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Il regime Trump : Un prodotto di una guerra dentro lo Stato Profondo

Una crisi sistemica del Sistema Globale ha spinto un partito dello Stato Profondo verso una violenta radicalizzazione

di  Nafeez Ahmed

INSURGE INTELLIGENCE


Il Presidente Donald Trump non sta combattendo una guerra contro l’establishment: sta combattendo una guerra per proteggerlo da se stesso, e da tutti noi.


A prima vista, non si capisce bene. Tra le prime azioni dopo il suo insediamento, Trump ha posto il veto alla Trans Pacific Partnership, il controverso accordo di libero scambio che, chi lo contesta, ha  giustamente detto che provocherebbe perdite di posti di lavoro negli Stati Uniti, concedendo alle multinazionali un potere enorme sulle politiche statali nazionali in materia di sanità, istruzione e altre questioni.

Altro progetto di Trump è abbandonare il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) tra la UE e gli Stati Uniti, che annacquerebbe le principali norme statali sulle attività delle imprese transnazionali su questioni come sicurezza alimentare, ambientale e bancaria; e ancora rinegoziare il NAFTA, facendo così potenzialmente aumentare le tensioni con il Canada.

Sembra che Trump sia in contrasto con la maggior parte della comunità di intelligence USA  e stia attivamente cercando di ristrutturare il governo per ridurre al minimo pesi e contrappesi e, quindi, consolidare il suo potere esecutivo.

Il suo chief strategist, Steve Bannon, ha completamente ristrutturato il National Security Council e l’ha messo sotto il controllo unilaterale della presidenza. Mentre Bannon e il suo  Chief of Staff Richard ‘Reince’ Priebus ora hanno un posto permanente nel Principals’ Committee del NSC,  mentre il Director of National Intelligence e  Chairman del Joint Chiefs of Staff non devono essere più invitati ai meetings eccetto quando la loro consulenza è espressamente richiesta. Quindi il  Secretary of Energy e Ambasciatore USA all’ONU sono stati entrambi estromessi.

La Casa Bianca di Trump   ha purgato quasi tutto il vecchio staff del Dipartimento di Stato ed ha  testato la lealtà del Department of Homeland Security con le nuove direttive del  ‘Muslim ban’.

Ma allora che succede? Un primo approccio per inquadrare il movimento di  Trump arriva da Jordan Greenhall, che lo vede  come una Insurrezione Conservatrice (“Red Religion”) contro l’establishment Globalista liberale (“Blue Church”) cioè il the “Deep State”. Greenhall sostanzialmente dice che  Trump sta portando un colpo nationalista contro la globalizzazione neoliberale usando nuove tattiche di  “collective intelligence”  con cui superare in astuzia e velocità i suoi oppositori liberali dell’establishment.

Ma nel migliore dei casi si tratta di un quadro estremamente parziale.

In realtà, Trump ha dato il via a qualcosa di molto più pericoloso:

Il regime Trump non lavora fuori dallo Stato Profondo, ma sta muovendo i suoi passi dall’interno per dominarlo e rafforzarlo, per prepararlo a una nuova missione.

Il regime  di Trump non si muove per rovesciare  questo establishment, ma per consolidarlo contro una crisi percepita di un più ampio Sistema Profondo Transnazionale.

Il regime di Trump non è una Insurrezione conservatrice contro l’establishment liberale, ma  un atto che vuol dare una copertura ideologica alla attuale crisi portandola su un campo di battaglia  conservatore-liberale,  guidato da un partito fortemente radicalizzato di nazionalisti bianchi di una élite globale.

L’atto è un effetto diretto di una crisi sistemica globale, ma ha una reazione miope e mal concepita, che si preoccupa dei sintomi superficiali di quella crisi. Purtroppo, nemmeno chi spera di poter resistere alla reazione di Trump riesce a capire la dinamica del sistema della crisi.

Tutto questo si può comprendere  solo guardando al quadro generale, cioè : dobbiamo guardare un po ‘più da vicino le persone che si muovono all’interno dell’amministrazione di Trump, alle più ampie reti sociali e istituzionali che esse rappresentano, e ciò che emerge dal fatto che lavorino per il governo; dobbiamo contestualizzare questo fatto tenendo in considerazione due fattori, l’escalation della crisi sistemica globale, e il quadro ideologico che dà il regime Trump a tale crisi (sia ad uso personale che pubblico); dobbiamo collegare questi fattori con l’impatto sul sistema profondo transnazionale, e cercare di comprendere come questo si colleghi allo Stato Profondo USA;  dobbiamo quindi esplorarne il significato in termini di portata e gli scopi di certe azioni che potrà fare il regime  nel perseguire alcuni obiettivi identificabili.

Questa indagine contribuirà a stabilire qual è la base da cui muove una possibile strategia che spieghi la complessità sistemica del nostro momento Trumpiano. Quindi il primo passo per diagnosticare il nostro momento  Trumpiano è vedere chi lo conduce. Cominceremo con uno sguardo incrociato sulle più importanti cariche e sui più importanti nominati da  Trump.

1. Il Regime di Trump 

I Mostri del Denaro

Se tutti i nominati da Trump saranno confermati, la sua amministrazione sarà una tra le più business-heavy, corporate-friendly, mai andata al governo in tutta la storia americana.

Cinque sulle 15 persone nominate fatte da Trump  come segretari di gabinetto non hanno nessuna esperienza nel settore pubblico ed hanno passato la loro intera carriera nelle multinazionali. “Sarebbero un numero di uomini d’affari senza nessuna esperienza nel settore pubblico che siano mai entrati in un governo da sempre” , conclude  il Pew Research Center.

Betsy DeVos è stata nominata Education Secretary. E’ una miliardaria sposata con Mr.  Amway Conglomerate.

Andrew Puzder è stato nominato Labor Secretary. E’ un miliardario, CEO e proprietario della catena di fastfood CKE Restaurants.

Nominato da Trump  Commerce Secretary è il veterano di Wall Street,  Wilbur Ross, finanziere miliardario che investe comprando e vendendo aziende sull’orlo della bancarotta e che ha fatto fortuna lavorando come fund manager per il Gruppo Rothschild.

Steven Mnuchin, Treasury Secretary di Trump , è stato socio della global investment bank Goldman Sachs,  Hedge Fund Manager e, fino alla sua nomination, membro del consiglio di amministrazione di Fortune 500. una Holding company del CIT Group. E’ anche  membro della società segreta  Skull and Bones  della Yale University.

Vincent Viola è stato nominato da  Trump’    come Army Secretary. E’ un miliardario ex presidente della New York Mercantile Exchange (NYMEX),è attualmente chairman della Virtu Financial, un’impresa commerciale ad alta frequentazione.

Linda McMahon è Small Business Administrator di Trump. E’  co-fondatrice ed ex  CEO del  WWE,  che oggi ha una valutazione intorno al miliardo e mezzo di dollari ed è sposata con il miliardario promoter della WWE, Vincent McMahon.

Gary Cohn è Chief economic advisor di Trump e Direttore del White House National Economic Council. Ha appena lasciato la precedente carica di President and cCEO della Goldman Sachs, per rendere questo nuovo lavoro.

Anthony Scaramucci è stato senior advisor del  Executive Committee of the Presidential Transition Team di Trump. Precedentemente aveva fondato e con-diretto l’impresa di investimenti globali SkyBridge Capital e, come anche  Steve Bannon, aveva cominciato la sua carriera alla Goldman Sachs.

Walter ‘Jay’ Clayton è stato nominato da Trump alla Securities & Exchange Commission (SEC),  l’ente di controllo massimo sulle imprese finanziarie. Yet Clayton è anche l’ avvocato di Wall Street che ha negoziato per le maggiori banche  – acquisizione della Barclays Capital dell’asset di Lehman Brotherstutt,  vendita della Bear Stearns alla JP Morgan Chase e investimento da parte del Tesoro USA nella Goldman Sachs.  Per queste sue caratteristiche ha promosso una campagna per ridurre i vincoli per le società estere e per ammansire il comportamento del Foreign Corrupt Practices Act. Sua moglie, Gretchen Butler, lavora per la Goldman Sachs come consulente sui patrimoni privati.

Questa squadra di rottura voluta da Trump composta da mostri del denaro ovviamente non potrà agire nell’interesse dei lavoratori americani – potranno fare invece  quello che sanno meglio fare, cioè usare il notevole potere dello stato americano per abbattere il maggior numero possibile di vincoli normativi sulla finanza bancaria globale, con un occhio particolare ai privilegi per le banche e per le società degli Stati Uniti.

I Freaks dei combustibili Fossili

L’amministrazione di Trump non è stata appena comprata da Wall Street, è stata comprata dalle industrie del petrolio, del gas e del carbone.

Rex Tillerson è segretario di Stato di Trump ed ex presidente e amministratore delegato della ExxonMobil , un gigante del petrolio e del gas. ExxonMobil è la più grande industria di combustibili fossili del mondo.  Tillerson è de facto il re del fossile, ha stretti legami d’affari con il presidente russo Vladimir Putin ed ha già guidato la compagnia petrolifera russo- americana Exxon Neftegas.

Tillerson è amico di Igor Sechin, che è a capo dei servizi del security militare  del Cremlino conosciuto come  ‘Siloviki’. ExxonMobil ha avuto anche intimi legami con l’ Arabia Saudita, Qatar ed emirati arabi grazie a Tillerson. Comunque, Trump ha riccamente ricompensato Tillerson per i servizi resi  — il  91% dei $1.8 milioni donati ai candidati federali dalla ExxonMobil’s PAC di  Tillerson per questo ciclo elettorale, sono andati ai repubblicani.

E’ ben noto che la ExxonMobil ha finanziato  il negazionismo climatico con decine di milioni di dollari. Ciò che è meno noto è che nel 1970, proprio una ricerca scientifica della stessa ExxonMobil aveva pienamente convalidato la veridicità scientifica del cambiamento climatico. Eppure i dirigenti di questa società hanno scelto di nascondere questi risultati ed hanno speso tempo e fondi per screditare la scienza del clima.

Rick Perry,  ex governatore del Texas è Secretary of Energy di Trump. Perry fa parte del consiglio di amministrazione della Energy Transfer Partners LP e della Sunoco Logistics Partners LP, che hanno sviluppato congiuntamente il progetto Dakota Access Pipeline. Il CEO della Energy Transfer Partners, Kelcy Warren, ha donato $5 million a un super-PAC che appoggiava Perry. Più in generale le sue due campagne presidenziali hanno raccolto oltre 2,6 milioni di dollari dall’industria del petrolio e del gas.

Scott Pruitt, ex procuratore generale in Oklahoma,è il nuovo capo della Environment Protection Agency. Pruitt  detiene un record per aver citato il governo federale con le sue tante azioni legali per indebolire e ribaltare le normative della  EPA, non solo per le emissioni di carbonio, ma per qualsiasi tipo di norme ambientali contro l’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Il  New York Times scrive  che insieme ad altri procuratori generali repubblicani ha formato una “alleanza segreta senza precedenti” con l’industria petrolifera.

Il Deputato del Congresso Ryan Zinke  è stato nominato da Trump Secretary of the Interior. Durante l’audizione di conferma al Senato, si è rifiutato di accettare il consenso scientifico sul fatto che l’attività dell’uomo è causa principale del cambiamento climatico. Zinke in passato ha appoggiato misure a favore dell’energia pulita, ma a maggio del 2016, ha presentato un disegno di legge per mettere un limite di tempo alla moratoria federale di Obama sull’uso del carbone, poi ha votato regolarmente contro le misure di tutela ambientale, appoggiando l’uso dei carburanti fossili, cercando di minimizzare il coinvolgimento pubblico e privato nella gestione del suolo pubblico, opponendosi alla protezione delle specie animali in via di estinzione. La filosofia di Zinke è essenzialmente ‘drill, baby, drill’. E’ per questo motivo che ha raccolto più di $ 300.000 nella sua campagna di donazioni  dalle compagnie petrolifere e del gas che intendono accelerare i tempi per trivellare le terre del demanio.

Mike Catanzaro  è candidato di Trump come Special Assistant for Energy and the Environment. Anche anche lui è un lobbista che nega che i cambiamenti climatici avvengano per effetto delle industrie del petrolio e del gas, lavora per le  Koch Industries, America’s Natural Gas Alliance (ANGA), Halliburton, Noble Energy, Hess Corporation, e molte altre. All’inizio della sua carriera è stato Vice Policy Director nella campagna presidenziale Bush-Cheney  del 2004.

Quelli  dei combustibili fossili vogliono bruciare tutto il petrolio, il gas e il carbone che riescono a bruciare, ad ogni costo  — e per questo sono disposti a smantellare qualsiasi protezione dell’ambiente che incontrano sulla loro strada.

La  Brigata delle Black Ops

Sarebbe sbagliato credere che i conflitti di Trump con la comunità di Intelligence USA siano necessariamente in contrasto con il complesso-militare-industriale. Al contrario, Le persone che lavorano per lui e i consulenti della difesa fanno parte in tutto del complesso militare-industriale. Il Ministro per l’istruzione di Trump, DeVos, è sorella di  Erik Prince, il famoso fondatore di quella disgraziata azienda di security che  è la Blackwater, ora conosciuta come Academi, accusata di aver macellato 17 civili iracheni.

Una fonte del Trump’s Transition Team conferma  che Erik Prince ha dato consigli al team di Trump in materia di intelligence e security. Prince ora gestisce un’altra società di security, la Frontier Services Group e appoggia la  proposta di Trump che l’esercito USA metta le mani sul petrolio dell’ Iraq e raccomanda l’impiego di contractors per la difesa privata in tutto il medio oriente e il Nord Africa, come fatto in Libia per bloccare i rifugiati.

Il Generale ‘Mad Dog’ James Mattis è  Secretary of Defense di Trump ed è stato, fino alle sue dimissioni  a causa della nomina politica, nel consiglio di amministrazione della General Dynamics, la quinta azienda per appaltati di difesa privata nel mondo. Mattis è anche nel consiglio di Theranos, una società di biotecnologie nota per una discutibile tecnologia di analisi automatizzata del sangue dal polpastrello.

Il Lgt.–Gen. Mike Flynn è consigliere per la National Security di Trump, è l’ex capo della Defense Intelligence Agency del Pentagono (DIA) sotto Obama, lavora da  lunga data per l’Intelligence militare e per le operazioni speciali. In precedenza è stato direttore dell’intelligence per il Joint Special Operations Command; direttore dell’intelligence per il Comando Centrale USA; comandante del  Joint Functional Component Command for Intelligence, Surveillance and Reconnaissance; e Vice Direttore della National Intelligence. Flynn gestisce anche il Flynn Intel Group, una società di consulenza privata di Intelligence. (NdT. : Si è dimesso dalla carica il 13 feb. 2017) .

Flynn ha appena scritto un libro con Michael Ledeen – The Field of Fight: How We Can Win the Global War Against Radical Islam and its Allies – La guerra sul campo: Come vincere la guerra globale contro l’Islam radicale e i suoi alleati. –  Ledeen è uno dei maggiori consulenti neoconservatori della difesa ed ex incaricato dell’amministrazione Reagan , coinvolto nella vicenda Iran-Contra come consulente dell’allora US National Security Advisor, Robert McFarlane. Attualmente è Freedom Scholar presso la Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD), è stato convinto sostenitore dell’invasione dell’Iraq nel 2003 (e direttamente coinvolto con i tentativi della Yellowcake che fabbricò le false prove sulle armi di distruzione di massa per giustificare la guerra) e ha fatto una campagna per interventi militari in Siria, l’Iran ecc. La sua visione estremamente aggressiva sulla politica estera ha profondamente influenzato la formazione della politica estera dell’amministrazione Bush.

Vale la pena notare quanto sia misero il livello della filosofia politica di Leeden che nel suo libro del 2000, Tocqueville on American Character, sostiene che in alcune situazioni, ” per raggiungere i successi più nobili, il leader può dover fare un patto con il diavolo” (P. 90) Scrive anche che questo va contro il Dio cristiano: “dal momento che la difesa del paese è il massimo del bene, ma è anche una di quelle situazioni estreme in cui un leader è giustificato nel commettere il peccato” (pag. 117)

Questo tipo di pensiero lo ha portato ad approvare la ‘cauldronization’ del Medio Oriente. Nel 2002, ha scritto per sostenere l’invasione dell’Iraq : “Si può solo sperare di trasformare quella regione in un calderone, e dobbiamo farlo appena possibile, per favore. Se c’è una regione che merita di essere cauldronized, è il Medio Oriente di oggi “.

Il Generale John F. Kelly è il Segretary of Homeland Security di Trump. Generale in pensione della United States Marine Corps, sotto Obama è stato comandante del Comando Sud USA, responsabile delle operazioni militari americane in America Centrale, Sud America e nei Caraibi. Prima Kelly era stato Comandante generale della Multi-National Force-Ovest in Iraq, e Comandante delle forze di riserva Marine e della Marine Forces Nord. Kelly è anche un vice presidente della Spectrum Group, una società di lobbying per i contractor della difesa; e membro del consiglio di amministrazione di altri due appaltatori privati ​​del Pentagono, Michael Baker International e Sallyport Global.

James Woolsey, ex direttore della CIA e prode neoconservatore – ex Vice Presidente del contractor per la NSA, Booz Allen Hamilton e uno dei capi di Michael Ledeen alla Fondazione per la Difesa delle Democrazie – è stato uno dei primi sostenitori di Trump, e consulente senior per la squadra di transizione di Trump. Ha mollato tutto su richiesta di Trump per ristrutturare la comunità della Intelligence.

Il tenente generale Joseph Keith Kellogg è Capo di Stato e Segretario esecutivo del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Trump  alla Casa Bianca, è stato un alto funzionario per la tecnologia dell’informazione delle forze armate degli Stati Uniti durante l’invasione dellIraq fatta dall’amministrazione Bush nel 2003.

Poi è stato Direttore operativo per la Coalition Provisional Authority a Baghdad, il meccanismo per l’occupazione americana dell’Iraq, da novembre 2003 a marzo 2004 –  periodo ampiamente riconosciuto come particolarmente corrotto e inetto.

Intanto, Kellogg era entrato nel consiglio di amministrazione degli appaltatori per il governo USA – IT, GTSI Corp, dove è rientrato da indipendente dopo il flop in Iraq dal 2004 fino al 2013 – quando la ditta ha cambiato nome in ‘UNICOM Government Inc.’ per tentare di prendere le distanze dalla  sua precedente mala-condotta.

Kellogg poi è entrato nel Consiglio consultivo della Raytheon Trusted Computer Solutions Inc., e nel Advisory Board di RedXDefence, Strategic US , appaltatori militari e contractors di proprietà di Regina Dugan, ex Direttore della Difesa e Advanced Research Projects Agency del Pentagono (DARPA) .

Nel 2012, la rivista Wired ha rivelato  che  la tecnologia di rilevamento bombe della RedXDefense  – che era una vera mondezza – era stata oggetto di un contratto DARPA per milioni di dollari, durante il mandato di Dugan e nonostante tutti i suoi difetti, è stata acquistata dall’esercito USA e da numerosi eserciti alleati in tutto il mondo.

Mike Pompeo è la ciliegina sulla torta. Come direttore della CIA di Trump, questo membro del Congresso repubblicano ovviamente non ha nessuna esperienza rilevante per gestire una agenzia di Intelligence nazionale, tranne forse per una cosa: come scrive Jane Mayer nel suo libro Dark Money: The Hidden History of the Billionaires Behind the Rise of the Radical Right – Il Denaro Nero: Storia dei miliardari nascosti dietro la destra radicale ( Doubleday 2015), Pompeo è “così strettamente intrecciato con la negazione del cambiamento climatico dei fratelli Koch, da essere conosciuto come il ‘deputato dei Koch.’” I fratelli Koch, hanno fatto fortuna investendo in combustibili fossili ed ora ( finalmente! ) hanno stabilito una linea diretta con l’Agenzia di Intelligence numero 1. in America. Ora questo si chiama colpo di stato.

Ku Klux Klan

Un virulento nazionalismo bianco è un’altra caratteristica del regime di Trump. Steve Bannon è stato il fondatore di Breitbart News, “Una piattaforma di ultrà-destra” secondo Bannon stesso. Breitbart è ben nota per le sue pubblicazioni di “materiale razzista, sessista, xenofobo e antisemita.” Bannon e anche prolifico produttore cinematografico che ha contribuito ad una ricca gamma di film xenofobi.

Prima della sua ascesa allo status di magnate dei media, però, Bannon è stato per un breve periodo dal 1993 al 1995 direttore ad interim di Biosphere 2, una sperimentazione per tentare di creare un “sistema chiuso” autosufficiente che permettesse la sopravvivenza di un piccolo gruppo di persone. A quel tempo, Bannon sembrava condividere e sostenere con forza le preoccupazioni degli scienziati di Biosphere 2 sul pericolo del cambiamento climatico per gli “effetti dei gas serra su esseri umani, piante e animali.” Poi ha fatto un dietro-front con la Exxon , con una rampante opposizione al fatto che bruciare combustibili fossili da parte della civiltà umana possa intensificare i cambiamenti climatici.

Nel 2007, Bannon  produsse un nuovo documentario , ‘‘Destroying the Great Satan: The Rise of Islamic Facism [sic] in America”, che accusava vari media, ““Universities and the Left”, the “American Jewish Community”, the American Civil Liberties Union (ACLU), CIA, FBI, Dipartimento di Stato, Casa bianca tutti definiti “fautori ” di una missione segreta per instaurare una “Repubblica islamica negli Stati Uniti.”

Bannon si consultò per quel documentario con Steven Emerson del nvestigative Project on Terrorism. Nel 2015, Emerson fu definito un “completo idiota” dall’allora primo ministro David Cameron per aver dichiarato su Fox News che la Gran Bretagna è piena di “no go zone” per musulmani (come l’intera città di Birmingham), e che Londra era gestita da zombi della polizia religiosa musulmana che picchiavano e ferivano le persone che si rifiutavano di vestire secondo il codice di abbigliamento islamico.

La lista degli intervistati per il film proposto da Bannon è di un estemo-bigottismo di estrema destra. Due dei nomi più noti Walid Phares, futuro consigliere di Trump sul suo team di sicurezza nazionale durante la campagna presidenziale, e Robert Spencer, entrambi collegati al Center for Security Policy (CSP) di Washington DC, un think tank di estrema destra gestito da ex funzionario della difesa di Reagan Frank Gaffney, dove appaiono regolarmente come ospiti su ‘Secure Freedom Radio’ gestito da Gaffney. Phares è anche senior fellow della Fondazione per la Defense of Democracy.

CSP di Frank Gaffney ha commissionato l’ originale sondaggio di parte che servì a Trump per giustificare il ‘divieto ai musulmani’ quando lo annunciò verso la fine del 2015. Quindi non è assolutamente un caso che Kellyanne Conway, il sondaggista del sondaggio imperfetto, ora sia Consigliere del presidente.

Gaffney ha quindi una notevole influenza ideologica sul regime Trump. E ‘apparso  almeno 34 volte nel programma radio Breitbart di Bannon. Il suo lavoro è stato anche citato nei discorsi di Michael Flynn, Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump.

Allarmante è il fatto che Gaffney abbia collegamenti inquietanti con gruppi neonazisti in piena regola in tutta Europa, come il Partito del popolo danese (DPP) e il Vlaams Belang (VB) in Belgio.

Ma ha contemporaneamente stretti legami con il complesso militare-industriale USA. Nel 2013, documenti fiscali CSP hanno mostrato che il CSP ha ricevuto finanziamenti da sei delle più grandi imprese aerospaziali e di appaltatori per la difesa in America, vale a dire Boeing ($ 25.000); General Dynamics ($ 15.000); Lockheed Martin ($ 15.000); Northrup Grumman ($ 5.000); Raytheon ($ 20.000); e General Electric ($ 5.000). Il CSP ha rapporti particolarmente stretti con la Boeing, la seconda impresa di appalti per la difesa in tutto il mondo, impresa che dà  un “sostegno generale” al gruppo di Gaffney.

Michael Reilly, che è stato direttore del Federal Budget and Program Analysis alla Boeing dal 2010, è stato in precedenza Vice Presidente di Gaffney per le operazioni presso il CSP. Questi legami incestuosi  della difesa degli Stati Uniti con il settore privato spiegano il motivo principale per cui  ben 22 dipendenti o consulenti  della CSP di Gaffney sono finiti con incarichi importanti nell’amministrazione di George W. Bush.

Il senatore Jeff Sessions è Procuratore Generale di Trump. Il CSP di Gaffney e ha ricevuto il premio annuale ‘Keeper of the Flame-Custode della Fiamma’  2015. La sessione del premio ha sempre espresso simpatie per il Ku Klux Klan ed ha forti collegamenti con l’organizzazione anti-immigrati di estrema destra fondata da John Tanton, una forza trainante dei movimenti nazionalisti bianchi americani. Nel 1993, Tanton dichiarò: “. … Per la continuità di una società e una cultura euro-americana ci vuole una maggioranza europea-americana, e un fatto chiaro” Tuttavia il  nuovo Procuratore Generale di  Trump è noto per la frequentazione dei gruppi di Tanton, presentandosi alla loro conferenze stampa, e ha anche ricevuto riconoscimenti  e contributi elettorali.

Le  amicizie di  John Tanton aprono un vaso di Pandora. Kellyanne Conway, Consigliere di Trump,  e amico di  Tanton. La sua società di sondaggi è stata precedentemente contrattata  per la piattaforma anti-immigrazione della Federation for American Immigration Reform (FAIR).  Numerosi altri funzionari della squadra di Trump – Lou Barletta, Kris Kobach e Julie Kirchner – hanno legami organizzativi diretti  con la FAIR di Tanton.

Ma questo collega alti funzionari di Trump con una triste storia di movimenti neonazisti negli Stati Uniti. Tanton riceve da molto tempo ingenti somme di denaro, per  la FAIR,  dal Fondo Pioneer, una organizzazione  filonazista che ha finanziato l’eugenetica – la tanto screditata ‘scienza’ della ‘igiene razziale’. Le varie piattaforme anti-immigrati di Tanton hanno ricevuto denaro dal Fondo Pioneer a partire dal 2002. Secondo uno studio della Albany Law Review, il Pioneer Fund ha sempre avuto legami diretti con scienziati nazisti, e i suoi fondatori erano simpatizzanti nazisti (Uno di loro era andato in Germania nel 1935 per partecipare a una conferenza popolare-nazista).

Stephen Miller è consulente politico di alto livello di Trump. Ha lavorato come Direttore della comunicazione per il Sen. Jeff Sessions e nel 2013 ha elaborato la strategia per non far approvare un disegno di legge bipartisan di riforma dell’immigrazione. Durante l’università, fu a stretto contatto con il leader neonazista Richard Spencer, che coniò il termine  “alternative Right”  come nuovo modo di creare un movimento di  identità razziale bianca.

Miller nega di aver lavorato a stretto contatto con Spencer quando erano all’università quando erano soci della Duke Conservative Union. Secondo Spencer, Miller lo aiutò nel 2007   a raccogliere fondi e  a promuovere un dibattito nel campus sulla politica sulla immigrazione. L’evento lanciò Peter Brimelow, che gestisce il sito del nazionalismo bianco Vdare.com, che pubblica regolarmente articoli neo-nazisti. Il rapporto di Miller con Spencer in questo momento è confermato dalle  email della corrispondenza tra Spencer e Brimelow.

Vale forse la pena notare che l’ispirazione per le simpatie neonaziste di Tanton era, apparentemente, dovuta a preoccupazioni ambientali. In un recente articolo, ammette, “il mio interesse iniziale per limitare l’immigrazione fu motivato da una preoccupazione a lungo termine per l’ambiente.”

Dal 1971 al 1975, Tanton fu presidente del National Population Committee, di una delle più antiche organizzazioni ambientaliste americane, il Sierra Club. La loro teoria è che l’immigrazione spinge ad una crescita della popolazione insostenibile, drena risorse e danneggia l’ambiente. La crisi ambientale, dal punto di vista di Tanton, è un problema di popolazione – in particolare, un problema di troppe persone. Quindi un bel giro di vite in materia di immigrazione – questo, ironia della sorte, da parte di una nazione fondata sulla immigrazione.

Questa insidiosa ideologia proto-Nazista ora sembra avere una influenza che opera sulla Casa Bianca attraverso surrogati ideologici di Tanton, molti dei quali sono collegati a Gaffney e ai suoi accoliti nel regime Trump.

La Guru Gang

L’ideologia unificante che dà una coerenza a queste reti  di influenza che si intersecano  proviene da una varietà di persone, ma ce ne sono alcune che spiccano di più.

Michael Anton è una figura poco conosciuta ma potente nell’amministrazione Trump, ora Direttore senior delle Comunicazioni Strategiche nel Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca. Cominciò la carriera scrivendo discorsi e come addetto stampa per il sindaco di New York Rudy Giuliani, prima andare alla Casa Bianca di Bush nel 2001 come assistente alla Comunicazione per il Consiglio di Sicurezza Nazionale. Poi ha scritto discorsi per il magnate dei media Rupert Murdoch alla News Corp, poi si è spostato nel settore finanziario, prima come Direttore delle Comunicazioni per la Citigroup, poi come AD della BlackRock.

Anton ha giocato un ruolo importante nel tentativo di persuadere e convincere i conservatori, con vari scritti anonimi su pubblicazioni conservatrici e dietro le quinte di rete, della necessità di votare Trump per scongiurare la crisi del declino dei conservatori tra gli apocalittici fallimenti del liberalismo.

Rupert Murdoch ha un filo diretto con Trump alla Casa Bianca attraverso Michael Anton, che è uno della  News Corp messo lì dal padrone personalmente. Murdoch e la moglie Jerry Hall sono stati ospiti a cena da Trump  nel suo campo da golf in Scozia nel mese di giugno 2016. Poi Murdoch è stato visto  visitare le Trump Tower a novembre 2016. Murdoch ha una  notevole influenza su Trump, che si dice abbia chiesto al proprietario di Fox News di consigliare di votare i suoi  Candidati Top Preferred per entrare nella Commissione federale delle comunicazioni.

I collegamenti di  Murdoch hanno altre ramificazioni allarmanti. Dal 2010, Murdoch è membro del Consiglio di equità della società energetica americana, Genie Oil & Gas. Ha collaborato con Lord Jacob Rothschild, presidente della Rothschild Investment Trust (RIT) Capital Partners, per acquistare una quota del 5,5% nella sua società, che allora valeva di 11 milioni di $.

Murdoch e Rothschild siedono anche nel Board di consulenza strategica  della Genie, insieme a Larry Summers, ex direttore del Consiglio nazionale economico del Presidente Obama, all’ ex consulente senior di Trump James Woolsey, a  Dick Cheney, ex vice-presidente sotto George W. Bush e a Bill Richardson, ex Segretario per l’Energia sotto Clinton e il Governatore del New Mexico.

Genie Oil & Gas ha due principali controllate. Una la  Afek Oil & Gas, opera in Israele ed ora sta perforando nel Golan, che secondo il diritto internazionale è territorio siriano. Il Golan è stato occupato da Israele e tolto alla Siria nel 1967, e poi unilateralmente annesso nel 1981 con l’introduzione di una legge israeliana su quel territorio. L’altra filiale della Genie, American Shale Oil, è un progetto congiunto con i francesi della Total SA, e opera nella Green River Formation in Colorado.

Sul suo  website, AMSO presenta una dichiarazione straordinaria sui criteri adottati per mettere a fuoco  le risorse non convenzionali di petrolio e gas:

“Il picco della produzione mondiale di petrolio presenta agli Stati Uniti e al mondo una sfida enorme. Serve una azione aggressiva per evitare costi economici, sociali e politici senza precedenti.”

Questo potrebbe rivelare molto sulla percezioni della crisi da parte di chi influenza il regime Trump. L’amministrazione Trump si è ulteriormente arricchita con un uomo con ampi e particolari legami con lo Stato Profondo americano: Henry Kissinger.

Dal dicembre 2016, Kissinger, il famigerato ex Segretario di Stato convincentemente accusato di complicità in crimini di guerra dal compianto Christopher Hitchens – che ha avuto ruoli di consulenza diretta nelle precedenti amministrazioni  Bush e Obama – è diventato il guru-non-ufficiale per la politica estera di Trump. Kissinger era un consulente segreto  per la Sicurezza Nazionale del presidente Bush, e sotto Obama è stato direttamente  coinvolto ai vertici  del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Ora sembra essere intimamente coinvolto  nell’evoluzione della politica estera di Trump verso la Cina e la Russia. La Kissinger Associates, da alcuni anni svolge  un ruolo centrale nel facilitare il passaggio di numerose aziende statunitensi verso vantagiosi intestimenti in Cina.

Marchio tipico di Trump sono gli annunci politici fatti a caso, senza copione e confusionari, questo potrebbe essere gradito da Kissinger, che ha  arguito  che l’ “imprevedibilità” è un marchio di garanzia dei più grandi statisti, che agiscono al di là delle “pre-visione di catastrofi” di cui parlano gli esperti ufficiali che raccomandando cautela, invece di pensare ad una “creazione continua e ad una costante ridefinizione degli obiettivi”. I più grandi statisti sono quelli che “mantengono la perfezione dell’ordine” ed “hanno la forza di contemplare il caos”, dove possono “trovare materiale per nuova creazione.”

Il ruolo critico di Kissinger nello sviluppo della strategia di Trump verso l’occidente è stato rivelato dal tabloid tedesco, Der Bild, che ha scoperto un documento del team di transizione di Trump, che ha confermato il ruolo di Kissinger come la mente chiave per ricostruire i rapporti con la Russia. Il piano di Kissinger dovrebbe includere la rimozione delle sanzioni economiche – aprendo la strada ad una collaborazione potenzialmente vantaggiosa  per  le compagnie petrolifere e del gas americane e russe – e riconoscendo la proprietà della Russia sulla Crimea.

Il pensiero di Kissinger sulla politica cinese, tuttavia, non è ancora noto del tutto. Scrivendo sul South China Morning Post, Pepe Escobar sostiene che Kissinger suggerirà a  Trump di implementare “un mix di ‘rapporti di forza’ e di ‘divide et impera’. Seducendo la Russia per tenerla a distanza dal suo partner strategico cinese; tenendo la Cina costantemente in una specie di allarme rosso; e prendendo di mira lo Stato islamico, pur continuando a dar fastidio all’Iran. ”  Il ruolo di consulente  ‘non ufficiale’ di Kissinger nel regime Trump è rafforzato dall’influenza diretta di uno dei suoi accoliti di vecchia data.

K.T. McFarland, che è uno che lavorerà sotto Michael Flynn come Vice Consigliere di Sicurezza Nazionale di Trump, aveva collaborato con Henry Kissinger durante l’amministrazione Nixon nel Consiglio di Sicurezza Nazionale dal 1970 al 1976. In questo ruolo, ha giocato un ruolo da protagonista nella preparazione delle note di Kissinger del 1974 National Security Study Memorandum 200 (NSSM200). Il documento sosteneva che la crescita della popolazione nei paesi più poveri è la maggior minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti all’estero e ad altri interessi, in particolare l’accesso per gli USA a forniture “minerali”.

Fare che  l’America sia ancora più odiosa

Sembra che ci siano temi comuni tra i diversi interessi del regime Trump. Tra questi ci sono esperienze differenti e il riconoscimento di una crisi: Rex Tillerson e Steve Bannon, per esempio, provengono da ambienti che riconoscono la realtà della crisi ecologica planetaria. Gli interessi energetici legati a Murdoch credono in una crisi sociale, economica e politica imminente a causa del picco del petrolio. La maggior parte della squadra di Trump vede come suo compito il salvataggio delle industrie di combustibili fossili da crisi esterne, e ora ostentatamente tendono a negare la gravità degli impatti ambientali provocati da questa industria.

Tutti sono preoccupati per i profitti dei loro amici a Wall Street.  Un gran numero delle persone della squadra Trump ha legami con John Tanton, il cui  punto di vista proto-Nazista è radicato in una fede eugenetica che gli ispira che  la crisi ambientale  sia dovuta a troppe persone che non sono bianche.

Ed ora il team della Sicurezza Nazionale di Trump attinge ai punti di vista paralleli del team di Kissinger, della vecchia era Nixon che vedeva la minaccia dei paesi poveri sovrappopolati che minavano agli USA l’accesso alle risorse alimentari, all’energia e alle materie prime del mondo – motivo per cui la soluzione sarebbe “cauldronize- far bollire nel pentolone” i paesi di interesse strategico.

Questa percezione delle crisi, tuttavia, non è fondata su una visione sistemica: ma è un riflesso provocato dalle lenti che vedono da vicino di un potere self-serving. Le crisi sono rilevanti solo nella misura in cui esse rappresentano una minaccia per i loro interessi. Ma, soprattutto, il modo in cui pensano di dover rispondere a queste crisi finisce per essere sempre il riflesso di una struttura ideologica della polarità conservator-liberale.

2. Il Sistema Profondo

Forse quello che salta più agli occhi da questo esame su cosa sia in realtà l’amministrazione Trump, è che il regime Trump non è estraneo allo Stato Profondo. Al contrario, le persone che sono state messe in posti di alto livello nella sua amministrazione sono i nodi fondamentali che rappresentano strati interi di reti sociali e istituzionali all’interno e trasversali allo Stato Profondo più ampio degli Stati Uniti.

Se questo non è evidente immediatamente , è perché non è ben chiaro cosa sia lo Stato Profondo in realtà. Lo Stato profondo non è semplicemente ‘la comunità dell’ Intelligence’. Una volta che si riesce a comprendere meglio cosa è lo STATO PROFONDO americano e il suo radicamento simbiotico in un SISTEMA PROFONDO transnazionale, il ruolo del partito di Trump può essere individuato più facilmente.

Stato segreto, Sistema opaco

Nel suo libro Deep Politics and the Death of JFK (University of California Press, 1996), il Professor Peter Dale Scott coniò il termine deep politics- Politica Profonda per indicare lo studio delle pratiche criminali e fuori-legge collegate allo stato. Definì Deep-political-system o processo come quella cosa in cui gli organi istituzionali e non istituzionali, organizzazioni criminali, politiche, giudici, media, aziende e dipendenti,  leader di governo, ricorrono a “procedure che mettono in moto un processo decisionale esterno e non solo interno secondo la legge, le sanzioni e la società. Quello che fa diventare queste procedure complementari ‘Profonde’ è il fatto che sono coperte o nascoste, fuori dalla visibilità della gente, così come lo sono i processi politici che non sono soggetti a sanzioni “.

Una analisi politica profonda quindi cerca di rivelare la tendenza dello Stato ad entrare in attività al di fuori dello spazio dello stato di diritto. Dal punto di vista della scienza politica convenzionale, l’applicazione della legge e la malavita si oppongono l’una all’altra, lottando per ottenere il controllo l’una sull’altra. Ma come osserva Scott:

“Un’analisi politica profonda osserva che, in pratica, questi tentativi di controllo portano all’utilizzo di informatori criminali; e questa pratica, prolungata troppo a lungo, trasforma gli informatori in agenti con un doppio status – uno all’interno della polizia e uno tra la delinquenza – . La protezione degli informatori e dei loro crimini concede spazio a favori, tangenti, corruzione e alla fine diventa un sistema. Il fenomeno del ‘crimine organizzato’ cresce: intere strutture criminali cominciano ad essere tollerate dalla polizia per la loro utilità che fa ottenere informazioni su piccoli criminali”.

Questo può portare a una forma di simbiosi  tra stato-e-crimine , confondendo i parametri che definiscono quale parte controlli l’altra. Dall’esterno, questo appare come l’emersione di una dimensione invisibile “Profonda” che conferma attività statali legate alla criminalità organizzata, quando in realtà quanto accade  perché lo stato è qualcosa di spugnoso-poroso: il suo lato invisibile e “profondo” lo collega a figure extra-giuridiche private che spesso cercano di operare al di fuori o in violazione della legge – o di influenzare o piegare la legge al servizio dei propri interessi.

Nel suo lavoro più recente, The American Deep State, (p. 14) Scott riconosce anche in questo filone che lo Stato Profondo” non è una struttura ma un sistema, difficile da definire, ma comunque reale e potente.”

Come ho mostrato nel mio articolo pubblicato nell’antologia, The Dual State (Routledge, 2016), l’immagine meno evidente di quella che si deve definire  Politica Profonda, è il fatto che lo stesso “Stato Profondo” deve essere intrinsecamente collegato ad una vasta rete di influenzatori non statali e spesso transnazionali che operano per mezzo di società, istituzioni finanziarie, banche e imprese criminali.

Il Sistema Profondo Globale post-bellico

Il ruolo storico dell’America come maggior azionista del capitalismo globale significa che la globalizzazione del capitalismo ha permesso la nascita e l’espansione di un sistema  transnazionale profondo dominato dagli Stati Uniti – All’interno di questo Sistema Profondo Globale, una élite finanziaria transnazionale dominata dagli Stati Uniti si è intrinsecamente impigliata nelle reti criminali .

L’espansione del capitalismo globale dal 1945 non è stato un processo automatico. Al contrario, è stato un processo profondamente violento guidato principalmente dagli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Europa occidentale. In tutto, CIA e Wall Street  hanno agito mano nella mano. La globalizzazione è legata direttamente a interventi militari  in più di 70 paesi in via di sviluppo  dove sono state create le condizioni politiche favorevoli ai mercati che si sarebbero ‘aperti’ alla penetrazione del capitale occidentale, e quindi al dominio di quei capitali sulle risorse locali e sulla manodopera. La logica della “politica profonda ‘prevede che gran parte di questa violenza politica criminale avvenga in teatri esteri, nascosta alla coscienza pubblica e che, comunque, trovi sempre una giustificazione.

Ciò fu riconosciuto in privato dai progettisti del Dipartimento di Stato USA che, all’epoca, lavoravano in collaborazione con il Council on Foreign Relations:

“Se gli obiettivi di guerra scelti, come sembra secondo gli interessi dell’imperialismo anglo-americano, resterà poco per la gente del resto del mondo … Questi obiettivi dovrebbero dare più vigore agli elementi più reazionari degli Stati Uniti e del British Empire. Dovrebbero essere messi in evidenza anche gli interessi degli altri popoli, non solo quelli dell’Europa, ma anche quelli dell’ Asia, dell’Africa e dell’America Latina. La propaganda farebbe più effetto. “

Il numero di persone che sono morte nel corso di questa forzata integrazione delle ex colonie in Asia, Africa, Sud America e Medio Oriente nell’orbita di un emergente economia globale dominata dagli USA e UK  è sorprendente.

Nel suo libro, Unpeople (2004), lo storico britannico Mark Curtis butta giù un chiaro dettaglio del bilancio delle vittime che arrivano come minimo ad una stima di 10 milioni. L’economista americano Dr. JW Smith, nella sua Economic Democracy (2005), sostiene che la globalizzazione è stata:

“… Responsabile di morti violente che hanno ucciso 12 a 15 milioni di persone dopo la Seconda Guerra Mondiale e ha causando la morte di centinaia di milioni di persone che vivevano in quei paesi in cui sono state distrutte le economie interne o in quei paesi a cui è stato negato il diritto di rimettere in piedi il welfare del loro popolo … cosa che è un vanto per i centri  del capitale imperiale occidentale dal 1945 al 1990. “

Sul retro di questa profonda, violenza politica transnazionale – che rimane oscuro nei media mainstream e sui libri di storia – gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno eretto una architettura finanziaria globale per servire gli interessi delle loro più potenti istituzioni societarie e bancarie, che controllano, con una schiacciante influenza, la politica classe.

Il potere dello Stato è stato usato per integrare le risorse, le materie prime, le riserve di energia dei combustibili fossili, e la manodopera a basso costo di vaste aree del mondo in un’economia globale dominata da interessi di una élite transnazionale che vive in gran parte negli Stati Uniti, nel Regno Unito ed in Europa Occidentale.

Anche questo ha aperto la strada a nuove forme di criminalizzazione del potere statale, che può essere illustrato con un potente esempio fatto da una esperta di terrorismo finanziario, Loretta Napoleoni, che ha presieduto il   Club de Madrid’s terrorism financing group.

Ha dichiarato che la deregolamentazione finanziaria perseguita dai successivi governi USA ha aperto la strada a diversi gruppi armati e terroristici che si sono collegati con il crimine organizzato, generando una economia criminale globale del valore di circa $ 1.5 trilioni. Questa economia criminale consiste in  “capitali illegali che prendono il volo, profitti delle imprese criminali, commercio di droga, contrabbando, attività legali, e così via”, la maggior parte dei quali viene riciclato in economie occidentali attraverso il denaro fornito alle  istituzioni finanziarie tradizionali: “E’ un elemento vitale del flusso di cassa di queste economie “.

Ma il problema va oltre. Mentre il mezzo primario di scambio di questa economia criminale è il dollaro USA, il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale ha cementato una situazione strutturale in cui il potere economico del Tesoro USA è diventato la condizione per l’immunità economica delle reti criminali transnazionali, che utilizzano sistematicamente dollari USA per le loro  operazioni criminali: maggiore è lo stock di dollari esistenti  all’estero, maggior è la fonte di entrate per il Tesoro degli Stati Uniti.

Questi esempi illustrano come lo Stato Profondo degli Stati Uniti funziona come cardine regolatore di un Sstema Profondo Globale, in cui apparentemente si legittimano i flussi finanziari internazionali che sono sempre più invischiati con la criminalità organizzata transnazionale, con potenti interessi corporativi che controllano le risorse dei combustibili fossili e delle materie prime di tutto il mondo, e con la privatizzazione del complesso militare-industriale.

Il Partito dello Stato Profondo dietro Trump

Trump si inserisce in questo sistema perfettamente. Tra i suoi progetti di executive orders  ce n’è uno che potrebbe aprire la porta alle imprese USA  per entrare in contatto con pratiche corrotte e criminali segrete per inserirsi nel conflitto del Congo dove comprare quei minerali – che sono ampiamente usati in prodotti elettronici come smartphone e computer portatili.

Da questo punto di vista più ampio, risulta chiaro che, lungi dal rappresentare una forza che si oppone allo Stato Profondo, il regime Trump rappresenta una rete a incastro di giocatori forti in tutte le industrie che si intersecano fortemente con lo Stato profondo: finanza, energia, intelligence militare, difesa privata, nazionalisti bianche i estrema-destra, media e tutti gli intellettuali politici dello Stato Profondo.

Secondo Scott, questo riflette un avanzamento della “vecchia divisione all’interno del Big Money – grosso modo, tra i progressisti della Commissione Trilaterale, molti dei quali hanno fatto i soldi con le nuove tecnologie di un Internet globale, che vogliono che lo Stato faccia di più per gli attuali problemi sulla disparità , sull’ingiustizia razziale e sul riscaldamento globale, e  i conservatori della Heritage Foundation, per lo più finanzieri e petrolieri, che voglio che lo Stato faccia ancora meno. ”

Quindi, piuttosto che essere una  ‘insurrezione’ nazionalista contro lo Stato Profondo globalista e multinazionale, il regime di Trump rappresenta un colpo di stato nazionalista dei bianchi fatto da un partito trasversale stizzito ma comunque sempre all’interno dello Stato Profondo stesso. Piuttosto che entrare in conflitto con lo Stato Profondo, stiamo assistendo ad un forte nesso militare-aziendale all’interno dello  stato profondo americano che sta venendo alla ribalta. Trump, in questo contesto, è uno strumento per riorganizzare e ristrutturare lo Stato Profondo come reazione a quella che questo partito crede che sia una crisi crescente del Sistema Profondo Globale.

In breve, il partito dello Stato Profondo che sta dietro Trump si sta imbarcando in quella che crede sia una missione unica e speciale: salvare lo Stato Profondo da un declino causato dai  fallimenti delle successive amministrazioni americane.

Tuttavia, quello che sta realmente facendo è accelerare il declino dell Stato Profondo americano e frenare il Sistema Profondo Globale.

Slide del  Global Sustainability Institute, Anglia Ruskin University (Ahmed)

3. Systemic Crisis

Il partito di Trump ha ragione perché c’è una crisi di potere negli Stati Uniti, ma non riesce a cogliere la vera natura della crisi nel suo contesto sistemico globale.

Ogni raggruppamento all’interno del partito di Trump e dell’élite delle reti sociali e istituzionali che rappresenta, ha una propria visione stretta della crisi, che interpreta dentro i parametri ideologici dei propri interessi particolari e della loro posizione classista.

Ogni raggruppamento soffre seri limiti epistemologici, il che significa che non sono solo incapaci di cogliere la natura sistemica della crisi e le sue conseguenze, ma che hanno opinioni fai-da-te su questa crisi  e che tendono a proiettare le loro insicurezze su tutto e su tutti gli altri.

Il Problema della Crescita

Per esempio, l’attuale fallimento nel risollevare l’economia americana con un recupero significativo, viene incorniciato dal partito di Trump dal fatto che  ‘America first’ non sia stata messa  al primo posto nelle relazioni commerciali. Il piano di Trump vuole aumentare gli investimenti in infrastrutture per creare nuovi posti di lavoro in casa, e adottare politiche commerciali più protezioniste a difesa delle industrie e della produzione americana.

Quello che si vede subito è che i mostri del denaro di Trump sono ben consapevoli che le politiche economiche e finanziarie americane neo-liberiste convenzionali non funzionano più: sotto Obama, per esempio, il reddito medio delle famiglie ha visto un primo vero aumento – dopo la recessione del 2007-8 – nel 2015, con  +  5,2%.  In termini reali, però, poco è cambiato, il reddito medio familiare è fermo a 56.516 $ l’anno, che al netto dell’inflazione. è  – 2.4%    rispetto a quello che era nel periodo a cavallo del millennio.

Così, mentre Obama è riuscito a creare più di un milione di nuovi posti di lavoro, il potere d’acquisto per chi lavora e per la classe media non è aumentato – anzi è diminuito. Nel frattempo, anche se il tasso di povertà è sceso del 1,2% nel 2015, la tendenza generale dopo il crollo del 2007 ha  visto il numero degli americani poveri aumentare da 38 milioni a 43,1 milioni di persone.

Ma questo problema va al di là di Obama – è un problema sistemico.

Nel corso dell’ultimo secolo, il valore netto della energia estraibile dalle fonti di risorse di combustibili fossili è inesorabilmente diminuito. Il concetto scientifico utilizzato per misurare questo valore è l’  Energy Return on Investment (EROI), un calcolo che confronta la quantità di energia che si estrae da una risorsa, con la quantità di energia utilizzata per consentire la stessa estrazione.

Come annegherà una crescita economica globale nel troppo petrolio di Trump dopo 2018
All the oil on the planet can’t save a financial system in overshoot, but another world is still possiblemedium.com

C’è stato un tempo negli Stati Uniti, intorno al 1930, quando il EROI del petrolio era fermo ad un monumentale 100, poi ha cominciato un costante calo, con qualche fluttuazione. Nel 1970, il EROI del petrolio era sceso a 30. Solo negli ultimi tre decenni, il EROI del petrolio USA ha continuato a precipitare di oltre la metà, raggiungendo  10/11.

Secondo lo scienziato ambientale Prof. Carlo Sala della State University di New York, che ha creato la misura EROI, il calo del global net energy  è la maggior causa del malessere economico globale. Perché abbiamo bisogno di energia per produrre, e per consumare abbiamo bisogno di più energia e più energia farà aumentare la produzione e il consumo, guidando la crescita economica. Ma se noi possiamo estrarre meno energia con il passar del tempo,  la crescita economica non può – ovviamente – aumentare.

I Progetti di Trump per i combustibili Fossili strizzeranno l’Economia – Ecco qui …

E questo è il motivo per cui c’ è stata una inconfondibile correlazione tra il  calo netto di energia globale a lungo termine, e il declino a lungo termine del tasso di crescita economica globale. C’è anche una inconfondibile correlazione tra il declino a lungo termine, l’aumento della disuguaglianza globale, e l’aumento della povertà globale.

Il sedicente partito liberale  dello Stato Profondo si è convinto che la crescita capitalistica abbia contribuito a dimezzare la povertà  globale dagli anni 1990, ma c’è motivo di dubitare di questi dati. Quella percentuale è stata calcolata usando il metro della misura di povertà della Banca Mondiale che è fissato a US$ 1,25 al giorno, un livello di molto inferiore alla povertà estrema. Quindi questo metro per misurare della povertà è troppo basso.

Mentre il numero di persone che vivono in condizioni di estrema povertà infatti si è dimezzato, molte di queste persone sono ancora tanto povere, da essere private anche dei loro bisogni minimi. Una misura più accurata della povertà mostra che il numero di poveri nel mondo è aumentato complessivamente.

Come ha mostrato Action-Aid – con sede a Londra – in un suo rapporto, del 2013, una misura di povertà più realistica porterebbe il metro tra US$ 5 e US$ 10 al giorno. I dati della Banca Mondiale mostrano che a partire dal 1990, il numero di persone che vivono con meno di US$ 10 al giorno è aumentato del 25%, e che il numero di persone che vivono sotto US$ 5 al giorno è aumentato del 10%. Oggi, 4,3 miliardi di persone – quasi due terzi della popolazione mondiale – vive con meno di $ 5 al giorno.

Quindi, in realtà, la povertà è aumentata nell’Era del Progresso. E ora l’insostenibilità di questa equazione è venuta al pettine, anche al centro, nei paesi della crescita globale, dove è maggiormente concentrata la ricchezza.

Il Piano dell’ONU sulla Sostenibilità è  ‘Condannato’- Secondo una Analisi Linguistica – Ecco qui …

A metà del 2016, il Pil dell’Europa è stagnante da oltre un decennio, e quello USA ha raggiunto un tasso di crescita del PIL del 1,1%, quasi lo stesso della sua popolazione. Ciò significa che gli Stati Uniti non hanno realmente visto nessun aumento della “ricchezza pro-capite- media”, secondo il  SUNY  di Charles Hall.

Per mantenere questa parvenza di crescita economica, stiamo utilizzando ingegnoso meccanismi di debito che finanzia nuove attività economiche. L’espansione del debito globale ora è superiore  al livello precedente al crash del 2007. Sta aumentando il rischio di un’altra crisi finanziaria nei prossimi anni, perché questa tiepida crescita che siamo riusciti a spremere dall’economia fino ad oggi, si basa su prestiti presi da un futuro energeticamente e ambientalmente insostenibile.

E questo meccanismo di crescita-con-i-debiti avviene anche nel settore del petrolio, che ha accumulato DUE miliardi di Dollari di debito che, nel contesto del cronico crollo del prezzo del petrolio, significa che l’industria non è sufficientemente redditizia da generare i fondi con cui rimborsare il debito.

Due Poli che si escludono

Entrambi i partiti dello Stato Profondo – quello pro e quello contro Trump –  sono la negazione del fatto che questa crisi crescente sia dovuta, fondamentalmente, alla diminuzione di energia netta globale che si basa sulle risorse combustibili fossili del mondo.

In un momento di assoluta crisi sistemica, lo zoccolo duro delle  norme e dei valori di un gruppo normalmente viene messo in forse e  scosso fino al midollo. Questo può portare a che un gruppo tenti di riscrivere una nuova serie di norme e di valori – ma se il gruppo non capisce che si tratta di una crisi sistemica, il nuovo costrutto, se la diagnosi da cui si parte non è corretta, può finire per sbagliare la mira e trovare responsabilità in un problema che non ha colpa, così si arriva alla Otherization- E’ sempre-colpa-di-qualcun-altro.

Slide del Global Sustainability Institute, Anglia Ruskin University (Ahmed)

Il partito di Trump finisce per ricalcare le stesse viuzze strette che conosce bene, e crede che, piuttosto che cercare un strada diversa, il problema stia tutto nel fatto che non si sta mettendo il giusto impegno per percorrere la strada vecchia. Insiste sul fatto che il problema non sia inerente alla struttura dell’industria dei combustibili fossili, o alla natura del debito che hanno infestato il sistema finanziario globale come  parassiti. Il problema è che lo sfruttamento dei combustibili fossili dell’America è ancora insufficiente – ci sono troppe regole per il sistema finanziario; si dà troppo ai NON-Americans – ai musulmani, agli immigrati, ai latinos, ai neri – tutta gente che svuota il sistema finanziario per portare soldi a crimine, droga e terrorismo, o semplicemente che fa crescere troppo le spese, visto che sono veramente tanti.

Mentre- da una parte – sono sicuri che il business-deve-crescere-as-usual , ora si deve indirizzare all’ ‘America First’ (e in particolare verso la parte bianca del nazionalismo dell’ ‘America’), quelli dall’altra parte – i liberali – si aggrappano alla convinzione  che il business-as-usual-deve-crescere-continuamente, e quindi serve solo qualche ritocco fatto di tecnocrazia e filantropia miliardaria per far guadagnare tutt.

Entrambe queste visioni del mondo soffrono di gravi errori ideologici – ma è il fallimento della seconda che ha contribuito a far radicalizzare la prima.

Guardando a quello che scrive   il consulente senior di Trump, Michael Anton,  si accende una luce su come la crisi abbia portato il partito di  Trump ad abbracciare una delirante visione di un mondo binario. Per Anton, è tutta colpa della bancarotta morale e ideologica del paradigma liberale, che ha distrutto l’economia e che sta erodendo i valori americani; come pure il fallimento dell’establishment conservatore che non ha fatto niente per evitarlo. Anton si è consumato per cercare una figura che possa distruggere e rivitalizzare il conservatorismo su nuove basi: qualcuno capace di liberarsi dei liberali e dei vecchi conservatori in un colpo solo. E così è iniziata la sua storia d’amore ideologica con Donald Trump.

Infatti, Trump proponeva nel suo programma una specie di guerra sia contro i liberal che contro i conservatori responsabili dell’establishments e della crisi . Una visione che sembra piuttosto semplicistica.

Il risultato è una visione che Trump ha di se stesso, come una sorta di messia americano – ma questo è, ovviamente, tutta una grande costruzione. Il partito di Trump, seguendo la linea del ragionamento di Anton, ha semplicemente messo dentro una cornice  tutte le sfide dell’America e le guarda con la stessa lente con cui guarda qualsiasi cosa: il problema dei liberals; e quindi tutti i problemi dell’America possono essere comodamente Otherized, addebitati a una combinazione fatale di decadenza dei liberals, e al fallimento dei conservatori.

Sul fronte interno ed economico: dare un bel calcio in culo alla crescita economica e intervenire con massicci investimenti sulle residue risorse dei combustibili fossili dell’America; utilizzare questa crescita per generare i ricavi per finanziare il piano di infrastrutture miliardarie; e focalizzare gli sforzi sul rilancio della produzione americana; tutto questo per creare milioni di posti di lavoro americani.

Per gli affari esteri l’idea è collaborare con la Russia per facilitare la cooperazione USA-Russia su nuovi progetti su petrolio e gas; indebolendo la partnership  Russia-Cina in modo  che gli USA possano fare pressione sulla Cina per farla capitolare ed accettare l’invasione degli Stati Uniti sulle risorse di petrolio e gas – non ancora sfruttate – del Mar Cinese Meridionale.

La ‘guerra al terrore’ fa da corollario alla visione di Trump che intende ridurre la crescente influenza iraniana in Medio Oriente, che  è notevolmente aumentata grazie alla guerra in Iraq del 2003 e alla destabilizzazione della Siria; riconsolidando così il potere geopolitico regionale degli Stati del Golfo, dato che è lì che si trova la maggior parte delle ultime risorse di petrolio e gas del mondo.

La dimensione domestica di quel corollario della ‘guerra al terrore’, prevede un giro di vite su tutta quella gente che  “mangia a ufo”, su quelle orde di non-bianchi. Su quegli-altri, che sono visti in ultima analisi, come parassiti che erodono la sicurezza finanziaria, culturale e nazionale degli americani. Così, il lungo muro per tener lontano il Messico, il ‘divieto islamico’, il giro di vite sugli immigrati, e le velate minacce al movimento Black Lives Matter, con il suo atteggiamento che qualsiasi azione “contro la polizia non sarà tollerata” ….  tutto diventa spiegabile come risultante del fatto che non si sono compresi i motivi della crisi sistemica, ma che si è semplicemente proiettata contro  tutti coloro che maggiormente soffrono per quella crisi.

In tutti questi argomenti  c’è un tema  comune riconoscibile e che attraversa il regime Trump e sarebbe la reazione alla percezione della crisi addebitandone le colpe a varie altre popolazioni. sia dentro che fuori gli USA — invariabilmente descritte come fuori da qualsiasi controllo, in rapida espansione e quindi da vedere come minaccia per la “grandezza”dell’identità americana che viene sempre più descritta  in termini etno-nazionalisti-parrocchiali.

Ma questo ovviamente non può funzionare. Anzi servirà ad una escalation della crisi.

Slide del Global Sustainability Institute, Anglia Ruskin University (Ahmed)

Il declino della Global net energy non servirà ad evitare di continuare a trivellare ancora di più e ancora più velocemente. Anzi è stato proprio l’atto di trivellare di più e più velocemente che recentemente ha fatto accellerare il declino della net energy.  Il freno posto dalla geofisica alla crescita economica diventerà più solido, non meno resistente.

E questo significa che  Trump sarà obbligato a fare affidamento sulle partnership pubblico-privato per trovare enormi prestiti per gli investimenti che dal settore privato permetteranno di realizzare i suoi piani per le infrastrutture. Quindi, per quanto possa essere bassa la retribuzione nazionale, che sfrutta la bassa manovalanza e il lavoro in fabbrica, Trump dovrà agire nel breve termine, oppure i contribuenti americani saranno costretti a pagare il conto per le migliaia di miliardi di dollari che dovranno rimborsare ai privati per i prestiti. Il piano di Trump sarà quindi ulteriormente appesantito con altro debito oltre quello già prodotto dalla crisi del sistema finanziario americano e globale.

Nel frattempo, il cambiamento climatico accelererà, come anche l’ordine internazionale che diventerà più instabile per l’atteggiamento militare di Trump che sarà più aggressivo in Medio Oriente e in Asia meridionale, in particolare verso l’Iraq, l’Iran e la Cina; e sarà più difficile mantenere calme le minoranze che vivono in casa.

Per ogni scalino di aggressività che salirà Trump, la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti scenderà uno scalino. E come ogni buon despota, i fallimenti di Trump diventeranno cibo per la sua stessa propaganda, che addosserà tutte le colpe comodamente su una miriade di altri che, nelle piccole menti del partito di Trump, impediscono all’America di diventare ‘great again.’

4. Il futuro

Con l’intensificarsi della crisi sistemica globale, la miriade di reti, di forze e di fazioni che compongono il profondo stato americano si confondono tra loro: Trump non è la causa, ma l’effetto sintomatico di questa rottura strutturale all’interno dell’establishment USA, quindi sconfiggere  Trump per quel che é non serve ad indebolire o a far ritirare le forze scatenate dal suo regime.

D’altra parte, anche se questo percorso produrrà immensi sconvolgimenti e tanto caos finché durerà, sta diminuendo la base sociale su cui poggia il nostro momento Trumpian.

Stiamo assistendo ad una agonia reazionaria delle forze sociali che stanno dietro al partito di Trump. Gli exit poll mostrano che solo il 37% dei giovani da 18–29 anni ha votato Trump.

Tuttavia, mentre oltre il 55% ha votato per  la Clinton, un gran numero di giovani – circa un milione – che di solito avrebbe votato democratico, semplicemente non è andato a votare. Ecco perché, mentre Trump poteva risultare antipatico, non gli piaceva nemmeno la Clinton. Il voto di uno su dieci elettori millennial è andato ad  candidato di un terzo partito – anche se è ancora un numero modesto, è ben tre volte di più rispetto alle elezioni precedenti. A questo tasso di crescita, il voto dei millennials per candidati di un terzo partito potrebbe diventare fatale per i democratici.

Secondo lo stratega repubblicano Evan Siegfried, se i Millennials avessero votato tutti nel 2016, avrebbero potuto decisamente evitare l’elezione di Trump, perché la base su cui poggia tradizionalmente il partito è formato in gran parte da persone bianche della classe media, da elettori rurali e da baby boomer.

“Stanno letteralmente morendo”, ha detto Siegried. “Ogni quattro anni la popolazione bianca si riduce del 2%, e la popolazione bianca senza istruzione universitaria diminuisce del 4%.”

Siegfried sostiene quindi che la vittoria di Trump è stata ottenuta perché si è cercato di evitare che i Millennial e le minoranze che non avrebbero mai potuto votare per lui,  non pensassero nemmeno di andare a votare.

Ma ecco il problema. Mentre Siegfried ammette che i dati demografici continuano a spostare voti a favore dei democratici nel lungo periodo, la Clinton è stata chiaramente un candidato assolutamente improponibile, compromessa  completamente dai suoi legami con Wall Street e con il Deep State- Lo Stato-Profondo.

I Democratici guardando a queste dinamiche demografiche nel periodo fino al 2016 si sono ingannati ed hanno creduto che la vittoria della Clinton sarebbe stata inevitabile. Si sbagliavano, ovviamente. E mentre i dati demografici dimostrano che la base su cui poggia Trump in America è destinata a scendere, si deve comprendere anche che il futuro per i millennials non sarà solo di scetticismo verso i repubblicani, ma anche verso i Democratici.

Oggi, la composizione del regime di Trump dimostra che la sconfitta della Clinton non è stata una sconfitta per lo Stato profondo. Al contrario, il vero problema è che il sistema elettorale americano riflette una forma di rotazione di regimi all’interno dello Stato profondo stesso. La vittoria del partito di  Trump indica che l’escalation della crisi sistemica globale ha portato il solito giro di rotazione e cambio di regime verso un punto di svolta, in cui un ramo dello Stato Profondo è ora in guerra contro l’altro ramo.

Entrambe le parti  dello Stato Profondo degli Stati Uniti si accusano a vicenda per i guasti del sistema e non vogliono ammettere la propria complicità nell’aver guidato il sistema responsabile del fallimento.

Una parte vuole rispondere a questa crisi sistemica accelerando il market share del vecchio paradigma – prolungando cioè la vita del sistema dei combustibili fossili e deregolamentando ancor di più il capitale predatorio. Mentre la maggior parte di loro è negazionista sul clima, qualcuno sembra anche riconoscere i pericoli della crisi ambientale e della scarsità delle risorse, ma desidera ancora puntellare lo Stato Profondo degli Stati Uniti contro la crisi con una risposta nazionalista chiudendo le porte del “Forte America”.

L’altra parte ha una fede profonda che il progresso tecnologico raddrizzerà tutto e permetterà al business-as-usual e all’estrazione-infinita  di riprendere la strada della crescita – credono che le innovazioni  guidate dalla tecnologia-digitale permetteranno a Wall Street di addentare la sua torta e di mangiarsela: possiamo far crescere l’economia, e arricchire in modo esponenziale un piccolo numero di finanzieri dell’Occidente , e grazie ai loro dividendi rimarrà anche qualche briciola anche per il Resto (del mondo) e arriverà con qualche novità tecnocratica, con una regolazione selettiva e con tanta generosa filantropia.

Nessuna delle due parti capisce veramente che entrambe sono bloccate nel loro vecchiume, in un paradigma neoliberista industriale che sta morendo. Che sia le strategie convenzionali dei repubblicani che quelle dei democratici hanno fallito. E che se continuano a ignorare e a trascurare la realtà della crisi sistemica globale e dei suoi sintomi crescenti, entrambi i partiti diventeranno sempre più disgregati e saranno sempre più irrilevanti per ampi settori della popolazione americana.

In questo scenario, la politica sarà sempre più polarizzata e non il contrario. I repubblicani continueranno a puntellare la loro base di bianchi-nazionalisti, mentre i democratici continueranno a perdere credibilità, come voce critica vera e propria,  a causa della loro miopia consolidata.

In uno scenario alternativo, altra gente a livelli differenti e in entrambe le parti, di altre parti e della società civile cominceranno a vedere il nostro momento Trumpian per quello che è veramente e si renderanno conto che sia il polo dei conservatori che quello dei liberali perderanno la loro attrazione per effetto della crisi sistemica globale.

E che Trump è semplicemente uno sforzo fatto da un ramo dello Stato Profondo per scongiurare questa rottura. E che i fallimenti dell’altro ramo dello Stato Profondo sono i motivi che hanno incoraggiato e provocato questo evento.

Un Progetto applicato per la Restaurazione della Democrazia
At Exile, we have forged a new path aligning ecological, economic, journalistic and policy development.medium.com

In questo scenario, le ultime tendenze politiche della generazione dei millennials  aprono la possibilità a nuove strade per la politica, sia quella dei conservatori che dei liberali: per ricostruire partiti, organizzazioni e paradigmi in conformità con le dinamiche emergenti di un sistema globale in transizione verso una nuova fase dello Stato: OLTRE  il carbone, OLTRE una crescita senza fine, OLTRE il consumismo di massa, OLTRE le banalità dei due poli, della destra e della sinistra, del bianco e del nero, dei nativi e degli stranieri, e al servizio della gente e del il pianeta.


Dr. Nafeez Ahmed     ha vinto premi di giornalismo di inchiesta ed ha creato  INSURGE intelligence,  un progetto di giornalismo investigativo di pubblico interesse basato sulla crowdfunding.  Ha lavorato per  The Guardian, VICE, Independent on Sunday, The Independent, The Scotsman, Sydney Morning Herald, The Age, Foreign Policy, The Atlantic, Quartz, The New Statesman, Prospect, Le Monde diplomatique, Raw Story, New Internationalist, Huffington Post UK, Al-Arabiya English, AlterNet, The Ecologist,  Asia Times, e altro. Nafeez’s lavora alla ricerca delle radici e delle operazioni nascoste collegate al terrorismo internazionale ed ha contribuito ufficialmente alla  9/11 Commission e alla 7/7 Coroner’s Inquest.

Nel  2015, Nafeez ha vinto il premio  Project Censored Award for Outstanding Investigative Journalism per la storia scritta sul Guardian sulle politiche energetiche della crisi Ucraina. L’anno precedente ha vinto il  Project Censored Award per il suo articolo sul Guardian sugli effetti del clima sulla crisi alimentare e sulle agitazioni socialt. Nel 2010, Nafeez vinse  ( omissis)

Il nuovo libro di Nafeez, Failing States, Collapsing Systems: BioPhysical Triggers of Political Violence (Springer, 2017) è uno studio scientifico su clima, energia, crisi alimentare ed economica che stanno portando caresrie in tutto il mondo. E’ ricercatore ospite al Research Fellow at the Global Sustainability Institute della  Anglia Ruskin University, alla  Faculty of Science and Technology.

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • Tonguessy

    Sinceramente questo è un libro, non un articolo.Non ce l’ho fatta a leggerlo tutto, ad un certo punto sono stramazzato.
    Comunque dice cose che già sapevo: Trump non è un outsider, e le sue beghe con la Clinton sono solo apparenti. Chi si ostina a difenderlo come paladino di libertà e democrazia sta solo sbagliando tutto. Basta dare un’occhiata ai profitti di wall street dopo la sua elezione: neanche Obama aveva saputo infondere tanta fiducia nel nazicapitalismo.

  • Saysana

    Se tutto va bene, siamo rovinati.

  • PietroGE

    Una accozzaglia di stupidaggini. Nafeez, un musulmano inglese che è stato parte dell’Islamic Human Right Commission (!!!) di Londra, è rimasto evidentemente contrariato dal bando contro l’ingresso di musulmani (da alcuni Paesi) negli USA e si vuole vendicare con la ormai logora equazione Trump = Hitler. Praticamente questo sarebbe secondo lui un governo di razzisti, nazisti suprematisti bianchi dedicati a distruggere l’ambiente e a tener lontani gli immigrati. Poi però introduce Kissinger come il loro ‘guru’ in politica estera e dimentica di citare il genero ebreo che Trump usa come consulente. L’ultima frase lo scopre come globalista convinto, il tipo alla George Soros,

  • GioCo

    Un articolo forse troppo lungo e dettagliato, per dire che siamo nel carcere simulato di Stanford e che l’esperimento del dott. Zimbardo su scale maggiori appare a noi che vi partecipiamo tutti, solo un po’ più confuso.
    Peccato poi che lo schema non suggerisce vie d’uscita. La mente quando si chiude in cortocircuiti non ha modo di sfuggire alla verità che riconfermano le congetture di quei cortocircuiti.

    Si, c’è la catastrofe ambientale, si, ne siamo diretti responsabili, si, probabilmente ha superato la fase reversibile, si, le forze che possono opporsi sono risibili e pure nel sogno che si organizzino in tempi eroici non rappresenterebbero comunque la svolta di cui abbiamo cruciale bisogno per correggere la catastrofe. Così possiamo saperci come cagnotti in un secchio allevati per un negozio di pesca sportiva e da quella prospettiva non abbiamo che poche scelte obbligate, indipendenti dalla nostra volontà: diventare mosche o essere esche per pesci.

    Questo non vuol dire la fine dell’uomo o del pianeta, l’apocalisse generalista e pasticciona che tutto cancella, ma di un sistema umano che è tanto marcio in quanto riflette il pensiero umano marcio che ne è il fondamento. L’uno è inscindibilmente stretto all’altro. Finché il marcio non avrà consumato ogni cosa consumabile, non vedo alcun altro meccanismo utile ad altro che l’accelerazione del processo. Tutti ci stiamo preparando in qualche modo all’inevitabile, chi cercando di fuggire (cioè non pensare, o costruire improbabili bunker signorili nel giardino o nelle Svalbard) chi aggredendo qualsiasi cosa (per esempio dire cose inutili sul piano pratico ma utilissime a sfogare l’emozione del “siamo tutti fottuti”) chi rimanendo rigido ad aspettare la morte (sfoggiando indifferenza). Noi tutti percepiamo la fine e la fine ci fa reagire come i rettili, la mente del più forte, del agile, del più rapido.

    Solo che non sono i rettili ad aver sopravvissuto alle ultime estinzioni di massa …

  • Er

    Complimenti al traduttore, che pizza! … sintesi? Trump E’ IL DIAVOLO?

  • Toussaint

    I complimenti e il grazie di tutti credo che debbano andare, innanzitutto, a Bosque Primario, per la qualità e la quantità del suo impegno. Non sono stramazzato come Tonguessy, ma c’è mancato poco.

    L’articolo non dice niente di nuovo. Tutte le analisi serie convergevano sul fatto che Trump non fosse un isolato, ma rappresentasse una parte di quelle oligarchie economiche che dominano il mondo. Insomma, che era ed è in atto una spaccatura verticale e che, considerando in che modo la parte perdente (i liberal e i repubblicani tradizionali) ci ha ridotti, era meglio muovere le acque sperando che nel rimescolamento generale il nostro paese potesse trarne dei vantaggi (uno su tutti, la fine dell’eurozona).

    Insieme all’elenco dei collaboratori di Trump, non sarebbe stato male produrre anche l’elenco di quelli che sarebbero stati i collaboratori della Clinton. Per dirla alla Jannacci, “per vedere l’effetto che fa”.

    L’articolo punta molto sugli aspetti energetici. Io non credo al “picco del petrolio”. Le riserve di idrocarburi non-convenzionali sono amplissime, quello che non andava bene era il prezzo, troppo basso per poterne permettere lo sfruttamento. L’articolista ha dimenticato che in paesi alleati o non pericolosi (Argentina, Australia, Algeria …) ci sono riserve immense, ma veramente immense, di gas e petrolio di scisto e che le nuove tecnologie di estrazione, basate sull’aria compressa e non sull’acqua, ne consentono lo sfruttamento seppur non a prezzi bassi. E questo nello stesso territorio statunitense (il bacino Permiano, ad esempio). Se poi decidono lo sfruttamento del carbone (quello pulito, con re-immissione della CO2 nel sottosuolo) … ce n’è per centinaia d’anni. E se poi il prezzo lo consente, ci sono altre zone, seppur difficili, da sfruttare. Quindi, picco de che?

    La politica in Medio Oriente e il conseguente sfruttamento degli idrocarburi presenti (anche in quei paesi dove l’estrazione è molto ridotta, come Iran e Iraq) è un discorso troppo complesso per essere affrontato in questa sede. Non comincio nemmeno. Riguardo il tentativo trumpiano di stringere un’alleanza con la Russia a fini anti-cinesi, è un argomento che abbiamo già affrontato tante volte su questo sito. Non credo che Putin ci caschi, cercherà di tenere i piedi in entrambe le staffe.

    Il problema, semmai, è quello ambientale, ovvero il riscaldamento terrestre, del quale il 50% degli scienziati dice che c’è, l’altro 50% dice di no puntando l’indice, se del caso, sulle macchie solari e non sull’attività dell’uomo.

    Che dire per concludere? Niente che già non si sapesse. Compreso il tentativo dei liberal (parte del potere economico, politici, giornalisti etc.) di affossare in tutti i modi la presidenza Trump. A me interessa la sorte dell’Italia e degli italiani e che si torni il più possibile a sane politiche nazionali. Se necessario mi tappo il naso e, almeno per il momento, grido ancora “forza Trump”. In ogni caso, con la Clinton sarebbe stato peggio.

  • –<>– –<>–

    Che pippone di articolo!
    Ma chi è, il Gabanelli dell’Illinois questo?
    Molte allusioni, poca sostanza … Come report appunto.

  • Axxe73

    Da traduttore dico veramente bravo al traduttore di questo articolo.

  • oriundo2006

    Interessante ma in alcune frasi forse contraddittorio: ad esempio qui ‘’..Tuttavia, quello che sta realmente facendo è accelerare il declino dello Stato Profondo americano e frenare il Sistema Profondo Globale..’’. Incomprensibile, almeno per me: da un lato accellera da un altro frena. Misteri dell’America. Quello che non si dice ( ma anch’io ho saltato qua e la ) è la vera novità di Trump: la sua lotta alla Cia ed il suo appoggiarsi al sistema militare ( ed industriale che gli fa da supporto ). Perché ? Mi pare evidente: la competizione globale vede l’America perdere. Si, perdere, sia sul piano interno con 56 milioni di food-stampers e 100 milioni di disoccupati ( con lavori non precari/sottopagati ecc.) e sotto l’aspetto estero perdere la competizione che vuole che gli USA siano l’unica vera superpotenza in tutti i campi. Oggi è sempre meno così, sia sotto l’aspetto militare sia sotto l’aspetto della competizione globale economica, che è solo la variante ‘soft’ della prima. Dati ce ne sono a bizzeffe e sopratutto la Cina che sta rimontando posizioni su posizioni e che si avvia ad essere lei la vera ed unica superpotenza del globo. Non sto a dire che la prima preoccupazione di Trump è stata quella di mettere paletti alle ambizioni egemoniche di Pechino nel suo mare…con scarsissimi risultati peraltro. Tutto ciò, l’analisi delle mosse americane come indirizzate da Trump sarà oggetto di dibattiti interminabili e non voglio levarvi il gusto di centellinarli a suo tempo a poco a poco come un vecchio whisky d’annata…sempre che la Cia non ordini alle sue direzioni riservate un buon attentato per levarlo da mezzo. Il che è ben possibile perchè la CIA custodisce segreti che lo staff di Trump, anche quello militare, non conosce: la sua riorganizzazione dell’intelligence è proprio volta a questo scopo, rendere i militari edotti del piano supremo di controllo globale dell’America made in Langley: con mezzi, uomini e strategie. E qui si entra nell’esoterico puro…

  • Paolo

    Meno male che è rimasto Soros a difenderci.

  • sotis

    Ho paura . Per fortuna che noi abbiamo i dirigenti del PD a difenderci. Ha hha hhha hha !