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IN UN MONDO PERFETTO

DI JOHN KAMINSKI

In un mondo perfetto non avremmo soldati, polizia, crimini, violenza, o chiazze inquinanti di petrolio. La popolazione mondiale, stabile nel numero, strutturata in modo che ciascun individuo possa riconoscersi in un vero nucleo familiare, sarebbe per sua propria natura onesta e civile e ciò si concretizzerebbe in comportamenti sociali e relazioni internazionali del tutto amichevoli.

In un mondo perfetto si vivrebbe a contatto con la natura, cercando di alterare il meno possibile l’equilibrio del pianeta. Si deve pensare agli Indiani, che si muovono con attenzione ben maggiore della nostra nell’ambiente in cui vivono, come ad una di civiltà più elevata, nel senso generale del termine.Un recente articolo affermava che il suono globale emesso dalla razza umana – si pensi al suono dei jet e dei test nucleari – ha l’effetto di disintegrare la struttura tettonica del pianeta. Le armonie planetari sarebbero uno dei migliori passatempo, in un mondo perfetto.

Si pensi anche agli antichi Greci, che consideravano il pianeta come un organismo vivente chiamato “zoon”, al quale ci si riferiva in seconda persona – più con un “te” che con un “esso”. Andando molto indietro nella storia si arriva al periodo in cui il discorso e la logica non avevano terza persona. L’abilita’ di creare concetti si accompagna, come indicato da Omero, ad allucinazioni razionali rispetto a quella parte sostanziale dell’esistenza che non puo’ essere descritta con precisione.

Era un qualcosa chiamato “thumos” che spingeva gli uomini alla battaglia nella guerra di Troia, un’emozione affine al cuore, allo spirito e all’anima che spingeva ad uccidere. In un mondo perfetto questo “thumos” sarebbe ritualizzato all’interno di giochi e innocue pratiche filosofico/religiose.

L’aggressione sarebbe considerata inaccettabile in un mondo perfetto, poiché la rete mondiale per la legalità sarebbe perfettamente funzionante, non soggetta a corruzione per motivi economici. Nel mondo perfetto il dilemma aggressione e sessualità non sarebbe ancora del tutto risolto.

In un mondo perfetto, l’incontrastata aberrazione del vantaggio personale, attualmente esistente nella società, sarebbe dimenticata e al suo posto verrebbe appresa nella coscienza collettiva la massima: “non vivrai questa vita esclusivamente per te stesso”.
Gesù e Sartre si troverebbero d’accordo su questo punto.

Non ci sarebbe bisogno di polizia perché ciascuno sarebbe il controllore di se stesso, con una responsabilità per sé stessi che non riflette vera responsabilità finché non influisce positivamente e in modo dimostrabile. Insomma, chi avrebbe tempo per i crimini?

Non ci sarebbero guerre perché tutti avrebbero il necessario per sopravvivere, e il governo mondiale dovrebbe sovrintendere a ciò. Gli xenofobi che percepiscono il governo mondiale come una limitazione al guadagno personale sarebbero stati ridicolizzati da lungo tempo.

In un mondo perfetto sarebbe lampante che tutti gli essere umani sono una sola famiglia, senza distinzioni per il colore della pelle, il taglio di capelli o il nome del loro dio.

Si, ma in un mondo perfetto sarebbe chiaro che diversi e adorati nomi di Dio non sono altro che sinonimi. E non solo: in un mondo perfetto, la Divinità avrebbe riconquistato la sua qualità femminile, e il rispetto per questo lussureggiante e ricco suolo che calpestiamo avrebbe rimpiazzato la sete di sangue “da testosterone” che una volta opprimeva le masse e aveva ridotto il pianeta ad una discarica.

Il concetto chiave per la creazione di un mondo perfetto è molto simile a quello della creazione degli Stati Uniti d’America: dei principi codificati per il bene comune. E’ impressionante la sincera umanità dei nostri padri – e madri – fondatori, specialmente se la si confronta con gli sterili, striduli enunciati dell’attuale classe dirigente. Questo è quello che si è perduto. Continuo a ripeterlo. Non cambio idea.

Ciò che manca nella nostra attuale struttura di governo è qualcosa che potete trovare nelle vostre case. La presenza di bambini praticamente garantisce che l’abbiate. Potete chiamarla come vi aggrada – io la chiamo vita vera. Altri la chiamerebbero amore.

Questo è ciò che manca alle forze che stanno distruggendo il mondo. Il nostro non è un pianeta da ricoprire di asfalto e soffocare con impulsi elettronici e vari composti chimici. E’ la nostra casa e, accidenti, non ne sappiamo praticamente nulla.

In un mondo perfetto tutto ciò sarebbe ovvio, e il rispetto per l’ambiente in ogni sua forma sarebbe insito nella natura umana.

Sia il governo che l’economia sarebbero al servizio del pianeta, casa nostra. Come era inteso che fosse. E in conseguenza di ciò ci rimarrebbe molto più tempo per dimostrare ai nostri figli che li amiamo.

In un mondo perfetto capiremmo le implicazioni delle nostre azioni. Saremmo molto più sensibili. Sapremmo che non si impara vincendo sempre. Comprenderemmo che il profitto rappresenta sempre una perdita per altri versi. Non berremmo Coca Cola e Pepsi.

In un mondo perfetto una sorta di schizofrenia “a tre” regolerebbe il pensiero sociale e il sistema di sanzioni: oltre al benessere fisico e mentale, nella personalità umana si verrebbe ad includere una terza categoria. La si può chiamare spirituale, ma questa parola è abusata da troppo tempo delle religioni. Meglio: ineffabile.

Tutte quelle cose che veramente vogliamo nella vita: amore, figli, una casa sicura, una comunità di amici della quale essere sinceramente orgogliosi, tutto ciò e’ ineffabile. Non sono cose materiali ma le possiamo sentire nel silenzio del nostro cuore.

In un mondo perfetto tutte le nostre azioni deriverebbero dal pensare a queste cose ineffabili. In un mondo perfetto il governo avrebbe la responsabilità ultima di eliminare la sofferenza. Le aziende che producono prodotti utili all’umanità pagherebbero molte meno tasse rispetto a quelle attività basate sull’accumulo di denaro.

In un mondo perfetto i bambini non crescerebbero desiderando di partecipare a Operazione Tempesta nel Deserto scambiandosi figurine che celebrano massacri inenarrabili. Al contrario, la loro aspirazione sarebbe diventare guaritori, i più decisi aspirerebbero ad essere architetti.

In un mondo perfetto molto si scriverebbe sul suo significato. Il governo non avrebbe paura di nuove idee, semplicemente perché esso stesso si baserebbe su un insieme di nuove idee. Un governo che ha paura del nuovo è un governo che ha qualcosa da nascondere.

In un mondo perfetto tutti voterebbero e nessuno avrebbe bisogno di candidarsi. In un mondo perfetto gli amministratori sarebbero in carica per un solo mandato. Anche perché – sapevano i Greci – sarebbe ovvio che il governare non richiede speciali attributi e che ciascuno sarebbe in grado di ricoprire incarichi ufficiali. I problemi sono inevitabili quando si sta per troppo tempo al potere.

E soprattutto, in un mondo perfetto, avremmo imparato a non temere quello che non possiamo evitare in quanto esso è una nostra creazione.

John Kaminski, scrittore, vive in Florida. I suoi saggi sono accessibili su centinaia di siti in tutto il mondo. E’ l’autore di “Autopsia dell’America”, “Il Nemico Perfetto”, e di “Il Giorno in cui l’America Morì: Perche’ non dovete credere all versione ufficiale sull11 settembre, 2001” . La sua ultima raccolta di saggi, “Ricetta per l’Estinzione” può essere ordinata presso http://www.johnkaminski.com

Data: 31 gennaio 2006

Fonte: http://www.johnkaminski.com/

Link: http://warfolly.vzz.net/inaperfectworld.html

Traduzione dall’inglese a cura di SARA ROSSI per www.comedonchisciotte.org

Pubblicato da God