La ricerca della nostra vera essenza

Siamo come un onda ci infrangiamo sulle rocce delle vicissitudini ci disperdiamo in una miriade di gocce che ci contengono ritorniamo nel mare della coscienza cosmica siamo parte del tutto tutto siamo noi.

La ricerca della nostra vera essenza
Paul Gauguin, Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? (D’où venons-nous ? Que sommes-nous ? Où allons-nous ?), 1897-1898, olio su tela, 139,1 x 374,5 cm. Boston, Museum of Fine Arts

Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

Sono convinta che ognuno di noi non si consideri solo materia, ma che siamo qualcosa di più.

Il nostro corpo è intriso di un'energia che ci spinge oltre quello che consideriamo reale, ma siamo condizionati dai dogmi dello scientismo.

Con questo termine viene definita la scienza classica basata non più sulla ricerca del sapere, attraverso l'esercizio costante del dubbio, ma su verità assolute e inconfutabili, assumendo ai nostri giorni i tratti dogmatici di una vera e propria religione. Questo postulato assolutista esclude la nostra autentica essenza, in quanto non misurabile con gli strumenti della fisica classica e per questo, si sostiene, non esista, relegandoci a semplici macchine facilmente gestibili.

La fisica quantistica ha dimostrato che siamo parte di un "uno", di un "Tutto" e per questo non divisibili, come le onde che non possono essere separate dal mare in quanto ne fanno parte.

Ma allora noi cosa siamo?

La scienza e la moderna filosofia non sono riuscite a dare una risposta a queste domande: da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

Questi sono gli interrogativi che ogni essere umano si pone nel corso della vita.

Perché inserire l’immagine della più importante opera di Paul Gauguin? Il motivo è già nel titolo dell’opera: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Gauguin è riuscito a rappresentare simbolicamente proprio questi interrogativi; è il suo testamento spirituale realizzato nel 1897 durante il suo soggiorno a Tahiti.

Per Gauguin Tahiti non era solo un paradiso terrestre, ma un luogo dove le domande fondamentali sull’esistenza potevano essere affrontate in modo diretto, senza le sovrastrutture create dalla civiltà occidentale.

I grandi artisti come Gauguin riescono con la loro sensibilità e intuizione a comunicarci una visione più spirituale e soggettiva del mondo.

La storia dell’arte è piena di dipinti simbolici, eppure l’uomo moderno, materialista e legato solo alla percezione tramite i cinque sensi, non riesce più a leggere il messaggio nascosto, si limita a una superficiale lettura grafica ed estetica.

Se ci soffermiamo sull’analisi di alcuni punti di quest'opera, di dimensioni considerevoli (139×374,6cm), possiamo decodificare alcuni simboli: bisogna iniziare la lettura da destra a sinistra, in senso orario (da oriente a occidente), con la rappresentazione di un neonato e terminando con un’anziana donna, per poi ritornare sul bambino, in un ciclo continuo come il sorgere e il tramonto del sole. Il neonato e l’anziana donna sono il simbolo dei due estremi del ciclo della vita, dalla nascita alla morte; al centro emerge l’uomo con le braccia alzate che simboleggia la condizione umana: la ricerca di significato e la continua ricerca di risposte in un mondo che spesso sembra privo di senso.

Rappresenta il percorso che dobbiamo compiere per poi ritornare all'unità.

Gauguin è riuscito a dare le risposte non con la ragione ma con la sua spiritualità; non esiste un altro metodo. Solo risvegliando la nostra coscienza riusciremo a percepire l'invisibile, alzando il velo della nostra materialità, risvegliando il sé e acquisendo la nostra vera essenza. Allora ci apparirà un universo trascendente, stupendo e accogliente.

Questi concetti sono presenti in tutto il mondo e abbracciano tutte le epoche.

È solo che il materialismo condiziona il nostro pensiero, facendoci credere che siamo semplici macchine biologiche da gestire e soddisfare, perdendo così la nostra interiorità.

La paura della morte è un’arma in mano a chi vuole gestire le nostre vite, poiché ci vogliono far credere che una volta morti anche la nostra coscienza muore.

Ormai sono innumerevoli le testimonianze di persone che sono state riportate in vita e, quando si sono risvegliate, hanno descritto di essere entrate in un tunnel luminoso, percependo sentimenti di pace, bellezza e amore, di aver rivisitato la propria vita passata e incontrato i propri cari.

Un altro elemento che ci fa capire che non siamo solo materia: sono le esperienze fuori dal corpo di persone che, una volta sveglie, ricordavano dei particolari che non potevano conoscere visto il loro stato di incoscienza.

Certo, per crederci dobbiamo sperimentarle personalmente, come è accaduto a Eben Alexander, neurologo e affermato medico di Harvard, scettico e scientista per quanto riguarda le famose esperienze di pre-morte.

Poi anche lui, a seguito di un evento traumatico, trovandosi in stato di completa incoscienza, ha percepito le stesse visioni. Una volta risvegliato, è diventato un uomo nuovo e ha scritto il libro Milioni di farfalle (titolo originale: A Proof of Heaven) per descrivere la sua esperienza di pre-morte.

Queste esperienze non hanno confini né territoriali, né culturali, così come la nostra spiritualità: siamo Uno, parte del Tutto, siamo immortali.

Se capiamo che non possiamo morire, ecco che non siamo più gestibili. Pertanto, possiamo affermare che la coscienza è sempre esistita e continua a esistere indipendentemente dal corpo; essa non ha un inizio e una fine, pertanto è fuori dal tempo e dallo spazio.

Tutti questi concetti sono nati con l’essere umano e sono presenti in ogni cultura e religione, unendo Oriente e Occidente.

Grandi maestri, guru e profeti hanno guidato i ricercatori della verità a superare lo stato di non conoscenza (avidya), ignoranza, e a rivelare la nostra vera natura: l’anima immortale temporaneamente racchiusa nel corpo materiale, lo spirito divino sempre esistente, sempre cosciente e sempre nuovo.

Ogni periodo storico ha avuto quindi la presenza di una guida.

Tra questi mi limito a citare due tra i maestri più importanti: Meister Eckhart e Paramahansa Yogananda.

Sono vissuti in epoche, continenti e culture diverse, eppure hanno lasciato moltissimi scritti che hanno influenzato i pensatori e i ricercatori successivi, indicando la via da seguire tramite l’applicazione di alcune regole fondamentali necessarie per raggiungere l’obiettivo prefissato: il Sé, l’anima.

Cosa accomuna questi due grandi maestri? Meister Eckhart, mistico tedesco e teologo cristiano, domenicano, nato a Tambach a sud di Gotha, da una famiglia della piccola nobiltà turingia verso il 1260, e Paramahansa Yogananda, maestro spirituale indiano, divulgatore della scienza dello Yoga (unione dell’anima con lo spirito), nato il 5 gennaio 1893 a Gorakhpur, una cittadina dell’India nord-orientale?

Cercherò di rispondere citando le loro opere.

Dalla Predica "Del Distacco" di Meister Eckhart:

"Diciamo dunque che l'uomo dev'essere così povero da non essere e da non avere in sé luogo alcuno in cui Dio possa operare. Finché egli riserba un luogo, ritiene una distinzione. Perciò prego Dio che mi liberi da Dio, poiché il mio essere essenziale è al di sopra di Dio in quanto cogliamo Dio come principio delle creature; in questo stesso essere di Dio in cui Dio è al di sopra dell'essere e al di sopra della distinzione, io ero me stesso, volevo me stesso, conoscevo me stesso per fare quest'uomo (che sono). Perciò io sono causa di me stesso secondo il mio essere che è eterno, e non secondo il mio divenire che è temporaneo. Perciò sono non-nato, e secondo il modo non-nato non posso mai morire".

Dalla "Nascita eterna" di Meister Eckhart:

“Nostro Signore Gesù Cristo prega il Padre suo che noi diventiamo uno con esso e in esso, non solo uniti, ma fatti un unico uno”.

Dal "Il Divino Romanzo" di Paramahansa Yogananda:

“il principio dell'ego o Ahamkara (letteralmente “io faccio”) è la causa prima del dualismo, la separazione apparente dell'uomo dal suo Creatore”.

Con Ego non si intende certo il concetto freudiano, ma la causa prima del dualismo, la separazione apparente dell'uomo dallo spirito.

Ego e Ahamkara sono sinonimi.

Per i due mistici è importante il concetto del libero spirito: l'essere umano è veramente libero quando la sua volontà non proviene da un interesse personale né da una norma esteriore, ma quando egli attinge dall'intimo la sua forza e la sua potenza. Una volontà libera è in comunione con lo Spirito.

L'unione si realizza solo se c'è una volontà libera.

Paramahansa Yogananda afferma:

"I Santi insegnano il distacco mentale sia dal piacere che dal dolore, perché per essere liberi dalle sensazioni occorre separarsi mentalmente dal corpo. Questo procedimento è essenziale se si vuole arrivare a capire perfettamente quale sia la nostra vera essenza e raggiungere la Beatitudine indistruttibile".

Dalla Scienza delle religioni di Yogananda:

“Se Dio è Beatitudine, e se noi cerchiamo la Beatitudine per conoscerlo, non possiamo trascurare i doveri e le responsabilità della vita. Nel compierli, possiamo comunque percepire la Beatitudine che, trascendendoli, non ne viene minimamente influenzata. Nella Beatitudine superiamo le gioie e i dolori della vita, ma non la necessità di compiere il nostro dovere."

Contro l’esclusivismo biblico, Eckhart afferma che la stessa luce ha sempre illuminato e illumina tutti i popoli – pagani, ebrei, cristiani:

“Mosè, Cristo e il Filosofo [Aristotele] insegnano la stessa cosa, che differisce soltanto nel modo, cioè in quanto credibile, dimostrabile o verosimile, e verità”.

Ugualmente Yogananda afferma l'universalità dello yoga, dalla Scienza delle religioni:

"I profeti insegnano le pratiche religiose sotto forma di dottrine. Gli uomini intellettualmente mediocri, poiché non riescono a interpretarne il significato, si limitano ad accettare il senso essoterico o esteriore e, gradualmente, cadono nelle formalità, nelle abitudini e nella rigida applicazione delle regole. Il settarismo religioso ha in questo la sua origine."

Le opere di questi due saggi ci fanno capire che la spiritualità è quel viaggio dell’anima alla ricerca del Sé più profondo, che ogni individuo sperimenta quando riesce ad andare oltre l’illusione della sua stessa identità, è qualcosa che supera qualsiasi forma di religione. È la ricerca della verità una ed eterna pur nella diversità delle sue espressioni sempre nuove.

Il risveglio del Sé è una condizione universale che riguarda tutti, fa parte della nostra essenza. Se ne siamo consapevoli, possiamo acquisire quella pace interiore che si esprimerà con uno stato di gioia, amore e sempre nuova beatitudine.

Entrambi i maestri hanno seguito i messaggi di Cristo e di Krishna, che hanno affermato: "Io sono tutto", dimostrando che la Coscienza diventa infinita e onnipresente. Un’affermazione di Yogananda ci dovrebbe far riflettere:

"Quando cercate di seguire nella vostra esistenza l'esempio di Gesù e dei Grandi che vissero solo per fare la volontà di Dio, scoprirete che la vita è divina e piena di gioia."

Questi maestri ci forniscono le chiavi per rispondere a questi interrogativi: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

Tutti noi conosciamo già le risposte: sono racchiuse nello scrigno dorato della nostra anima.

Per aprirlo, dobbiamo utilizzare la chiave della coscienza, che è già in nostro possesso. Basterebbe riuscire a meditare profondamente, escludendo i nostri cinque sensi influenzati dallo spazio-tempo e dal dualismo; allora saremo liberi da ogni condizionamento e seguiremo la strada della pace e della cooperazione, in una risonanza di amore.

Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

25.12.2025

FONTI

Alexander, Eben. Milioni di farfalle. Edizioni Mondadori.
Eckhart, Meister. Istruzioni spirituali (1).
Faggin, Giuseppe. Meister Eckhart e la mistica tedesca preprotestante. Edizioni Milano: Bocca, 1946.
Yogananda, Paramahansa. Autobiografia di uno Yogi. Edizioni Astrolabio.
Yogananda, Paramahansa. Lo yoga di Gesù. Edizioni Astrolabio.
Yogananda, Paramahansa. La scienza della religione. Edizioni Astrolabio.
Yogananda, Paramahansa. Il Divino Romanzo. Edizioni Astrolabio.
Bormolini, G. L’arte della meditazione - Meditare per respirare con l'infinito. Edizioni Ponte alle Grazie.

Commenti (5)

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    1. akel 26 dicembre 2025

      Lei scrive “Sono convinta che ognuno di noi non si consideri solo materia, ma che siamo qualcosa di più.”
      Ma allora lei sa esplicare cos’è la materia, e di conseguenza differenziare quel “qualcosa di più”? O è solo un suo particolare dogma che lei cerca di presentare come universale (“ognuno di noi”).
      Io non mi riconosco minimamente in questo “ognuno di noi”.
      I dogmi assoluti, le verità eterne sono una caratteristica delle religioni.
      La religione cristiana per esempio ha passato più di mille anni torturando e bruciando vivo chi non accettava i suoi dogmi.
      I cristiani frutto di «“nuova nascita” spirituale per l’umanità» hanno sterminato senza pietà 50 milioni di nativi del continente americano colpevoli di non essere “ognuno di noi”.
      Non mi sembra che nessuna dottrina scientifica abbia fatto qualcosa di simile.
      Mi spieghi lei, che parla di dogmi della scienza, il significato della parola verità se la fisica moderna (ma Galileo l’aveva intuito 400 anni fa: poi ha dovuto ritrattarsi minacciato di essere torturato e poi bruciato vivo) prova che nella realtà che noi osserviamo la verità dipende dalla posizione di chi osserva un evento.

    2. akel 26 dicembre 2025

      Mi scusi
      Ma allora lei sa spiegare cos’è la materia…

    1. gix 25 dicembre 2025

      I maestri, quelli citati e altri, volevano probabilmente cercare di alleviare la nostra inquietudine esistenziale, mediante la trasmissione di concetti fondamentali per la conoscenza, nel mondo materiale. Ma la conoscenza, vista da qui dove siamo ora, difficilmente potrà raggiungere livelli tali da consentire una soddisfazione almeno parziale degli interrogativi più importanti dell'esistenza umana. Il mondo appare talmente complesso e vasto da comprendere, che è persino possibile che tale complessità sia una nostra creazione. Se quindi è vero che siamo noi i creatori del nostro universo, magari al di fuori di questo (non necessariamente in connessione con l'Uno) potremmo scoprire che tutto è molto più semplice e banale. La ricerca della verità, che qui ci appare come una meta suprema, ma anche irraggiungibile, altrove potrebbe non avere tutta questa importanza...

    1. absitiniuriaverbis 25 dicembre 2025

      Un amico, mentre leggevo lo scritto, ha tirato fuori il presepe. Poi, in ossequio al pensiero corrente, ha rimosso gli ebrei, gli arabi, i palestinesi e gli stranieri.
      Sono rimasti un somaro un bue e tante pecore.
      Ora è tutto italiano.

      Non commento l'articolo direttamente. Se mi batto cerco combattenti non vittime.

    1. maghi 25 dicembre 2025

      ma veramente credete che Dio dia la Sua Conoscenza agli intelligenti? Gesù ha detto chiaramente che Dio la da ai piccoli e non agli intelligenti, quindi non certo ai religiosi intesi nel senso classico di persone dotte che hanno studiato teologia. Ma quanti saranno i religiosi, che hanno la vocazione spirituale invece di quella umana? 1 su 1.000, su 10.000? Sarei contento se fossero anche 1 su 100, ma proprio in questi giorni uno, piuttosto in là cogli anni, che mi pareva serio, ho saputo che non abita in canonica, ma in una bella villa sulle colline con lago e impianto fotovoltaico. E pensare che Gesù non aveva dove posare il capo. Sepolcri imbiancati e basta.

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