Il Vero Responsabile

DI BRUNO SEBASTIANI

ugobardi.blogspot.com

La gran parte degli ambientalisti accusa la rivoluzione industriale e il capitalismo di essere i responsabili del dissesto che sta conducendo verso il baratro la biosfera di questo pianeta.

Questi due sistemi, uno tecnologico e l’altro economico, sarebbero i “super colpevoli” impersonali che, di generazione in generazione, si tramandano la responsabilità della crescente distruzione planetaria.

Calandoci poi nei singoli periodi storici degli ultimi duecento anni, nel corso dei quali è maggiormente esplosa l’aggressività dell’uomo contro la natura, constatiamo che industrialismo e capitalismo si sono impersonificati in singoli personaggi del mondo produttivo, politico e finanziario, via via accusati di essere i responsabili “fisici” della catastrofe.

Da Napoleone Bonaparte a Edison, dai Rothschild ai Krupp, da Benz a Ford, dagli Agnelli a Berlusconi, solo per citare una serie di nomi estratti a casaccio da un elenco di centinaia, migliaia di personaggi che, per un verso o per un altro, avrebbero contribuito allo stravolgimento dell’equilibrio che regolava la vita di tutti gli esseri viventi.

Ora è la volta di Trump e di Bolsonaro.

Il primo è accusato di essere il numero uno di tutti gli imperialisti che negano i danni del cambiamento climatico e dello sfruttamento eccessivo delle risorse.

Il secondo viene ritenuto colpevole di un danno circoscritto ma di estrema gravità: la dissoluzione dell’ultimo polmone verde del pianeta, la foresta amazzonica.

Ma davvero sono costoro i veri responsabili dei guai che stiamo passando noi e tutte le altre specie di piante ed animali?

Relativamente al sistema produttivo – economico che sta divorando le cellule sane del pianeta sarà appena il caso di accennare a alcuni differenti contesti storico-politici che ci inducono quantomeno a dubitare sulla unilateralità delle colpe.

Il comunismo, ad esempio, cercò in tutti i modi di accelerare l’industrializzazione dell’URSS con i famosi piani quinquennali di staliniana memoria e, relativamente ai Paesi aderenti all’ex Patto di Varsavia, sono ben note le tragiche condizioni ecologiche in cui furono lasciati dopo il dissolvimento dell’Impero sovietico (il disastro di Chernobyl ne fu la testimonianza più eclatante);

Inoltre i maggiori inquinatori attuali del pianeta sono i Paesi asiatici, con la Cina in prima fila. Dei dieci fiumi che riversano negli oceani il maggior quantitativo in assoluto di materie plastiche ben otto sono asiatici (e due africani). Anche riguardo al dramma della deforestazione dell’Amazzonia la Cina ha gravi responsabilità: gran parte della soia colà prodotta è infatti destinata ad ingrassare i maiali che si trasformano in cibo sulle tavole dei cinesi.

Quest’ultima annotazione ci introduce all’approfondimento di ciò che sta accadendo nel cuore del Brasile.

Da semplici ricerche in rete apprendiamo che l’opera di deforestazione dell’Amazzonia è iniziata a partire dagli anni Quaranta del Novecento, con il fine dichiarato di avere più terra a disposizione per l’agricoltura, di guadagnare con la vendita del legname e di sfruttare i giacimenti minerari esistenti.

Anche la costruzione di numerose vie di comunicazione per collegare le grandi città ha contribuito all’opera di disboscamento ed ha incoraggiato la costruzione di nuovi villaggi, peggiorando la situazione.

All’inizio del XXI secolo l’opera di deforestazione ha subìto una consistente riduzione, salvo ripartire negli ultimi mesi mediante l’incendio di vaste aree.

Complessivamente in poco meno di un secolo più di un quinto della foresta è stato distrutto.

Tutto ciò, ovviamente, non assolve Bolsonaro per le sue azioni nefaste, ma sta a significare che il problema era preesistente e continuerà ad esistere dopo la dipartita del signor Bolsonaro, ammesso che la biosfera del pianeta sopravviva a tale data.

Sul tema della deforestazione sarà utile fare anche un’altra riflessione.

L’Europa, il continente in cui viviamo, era completamente ricoperto da foreste fin quando “homo sapiens” introdusse l’agricoltura 10-12 mila anni fa, costruì villaggi, città e vie di comunicazione, nonché fece spazio ad ampi pascoli per gli animali destinati a nutrirlo.

Ho già trattato questo tema nell’articolo “La distruzione della natura nell’antichità”, pubblicato su Effetto Cassandra il 13 luglio 2019.

Il “delitto” di Jair Bolsonaro, dunque, è stato già commesso dai nostri padri migliaia di anni fa e, nel nostro piccolo, anche noi continuiamo a commetterlo ogni volta che abbattiamo un albero perché le sue radici sollevano l’asfalto di una strada o perché intralcia il passaggio delle onde della rete 5G.

Chiedere ai brasiliani di non deforestare o ai cinesi di non mangiar carne è come dire: noi abbiamo sfruttato tutte le nostre risorse, ci siamo abbuffati fino ad ora e continuiamo a farlo, ma voi, per cortesia, non fatelo, sennò il clima cambia e la biosfera, noi compresi, muore.

Noi abbiamo sfruttato le vostre risorse anche a casa vostra, con il colonialismo e l’imperialismo ed oggi vorremmo continuare a farlo con il “land grabbing”, ma voi per cortesia rispettate l’ambiente e mangiate poco, altrimenti andiamo incontro al collasso.

Non avvertite l’ipocrisia di un tale ragionamento?

Ma quindi la colpa di tutti i disastri che ci circondano è di Trump, di Bolsonaro e dei loro simili o non siamo piuttosto noi, tutti noi, specie “homo sapiens”, ad essere i veri responsabili di ciò che accade?

E più in particolare. Lo siamo sempre stati o vi fu un momento nella nostra preistoria in cui deviammo dalla strada maestra per imboccare il vicolo cieco e senza ritorno in cui ci troviamo?

Il secondo capitolo del mio libro Il Cancro del Pianeta è titolato: “Il cervello: l’origine di tutti i mali”. In esso ho cercato di argomentare come il nostro encefalo a un certo punto della preistoria abbia iniziato gradualmente ad accrescersi, fino a consentirci di contravvenire alle leggi di natura (alias, a deviare dalla strada maestra).

È lui il vero responsabile, e con esso tutti noi che lo ospitiamo.

Prendersela con Trump e Bolsonaro o contro il capitalismo e l’industrialismo significa individuare falsi bersagli per cercare di sfuggire alle nostre responsabilità di specie.

Io combatto questi cattivi capi di stato, quindi sto dalla parte dei buoni. Purtroppo non è così!

Solo una teoria che dimostri all’essere umano la sua vera natura di cellula maligna di Gaia può renderci consapevoli della nocività di “homo sapiens” in quanto “homo sapiens”.

A tale teoria ho dato il nome di cancrismo. Spero che possa contribuire a risvegliare le coscienze e quantomeno a rallentare la nostra folle corsa verso il baratro.

 

Bruno Sebastiani

Fonte: https://ugobardi.blogspot.com

Link: https://ugobardi.blogspot.com/2019/10/il-vero-responsabile.html

31.10.2019

9 Comments
  1. XL says

    1) il polmone del mondo sono gli oceani.
    2) le coltivazioni producono più ossigeno e consumano più CO2 delle foreste (comunque non è bruciandole o inquinandole che si deve fare spazio alle coltivazioni, est modus in rebus)

    3) Dire che l’uomo è il cancro del pianeta gaia è una stupidaggine senza senso.
    Abbiamo forse un modello o una visione alternativa del “pianeta gaia” prodotta dai canguri, dai batteri, o dal “pianeta gaia” stesso?
    Evidentemente no, qualunque visione o interpretazione è prodotta dall’uomo, quindi quella di questo signore non è, come tendenziosamente espone, la contrapposizione tra il pianeta e l’uomo, ma solo la contrapposizione di idee fra diversi uomini.
    Le sue idee però sembrano fondate sull’ignoranza di alcuni dati fondamentali.

    1. Cataldo says

      OT forse 😉
      Da alcuni anni mi è maturata la convinzione che lo sviluppo di intelligenza sia un vicolo cieco dell’evoluzione.
      *intelligenza qui definita come possibilità per una specie di trascendere la propria nicchia biologica con la trasmissione di informazioni tra le generazioni in modalità immateriali,

    2. Vincenzo Siesto da Pomigliano says

      Il “polmone” del mondo sono gli oceani e le foreste (almeno quando erano ancora integre), con una certa preminenza per quest’ultime…
      A prescindere da qualsiasi visione o interpretazione diciamo solamente che l’uomo è diventato un “cancro” per la l’ambiente, per la vita sul pianeta, ma questo non cambia la realtà.
      Tuttavia penso che il “Sistema Terra” nel suo complesso debba essere considerato come un super organismo autorigenerante e autoregolante.
      La cellula umana, per esempio, è indubbiamente un organismo vivente autorigenerante e autoriparante non cosciente(?), ma che insieme ad altre 100.000 mld, diversificate per compiere 200 differenti generi di funzioni, fa parte di un organismo superiore (il corpo umano) che è autocosciente. E quando qualcuna di queste cellule “impazzisce” (come l’uomo), diventa un cancro che l’organismo superiore stesso cerca di eliminare per non morire.
      Ergo, ogni forma di vita è una cellula facente parte di un organismo ancora superiore… che noi, per quanto riguarda il Sistema Terra, chiamiamo Gaia per l’appunto. Se sia autocosciente o no? Mah… chissà! Noi, singole e particolari “cellule” di questo super organismo, non potremo mai saperlo. Chiaro no?
      P. S.: Con autocoscienza intendo la consapevolezza di esistere.

  2. Vincenzo Siesto da Pomigliano says

    Più che “Homo Sapiens” lo definirei “Homo Stultus Tecnologicus”…
    E se la “religione” o la filosofia avessero ragione? Ricordiamoci che la ragione umana è limitata e a certi “misteri” non ci potrà mai arrivare “direttamente”…

  3. lady Dodi says

    Ma se appena abbiamo detto che la plastica è da eliminare sono insorti come un sol uomo tutti i lavoratori della plastica dell’Emilia Romagna! Ormai siamo schiavi di quel che abbiam creato e a uscirne….ci saranno lotte e difficoltà. Niente è facile a questo mondo.

  4. Holodoc says

    Articolo che condivido al 100%

    Tempo fa ho visto un documentario su l’evoluzione degli ominidi e dell’uomo.
    In tale documentario veniva riportato che gli uomini di Neanderthal (come quello molto vanesio ritratto nella foto allegata all’articolo) riuscivano a vivere nel loro ambiente senza apportare un impatto troppo distruttivo, mentre l’estinzione dei grandi mammiferi (carnivori e non) è coincidente con l’arrivo negli stessi territori dell’Homo Sapiens Sapiens.

    La nostra specie ha prosperato perché ha saputo adattare l’ambiente alle proprie necessità, non perché si è saputa adattare ad esso. Negare questo è come negare che il sole è luminoso. Tutto è andato liscio fino a che ci sono state nuove terre da sfruttare, prima con la predazione, poi con l’agricoltura e la pastorizia. Ma adesso queste sono sempre meno e sempre più impoverite e antropizzate.

    Per non estinguerci saremo presto costretti a cambiare la nostra natura, imparando a ridurre la nostra impronta sul pianeta, costi quel che costi, compresa la nostra volontà di continuare a moltiplicarci. Se non lo impareremo da soli sarà il pianeta a farcelo capire, con la forza.

  5. giovanni says

    direi che se la distruzione della biosfera è legata all’intelligenza non abbiamo da preoccuparci, ancora poco e a causa sarà svanita del tutto…

  6. Rossi Mario says

    Articolo inutile,è ovvio che la colpa è degli esseri umani che stanno distruggendo il pianeta,ma i veri colpevoli sono quelli al potere,che con le loro scelte scellerate permettono la distruzione del pianeta(test atomici e militari in primis).Tanto poi il pianeta acqua in cui ci troviamo,si darà una scrollatina e eliminerà il suo cancro.E tutto ricomincerà da capo,come è sempre accaduto su questo pianeta.

  7. Primadellesabbie says

    La materia non é inerte e l’uomo non é l’unico animale che può distruggere o modificare radicalmente gli equilibri (apparenti?) la cui contemplazione ci tranquillizza e rasserena.

    Si può sospettare, in un’incursione nel surreale, che la vita biologica sia una sorta di frenesia della materia quando, giunta all’ipotetico perielio di un ciclo, si appresta a rientrare nella quiete?

    E che l’intelligenza sia uno strumento prodotto nel vano intento di ribellarsi a questa ciclicità?

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