ma c’è ancora un altro pericolo: la direzione del Partito Socialista può cadere nelle mani di uomini le cui tendenze pratiche sono opposte a quelle di un programma operaio. Il risultato sarà che il movimento operaio sarà messo al servizio di interessi diametralmente opposti a quelli del proletariato”.

Più filosofico, questo punto di vista mostra come tanto a Bruxelles come nel Deep State qualunque burocrazia si sottrae al suo mandato e diventa autoreferenziale e pericolosa:
“Il partito in quanto apparato, meccanismo, macchina, non si identifica necessariamente con l’insieme dei suoi iscritti ed ancor meno con la classe (che dovrebbe rappresentare -N.d.T.). Diventa un fine in se stesso, si dà degli obiettivi e degli interessi propri, si separa poco a poco dalla classe che rappresenta.

In un partito gli interessi delle masse organizzate che lo compongono sono lontane dal coincidere con quelli della burocrazia  che le rappresenta.”

Su questa nozione di macchina, studiare e ristudiare Cochin e Ostrogorski. Si capisce poi che lo Stato finisce per servire la minoranza che lo occupa e lo manipola.

“Conformemente a questa idea il governo, o se così si preferisce lo Stato, non può essere altro che l’organizzazione di una minoranza. E questa minoranza impone al resto della società l’”ordine giuridico”, che appare come una giustificazione, una legalizzazione dello sfruttamento al quale essa sottomette la massa degli Iloti, invece di essere l’emanazione dei rappresentanti della maggioranza.

È che l’Ilota si contenta di poco: mangiare, bere, guardare la TV, due settimane di vacanze…

Da questa legge di ferro conseguono delle diseguaglianze che la accompagnano:
“… All’interno delle masse, nasce sempre inevitabilmente, una nuova minoranza organizzata che si solleva al livello di classe dirigente. Eternamente immatura, la maggioranza degli uomini si vedrà in tal modo obbligata quasi come predestinata dalla triste fatalità della storia, a subire la dominazione di una piccola minoranza partorita da lei stessa e a servire da piedistallo alla grandezza di una oligarchia.”.
Più grave e anche più divertente questa osservazione:
“Non esiste alcuna contraddizione di fondo tra una dottrina secondo la quale la storia non sarebbe che una continua lotta di classe, e quell’altra secondo la quale la lotta di classe  finiranno sempre per creare  delle nuove oligarchie che si fonderanno con le precedenti.”

Concludiamo sorridendo sulle parole del vecchio Aristofane
“Si è tentati di qualificare questo processo come “tragicommedia”, constatando che le masse, dopo aver compiuto sforzi titanici, si contentano di sostituire un padrone a un altro.”
Una parentesi personale:  il bravo deputato, il capo di impresa benestante, il ministro insultato,  non è un  oligarca. Un oligarca è una testa pesante e pensante che cospira per controllare ed estendere le sue reti sulla società. Nessuno ha definito meglio gli oligarchi dell’attuale globalizzazione di Frederick Bernays, che scriveva nel 1928, molto tempo prima che apparissero Brzezinski, Soros, e gli altri soci del Bilderberg:

“La manipolazione cosciente, intelligente, delle opinioni e delle abitudini organizzate delle masse gioca un ruolo importante in una società democratica. Coloro che manipolano questo meccanismo sociale inconscio formano un governo invisibile che dirige in realtà il paese.”
Bernays aggiungeva freddamente:
“Questa è  la logica conseguenza della organizzazione della nostra società democratica. Questa forma di cooperazione della maggior parte delle persone è una necessità perché noi possiamo vivere insieme all’interno di una società dagli ingranaggi ben oliati… I nostri capi invisibili ci governano in virtù della loro autorità naturale, della loro capacità a formulare delle idee di cui noi abbiamo bisogno, della posizione che occupano nella struttura sociale. Poco importa come noi individualmente reagiamo a questa situazione perché nella vita quotidiana, che si pensi alla politica, agli affari, al nostro comportamento sociale, ai nostri valori morali, di fatto siamo dominati da questo numero relativamente ristretto di persone, -una frazione infima dei 120 milioni di abitanti del paese-  che sono in grado di capire i processi mentali e i modelli sociali delle masse. Sono loro che tirano i fili, controllano l’opinione pubblica, sfruttano le vecchie forze sociali esistenti, inventano nuovi metodi per mettere in relazione le persone e guidarle.”

Bernays Aggiunge che il presidente degli Stati Uniti diventa una divinità:
“Rimproveriamo allo stesso modo alla propaganda  di aver fatto  del Presidente degli Stati Uniti un personaggio talmente in vista che si presenta come l’incarnazione di un eroe, per non dire di una divinità, alla quale si dedica un culto.”

Con dei democratici come questi non abbiamo bisogno di fascisti. Ricordiamo con Onfray che Bernays ispirava Goebbels e che suo zio Sigmund Freud inviava i suoi libri con la dedica a Benito Mussolini.

 

Nicolas Bonnal

Fonte: www.dedefensa.org

Link: http://www.dedefensa.org/article/nos-oligarchies-expliquees-aux-moins-nuls

11.05.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GIAKKI49

Fonti:

Robert Michels – I partiti politici – Saggio sulle tendenze oligarchiche delle democrazie, (Ed. Flammarion 1984
Frédéric Bernays – Propaganda (introduzione)
Nicolas Bonnal – Nev le Bureaucrate; cronache sulla fine della storia (Kindle-Amazon)

Note sugli autori citati nel testo

Moisei Ostrogorski (anche Ostrogorsky) (Hrodna, 1854 – Pietrogrado, 10 febbraio 1921) è stato un politico, scienziato, storico, giurista e sociologo russo.
Accanto a Max Weber e Robert Michels, è considerato uno dei fondatori della sociologia politica, in particolare nel campo delle teorie sul sistema dei partiti politici[1]. Come notava Ostrogorski, la fedeltà ai partiti è spesso paragonabile alla fedeltà ad una religione. Fu membro della prima Duma di Stato russa nel 1906-1907.

Biografia

Moisei Ostrogorski, (o anche Moisey Ostrogorsky) studiò legge a San Pietroburgo e lavorò per il ministero della giustizia russo. Nel 1880 si recò a Parigi dove studiò Scienze Politiche alla “Ecole libre de Sciences Politiques”. In Francia Ostrogorski assorbì il pensiero politico francese, da pensatori come Comte, Durkheim, Tocqueville, Saint Simon e Proudhon[2].
Viaggiò e fece lunghi soggiorni negli Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel 1902 pubblicò la sua opera maggiore: “La democrazia ed i partiti politici” (originariamente in francese). Dopo il ritorno in Russia nel 1906, fu eletto rappresentante alla Duma per la provincia di Grodno. (da Wikipedia)
Gaetano Mosca (Palermo, 1º aprile 1858 – Roma, 8 novembre 1941) è stato un giurista, politologo, politico e storico delle dottrine politiche italiano.
Si laureò in Giurisprudenza a Palermo nel 1881. Fu libero docente di diritto costituzionale in varie università (Palermo, Roma ,Torino e storia delle dottrine politiche all’Università Bocconi
Nel 1909 fu eletto deputato al Parlamento con la Destra, e riconfermato alla Camera nel 1913, fino al 1919. Dopo il delitto Matteotti nel 1924, fu avverso al fascismo, e nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Tra i senatori del Regno fu uno dei pochi a opporsi negli anni Venti alla fascistizzazione dello Stato.

Teoria del potere politico

Insieme a Vilfredo Pareto, a Robert Michels e Max Weber, Gaetano Mosca è classificato tra i più importanti esponenti della corrente di pensiero elitistica. Più precisamente, è il fondatore della “Teoria delle classi politiche” “(Rif)”, e forse il maggiore “contributo italiano alla storia del pensiero politico”.

L’elitismo

Mosca, nella sua analisi sul potere politico, critica la tripartizione aristotelica delle forme di governo (monarchia, oligarchia, democrazia). Egli sostiene che esiste una sola forma di governo e di classe politica, cioè, l’oligarchia.  egli ritiene che la democrazia, il parlamentarismo, il socialismo siano solo delle utopie, delle teorie politiche per legittimare e mantenere un potere che è sempre in mano a pochi uomini. sostiene che in ogni società vi sono due classi di persone: i governanti (che sono le élite che hanno il potere politico) ed i governati (il resto della società). Secondo Mosca l’élite al potere è organizzata in modo tale da mantenere a lungo la propria posizione e tutelare i propri interessi, anche utilizzando i mezzi pubblici a sua disposizione. (estratto da Wikipedia)
Hippolyte Adolphe Taine (Vouziers, Francia 1828 – Parigi, 1893) è stato un filosofo, storico e critico letterario francese. È stato il principale teorico del naturalismo francese, uno dei principali fautori del positivismo sociologico, e uno dei primi operatori di Critica storicistica. (Wikipedia)

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