In difesa dell’“Antropomorfismo”

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DI JEF COSTELLO

counter-currents.com

Credo che tu stia “antropomorfizzando”, mi disse il veterinario. Gli avevo portato la gatta per una visita di routine e stavo descrivendo qualcosa di carino che aveva fatto. Non ricordo cosa fosse (è successo qualche anno fa). Ma non era la prima volta che me lo diceva, e mi era già capitato di sentire questa critica fastidiosa da altri.

Il contesto era solitamente quello in cui stavo parlando di quelle che io interpretavo come manifestazioni di emozioni da parte della gatta, oppure manifestazioni di affetto. E ho continuato ad “antropomorfizzare” dopo che la gatta è morta e ho vissuto per un paio d’anni con un coinquilino che aveva un cane – a cui (prevedibilmente) mi sono affezionato davvero tanto. Nella mia vita sono stato posseduto da due gatti e tre cani, se contiamo quello che è stato mio “coinquilino”. Ho condiviso così tanto della mia vita con gli animali che adesso mi sembra strano non averne intorno (sono incerto sul prendere un altro animale domestico, perché vorrei viaggiare un po’).

In generale, preferisco la compagnia degli animali a quella degli umani. Trovo che sia molto più facile avere a che fare con loro e per loro provo molto più affetto. Quando incontro persone con figli tendo a dimenticare il nome dei bambini, ma se hanno un cane mi ricordo sempre come si chiama. E nelle amicizie di lunga data ho l’abitudine di chiedere alla gente come stanno i loro animali, e di chiedere solo in un secondo momento come stanno i figli. Vado matto per gli innumerevoli video di animali carini che la gente posta su Facebook. Se si rendesse necessario, penso che potrei mandare a morte milioni di esseri umani e poi dormire come un bambino. Ma non posso sopportare di veder soffrire un animale.

Contrariamente a ciò che starete pensando, non sono uno tutto “appiccicoso” con gli animali (come direbbe la Principessa Anne). Credo, ad esempio, che trattarli come se fossero dei bambini o viziarli eccessivamente non faccia bene ai cani, e che abbiano bisogno di essere educati. I cani, come i bambini, si sentono più a loro agio se hanno dei limiti ben definiti (per quanto possano lamentarsene). Non si aiuta un cane spaventato, per esempio, abbracciandolo e soffocandolo di attenzioni, dicendo con uno sciocco risolino “Oh, povero piccolo!” Questo non fa altro che confermare la percezione del cane che c’è qualcosa di cui essere impaurito. È molto meglio rassicurarlo con calma e fermezza.

Niente mi sembra più ovvio del fatto che cani e gatti mostrino emozioni “umane”. Non so dire se sia vero anche per altri animali. Ho avuto molti pochi contatti con cavalli, uccelli e altre creature addomesticate – sebbene abbia speso diverso tempo con il mezzo lupo di un amico, al quale ero affezionatissimo. (Quando è morto ho mandato alla famiglia un biglietto di condoglianze). Ma c’è un problema insito nel porre la questione come ho appena fatto – un problema intrinseco nel parlare degli animali come se avessero “emozioni umane”. Il problema sta nell’implicita affermazione che sono solo gli umani a provare emozioni.

Il vero problema riguardo all’“antropomorfismo” è che di fatto crea una netta discontinuità tra gli umani e tutti gli altri animali. Troviamo l’idea fissa di questa discontinuità nella tradizione filosofica occidentale e in quella giudaico-cristiana. Ci insegnano, per esempio, che solo gli esseri umani sono dotati di “ragione”, o che solo gli umani hanno un’“anima”. Cartesio (un dualista, che credeva che la mente sia incorporea e indistruttibile) insisteva che gli animali non fossero niente di più di automi ricoperti di pelliccia. Chiaramente, Cartesio non ha mai avuto un gatto o un cane.
La maggior parte delle persone che mi dicono che sto “antropomorfizzando” sono materialisti riduttivi che hanno qualche formazione scientifica o credono di averla. Tuttavia, la moderna biologia ci insegna che non ci sono nette discontinuità nella scala evolutiva. In altre parole, certi organi, comportamenti e abitudini di vita si trovano prefigurati negli organismi che sono esistiti prima. O, per spiegarlo all’inverso, negli organismi che sono venuti dopo troviamo evoluzioni di certe funzionalità che erano già presenti in precedenza in forma embrionale. Perciò la critica di “antropomorfismo” e l’asserzione di una netta discontinuità tra gli umani e tutto il resto è in effetti incompatibile con una visione naturalistica ed evoluzionistica di noi stessi. È un retaggio della tradizione giudaico-cristiana (che il vecchio Cartesio stava solo motivando razionalmente).

Se consideriamo tutto ciò che è vivo, inclusi noi stessi, come parte di un continuum della vita, allora ci rendiamo conto che non esistono cesure nette. Piuttosto, le creature e i loro tratti caratteristici sfumano gradualmente in altri. Ciò premesso, ci sarebbe da stupirsi se cani e gatti non mostrassero “emozioni umane”. In effetti, essi esprimono semplicemente “emozioni” e nessuno dovrebbe essere sorpreso che abbiano molto in comune con le nostre. Le nostre sono più complesse, forse, e nel caso di alcune persone più raffinate. Ma in fondo sono le stesse. Gli animali manifestano rabbia, felicità, solitudine e tristezza. E perfino un minimo di senso dell’umorismo. Lo vediamo quando sono giocosi e quando ci sorprendono con dei piccoli scherzi. E, certamente, gli animali provano amore. Di tutte le cazzate pseudo-scientifiche riduzionistiche e anti-antropomorfiche che sono costretto a sopportare, la peggiore è: “La tua gatta non si accoccola a te perché ti ama, sta solo cercando di scaldarsi”. Le persone che dicono questo dovrebbero essere scorticate vive. Come fanno a saperlo? Sbalordirete il vostro veterinario se gli risponderete con una tale domanda. Sono abituati che la loro autorità venga accettata senza interrogativi. Ma, davvero, come fanno a saperlo? Si potrebbe interpretare il comportamento del gatto come una ricerca meccanica di calore se si partisse dall’idea cartesiana del robot coperto di pelliccia. Ma considerato il “modello del continuum” molto più moderno, scientifico e darwiniano che sto proponendo, è molto più ragionevole interpretare le coccole del gatto come derivanti da un impulso non diverso da quello da cui derivano le coccole dell’uomo: in altre parole, reali sentimenti d’amore.

Naturalmente, non tutti i veterinari e gli scienziati sono così duri. Una volta ho avuto una lunga conversazione sull’argomento con un biologo che aveva molti cani. Egli ha riassunto le cose in modo molto deciso, in tre parole: “Loro ci amano”.

Il numero di video di animali teneri nel web è probabilmente ormai nell’ordine di milioni e ne trovo almeno uno al giorno nei miei feed di Facebook. Li guardo quasi tutti e spesso li condivido con gli amici. Perché sono così invitanti? Ciò che spesso è apprezzato è che, a parte le emozioni ovvie che generano, questi video ci riempiono di stupore. Molti di essi sono catalogati come animali che si comportano “come esseri umani”: come questo, ad esempio. Chiunque abbia postato questo video ci racconta che mostra due husky che discutono “come sorelle umane”. Ma in realtà non è questo che il video mostra. Ciò che mostra sono due sorelle che discutono come sorelle. (Credo infatti che i due cani siano imparentati). E tra i vertebrati più evoluti le sorelle bisticciano (ed esprimono amore e affetto), che siano umani o cani.
Forse alcuni di noi ne hanno abbastanza del fenomeno dei video di animali teneri (Sean Tejaratchi di liartownusa.tumbl.com ne fa una geniale parodia qui). Ma questi video e la nostra risposta sono davvero importanti. Proviamo stupore quando gli animali fanno cose così “umane” perché siamo dei robot programmati da nerd “esperti” pieni di rancore, teste a proiettile col moccio al naso che odiano meravigliarsi, odiano la bellezza, anime piatte che odiano l’amore e che in realtà non sanno un cazzo. Stiamo scoprendo che si sbagliano; che gli animali ci assomigliano molto più di quanto pensassimo (e che, peraltro, noi assomigliamo molto a loro).

Certo, ci sono grandi differenze tra esseri umani e animali. Ma sono differenze di grado, più che di specie. Gli animali hanno la ragione? Sì, ma una sorta di ragione molto rudimentale. Anche questo è un continuum (guardate un corvo che fa un puzzle qui). La differenza potrebbe stare nel fatto che gli uomini hanno consapevolezza di sé e gli animali no? Beh, anche questo è un continuum. Gli animali devono avere una sorta di rudimentale consapevolezza di sé, almeno per quanto riguarda i loro corpi, altrimenti non potrebbero sopravvivere. Per esempio, perché il cane reagisca quando qualcosa gli tocca la coda, egli deve avere una tacita percezione del fatto che “questa è la mia coda”. E se non avessero la tacita cognizione che “io sto facendo qualcosa di sbagliato”, non potrebbero cambiare più volte tattica mentre cercano di risolvere un problema.

Essi amano, odiano, sorridono (sì, i cani sorridono davvero), desiderano compagnia e affetto, provano gratitudine, si deprimono, diventano prepotenti, parlano (o almeno ci provano) e piangono la perdita di uno del branco, o la nostra. Non sono robot o giocattoli: sono creature che provano sentimenti molto simili ai nostri. E ho la netta sensazione che sappiano più di quello che noi crediamo (chiedetelo a Rupert Sheldrake). Perciò, quando il vostro cane vi farà le feste oggi, mettete giù la spesa e fate le feste a lui (o lei) anche voi. Quando inciampate nel gatto, dite “scusami” (è educazione).

Amici, io canto le lodi dell’antropomorfismo!

Eccetto quando è applicato ai neri.

 

Jef Costello

Fonte: www.counter-currents.com

Link: http://www.counter-currents.com/2017/02/in-defense-of-anthropomorphism/

6.02.1017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELEONORA FORNARA

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