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La bomba nel cervello. Perchè alcuni uomini stuprano ?

DI ROBERT J. BURROWES

Information Clearing House

Un recente rapporto di Equality Now dal titolo: “La vergogna del mondo: l’epidemia globale di stupri ha fornito una serie di raccomandazioni per rafforzare le leggi e scoraggiare e punire la violenza sessuale contro donne e ragazze.

Tuttavia, non esiste una sostanziale evidenza dell’efficacia di qualsiasi approccio giuridico quando si ha a che fare con la violenza. Ad esempio, l’evidenza empirica delle minacce di punizioni (cioè violenza) come deterrente, e l’inflizione della pena (cioè violenza) come vendetta, rivelano un impatto variabile e dipendenza dal contesto, rilevabile facilmente da un’osservazione casuale. Ci sono semplicemente troppi motivi diversi per cui le persone infrangono le leggi in vari contesti. Si veda, ad esempio, Il Crimine nonostante la Pena.

Inoltre, considerata la schiacciante evidenza del dilagare della violenza nel mondo, e dato che la violenza dello stesso sistema giuridico non fa che contribuire a rafforzare questo ciclo di violenza, è più che ovvio che bisognerebbe prima meglio identificare le cause della violenza, per poi elaborare approcci adatti ad affrontare e risolvere in modo efficace queste cause e molti dei loro sintomi. E ridurre gli stanziamenti attuali destinati ai sistemi giudiziari e carcerari per destinarli a questi nuovi approcci realmente efficaci.

DUNQUE: PERCHE’ ALCUNI UOMINI STUPRANO?

Tutti coloro che commettono atti di violenza, compresi gli stupratori, durante la loro infanzia hanno subito loro stessi gravi violenze ‘visibili’ (vale a dire, quel tipo di violenza fisica palese, facilmente identificabile); ma, cosa più importante, hanno anche accumulato dentro di sé una grande quantità di violenza ‘invisibile’ e ‘assolutamente invisibile’; quel tipo di violenza degli adulti sui bambini che spesso non viene percepita come violenza. Per una spiegazione più in dettaglio, leggere: Perchè violenza?’ e ‘Psicologia della Paura e psicologia del coraggio: principi e pratiche.

Questa violenza causa enormi danni all’individualità di un bambino, lasciandolo terrorizzato, portandolo a odiare se stesso e a sentirsi impotente, tra tutte le altre orribili sensazioni. Tuttavia, poiché non consentiamo ai bambini lo spazio emotivo per elaborare le loro risposte emotive alle nostre violenze, questi sentimenti di terrore, di odio verso se stessi e di impotenza (oltre ai vari altri), si radicano profondamente in loro e inconsciamente guidano il loro comportamento, senza che ne siano consapevoli.

Dunque, cos’è la ‘violenza invisibile’? Sono le ‘piccole cose’ che facciamo tutti i giorni, in parte perché siamo ‘troppo occupati’. Ad esempio, quando non lasciamo ai bambini il tempo di ascoltare e valutare i propri pensieri e sentimenti, i bambini imparano a non ascoltare se stessi, distruggendo così il loro sistema di comunicazione interna. Quando non lasciamo dire a un bambino quello che vuole (o lo ignoriamo quando lo fa), il bambino sviluppa delle disfunzioni di comunicazione e di comportamento, mentre cercano in qualche modo di soddisfare le loro necessità (per le quali sono programmati dalle naturali strategie di sopravvivenza).

Ogni volta che incolpiamo, condanniamo, insultiamo, deridiamo, umiliamo, provochiamo, tormentiamo, facciamo sentire in colpa, inganniamo, mentiamo, corrompiamo, ricattiamo, moralizziamo con e giudichiamo un bambino, non solo attacchiamo la sua autostima, ma gli stiamo insegnando a incolpare, condannare, insultare, deridere, umiliare, provocare, tormentare, far sentire in colpa, ingannare, mentire, corrompere, ricattare, moralizzare e giudicare.

Il risultato fondamentale dell’essere stato bombardato nell’infanzia da questa violenza ‘invisibile’, è che il bambino vive costantemente sopraffatto da sentimenti di paura, dolore, rabbia e tristezza (tra gli altri). Inoltre, anche i genitori, gli insegnanti e gli altri adulti della sua vita interferiscono continuamente con l’espressione di questi sentimenti e con le risposte comportamentali che generano naturalmente; ed è questa violenza ‘assolutamente invisibile’ che spiega perché si verificano dei comportamenti disfunzionali.

Ad esempio, se ignoriamo un bambino quando esprime i suoi sentimenti, se lo confortiamo, consoliamo, rassicuriamo o distraiamo quando esprime i suoi sentimenti, se ridiamo o lo ridicolizziamo quando lo fa, se lo terrorizziamo impedendogli di esprimere i suoi sentimenti (es. urlandogli contro quando piange e si arrabbia), se reprimiamo con violenza un comportamento generato da suoi sentimenti (es. colpendolo, bloccandolo o chiudendolo in una stanza), il bambino non avrà scelta: finirà con il reprimere/sopprimere inconsciamente la sua consapevolezza di questi sentimenti.

Tuttavia, una volta che è terrorizzato e sopprime la consapevolezza dei suoi sentimenti (invece di consentire a questi sentimenti di agire su di lui), il bambino sopprime inconsapevolmente anche la realtà che ha provocato quei sentimenti. Questo ha delle conseguenze disastrose per l’individuo, per la società e per la natura. Infatti, l’individuo, da quel momento in poi, tenderà ogni volta a sopprimere la consapevolezza dei sentimenti che altrimenti gli suggerirebbero il modo più funzionale di reagire in ogni circostanza; e acquisirà progressivamente una serie di comportamenti disfunzionali, tra cui alcuni di violenza verso se stesso, gli altri e/o la Terra

Dunque: cosa accade psicologicamente agli stupratori quando commettono l’atto di stupro? In sostanza, stanno proiettando i sentimenti del proprio vittimismo (inconsciamente soppressi) sulla loro stessa vittima. Cioè, la loro stessa paura, l’odio verso se stessi e il senso d’impotenza, ad esempio, vengono proiettati sulla vittima in modo che possano avere un sollievo temporaneo da quei sentimenti. La loro paura, temporaneamente, viene soppressa ancora più a fondo. Il loro odio verso se stessi si proietta nell’odio verso la vittima, la loro impotenza viene temporaneamente sostituita da un senso di controllo, cosa che non gli é mai stato concesso di provare da bambini. E lo stesso accade per tutti gli altri sentimenti repressi. Ad esempio, uno stupratore potrebbe dare la colpa del suo comportamento al tipo di abbigliamento della vittima: segno certo, questo, lo stupratore da bambino è stato continuamente ed ingiustamente incolpato e rimproverato. E per questo, è (inconsciamente) arrabbiato.

Il punto centrale nella comprensione della violenza è che è di origine psicologica e, quindi, una risposta efficace deve consentire ai sentimenti repressi (che comprendono un’enorme rabbia per le violenze subite) di esprimersi in modo sicuro. Per una spiegazione di ciò che è necessario, vedere ‘Nisteling: l’arte dell’ascolto profondo’’ che io cito nel mio: “La mia promessa ai bambini”.

Il sistema giuridico è semplicemente una struttura comunemente accettata di violenza che utilizza la violenza, eufemisticamente classificata come ‘punizione’, in un tentativo perverso di terrorizzare le persone controllando i loro comportamenti o a trattarle con violenza da parte dei tribunali come vendetta perché non lo fanno. E’ un approccio incredibilmente ignorante e ingenuo fino all’estremo, che ci dà la misura di quanto siamo lontani dal rispondere con forza al problema diffuso della violenza nel nostro mondo. Vedere ‘Lo Stato di diritto: ingiusto e violento’ e ‘La punizione è violenta e controproducente’.

CHE FARE?

Beh, possiamo continuare a lamentarci della violenza contro le donne (come ci lamentiamo per altre manifestazioni di violenza come la guerra, lo sfruttamento e la distruzione dell’ambiente, ad esempio) e usare il sistema giuridico per perpetuare il ciclo della violenza infliggendo altra violenza come ‘punizione ‘.

Oppure, possiamo, personalmente, affrontare la causa di ogni violenza.

Potrebbe risultare scomodo riconoscere e adottare misure per affrontare la nostra propria violenza contro i bambini; ma finché non lo facciamo, vivremo in un mondo in cui la continua ed epidemica violenza contro i bambini continuerà ad alimentare in modo incontrollato tutte le altre manifestazioni di umana violenza. E la nostra specie finirà con l’estinguersi.

Se si vuole realmente partecipare a uno sforzo mondiale per porre fine alla violenza umana, si potrebbe fare la mia “Promessa ai Bambini” citata più sopra e firmare un impegno solenne nella “Carta dell’Uomo per Creare un Mondo Non Violento”.

Si potrebbe anche sostenere iniziative per devolvere importanti risorse della società a un sostegno emotivo di alta qualità per quelli che sopravvivono allo stupro da parte di esperti in ‘nisteling’ (ascolto riflessivo profondo-ndt    http://www.informationclearinghouse.info/article39530.htm).

Questo tipo di supporto non può essere fornito da uno psichiatra. Si veda : “Sconfiggere la violenza della Psichiatria”. Il ‘nisteling’ consentirà a coloro che hanno sofferto dei traumi di guarire completamente; ma ci vorrà del tempo.

È importante sottolineare che anche lo stupratore ha bisogno di questo sostegno emotivo: ha alle spalle una lunga e dolorosa infanzia che ha un grande bisogno di recuperare. E’ questa guarigione che gli permetterà di identificare con precisione gli autori della violenza che ha subito e i sentimenti che hanno soppresso così a lungo e che oggi devono far riaffiorare, rivivere ed esprimere liberamente.

Ci vuole molta empatia e capacità di ‘nistel’ per poter affrontare in modo efficace e duraturo la violenza in questo contesto. Ed è necessaria a tutti se vogliamo crescere dei figli compassionevoli e consapevoli.

 

Robert J. Burrowes è impegnato da sempre nella comprensione e nell’eradicazione della violenza umana. Svolge ricerche approfondite dal 1966, nel tentativo di capire perché gli esseri umani sono violenti; è attivista della non-violenza dal 1981. E’ autore di “Perché violenza?” . Il suo indirizzo e-mail è [email protected] e il suo sito web è: https://robertjburrowes.wordpress.com/

Fonte: www.informationclearinghouse.info

Link: http://www.informationclearinghouse.info/46742.htm

27.03.2017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

 

 

Pubblicato da Davide

33 Commenti

  1. La chiave della nostra felicità è accettarci per come siamo. Per questo qualsiasi via educativa deve passare per l’accettazione dei proprio sentimenti e bisogni.
    Diventare adulti significa anche accettare la possibilità del distacco dalle persone care.
    Chi non riesce a vivere se viene lanciato dal partner non può dirsi una persona adulta e matura.

    Questo non spiega però del tutto la questione. Perché sono in genere gli uomini ad essere fisicamente violenti con le donne e non viceversa? E perché molte donne si lasciano sedurre da uomini violenti anziché da quelli pacifici? Quanta componente è istinto e quanta è cultura?

    • Allora se il partner ha il naso lungo e viene “lanciato” resta appeso ai fili della luce?

    • “Perché sono in genere gli uomini ad essere fisicamente violenti con le donne e non viceversa?”
      Semplicemente perchè non è vero. Questa è una domanda sapientemente indotta dal martellamento mediatico riguardo al “femminicidio”.

      Per approfondimento consiglio questo articolo sulla manipolazione mediatica dei dati statistici: http://www.pensierocritico.eu/manipolazioni-statistiche.html

    • La questione non viene risolta perché la domanda è mal posta.
      La persona che non riesce a vivere perché si sente abbandonata dal partner tende ad entrare in uno stato ansioso perché non sa gestire il distacco, è come il bambino privo della figura genitoriale di riferimento.
      Come il bambino, questa persona tende a punire chi lo ha abbandonato e tendenzialmente questi soggetti sono quelli che rientrano nella casistica di chi uccide i figli della coppia e si suicida.
      Mentalmente è come se dicesse ” ecco, è colpa tua se ora non ci siamo più, è causa del dolore che ci hai inferto”.
      Nel caso dello stupro e/o dell’omicidio del coniuge invece, emerge una forte componente sadica.
      Non è un caso che l’omicidio sia l’ultimo livello di una serie di soprusi e violenze via via crescenti, attuate a danno del coniuge e spesso motivo della separazione e non nate dopo la stessa.
      Quindi come vedi hai due profili molto differenti tra loro.
      Per quanto riguarda il perché le donne prediligano gli uomini violenti, anche qui la domanda è mal posta.
      Dovresti chiederti cosa fa un uomo violento perché venga preferito ad uno equilibrato.
      La risposta è semplice, purtroppo il narcisista perverso e sadico tende ad essere molto convincente agli inizi della relazione poiché utilizza strumenti di manipolazione differenti che conquistano la vittima fino a renderla dipendente, da quel momento in poi il narcisista tende a cambiare registro e mostrarsi via via per quello che è, la vittima a volte lo lascia e la reazione è quella che leggi sui giornali di cronaca.
      Non è vero che il sadismo sia una componente prevalentemente maschile.
      Il manipolatore, il narcisista perverso possono essere sia uomo che donna.
      Sono numerosi anche i casi di cronaca di omidici organizzati da ex mogli per svariati motivi, è probabile che la donna sociopatica non potendo contare sulla fisicità elabori un piano spostandosi direttamente sull’omicidio più che sulle violenze fisiche reiterate e intimidatorie.
      Il problema principale è l’assenza di empatia di questi soggetti e l’articolo descrive bene il problema e l’inutilità di inasprire le pene senza condurre una politica di educazione e riabilitazione sociale.

      • Risposta molto interessante. Riguardo alla scelta delle donne, tu le dipingi un po’ troppo come ingenue nel lasciarsi circuire. Io invece credo che molte pensino che sia eccitante e vantaggioso avere un partner che si impone, gestisce la loro vita e se necessario anche manesco (con gli altri). Le fa sentire protette e preziose. In realtà non si rendono conto che il tipo “che ha fatto di tutto per averle” farà anche di tutto per non farle andare via.

        • L’ingenuità sta a monte e non a valle, secondo me.
          Ossia, una donna con poca esperienza e molta fiducia nel prossimo, può lasciarsi sedurre da un corteggiamento anche frettoloso e fatto di banalità romantiche e commerciali come scatole di baci e ostentazioni varie.
          Una donna sicura di se davanti a determinate offerte non capitola perdendo la bussola, ma cerca altri elementi per conoscere l’altro.
          Una donna approfittatrice accoglie di buon grado ogni regalo le venga offerto, a prescindere dalle intenzioni con cui viene offerto, perché anche le sue tutto sommato sono ambigue quindi non vale la pena andare per il sottile.
          Come vedi tutti e tre i profili, nella fase iniziale, mostrano apertura al soggetto che ipotizziamo nasconda invece una natura sadica e perversa che non emerge dai primi incontri.
          Lo spartiacque lo hai proprio al momento del cambio di registro.
          Una donna sicura di se, quando vede che l’uomo che fino a poche ore prima la portava sul palmo della mano improvvisamente risponde in modo scostante, non chiama o segue altri comportamenti non in linea con la personalità mostrata agli inizi, semplicemente non ne fa un problema personale, ma si allontana molto velocemente chiudendo ogni contatto.
          L’approfittatrice sarà quella che invece si arrabbierà per quella che percepisce come una sorta di truffa, avendo leso i suoi interessi personali, insomma quella che tempesta di telefonate e prende a male parole il partner.
          L’ultima tipologia di donna invece si chiede cosa abbia fatto lei per aver generato il cambiamento, dove possa aver sbagliato e viene presa da continui sensi di colpa che la portano ad inseguire l’altro invece che mollare il tiro e sì, subisce nel tentativo di riportare le cose alla fase iniziale.
          Entriamo in ambiti di dipendenza che sono a loro volta un disturbo e che si sposano con il disturbo sadico dell’altro, no non è più semplice ingenuità.
          Non ne farei una statistica però, e soprattutto posso sostituire perfettamente il termine “donna” con quello di “uomo” e portarti numerosi esempi di situazioni analoghe dall’altro punto di vista.

          • Capisco il ragionamento. E conosco sia uomini che donne “Dongiovanni”, portati a sedurre persone del sesso opposto per accrescere la propria autostima o soffocare tendenze sessuali che non accettano.
            Non vedo però il legame che tu evidenzi tra il bisogno di fare conquiste, fingendo sentimenti e personalità per fare “colpo”, e la violenza.
            I “Dongiovanni” che ho conosciuto io erano sì dei gran bugiardi ma per niente violenti fisicamente.
            E non necessariamente chi è violento deve nascondere tale caratteristica per avere una vita sentimentale, anzi, per qualcuno può essere anche fattore di fascino. Infondo, chi è violento è anche potente. Prendi ad esempio i mafiosi, se tutte le donne ragionassero come tu sostieni nessuno di loro sarebbe sposato. E non per questo chi è un criminale di mestiere necessariamente è violento nei confronti dei familiari.

          • Non ho mai parlato di Dongiovanni, ed è bene non confondere le due figure.

          • Ricapitolando… secondo te esistono uomini che non vogliono violentare una sconosciuta, non vogliono la conquista fine a sé stessa ma una relazione stabile e fingono di essere gentili perché una donna si innamori di loro senza sospettare che una volta fidanzati verrà riempita di legnate… vabbè…

          • Esistono sadici perversi impotenti che sì, riempiono di legnate la propria donna anche senza stuprarla o averci rapporti sessuali.
            Stupito?

    • La chiave della felicità è accettarci per come siamo?
      Anche, non solo, le componenti che rendono l’esistanza umana felice, parola un po’ troppo “abusata”, sono molte. Per citare Z. Bauman, la felicità sta nel porsi degli obiettivi, sfide nuove, godersi la soddisfazione,sentirsi capaci e successivamente porsi nuovi obiettivi. Per lui la felicità è essere competenti, adeguati, alla vita che si sceglie.
      Comunque il concetto di felicità oltre ad essere soggettivo è anche abbastanza ambiguo.
      Accettarsi per come siamo… Sì, ovviamente una persona sufficientemente soddisfatta di sé ha un buon grado di consapevolezza dei suoi pregi e difetti, riesce ad esprimere bene la sua realtà umana e sì può accettare per come è; ma quì parliamo di individui che soffrono conflitti importanti.

      Esiste una scala di drammaticità riguardo gli eventi anaffettivi, di rabbia, all’interno di una relazione: una lite verbale violenta, uno schiaffo, un pugno, una coltellata, un abuso sessuale, un omicidio.
      Alcuni di questi episodi rientrano in quadro di difficoltà nel non sapersi relazionare affettivamente, potrebbe esserci un disturbo ma non è scontato, altri esempi presentano sicuramente una patologia psichica.

      La radici di questa difficoltà sono da ricercare nei primi anni di vita della persona, il contesto sociale-culturale incide, ma mai quanto la relazione con le figure significative che s’instaura nei primi anni, specialmente il primo.
      La Klein, di cui non amo tutto il lavoro svolto, soprattutto per le posizioni freudiane (il bambino, l’essere umano, è un essere violento e malato… vedi complesso edipico) ha individuato un meccanismo essenziale:
      la relazione oggettuale.
      Il bambino nei primi mesi è fuso con il contesto ambientale, non percepisce le persone interamente (ma come parti) e separate da sè, le considera sue parti, è fuso con l’ambiente.
      Il rapporto più significativo, con la madre o meglio in principio con il seno della madre è vissuto quindi in maniera scissa.
      L’oggetto buono (seno buono) è quello che gli da nutrimento, sensazioni postive, che può trasformare in immagini positive da accogliere internamente, l’oggetto cattivo (seno cattivo) è quello che non soddisfa i suoi bisogni, frustrazioni.
      Il bambino non pùo tenere dentro di sè sentimenti negativi, autodistruttivi e per difesa li proietta nell’oggetto esterno.
      Questa posizione è definita schizoparanoide, per la Klein è comune a tutti gli esserei umani e nel processo di crescita viene superata con l’integrazione dei due oggetti in un unico totale.
      Senza dilungarmi troppo, chi non riesce a superare tale posizione continuerà ad attuare questi meccanismi di difesa. La compagna/o verrà vissuta in maniera scissa, è oggetto buono ma è anche oggetto cattivo e se nella storia personale dell’individuo sono presenti vissuti violenti, di importante disagio, questa errata percezione in momenti di difficoltà può trasformare in atti violenti.

      L’articolo centra perfettamente il nucleo del problema, non sono la polizia, la punizione violenta o una speculazione logico-razionale a poter risolvere questa realtà, bisogna ridare la giusta importanza a quel periodo di crescita che va dalla nascita fino all’adolscenza, smontare le contraddizioni che rimbalzano nella nostra società contemporanea.

      Magari cominciando con l’accenare che cosa sia una relazione amorosa, erao,agapao,fileo, ma quì c’è il rischio di diventare lunghi…. 🙂 sicuramente non è specchiamento, identificazione, possessione, consolazione.

      • La chiave della felicità è accettare la realtà per quello che è.
        E questo comprende sia accettare noi stessi per come siamo che non accettare gli eventi che ci accadono, senza creare attaccamenti verso cose, persone od obbiettivi perché tutto è in continua mutazione.

        Porsi degli obbiettivi tali che la nostra felicità dipenda dal raggiungerli è il modo più facile per diventare infelici. E l’ostinarsi nel rifiutare che tutto ha una fine, compresi i rapporti affettivi, è un altro modo per infliggersi infelicità. E l’infelicità la scarichiamo inevitabilmente, anche in forma violenta, su chi ci sta intorno.

        L’attaccamento è tipico del bambino, che non essendo autosufficiente ha bisogno di “avere” chi si prende cura di lui. Non ha caso il bambino usa sempre la parola “mio”. “Mio” il cibo, “mia” la mamma, “mio” tutto.
        Inoltre il bambino non sa perdere, se ad un gioco non vince si arrabbia e diventa violento.

        Altruismo e condivisione invece sono sentimenti adulti, perché l’adulto sa amare disinteressatamente perché non ha paure della povertà o della solitudine. E accetta anche di perdere se è per il bene di qualcun altro.

        Si possono tirare fuori tutte le teorie psicologiche, l’unico dato di fatto è che chi è violento non è mai diventato adulto anche se ha 40 anni, perché non riesce ad accettare l’abbandono di un partner e/o non riesce a vedere che la felicità non sta nella “vittoria” sul prossimo.

        E purtroppo la nostra società fondata sulla competizione e il raggiungimento di obbiettivi non può che generare persone infantili, violente e insoddisfatte.

        • Ripeto il concetto di felicità è soggettivo ed ambiguo, nell’accettare la realtà per quello che è si allenta la tensione, può esserci soddisfazione e svolta ma non significa che ciò produca “felicità”.
          Una persona che ha commesso un atto grave e comprende la realtà delle sue dinamiche non credo provi felicità.

          L’obbiettivo, per come lo intende bauman, non è la fonte della felicità ma situazioni che l’individuo con cui l’individuo si confronta e dal superare le difficoltà annesse prova felicità. E’ la sua posizione, non la mia, una persona potrebbe anche prefiggersi mete irraggiungibili.
          Lui dà una definizione della felicità, personale, soggettiva, c’è chi sostiene che sia un concetto vuoto.

          Tu centri il tuo pensiero sul passaggio da uno stato infantile ad uno adulto , non è che sia sbagliato, ma spiega poco ed è difficile operare in questi termini.

          Tra l’altro il bambino non ha bisogno di avere… si tratta di vera e propria sopravvivenza e se non vince ad un gioco magari si arrabbia, non diventa violento, la violenza è altra cosa.

          “Tutte le teorie psicologiche” (poi quali? sono così tante e differenti) parlano di una materia complessa e tecnica ed effettivamente diventano pallose e distanti ma sono quelle che alla fine fanno ricerca, così da poter capire, spiegare e curare un bambino di 40 anni che stupra.

          • Il concetto di felicità è soggettivo ed ambiguo, ecco perché i filosofi orientali l’hanno identificata, sfruttando il suo opposto, come “assenza di sofferenza”.

            Io non sono un terapeuta e non so come potrei aiutare uno stupratore. Non credo però che lasciarlo nel senso di colpa possa essere utile. Non si può costruire un futuro se si resta legati al passato. E chi giudica sé stesso con lo stesso metro giudicherà gli altri. Se pensi di essere meschino non ti peserà fare violenza, lo vedrai come naturale. Se pensi di essere prezioso come persona, vedrai preziosi anche gli altri.

  2. Quello che dice l’articolo e’ sbagliato. Ai tempi dei nostri nonni l’educazione era piu repressiva, sia a scuola che in famiglia. Anche quando ero piccolo io 40 anni fa, ma a quanto dice l’autore stesso la violenza e’ aumentata piu di recente, quindi il discorso non quadra.

    • Il problema non è la violenza reale ma quella percepita. Ad esempio se si guardano le statistiche i crimini sono in diminuzioni, ma ci sentiamo meno sicuri perchè facciamo più caso ai crimini stessi, che ci sembrano della atrocità insopportabili mentre una volta venivano non dico accolte ma accettate come parte del destino.

      http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2015/01/07/news/i-reati-sono-in-calo-ma-abbiamo-piu-paura-1.194032

      Quindi l’analisi di questo signore è assolutamente parziale ed incompleta. Così come esiste il freddo percepito (funzione anche del tasso di umidità presente nell’aria) esiste la violenza percepita. Una volta esisteva un sogno di modernità, ed era vietato contrapporvisi. Se succedeva scattava la violenza. Bacchettate a scuola (provate a farlo oggi, galera garantita), schiaffoni a casa (idem), cinghiate quando si sfidava oltre il limite. Di tutta quella violenza REALE non ne è rimasto più nulla. In compenso abbiamo elevato all’ennesima potenza la nostra capacità di vedere violenza. Anche quando non c’è. Il femminicidio ad esempio, denota un’esagerata attenzione verso una specificità che non avrebbe molta ragione di esistere, sennò dovremmo anche specificare l’anzianicidio, l’adolescenticidio, il trentennicidio, e via elencado assurde tassonomie criminali. Oggi siamo molto attenti alla violenza contro le donne, ma questo non significa necessariamente che ci sia più violenza di 40 anni fa. Ultimamente (per fortuna) sono in calo. E’ tutta una questione di sistema percettivo. Quando esisteva il delitto d’onore un uomo se la passava bene anche dopo avere ammazzato la moglie. Oggi una ragazzina può mandare in galera un uomo quando vuole, basta una denuncia anche senza che sia stato commesso alcun reato.

      http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/11/25/violenza-donne-alfano-reati-in-calo_c05d717b-fee8-4ab0-8ccc-2035a7f4495d.html

      • Sara’ anche un problema di percezione, ma non mi rilasserei troppo. Il bullismo a scuola c’e sempre stato ma mai con questi eccessi di violenza di gruppo e slealta (ho insegnanti in famiglia) e sono spesso protetti da famiglie che minacciano. Io potevo affrontare il bullo sapendo che dopo due schiaffi ci separavano, chi li ha dati e chi li ha presi ma erano due schiaffi, adesso fanno pestaggi organizzati. In discoteca non ci vado piu ma ho un amico buttafuori che ha una gran brutta percezione di come si divertono oggi i ragazzi… L’attenzione alla violenza sulle donne non e’ mai esagerata, e quello che arriva sulle news e’ sempre la punta dell’iceberg.

        • Non sto dicendo cose diverse, ho solo spiegato dettagli diversi. Il bullismo è una forma di slealtà: Forte con i deboli e debole con i forti, e oggi che il corpo insegnanti non rientra più tra i “formatori dello Stato” e che il divario tra vertici (politici e non) e base si è definitivamente consolidato sono anch’essi diventati figure alla stregua dei politici. Sono diventati deboli perchè il nucleo familiare è diventato forte (così come programmato dalle elites), e ama sfidare. Viviamo nella società dei clan, questo ci dicono gli antropologi. Non esiste più una forza riconosciuta da tutti superiore (che poi sarebbe lo Stato). Clan contro clan.

    • secondo me non è vero che è aumentata di recente anzi… all’epoca dei nostri nonni non vi erano queste violenze? ve ne erano ancora di più ma se ne parlava meno e soprattutto una notizia per fare il giro del mondo ci metteva molto di più, il + delle volte la notizia era circoscritta al paesino in cui si era verificata. Vorrei solo ricordare che i russi all’epoca della conquista di Berlino si stima abbiano stuprato più di 240000 donne….. insomma io sinceramente preferisco il presente, anche se non è il paradiso purtroppo.

      • I Russi venivano da anni di violenze raccapriccianti da parte dei Tedeschi invasori. Si dice 26 milioni di morti. Non si fanno tanti morti in poco tempo senza causare un po’ di incazzatura in chi lo ha subito. Uno stupro per ogni cento omicidi non è neanche una vendetta simbolica. E’ solo un rimprovero.

        • Scusi ma che diavolo sta dicendo? cosa centravano le donne tedesche che vivevano a Berlino con i tedeschi che andavano a invadere la Russia?

  3. «Robert J. Burrowes è impegnato da sempre nella comprensione e nell’eradicazione della violenza umana. Svolge ricerche approfondite dal 1966, nel tentativo di capire perché gli esseri umani sono violenti».
    Dopo 50 anni non l’ha ancora capito e cerca di convincere qualcuno non meglio precisato su qualcosa di sfuggente con la retorica moraleggiante e psichedelica, in cui ogni affermazione è un gioco di parole e vale esattamente come il suo contrario.

  4. Chi ha scelto l’immagine che precede il post ?
    Mi ha fatto venire in mente “Vis grata puellae” di Ovidio (Ars amatoria)

    vim licet appelles: gratast vis ista puellis:
    quod iuvat, invitae saepe dedisse volunt

    Non erano tempi di politicamente corretto.

    Si scherza ovviamente.

    A livello animale l’accoppiamento è una aggressione: perché qualcuno dovrebbe entrare dento di te ? Tutto diventa chiaro nel momento in cui si è coscienti di quello che sta avvenendo. Chi violenta agiste a livello animale; chi subisce la violenza percepisce l’animale che ha di fronte.

  5. Ho conosciuto pochi stupratori in vita mia, ma quelli che ho conosciuto erano tutti criminali.

  6. Questo è un discorso di genere che tra qualche tempo non si potrà più fare tanto l’èlite spinge per l’eliminazione dei generi. Penso che la violenza sulle donne sia il frutto del disagio maschile che si esprime in modo diverso da quello femminile. La fragilità maschile si sta esprimendo nel peggiore dei modi perché a mio avviso a mio avviso è stata più colpita dai nuovi modelli sociali che impediscono la libertà di movimento nel bambino cui per natura i maschi sentono più necessità. Viviamo in una società violenta che sotto la patina piagnucolosa e caramellata del controllo totale e del consumismo obbligato, sta silentemente avviandosi alla mercificazione completa di ogni aspetto dell’individuo. Una società che ha prodotto gli attuali adulti incapaci di gestire finanche sé stessi, lasciando così lo spazio a tecnologie che eliminano l’affettività, ad una scuola pensata a spianare il campo all’asservimento, a servizi dedicati all’infanzia asettici o assenti, che forse è lo stesso. Una società che oltre ai valori , ha perso molti punti di riferimento necessari al corretto sviluppo del bambino, come le Figure Genitoriali in grado di accompagnarlo e creare le sponde necessarie al passaggio dal suo naturale egocentrismo al contatto con la realtà. Figure genitoriali che se assenti e inadeguate saranno la causa di problemi con l’autorità, e la gestione delle frustrazioni. Per finire vorrei rilevare che oltre a mancare gli adulti in grado, mancano proprio fisicamente i padri esempi viventi di gestione non violenta dei conflitti.

    • Sinceramente non mi reputo nè un padre assente nè inadeguato, ma non cambia nulla: il figlio del nuovo millennio ha comunque perso ” le sponde necessarie al passaggio dal suo naturale egocentrismo al contatto con la realtà”, come dici correttamente. Il vero problema è che la realtà genitoriale non coincide, se non minimamente, con la realtà dei figli, troppo intrisa di virtualità (o iperrealtà, realtà aumentata/modificata etc..) per cui i messaggi che le generazioni “vecchie” possono veicolare a quelle “moderne” sono destinate a rimanere monchi, inadeguati rispetto a vocabolari e sintassi postmoderne. Il gioco comunicativo non si svolge più tra chi detiene una sapienza riconosciuta e chi la sta cercando, ma tra chi è portatore di una sapienza ormai destinata a sparire e chi è già portavoce di una nuova sapienza. Nota bene che ho parlato di sapienza e non di saggezza, che è tutt’altro. Credo che le cose fossero più o meno così anche per la mia generazione, con la sottile differenza che mentre a noi piaceva il rock come elemento di rottura sociale, oggi esiste un individualismo (ben congegnato) che evita le imprese sociali (hanno scoperto che il ’68 è da evitare) e si rifugia nella scelta personale, disinnescando alla base le possibili variazioni su larga scala. La generazione Erasmus vede come valore fondante la mobilità, lo sradicamento quindi l’intercambiabilità. La rivoluzione si basa su principi opposti: è l’identità (meglio se affannosamente costruita) coniugata con il principio di uguaglianza che fa scatenare i popoli. Oggi più che mai invece vige il motto della Thatcher: non esistono le società, esistono gli individui. Noi genitori possiamo fare gran poco, e quel poco genera conflitti. ” gestione non violenta dei conflitti”? Ma quando mai……

      • Io ho abbandonato da lungo tempo la comunicazione con i miei figli.
        Di mio,e quando mi viene chiesto, curo,cucino, pulisco porto conforto. So che per il momento non è possibile comunicare. Sarà magari un fatto generazionale? Non credo.
        Infine non so chi sia l’alieno.
        A me interessano poche regole certe per il rispetto
        di sé degli e degli altri, anche così si può continuare nel lavorio delle sponde, fino a che queste non cederanno lasciando il passo alla barbarie.

  7. Tutto ciò che succede in questo mondo è voluto da fanatici del potere e del profitto.
    Le società sono malate, malate nel seguire un balordo progresso che innalza patologie del tipo, egocentrismo, egoismo, perbenismo, apparenza e tanta stupidità. E può un bimbo crescere mentalmente sano in un contesto dove le espressioni fondamentali di quell’età vengono interdette?
    Altro che ‘il Nesteling’, questo è un mondo che va rovesciato…

  8. …ipotesi , solo ipotesi..Pietro Maso ha ucciso entrambe i genitori solamente per l’eredità…basta leggere la sua biografia: https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Maso per accorgersi che la faccenda bambino maltrattato è una balla colossale..per chi vuole approfondire, può sempre leggersi il libro dello Psichiatra e Criminologo Vittorino ANDREOLI, il quale spiega benissimo che i maltrattamenti non sono il movente per certi delitti efferati…anche se in alcuni casi posso esserlo

  9. Estremamente interessante ma … eh, ma non ci siamo. Non esiste nessun mezzo per evitare la violenza, la maggioranza di quella prodotta rimane comunque del tutto incosciente. Prima di tutto è necessario capire la funzione corretta della violenza e non etichettarla “sbagliata ” a prescindere, va capito perché siamo dotati anche di violenza e va conservata e gestita come tutte le altre funzioni del corpo. Non posso definirmi completo senza violenza, non posso reagire senza violenza alla violenza della vita, anche quella che non è umana, non mi difendo da un conflitto qualsiasi tra me e ciò che accade se rimango incapace di gestire le emozioni violente che esistono a prescindere da me. Devo capire come funziona la struttura emotiva e questo non è un atto di cura psicologico, ma educativo.

    In USA sono particolarmente indietro in questo e studi recenti che confrontano i differenti modelli educativi, mettono in luce che quelli europei sono molto più capaci di aiutare i bambini a sviluppare una coscienza dei meccanismi delle loro emozioni, perchè si basano su una cultura che non reprime e non intervenirne per impedire il conflitto, ma lascia sperimentare al bambino le sue proprie emozioni. In USA c’è una specie di terrore patologico per le emozioni infantili, un ossessione che obbliga gli educatori a intervenire a qualsiasi cenno di conflitto per prevenirlo e sedarlo praticamente subito. C’è l’idea che l’emozione negativa sia sbagliata a prescindere.

    Ecco, questo è esattamente quello che poi produce nel modello americano la stupidità congenita, quella che fa dire alla persona che si arruola nell’esercito “vado a difendere il mio paese” per poi diventare un drogato di pasticche prescritte da psichiatri come caramelle perchè non regge la schifezza che è la realtà politica del suo paese.
    L’esercito USA è il primo consumatore di psicofarmaci e sono ormai in molti gli ex-combattenti che denunciano apertamente lo sfruttamento del personale a scopi medici molto poco chiari.

  10. Non proprio. Alle donne non frega di cosa pensano gli altri maschi di noi.
    In genere sono interessate ad un uomo per la capacità di aiutarle a realizzare il loro “progetto”, che sia la famiglia o la ricchezza o altro.

    E se uno “si sa fare rispettare” loro vedono il compagno ideale.
    Il problema è che alcune confondono il “farsi rispettare” con “sopraffare il prossimo” e chiudono un occhio davanti a segnali di una personalità violenta.

  11. antifemminismoragusa

    Peccato che ormai grazie al femminismo anche dire buongiorno è stupro quindi di cosa stiamo parlando? Prima di tutto se vogliamo andare avanti dobbiamo andare indietro e mettere in galera tutte le femministe per crimini contro l’umanità.