Home / ComeDonChisciotte / LA TERZA GUERRA MONDIALE

LA TERZA GUERRA MONDIALE

DI CHAN AKYA
Asia Times

PARTE I – COSA, IO PREOCCUPATO?

Ora Il Conflitto di Civiltà di Sam Huntington è stato reso operativo in Medio Oriente grazie alla visione dei neo-conservatori dell’Occidente che trionfa sull’Islam. Il capolinea a cui guarda ora la maggior parte degli osservatori di destra è una guerra che vede l’Occidente prevalere sull’Islam, supportato da una coalizione di volenterosi alleati in Africa ed Asia. Nel frattempo, l’Islam conta sul suo esercito di fedeli.

Sia ciò che sia, credo che tanto l’Occidente quanto l’Islam sovrastimino il loro potere, se non la loro importanza, nei confronti delle civiltà cinese ed indù. La prospettiva della 3a Guerra Mondiale, piuttosto che forzarli a scegliere le fazioni, più probabilmente causerà una paralisi politica, nonostante il fatto che sia l’India che la Cina si aspettano benefici dalla guerra. Mentre è nel loro interesse causare una guerra totale tra le due parti, è più probabile che inizino a parlarsi addosso.Né l’Occidente né l’Islam si sono coperti di gloria quanto la Cina e l’India. Mentre i Cinesi considererebbe l’Occidente come disturbante, in particolare negli ultimi 100 anni, per l’India la bilancia pende di più contro l’Islam. Questa osservazione è più pertinente quando osserviamo il ruolo decisivo che le due società prevedono per sé stesse nel mondo. E’ interessante notare che mentre le loro filosofie sono differenti, l’effetto di base è stato lo stesso, vale a dire che sia la Cina che l’India sono state splendidamente isolate dal resto del mondo nel periodo d’oro delle loro civiltà. C’è poca giustificazione morale per l’uno o l’altro nel supportare l’Occidente o l’Islam.

I primi esploratori cinesi e indiani trovarono ben poco che li tenesse occupati nei loro viaggi fuori dai propri paesi. Il contatto tra le culture cinese e indiana condusse all’esportazione del Buddismo dall’India. Studiando il raggio di azione del Buddismo, si può immaginare come le due culture reagirebbero ad un mondo in cambiamento.

L’India, in cui nacque il Principe Gautama, era dominata dal sistema Indù, sebbene affiancata dai precetti Manu, piuttosto che dalla più egualitaria cultura vedica. La dottrina del Manu fu un prodotto della conquista ariana degli antichi popoli dell’India, inclusi i Dravidi nel sud del paese. In questo mondo, con i suoi rituali sfaccettati e i barbari sacrifici animali, l’arrivo del Buddismo procurò cambiamenti sostanziali. La lingua delle classi dirigenti, il sanscrito, fu velocemente sostituita dalla lingua del Buddismo, il Pali.

Quando il primo grande imperatore dell’India , Ashok, si convertì al Buddismo, l’antica cultura Indù patì il suo primo vero shock in 1.000 anni. La reazione fu rivoluzionaria più che evolutiva, con le classi dirigenti del paese che rimossero velocemente le pratiche pubbliche vietate dal Buddismo, come i sacrifici animali. La cultura più gentile ed educata che insorse da questo periodo non dovette attendere molto per essere soppiantata. I principi ascetici del Buddismo erano semplicemente incompatibili con il governo di un paese che era già un punto di incontro per varie razze. Questo fallimento nell’imporre una disciplina costò caro ai seguaci di Ashok, facendo terminare la dinastia appena 100 anni dopo la sua morte.

Inoltre, il danno alla cultura indù era stato fatto. Con un più debole stato centrale, i regni regionali divennero più potenti, in uno sviluppo che non cambiò direzione per 1.000 anni. Il che lasciò i regni individuali più vulnerabili al massacro da parte di un nuovo gruppo di invasori provenienti dall’Occidente, ossia l’Islam. Allo stesso modo in cui i regni più piccoli crollavano velocemente davanti all’assalto dell’Islam, gli Indù si rifugiarono dietro le apparenti differenze di facciata. Essi furono aiutati anche dal fatto storico che mentre l’Islam si unisce in tempo di sconfitta, la vittoria è spesso fatale per i Musulmani.

Inoltre, dal 9° al 13° secolo i conquistatori Islamici degli stati a nord dell’India si trovarono sovente ad essere messi sotto assedio dai loro correligionari. La battaglia più famosa di tutte durante tale periodo vide contrapporsi il leader dei Mughal, Babur, contro un comandante musulmano, Ibrahim Lodi, sull’altra sponda del Panipat. Inoltre, per stipendiare le varie battaglie, i comandanti musulmani dovettero imporre varie tasse alle loro popolazioni. Credo che questa fosse la ragione principale della loro mancanza di entusiasmo nel convertire la popolazione Indù all’Islam. La seconda ragione era ovviamente quella definitiva tra le politiche di terra bruciata che la storia abbia mai conosciuto, ossia i suicidi femminili Sati nei regni che i musulmani conquistavano. In ogni caso, l’Islam lasciò viva una cultura che avrebbe in futuro posto una grande minaccia.

Il Buddismo indebolì anche la cultura patriarcale cinese, ma fornì un beneficio in quanto agì per omogeneizzare le pratiche culturali attraverso tutto il paese. Quindi la gente nel sud della Cina poteva mettersi in relazione con i propri cugini del nord più di quanto era stato possibile fare prima, a causa del ruolo dei monasteri e dei templi buddisti. Le comuni scuole per monaci, nel Tibet ed in altri luoghi, fornirono alla Cina il suo primo sguardo al mistico come qualcosa da contrapporsi alla religione effettiva.

Lo sviluppo chiave nella storia della Cina, comunque, fu sotto l’Imperatore Qin, che unificò il paese attraverso un sostanziale stato di guerra con un linguaggio comune. Il risultante impero monolitico fu capace di respingere i signori della guerra musulmani dall’Asia Centrale in modo piuttosto semplice, in particolare a confronto dei problemi che un’India frantumata giù a sud stava affrontando. Per questo motivo, l’Islam trattò generalmente la Cina e la sua cultura con riluttante rispetto, abbastanza diversamente dalla sua visione delle altre culture.

Le cose rimasero a lungo così, finché l’Occidente non guadagnò abbastanza padronanza tecnica nel campo delle armi (prima sviluppate dalla Cina) per impossessarsi dell’Impero Cinese. E’ a questo punto che la relativa insularità della Cina dovette andare contro il paese – un fallimento da osservare e imparare dal declino della civiltà Indù contro l’Islam. La conquista occidentale della Cina seguì uno schema simile a quello del declino dell’India, vale a dire guerre graduali nella periferia che indebolirono l’autorità centrale e che culminarono in un assalto in tutto il paese.

Oggi non ci sono abbastanza Cristiani o Musulmani in Cina da spingere il paese nella direzione di supportare o l’Occidente o l’Islam in qualsiasi guerra globale. Tuttavia, un Occidente che risorge pone più di una minaccia alla cultura patriarcale della Cina, che non è molto diversa dall’autorità centralizzata/cultura dominante dell’Islam. Dato ciò, è più probabile che la Cina penda a sostegno dell’Islam, come hanno dimostrato i suoi sforzi per l’aumento degli arsenali negli ultimi pochi anni.

Il missile usato dagli Hezbollah questo mese per far affondare una nave israeliana era una variante iraniana di un Silkworm cinese: simili origini potrebbero essere stabilite per molte delle armi a medio e lungo raggio correntemente nelle mani dei tiranni islamici. E’ anche degno di nota che le sole armi nucleari in attivo nel mondo Islamico appartengano al Pakistan, e sono quasi interamente riprodotte dalle attuali bombe cinesi. Questo mi conduce a concludere che un escalation del conflitto in Medio Oriente richiederebbe infine all’Occidente di chiedere un adeguato supporto della Cina. Se mancasse, il paese stesso potrebbe diventare un bersaglio. I musei delle cere di Beijing stanno per garantire abbastanza concessioni all’Occidente per evitare che questi venga attaccato per poi giacere nell’attesa della vendetta.

La situazione indiana è più precaria. Mentre la maggior parte dell’intelligentsia di destra del paese lo spingerebbe alla guerra contro l’Islam, vi è una quinta colonna che vorrebbe intralciare la storica ricerca di vendetta del paese. I musulmani dell’India ammontano a più di qualsiasi altro paese nel mondo ad eccezione dell’Indonesia. Aggiungeteci le popolazioni di Pakistan e Bangladesh, e il potere dell’esercito indiano è sostanzialmente in gabbia.

Né la forza aerea indiana né l’esercito potrebbero offrire molta assistenza all’Occidente. Il solo aspetto dell’esercito Indiano dal quale l’Occidente potrebbe trarre beneficio è anche quello meno sviluppato, vale a dire la marina indiana. Non vedo l’eventualità di un’India che svolge un qualsiasi ruolo in un confronto diretto tra l’Islam e l’Occidente, e quindi è più probabile che essa si metta in disparte ad aspettare che l’Occidente faccia il suo lavoro.

PARTE 2 – LA CINA E L’INDIA NELLA TERZA GUERRA MONDIALE

Ho parlato nella parte 1 di come la Cina e l’India non reagirebbero nel caso in cui l’Occidente e l’Islam procedessero verso una guerra totale, anche se un tale conflitto potrebbe essere un’opportunità mandata dal cielo per entrambe le potenze in modo da realizzare interamente i loro obiettivi strategici. Mentre gli eventi attuali prospetterebbero un eventuale conflitto, un certo numero di fattori dovranno verificarsi prima che scoppi la 3a Guerra Mondiale. I ruoli di Corea del Nord, Taiwan e Pakistan stanno entrando in gioco nel conflitto ed è proprio usando queste carte che l’Occidente e l’Islam potranno giocarsi le due antiche civiltà.

Prevedo che le future generazioni di Indiani e Cinesi adoreranno letteralmente George W Bush e Osama bin Laden per aver spinto l’Occidente in un disastroso conflitto con l’Islam. Un’escalation di attacchi terroristici contro i poteri cristiani ed ebrei ha già fatto sì che il compasso morale penda contro l’Islam. Sembra solo una questione di tempo prima che gli Stati Uniti o Israele usino le armi di distruzione di massa contro un potere islamico, sebbene per motivi preventivi piuttosto che offensivi.

Che gli stabilimenti nucleari iraniani saranno bombardati nei prossimi mesi è fino ad ora una conclusione scontata. Se gli Stati Uniti decidono di usare la forza convenzionale ma letale, piuttosto che rischiare di permettere ad Israele di bombardare le strutture iraniane, il compasso morale penderà a favore dell’Islam.

Il presidente Bush ha fallito nel mettere fine al lavoro con bin Laden, lasciando che il disordine lo disbrighi qualcun altro – facendo stranamente eco allo stesso fallimento di suo padre nel deporre Saddam Hussein, il che ha reso necessaria la sua presente disavventura in Iraq.

Supponendo che gli Stati Uniti attacchino realmente gli edifici iraniani, come potrebbe prender piede una guerra totale tra l’Islam e l’Occidente?

Dobbiamo riconoscere che nessun potere islamico costituito ha la capacità di colpire al di là del suo confine immediato. Le forze armate di Egitto, Arabia Saudita, Siria ed Iran non hanno nessuna capacità di infliggere un danno significativo all’Occidente. La sola eccezione è il Pakistan, ed è per questo che la confraternita terroristica globale focalizzerà probabilmente la sua attenzione più su questo paese che su nessun altro negli ultimi mesi.

Lo scopo strategico chiave sarà di assicurare un’arma nucleare che funzioni. Intuendo un’opportunità di unirsi contro i nemici maggiori, abbiamo visto a luglio cooperazione non solo tra Hamas ed Hezbollah, ma anche potenzialmente con bin Laden, ammesso che i recenti attacchi al treno, che hanno ucciso quasi 200 persone in India, siano stati orchestrati da al-Queda, come è stato poi affermato.

Sembra più di una coincidenza che sia Israele che l’India siano stati attaccati nello stesso momento. Penso che le mosse per trascinare il Pakistan in una guerra aperta contro l’Occidente siano già in atto.

La Logica Perversa

Il Pakistan è governato dal Presidente Generale Pervez Musharraf, che si concentra quasi esclusivamente sulla sua stessa sopravvivenza. Mettendosi in relazione con l’Occidente dopo l’11 Settembre 2001, ha avuto un colpo di genio che immediatamente gli ha aperto gli scrigni europei, inaccessibili dal tempo dei test nucleari del paese nel 1998.

Ancora, mantenendo i militanti locali dalla sua parte, ha coinvolto l’ovvio scambio di frontiera con l’India, in altre parole lasciando il problema del Kashmir irrisolto. Il che serve come una chiamata aggregante per i fedeli, al punto che i giovani disillusi progettano la carneficina in India piuttosto che nel Karachi. Il generale è stato così lasciato in uno stato di tregua. Come ricompensa per averli fatti agire, sembra che i terroristi abbiano promesso di mantenere un profilo relativamente basso fino alla fine di quest’anno, vale a dire dopo le elezioni negli Stati Uniti di Novembre.

Tuttavia, credo che il piano abbia ottenuto l’effetto opposto. Proprio come la Siria fallì nel mostrare il proprio controllo sugli Hezbollah, il Pakistan ha perso il suo controllo sui propri militanti, che ora sembrano lavorare direttamente con le strutture di comando di al-Qaeda. Il punto di svolta avrebbe ben potuto consistere negli attacchi dell’esercito pakistano sulle aree Pashtun, che furono impegnate per mantenere felici gli Stati Uniti durante la loro “guerra del terrore”.

Disincantanti che l’esercito del Pakistan possa uccidere le sue stesse creazioni, i militanti del Kashmir sembrano aver bypassato l’esercito, andando dritto ai Talebani e forse persino a bin-Laden. Questo spiega gli attacchi sia sul Srinagar (esplosioni di granate che uccisero 9 persone) che a Mumbai, nello stesso giorno: un attacco che sembra aver colto di sorpresa persino l’esercito pakistano, se il suo stato di allerta nei giorni precedenti gli attacchi è di qualche indicazione.

Un perdurare di tali attacchi sui bersagli indiani confonderà l’esercito Pakistano, mentre qualsiasi maldestro tentativo di mettere il guinzaglio ai terroristi otterrà probabilmente l’effetto contrario, come fu per il conflitto nel Waziristan. (Il conflitto cominciò nel 2004 quando l’esercito pakistano cominciò la sua ricerca di al-Qaeda tra le montuose aree tribali del Waziristan).

L’esercito pakistano scoprirà presto che il gioco per tenere Musharraf al potere non vale la candela, in particolare se nessuna offerta di armi viene concretizzata dagli Stati Uniti. A questo punto, celata come un colpo di stato, c’è ogni possibilità che un’arma nucleare venga persa. Quest’arma sarà per la 3a Guerra Mondiale ciò che il nazionalista Gavrilo Princip fu per la 1a Guerra Mondiale.

La Cina non può e l’India non vuole

Piuttosto che all’India, credo che l’Occidente si rivolgerà alla Cina se questa eventualità stesse per verificarsi, La ragione principale, come ho scritto prima, sta in quei 150 milioni di Musulmani Indiani che comandano escludendo un diretto coinvolgimento Indiano nella guerra.

La Cina, d’altro canto, ha un grosso ruolo da svolgere, a causa della sua influenza sia sul Pakistan (che ha armi di distruzione di massa) che sulla Corea del Nord (che ha i proiettili capaci di lanciare queste armi). Mentre molti commentatori si sono fatti gioco della precisione dei missili nord-coreani, affermando per esempio che il posto più sicuro al mondo è il bersaglio, un tale senso dello humor cade a picco se il proiettile è armato con un’arma nucleare.

Molti generali pakistani studiano e si formano in Cina ed il paese ha fornito le tecnologie chiave. Se la Cina si dovesse dimostrare incapace di cooperare, in quanto trova più punti in comune con l’Islam che con l’Occidente, allora gli Stati Uniti e l’Europa dovranno probabilmente usare la carta di Taiwan. Nessun leader cinese può sopravvivere all’indipendenza taiwanese e l’evento potrebbe risultare catastrofico per lo stesso Partito Comunista. In tali circostanze, i suoi desideri di prevenire una scissione spingerebbero la Cina a supportare l’Occidente, tanto più che essa potrebbe preferire di fare proprio il contrario.

Cosa potrebbe fare allora la Cina se le armi nucleari si perderanno in Pakistan? Al di là dello stadio iniziale di valutarne la responsabilità, la Cina potrebbe anche individuare altre locazioni per difendersi – questa è la ragione per cui non mi aspetto che l’intero arsenale nucleare del Pakistan cada nelle mani dei poteri islamisti.

A partire dal 1998 i test nucleari pakistani hanno dimostrato che le armi hanno origini cinesi e che Beijing è stata costantemente messa sotto pressione per mantenere l’attenzione sulle locazioni e sull’accesso. Dunque diventa impellente per l’Occidente usare la Cina come misura preventiva piuttosto che come medicina.

Una sufficiente pressione sulla Cina combinata con un testardo gruppo dirigente Pakistano potrebbero spingere la Cina al confronto con il Pakistan cominciando con una abrogazione del trattato di amicizia. Il che lascerebbe la Cina libera di pretendere che un conflitto in grado di coinvolgere il Pakistan non si estenda necessariamente su di esso. L’esercito di liberazione del Popolo ha un sufficiente potere di attacco, ma dipende solo da quanto a lungo il nemico si inoltra nel deserto del Gobi.

Ripeto che nonostante tutte le ragioni storiche che l’ala destra dell’India ha avanzato, non c’è possibilità che questo paese partecipi alla guerra tra l’Occidente e l’Islam. Fallendo nel tentativo di trovare un qualche alleato che occupi direttamente il Pakistan e l’Iran, l’Occidente sarà lasciato senza nessuna alternativa se non quella di tentare di trovare degli alleati negli Stati Uniti, in Russia e nella Gran Bretagna, fornendo un po’ di uomini in servizio attivo.

L’esito sarà un indebolimento sufficiente sia del potere dell’Occidente che di quello islamico nei prossimi 20 anni.

Chan Akya
Fonte: http://www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Front_Page/HG25Aa02.html
25.07.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PATRIZIA DANIELE

Pubblicato da God

  • kiteni

    Un’ennesima analisi da Risiko, dissento da queste analisi a buon mercato dove intere nazioni vengono immaginate quali semplici entità personalizzabili e prevedibili, con todo el respeto una soap-opera stile geo-politico.

  • marzian

    E’ un articolo abbastanza infame, dalle continue insinuazioni su “Al Qaeda” a:

    Il presidente Bush ha fallito nel mettere fine al lavoro con bin Laden, lasciando che il disordine lo disbrighi qualcun altro – facendo stranamente eco allo stesso fallimento di suo padre nel deporre Saddam Hussein, il che ha reso necessaria la sua presente disavventura in Iraq.