Home / Attualità / La Germania presenta l'”Iniziativa di integrazione culturale” per immigrati

La Germania presenta l'”Iniziativa di integrazione culturale” per immigrati

FONTE: ZEROHEDGE.COM

Una task force creata dal governo per promuovere l’integrazione dei migranti nella società tedesca ha pubblicato un elenco delle caratteristiche fondamentali della cultura germanica.

L’elenco omette volontariamente termini politicamente non corretti come “patriottismo” e “cultura originaria” (Leitkultur) e riduce tradizioni e valori tedeschi al minimo. Si stabilisce implicitamente il multiculturalismo come espressione più completa della cultura nazionale.

La cosiddetta Iniziativa di Integrazione Culturale (Initiative kulturelle Integration) è stata creata dal governo tedesco nel dicembre 2016 per promuovere la “coesione sociale” dopo che il cancelliere Angela Merkel ha aperto i confini a più di un milione di migranti provenienti da Africa, Asia e Medio Oriente.

La task force – guidata dal Consiglio Culturale Tedesco (Deutscher Kulturrat) in stretta collaborazione col Ministero degli Interni tedesco e una ventina tra gruppi mediatici, religiosi e altri – è stata incaricata di stabilire cosa costituisca la cultura tedesca. L’obiettivo iniziale era quello di facilitare l’integrazione culturale incoraggiando i migranti ad assimilarsi ad un insieme condiviso di valori culturali.

Dopo cinque mesi di discussione, la task force il 16 maggio ha presentato un elenco di ciò che considera i primi 15 principi guida della cultura tedesca. Riassunto nella frase “Coesione nella Diversità”, l’elenco è fatto di idee molto generiche sulla cultura tedesca – uguaglianza di genere, libertà di espressione e fede, pluralismo e democrazia – che non sono affatto uniche della Germania.

Si è passati da integrazione ed assimilazione a coesistenza, tolleranza e ai tedeschi che adottano la cultura del migrante.

“L’integrazione riguarda tutti in Germania: la coesione sociale non può essere prescritta, né è solo un compito politico… La solidarietà è uno dei principi fondamentali della nostra coesistenza. Si manifesta nella nostra comprensione reciproca e nell’attenzione alle esigenze altrui – vogliamo una società di solidarietà…

“L’immigrazione cambia una società e richiede apertura, rispetto e tolleranza da ambo le parti… Fomentare paure non è il modo giusto – vogliamo una società cosmopolita…

“Il processo di integrazione europea non è solo una garanzia per la pace, un’importante base per prosperità ed occupazione, ma anche per una convergenza culturale e per valori europei comuni – vogliamo un’Europa unita”.

Il ministro degli Interni, Thomas de Maizière, noto sostenitore dell’idea di una Leitkultur, ha espresso delusione per il rifiuto della task force di essere più specifico su cosa costituisca l’essere tedesco. “Non possiamo chiedere a nessuno di rispettare la nostra cultura se non sappiamo quale sia”, ha detto. In una conferenza stampa a Berlino il 16 maggio ha elaborato:

“Sono chiaramente in disaccordo con il Consiglio culturale tedesco per quanto riguarda la parola Leitkultur: a me piace questa parola, a loro no. Non mi è ancora chiaro se ciò che disturba è la parola “centrale” o la parola “cultura”, o tutte e due. Oppure la nostra storia”.

I critici dicono che una Leitkultur richiederebbe ai migranti di abbandonare le loro identità per conformarsi alla maggioranza – l’opposto dell’ideale multiculturale in cui i migranti possono mantenere le proprie identità.

De Maizière ha generato un mare di critiche dopo aver scritto un articolo pubblicato su il Bild  il 29 aprile, dove invita i migranti ad accettare una Leitkultur. Ha detto che la Germania ha bisogno di una “cultura propria che agisca da collante della società, soprattutto perché la migrazione ci sta rendendo sempre più diversi”.

Nel suo articolo, il ministro ha descritto dieci caratteristiche fondamentali della cultura tedesca, tra cui il principio della meritocrazia ed il rispetto della cultura e della storia. Ha aggiunto: “C’è qualcosa oltre il nostro linguaggio, la costituzione ed il rispetto dei diritti fondamentali che ci lega nei nostri cuori, che ci rende diversi e ci distingue dagli altri”.

Sul ruolo della religione, ha scritto che “il nostro stato è neutro, ma amichevole verso le comunità religiose… le chiese abbelliscono il nostro paesaggio. La Germania è un paese occidentale, culturalmente, spiritualmente e politicamente”. Ha aggiunto:

“In Germania diciamo il nostro nome e scuotiamo la mano quando salutiamo, siamo una società aperta, mostriamo il nostro viso, non mettiamo il burqa”.

I commenti di De Maizière sono stati largamente derisi. Martin Schulz, candidato socialdemocratico (SPD), ha dichiarato che la “cultura principale, costituita da libertà, giustizia e convivenza pacifica, è sancita dalla costituzione”.

Jamila Schäfer dei Verdi ha dichiarato:

“Non appena la tua identità si basa sul paese a cui appartieni, è facile assumere un atteggiamento di superiorità. E questo è pericoloso e anti-democratico perché non è inclusivo. Una società è sempre in cambiamento e una delle ragioni è la migrazione. Non credo che aggrapparsi alla propria cultura sia il modo per convivere pacificamente”.

La logica della Schäfer porterebbe la cultura tedesca ad auto-annullarsi sull’altare di una chimerica pace sociale, accettando che il background giudeo-cristiano tedesco venga sostituito lentamente dalla legge islamica della sharia. Molti politici tedeschi sono d’accordo con lei.

Il leader dei Liberi Democratici, Christian Lindner, ha accusato de Maizière di riaprire “un vecchio ed obsoleto” dibattito: “Ancora una volta, è colpa della religione”.

L’ex segretario generale del partito della Merkel, Ruprecht Polenz, ha affermato che il concetto di Leitkultur “non si addice ad una società pluralista”. Ha aggiunto:

“Un certo Islam suggerisce o addirittura impedisce agli uomini di stringere la mano alle donne. Non credo sia giusto, ma non fa male a nessuno”.

Il commissario tedesco per l’integrazione, Aydan Özoğuz, ha bollato il dibattito sulla Leitkultur come “ridicolo e assurdo”. Su Tagesspiegel ha scritto:

“Una cultura specifica tedesca, al di là del linguaggio, è semplicemente non identificabile. Storicamente, culture regionali, immigrazione e diversità hanno modificato la nostra storia. La globalizzazione ha ulteriormente moltiplicato la diversità. Gli immigrati non possono essere regolati da una cultura di maggioranza”.

Nonostante le critiche, de Maizière sembra avere il sostegno del pubblico tedesco. Un sondaggio del 5 maggio condotto da Insa per la rivista Focus ha scoperto che il 52,5% dei tedeschi pensa che la Germania abbia bisogno di una Leitkultur. Solo il 25,3% degli intervistati era contrario.

I suoi sforzi mirano a riconquistare gli elettori conservatori preoccupati dalle politiche liberali della Merkel sull’immigrazione. Molti di questi hanno abbracciato Alternativa per la Germania (AfD), partito che ha chiesto di frenare la migrazione di massa.

Un sondaggio del 17 maggio di Forsa per Stern e RTL ha dimostrato che se le elezioni federali di settembre si tenessero oggi, la CDU vincerebbe col 38%, molto più del 26 dell’SPD. Il FDP prenderebbe l’8%, seguito da Verdi e AfD, ognuno con un 7%. Se i tedeschi potessero scegliere il cancelliere direttamente, piuttosto che attraverso le liste dei partiti, la Merkel vincerebbe con il 50%, contro il 24% del suo principale sfidante Schulz. Gli elettori tedeschi, almeno per ora, sembrano essere contenti dello status quo, con o senza Leitkultur.

 

 Soren Kern via The Gatestone Institute,

Fonte: www.zerohedge.com

Link: http://www.zerohedge.com/news/2017-05-19/we-dont-wear-burkas-germany-unveils-cultural-integration-initiative-immigrants

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da  HMG

Pubblicato da Davide

  • Invisible man

    Se uno non è xenofobo lo diventa.

  • olmo

    I tedeschi non si smentiscono: dalle ss del suprematismo ariano alle ss del suprematismo cosmopolita e multietnico dell’impero ue.
    Se fanno una cagata la fanno bene e fino in fondo!

  • MarioG

    A leggere il nuovo “dibattito” che si svolge in Germania sulla Leitkultur, sembra di immergersi in un paesaggio onirico.

    Non si sa nemmeno chi sia più ridicolo:

    1) i soliti immigrazionisti-integrazionisti (nel senso che i residenti devono integrarsi fra i nuovi arrivati) , frase-tipo:
    ” Non credo che aggrapparsi alla propria cultura sia il modo per convivere pacificamente”

    (e se per vivere pacificamente devi leccare parti innominabili… cosa fai? Vivi pacificamente?)

    2) o l’altro:

    “… le chiese abbelliscono il nostro paesaggio… In Germania diciamo il nostro nome e scuotiamo la mano quando salutiamo, siamo una società aperta, mostriamo il nostro viso”.
    (!!!)

    (Roba da non credere. Avesse detto “tendiamo il braccio quando salutiamo”, avrebbe avuto se non altro un pizzico di specificità in più, anche se apparente, come sappiamo)

    E’ il sintomo che tutto il “dibattito” è un’inutile (o per altri utlissima!) distrazione: entrambi i disputanti rimangono sotto controllo e l’esito è indifferente.

    • PietroGE

      La frase più bella è questa : “Si è passati da integrazione ed assimilazione a coesistenza, tolleranza e ai tedeschi che adottano la cultura del migrante.”
      Li voglio vedere i tedeschi che adottano la cultura del migrante e cosa dice il migrante di questi tedeschi. Da morire dal ridere.

  • Adriano Pilotto

    Con un’economia che sta vampirizzando l’Europa, e tra poco il mondo intero, è più che comprensibile l’atteggiamento dell’elettorato tedesco sulla Leitkultur e sull’Iniziativa di Integrazione Culturale.
    Che si tratti di aria fritta lo dimostra l’atteggiamento dei tedeschi nei confronti dei fratelli greci.
    Detto questo occorre notare che pur friggendo aria, la Germania ha almeno tentato di friggere, mentre in Italia la questione si risolve in una sentenza della Corte di Cassazione.
    Come non essere comprensivi, come non provare un moto di simpatia per il signor Berecche.

  • Giuliano

    Fuffa mediatica

  • PietroGE

    Infatti, uno che non è xenofobo o razzista, dopo aver letto questo articolo corre a tatuarsi la croce celtica o peggio, la svastica sul braccio, e comincia a far scorta di armi e munizioni visto che la guerra razziale ormai non è lontana.
    Questa iniziativa delle autorità tedesche è un bellissimo esempio di quanto criminale e razzista nei confronti della propria gente e della propria storia è diventata la classe dirigente di un Paese europeo. La gente che propone simili programmi andrebbe curata in un ospedale psichiatrico. Inutile commentare una serie di idiozie che hanno solo lo scopo mediatico di indorare la pillola del suicidio di massa del popolo tedesco. Suicidio? Forse sarebbe meglio chiamarlo omicidio. Un omicidio cominciato dopo la WWII e proseguito nei decenni in maniera sistematica sino a generare la gente come Merkel &Co che si presentano ora dinanzi al mondo come i becchini del proprio popolo.
    Si scopre ora chi sono le vere vittime dell’olocausto e come il programma così ben indicato nel libercolo di Theodore Kaufman (Germany Must Perish) si sia dopotutto realizzato, o meglio lo si vorrebbe realizzare e farlo realizzare proprio dagli indottrinati.
    Noi che crediamo di poter stare alla finestra e guardare il tutto da lontano, dovremmo invece stare attenti, perché verrà anche da noi. Vedere ad esempio la dimostrazione di oggi a Milano.

  • GioCo

    Io copio e incollo la frase di Lula: “… mi preparo a ripresentarmi candidato alla presidenza di questo paese. Non l’ho mai voluto tanto come adesso. Per provare una volta di più che l’attuale classe dirigente […]
    non è competente per l’opera di risanamento necessaria. Lo dovrebbe fare
    un metallurgico che ha fatto solo quattro anni di scuola elementare”.

    Io penso che se c’è bisogno di un metalmeccanico con la quarta elementare in Brasile, per questa “Leitkultur” della Germania c’è bisogno di qualcuno molto più tosto, chessò, tipo un contadino che a scuola manco c’è andato. Prestiamogli uno scriba, magari uno Shultz, o una Merkel, cioè un politico qualsiasi locale che abbia almeno per una volta l’occasione di fare qualcosa che non sia il solito “alto tradimento coatto” -mercantile- versoi il suo paese.
    Così facciamo contenti per una volta tutti.

  • Lili Armando

    Orwell largamente superato…

  • enricodiba

    I tedeschi tutte le volte che hanno provato a fare qualcosa dalla Ostsiedlung, al III Reaich o al IV di adesso con l’Ue hanno sempre fallito in pieno, bisogna solo aspettare anche stavolta, solo che qui i danni saranno maggiori.

  • Vamos a la Muerte

    Sembra una querelle tra ubriachi.
    “Levateje er vino”!

    • Lupis Tana

      ma come, zio Adolf voleva la razza pura, ed ora questi monozigoti, annaqquano tutto per vendergli un domani le loro mer… di volkswagen… i teteschi sono caduti proprio in basso, anzi stanno scavando un po’… sal t l

  • antonio maria cacciapuoti

    ci siamo “liberati” della perfida ora di religione nelle scuole, abbiamo assunto nel gotha della cultura sociale atei e mangiapreti e adesso siamo costretti a subire islamizzazione e “lezioni” di anticultura retrograda in ogni dove… bah si stava meglio quando si stava peggio

  • Davide

    “Un certo Islam suggerisce o addirittura impedisce agli uomini di stringere la mano alle donne. Non credo sia giusto, ma non fa male a nessuno”. Quando si sente un ragionamento del genere l’unica cosa da fare è pestare ….. pestare e ancora pestare ……. scusate lo sfogo ma se sangue chiama sangue, IGNORANZA CHIAMA IGNORANZA!!!

  • Primadellesabbie

    Anche “l’integrazione” si può pensare in maniere diverse.

    Così il ministro norvegese per l’immigrazione e l’integrazione:

    “I think those who come to Norway need to adapt to our society,” she wrote. “Here we eat pork, drink alcohol and show our face. You must abide by the values, laws and regulations that are in Norway when you come here.”

    http://www.ibtimes.com/norwegian-minister-tells-muslims-we-eat-pork-drink-alcohol-show-our-face-2435215