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A firefighter keeps watch as the Woolsey Fire burns a home in Malibu, Calif., Friday, Nov. 9, 2018. A Southern California wildfire continues to burn homes as it runs toward the sea. Winds are blamed for pushing the fire through scenic canyon communities and ridgetop homes. (AP Photo/Ringo H.W. Chiu)

L’apocalisse in California: fuoco e furia

DI HARVEY WASSERMAN

opednews.com

Nell’ America di oggi, omicidi di massa casuali si fondono con la devastazione ecologica. Cinquant’anni fa, da ventenne, spesso andavo in autostop dalla Pacific Coast Highway alla Southern California. Allora dormivo su spiagge incontaminate, nuotavo nell’ oceano e passavo ore a guardare foche e delfini cavalcare le onde a pochi metri dalla costa. Uno dei miei posti preferiti era a Santa Monica, dove il Sunset Boulevard incontra il mare al Will Rogers State Park. Questo meraviglioso tratto di spiaggia bianca, incorniciato dal molo di Santa Monica a sud e dalle colline di Malibu a nord, sembra un paradiso.

Oggi, coronando il sogno di una vita, vivo nella San Fernando Valley, a quaranta minuti di strada in auto dal pacifico, metà della quale attraversa il bellissimo Topanga Canyon. Venerdì scorso sono partito per il mio giro settimanale in bicicletta lungo la spiaggia. Come al solito ho parcheggiato al Will Rogers e ho guidato la mia bicicletta verso sud, giù per un sentiero di cemento a sei km dal molo di Venice. L’ultimo tratto, attraverso Venice Beach, è caratterizzato da una costante nuvola di fumo di cannabis che ora fluttua libera e leggera nella terra dell’erba legale. Alla fine di un pacifico pomeriggio, sono tornato su verso nord fino al Will Rogers (sempre in mezzo al vento) per vedere il tramonto e fare un tuffo nell’oceano, che era, come al solito in questo periodo dell’anno, più caldo dell’aria.

Ma quella sera c’era qualcosa di diverso -un terrore sgradito. Oltre la cresta, a Malibù e Calabasas, infuriavano gli incendi, inghiottendo nel fumo l’intera gamma di colline e valli a nord. Proseguendo le fiamme diventavano sempre più visibili, come per rendere evidente che in quel momento, altri esseri umani stavano morendo, case e mezzi di sostentamento venivano consumati e per molte persone non molto differenti da me, il mondo stava finendo. A inizio settimana, nella vicina Thousand Hoaks, un altro uomo armato impazzito, ha sparato in un bar, uccidendo undici persone. Alcune delle vittime erano sopravvissute alla sparatoria di Los Angeles di un anno fa, dove morirono più di cinquanta persone. Ora sono morte quì.

Ho pensato alle onde dell’oceano, una volta così puro, ora allacciato da tracce invisibili Fukushima. L’undici Marzo 2011 un terremoto ha causato tre fusioni e quattro esplosioni di idrogeno che hanno sparso radiazioni nell’aria e nell’acqua molto più che a Hiroshima e Nagasaki. I tre nuclei fusi continuano a bollire sottoterra. Un flusso costante porta immense quantità di liquidi nel Pacifico, visto che la Tokio Electric ha fallito per circa un decennio nel tentativo di raffreddarli permanentemente. Da anni le streghe preparano le sostanze più letali; anni fa un tonno catturato a largo della costa Californiana trasportava dosi significative di contaminanti identificabili Fukushima.

Ho nuotato comunque. Non so quante radiazioni ci sono in quelle onde. Ma ci sono, come ci sono i due reattori nucleari gemelli a solo quattro ore di auto a nord, nel Diablo Canyon, vicino a San Luis Obispo. Migliaia di noi sono già stati arrestati per aver protestato contro i reattori, capaci di trasformare questa intera regione in una “zona morta”, specialmente nel caso in cui venisse colpita dal “Big One”, il grande terremoto che come ormai tutti sanno, potrebbe anche arrivare. L’orrendo bagliore dei fuochi mortali brilla attraverso massicce nubi di fuliggine e fumo. E’ qualcosa che non avevo mai visto, una realtà infernale in un paradiso che una volta avevo dato per scontato.
Il pomeriggio successivo, trovo sollievo in alcune ore benedette con i miei cari nipoti, giocando in un idilliaco giardino sotto un cielo blu e incontaminato. E poi arrivano la fuliggine e il fumo di Woolsey ci schiaffeggia la faccia.

Le fiamme hanno già attraversato Santa Susanna, un deserto tossico le cui sostanze inquinanti locali-inclusi isotopi radioattivi provenienti da dieci piccoli reattori- potrebbero riversarsi su Los Angeles. Almeno venticinque persone sono già morte in quell’inferno, molti dei quali arrostiti a morte nelle loro auto, colti dall’arrivo improvviso delle fiamme. Molti sono ancora dispersi. I ricaduti degli incendi ci coprono di una ripugnante, pungente sconfitta. Solo il destino finora ha risparmiato me e la mia famiglia dalle contaminazioni velenose e dalle uccisioni. La morte improvvisa, che sembra pronta a colpire a caso ovunque viviamo, lavoriamo e giochiamo.

Nell’America di oggi, omicidi di massa casuali, si fondono con la devastazione ecologica. C’è molto che possiamo fare per entrambe queste fonti di terrore. Controllo significativo dell’uso di armi. Limitazione di combustibili fossili ed emissioni nucleari. Infine passare totalmente all’uso di energie rinnovabili. Ma il percorso verso la sicurezza si stà restringendo, respira l’aria, guarda i tuoi bambini, pensa di essere in una sala pubblica affollata e riconosci che il bisogno di un’azione da parte dei cittadini significativa, potente ed efficace, è più immediata che mai.

 

Fonte: /www.opednews.com

LInk: https://www.opednews.com/articles/California-Apocalypse-Fir-by-Harvey-Wasserman-California-Fires_Devastation_Fire-And-Fury_Fukushima-181114-591.html

14.11.2018

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Sunny

Pubblicato da Davide

5 Commenti

  1. Credo che non ci sia niente da fare per gli USA perché culturalmente la mentalità è quella delle cavallette e del Far West. Il continente è visto come terra di sfruttamento, che viene chiamato, per eufemismo, “opportunità”. Quando non si è contenti di ciò che si ha si va a invadere altri continenti. Fa parte della Storia di quel paese, nato come colonia e sviluppatosi ed affermatosi come paese colonialista a sua volta. Un americano medio non riuscirà mai a capire che è necessario comportarsi diversamente perché lui ha avuto sempre a disposizione un paese enorme con molto spazio da sfruttare, senza mai problemi di sovrappopolazione. Se qualcuno aveva abitato prima quei territori e rivendicava il suo diritto a starci lo statunitense lo sfrattava o lo sterminava. La coscienza di avere quasi un intero continente a disposizione per poterci fare ogni cosa dà agli statunitensi l’idea di un potere sovrumano e di considerare il mondo intero terra di conquista, esattamente come fu in precedenza per Inghilterra, Spagna, Francia, Portogallo, Olanda. Le colonie.

    Chi se ne frega se un piccolissimo pezzo sarà contaminato e influirà sulla salute dei cittadini che ci vivono… noi ci facciamo lo stesso i nostri esperimenti nucleari contaminanti perché questo ci permetterà di minacciare il mondo e asservirlo, a beneficio di tutti gli statunitensi, America first. Poi se ci sono anche altri che ne beneficeranno, meglio; daranno più forza alla nostra causa.

    Ovviamente avere molto spazio a disposizione significa anche che ci si possa permettere di considerare quello spazio, una volta contaminato, inaccessibile, tanto di spazio ce n’è per tutti. Un po’ come una casa grande in cui possono esserci anche due sgabuzzini dove tenere tutti i rottami, gli oggetti obsoleti, gli avanzi. Ma arriva il momento per tutti che lo spazio non basta più e allora i rifiuti incominciano a diventare ingombranti. E se i rifiuti sono pure contaminati incomincia a diventare un vero problema. Questo vale soprattutto per paesi in cui la densità abitativa è enorme e il territorio assai limitato, come il Giappone. Ma il voler chiudere gli occhi è comune a molte culture, chi più chi meno, e il Giappone non ne è esente: con quell’aria di voci sommesse, sguardi impassibili, emozioni contenute si nasconde la polvere sotto il tappeto e si continua a illuminare il paese come se dovessero vederlo da Saturno.

    Naturalmente l’imprinting è sempre quello che si ha tanto spazio disponibile ed è difficile disabituarsi alle praterie sconfinate dove è possibile fare di tutto.
    Un po’ di sani disastri toccheranno anche agli USA, ma sarà difficile che le classi dirigenti statunitensi vi pongano rimedio. Perché le classi dirigenti rispecchiano perfettamente il grado di inconsapevolezza o mala fede dell’americano medio, sia esso repubblicano o “democratico”, non ha la minima influenza. Ci saranno i paladini presidenziali dell’ecologismo a tutti i costi, basato, naturalmente, su studi scientifici taroccati, più o meno consapevolmente, perché poi la qualità degli studi è anche frutto della stessa mentalità consumistica, e i partigiani del carbone fossile, quelli del cibo bio che poi magari sarà irrigato con acque contaminate ma è bio, e quelli che invece continueranno a mangiare l’hamburger con patatine, il piatto nazionale.

    Questa mentalità da cavallette ha influenzato anche una buona parte dei paesi contaminati dalle mani statunitensi e il consumismo, camuffato da “benessere”, ha indirizzato tutti verso una china assai sdrucciolevole che inevitabilmente porta, prima o poi, a scontrarsi col principio di realtà. Paesi come la Cina e l’India, che hanno ben capito l’ansia di consumo degli USA e di altri paesi contaminati dal consumismo a oltranza, si sono dati da fare con un’iperproduzione di spazzatura per i consumatori d’ogni dove. Sono riusciti così, tutti insieme, a contaminare sé stessi sempre di più e perfino a creare un continente galleggiante di scorie nel Pacifico. Straordinario. Bisognerà piantarci su una bandiera per stabilire i confini delle acque territoriali e magari mettere anche delle ancore per creare barriere di spazzatura anti tsunami… chissà… Questi paesi ne sono rimasti invischiati loro stessi, non rendendosi conto che quel modello di benessere ha comunque una scadenza e che si trasforma immediatamente in malessere anche se il maquillage può non farlo sembrare tale. Il germe dell’autodistruzione, fantasma inconsapevole, sempre in agguato, del consumismo, a poco a poco comincerà a dimostrare come l’immortalità non esiste.

    Il principio di realtà riporterà le cose alla corretta visione. Ma lascerà sul campo, inevitabilmente, morti e feriti, anche innocenti. Il pianeta, comunque, prima o poi si rigenererà da sé. Lo ha sempre fatto indipendentemente dalle specie dominatrici di turno.

    USA e getta.

  2. Curioso come la cittadina più devastata dagli incendi in California si chiami Paradise…
    Incendi tanto furiosi quanto sono anomali, sembrano fiammate sputate direttamente dal cielo da un Padre eterno arrabbiato..
    E ne avrebbe ben diritto.
    Per me è chiara la faccenda: Se non è il “nemico” che tenta di bruciarli, tramite tecnologie sconosciute simili al “raggio della morte” allora è l’Altissimo che manda messaggi Infernali per tutto il male che hanno fatto,gli Ameri-cani, al mondo.
    Cosa volete che vi dica… Ben gli sta!.

  3. Che dire, nonostante tutto la vita è bella anche in California, e soprattutto lì, nella terra del cinema catastrofico, vale la pena di essere vissuta se non altro per vedere come va a finire.

  4. La natura supera l’uomo. Rendiamocene conto. Altro che stare a sentirsi in colpa ogni volta che accendiamo l’automobile.