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Il PSOE di Pedro Sánchez vince ed è al centro del sistema; dovrà parlare con i repubblicani catalani

DI GENNARO CAROTENUTO

gennarocarotenuto.it

Un inascoltato studio di marzo accertava che il 70% degli spagnoli provassero orrore per Vox, un partito che usa il linguaggio della guerra civile, per millantare una Spagna rossa che non esiste. Eppure i media, quelli italiani in particolare, non hanno fatto altro che magnificare l’inarrestabile avanzata di una Forza Nuova iberica, con un discorso dai toni falangisti e nazional-cattolici, manifestamente maschilista, omofobo e razzista, che parla di Reconquista, e che aveva nel proprio programma l’adesione al gruppo di Visegrad; il famoso Asse Budapest-Varsavia-Madrid. Tutti erano così sicuri di dove andasse il mondo che la destra spagnola, il Partito Popolare e in misura appena minore Ciudadanos, ha pensato bene che tutta la competizione fosse per quel 30% che supponevano stesse per votare Vox, scoprendosi al centro e aprendo praterie al PSOE.

Vox dunque si ferma al 10% e l’analisi alla moda delle classi popolari che si buttano a destra perché abbandonate dalla sinistra, almeno in Spagna non passa. La ricerca spasmodica di elettori “votavo comunista, ora voto Vox”, della quale erano pieni ancora i giornali di ieri, si rivela fuori luogo, un bozzetto a tema. Le classi popolari spagnole dimostrano anzi di saper benissimo che non si possono sacrificare i diritti civili nell’illusione (vana) di ottenere quelli sociali, svuotati dal modello economico vigente. L’unico grande argomento di Vox – e tuttora un pericolo esiziale – resta quello della questione catalana, letta come “secessione dei ricchi” per usare una categoria italiana. Altrimenti gli spagnoli hanno dimostrato di saper bene cosa sia stata la guerra civile evocata da Abascal che parla di “dittatura progre” e “fronte popolare” (sic). Se la destra può rispolverare i più rancidi degli slogan, la sinistra può sciogliersi nel più degno dei “No pasarán”, a lungo gridato ieri.

Così vince il PSOE, un giovane partito vecchio di 140 anni, il Partito Socialista Operaio Spagnolo fondato nel 1879 da Pablo Iglesias, curiosamente omonimo del fondatore di Podemos. Anche se non sempre basta nelle elezioni, il PSOE di Pedro Sánchez stavolta non ha fatto altro che essere se stesso. Colore rosso, garofano anni Ottanta, quel nome antico con quella parola negletta e altrove tabù – socialismo – è un partito solidamente europeista, laico e riformista. È evidentemente prono al modello neoliberale, come già lo fu quello di Zapatero, ma in grado di garantire il minimo comun denominatore del sistema democratico, in un paese dove la sensibilità per diritti troppo a lungo conculcati resta per fortuna enorme. Di questi tempi non è poco e si può dire che mentre il PP di Aznar e Rajoy sia percepito come il simbolo dell’inviso sistema dei partiti, il PSOE, che di quel sistema ha sempre fatto parte, sia visto anche come fattore di stabilità del sistema democratico in sé. Il cuore del sistema democratico.

La lunga decantazione che aspetta Sánchez di qua alle europee del 26 maggio lo mette nelle migliori condizioni. Ha almeno due forni con i quali trattare, esperendo ogni possibilità alla ricerca di vantaggi anche marginali. Risparmio i numeri. Il primo forno è quello dei centristi di Albert Rivera, Ciudadanos, che continuerebbero a schiacciare il PP sulla destra. Un governo PSOE-C’s, sarebbe inviso per ora agli elettori di entrambi i partiti, ma è tuttora la soluzione più stabile, congelando il conflitto catalano, nella speranza vana che si soluzioni da solo. Una soluzione per giugno.

Il secondo forno per il PSOE è a sinistra, con i vari nazionalisti regionali e Podemos, che rifluisce dal 20% in un bacino non troppo oltre quello che fu di Izquierda Unida e prima ancora del Partito Comunista. Magari in Italia ci fosse una sinistra radicale capace di andare al voto in modo unitario e sfiorare il 15% dei suffragi, ma il partito di Iglesias dà la sensazione di aver sbagliato qualche partita decisiva, aver sofferto qualche divisione di troppo o semplicemente aver toccato nel 2016 il suo tetto di cristallo. Se a destra C’s può aspirare a sostituire il vecchio, a sinistra il destino di Podemos sembra essere quello di fare da cespuglio radical della rinvigorita rosa nel pugno socialista.

Il paradosso più importante di tutte le elezioni spagnole sta però nel carcere di Soto del Real, vicino Madrid dove è rinchiuso Oriol Junqueras, eletto parlamentare della ERC, Sinistra repubblicana di Catalogna. Il rapporto di forza tra i catalanisti di sinistra e i catalanisti di centro-destra si è totalmente ribaltato a favore dei primi. Era 12 a 9 per gli eredi di CiU di Jordi Pujol; ora è 15 a 7 per quelli di Lluís Companys, fucilato da Franco nel 1940. Con i nazionalisti baschi e gli altri minori ci si parla, non è un problema per il PSOE, che ha una lunga storia di alleanze e dialogo. Il problema è la Catalogna, dove pure i socialisti riguadagnano posizioni. E qui sta tutto il dilemma di Sánchez: recuperare Junqueras lo riporterebbe alla Moncloa con una maggioranza di sinistra, ma – referendum per l’indipendenza o meno – lo esporrebbe al revanscismo delle tre destre. A ben guardare, ad avere una idea di come sciogliere il nodo catalano, queste avrebbero quattro anni per fare i capponi di Renzo. Forse è un prezzo che si può pagare.

 

Gennaro Carotenuto

Fonte: www.gennarocarotenuto.it

Link: https://www.gennarocarotenuto.it/28466-il-psoe-di-pedro-sanchez-vince-ed-e-al-centro-del-sistema-dovra-parlare-con-i-repubblicani-catalani/

29.04.2019

Pubblicato da Davide

9 Commenti

  1. “Sanción de hasta 45.000 euros para la «coach» que «cura» a los gays”

    Articolo su https://www.larazon.es/local/madrid/sancion-de-hasta-45-000-euros-para-la-coach-que-cura-a-los-gays-CP22692099.

    in cui si descrive come è stato sanzionato un ingenuo malcapitato che offriva una terapia per il “cambiamento di abitudini personali” a coloro che lo richiedevano (naturalmente su base volontaria) in relazione alla loro attrazione omosessuale o alla dipendenza dal porno.
    Ebbene, nella Spagna dei Diritti Civili non si può!
    Viola la legge sulla “LGBT-fobia”!
    In quel caso la ‘scelta personale’ non va più bene: sebbene non venga certo lesa la libertà di nessuno, viene lesa tuttavia la pretesa dei LGBT (o chi per loro) di sorvegliare le opinioni altrui.

    Quindi, caro Tenuto, probabilmente “gli spagnoli – NON – hanno dimostrato di saper bene cosa sia stata la guerra civile evocata da Abascal che parla di “dittatura progre”

  2. La Spagna e’ ingovernabile. Agli spagnoli andare al voto piace vIsto l afflusso.
    Per cui sara’ ingovernata a lungo.

  3. Questa situazione è simile a quella greca: 1 o si sta ancora molto bene, 2 o non si ragiona. La società delle monadi avanza spensiertamente per la gioia delle lobby finanziarie.

  4. Da noi il termine “socialista” è diventato innominabile dopo La presidenza di Craxi, durante la quale, al di là della “questione morale” su cui ci sarebbe tanto da discutere, il partito è stato trasformato in maniera inequivocabile in un movimento liberale di cento destra, dalle cui ceneri è nato poi Forza Italia.

  5. Alleandosi con tutti i Partiti secessionisti che c’erano, Sanchez ha vinto le elezioni spagnole ma…..ha perso la Spagna. Invece della Vittoria di Pirro d’ora in poi si dirà la Vittoria di Sanchez. Si, ci sono vittorie che sono sconfitte e sconfitte che sono vittorie. C’est la vie.

  6. Un risultato interessante: soprattutto, la destra spagnola (storicamente, molto presente in quel Paese per lunga tradizione) tende a scomparire, forse per troppa vicinanza con l’UE. Vedremo

  7. Negli ultimi anni della sua vita, Franco amava circondarsi di veggenti e indovini per cercare il suo successore. Il salvatore della Spagna lo ha travato nel suo figlioccio Felipe (fu Franco ad imporre il nome di battesimo a Juan Carlos). Secondo le visioni che sono state svelate al Caudillo, sarà un re barbuto di nome Felipe a salvare non solo la Spagna ma l’Europa intera dalle ideologie anticattoliche. Non é un caso il nome Felipe (Felipe V fu il primo Re Borbone di Spagna) e il quadro di Carlo III con il manganello esposto durante il discorso di Felipe VI alla nazione a riguardo delle vicende catalane.

  8. In Spagna la sinistra ha fatto qualcosa, per esempio esistono da anni i sussidi per i poveri; in ogni caso quella della sinistra spagnola è una vittoria di Pirro, visto come sono avanzate le destre e in ogni caso, in Spagna non ha vinto nessuno.

  9. In Spagna la sinistra è favorita dalla lunga stagione di governo del PP che è stato massacrato dagli scandali, Ciudadanos poteva sostituirlo se fosse rimasto al centro invece ha seguito il PP nel tentativo appunto di arginare Vox.
    Comunque il PSOE ha preso solo poco più di sette milioni di voti ed è arrivato a 123 deputati con il premio di maggioranza, Vox ha preso 2,5 milioni di voti e ha preso credo 24 deputati.
    La situazione è fluida, se il PSOE riuscisse a fare l’accordo con C’s governerebbe per 5 anni ma in coalizione, con Podemos difficilmente banche e confindustria spagnola lo farebbero governare, non in coalizione comunque, e quindi non sarebbe possibile avere un governo e tornerebbero presto al voto.
    In Italia c’è chi dice che la sinistra italiana dovrebbe imitare il PSOE, il problema è che il PD è stato svuotato dagli ex DC su ordine del vaticano, che voleva il referendum renziano per poter nominare lui il premier, con un partitone di centro inamovibile blindato dalla riforma renziana.
    Gli ex comunisti in gran parte si sono sacrificati per far vincere il no al referendum e su ordine del vaticano sono stati espulsi in massa, oggi il PD è un ectoplasma democristiano con uno Zingaretti che è un quisling di Bergoglio.
    Il PD è interessato solo all’industria dell’accoglienza che attraverso le coop di area tiene in vita molti enti ecclesiastici che altrimenti per mancanza di personale chiuderebbero, con uno PSOE non hanno niente a che fare.
    Al massimo è un partito macroniano con l’abito talare.