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La distruzione programmata dello Yemen

DI GARETH PORTER

truth-out.org

La popolazione dello Yemen si trova da diversi mesi ridotta alla fame e gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo cruciale nel rendere possibile l’attuazione della strategia dell’Arabia Saudita, responsabile di questa potenziale catastrofe umanitaria.

Sia l’amministrazione Obama, sia quella Trump hanno dato priorità all’alleanza degli Stati Uniti con i sauditi e i loro alleati del Golfo, a scapito della vita di centinaia di migliaia di yemeniti, che si trovano a fronteggiare la minaccia imminente di una carestia.

Sebbene l’ONU non abbia fornito pubblicamente una stima del numero di yemeniti che sono morti per patologie legate alla malnutrizione, è probabile che la cifra sia ben più alta dei 10mila che si suppone siano stati uccisi direttamente dai bombardamenti della coalizione a guida saudita. Le agenzie delle Nazioni Unite hanno stimato che 462mila bambini yemeniti al di sotto dei cinque anni si trovino già in condizioni di grave e profonda malnutrizione, che li porta ad essere a rischio di morte per fame e malattie causate dalla malnutrizione.

La coalizione saudita ha seguito una strategia di guerra che consiste nel massimizzare la pressione sulla resistenza degli Houthi attraverso la distruzione delle infrastrutture agricole, sanitarie e dei trasporti e tagliando l’accesso al cibo e al carburante alla maggior parte della popolazione dello Yemen. Gli Stati Uniti hanno permesso all’Arabia Saudita di attuare questa strategia, rifornendo gli aerei della coalizione guidata dai sauditi impegnati nei bombardamenti sullo Yemen e vendendo loro le bombe. Altrettando importante, tuttavia, è il fatto che gli Stati Uniti abbiano assicurato la copertura politica e diplomatica di cui i sauditi necessitano per portare avanti la loro impresa spietata senza ripercussioni a livello internazionale.

L’amministrazione Trump si è spinta anche oltre nel dare supporto alla strategia saudita. Mentre il governo Obama si era opposto ad un’offensiva della coalizione a guida saudita per riconquistare il controllo del principale porto dello Yemen, Hodeidah, e del resto della costa del Mar Rosso, dicendo che avrebbe peggiorato la crisi umanitaria nell’area, l’amministrazione Trump ha apertamente dato semaforo verde all’Arabia Saudita per lanciare l’offensiva.

Inoltre, il comandante del Comando Centrale del Dipartimento della Difesa, il Generale Joseph Votel, ha definito lo Yemen “di interesse vitale” per gli Stati Uniti, sostenendo che le forze anti-iraniane devono avere il controllo su di esso per prevenire minacce da parte dell’Iran sullo stretto di Bab-el-Mandeb. Questa tesi, che evoca una minaccia del tutto infondata ai traffici commerciali nello Stretto, implica in modo evidente il supporto alla strategia saudita di riprendere Hodeidah e bloccare qualsiasi accesso al cibo per la parte di popolazione yemenita che si trova sotto il controllo di forze leali agli Houthi e al precedente presidente Ali Abdullah Saleh.

Ma l’amministrazione Obama si era già mostrata accondiscendente verso una serie di mosse della coalizione saudita per imporre restrizioni ancora più severe all’accesso della popolazione agli approvvigionamenti di cibo, carburante e dispositivi medici. Una coalizione di ribelli Houthi e di truppe leali al precedente presidente Saleh ha allontanato dal potere nel 2015 il presidente Abdrabbuh Mansur Hadi, appoggiato dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita e finanziato da quest’ultima, costringendolo a scappare da Aden a Riyadh. I sauditi chiesero ed ottennero il supporto dell’amministrazione Obama per una guerra per ripristinare il governo di Hadi con la forza. Ma in breve tempo l’avanzata della coalizione saudita si arrestò, perché le forze Houthi e pro-Saleh dimostrarono di padroneggiare bene le tattiche di guerriglia. Perciò i sauditi iniziarono ad abbracciare una strategia che deprivasse di cibo e carburante la popolazione nella zona controllata dalle forze Houthi e pro-Saleh.

L’atteggiamento indulgente del governo verso la strategia saudita è stato evidente fin dall’inizio della guerra. Quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite stava discutendo la risoluzione sullo Yemen dell’aprile 2015, il testo originale che venne diffuso per la discussione includeva una richiesta di “pause umanitarie” nelle operazioni militari, ma dopo che i sauditi e altri membri della coalizione si opposero in modo deciso a questa formulazione, questa venne rimossa dal testo finale, secondo quanto riportato dal giornalista Sharif Abdel Khouddous.

La coalizione saudita ben presto rivelò l’essenza della sua strategia in Yemen: imporre estrema sofferenza alla popolazione nelle regioni controllate dagli Houthi. La strategia non solo includeva bombardamenti che avevano come obiettivo le fragili infrastrutture per i trasporti, la produzione di cibo e l’assistenza medica, ma anche un blocco navale che impedisse a qualsiasi armamento di raggiungere lo Yemen, ma anche chiaramente volta a limitare drasticamente l’accesso della popolazione al cibo e al carburante.

Anche in tempo di pace, lo Yemen dipende per il 90 per cento dalle importazioni di generi alimentari di base, così come di quasi tutte le sue riserve di carburante e medicinali. Le conseguenze del blocco sulla nutrizione e la salute della popolazione civile erano destinate ad essere devastanti.

Il consigliere per le politiche umanitarie di Oxfam-America, Scott Paul, ha testimoniato alla Tom Lantos Human Rights Commission nel gennaio 2017 che, dopo aver imposto il blocco navale, la coalizione a guida saudita iniziò a negare o ritardare il permesso alle principali navi commerciali e umanitarie di attraccare nei porti dello Yemen. La coalizione ha rallentato il processo di approvazione per la consegna delle merci per settimane, con la conseguenza che spesso il cibo è andato a male. “Istituendo un regime arbitrario e gravoso,” ha detto Paul alla Commissione, “la coalizione ha creato un “embargo de facto” che impedisse a cibo, carburante e medicine di raggiungere la popolazione”.

Il culmine della strategia del blocco fu rappresentato da una serie di attacchi aerei il 17 agosto 2015, che distrussero tutte le gru utilizzate per scaricare le navi container nel porto di Hodeidah, il principale porto commerciale dello Yemen e l’unico capace di accogliere queste navi.

Nel febbraio 2016 la crisi in Yemen, risultato dell’embargo imposto dall’Arabia Saudita, era già peggiore di quella in Siria. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite tenne una serie di incontri per l’accesso umanitario sia in Siria sia in Yemen ed i membri del Consiglio si trovarono concordi sul fatto che le risoluzioni finali avrebbero dovuto garantire l’accesso umanitario – la possibilità di ricevere cibo e altra assistenza umanitaria – per le persone in difficoltà di entrambi i paesi. Ma, ancora una volta, dopo che i sauditi intervennero affinché gli Stati Uniti e i loro alleati europei si opponessero ad una tale risoluzione sullo Yemen, l’idea fu abbandonata.

A metà del 2016 l’Arabia Saudita e il governo Hadi iniziarono a pianificare una forma di pressione molto più drastica sulla popolazione del nord dello Yemen controllato dai ribelli Houthi e pro-Saleh: eliminare l’ultimo ostacolo istituzionale alla carestia, la Banca Centrale dello Yemen (CBY).

La CBY, situata nella capitale Sanaa controllata dagli Houthi, stava giocando un ruolo chiave nel garantire il circolare di un minimo di liquidità nella società. Stava pagando i salari mensili dell’1,2 milioni di persone che si trovavano sul libro paga del governo, la maggior parte dei quali erano ancora leali al precedente presidente Saleh e adesso stanno combattendo la coalizione guidata dai sauditi al fianco degli Houthi. Stava inoltre finanziando le spedizioni commerciali di cibo e carburante che ancora raggiungevano Hodeidah e altri porti.

Le istituzioni finanziarie internazionali – con il supporto di alcuni governi occidentali, inclusi gli Stati Uniti – compresero il ruolo cruciale della CBY come “tramite economico” tra le fazioni yemenite in guerra tra loro, un ruolo indispensabile per evitare la catastrofe umanitaria. Ma, all’inizio di luglio, il Primo Ministro del governo sostenuto dall’Arabia Saudita e situato ad Aden, Ahmed Obeid bin Daghr, criticò esplicitamente questo “tramite economico”, esprimendo l’intenzione di porvi fine. Poi, il 6 agosto, bin Daghr accusò la CBY di aver utilizzato le proprie riserve per finanziare lo sforzo bellico delle forze Houthi e pro-Saleh e invitò le banche e gli istituti finanziari che detenevano le maggiori riserve in valuta estera dello Yemen ad interrompere i rapporti con la CBY.

Il governatore della banca, Mohammed Awad bin Humam, un tecnocrate molto rispettato, scrisse una lettera al presidente Hadi in cui negava le accuse e proponeva che il Fondo Monetario Internazionale inviasse una società di revisioni contabili affidabile per verificare la gestione dei conti della banca da parte dello staff. In una conferenza stampa del 1° settembre, il portavoce del FMI Gerry Rice appoggiò la proposta di bin Human, confermando che la CBY aveva giocato “un ruolo fondamentale nel permettere l’importazione di quantitativi minimi di beni alimentari e sanitari di prima necessità e di carburante” nei 16 mesi precedenti e aveva “scongiurato una crisi umanitaria generalizzata”.

Ma, a metà settembre, il governo Hadi proseguì nel suo intento di nominare un nuovo governatore della Banca Centrale, che si stabilisse ad Aden, città sotto il controllo della coalizione saudita. Un anonimo diplomatico occidentale criticò aspramente la mossa presso la Reuters, definendola uno sforzo teso ad “utilizzare l’economia come un’arma, impedendo alla banca centrale di accedere ai fondi all’estero”.

Il governo Hadi promise che la CBY nella sua nuova sede avrebbe continuato a mantenere il ruolo della banca, fornendo liquidità e finanziando le importazioni. Di fatto, nessuno dei funzionari civili yemeniti è stato pagato da quando alla CBY con sede a Sanaa è stato impedito l’accesso alle riserve di valuta estera, aumentando ulteriormente il numero degli yemeniti che non possono più acquistare cibo.

Il consigliere per le politiche umanitarie di Oxfam, Scott Paul, ha ricordato in un’intervista che dei funzionari dell’amministrazione Obama gli avevano detto di aver informato i sauditi che disapprovavano la decisione del governo Hadi. Ma la cosa non venne annunciata pubblicamente, segno che di fatto gli Stati Uniti avevano accettato l’accaduto. “L’idea che il governo avrebbe dovuto dire ai sauditi che Hadi doveva rinunciare alla sostituzione del governatore della banca centrale sarebbe rimasta inattuata”, disse Paul.

Obama non era propenso ad opporsi alla politica saudita per via del suo fermo impegno a favore dell’alleanza con l’Arabia Saudita e i suoi alleati del Golfo. Durante la sua testimonianza, avvenuta il 9 marzo 2017 di fronte alla Commissione per le Relazioni Internazionali del Senato, la precedente Vice Assistente del Segretario di Stato all’Ufficio per la Democrazia, i Diritti Umani e il Lavoro, Dafna Rand, affermò che la politica del governo nei confronti dello Yemen rifletteva un “supporto incondizionato alla coalizione” per via di ciò che lei definì “la nostra profonda lealtà verso i nostri alleati” e i loro scopi nei confronti dell’Iran.

Quella “profonda lealtà” riflette innanzitutto il prioritario interesse statunitense nelle relazioni militari con l’Arabia Saudita e i suoi alleati del Golfo. Arabia Saudita e Qatar controllano le principali basi degli Stati Uniti nel mondo arabo, come la base navale in Bahrain – uno stato vassallo dell’Arabia Saudita – e le basi terrestri e aeree in Qatar. Inoltre, la coalizione a guida saudita è stata responsabile dell’acquisto di armi statunitensi per 130 miliardi di dollari solo durante l’amministrazione Obama, generando un guadagno cruciale per i maggiori produttori di armi e posizioni future più remunerative per i militari di alto grado dell’esercito.

Non dovrebbe quindi sorprendere che il Pentagono sia stato il principale fautore della politica statunitense di sostegno alla strategia saudita della fame. Nell’agosto 2016 i sauditi bombardarono un ponte che l’amministrazione Obama aveva inserito nella lista degli obiettivi da non colpire, in quanto fondamentale per assicurare la consegna degli aiuti umanitari alla popolazione che viveva nel nord dello Yemen. Ma il governo non mostrò alcuna reazione.

In effetti, il Pentagono dichiarò apertamente il proprio disinteresse per gli obiettivi che i sauditi e i loro alleati del golfo stavano colpendo. Un portavoce del Comando Centrale disse al giornalista Samuel Oakford che gli Stati Uniti rifornivano di carburante i jet della coalizione a prescindere dall’obiettivo o da se e come questo fosse stato precedentemente controllato; e che, se i sauditi avessero deciso di effettuare più bombardamenti, il Comando avrebbe aumentato i rifornimenti.

Gli Stati Uniti sono corresponsabili, insieme alla coalizione saudita, per le morti in Yemen per fame che risulteranno dalla strategia bellica saudita, vista la dipendenza della coalizione dal supporto logistico e politico-diplomatico degli Stati Uniti. Ma il Pentagono e il Comando Centrale stanno già attivamente deviando l’attenzione da questa responsabilità condivisa, focalizzando l’attenzione dei media su quella che affermano essere una nuova minaccia da parte dell’Iran. Il risultato sarà di aggravare le colpe degli Stati Uniti verso la carestia di massa in Yemen.

Gareth Porter è un giornalista investigativo indipendente e uno storico che scrive della politica di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il suo ultimo libro, Manufactured Crisis: The Untold Story of the Iran Nuclear Scare, è stato pubblicato nel febbraio 2014. Puoi seguirlo su Twitter: @GarethPorter.

Le opinioni espresse in questo articolo sono unicamente quelle dell’autore e non riflettono necessariamente il punto di vista di Information Clearing House.

 

Gareth Porter

Fonte:  www.truth-out.org

Link: http://www.truth-out.org/news/item/40147-the-us-provided-cover-for-the-saudi-starvation-strategy-in-yemen

8.04.2017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELEONORA FORNARA

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    462mila bambini yemeniti a rischio? Poca roba se confrontati con i bambini siriani. Se in mezzo c’è la Russia il pericolo è immenso. Se in mezzo ci sono gli USA va tutto bene.

  • adestil

    no,colpa della russia..
    infatti se la siria che uccide bambini (diamolo per vero anche se è falso!)protetta dai russi viene bombardata dagli USA perchè l’Arabia saudita protetta dagli USA che massacra bambini yemeniti (ed è vero)non viene bombardata dai russi?
    In primis perchè protetta dagli USA e quindi i russi che non a livello geostrategico a livello della potenza USA e non hanno basi di supporto necessarie ,quindi diciamolo una volta per tutte che russia ed USA non sono e non saranno mai allo stesso livello di potenza militare globale(gli USA lo sono la russia no) basta vedere il budget militare russo e quello USA 100 volte superiore e lo stesso PIL russo(simile ad un paese del terzo mondo) rispetto a quello USA (ma anche inferiore a italiano infatti PIL russo 2,049 miliardi di dollari ,PIL italiano 2,149 miliardi di dollari).

    In secundis perchè le oligarchie russe del petrolio che sostengono Putin non vogliono che la russia non solo attacchi i sauditi ma neanche rompa i buoni rapporti
    Infatti i sauditi per tenere buoni gli oligarchi russi hanno accettato (con un accordo con paesi NON OPEC)a diminuire le proprie estrazioni in modo da tenere su il prezzo del barile e quindi far uscire la russia dalla manovra a tenaglia che USA-Israele-UK-Sauditi-UE gli avevano costruito attorno ossia sanzioni+crollo del prezzo del petrolio
    che sarebbero state alla fine letali per la russia.
    Non è un caso che quando i sauditi minacciarono attentati a Sochi perchè erano contrari all’intervento russo in Siria rispetto a cui in solo 1 anno avevano portato il prezzo del petrolio da 54 a 30dollari scarsi ,Putin indispettito rispose ”se solo ci provate,cancelleremo per sempre tutti i pozzi di petrolio sauditi”
    ovviamente sia la modalità della risposta sia il contenuto della risposta fa capire cosa gli stava dando veramente fastidio..ossia l’iperproduzione di petrolio saudita..
    Non fu un caso che i sauditi dopo alcuni mesi piano piano fecero risalire il prezzo del petrolio a buoni livelli per la russia ossia circa 54dollari al barile.

    Garantendosi cosi’ di non divenire bersaglio russo come infatti è nonostante stanno massacrando la popolazione civile yemenita…
    E non in un solo passaggio di difesa di Assad dagli attacchi degli USA, Putin ha citato la strage che saudti appoggiati sia con vendita di armi dall’UE e dagli USA che da bombardamenti USA,stanno commettendo in Yemen.
    Eppure poteva farlo dallo scranno dell’ONU ed avrebbe avuto risonanza una guerra tenuta silenziata dai media.
    Il fatto che Putin non l’abbia fatto fa capire come scambi i dollari del petrolio con le vite dei bambini ,non quelli siriani dei gas,visto che è chiaro sono stati uccisi dai ribelli a scopo mediatico,ma di sicuro quelli yemeniti rispetto a cui tace con silenzio interessato!!

    QUindi Putin ha in modo diverso altrettanta responsabilità su quei morti yemeniti…
    fregandosene anche dell’alleanza strategica con l’Iran.
    Fossi negli alleati dei russi (cina,iran ma pure assad)io non mi fiderei troppo di Putin..
    come fece male a fidarsi Gheddafi..Infatti prima Putin firmò la no fly zone USA-NAto sulla Libia(cosa che anche un cretino sapeva sarebbe diventanto un vero bombardamento e non è un caso che i russi non parteciparono a quella missione che avrebbero potuto se sinceri,contenere o limitare quando stava denegerando!)e poi insieme ai cinesi sloggiarono dal porto di appoggio militare libico in poche ore…
    La promessa in quel caso era che gli USA e la Nato mai avrebbero invaso o attaccato la Siria…(stragetica per la russia ma pure per il passaggio dei tubi del gas dal quatar all’europa escludendo quindi Gazprom!).
    Ovviamente tutti i patti firmati con gli USA vengono traditi,ma Putin deve far finta di crederci perchè gli oligarchi del petrolio vogliono questo ossia che a breve termine non sia leso il loro profitto sul petrolio..ossia che gli USA non mettano in campo strategie sia fisiche(obbligare i produttori di petrolio a produrre di più)e/o cartacee(speculazioni cartacee con titoli derivati future per tenere basso il prezzo) per abbassarne il prezzo.
    Su la Siria la russia tiene duro ma senza litigare con la turchia (dove passerà il southstream forse)perchè gli oligarchi non vogliono che il gas del quatar passi dalla siria-turchia-europa e sostituisca i loro tubi..
    Non certo perchè si interessi dei bambini yemeniti o dell’iran etc..

    Questa strategia a breve della russia(Altro che strategia di scacchi di cui qui dentro qualcuno farfuglia essendosi innamorato del russo come giocatore di scacchi sin dalla culla per cui strategicamente più intelligente ,talmente tanto che sono 1 secolo che muoiono di fame o vivono in povertà..dal 1917 ad oggi 2017,tutta la popolazione,tranne pochi oligarchi prima di partito dietro Lenin e Stalin poi dietro al partito comunista di Eltsin e Grobachov ed ora quelle stesse oligarchie che hanno figliato e si sono allargate da quelle dello stato a quelle del petrolio..
    Hanno si una strategia lunghissima ma nel patire la fame..
    Oppure qualcuno crede che se Putin ha 20miliardi di ricchezza personale buona parte detenuta all’esterno allora costui sta vincendo insieme ad altrettanti oligarchi con altrettanti beni?
    Che differenza fa con Kodorskosky o Abramovic?
    Il popolo russo è sempre più povero e preso per i fondelli da 1 secolo…
    Però qui dentro piace Putin che si arricchisce coi suoi oligarchi ai danni del popolo peggio di come fanno le elite USA che devono tener conto per definizione del benessere dei suoi cittadini!
    Questo dimostra che entrambe le elite,quelle russe e quelle USA,agiscono per se stessi e contro il popolo..quelle russe più contro il proprio popolo!

    • Holodoc

      L’unica cosa su cui sono d’accordo è il fatto che la Russia non sia una potenza pari agli Stati Uniti, una ovvietà sulla quale neanche vale la pena di discutere.

      Ma non vedo come tu possa dire che la Russia sia responsabile della morte dei bambini yemeniti più di quanto lo sia un qualsiasi altro paese non coinvolto direttamente come ad esempio l’Italia. E non capisco perché le lobbies che fanno riferimento a Putin siano peggiori di quelle che fanno riferimento a Trump o Renzi.
      Tutte fanno soldi alle spalle della gente.

      Ma è un’eresia dire che Putin sia tra i politici che fanno meno l’interesse del proprio popolo. Non a caso il gradimento che ha presso l’opinione pubblica russa Obama, Trump, la Merkel, Renzi, Gentiloni, e persino Erdoğan se lo sognano.

      • fuffolo

        Le critiche aumentano con il peggiorare della situazione degli esportatori di democrazia.

    • virgilio

      intanto come dici tu la piccola Russia mal armata morta di fame (con un Putin pieno di soldi allestero,solo qui dimostri la tua picolezza!) dove la popolazione lo sostiene
      all’80% e anche piu e dove e il solo a difendere un paese sovrano,e tu(l’Italia)
      l’occidente cosa fate??
      vai a fare propaganda sui giornali specializati che tanto il vostro moto e “francia o spagna purchè se magna”
      e i yemeniti dimentichiamoli!

  • Vamos a la Muerte

    Il Colorato è stato anche premiato col Premio Nobel per la Pace: sembra una bestialità ma, tenendo conto che tale premio viene assegnato da una giuria nominata in maggioranza dal governo norvegese, e che il capo di tale governo era allora l’attuale segretario generale della NATO (!!!!), il tutto suona grottescamente normale.
    Quanto a Trump, le speranze che potesse rompere la spirale guerrafondaia imperialista a stelle e strisce suscitate in campagna elettorale, sono state definitivamente sepolte la notte del 7 Aprile alle ore 3:42 con lo sgancio dei 59 missili sulla Siria: l’Inizio della Fine può essere fatto risalire a quel preciso momento.
    Quanto allo Yemen, “il Paese più povero del Mondo Arabo”, il suo Destino è quello di continuare a soffrire: utilizzando un linguaggio “giuridico” si potrebbe dire “Fine Pena Mai”. Ma di questo non interessa niente a nessuno fatto salve le (poche) persone realmente informate.