Di Seyyed Majid Emami
Nel VII secolo d.C., in una terra dove la nascita di una bambina era considerata una vergogna e le donne erano pari a proprietà acquistabili e vendibili, un uomo emerse per stravolgere quella realtà ed attuare una rivoluzione le cui parole chiave erano: “Il Paradiso è ai piedi delle madri”. Ebbene, quel rivoluzionario era il Profeta Muhammad e la sua rivoluzione era l’Islam.
L’Arabia preislamica e la rivoluzione del Profeta
Nella società araba preislamica, le donne vivevano in una condizione miserabile: le bambine venivano sepolte vive, le donne non avevano diritto di possedere alcunché ed erano ereditate al pari degli oggetti. Fu in quel contesto che il Profeta Muhammad operò coi suoi insegnamenti, non solo proibendo le vecchie usanze ma stabilendo anche dei diritti di cui le donne non godevano neanche nelle civiltà più prospere dell’epoca. Per la prima volta nella storia araba, il Profeta dichiarò che le donne avrebbero dovuto ricevere una dote che non fosse un prezzo per comprarle, bensì un diritto finanziario di loro esclusiva appartenenza, ammonendo: “Pagate alle donne la loro dote per intero”.
Khadijah, moglie del Profeta, non fu solo la prima donna a convertirsi all’Islam, ma divenne anche la sua consigliera finanziaria ed emotiva, della quale il Profeta disse in seguito: “Le donne migliori del mondo sono Maria e Khadijah”. Con la rivoluzione del Profeta, le donne ottennero il diritto di giurargli fedeltà e di partecipare al riconoscimento della sua missione profetica e al governo della comunità islamica. Fatima, figlia di Muhammad, ricopriva una posizione tale da indurre un profondo rispetto in suo padre, dimostrando alla società che anche le fanciulle potevano essere studiose, modelli morali e simboli di resistenza. Il Profeta dichiarò esplicitamente: “Se una donna viene data in sposa senza il suo consenso, il matrimonio è da considerarsi nullo”, e ciò mentre in molte civiltà dell’epoca le donne erano costrette a sposarsi contro la propria volontà. Inoltre, il Profeta conferì alle donne il diritto alla proprietà e al commercio, e la storia testimonia che molte donne musulmane a Medina furono commercianti di successo… 1400 anni fa!
Rivalutare ed elevare la figura di Maria, madre di Gesù
Il Profeta Muhammad non fu solo il messaggero della religione islamica, ma anche il rinnovatore delle verità originarie insite nelle precedenti religioni monoteiste. Una delle manifestazioni più brillanti di questa rinascita fu la ridefinizione e l’elevazione del rango delle donne sacre e pie della storia, purificandone i volti dall’emarginazione e dalle distorsioni tramite la Rivelazione e restituendo loro il legittimo ruolo di modelli universali. Una di queste donne la cui importanza valica i confini della storia è la Santa Maryam bint Imran (Maria figlia d’Imran), una donna casta e un essere umano esemplare che Dio ha posto come modello per l’umanità. Prima dell’avvento dell’Islam, alcune narrazioni inaffidabili avevano avvolto figure come la Santa Maria in un’aura di ambiguità e persino di accusa, fin quando il Profeta dell’Islam non purificò tali narrazioni con la Rivelazione coranica. Il Sacro Corano, difatti, respinse esplicitamente ed energicamente ogni dubbio sulla castità e la purezza di Maria e narrò la storia della nascita miracolosa del profeta Gesù ponendo l’accento sulla grandezza divina e sulla dignità di sua madre:
فَأَتَتْ بِهِ قَوْمَهَا تَحْمِلُهُ ۖ قَالُوا يَا مَرْيَمُ لَقَدْ جِئْتِ شَيْئًا فَرِيًّا
فَأَتَتْ بِهِ بَنِيٓها قليلا فقالوا يا أُخْتَ هرونَ ما كَانَ أَبُوكِ بَغِيّا وَما كَانَتْ أُمُّكِ بَغِيّا فَأَشارتْ إِلَيْهِ قالُوا كَيْفَ نُكَلِّمُ مَنْ كَانَ فِي الْمَهْدِ صَبِيّا
Tornò dai suoi portando [il bambino]. Dissero: «O Maria, hai commesso un abominio! O sorella di Aronne, tuo padre non era un empio né tua madre una libertina» (Corano 19: 27-28).
Poi, con un miracolo divino, Gesù stesso scagionò sua madre:
فَاَشَارَتْ اِلَيْهِۗ قَالُوْا كَيْفَ نُكَلِّمُ مَنْ كَانَ فِى الْمَهْدِ صَبِيًّا
قَالَ إِنِّي عَبْدُ اللَّهِ آتَانِيَ الْكِتَابَ وَجَعَلَنِي نَبِيًّا
Maria indicò loro [il bambino]. Dissero: «Come potremmo parlare con un infante nella culla?», [Ma Gesù] disse: «In verità sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta (Corano 19:29-30)
Il Profeta elevò Maria oltre i confini della semplice “madre di Cristo”, presentandola piuttosto come Uswa (esempio) e modello per tutti i popoli del mondo. Il Sacro Corano si riferisce a lei come وَمَرْيَمَ ابْنَتَ عِمْرٰنَ الَّتِيْٓ اَحْصَنَتْ فَرْجَهَا فَنَفَخْنَا فِيْهِ مِنْ رُّوْحِنَا وَصَدَّقَتْ بِكَلِمٰتِ رَبِّهَا وَكُتُبِهٖ وَكَانَتْ مِنَ الْقٰنِتِيْنَࣖ, ovvero colei che attestò la veridicità delle Parole del suo Signore e dei Suoi Libri e fu una delle devote (Corano 66:12), collocandola tra i devoti obbedienti e i veritieri. Il ruolo del Profeta nel dar nuova vita a Maria fu, in effetti, quello di far rivivere il rango della donna quale “essere umano perfetto”, dimostrando che i criteri di superiorità sono la taqwa (pietà) e le giuste azioni, non il genere, e Dio Stesso rivela nel Corano, rivolgendosi al Profeta:
وَضَرَبَ ٱللَّهُ مَثَلًا لِّلَّذِينَ ءَامَنُواْ ٱمۡرَأَتَ فِرۡعَوۡنَ إِذۡ قَالَتۡ رَبِّ ٱبۡنِ لِي عِندَكَ بَيۡتٗا فِي ٱلۡجَنَّةِ وَنَجِّنِي مِن فِرۡعَوۡنَ وَعَمَلِهِۦ وَنَجِّنِي مِنَ ٱلۡقَوۡمِ ٱلظَّـٰلِمِينَ
وَمَرْيَمَ ابْنَتَ عِمْرٰنَ الَّتِيْٓ اَحْصَنَتْ فَرْجَهَا فَنَفَخْنَا فِيْهِ مِنْ رُّوْحِنَا وَصَدَّقَتْ بِكَلِمٰتِ رَبِّهَا وَكُتُبِهٖ وَكَانَتْ مِنَ الْقٰنِتِيْنَࣖ
Allah ha proposto ai credenti l’esempio della moglie di Faraone, quando invocò: «Signore, costruiscimi vicino a Te una casa nel Giardino. Salvami da Faraone e dalle sue opere. Salvami dagli ingiusti». E Maria, figlia di ‘Imrân, che conservò la sua verginità; insufflammo in lei del Nostro Spirito. Attestò la veridicità delle Parole del suo Signore e dei Suoi Libri e fu una delle devote (Corano 66:11-12).
In questi versetti, Maria e Asiya vengono presentate come modelli per tutti i credenti, uomini e donne, in una prospettiva inedita che provocò una rivoluzione intellettuale riguardo alla condizione femminile. Presentando un’immagine sublime e unica di Maria, l’Islam ha dimostrato al mondo che una donna può essere l’asse portante delle più grandi rivoluzioni spirituali e storiche. La nascita di uno dei più grandi profeti (Gesù) attraverso di lei testimonia un profondo concetto di uguaglianza: infrangendo l’idolo della predominanza maschile nell’Era dell’Ignoranza (Jahiliyyah), l’Islam ha dimostrato che le donne possono non solo svolgere un ruolo sul piano della storia, ma anche assumersi le più alte e importanti responsabilità divine e divenire la fonte di una straordinaria trasformazione nel mondo.
Amare la donna per amare Dio
Nel pensiero monoteista islamico, tutti gli esseri sono manifestazioni di Dio, e la loro capacità esistenziale e i loro effetti dipendono da quali dei Suoi attributi essi manifestano. In quest’ottica, i Profeti, gli Imam e i santi sono esseri umani perfetti che, grazie alla loro profonda incarnazione degli attributi divini, agiscono come intermediari della grazia e della guida divine. Tra loro, il Profeta Muhammad, in quanto rappresentazione più completa degli attributi divini, gode di un grado di vicinanza esistenziale e di conoscenza del Divino inconcepibilmente superiore a qualsiasi altro essere umano. Ed egli – la manifestazione divina più perfetta, che non fu mai, nemmeno per un istante, incurante dell’Essenza Divina – amava le donne come puri specchi della manifestazione della Verità Divina (Ḥaqq). In proposito Ibn Arabi spiega che, se si guarda una donna con una prospettiva divina e attraverso l’occhio della testimonianza spirituale (shuhūd), si ottiene una percezione più completa di Dio. Una delle ragioni dell’amore del Profeta per le donne era, dunque, la possibilità di testimoniare Dio più chiaramente attraverso di loro.
In base a ciò, se qualcuno si dimostra incapace di cogliere il profondo amore spirituale insito nelle donne, cercandole unicamente per lussuria, non ha compreso affatto lo spirito dell’amore divino, del quale ha solamente assunto la forma esteriore senza rendersi conto che il vero oggetto del piacere e la realtà ultima manifestata nell’amore per le donne è Dio stesso (Qaysari, 1382 AH, Vol. 2, p. 1350). Bisogna dunque comprendere che la posizione che il Profeta della Misericordia riconobbe alle donne fu estremamente elevata da molteplici prospettive: esistenziale, epistemologica e spirituale. Le donne devono conoscere il proprio valore e percorrere la via della sublimazione esistenziale e del raggiungimento della Verità, ed anche la società e la politica devono considerare queste capacità delle donne e trarre beneficio dal loro potenziale sia in ambito domestico che nella società in generale.
Forse è giunto il momento di conoscere meglio e senza pregiudizi quel grande rivoluzionario che fu Muhammad, il Profeta dell’Islam, il quale accese portò l’attenzione sui diritti delle donne in una delle epoche più buie della storia, dimostrando che la vera civiltà inizia proprio dal riconoscimento della dignità delle donne.
Di Seyyed Majid Emami
25.09.2025
Seyed Majid Emami. Ricercatore, professore associato e sociologo presso le università di Teheran; ha scritto articoli su teoria culturale, media e politica. In precedenza, ha curato un libro in persiano intitolato “Un’analisi sociale e teologica della resistenza culturale del popolo iraniano dopo l’assassinio di Qassem Soleimani”.
Vocenellanotte 26 settembre 2025
Massì un po' di sana agiografia non guasta, la storia può aspettare. Con Gesù e tutti i profeti non è da meno.
Maometto è stato un grande uomo, ha saputo interpretare il suo tempo, ha saputo capire l'evoluzione dei costumi al momento giusto, ha saputo approfittare delle condizioni e delle circostanze della sua terra. Quello che viene dopo non è scritto nel Corano. Quello che viene dopo è un sostanziale arretramento della grande vivacità araba che si è esaurita circa 300-400 anni dopo la morte di Maometto.