DI MAURO BOTTARELLI
rischiocalcolato.it
Queste righe potrebbero diventare vecchie e inutili nel momento in cui le starete leggendo, sono i rischi di scrivere su argomenti in divenire come il voto catalano di oggi. Al netto della cronaca, sono due le notizie degne di nota: in tutto il Paese, i Mossos d’Esquadra non sono intervenuti per sgomberare i seggi, hanno fatto finta di niente e girato i tacchi tra gli applausi della gente. Secondo, a Girona, nel seggio in ci avrebbe dovuto votare il presidente catalano, Carles Puigdemont, le squadre anti-sommossa della Guardia Civil sono intervenute, forzando le porte, proprio al fine di porre in essere l’atto simbolico: vietare al numero uno del movimento indipendentista di votare.
C’è tensione, forte ma, finora, occorre ammettere che nulla di trascendentale è accaduto. Non so come andrà a finire: Madrid a posto in campo un apparato repressivo di prim’ordine, oltre 10mila uomini schierati e il via libera – di fatto – dell’UE a tutelare con ogni mezzo l’integrità statale e costituzionale della Spagna. Dal canto sua, la Generalitat sta ormai muovendosi nel solco del mero atto di testimonianza, indicando ai cittadini che il voto è possibile in ogni seggio e anche con schede elettorali stampate in casa. La legittimità del voto, se ci sarà, è inevitabilmente compromessa. La stessa marcia indietro notturno del presidente catalano, il quale ha detto che anche con una vittoria del “Sì” non si arriverebbe a un’automatica proclamazione di indipendenza, parla la lingua del gioco delle parti. Ma resta il simbolo e questa è una responsabilità che grava interamente su Mariano Rajoy, il suo governo e l’inazione dell’Unione Europea.
A confermarlo sono le parole di Julian Assange, numero uno di WikiLeaks, il quale dopo aver confermato il suo sostegno alla causa catalana, ha detto che quanto sta avvenendo è l’atto fondativo e prodromico della Prima Guerra Mondiale del web. Basta questo per dire che, al netto del referendum, Madrid ha perso e Barcellona vinto. Parliamoci chiaro: da Stato indipendente, la Catalogna avrebbe un debito/Pil attorno al 120% e occorre altresì ricordare come non solo Madrid compri buona parte del debito emesso da Barcellona ma, quando occorre (e non è così infrequente) pone anche la garanzia sovrana sugli stessi bond di Barcellona, per tranquillizzare gli investitori, quando si avvicinano scadenze a rischio (tipo questa). Certo, come ci mostra il grafico,
la Catalogna rappresenta circa il 20% del Pil spagnolo ma quest’altro grafico,
è chiaro nel rappresentare il trend demoscopico relativo al referendum in atto in queste ore: Barcellona ha forzato la mano nell’ultimo periodo, soprattutto con il voto parlamentare che di fatto esautorava Madrid di ogni potere sulla regione, per il semplice fatto che non voleva che quel quesito fosse posto in maniera seria (ovvero uffciale e riconosciuta da Madrid) ai propri cittadini, perché questo avrebbe svelato il bluff. E Madrid, ovviamente, ci è cascata con tutte le scarpe. Di questo 1 ottobre non resterà l’azzardo, resterà la repressione in stile franchista delle istanze autonomiste catalane, resteranno le immagini di famiglia e anziani sgomberate dai seggi, manganelli alla mano. Quelle istanze sono minoritarie, come mostravano ieri anche la manifestazioni pro-unitarie tenutesi in tutto il Paese, Barcellona compresa ma ora divenute afflato di libertà repressa di un intero Paese.
Un capolavoro mediatico-propagandistico, da parte catalana, non c’è che dire. Di fatto, il “no” della Corte suprema che ha dichiarato illegale il referendum è stato un vero e proprio regalo all’autoreferenziale Generalitat de Catalunya, un modo per perpetuare politiche fallimentari e arrivare, giocoforza, a un negoziato con Madrid in posizione di vantaggio, tutto meramente riconducibile all’effetto mediatico di queste ore: dalla CNN ad Al-Jazeera, non c’era grande network globale che non fosse presente con almeno un inviato a Barcellona. E vedere mamme con i bambini presidiare spazi “violati” da energumeni delle squadre anti-sommossa della Guardia Civil fa un certo effetto: sono immagini come rimangono impresse nella mente e portano a un immediato e acritico spirito di solidarietà verso la causa indipendentista, esattamente come le immagini simbolo scelte da media dopo ogni attentato dell’Isis.
Madrid non lo ha capito e, anzi, ha fatto il gioco di Barcellona: doveva garantire legittimità al voto odierno e sfidare al realismo il governo autonomo, il quale ha bluffato da almeno un anno questa parte. Comunque fosse andata, infatti, il processo negoziale reale – stante il caos del Brexit che le autorità europee faticano ogni giorno di più a nascondere sotto il tappeto delle trattative – sarebbe stato lento e farraginoso e avrebbe garantito a Madrid non solo il fattore tempo ma anche la copertura politica dell’UE. Così facendo, invece, Barcellona è a prescindere la vittima. E, quindi, la vincitrice non solo morale ma bensì politica della battaglia in atto. Ripeto, un capolavoro.
Sono cattivi pensieri ma viene da farli. Soprattutto adesso che, al netto degli insulti di Kim Jong-un, il segretario di Stato USA, Rex Tillerson, ha apertamente ammesso un’apertura di dialogo con PyongYang rispetto al programma nucleare, paradossale conferma della pantomima nucleare messa in atto finora per gonfiare un po’ i Pil di USA, Giappone e Sud Corea a colpi di warfare e spesa per la difesa. Cosa c’entra? C’entrano l’effetto mediatico e le parole di Assange, le quali confermano plasticamente come i voti “alternativi”, vedi attraverso il web, possono destabilizzare un Paese, tanto che la prima mossa della Guardia Civil è stata quella di recarsi al Centro informatico del governo catalano e bloccare tutti i programmi e le applicazioni per il voto on-line.
E chi è, nell’immaginario popolare e mediatico, il più grande destabilizzatore politico on-line del mondo, se non la Russia di Putin con i suoi hacker e l’uso spregiudicato dei social network, come dimostrerebbero i mea culpa di questi giorni – casualmente – da parte di Facebook e Twitter, finiti addirittura davanti alla Commissione intelligence del Congresso? Saranno forse questi i cui prodest che hanno reso non solo possibile ma necessaria la pantomima catalana cui abbiamo assistito e stiamo assistendo in queste ore? Scommettete che l’argomento farà capolino a breve nei dibattiti politici? Magari, ovviamente in ambito politico interno e tutto strumentale in chiave anti-Lega (con un Salvini molto tiepido e distaccato in queste ore e un Maroni invece scatenato, guarda caso) in vista delle politiche 2018, anche quelli legati ai referendum di Lombardia e Veneto del 22 ottobre?
Mauro Bottarelli
Fonte: www.rischiocalcolato.it
Link: https://www.rischiocalcolato.it/2017/10/la-stupidita-rajoy-trasformato-un-fallimento-annunciato-uno-spartiacque-cui-prodest-pero.html
1.10.2017
GioCo 1 ottobre 2017
Complimenti un analisi molto interessante, ma colpisce di più la massa di commenti che inevitabilmente rimane incastrata nella possibile trappola illusionista (non dichiarata).
In questo piccolo spezzone video
https://www.youtube.com/watch?v=CSuqZK88VZc&t=2m47s
viene spiegato abbastanza bene quali vulnerabilità ha la mente e come può essere deviata l'attenzione.
Facciamo un esempio. Diciamo che sono su un palco a spiegare come funziona tecnicamente la "miss direction" in economia, insieme a un presentatore che chiameremo per semplictà "Franco". Al pubblico io e Franco diciamo che spiegherò come funziona una "scommessa allo scoperto esternalizzata". Poi dico a Franco -come stessi scherzando- che in fondo siamo noi a fare tutto il lavoro e non è giusto che il biglietto costi così poco e che noi si prenda pure una percentuale così bassa. Allora gli propongo per arrontondare una scomessa: se al termine dello spettacolo nessuno se ne va, io prendo 1 € da ogni spettatore, se anche solo uno lascia la sala, il ricavato se lo prende lui. Cos'è che non va? Semplice, che chiunque vinca paga un altro per ciò di fatto il termine corretto per quell'euro è "tassa" d'uscita, ovviamente indebita come imprevista. Inizia ad accendersi qualche lampadina? Beh, dovrebbe ...
Eh, ma direte voi che siente volpini, mica il pubblico è così fesso, se all'uscita dovessero chiedergli 1 € verrebbe fuori un putiferio, chiamerebbero i carabineieri, la forza pubblica e se la cosa viene forzata iniziano a volare ceffoni ... insomma non si può fare "è impossibile". Ecco, qui scatta la "miss direction". Io non dico al pubblico che deve un 1 € per uscire, ma una balla qualsiasi. Per esempio parlando in modo concitato (=da leggere in fretta) dirò che io e Franco in realtà siamo volontari perché il ricavato del biglietto è devoluto a una associazione per bambini di un orfanotrofio e che però lo spettacolo dovrebbe proseguire perché i soldi non bastano: per ciò se ognuno all'uscita versasse 1 € lo spettacolo potrebbe proseguire e si potrebbero raccogliere tutti i fondi necessari, poi metto il bussolotto dove riporre l'euro platealmente dove tutti vedano chi versa uscendo. La magia sta nel fatto che adesso se uno esce senza dare 1 € si sentirà una schifezza e si sentirà pure in dovere di giudicare chi non lo fa, dato che "l'offerta" non è obbligata, epperò tutti possono vedere chi si sottrae, per ciò ognuno diventa "agente delle tasse" per conto di noi due marmittoni furbacchioni ...
Cosa provoca tutto questo? Un sacco di fesserie, certamente, ma ognuna rimanda all'altra in modo falso e tutte insieme però "magicamente" sembrano sensate. E' il loro "stare insieme" che le rende sensate, organiche per un preciso meccanismo-limite del cervello. Se forziamo al rallentantore la moviola iniziamo a osservare che questo "insieme" non supera l'esame del buon senso. Per esempio: i soldi non bastano per chi? perché nessuno l'ha spegato prima di entrare? Perchè non è stato nemmeno nominato l'orfanotrofio? Perché la cassetta è proprio dove tutti la vedono? Perché ... etc.
Tuttavia io e Franco possiamo facilmente smarcarci da tutte queste accuse dicendo che siamo in buona fede e le malelingue che si inventano complotti non fanno che diffondere negatività e lo fanno per invidia, perchè c'è tanta cattiveria nell'uomo, no? Chi diamine può smontare affermazioni simili? Una volta accettata la truffa, nessuno!
Adesso fischiano le orecchie? Non ancora? Caliamo il tutto su Rajoy e la narrazione mainstream, la bontà di un voto di seccessione nei fatti del tutto inutile ma nei fatti anche "gonfiato" emotivamente per effetto di un "terrorismo di stato" e che sembra seguire una volontà popolare che "guardacaso" stavolta non appare populista ...
http://www.abc.es/espana/abci-rajoy-populismo-demagogia-barata-solo-crea-pobreza-y-division-201701260951_noticia.html
Poi rianalizziamo come funziona la "miss direction" e di nuovo torniamo su Rajoy ... con pazienza. Forse non noteremo niente ancora, ma il sospetto sarà difficile esorcizzarlo ...
DesEsseintes 1 ottobre 2017
Cito:
"Diciamo che sono su un palco a spiegare come funziona tecnicamente la "miss direction" in economia"
Viene spiegato in quel monologo di Shakespeare già citato da Risanna tempo fa.
Quello che comincia con:
"To bee or not to bee...."
PS Ah, if this too too solid flesh would melt and resolve itself into a dew...almeno non ci si pensa più...
GioCo 1 ottobre 2017
confesso che non ricordo la citazione e la ricerca mi porta solo a una risposta di Rosanna al commento di @Echoes qui:
https://comedonchisciotte.org/nel-mondo-rovesciato-del-g-20-il-vero-e-un-momento-del-falso/
Comunque la questione è un po' più complessa (nel senso di "differente") rispetto il tema shakespeariano e riguarda un riflesso del pensiero unico in economia, definizione felice coniata da Ignacio Ramonet in un editoriale su Le Monde diplomatique. Il riflesso è una precisa filosofia che ha per oggetto la giustifica di agire moralmente "bene" nel prendere a chi ha poco o nulla per dare ha chi ha già tutto e vuole sempre di più. Lo strumento attuatore per tale filosofia è l'illusione a cui tutti siamo soggetti per limiti propri del nostro essere umani e che in parte si poggia sul mainstream, ma solo in parte. L'idea di base è la ricerca attiva della collaborazione della vittima che accetta di buon grado non solo di pagare il cappio per la sua forca, ma pure di fare la fatica di realizzare la forca ed il giudizio insieme per potersi suicidare. In apparenza questo è impossibile, sfortunatamente proprio questo lo rende possibile, come qualsiasi esercizio di illusione magica.
La famosa battuta che viene pronunciata dal principe Amleto di solito sottointende l'interrogativo esistenziale del vivere (essere) o morire (non essere) alla radice dell'indecisione (il
famoso «dubbio amletico»). Ma qui non stiamo parlando di indecisione politica o del fatto che l'illusione porti all'incertezza se certe azioni siano o non siano "vere". Stiamo parlando di un pensiero unico che agisce esattamente come un cubo Borg, assimila:
https://it.wikipedia.org/wiki/Borg_(Star_Trek)#Cultura_e_tecnologia_dei_Borg
La parte inquetante è che la realtà è persino più orrida della fantasial cinematografica: i Borg sono collegati a una rete, il Collettivo
Si facciano due conti sul probabile futuro della "rete" ...
DesEsseintes 1 ottobre 2017
:D
Credo che ci sia un...miss understanding...
GioCo 1 ottobre 2017
certo, solo non capisco cosa mi sono perso ...
DesEsseintes 1 ottobre 2017
Una questione di miss spelling
Truman 2 ottobre 2017
Credo che il termine inglese giusto sia "misdirection" e credo sia analogo al "detournement" di Debord.