Di Hakan Illatiksi
Dal vuoto al "Nuovo Mediterraneo": la trasformazione materiale
L'Artico ha cessato di configurarsi come un vuoto geopolitico. La sua trasformazione non è stata il risultato di una decisione verticistica, bensì l'effetto cumulativo di una modificazione materiale del pianeta: il ritiro progressivo e strutturale della copertura glaciale. Tale mutamento fisico ha reso possibile l'emergere di un "Nuovo Mediterraneo", inteso come spazio marittimo centrale, non delimitato da civiltà consolidate, ma da sistemi di potere in fase di transizione.
La progressiva apertura della Rotta Marittima del Nord (Northern Sea Route, NSR) rappresenta la manifestazione più evidente di questa riconfigurazione, introducendo un corridoio logistico alternativo tra Asia ed Europa che incide direttamente sulla geografia del potere globale. In tale processo, la Federazione Russa ha consolidato la NSR come infrastruttura logistico-militare funzionale, mentre la competizione strategica si è progressivamente spostata verso nodi critici quali la Groenlandia e l'arcipelago delle Svalbard.
In questo spazio non opera il liberalismo internazionale classico, bensì una riattualizzazione della geopolitica delle sfere di influenza. La concezione statunitense dell'Artico come perimetro di sicurezza vitale coesiste - ed entra in tensione - con nuove realtà logistiche, energetiche e finanziarie che eccedono i dispositivi normativi del precedente ordine liberale.
Dal modello biforcato alla diffrazione: verso una teoria operativa
Ogni biforcazione costituisce una prima mappa, mai il territorio.
Per una prima decodifica di tale complessità, il modello dell'"Artico biforcato" risulta analiticamente utile, nella misura in cui consente di individuare la coesistenza di:
- uno strato finanziario-logistico, e
- uno strato securitario-militare.
Tuttavia, questa impostazione binaria si rivela insufficiente a cogliere la dinamica propria dello Spodoceno. Il potere contemporaneo non si limita a biforcarsi: esso si diffrange.
La nozione di diffrazione del potere - impiegata come modello relazionale e non come analogia fisica letterale - descrive il modo in cui il potere si propaga, si deforma e si moltiplica attraversando domini eterogenei: climatico, infrastrutturale, giuridico e algoritmico. Il risultato non è un nuovo equilibrio, bensì un campo di entropia strategica gestita.
In questo quadro, il disordine non viene eliminato, ma calibrato, canalizzato e trasformato in condizione di operabilità sistemica.
L'Artico non si configura pertanto come un semplice laboratorio sperimentale, bensì come uno spazio di risonanza sistemica, in cui una perturbazione originaria - lo scioglimento dei ghiacci - si amplifica e si retroalimenta in ambiti differenti (finanza, sicurezza, tecnologia), anticipando le modalità di funzionamento dell'ordine globale emergente.
La NSR come infrastruttura logistico-digitale
L'infrastruttura torna ad essere politica nel momento in cui sostiene l'astrazione.
Oltre alla sua funzione di trasporto, la NSR evolve progressivamente verso una infrastruttura logistico-digitale. I progetti di fibra ottica transartica (come Arctic Connect) mirano alla riduzione delle latenze, trasformando la rotta in un corridoio ciber-logistico in cui flussi materiali e flussi informativi tendono a sovrapporsi.
Questo processo produce uno spazio fisico-giuridico peculiare, caratterizzato da:
- sovrapposizione di giurisdizioni,
- regimi contesi di sovranità dei dati,
- ambiguità deliberata tra acque internazionali e controllo statale.
Ne deriva una riteritorializzazione dei flussi di informazione finanziaria: sistemi alternativi a SWIFT e blockchain sovrane, pur presentandosi come architetture astratte, dipendono in modo strutturale da infrastrutture fisiche concrete. La finanziarizzazione dell'Artico include così la capitalizzazione della sua geografia digitale, in cui cavi, nodi e latenze assumono lo statuto di asset strategici.
La City di Londra: ingegneria dell'opacità legittima
Il potere finanziario non comanda: traduce.
All'interno di questo sistema diffratto, il Regno Unito - incarnato dalla City di Londra - opera meno come Stato decisionale e più come funzione sistemica relazionale. Il suo potere non risiede nella capacità di imporre decisioni sovrane, bensì nell'abilità di rendere operabili i circuiti che emergono dal progressivo declino del centro egemonico.
La funzione centrale della City nello Spodoceno consiste nella produzione di opacità legittima: la capacità di disaccoppiare il valore finanziario dalla sua origine politica, preservandone al contempo la tracciabilità giuridica.
Questa ingegneria si articola principalmente attraverso:
- architetture di Entità a Scopo Speciale (SPV) e forme di sovranità sdoppiata, volte a proteggere i progetti dalle sanzioni;
- arbitraggio regolatorio climatico, che traduce lo scioglimento dei ghiacci in strumenti finanziari;
- custodia di asset strategici non finanziari (diritti di estrazione, dati geospaziali), sottraendoli alla volatilità della sovranità statale.
Architetture SPV e la sovranità sdoppiata designano un insieme di dispositivi giuridico-finanziari attraverso i quali la sovranità formale su un asset permane allo Stato territoriale, mentre la sovranità operativa - intesa come capacità di decisione economica, protezione giuridica e gestione del rischio - viene esternalizzata verso veicoli legali specializzati, tutelati dal diritto internazionale degli investimenti.
Le architetture SPV consentono di rendere operativi asset strategici senza risolvere i conflitti politici che li circondano, di isolarli da sanzioni statali dirette e di mantenerli finanziariamente operabili in contesti di elevata instabilità geopolitica.
È in questo senso che la City di Londra assume una posizione centrale: non perché eserciti il controllo sul territorio, ma perché controlla il linguaggio giuridico che definisce ciò che è operabile.
La City opera così come dispositivo di cattura, traduzione e neutralizzazione del valore, capace di separare il capitale dalla sovranità politica, mantenendo la leggibilità del sistema per le élite e rendendolo opaco agli attori esterni.
La Joint Expeditionary Force (JEF) come dispositivo securitario post-egemonico
Non tutte le forze militari sono progettate per vincere guerre; alcune esistono affinché nulla si arresti.
La Joint Expeditionary Force (JEF), istituita formalmente nel 2014 e attivata strategicamente a partire dal 2022, non costituisce né un'alleanza militare tradizionale né una mera estensione funzionale della NATO. Essa rappresenta piuttosto uno strumento securitario post-egemonico, concepito per operare negli interstizi normativi, politici e operativi di un ordine internazionale in fase di disarticolazione.
Guidata dal Regno Unito, la JEF riunisce dieci Stati caratterizzati da elevata affinità strategica: i Paesi nordici, gli Stati baltici e i Paesi Bassi. Tale composizione non risponde a criteri di universalità o a impegni ideologici generalizzati, bensì a una logica di prossimità geografica, interoperabilità tecnica e rapidità decisionale.
La funzione primaria della JEF non è la deterrenza nucleare né la guerra interstatale classica, ma la gestione di minacce collocate al di sotto della soglia della guerra convenzionale: sabotaggi infrastrutturali, operazioni ibride, coercizione strategica ambigua, crisi accelerate nella periferia euro-atlantica ed eventi a attribuzione incerta. In questo senso, la JEF è strutturalmente orientata alla gestione di crisi rapide in contesti di ambiguità, dove la lentezza procedurale delle alleanze tradizionali risulta disfunzionale.
Da una prospettiva spodocenica, la JEF incarna una forma di sicurezza infrastrutturale adattiva. Essa non mira a stabilizzare l'ordine internazionale né a restaurare un'egemonia perduta, ma a preservare l'operabilità dei nodi critici - cavi, oleodotti, corridoi marittimi, interconnettori energetici - in un contesto di crescente entropia strategica. La sua logica è preventiva, reattiva e modulare: intervenire prima che la crisi si formalizzi come guerra, senza richiedere un consenso universale.
Nel modello britannico duale, questa funzione risulta pienamente coerente. Se la City di Londra agisce come dispositivo cognitivo-finanziario in grado di tradurre, arbitrare e monetizzare la complessità sistemica dello Spodoceno, la JEF svolge il ruolo di sistema nervoso riflesso e forza motrice agile, capace di rispondere rapidamente a shock imprevisti senza la necessità di una deliberazione centralizzata ormai compromessa.
Il triangolo operativo autocatalitico: clima - finanza - sicurezza
Quando clima, capitale e sicurezza si accoppiano, l'eccezione diventa permanente.
L'integrazione spodocenica si consolida attraverso un triangolo operativo autocatalitico:
- Clima → Finanza Lo scioglimento dei ghiacci, in quanto dato fisico, viene tradotto in derivati, strumenti assicurativi e nuove rotte commerciali.
- Finanza → Sicurezza Gli asset risultanti - cavi, porti, progetti LNG - richiedono dispositivi di protezione fisica specializzati.
- Sicurezza → Clima La stabilità militare abilita investimenti estrattivi e logistici che, nel lungo periodo, intensificano le dinamiche del cambiamento climatico.
Questo circuito non risolve le crisi, ma le converte nel combustibile della riproduzione sistemica.
Conclusione: l'Artico come prototipo e come avvertimento
Nello Spodoceno non sopravvivono i più forti, ma coloro che riescono a non essere esclusi dai flussi.
L'Artico costituisce il prototipo pienamente dispiegato dell'ordine spodocenico, caratterizzato da:
- governance attraverso l'infrastruttura,
- sovranità funzionale frammentata,
- temporalità di crisi permanente.
Esso dimostra che un sistema privo di un centro egemonico può essere amministrato, seppur a costo di una regressione sociale, climatica e politica. In tale contesto, il potere non si esercita più attraverso l'imposizione dell'ordine, bensì mediante l'amministrazione dell'entropia strategica.
In questo senso, il Regno Unito, attraverso il dispositivo duale City-JEF, non opera né come egemone né come semplice intermediario, ma come l'ingegnere capo di un sistema che ha imparato a funzionare - e persino a prosperare - nella propria decomposizione controllata.
Di Hakan Illatiksi
30.01.2026
BIBLIOGRAFIA
Arrighi, Giovanni. 2010. The Long Twentieth Century: Money, Power, and the Origins of Our Times. Rev. Ed. London: Verso.
Braudel, Fernand. 1984. Civilization and Capitalism, 15th-18th Century, Vol. 2: The Wheels of Commerce. Berkeley: University of California Press.
Colliot, Christophe. 2023. L'infrastructure, nouvel enjeu de la guerre. Paris: Éditions du Rocher.
Harvey, David. 2003. The New Imperialism. Oxford: Oxford University Press.
Henderson, James, and Tatiana Mitrova. 2020. Energy Relations between Russia and China: Playing Chess with the Dragon. Oxford: Oxford Institute for Energy Studies.
IPCC. 2023. AR6 Working Group I: Climate Change 2023 - The Physical Science Basis. Geneva.
Luttwak, Edward. 1990. "The Rise of Geo-Economics." The National Interest 20: 17-23.
Pistor, Katharina. 2019. The Code of Capital: How the Law Creates Wealth and Inequality. Princeton: Princeton University Press.
Sharman, J. C. 2022. "The UK's Kleptocracy Problem." Journal of Democracy 33 (2): 123-137.
Starosielski, Nicole. 2015. The Undersea Network. Durham: Duke University Press.
Tooze, Adam. 2018. Crashed: How a Decade of Financial Crises Changed the World. New York: Viking.
UK Ministry of Defence. 2022. The UK's Defence Contribution in the High North. London
La Casa Rothschild come proto-istanza di conduzione sistemica nell'era expansivo.
absitiniuriaverbis 2 febbraio 2026
Parafrasando direi "confesso di non aver capito" l'articolo. Lo rileggerò ulteriormente.
Mi limito per ora, ad una osservazione di tipo scientifico.
Ha senso combattere l'entropia localmente e strategicamente, perché è ciò che ci permette di vivere, creare e progredire.
Non ha però alcun senso vedere questa lotta come una guerra finale da vincere, ma piuttosto come un processo dinamico e continuo.
In poche ulteriori parole:
x Non ha alcun senso cercare di "fermare" l'entropia universale. L'entropia totale di un sistema isolato (come l'universo) tende sempre ad aumentare. È una legge fondamentale.
x Ha invece senso localmente e temporaneamente. Possiamo creare ordine locale (ridurre l'entropia) in un sistema, ma solo a costo di aumentare l'entropia totale altrove. Un frigorifero, una cellula vivente o una città organizzata sono esempi di "isole di ordine" che esistono consumando energia e aumentando il disordine nell'ambiente circostante.
L'essere umano è quella strana entità che, pur conoscendo il destino entropico dell'universo, passa la sua esistenza a creare piccoli, preziosi ordini temporanei: un'opera d'arte, una relazione, una scoperta scientifica. In questo paradosso risiede gran parte del nostro significato.