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La Segregazione di Julian Assange equivale a metterci tutti a tacere

DI JOHN PILGER

johnpilger.com

In questa lettera, ventisette scrittori, giornalisti, cineasti, artisti, accademici, ex ufficiali dei servizi segreti e democratici, chiedono al governo dell’Ecuador di concedere a Julian Assange il diritto alla libertà di parola.

Se non era chiaro che il caso di Julian Assange non è mai stato solo una questione legale, ma una lotta per la protezione dei diritti umani fondamentali, adesso lo è. Nel citare i suoi tweet che dissentono sulla validità della recente detenzione del presidente catalano Carles Puidgemont in Germania, e in seguito alle pressioni dei governi statunitense, spagnolo e britannico, il governo ecuadoriano ha installato un jammer elettronico per impedire ad Assange di comunicare con il mondo esterno via internet e telefono.

Per rendere il suo isolamento totale, il governo ecuadoriano gli ha pure rifiutato il permesso di ricevere visite. Nonostante due sentenze delle Nazioni Unite che considerano illegittima la sua detenzione e che esigono il suo immediato rilascio, Assange è di fatto prigioniero da quando è stato portato per la prima volta nel carcere di Wandsworth a Londra, nel dicembre 2010. Non è mai stato accusato di alcun crimine. Il caso svedese contro di lui è crollato ed è stato archiviato, ma nel frattempo gli Stati Uniti hanno intensificato i loro sforzi per portarlo a processo. Il suo unico “crimine” è quello di essere un vero giornalista – uno che dice al mondo le verità che le persone hanno il diritto di sapere.

Il governo ecuadoriano, con il suo vecchio presidente, si schierò con coraggio contro l’arrogante strapotere degli Stati Uniti e concesse asilo ad Assange come rifugiato politico. La legge internazionale e la moralità dei diritti umani erano dalla sua parte.

Oggi, sotto enorme pressione da parte di Washington e dei suoi sodali, un nuovo governo in Ecuador giustifica il bavaglio che ha imposto ad Assange affermando che “il comportamento di Assange, tramite i suoi messaggi sui social media, mette a rischio le buone relazioni che questo paese ha con il Regno Unito, il resto dell’UE ed altre nazioni”.

Questa censura alla libertà di parola non sta avvenendo in Turchia, in Arabia Saudita o in Cina, ma nel cuore stesso di Londra. Se il governo ecuadoriano non cesserà la sua spregevole azione, diventerà anch’esso agente di persecuzione, anziché rappresentare la valorosa nazione che ha difeso l’autonomia e la libertà di parola. Se l’UE e il Regno Unito continuano a sostenere il vergognoso zittire di un vero dissidente, significa che la libertà di parola sta davvero morendo in Europa. Non si tratta unicamente di mostrare sostegno e solidarietà. Ci appelliamo a tutti coloro che si preoccupano di far valere i diritti umani di chiedere al governo dell’Ecuador di continuare a difendere i diritti di un coraggioso attivista, giornalista e informatore.

Chiediamo che i suoi diritti umani di base siano rispettati come se fosse un cittadino ecuadoriano, che sia protetto a livello internazionale e che non venga messo a tacere o espulso.

Se non c’è libertà di parola per Julian Assange, non c’è libertà di parola per nessuno di noi – a prescindere da ciò che ognuno pensa.

Chiediamo al presidente Moreno di porre fine all’isolamento di Julian Assange ora.

 

John Pilger

Fonte: http://johnpilger.com

Link: http://johnpilger.com/articles/the-isolation-of-julian-assange-is-the-silencing-of-us-all

1.04.2018

 

Scelto e tradotto per comedonchisciotte.org da Gianni Ellena

 

Elenco dei firmatari (in ordine alfabetico):
Pamela Anderson, attrice e attivista

Jacob Appelbaum, giornalista freelance

Renata Avila, avvocato internazionale per i diritti umani

Sally Burch, giornalista britannico/ecuadoriano

Alicia Castro, ambasciatrice dell’Argentina nel Regno Unito 2012-16

Naomi Colvin, Courage Foundation

Noam Chomsky, linguista e teorico politico

Brian Eno, musicista

Joseph Farrell, ambasciatore WikiLeakse e membro del Consiglio del Centro di Giornalismo Investigativo

Teresa Forcades, Suora Benedettina, Monastero di Montserrat

Charles Glass, autrore, giornalista e conduttore britannico/americano

Chris Hedges, giornalista

Srecko Horvat, filosofo, Movimento per la Democrazia in Europa 2025 (DiEM25)

Jean Michel Jarre, musicista

John Kiriakou, ex agente antiterrorismo della CIA ed ex investigatore senior, Comitato per le Relazioni Estere del Senato degli Stati Uniti

Lauri Love, informatico e attivista

Ray McGovern, ex analista della CIA, consigliere presidenziale

John Pilger, giornalista e regista

Angela Richter, regista teatrale, Germania

Saskia Sassen, sociologa, Columbia University

Oliver Stone, regista

Vaughan Smith, giornalista inglese

Yanis Varoufakis, economista, ex Ministro delle Finanze greco

Natalia Viana, giornalista investigativa e condirettore di Agencia Publica, Brasile

Ai Weiwei, artista

Vivienne Westwood, stilista e attivista

Slavoj Žižek, filosofo, Birkbeck Institute for Humanities.

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato da Davide

2 Commenti

  1. Non c’è Bono tra i firmatari.

  2. IERI “il governo ecuadoriano, con IL SUO VECCHIO PRESIDENTE, si schierò con coraggio contro l’arrogante strapotere degli Stati Uniti e concesse asilo ad Assange come rifugiato politico. La legge internazionale e la moralità dei diritti umani erano dalla sua parte.

    OGGI, sotto enorme pressione da parte di Washington e dei suoi sodali, UN NUOVO GOVERNO in Ecuador giustifica il bavaglio che ha imposto ad Assange affermando che “il comportamento di Assange, tramite i suoi messaggi sui social media, mette a rischio le buone relazioni che questo paese ha con il Regno Unito, il resto dell’UE ed altre nazioni”.

    Il problema per Julian Assange sta nel fatto che in Ecuador, pochi mesi fa, ci sono state le Elezioni Presidenziali e che al coraggioso Rafael Correa – il più stretto Alleato del Venezuela Chavista e quindi, per definizione, AntiImperialista – gli è succeduto tal Lenin Moreno che, a dispetto del nome, in pochissimo tempo ha completato la sua orrida metamorfosi da “delfino di Correa” al classico leccapiedi di Washington in linea col sempreverde Trasformismo Sudamericano.
    Il problema di Julian Assange sta tutto qui: e purtroppo la decisione del servo Moreno, benché deprecabile, è stata tutt’altro che imprevedibile e anzi, era ampiamente nell’aria da tempo.