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“L’Aleph” di Borges ci dice che nel gesto di Praljak c’è stato tutto l’onore che questo mondo ha perso

DI MAURO BOTTARELLI

rischiocalcolato.it

“Che stranezza è mai questa, o amici, non per altra ragione io feci allontanare le donne, perché non commettessero di tali discordanze. E ho anche sentito dire che con parole di lieto augurio bisogna morire. Orsù dunque state quieti e siate forti”. Così Socrate ai suoi compagni di cella, nell’attimo prima di bere quella cicuta che avrebbe voluto, almeno in parte, usare per onorare gli Dei prima di morire. Slobodan Praljak, invece, si è limitato a uno stentoreo e marziale “Non sono un crminale di guerra”, prima di portare il bicchiere alla bocca e avvelenarsi, bevendo il veleno d’un sorso come fosse slivovica, subito dopo che la Corte del Tribunale Penale dell’Aja aveva confermato la sua condanna a 20 anni di reclusione per il suo ruolo nell’assedio di Mostar.

 Praljak era una delle figure più in vista del processo per due motivi: operava come intermediario tra il governo di Zagabria e quello della Bosnia-Herzegovina, svolgendo la duplice funzione di ufficiale del Ministero della Difesa croato e, allo stesso tempo, comandante dell’Esercito. Secondo, proprio in quanto capo delle operazioni dell’Hvo nella zona di Mostar, è stato riconosciuto nella sentenza come il principale responsabile della distruzione del Ponte vecchio, lo “Stari Most”, simbolo plurisecolare della città di Mostar e della sua convivenza tra culture. Il ponte di Mostar fu bombardato dall’Hvo l’8 novembre 1993 e crollò il giorno successivo, arrecando, stando all’illuminata Corte dell’Aja, “un danno sproporzionato alla popolazione civile musulmana della città”. Quanto di più contemporaneo possa esistere: la difesa della convivenza fra culture, il nodo dell’Islam nel cuore d’Europa, la condanna del nazionalismo.

Sicuramente, i pragmatici ora si chiederanno come Praljak sia entrato in possesso del veleno e come abbia potuto introdurlo indisturbato nella super-controllata aula dell’Aja. Le anime belle si limiteranno forse a dire che sta bene dove sta adesso, all’inferno. Gli spiriti un po’ più profondi, riconosceranno che un generale resta sempre un generale e sceglie la fine che ritiene più consona al mantenimento dell’onore e dell’orgoglio. Molti, immagino la stragrande maggioranza della gente, guarderà le immagini al telegiornale come si guarda un telefilm americano, maledicendo il giudice che ha fatto subito tirare i teloni e così privandoci della parte clou dello spettacolo, poi tornerà a pensare ai cazzi suoi. Qualcuno, nemmeno lo saprà, perché non guarda il tg, non legge il giornale e su Internet ci va a fare altro. Non importa.

Ogni reazione, anche l’indifferenza o l’ignoranza, sono legittime di fronte a un atto del genere. Perché la potenza simbolica , evocativa, storica e umana di quanto accaduto all’Aja non può e non deve essere per tutti. Sarebbe una bestemmia. E’ giusto che la Rete si riempia di maledizioni, preghiere per Mostar, foto del ponte distrutto con struggenti dediche ai caduti, imprecazioni ma anche deliri anti-islamici e obbrobri di chi piange la dipartita perché “uomini così ci vorrebbero per ripulire lo schifo che c’è in giro”, come se servisse un generale che ha vissuto il mattatoio balcanico per risolvere problemi di ordine pubblico legati a immigrazione o degrado. Ci sarà di tutto e, ripeto, è giusto così. Perché per capire il gesto del generale Slobodan Praljak bisogna, innanzitutto, capire e conoscere il concetto di onore, indissolubile da quel grado militare. Guardate qui,


basta poco per capire ciò che sto dicendo, basta comparare chi fa informazione e chi spande ideologia, pur facendosi campione della lotta alle fake news in nome della democrazia. Quale democrazia, quella che si arroga il diritto di riscrivere la Storia, utilizzando come riferimento quello che altro non è, se non il Tribunale della NATO? Ha diritto non dico di sentenza ma di parola, la NATO, per quanto accaduto sotto il cielo pieno di sangue, lacrime e neve dei Balcani? Ha diritto anche soltanto di aprire bocca, proferire verbo, avanzare un rantolo, squittire un vocabolo?

Ancora freschi della condanna a Ratko Mladic, gli inquisitori della Norimberga 2.0 imposta dalla Terza Via di Clinton e Blair stavano compiendo anche oggi pomeriggio il loro compitino, comminando pene in base a un codice che non tiene conto della sottile linea che divide una guerra da una rapina in banca, un generale da un assassino comune, un soldato da un aggressore di periferia. “Non sono un criminale di guerra”, ha gridato Slobodan Praljak prima di ingerire il veleno come atto estremo di non riconoscimento di un Tribunale che non ha giurisdizione, né autorità, se non nei circoli dei benpensanti e nei comandi NATO, gli stessi che non pagano mai per i “crimini di guerra”. In Vietnam. In Iraq. In Siria. Nella ex-Jugoslavia.

Sarebbe bello che gli occhi dei giudici dell’Aja incontrassero, un giorno, quelli dei bambini ricoverati nei reparti oncologici degli ospedali serbi: chissà quale pena comminerebbero, idealmente, a chi ha riversato bombe di ogni genere per 72 giorni, colpendo fabbriche chimiche che hanno avvelenato aria, acqua e cuori. Ma non accadrà. Mai. Gente che nella vita non ha nemmeno l’enorme cruccio di dover trovare parcheggio, visto che vive scortata ma che ha la presunzione blasfema di giudicare chi, in guerra, dava ordini. E chi li eseguiva. In quell’aula non si stava giudicando un uomo o un generale, si stava giudicando un mondo altro che va annientato, un pezzo di storia che va riscritta, dopo essere stata cancellata con la gomma della propaganda. E non con la galera ma con il marchio d’infamia, “criminale di guerra”, una condanna che per chi conosce e ha vissuto la guerra equivale alla pena capitale.

Che Preljak ha eseguito da solo, piuttosto che vederla tramutarsi in realtà per conto terzi giorno dopo giorno chiuso in una cella, dopo essere stato portato via stretto nelle manette di un regime giudiziario senza patria, né confini, né idealità. La chiamano amministrazione della giustizia umana, è di fatto la riduzione ad atto criminale di un processo storico che ci dirà solo fra 20 o 30 o 40 anni chi avesse ragione e chi torto. Ammesso che serva. Ammesso che non venga imposto il regime del silenzio per via democratica, quella dei media tipo “La Repubblica”. Non so quanti di voi hanno letto “L’Aleph” di Jorge Luis Borges: ve lo raccomando, sentitamente. E’ una raccolta di racconti del grande scrittore argentino, fra i quali svetta “Deutsches requiem”, pensieri e riflessioni di un gerarca nazista la notte prima della sua esecuzione.

Eccone le righe finali: “Molte cose bisogna distruggere, per edificare il nuovo ordine; ora sappiamo che la Germania era una di quelle cose. Abbiamo dato più delle nostre vite, abbiamo dato il destino del nostro amato paese. Altri maledicano e piangano; io sono lieto che il nostro dono sia circolare e perfetto. Si libra ora sul mondo un’epoca implacabile. Fummo noi a forgiarla, noi che ora siamo le sue vittime. Che importa che l’Inghilterra sia il martello e noi l’incudine ? Quel che importa è che domini la violenza, non la servile viltà cristiana. Se la vittoria e l’ingiustizia e la felicità non sono per la Germania, siano per altri popoli. Che il cielo esista, anche se il nostro luogo è l’inferno. Guardo il mio volto nello specchio per sapere chi sono, per sapere come mi comporterò tra qualche ora, quando mi troverò di fronte alla fine. La mia carne può aver paura; io, no”.

Parole che non sono apologia ma rivendicazione di un giudizio più alto e più grande che non quello di un giudice e un carceriere, oltretutto talmente corrotto da far entrare in cella una boccetta di veleno. Il gesto di Slobodan Preljak ha a che fare con la categoria dell’onore, inteso come senso del dovere che prevale su ogni possibile compromesso di buona condotta o patteggiamento con un mondo che non sa quale odore e quale sapore abbia il sangue ma che si permette di discuterne la profondità e il tono del colore, guardandolo in fotografia. Non è nemmeno questione di giudizi a senso unico o di sconfitti alla sbarra e vincitori in toga ad emettere sentenze, pur avendo la coscienza sporca quanto la cella in cui si divertono a rinchiudere i fantasmi della loro cattiva genia morale. E’ questione di principio che si attacca alla realtà come una macchia di grasso che resiste al più potente dei saponi ottenuto dai buoni sentimenti: la patente di “criminale di guerra” che qualcuno ha voluto distribuire era solo un santino votivo, un’iconoclasta assoluzione borghese per l’ennesimo simbolo – il ponte di Mostar – che questo mondo degradato necessita per potersi alzare al mattino e guardarsi allo specchio.

Slobodan Prajlak non ne aveva bisogno, invece. L’inferno che gli viveva dentro era sufficiente a farlo resistere, lottare, imprecare, indignarsi. Essere generale. Essere militare. Essere uomo, nel senso anche deteriore, fallace, peccatore e terreno del termine. E bersi l’ipocrisia del mondo in un sorso, quel sorso amaro e vendicatore che costringe il giudice a sgomberare l’aula e far tirare i pannelli. Penso più per vergogna che per pietà. Anzi, ne sono praticamente certo.

Mauro Bottarelli

Fonte: www.rischiocalcolato.it

Link: https://www.rischiocalcolato.it/2017/11/laleph-borges-ci-dice-nel-gesto-praljak-ce-lonore-mondo-perso.html

29.11.2017

Pubblicato da Davide

  • uomoselvatico70 uomoselvatico7

    Poco da aggiungere se non che:

    ” à la guerre comme à la guerre ”

    Ed anche:

    ” Vae victis ”

    Chiudo.

  • orckrist

    Questo è un criminale di guerra mentre quelli che in Yemen (giusto per citare la più recente nefandezza) bombardano civili, città, ospedali, acquedotti, centrali elettriche, scuole e nel frattempo scatenano orde di assassini (Janjaweed), bloccano ogni porto scatenando la più grave carestia degli ultimi decenni seguita da una epidemia di colera, sono i difensori della democrazia e della libertà.

    • Tizio.8020

      Se hai tempo e voglia (e stomaco…) leggiti la storia del “Processo di Norimberga”.
      Sono stati condannati a morte per crimini quali “aver complottato per scatenare guerre”.
      Seguendo questa logica, se e quando gli ammeregani venissero sconfitti, verrebbero impiccati tutti.
      Chi vince decide le regole (retroattive!).

  • Tipheus

    È morto da uomo. In un mondo di quacquaracquà.
    Onore a lui. Si è autoassolto. Ha vinto.

  • Tonguessy

    L’articolo contiene delle analisi interessanti ma, purtroppo, anche dei paralleli fuorvianti. Socrate aveva avuto delle possibilità che Prajlak non ha mai avuto. Dicamo che la globalizzazione rende anche la giustizia una questione globale, gestita secondo un’ottica che non comporta speranze per gli esclusi. Così mentre a Socrate venne offerta la possibilità di andarsene da qualche altra parte a dialogare con la sua maieutica, a Prajlak non venne offerta alcuna opzione (né tanto meno a Milosevic), perchè nell’era globale non c’è “qualche altra parte”.
    Il secondo parallelo è ancora più agghiacciante: la fibbia delle SS portava stampigliato il motto “Meine Ehre heißt Treue” ovvero “Il mio onore è la fedeltà”. Il concetto di onore spunta in ogni dove in questo articolo. Motivatamente quando si tratta della scelta coraggiosa del generale. Molto meno quando vengono tirati in ballo i nazisti. Esiste una differenza abissale, un vuoto incolmabile tra chi porta avanti il concetto di onore legato a stragi compiute contro civili da “portatori malati di onore” (Sant’Anna di Stazzema, valle del Bois etc…) e chi decide di togliersi la vita per disonorare chi lo accusa e onorare la propria coscienza. Non è onorevole fare stragi di civili, anche se la fibbia dice il contrario. E’ onorevole “levar la mano su di sé” quando il sé e la coscienza lo impongono. Far perdere ciò che di più caro le persone hanno (la vita, gli affetti) è ben diverso da perderlo in prima persona.

    • A 19th century man

      La prima analisi sul non esserci un altrove nel mondo globalizzato mi trova d’accordo. Il giudizio sui nazisti no. I nazisti non sono altro che degli aspiranti americani che hanno perso la guerra. Tutta la riprovazione occidentale per il nazismo è il giudizio del bue che chiama cornuto l’asino.

      • Tonguessy

        Sul parallelismo nazisti-USA ci sto. Riguardo la riprovazione non capisco cosa c’entri il mio discorso sull’onore. Ho semplicemente scritto che l’onore delle SS è ben diverso dall’onore di Prajlak, non fosse altro che per il contesto (di facile abuso da una parte e di tremendo martirio dall’altra) in cui si colloca.

        • A 19th century man

          Anche il nazismo, così come l’America credo abbia/abbia avuto i suoi Praljak. Così come la Serbia, la Croazia o chicchessia ha avuto i suoi Obama.

      • pincopallo

        “I nazisti non sono altro che degli aspiranti americani che hanno perso la guerra”

        Questa me la segno !

  • giorgio peruffo

    La NATO ha fatto la guerra alla Jugoslavia che non ci aveva fatto niente. La NATO e la UE ora incolpano chi si è difeso per assolvere se stessi dei crimini che hanno commesso.
    La Decadenza si è diffusa ormai in quasi la totalità dei cittadini europei rendendoli idonei solo alle funzioni di camerieri. Una società così corrotta è destinata ad essere sostituita.
    I camerieri della nostra “informazione” non avranno difficoltà a mettersi al servizio di un nuovo padrone che quando qualcuno è allevato con la mentalità da schiavo, non cerca la libertà, cerca solo un padrone.

    • Primadellesabbie

      In Yugoslavia, come in altri Paesi, convivevano diversi popoli che potevano essere governati portandoli a valutare ed impiegare le loro caratteristiche in funzione della coesione, come ha cercato di fare saggiamente Tito, o promuovere le differenze ed i facili risentimenti che la storia mette a disposizione, come hanno fatto gli occidentali, che avevano le mani bene in pasta, dandosi da fare già negli ultimi tempi del regime di autogestione (facendo rientrare estremisti fuorusciti, tenuti appositamente in caldo principalmente in Svezia ed Australia), per causare una disgregazione.

      Il fondato rischio che prevalesse, nonostante tutto (l’immediata separazione della Slovenia e la marcata componente nazionalista croata), una linea unificante a prevalenza serba ha determinato il diretto ed aperto intervento alleato, che ha avuto anche lo scopo, non proprio secondario, di compromettere seriamente i Paesi partecipanti.

      Non é difficile risalire alle reali responsabilità di aver riattizzato risentimenti secolari, che l’impresa bellica dell’esercito iugoslavo unificato, volta alla liberazione del Paese durante l’ultima guerra, aveva fatto dimenticare, e di aver aperto la strada ad una serie di imprese sanguinarie come solo un’azione di destabilizzazione coordinata avrebbe potuto (vedi Kiev per una replica ostacolata parzialmente in extremis).

  • RES

    Grazie Mauro vorrei avere la tua capacità.
    Mi hai fatto emozionare, vivamente.
    Verrebbero da fare altre citazioni tacciabili di revisionismo in calce a questo tuo pezzo.
    Tu sechi invece il pensiero circorcolare creato dai vincitori sui vinti con la dotta maestria della citazione. Ti poni sopra il giudice civile che processa il militare, tra le peggiori nefandezze costrutte di questo “secolo”. Imposizione esatta senza manco conoscere la lingua madre, i costumi, quindi motivi storici o contingenti che fossero, meccanicistici, di sangue o di pancia.

    Però una cosa è strana “impiccano” uno dei loro!?
    Per quanto io abbia capito poco e poco studiato il conflitto balcanico che se lo chiamo disgregazionismo balcanico mi ci raccapezzo meglio

    Quest’uomo e l’HVO per un verso o per l’altro erano dal lato della NATO.

    cit: wikipedia Guerre_jugoslave
    Potra non piacere ma io li chiamo cosi, i due schieramenti sono chiari:

    Disgregazionisti-Indipendentisti:
    Slovenia
    Croazia
    Erzeg-Bosnia
    Bosnia ed Erzegovina
    UÇK
    NATO

    Conservatori-Statalisti
    Jugoslavia
    Repubblica Serba
    Repubblica Serba di Krajina
    Bosnia Occidentale

    Ora l’HVO nacque per difendersi dai Conservatori-Statalisti a Mostar

    cit: wikipedia Mostar
    Pochi giorni dopo l’attacco subito, l’8 aprile, i croati d’Erzegovina insieme ai bosniaci musulmani formarono il Consiglio di Difesa Croato (Hrvatsko Vijeće Obrane, HVO) per affrontare le truppe serbe e montenegrine e l’Esercito Popolare Jugoslavo. Più tardi, in quello stesso anno venne fondato a Mostar pure il IV Corpo dell’Esercito della Bosnia ed Erzegovina (Armija Bosne i Hercegovine), principale formazione militare dei bosniaci musulmani.

    Quel colpo di mortaio, a quanto ho capito è questo il motivo, appare molto come un atto difensivo di sopravvivenza, poi magari…

    Ed ora “impiccano” uno dei loro per un ponte per giunta!
    Hanno proprio sete di sangue e potere ‘sti fiamminghi !

    • Giancarlo54

      Un Uomo in un deserto popolato solamente da omuncoli. Onore al generale Prajlak (di cui non sapevo nemmeno dell’esistenza fino a ieri)

  • LICIO

    Voi potrete incatenare il mio corpo…ma la mia anima è e rimarrà libera…
    L’epitaffio di questo grande eroe di un tempo che non c’è più…

  • Vamos a la Muerte

    “Ci sarà di tutto e, ripeto, è giusto così. Perché per capire il gesto del generale Slobodan Praljak bisogna, innanzitutto, capire e conoscere il concetto di onore”: e al giorno d’oggi è un concetto che conoscono davvero in pochi.

    Bastava guardare la reazione del “giudice” subito dopo l’accaduto per capire la differenza tra l’Uomo che si era appena dato la Morte non subendo la punizione di quella farsa di tribunale della Nato e il burattino che, non appena il copione da recitare subisce una variazione, si ritrova preso dal panico sebbene il suo aspetto oramai mummificato faccia fatica a mostrarne i segni.
    Ha ragione Mauro Bottarelli: Slobodan Praljak è morto da Uomo e con Onore. E quei pochi che ancora capiscono e conoscono il Concetto di Onore, non possono non levarsi metaforicamente il cappello di fronte ad un Uomo.

  • mystes

    Bellissimo articolo, in un mondo di pidocchi e di scarafaggi sodomizzati dalla Nato e da altri che preferisco non nominare, difendere l’onore è degno di lode,

  • gix

    Nessuno vuole certo rovinare un bel quadro, che va praticamente dipingendosi da solo, con dentro un uomo, indubbiamente coraggioso, da prendere ad esempio come uomo d’onore. Non è che l’onore faccia sempre fare delle belle cose, azioni degne di rispetto, anzi, spesso in nome dell’onore si compiono un sacco di nefandezze. Il coraggio e l’onore…ce ne vogliono un bel po’ per sopravvivere ad esistenze molto più banali e sofferenti di quella del generale.

  • Emanuele Decarli

    Al lavoro ho già sentito dire (da un collega molto gentile e simpatico, sul serio) che “hai visto quel “pazzo assassino” che ha bevuto il veleno davanti ai giudici? Certo che se uno ha già ucciso tante persone non può avere alcun rispetto nemmeno per la sua vita”. Il sistema ha vinto, giusto?

    • Truman

      No, non ha vinto. E’ una lunga guerra e per ora la stanno perdendo. Ma non andarglielo a dire, perché ci restano male.

  • Denisio

    La nostra cultura che arriva a premiare i topi da fogna elevandoli al rango di capi di stato fonda le sue basi anche sulla paura della morte, sull’esorcizzazione dell’argomento sia in sede religiosa e persino medica fino ad arrivare all’assurdo che ciascuno non possa decidere nemmeno se poter staccare la spina di una macchina qualora sia ridotto allo stato vegetativo. Personalmente trovo tutto questo surreale pur appartenendo ed essendo cresciuto in questa società. Il rappoorto della nostra anima con la morte è però molto importante per la nostra vita, per fare un paragone semplice è come il punto zero, il riferimento fondamentale rispetto al tutto. Se viene ignorato come accade nella nostra società fondamentalmente si fanno scelte superficiali, spesso di comodo, spesso incoscienti per la propria e altrui vita etc…etc… Questo punto zero sta nello stesso tempo agli antipodi e a fianco dell’origine della vita e non per questo nelle culture antiche degli indiani d’america che usavano spesso l’esempio della circolarità veniva indicato come la chiusura del cerchio….e da li si sviluppavano i percorsi che portavano a credere ed a identificare le rinascite, le reincarnazioni etc..etc…
    Questi fenomeni di reincarnazione che ufficialmente nella nostra società (con i topi da fogna come leader) vengono considerati bufale talvolta vengono a galla con misteriosi casi di persone che in seguito a perdite di coscienza dovute a traumi o a uso di sostanze riferiscono di essersi ritrovati a rivivere e riconoscere la vita o le vite precedenti, qualcuno ha misteriosamente iniziato a parlare una lingua che non aveva assolutamente mai imparato mentre si trovava in stato d’incoscienza, qualcuno ha riportato oralmente fatti storici di cui si era a conoscenza. Nonostante questo si preferisce censurare totalmente l’argomento, c’è di meglio da fare, tipo guadagnar soldi fottendo il prossimo o dedicando 10 ore al giorno per la sussistenza, manco gli zingari ne i tuareg del deserto…
    Capiamo con questi esempi che il valore, il significato della vita e della morte terrena per certe culture, mi riferisco in particolare a quelle orientali hanno un significato di cammino e di evoluzione perchè si ritiene che lo spirito e l’anima e quindi il karma sia un fattore che ci si porta dietro nelle vite successive, da qui l’imperativo di vivere con rigore e con pratiche spirituali che hanno portato “persone di valore” come usava dire Confucio a diventare capi spirituali e maestri nelle discipline in periodi di imperialismo e autoritarismo. Togliersi la vita in seguito ad una sentenza di codanna in un tribunale può essere un atto di coraggio o di vigliaccheria, non mi interessa giudicare so solo che ci sono dei cospiranti che continuano a passare impuniti e ad agire impunemente perchè godono di copertura quindi le ingiustizie continueranno a ripetersi. Mi fa piacere che Bottarelli scriva questi articoli, l’interesse profondo che suscitano è l’ultimo a morire forse dopo la speranza, 5 giorni fa scrisse una memoria ad un caso di un uomo di valore, peccato che nessuno o quasi se ne sia accorto:

    https://www.rischiocalcolato.it/2017/11/25-novembre-1970-yukio-mishima-riscattava-col-sacrificio-suo-onore-quello-del-paese-oggi.html

  • GioCo

    Nel tempo di questa rivoluzione in cui avrebbero dovuto dominare le multinazionali, per effetto della volatilità dei mercati (significa la facilità digitale con cui si spostano significative montagne di denaro “finto” che può comperare cose vere) si inizia a intravvedere che l’era degli Stati-Nazione non solo non è tramontata, ma sta conoscendo una seconda primavera. Questo perché una multinazionale banalmente non vuole un territorio ma le persone si. Quindi se facciamo una scrematura di chi si sente apolide, cioè parte di quella crema elitaria di gente senza stipendio in quanto oltre la ricchezza ordinaria e materiale, anche facile da riassumere quantitativamente (diciamo per stare nella convenzione l’1%? Ma indubbiamente stiamo sotto, molto sotto questo valore, l’1% di 7miliardi sono 70milioni, qui parliamo di un gruppo nell’ordine delle migliaia bene che vada) e che vive nel “paradiso” di porte girevoli, oggi docente in univeristà di prestigio mondiale, domani politico di spicco e poi dentro qualche consiglio di amministrazione di banche o aziende multinazionali o nei media che contano, il resto del mondo è letteralmente “il mondo” e traslochi forzati (=emigrazioni) permettendo si tratta di animali stanziali. Per lo meno così è la massa critica umana.
    Non è il mondo “che conta” quello stanziale, cioè non prende decisioni di respiro globale e spesso nemmeno nazionale, ma anche un analfabeta arriva a capire che le decisioni sono prese sempre e solo a spese di qualcuno che sta in un territorio e per effetto di ciò (volente o nolente) lo presidia. Fosse pure l’immigrato.
    La richiesta media di chi non è tra quelli in paradiso è la tranquillità. Cioè poter vivere dignitosamente a prescindere da tutte le etichette burocratiche o governative. Si tratta di un rapporto simile a quello delle bestiole in un bosco, raramente si trovano in condizioni di necessità: il bosco provvede a tutti i bisogni primari e con abbondanza.
    Anche se le strutture urbane non sono un bosco, di fatto il comportamento nel viverle del cittadino medio non è dissimile da un animale nel bosco. Nel senso che a nessun animale verrebbe mai la follia di pensare a come controllare l’intero bosco: è il bosco a provvedere alla persona non il contrario.
    Questo significa che il comportamento medio della massa umana rimarrà comunque (in prospettiva) stanziale nel tempo. Quindi radicato nel territorio. Quindi lo Stato-Nazione non conoscerà mai un vero declino, ma ne conoscerà uno apparente che lo costringerà a traformarsi da tutore della legge a tutore del territorio. Il problema attuale è infatti il rapporto tra la struttura economica globale che ha un impronta apolide ed è sorretto da pochi individui e lo Stato-Nazione, il contenitore politico dove vivono tutti gli altri. La scommessa era che siccome il territorio globale era fatto di persone e le persone sono facili da ingannare, allora bastava spoliare ogni nazione della sua sovranità nell’interesse globale apolide del mercato per farne un unica entità politica. Siccome l’interesse del mercato è sempre territoriale, l’espropriazione (come la cartolarizzazione) e l’esternalizzazione (cioè la riduzione del costo a prescindere dal danno ambientale e sociale) insieme alla virtualizzazione (essenzialmente dei contratti, cioè lo spostamento dell’accordo in contesti totalmente svilncolati da ciò che si mercifica) avrebbero decretato la vittoria del mercato sugli interessi territoriali. Guerre, disordini politici ed economici, tecnologia e propaganda avrebbero poi retto e “corretto il tiro” alla bisogna.

    Peccato che a fare questo papocchio di incredibile cretineria vi sia gente che non ha la statura di un Andreotti, figuriamoci i grandi del romanticismo da cui nasce l’idea di Stato-Nazione. Per carità, non discuto dell’intelligenza e dei riconoscimenti accademici, ma che proprio la voluta mancanza del radicamento nel territorio, rende i governanti incapaci di capire cosa signitica “radicamento alla terra”. Ma questo non libera l’uomo dal suo ambiente, libera solo dall’equilibrio mentale. Per esempio, il fatto che il CDA di Google promuova il mondo digitale, non cambia l’esigenza di sicurezza e conforto nostro o di quel CDA nel mondo materiale. Cambia solo l’quilibrio di giudizio su ciò che si può considerare “sicuro” o no.
    In altre parole, la dipendenza al mondo virtuale rende disabile la mente nel giudizio, in quanto “impara a cantarsele e suonarsele da sola”, poi però al pari di un bamboccio viziato il moderno uomo cerca l’impunità davanti all’evidenza del fallimento nel stabilire una correlazione di senso compiuto tra le sue scelte e quello che succede nella realtà.
    Tra la pattumiera e il consumo, ciò che cade è il diritto a conservare l’ambiente o a renderlo se possibile più sano, non quello di consumare per inquinare. Sicché vivere nell’ambiente diventa sempre più difficile e sempre più ridicolo appare chi ripropone un modello consumista che non ne tiene conto. Sia pure per i pochi eletti.

    • Ybodon

      scusa ma questa primavera degli stati-nazione da cosa la deduci? Quello che conta della distruzione dello stato nazione è intanto la cultura e la tradizione che sta diventando sempre piu globale. poi cio che conts é la politica democratica che nel momento in cui viene portata fuori nel mercato globale, s è perso sia la democraticità che lo stato nazione stesso. poi che ognuno è legato a un territorio, se gestito in maniera globalista e sotto la mano delle lobby apolidi… poco conta a mio parere.

  • natascia

    La vita è un miracolo. Decidere di toglierla a sé stessi o ad altri, implica un raziocinio in cui ogni fede è cessata. Quando si sceglie di toglierla a s’e’ stessi Implica una forza ancora presente .Decisione discutibile, ma rispettabile.

    • Ybodon

      quando cessa la fede può iniziare la vera spiritualità.

  • pincopallo

    Sogno di vedere bush obama blair clinton ed altri accoliti, anche nostrani, essere giudicati .
    Ahhhhhhh ma l’hanno già fatto !!!
    Com’è che i prostituti nostrani e internazionali non dicono niente ?

    George Bush viene dichiarato colpevole di crimini di guerrahttp://it.cubadebate.cu/notizie/2012/05/26/george-bush-viene-dichiarato-colpevole-di-crimini-di-guerra/

    https://raggioindaco.wordpress.com/2011/11/23/bush-e-blair-giudicati-colpevoli-di-crimini-di-guerra-in-un-tribunale-della-malesia/