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La nuova via della seta – Un progetto per molti obiettivi

DI VLADIMIRO GIACCHE’

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Il progetto di una Nuova Via della Seta, lanciato negli ultimi anni dalla dirigenza cinese, comprende due diverse rotte, una terrestre e l’altra marittima. La prima è indicata nei documenti ufficiali come Silk Road Economic Belt, la seconda come Maritime Silk Road. L’intero progetto è espresso in forma abbreviata come One belt, one road. Esso è stato annunciato per la prima volta dal presidente cinese Xi Jinping in un discorso ad Astana (Kazakhstan) nel 2013, ribadito a Giacarta (Indonesia) nel novembre dello stesso anno e di nuovo ad Astana nel giugno 20141

I precedenti

L’idea non è del tutto nuova: da alcuni è stata posta in continuità con i tentativi di Jiang Zemin di superare le tradizionali dispute sui confini della Cina (1996), nonché con la politica Go West di Hu Jintao2. Ovviamente il precedente storico cui si richiama è molto più illustre e lontano nel tempo: si tratta dell’antica Via della Seta, rotta commerciale che partendo dalla Cina legava Asia, Africa ed Europa. Essa risale al periodo dell’espansione verso Ovest della dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.), che costruì reti commerciali attraverso gli attuali Paesi dell’Asia Centrale (Kyr-gyzstan, Tajikistan, Kazakhstan, Uzbekistan, Turkmenistan e Afghanistan), come pure, in direzione sud, attraverso gli attuali Stati di Pakistan e India. Tali rotte si estesero sino all’Europa, facendo dell’Asia centrale l’epicentro di una delle prime ondate di ‘globalizzazione’, connettendo mercati, creando ricchezza e contaminazioni culturali e religiose. L’importanza massima di questa rotta di traffico si ebbe nel primo millennio dopo Cristo, ai tempi degli imperi romano, poi bizantino e della dinastia Tang in Cina (618-907). Furono le Crociate e l’avanzata dei mongoli in Asia centrale a determinare la fine di questo percorso e la sua sostituzione con le rotte marittime, più rapide e a buon mercato3

L’antica Via della Seta evoca tuttora l’idea di uno sviluppo pacifico, di un interscambio commerciale e culturale in grado di determinare progresso per tutte le parti coinvolte. In quanto tale, il riferimento a essa è consapevolmente adoperato dall’attuale dirigenza cinese, anche in termini propagandistici e polemici. Lo dimostra il passo tratto da un opuscolo del governo cinese del 2014: «Come una sorta di miracolo nella storia umana, l’antica Via della Seta potenziò il commercio e gli interscambi culturali nella regione eurasiatica. In epoche antiche, differenti nazionalità, differenti culture e differenti religioni a poco a poco entrarono in comunicazione tra loro e si diffusero lungo la Via della Seta al tintinnio dei campanacci dei cammelli.

A quell’epoca, le regioni attraverso cui si snodava la Via della Seta erano relativamente pacifiche, e non conoscevano i problemi di ‘geopolitica’, ‘geo-economia’, ‘minacce militari’, né il problema del terrorismo che oggi attanaglia l’Asia centrale, l’Afghanistan e altri Paesi, per non parlare poi del ‘terrorismo internazionale’»4.

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Pubblicato da Davide

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7 Commenti

  1. Andre Vltchek, scriveva su mintpress, il 25 aprile u.s. riguardo al BRI:
    La Belt and Road Initiative (BRI) ha già cambiato radicalmente il mondo. Precedentemente in balia delle potenze imperialiste occidentali, dei loro eserciti, apparati di propaganda e brutali istituzioni finanziarie; Africa, Medio Oriente, Asia centrale e sud-orientale improvvisamente scoprivano di avere alternative e scelte. Per varie parti del mondo, decenni e secoli di stagnazione e umiliazione sotto regimi colonialisti e post-colonialisti cominciavano a finire.
    Intere nazioni si liberavano realizzando il proprio grande potenziale nascosto. Tutto questo a causa della BRI; della Cina e della stretta alleata Russia. Enormi opere ferroviarie nell’Africa orientale e nel devastato Laos (devastato dalle insanabili e brutali campagne di bombardamento a tappeto occidentali, ancora chiamate “guerra segreta”) ora collegano continenti. Lungo le linee ferroviarie, scuole crescono, così come strutture mediche, centri di apprendimento delle comunità ed istituzioni culturali. La BRI non riguarda solo l’economia, non solo infrastrutture e sviluppo, ma anche benessere dei popoli, cultura, salute e conoscenza, allo scopo di connettere persone di razze, filosofie di vita e credenze diverse. E i governanti occidentali ne sono inorriditi. Nulla li oltraggia più della prospettiva di perdere il controllo assoluto sul mondo. Per loro, non interessa (e mai lo fu) migliorare la vita di centinaia di milioni di poveri.
    Avevano secoli di potere assoluto sul pianeta, e tutto ciò che fecero fu arricchirsi, uccidere e rubare in tutti gli angoli del globo. Per essi si tratta di “vincere o perdere”, di mantenere colonie e Stati “clienti”, con tutti i mezzi, anche i più brutali. Per la Cina, (attraverso la BRI), si tratta di diffondere ricchezza ovunque. La ferma convinzione di Pechino era ed è: se il mondo va bene, anche la Cina prospererà.

  2. Il problema è che il mondo è inondato di merci invendute,Qualcosa devono pure inventarsi,per vendere le merci,o cianfrusaglie varie.Avanti con questa nuova via della seta,ma l’ostacolo principale è che prima dovrebbero,aumentare le paghe dei nuovi acquirenti,delle merci,altrimenti il progetto,rischia di incepparsi prima del tempo.A questo serve il R.d.C e la pensione di cittadinanza?

  3. Come ci siamo complicati la vita in Veneto, per quello che un tempo facevano in famiglia Marco Polo suo padre e suo zio ora ci tocca veder impegnati addirittura tre premier uno pugliese, uno napoletano e uno lombardo.
    Come se non bastasse ci arrivano veti e minacce dallo zio sam oltre oceano.
    Non sarebbe stato meglio lasciar fare ai cugini di Marco Polo senza scomodare troppi personaggi illustri?
    Per andare in guerra lo facciamo sotto forma di aiuti umanitari o forze di pace, bastava con un po’ di fantasia che non ci manca mascherare anche questa operazione come scambio di aiuti umanitari e partite a scacchi.

  4. Nel progetto c’è un punto debole da risolvere, tutte le merci, in arrivo ed in partenza da mare e da terra, arriveranno in Veneto e vanno caricate e scaricate, ma i Veneti, è risaputo, non hanno gran voglia di lavorare (poi ci tocca pagare le tasse….e sono allergici) sicuramente, Dalla Cina, che abbonda di gialli, una mano la daranno al Veneto spianato per far posto ai container (vuoi che non mandino, in aiuto, quei 7/8 milioni di avanzo primario di maestranze cinesi ?) però anche noi Italiani, una mano dovremmo pensare di darla……. a tal guisa, proporrei di mandare, in aiuto del Veneto, tutte le risorse disponibili sul territorio nazionale, campi rom, centri di prima accoglienza, carceri, ecc.ecc. cominciamo a spostarli nei pressi dei porti Veneti…..lo sò che per il resto del paese è un grosso sacrificio….però i Veneti avranno bisogno di aiuto per restare disoccupati ed evitare le tasse……….diamogli na mano.

  5. …. se passano da Panama, e si mettono d’accordo a pagare il “pizzo” agli USA, arrivano molto prima e gli costa di meno.

    …. Come mai non ci hanno pensato ?

  6. Grandissimi donchisciottari per aver intercettato quest’articolo.
    Preziosissimo, soprattutto nelle note bibliografiche.
    Davvero grazie per la condivisione!

  7. Scrivere e non capire quello che si scrive significa delegare ad altri la scelta delle conseguenza sulla propria vita.
    Scrive Vladimiro Gacche’ tra i vantaggi (PER L’OCCIDENTE):
    .
    “””Utlizzo della Capacita’ [ndr: produttiva Cinese] in Eccesso”
    La Cina sta attualmente tentando di riorientare il proprio sviluppo da un modello fondato sugli investimenti e sulle esportazioni ad un modello piu’ incentrato sul consumo interno..omissis…Questo sta creando una rilevante capacita’ industriale in eccesso, sopratutto tra i produttori [ndr: Cinesi] di acciaio, alluminio, cemento, macchinari, turbine, automezzi pesanti, come pure nella chimica di base. La costruzione della nuova via della seta appare in grado di dare un risposta, NON SOLTANTO NEL BREVE PERIODO, alla sovrapproduzione in quei settori dell’economia Cinese”.
    .
    Ora, chi vuole, puo’ certamente proseguire a cullarsi nelle sue convinzioni ideologiche. Es:
    “Per la Cina, attraverso la BRI), si tratta di diffondere ricchezza ovunque. La ferma convinzione di Pechino era ed e’: se il mondo va bene, anche la Cina prosperera’.””
    .
    Ma scrivere (tralasciamo l’evidente inconguenza tra l’incipit e l’inciso finale – in maiuscolo sopra) e non capire ne il signficato ne portata e conseguenze di cio’ che si e’ appena scritto (mi riferisco al paragrafo di Giacche’) e’ sbaloriditivo.