La Coca-Cola e i suoi imbottigliatori “reintegrano” tutta l’acqua che utilizzano

DI BARBARA GRADY

greenbiz.com

In un’epoca in cui anche quell’1% della disponibilità mondiale di acqua ancora incontaminata è in pericolo e mentre la crisi idrica è stata considerata il maggior rischio per la sicurezza globale, la più grande azienda mondiale di bevande, che è anche  la più vorace consumatrice del prezioso liquido, intende reintegrare tutta l’acqua di cui fa uso.

La Coca-Cola Company, che utilizza circa 300 miliardi di litri di acqua all’anno (una quantità del genere è come se ogni persona sulla Terra destinasse alla produzione dei suoi prodotti 40 litri delle risorse idriche comunitarie), ha annunciato lunedì di aver raggiunto l’obbiettivo che si era prefissata dieci anni fa: “reintegrare” o ripristinare la stessa quantità di acqua usata in un anno nell’attività di produzione, imbottigliamento e vendita di Coke, Sprite, Fanta, del succo d’arancia Minute Maid e di centinaia di altre bevande.

La definizione di “reintegro” non si riferisce però ad un trattamento e ad un riciclo riportanti a monte ogni litro di acqua utilizzata, una cosa del genere sarebbe impossibile, dal momento che circa una metà viene consumata dagli esseri umani con il consumo delle bevande. Piuttosto, il tutto viene fatto attraverso una miriade di attività, volte a ripristinare o a finanziare il ripristino della stessa quantità di acqua potabile con progetti di comunità per infrastrutture e potabilizzatori, con il supporto al rimboschimento ed alla corretta manutenzione dei bacini idrografici, mentre 145,8 miliardi di litri vengono trattati e riciclati a livello locale.

O, come detto dalla Compagnia in una dichiarazione resa pubblica lunedi: “La Coca-Cola Company e tutte le sue consociate a livello mondiale che lavorano all’imbottigliamento (la Coca-Cola System) annunciano oggi di aver raggiunto l’obbiettivo del reintegro (in altre parole del bilanciamento globale del quantitativo di acqua equivalente a quello totale delle vendite), nell’ambiente o direttamente nelle comunità locali”.

“Alcuni progetti di ripristino riportano direttamente l’acqua nelle sorgenti da noi utilizzate, mentre altri si sviluppano al di fuori del bacino idrografico in cui operano i nostri impianti, ma sono importanti nel venire incontro alle esigenze dei governi locali, delle comunità e dei loro associati, ogni qualvolta ce ne sia la necessità.”

La Coca Cola afferma di aver riportato in natura, l’anno scorso, 192 miliardi di litri di acqua.

E di aver migliorato la propria efficienza nel trattamento idrico del 2,5% nel 2015 e del 27% a partire dal 2004.

Imperativi commerciali, fra minacce al marchio e alle fonti di rifornimento

Potrebbe sembrare una bella cosa rimpiazzare l’acqua utilizzata, ma la Coca-Cola ha imparato a sue spese che disponibilità idrica ed amministrazione sono problemi materiali e rischi materiali, e come tali vengono riportati nelle sue 10.000 relazioni finanziarie agli azionisti.

Dieci anni fa, la Coca-Cola era stata pesantemente accusata di sottrarre l’acqua di falda ai contadini ed agli insediamenti abitativi nelle zone siccitose dell’Africa e dell’India per convogliarla verso i propri impianti di imbottigliamento.

La campagna War on Want  condotta nei campus delle università americane ed in altre comunità di tutto il mondo, aveva fatto luce sullo smodato consumo di acqua da parte della Coca-Cola in luoghi dove l’agricoltura di sussistenza e le stesse aree urbane non disponevano di acqua sufficiente.

Solo l’anno scorso, in India, popolazione ed attivisti del posto hanno protestato contro gli impianti di imbottigliamento della Coca-Cola, accusandoli di monopolizzare le locali riserve idriche sotterranee. Nel 2015 la Coca-Cola ha cessato l’attività produttiva in tre stabilimenti indiani, dopo che si erano verificati moti di piazza in alcune zone aride.

L’amministratore delegato della Coca-Cola, Muhtah Kent, ha parlato di queste problematiche e delle lezioni imparate dall’azienda in un editoriale pubblicato sul sito web della società, insieme all’annuncio del raggiungimento del 100% del reintegro dell’acqua utilizzata.

“Il nostro mondo ha un problema d’acqua. E’ una questione con cui la mia azienda si è cimentata per anni in molte parti del mondo,” ha scritto Kent.

Ha ricordato che 12 anni fa, “la nostra attività era stata accusata di far cattivo uso dell’acqua in India durante i periodi di siccità. Anche se alla fine stato riconosciuto che operavamo nell’ambito della legge e che utilizzavamo le nostre riserve idriche, abbiamo subito la chiusura di alcuni stabilimenti e la nostra reputazione ne è uscita danneggiata. Un certo numero di consumatori ha abbandonato i nostri marchi.”

Ha detto che, all’epoca, la Coca-Cola si era preoccupata dell’uso dell’acqua all’interno dei propri stabilimenti: “E’ stata la nostra sveglia. Come risultato, abbiamo fatto sì che l’acqua diventasse una priorità-chiave del (nostro) business, insieme ad un esame complessive del nostro fabbisogno idrico e dei rischi ad esso associati, valutando anche le opportunità per una sua riduzione.”

In un’intervista, lunedi scorso, Greg Koch, responsabile della gestione idrica mondiale della Coca-Cola, ha detto che la compagnia e le aziende imbottigliatrici devono fare un passo indietro, per capire bene le problematiche locali connesse alla gestione del patrimonio idrico, evitare le critiche e riconquistare la fiducia dei consumatori locali. La Coca-Cola avrebbe poi, come prima cosa, gestito il problema a livello industriale con gli stabilimenti di imbottigliamento societari, ma, in seguito, avrebbe negoziato direttamente con i governi e le comunità interessate, per trovare il modo di aumentare la disponibilità idrica comunitaria.

“C’è stato bisogno di salire ad un livello di conoscenza superiore, fare un passo fuori dalle mura, per entrare in sintonia con le comunità con cui si spartiscono le risorse idriche; per questo bisogna condividere e discutere di problemi qualitativi e di problemi quantitativi”, ha affermato.

“La bellezza dell’acqua, che è insieme una benedizione ed una sfida, è che tutti dipendono dall’acqua, per cui, quando essa viene manipolata in qualche maniera, qualitativa o quantitativa, (bisogna tener presente che) siamo tutti seduti alla stessa tavola.”

Inoltre, Bea Perez, funzionario-capo del reparto che si occupa dei problemi ambientali della Coca-Cola, ha detto: “non esiste una soluzione standardizzata per tutto”, questo perché i problemi idrici di ogni nazione (e a volte quelli delle singole comunità) sono unici. Nell’America Latina sono un problema la potabilità e la purezza dell’acqua, mentre in Africa e in India l’incognita maggiore è la quantità.

In generale, secondo quanto affermato dalla compagnia, la Coca-Cola ha raggiunto l’obbiettivo del reintegro idrico attraverso 248 progetti di collaborazione a livello di comunità in 71 nazioni, finalizzati alla protezione dei bacini idrografici e alla disponibilità di acqua, sia potabile che destinata a scopi industriali. Alcuni progetti operano anche in campo sanitario e scolastico, sono finalizzati all’aumento degli standard di vita ed aiutano le comunità locali ad adattarsi ai cambiamenti climatici.

Riportare l’acqua alla natura?

Per riportare in natura quasi 192 miliardi di litri di acqua sono occorsi, a livello mondiale, progetti con caratteristiche assai diverse.

La Coca-Cola ha detto che i dati in suo possesso indicanti il raggiungimento degli standard di “reintegro” sono stati rivisti da Limno Tech, verificati da Deloitte e resi pubblici in un corposo report . La  metodologia utilizzata per calcolare il reintegro idrico è stata sviluppata in collaborazione con Nature Conservancy e Limno Tech e poi sottoposta ad una revisione paritaria scientifico-tecnica.

La Coca-Cola, per sviluppare e portare avanti le sue attività di reintegro, ha collaborato con numerose organizzazioni non-profit come Nature Conservancy e il World Wildlife Fund e con agenzie pubbliche, come l’U.N. Development Programme. In alcuni casi, la Coca-Cola ha dato inizio ad iniziative proprie per il miglioramento sia della situazione idrica che delle comunità locali, come il programma Replenish Africa Initiative (RAIN), che finanzia progetti di potabilizzazione dell’acqua per le comunità rurali.

Questi sono numeri importanti: 192 miliardi di litri sono come restituire 403 miliardi di bibite da una pinta [0,473 cc. – Pinta Americana], oppure 55 bicchieri di acqua da una pinta all’anno per ogni persona sulla Terra. Ripetiamo, la Coca-Cola utilizza 300 miliardi di litri. Se siamo d’accordo sul fatto che l’acqua è una risorsa naturale condivisa che appartiene a tutta l’umanità, allora è come se ciascuno sulla Terra donasse 40 litri, o 86 bibite da una pinta, alle attività della Coca-Cola.

Efficienza idrica

La Coca-Cola ha anche affermato di aver migliorato l’efficienza del consumo idrico connesso alle sue operazioni industriali. Dieci anni fa, la Coca-Cola usava 2,7 litri di acqua per ogni litro di bevanda venduta, oltre ad un extra di 1,7 litri di acqua per ogni litro di bevande zuccherate, succhi di frutta, tè, ecc., solo per le operazioni di produzione e la pulizia dei macchinari. Nel 2014, ha portato questo rapporto a 2,3 litri per litro di prodotto. Adesso il rapporto è quasi a 2 per 1 .

Il fatto che un utilizzatore idrico così vorace abbia effettivamente reintegrato tutta l’acqua utilizzata è una sfida alle altre multinazionali affinchè prendano coscienza della loro impronta idrica e facciano di più per rimpiazzare quella che utilizzano. Da certe relazioni si scopre che la maggior parte delle società ignora il rischio idrico.

Carter Roberts, presidente ed amministratore delegato del World Wildlife Fund, che ha collaborato in alcuni progetti con il gigante delle bevande, ha detto che la Coca-Cola, con il raggiungimento dell’obbiettivo del reintegro totale di tutta l’acqua da lei utilizzata “ha instaurato uno standard a cui devono adeguarsi gli altri utilizzatori delle risorse idriche”.

Ken, in un editoriale pubblicato lunedì, ha esortato il mondo finanziario a concentrare la sua attenzione sul problema dell’acqua: “Molti esperti prevedono che ci saranno conflitti e spostamenti di popolazioni collegate alla lotta per l’acqua. Prevedo che, se nei vostri affari voi non gestirete le risorse idriche in modo responsabile, fra vent’anni voi non sarete più in affari.”

Per assicurare la condivisione delle risorse idriche con le comunità locali e per rendersi conto delle loro necessità, la Coca-Cola richiede che ciascuno dei suoi 863 stabilimenti sparsi in tutto il mondo “determini la sostenibilità delle riserve idriche che condivide con gli altri in termini di qualità, quantità ed altri fattori, come le infrastrutture per il trattamento e la distribuzione dell’acqua.”

Se una fonte di approvvigionamento idrico viene ritenuta non sostenibile per lo stabilimento e la comunità locale nel loro insieme, l’impianto di imbottigliamento deve allora sviluppare un Piano di Protezione per la Sorgente Idrica. La cosa che ogni stabilimento deve valutare è se il consumo di acqua e il suo scarico (nell’ambiente) potrebbero potenzialmente impedire agli altri membri della comunità l’accesso alle risorse idriche in quantità e qualità sufficienti.

La Coca-Cola ha fatto molta strada negli ultimi dieci anni, da quando doveva far fronte ai boicottaggi e all’ira dei consumatori causati dal proprio (eccessivo) consumo idrico. Ora, nei circoli che si interessano di sostenibilità aziendale e nei punteggi di CDP e Ceres essa si colloca fra le (aziende) più responsabili nella gestione dell’acqua.

Dal momento che Coke, Sprite e gli altri prodotti Coca-Cola si trovano agli angoli delle strade in praticamente tutte le città del mondo e poichè gestisce attività in più nazioni e territori di quanti siano i membri dell’ONU, le sue azioni hanno una risonanza mondiale.

L’annuncio del reintegro idrico, fatto da Coca-Cola, è arrivato durante la World Water Week di Stoccolma. Kent, nel suo editoriale, ha ammonito i colleghi del mondo industriale a prestare attenzione ai problemi connessi all’acqua:

“Alcune stime indicano che fra 15 anni il nostro pianeta avrà bisogno di un 40% in più di acqua potabile rispetto a quanto possiamo normalmente accedere al giorno d’oggi. E, anche se è probabile che la situazione peggiori prima di migliorare, sono preoccupato dal fatto che il mondo finanziario e la società nel loro insieme non sentano l’urgenza di affrontare la cosa. In certi ambienti avvengono azioni significative, ma sembra che chi non si trova di fronte a problemi immediati di scarsità o qualità, spesso consideri l’acqua come un qualcosa di dovuto.”

 

Barbara Grady

Fonte: www.greenbiz.com

Link: https://www.greenbiz.com/article/coca-cola-and-bottlers-achieve-replenishment-all-water-they-use

29.08.2016

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a  cura di MARKUS

 

 

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