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La Corea ha veramente le armi che ostenta?

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Quando, nel 2001, pubblicai “L’impero colpisce ancora” per Malatempora, avvertii che, lassù in un angolo dell’Asia, qualcosa si stava muovendo…ma si sa…Malatempora era una piccola casa editrice ed io uno scrittore sconosciuto. Oggi, quei frutti sono maturati, e l’intero Pianeta ha paura.

La vicenda politica, il dissidio fra Corea del Nord e Stati Uniti, sta lentamente venendo alla luce: in un quadro di sessant’anni di guerra fredda ai suoi confini, la Corea del Nord ha deciso di non fare la fine dell’Iraq e della Libia (che, ricordiamo, erano insieme nel “Asse del Male”).

Per non finire a gambe all’aria, decise in anni lontani di promuovere la ricerca in campo missilistico e nucleare ad uso proprio, mentre i vettori erano, ovviamente, sul mercato internazionale: la Libia, ad esempio, acquistò missili coreani verso gli anni 2000, per poi distruggere tutto e consegnarsi, mani e piedi legati, agli USA & Co.

A ben vedere, la Corea del Nord ha seguito le orme di un altro “Stato del Male”, ossia l’Iran. Evidentemente, conviene essere “Stati del Male”, perché gli altri finiscono come sono finiti. Fagocitati dagli appetiti americani.

Quando Trump ha avvertito Pyongyang che uno Stato nucleare ha degli obblighi (la non proliferazione, il mercato controllato, ecc) ha sfondato una porta aperta, giacché i coreani non hanno mai venduto bombe atomiche, bensì missili. Ci sarebbe da chiedersi da dove sono arrivate le atomiche pakistane, indiane ed israeliane, ma su questo tutti tacciono: il “club” nucleare è a numero chiuso, e se non hai la tessera giusta non puoi entrare.

In altre parole, Pyongyang ha falsificato i documenti ed è entrata dalla porta di servizio. E vuole giocare al tavolo buono, perché è lì che fioccano i soldini e non si deve parlare di sanzioni.

Dobbiamo aggiungere, perché la stampa ufficiale non lo dice mai, che sorvolare con un missile il territorio di un’altra nazione non viene considerato un atto ostile, giacché gli apici di traiettoria sono ben al di sopra dei rituali 60.000 piedi, la quota più alta raggiunta dai velivoli militari.

Anche sull’efficacia dei sistemi anti-missile ci sono molti dubbi: i missili raggiungono gli apici di traiettoria in pochissimi minuti (5-10), e dunque manca il tempo per organizzare una credibile controffensiva.

I famosi “Patriot” non riuscirono ad intercettare gli SCUD iracheni, che uccisero circa 150 cittadini israeliani e nemmeno i successivi tentativi americani di una credibile intercettazione hanno convinto: molti fallimenti, ed una frettolosa certificazione positiva alla prima intercettazione. Non mi ha stupito che il Giappone lasciò passare il missile coreano senza nemmeno provarci. A che pro, poi? La traiettoria era quella di un missile destinato a finire nell’oceano.

Il punto da chiarire è se i coreani hanno veramente quel che dicono di avere, oppure se bluffano.

Il programma missilistico iniziò in anni lontani, quando l’URSS consegnava qualche vecchio SCUD ai suoi alleati, tanto perché si sentissero “affratellati” nel grande universo socialista dove Mosca, ovviamente, dominava. Fin qui, nulla d’eccezionale.

Ma il nonno dell’attuale premier “ciuffetto” – Kim-Il-Sung – era un politico di razza della leva di Mao e di Ho-Chi-Minh, e seppe mettere a frutto quei piccoli, farraginosi, vecchi SCUD. Questo accadeva fra gli anni ’70 ed ’80.

Da quei primi missili nacque il Rodong1, che era uno SCUD migliorato con una gittata di 1000-1500 km, mentre gli SCUD iracheni non raggiungevano certo quelle distanze. Ma siamo negli anni ’90, tempo al tempo.

I coreani mutano strategia: hanno compreso che, se continuano solamente a raffazzonare qualcosa acquistato all’estero, non andranno da nessuna parte: ciò distingue la Corea del Nord e l’Iran dall’Iraq e dalla Libia. In sostanza: capacità interne in termini ingegneristici, elettronici e (poi) nucleari.

Il grande salto avviene col progetto del Taepodong1, un missile bi-stadio in grado di raggiungere gittate fra i 2000 ed i 6000 km, in funzione del carico assegnato. Per questa ragione i coreani hanno puntato molto sulla miniaturizzazione delle testate, e i risultati degli ultimi lanci sembrano confermare questo successo tecnologico.

Curioso, poi, il metodo usato per costruire i vari stadi dei missili, i primi a combustibile liquido (più difficile da trattare) e gli ultimi con stadi già a propellenti solidi, più sicuri e maneggevoli.

Hanno “composto” – un po’ come giocare con il Lego – i missili utilizzando come singoli stadi missili più vecchi, con motori più affidabili: difatti, i lanci falliti sono tutti da attribuire al “flop” dei sistemi d’accensione automatica dei vari stadi.

Anni 2000, compare un nuovo missile, il Taepodong2, missile tri-stadio, e i giochi si fanno più seri, perché il missile ha una gittata di 4500-9000(?) km, sempre in funzione del carico assegnato.

E’ probabilmente un missile di questo tipo ad aver attraversato l’isola di Hokkaido (Giappone) per poi cadere in mare, ed è con questo tipo di missile che le minacce all’isola di Guam hanno preso corpo. Ma non finisce qui.

Tutti s’aspettavano il Taepodong3, un vero ICBM in grado di raggiungere i 13000 km di gittata, ma tutto tacque su questo nuovo progetto.

Con gran furbizia, i coreani decisero di spostare l’obiettivo dei missili, da missili balistici a vettori spaziali, e sono riusciti con due lanci – nel 2012 e nel 2016 – a mettere in orbita qualcosa.

Ma, ai coreani, importava poco mettere in orbita qualsiasi cosa (attività considerata lecita): semplicemente, lavorando sul nuovo missile – definito Unha – hanno acquisito il know-how per costruire i grandi ICBM, necessari per raggiungere il rango di vera potenza nucleare.

Oggi, qual è dunque la situazione?

Premettendo che i coreani stendono molte cortine fumogene su nomi e dati dei loro missili, con i missili Rodong potrebbero colpire agevolmente la Corea del Sud, e con i Taepodong1 il Giappone. Con il Taepodong2 possono, probabilmente, raggiungere Guam, dove sono stanziati migliaia di soldati statunitensi.

Ma anche senza un attacco a Guam, un attacco nucleare sulla Corea del Sud e sul Giappone (dove gli USA hanno grandi basi militari) sarebbe disastroso. E gli USA lo sanno: difatti, i consiglieri militari di Trump hanno cercato in tutti i modi di fargli capire che sì, “tutte le opzioni sono sul tavolo, ma non sono praticabili”.

Putin ha affermato grosso modo la stessa cosa, ed anche i cinesi chiedono che la vicenda confluisca in una trattativa, fermo restando che il rango di potenza nucleare, oramai, alla Corea del Nord va riconosciuto.

Spero vivamente che i coreani lancino il loro missile Unha in versione ICBM con un lancio di prova nell’oceano: questo metterebbe fine ai dubbi (se possono oppure no raggiungere il continente americano), anche se la prospettiva di una guerra nucleare “lampo” – che, comunque, lascerebbe milioni di persone uccise, ferite, a vivere in un ambiente non più ospitale – dovrebbe bastare per scendere a patti.

Nella visione statunitense, la Corea del Sud sta lentamente scivolando verso la figura del vecchio Vietnam del Sud, ossia di una propaggine americana nel continente asiatico. E’ una visione vecchia, da Risiko, di un uomo vecchio come Trump, che non considera il nuovo mondo multipolare che, invece, sia la Russia e sia la Cina ben capiscono.

L’Europa? Quando si è materializzata la paura d’essere anche noi sotto “l’ombrello” nucleare coreano, la Francia ha avuto un ritorno di fiamma d’antica “grandeur”. Ma tutto è finito lì.

Scatenare una guerra nucleare senza che vi sia una ragione di tipo economico o geopolitico –e, ribadisco, per quanto mi sforzi non riesco a trovarne di coerenti con i rischi che si correrebbero – mi sembra una follia: ma forse stiamo solo parlando di bulli di paese, che hanno l’arma nucleare al posto del coltello. Pronti, entrambi, a richiudere la lama al primo sguardo ammiccante: così andrà a finire.

State tranquilli e godetevi questi ultimi scampoli di una legislatura frizzante come un succo di melanzana, con uno spruzzo di birra tedesca e due patatine americane come contorno. Una vera delizia.

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/09/la-corea-ha-veramente-le-armi-che.html

6.09.2017

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    “Ci sarebbe da chiedersi da dove sono arrivate le atomiche pakistane, indiane ed israeliane”.
    Posso solo rispondere per l’atomica indiana: fu il frutto di un accordo USA-India che prevedeva l’accoglienza del governo-ombra tibetano con a capo il Dalai Lama in cambio della formazione di ingegneri nucleari indiani presso le università americane. Gli USA volevano che il Dalai Lama fosse nelle vicinanze del Tibet per riprenderne possesso (i “rivoltosi” anti Cina venivano istruiti presso le basi militari in USA) ma le cose alla fine non andarono come il Pentagono sperava. La promessa di dare la possibilità all’India di costruirsi l’atomica però fu mantenuta. Quello che trovo preoccupante non è l’atomica coreana (è stato più volte sottolineato come sia il frutto della consapevolezza che a essere accondiscendenti con i diktat USA-ONU si fa la fine di Gheddafi e Saddam, bene fa quindi la Corea a continuare ad essere stato canaglia) quanto la mai sopita antipatia viscerale tra India e Pakistan. Ma di queste due potenze nucleari nessuno ne parla, perchè non sono stati canaglia secondo gli standard attuali.

    • virgilio

      per l’atomica israeliana se non mi sbaglio sono i francesi ad avergliela data!

      • omega86

        E il principale scienzato che vi lavorò è attualmente prigioniero (scarcerato ma non può lasciare israele) della sua stessa nazione: Mordecai Vanunu

      • NO, il materiale fissile provenne dagli Usa, alcune tonnellate sparite dai registi. Perlomeno così si dice…

    • CarloBertani

      L’atomica pakistana è di derivazione cinese. Ciao

      • Truman

        Da una breve ricerca nel mio archivio non trovo alcun riferimento alla Cina. Affermava Sbancor “BCCI, la banca finanziatrice dell’atomica pakistana” dove BCCI la ricordo come una fallita banca degli USA.
        Sandy Synge afferma “1956: vengono caldeggiati dal comitato dello Stato
        Maggiore americano per la pianificazione in Medio Oriente (JCS Joint Middle East Planning Committee) programmi di collaborazione militare e di scambio internazionale di «informazioni atomiche». I maggiori paesi coinvolti sono l’Iraq e il Pakistan”

        Mazzetta dice: “Il programma nucleare iraniano è figlio del progetto per la costruzione della “Bomba Atomica Islamica”, annunciato in gran pompa nel 1976.
        Il programma è stato promosso dalla dittatura pakistana, dall’allora capo supremo Z.A. Bhutto (padre di Benhazir, prima presidentessa pakistana poi incarcerata e deposta).
        Fin dal 1972 il Pakistan aveva intrapreso il cammino verso la bomba. Nel 1972 con l’aiuto canadese, il Pakistan costruisce in quell’anno i primi impianti per lo studio e la sperimentazione del nucleare civile.

        Nel 1976 … Pakistan, Arabia Saudita, Libia ed Iran decidono di associarsi per dotare i paesi islamici dell’armamento atomico necessario a contrastare quelle che erano chiamate le “atomiche cristiane, ebraiche ed indù”, e riscattare in questo modo l’enorme inferiorità strategica e militare dei paesi musulmani nei confronti del resto del mondo.
        A procurare i piani e le conoscenze necessarie aveva già provveduto A.Q. Kahn, un giovane fisico pakistano che aveva lavorato presso un’azienda europea del settore, ed era riuscito a trafugare i piani ed i disegni necessari e a metterli a disposizione del Pakistan.

        Da allora, e per oltre venti anni, Arabia Saudita, Libia, ed in misura minore l’Iran, provvederanno ai massicci finanziamenti necessari a portare a termine l’opera.”
        Da quello che vedo per lungo tempo gli USA hanno consentito lo sviluppo del nucleare in Pakistan, in particolare tramite l’Arabia Saudita. Manca l’informazione, che ricordo bene ma per la quale non trovo la fonte, che gli USA si assicurarono che l’atomica Pakistana non fosse funzionante, fornendo un progetto difettoso. Insomma volevano tenersi buono il Pakistan, facendo finta di fornirgli l’atomica. Comunque credo che il problema sia superato da tempo.

        • CarloBertani

          Sai, Truman, ricordavo a braccio, ricordo che lessi qualcosa sullo zampino cinese in funzione anti indiana…chissà com’è andata…Ciao

        • Cataldo

          Manca solo un tassello, il Sud Africa, che lavorava all’epoca con Israele, guarda caso 😉 e dal quale sono trapelate molte info proprio in direzione Pakistana.

    • Cataldo

      Un intercetto di un missile con testate nucleari in volo, con testata
      ancora non separata, non porta a nessuna esplosione nucleare.
      La testata errante, a questo punto fuori traiettoria, non esploderebbe in ogni
      caso nemmeno dopo, se si parla di testate USA o Inglesi o russe, per
      quelle cinesi francesi ed israeliani non ho informazioni certe, molto
      probabilmente non esploderebbero nemmeno quelle, ma potrebbero avere criteri di sicurezza meno stringenti.

  • disqus_iUEFcL1eJR

    Ammettiamo pure che il NK ha 60 missili nucleari e che alcuni di questi (diciamo almeno un terzo, cioè circa 20 missili) sopravvivono a un eventuale attacco preventivo dei delinquenti americani e, se non la california, questi missili sono in grado di arrivare in giappone e nell’isola di Guam.
    La domanda che mi faccio è questa: questi missili riuscirebbero ad arrivare a destinazione superando tutte le contromisure elettroniche che i delinquenti potrebbero utilizzare per buttare giù i missili del NK e superando tutte le barriere antimissilistiche che i delinquenti hanno sia in corea del sud che in giappone o sulle loro portaerei che stazionano nei mari vicino alla corea? peraltro non esistono solo i missili del Thaad ma anche i caccia che possono intercettare eventuali missili del NK.
    Se la risposta è affermativa (cioè è sicuro o almeno probabile che alcuni missili del NK potrebbero arrivare a destinazione) allora possiamo essere certi che tutto questo bailamme è solo una sceneggiata dei delinquenti americani per vendere armi a giappone e corea del sud e per tenerli “per le palle” costringendoli a rimangiarsi ogni velleità diplomatica con il NK.
    In caso contrario (se, cioè, il bullo ammerecano è in grado di fermare tutti gli eventuali missili che il NK potrebbe lanciare) temo che il pazzoide criminale americano attaccherà e non sarà dissuaso né dall’artiglieria che il NK potrebbe utilizzare per bombardare Seul né dal timore di un possibile intervento cinese.
    In effetti in che modo la cina potrebbe intervenire? lanciando missili sugli americani o sul Seul? non credo proprio! oppure potrebbe mandare truppe in NK? Ma a cosa servirebbero queste truppe cinesi ? Servirebbero solo ad occupare il NK col pretesto di difenderlo e a rendere kim più malleabile o a sostituirlo (ammesso che resti vivo dopo l’attacco americano) con qualche altro più malleabile…ma questo è proprio quello che vogliono anche i delinquenti ammerecani!
    Spero che nel costruire i loro missili nucleari gli scienziati del NK siano stati abbastanza bravi da renderli almeno in qualche misura invulnerabili alle contromisure dei delinquenti ammerecani.
    Solo in questo sta la loro salvezza e quella del NK.

    • Truman

      Se ho capito bene i missili coreani sono balistici, in pratica sono qualcosa di simile a proiettili d’artiglieria sparati con traiettoria balistica, quindi dovrebbero essere del tutto insensibili a contromisure elettroniche.
      Le possibilità di intercettare tali missili con i caccia credo siano estremamente basse, i caccia non sono particolarmente adatti a questo compito.
      Sistemi di difesa da terra sul genere dei patriot sarebbero più adeguati a intercettare i missili coreani, ma se l’armamento del missile è nucleare potrebbero semplicemente provocare un’esplosione nucleare in aria, in prossimità della destinazione (in pratica effetto nullo).
      Va detto che, se i missili superano i 20mila metri di quota, come dice Bertani, potrebbero essere i satelliti USA ad avere qualche possibilità di intercettare i missili ad alta quota, quando sono lontani dal loro bersaglio.
      Comunque, se fosse facile intercettare tale genere di missili, la Corea nel Nord non esisterebbe e avrebbe fatto una fine peggiore di Iraq e Libia.

    • Annibale Mantovan

      Secondo me nessun missile progettato antiaereo o antimissile può fermare un ICBM balistico….nemmeno gli S500 russi. Gli ICBM volano a centinaia di km di altezza a velocità pari a 25-27 volte la velocità del suono…come si farebbe a fermarli? Lo stesso vale per contromisure elettroniche. L’ ICBM vola sull’ obiettivo seguendo mappe proprie spaziali o terrestri. Da quel poco che ne capisco l’ unico modo per fermarli è quello di distruggerli prima di partire o subito dopo il lancio o con contromisure laser spaziali orbitanti…raggi laser da film di fantascienza insomma. Per darti un idea della velocità che raggiungono gli ICBM: un proiettile sparato da un fucile di precisione viaggia a 2-3 volte la velocità del suono…La Corea può stare tranquilla!

      • La questione è complessa, un missile ICBM moderno , tipo i Topol russi parte da lanciatori mobili, quindi finchè non vine lanciato non sai esattamente dove si trova. Raggiunge in pochissimo tempo altezze suborbitali, e ancora in territorio russo. A quel punto la testata si apre e ne escono circa 12 bombe più piccole, ognuna con la sua brava testata nucleare, destinate ad altrettanti bersagli: oltre alle testate vere vengono gonfiati circa una quarantina di palloncini alluminizzati, destinati a diventare dei perfetti bersagli per i radar. radar che vedrebbero uno sciame di bersagli sparpagliati a diversi chilometri gli uni dagli altri. e da un solo missile. a quel punto le testate vere sono dotate di capacità di manovra, e cambiano direzione in volo, per impedirne di calcolare la rotta… molto , molto difficile intercettarli. Infatti i russi non sono estremamente preoccupati dei sistemi Thaad polacchi e forse rumeni, sono preoccupati del fatto che i lanciatori dei sistemi antimissile in realtà siano testate balistiche. una specie di arma di offesa mascherata da difesa.

        • CarloBertani

          Non sapevo di questo tipo di “chaff” lanciato dagli ICBM. Pensa che i tedeschi, durante la 2GM, munirono alcuni sommergibili di “piller werfen”, ossia di sacche di gomma gonfiabili e zavorrate, in modo da creare l’eco di un secondo sommergibile vicino al primo. Insomma, riducevano della metà le bombe per battello! Ciao e grazie.

          • Cataldo

            A breve avremo testate rientranti manovrabili, che renderebbero definitivamente obsoleto tutto l’armamentario antimissile USA, ammesso che già non esista, tenuto conto dei rapporti sempre più stretti tra Russia e Cina e del grande lavoro Cinese fatto sui missili “antiportaerei”.

          • CarloBertani

            A ben pensarci, la riprogrammazione in volo potrebbe essere un tallone d’achille, perché,aprirebbe alle contromisure avversarie. Tanto, quando un ICBM, grazie alla piattaforma inerziale, ha un CEP di 100 metri, cosa vuoi che sia per una bomba nucleare? Diverso è l’approccio verso le portaerei: con i missili Kalibr, un sottomarino russo può colpire una portaerei da 2500 km con esplosivo convenzionale, l’arma nucleare non serve.

        • Cataldo

          I silos sono gli stessi, più o meno, il problema dei russi è che dei missili posizionati in quei silos potrebbero raggiungere la Russia in pochissimi minuti, da qui le preoccupazioni; ovviamente nei media nessuno spiega, e sembra che i russi si preoccupino delle capacità di intercetto dei missili di risposta ad un eventuale attacco USA, problematica che pure esiste, ma al momento ancora marginale rispetto il problema di cui sopra.

          • Putin lo disse chiaramente anni fa, che i “giornalisti ” americani si siano dimenticati di tradurlo?
            Mosca dice che i missili intercettori così vicino al suo confine potrebbero essere in realtà un modo per nascondere armi illegali , altri vettori nucleari posizionati al di fuori di ogni trattato.
            Dato che si conosce perfettamente la posizione dei lanciatori e dei radar, diventati subito bersagli prioritari, sicuramente non sarebbero deterrenti, ma missili messi lì per un attacco di sorpresa.
            Sarebbero efficaci solo se lanciati “prima ” di un attacco russo.
            I russi lo sanno benissimo, e hanno un po tutti l’impressione che gli americani li vogliano prendere per il culo.
            Parimenti hanno l’impressione che gli occidentali siano in gran parte dei minchioni, che si bevono ogni cazzata.

        • Cataldo

          Cambiano rotta con algoritmi speciali, nei quali i russi sono maestri ma il target è sempre quello programmato al lancio, ma a breve avremo anche il retargeting in flight.

          • devono trovare un modo efficace di comunicazione con i missili…o forse c’è già? Che i palloni servano anche per fare rimbalzare onde radio? idea interessante…

  • televisione falsa

    grande nord korea che si e’ dotata di armi nucleari per non farsi massacrare come afganistan , iraq , libia e siria

  • CarloBertani

    Voglio aggiungere una precisazione ad un lungo commento qui sotto. Gli ICBM non sono missili guidati o, comunque, armi che utilizzano mezzi elettronici attivi (radar, ecc) per andare sull’obiettivo, come fanno i comuni missili da crociera, Hanno una piattaforma inerziale, ossia una specie di giroscopio: le informazioni che usano sono all’interno del missile già al momento del lancio. Quindi, nessuna misura elettronica li può fermare. Le armi anti-missile degli USA prevedono, semplicemente, l’impatto duranta la discesa, possibilmente fuori dell’atmosfera. Per questa ragione, se la Corea lanciasse un missile Unha nell’oceano ( e ne avesse altri pronti al lancio), la questione sarebbe chiusa. Probabilmente gli americani non sono certi che le cose stiano proprio così, e quindi fanno la voce grossa, ma la distruzione del Giappone e della S. Corea sarebbe sicura, e questo è già uno scenario apocalittico, non lo credo probabile.

  • disqus_iUEFcL1eJR

    Ringrazio Bertani e i commentatori che hanno risposto in modo esauriente alla mia domanda.
    Allora, se le cose stanno come descritto, la questione coreana sembra essere solo una sceneggiata di quel pazzo di Trump.

    • CarloBertani

      No, non è pazzo…fa solo un po’ di scena ad usuum stultorum, deve rassicurare i suoi elettori che lui è l’unico vero macho del pianeta, tutto qui…

  • Nathan

    Non c’è niente di più segreto delle armi e tecnologie nucleari. Quindi tutte le supposizioni che si possono fare sulle armi NK e USA sono e rimangono supposizioni. Certo è che sapremo la verità solo nel momento di un eventuale scontro sempre che non si ubbidisca al vecchio adagio la prima vittima della guerra e la verità.

    • Truman

      Ciò che dici è quasi vero. Ma il nucleare deve essere collaudato e per farlo (es. esplosioni sotterranee) si creano delle onde che sono percettibili in tutto il mondo. Poi il materiale di base è l’uranio, in grandi quantità, che deve essere cavato o importato. I principi di base poi sono abbastanza noti.
      Diciamo come minimo che esistono tecnologie più segrete.

  • disqus_iUEFcL1eJR

    Non molto tempo fa, su qualche altro blog, qualcuno che si atteggiava a grande stratega politico e militare, scriveva che il progresso nucleare della corea era dovuto ai sovietici che in un primo momento avrebbero fornito al NK la tecnologia per la costruzione dei Vettori e poi quella della costruzione delle bombe nucleari da spedire tramite i vettori in modo da rendere il NK pericoloso per gli Usa e quindi utilizzare il nucleare coreano come mezzo di scambio affinché gli Usa smantellino il Thaad dalla corea del sud (e magari anche dal giappone).
    Poco dopo ho letto articoli in cui si indica invece l’ucraina come responsabile di aver fornito almeno la tecnologia missilistica al NK.
    Infine su una articolo apparso molti anni fa su CD stesso, ho letto che qualche altro dice che sono stati gli stessi americani – direttamente o indirettamente tramite il Pakistan – a permettere lo sviluppo nucleare del NK.
    Spero di leggere presto qualche altro articolo in cui forse si dirà che in realtà sono stati gli Iraniani a favorire il nucleare del NK e che i grandi progressi del NK sono dovuti anche all’esigenza vitale dei suoi scienziati (oltre che di Kim) di mettere velocemente in funzione i loro neuroni per produrre qualcosa di inatteso e spettacolare.