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IL PENTAGONO SI PREPARA PER L'IRAN

“All’inizio del 2003, persino mentre le forze Usa erano sull’orlo di una guerra con l’Iraq, l’esercito aveva già iniziato a condurre un’analisi per una guerra su vasta scala con l’Iran.”

DI WILLIAM ARKIN
Washington Post

Gli Stati Uniti hanno forse un piano di guerra per fermare l’Iran e i suoi interessi per le armi nucleari?

La scorsa settimana, il Presidente Bush ha smentito delle notizie per cui la sua amministrazione ha lavorato su piani di guerra d’emergenza – che parlano in particolare della possibilità di usare armi nucleari tattiche contro Tehran – come “mera speculazione”. Il segretario alla difesa Donald H. Rumsfeld è intervenuto definendo queste notizie “terre di fantasia”. Ha dichiarato ai reporter che “semplicemente non è utile” parlare di piani d’emergenza.

Ma il segretario si sbaglia.E’ importante parlare di piani di guerra che sono reali. E questi piani sono per l’Iran. All’inizio del 2003, persino mentre le forze Usa erano sull’orlo di una guerra con l’Iraq, l’esercito aveva già iniziato a condurre un’analisi per una guerra su vasta scala con l’Iran. L’analisi, chiamata TIRANNT, per “theater Iran near term” (teatro Iran prossimo termine), fu accoppiata con uno scenario simulato per un’invasione dei Marine e la simulazione della forza missilistica iraniana. I pianificatori statunitensi e britannici hanno condotto un’esercitazione di guerra sul Mar Caspio circa nello stesso periodo. E Bush ha diretto il Comando Strategico Usa per ideare un piano di attacco bellico globale contro le armi di distruzione di massa iraniane. Tutto questo, in ultima analisi,verrà inglobato in un nuovo piano di guerra per “importanti operazioni di combattimento” contro l’Iran, che ora delle fonti militari confermano esistere in forma di bozza.

Nessuna di queste attività è stata rivelata dall’esercito Usa, e la scorsa settimana, quando ho scritto dei piani di emergenza per l’Iran sul sito web del Washington Post, il Pentagono si è bloccato
sulla sua ostinata posizione per cui “non discuteremo piani di guerra”. Ma dovrebbe.

L’impegno diplomatico diretto all’Iran sarebbe di molto migliorato se quel paese capisse che gli Stati Uniti sono così seri riguardo l’impedire la ricerca iraniana di armi nucleari che vorrebbero scendere in guerra per fermare quella ricerca per usi di studio.

L’Iran deve capire – e ancora più importante, l’opinione pubblica statunitense deve capire – che non importa quanti esperti parlino di obbiettivi difficili da trovare o della catastrofe che potrebbe scoppiare se si verificasse la guerra, i pianificatori militari stanno già lavorando sodo per minimizzare i rischi di ogni operazione militare. Questo è il vero scopo dei piani di emergenza.

Ho seguito i piani di guerra statunitensi, mantenendo amicizie e contatti in quel mondo chiuso, per più di 20 anni. Il mio unico rimpianto nello scrivere su questo soggetto segreto, specialmente perché il governo afferma sempre che rivelare qualunque cosa potrebbe danneggiare le forze Usa, è non aver approfondito abbastanza i dettagli dei piani di guerra alll’Iraq. Ora, con l’Iran, è ancora una volta difficile ma essenziale mettere insieme i fatti.

Ecco quello che sappiamo. Sotto il TIRANNT, l’esercito e i pianificatori del Comando Centrale Usa hanno esaminato sia gli scenari a breve e a lungo termine per una guerra con l’Iran, tra cui tutti gli aspetti di una principale operazione di combattimento, dalla mobilitazione al dispiegamento delle forze fino alle operazioni di stabilità post-guerra dopo il cambio di regime.

Lo sforzo maggiore per il TIRANNT è iniziato nel maggio 2003, quando specialisti dello spionaggio e modellisti hanno raccolto insieme i dati necessari allo scenario di livello-teatro (cioè su vasta scala) per l’Iran. Da allora il TIRANNT è stato aggiornato usando informazioni del dopo guerra in Iraq sulla performance delle forze Usa. Nel frattempo, i pianificatori dell’Aviazione hanno ideato degli attacchi contro obbiettivi e difese aeree iraniani, mentre i pianificatori della Marina hanno valutato le difese costali e ideato degli scenari per mantenere il controllo dello Strato di Hormuz alla base del Golfo Persico.

Una conseguente campagna di analisi del TIRANNT, iniziata nell’ottobre 2003, ha calcolato i risultati di differenti scenari d’azione contro l’Iran in modo da fornire opzioni per analizzare i percorsi d’azione in un piano di guerra all’Iran aggiornato. Secondo fonti militari vicine al processo di pianificazione, questo compito fu affidato al generale dell’esercito John P. Abizaid, ora comandante del CENTCOM, nel 2002.

I Marine, nel frattempo, non solo sono stati coinvolti nella pianificazione bellica del CENTCOM, ma si sono concentrati sulla loro specialità, l’ “entrata di forza”. Nell’aprile 2003, il Corpo dei Marine ha pubblicato il proprio “Concetto di Operazioni” per una manovra contro un paese inventato, esplorando la possibilità di trasferire le forze dalla propria nave fino a alla costa contro un nemico determinato senza stabilire prima una testa di ponte. Anche se il nemico del Corpo dei Marine è descritto solo come un paese profondamente rivoluzionario dal nome di Karona, senza dubbio – con le sue Guardie Rivoluzionarie, armi di distruzione di massa e ricchezza petrolifera – deve essere inteso come l’Iran.

In un altro studio, iniziato nel 2004 e noto come BMD-I (Difesa con i missili – Iran), sono stati esaminati anche vari scenari che includono la forza missilistica dell’Iran. In questo studio, il Centro per le Analisi dell’Esercito ha previsto la performance dei sistemi armati statunitensi ed iraniani
per determinare il previsto numero di missili iraniani che trapelerebbe dalla difesa della coalizione.

La pianificazione giorno-per-giorno per trattare con la forza missilistica dell’Iran ha luogo nel Comando Strategico degli Stati Uniti ad Omaha. Nel giugno 2004, Rumsfeld ha allertato il comando di prepararsi ad implementare il CONPLAN 8022, un piano di attacco globale che include l’Iran. Il CONPLAN 8022 richiedei ai missili e ai bombardieri di essere in grado d’agire entro 12 ore dall’ordine presidenziale. La nuova task force, mi hanno detto delle fonti, si preoccupa soprattutto che se le fosse richiesto di portare a termine degli attacchi globali “veloci” contro alcuni obbiettivi iraniani in alcune circostanze d’emergenza, si dovrebbe dire al presidente che l’unica opzione è quella nucleare.

I piani di emergenza per un attacco tipo fulmine a ciel sereno, senza parlare di una guerra effettiva, contro l’Iran potrebbero sembrare incredibili in questo momento. Ma nel mondo segreto dei commando militari e dei pianificatori di guerra, sono una sventurata realtà quotidiana. L’Iran deve capire che gli Stati Uniti non sono bloccati dalla mancanza di opzioni. Deve realizzare che non può semplicemente fare ostruzionismo ed evadere i propri obblighi internazionali, che non può scavare ancora più a fonda nella speranza che “vincerà” solo perché la guerra è un casino.

L’Iran controlla le due leve di base che potrebbero scatenare un’azione militare statunitense. La prima sarebbe la sua acquisizione della capacità nucleare in sprezzo della comunità internazionale. Nonostante la spacconata di Teheran della scorsa settimana, il paese è ancora lontano diversi anni dallo sviluppo di un’arma nucleare, per non parlare di una funzionante. Potremmo anche avere un piano bellico di attacco globale orientato verso paesi con armi di distruzione di massa, ma quel piano è tutto incentrato sulla Corea del Nord, la Cina e presumibilmente la Russia. L’amministrazione Bush non aspetterà un attacco nucleare. Gli Stati Uniti sono ora una nazione da attacco preventivo.

La seconda leva dell’Iran sarebbe scagliarsi contro gli Stati Uniti o i loro alleati dal punto di vista militare (o mediante del terrorismo per procura), o chiudere lo Stretto di Hormuz al traffico di petrolio internazionale. Delle fonti dicono che il CENTOCOM e lo Stato Maggiore della Difesa hanno sviluppato delle “opzioni flessibili deterrenti” in caso l’Iran stesse pre intraprendere tali azioni.

Ci si potrebbe chiedere come queste opzioni potrebbero avere qualche effetto deterrente quando il governo non ne parla. Questa è un’altra ragione per cui Rumsfeld dovrebbe riconoscere che gli Stati Uniti stanno preparando dei piani di guerra per l’Iran – e non è solo routine. E’ una specifica risposta all’illegale proposito di quel paese riguardo le armi nucleari, la sua ingerenza in Iraq e il suo sostegno al terrorismo internazionale.

L’Iran deve capire che l’amministrazione è molto seria. Ma noi dobbiamo tutti capire che anche senza una testata iraniana o un attacco iraniano di qualunque tipo, c’è ancora un altro scenario catastrofico che potrebbe condurre alla guerra.

In un modo di piani di guerra pronti e nervosismi post 11 settembre, c’è una richiesta sempre maggiore di informazioni sul nemico. Questo significa rischi ancora maggiori implicati nella raccolta di quelle informazioni. Nel frattempo, i piani di guerra richiedono che le forze siano pronte in alcuni luoghi e in allerta, mentre il potenziale per delle armi di distruzione di massa necessita di tempi sempre minori per degli attacchi contro un nemico. Dunque il maggior pericolo, ora, è un conflitto non intenzionale, causato da qualcosa come l’abbattimento di un aereo spia statunitense, dalla cattura di un team della CIA o delle Operazioni Speciali, o da nervose forze Usa ed Iraniane che entrano in contatto ed iniziano a spararsi.

Il processo di pianificazione della guerra difficilmente è neutrale. Ha degli effetti delicati. Mentre gli eserciti mettono in attacco simulazioni di attacco, potenziali avversari diventano presunti nemici. Col tempo, i piani d’emergenza trasformano i punti di domanda in quelle che oggi sembrano certezze.

William M. Arkin scrive il blog Early Warning per www.washingtonpost.com ed è l’autore di “Code Names: Deciphering U.S. Military Plans, Programs and Operations in the 9/11 World” (Nomi in Codice: Decifrando i piani milutari statunitensi e, i programmi e le operazioni nel mondo dell’11 settembre, NdT). (Steerforth Press).

Fonte: http://www.washingtonpost.com
Link: http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/04/14/AR2006041401907.html
16.04.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO MARTINI

Pubblicato da God

Un commento

  1. ..prima di tutto si spera che questi piani non siano come quelli concepiti ed attuati in iraq….oppure, in iraq gli usa si sono impantanati,perché erano distratti dai piani che riguardavano l’iran?
    Battute a parte, è preferibile pensare della situazione iraqena, che l’instabilità permanente sia una cosa voluta e pianificata, cioè fino a che gli iraqeni si scannano a vicenda, gli usa e i loro alleati stanno a guardare…e non si ritirano dall’iraq!!!!
    Perché se la situazione attuale iraqena è conseguenza di errori di pianificazione e valutazione, è preferibile per tutti che i piani degli alti comandi strategici e militari rimangano nei cassetti e nei wargame dei computer.
    E che le truppe americane si affidino all’improvvisazione piuttosto che alla stupidità pianificata degli alti comandi.

    Comunque è logico e normale che l’esercito più grande ed organizzato del mondo pianifichi continuamente scenari di crisi o di guerra,in special modo in medio oriente, dove l’alta instabilità politica può dare luogo ad improvvise gravi tensioni o peggio sovversioni.
    Siccome l’attuale crisi con l’iran non riguarda solo gli stati uniti o israele,ma gli equilibri politici ed economici di tutto il mondo globalizzato,prima di mettere in atto i piani militari, bisogna mettere in pratica i piani politici.
    L’iran non è l’iraq!
    L’iraq era lo stato più laico del medio oriente.Convivevano “laicamente” sia
    etnie che confessioni religiose differenti.
    Curdi,turcomanni,sciti,sunniti cristiani, addrittura un cristiano era vice premier, cosa unica nel mondo arabo!
    La defenestrazione di saddam hussein ha dato luogo a squilibri sociali interni, e riacceso le dispute confessionali che erano sopite, e che magari mascherano interessi economici e di potere.
    L’iran è una teocrazia scita consolidata, che anche se è isolata dal mondo e dalla concezione araba, rappresenta però la determinazione islamica, ovvero fa leva sull’islam più radicale e fondamentalista che ultimamente si sta sempre più infiammando nelle masse arabe come rivendicazione d’identità e contrapposizione all’occidente.
    L’iran quindi sta rappresentando sempre più nell’immaginario collettivo degli arabi il baluardo della difesa dell’islam dall’influenza occidentale.
    Attaccare l’iran significherebbe attaccare l’islam…infatti ahmadiinejad nei suoi proclami cerca di fare leva sulla massa araba islamica fondamentalista,ergendosi a paladino in difesa dell’islam.
    Inoltre va considerato che l’iran è un paese vasto con 70milioni di abitanti,cui la metà ha un età media di 25-30 anni.Un apparato paramilitare compatto,determinato e disposto anche al sacrificio della vita pur di difendere il suo paese e la sua religione.
    In un eventuale attacco all’iran,come reagirebbe questa massa determinata?E soprattutto come reagirebbero le masse arabe?la siria,il pakistan?e l’iraq scita,che ha saldi legami con l’iran,non solo confessionali?

    Prima di parlare di pianificazione militare ed attuazione di questi piani,bisognerebbe fare UNA SERIA E MULTILATERALE PIANIFICAZIONE ED ATTUAZIONE POLITICA!…

    e si spera che le elezioni di medio termine negli usa non influenzino le scelte che si dovranno fare nella gestione di questa crisi.
    che cioè,i pazzoidi dentro la casa bianca, pur di conquistare consenso non impartiscano l’ordine di attuazione dei piani militari studiati.