La caduta di Kabul

di Nestor Halak
comedonchisciotte.org

Nel mondo reale, gli eventi non sono mai completamente positivi o completamente negativi. Per decidere se gioirne o rammaricarsene, occorre fare un bilancio tra il pro e il contro. La presa del potere in un qualunque stato da parte di un’organizzazione islamica estremista, dal mio punto di vista, non è mai una buona cosa.

D’altra parte, la plateale sconfitta del più grande esercito della galassia, in esito ad una delle sue più lunghe e ingiustificabili e sanguinose, guerre di aggressione, iniziata ufficialmente come ritorsione all’attentato di New York dell’11 settembre 2001 (probabilmente un lavoro interno al quale, in ogni caso, l’Afghanistan era completamente estraneo), mi pare un’ottima notizia. Soprattutto se si tiene conto che tale meraviglioso esercito ci occupa da oltre 70 anni e ci ha costretti, contro tutti i nostri interessi, a inviare un costosissimo corpo di spedizione in Afghanistan per vent’anni. Indimenticabile, poi, che la bravata del bullo del cortile è costata centinaia di migliaia di morti tra gli afghani: vorrei proprio vedere come reagirebbero i cuori belli dei diritti violati che predicano dai teleschermi se il ripristino della democrazia avesse riguardato la loro gente.

Questi 170.000 morti, non contano nulla? Non li muovono a compassione se sono ammazzati dagli americani e non dai talebani? Il bilancio della caduta di Kabul mi pare dunque largamente positivo. La prima buona notizia di un certo rilievo dallo scoppio della pandemia a questa parte. Il fatto che Blinken neghi ogni parallelismo con la caduta di Saigon del 75, aggiunge un’ulteriore soddisfazione: infatti, se non fosse vero, non gli sarebbe mai venuto in mente di negarlo.

Pubblicato da Tommesh per Comedonchisciotte.org

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