Irina Slav
irinaslav.substack.com
Di questi tempi le buone notizie scarseggiano, ma questo lunedì ne sono arrivate ben due, entrambe dalla Norvegia. Primo, la Norvegia inizierà le trivellazioni per petrolio e gas nell'Artico e Bruxelles può anche andare a farsi benedire, almeno per quanto riguarda Oslo. Secondo, la Norvegia ha presentato ricorso contro una delibera del tribunale relativa a tre giacimenti petroliferi offshore, una sentenza che aveva revocato le autorizzazioni per "mancanza di considerazioni sul clima". Benvenuti in una preziosa giornata positiva per il settore energetico.
Il motore di questi sviluppi positivi è il governo norvegese, che ne ha abbastanza del climatismo dell'UE, il che dovrebbe far ricordare alle parti interessate (e non) che l'Europa non è un Paese e che l'UE non impone (per fortuna) le sue decisioni su tutto il continente. La Norvegia sta puntando tutto sul petrolio e sul gas, e basta. In questo momento il fan club di Terje Aasland ha il controllo della situazione.
"Nell'attuale contesto geopolitico e di sicurezza, e vista la situazione delle risorse, credo che la prosecuzione delle attività nel Mare di Barents sia nell'interesse sia della Norvegia che dell'Europa", ha dichiarato oggi il ministro del petrolio norvegese a Reuters, alla vigilia di una conferenza di settore a Stavanger.
Ricorderete il signor Aasland come l'uomo che due anni fa aveva detto: "È una situazione assolutamente di merda" per descrivere l'impennata dei prezzi locali dell'elettricità causata dalla mancanza di vento e dall'impegno della Norvegia ad esportare energia idroelettrica verso altri Paesi europei. La descrizione era appropriata, concisa e onesta e aveva suscitato scalpore a sud della Norvegia perché i suoi vicini e i vicini dei suoi vicini hanno un debole per il gas norvegese, ma anche per l'elettricità norvegese, dato che gran parte di essa proviene da fonti idroelettriche.
All'epoca, l'UE non aveva né le risorse umane né i poteri di concentrazione per interferire nelle elezioni parlamentari che si sarebbero tenute in Norvegia nel 2025, quindi il partito laburista di Åsland (immaginate un po'!) aveva vinto un secondo mandato e quindi sarà lui a capo della politica energetica norvegese fino al 2029. La stessa persona che nel 2023 aveva detto che la Norvegia avrebbe fatto tutto il possibile per espandere la propria produzione di gas, definendola una questione di "responsabilità sociale". Naturalmente, era subito arrivata l'ira degli ambientalisti e la dichiarazione era stata accompagnata da commenti del tipo "è il dito medio all'Accordo di Parigi" e "le trivellazioni petrolifere nell'Artico sono come gettare benzina sul fuoco". Come sappiamo, gli ambientalisti amano le sceneggiate.
Alcune curiosità su Aasland: prima di diventare politico faceva il tecnico di rete delle linee elettriche, è stato rappresentante sindacale per oltre un decennio ed è un grande sostenitore dell'energia eolica e solare, ma non a scapito del petrolio e del gas. Questo dimostra che gli esseri umani non sono sempre così semplicistici e ottusi come alcune figure politiche europee vorrebbero farci credere.
Quindi, Aasland sta mandando al diavolo Bruxelles e incoraggiando le trivellazioni nel Mare di Barents perché, per usare le sue stesse parole, "Se la Norvegia vuole rimanere un fornitore di petrolio e gas a lungo termine per l'Europa..., allora l'Artico deve far parte di questa discussione". Inoltre, la Norvegia non ha alcuna intenzione di ridurre l'estrazione di petrolio o gas almeno fino al 2035. Mentre scrivo, riesco a percepire la rabbia che si irradia dal tredicesimo piano del Berlaymont. I norvegesi non stanno al gioco del "fate quello che vi dico" e hanno il gas di cui l'UE ha bisogno. Dev'essere esasperante.
La Norvegia ha ripetutamente sostenuto presso l'UE la necessità di trivellazioni nell'Artico, illustrando le ragioni piuttosto logiche per cui vale la pena perseguirle. Potreste pensare che questo sia sufficiente, dato che la Norvegia è già il principale fornitore di gas dell'UE tramite gasdotto, ma non è così. L'UE aveva imposto una moratoria sulle trivellazioni nell'Artico e, per qualche ragione, la Norvegia l'ha sempre rispettata pur non essendo uno Stato membro (sebbene sia un partner stretto). Ora questa moratoria è finita. "Svilupperemmo queste aree e poi spetterà all'UE decidere se imporre una moratoria sull'acquisto di quel gas o quel petrolio". Ragionevole e ironico.
Nel caso in cui l'UE decidesse di mantenere la sua reputazione di suprema sabotatrice di se stessa, ci sono molti altri Paesi che comprerebbero volentieri petrolio e gas norvegesi, ha aggiunto Aasland, il che rappresenta una bella pugnalata, di quelle che l'UE continua ad infliggersi da sola. Poi potrà lamentarsi di essere troppo dipendente dal GNL statunitense e di "dover diversificare", senza specificare esattamente dove "dobbiamo" diversificare.
In una notizia separata ma correlata, il governo norvegese sta dicendo agli ambientalisti che il divertimento è finito. Il governo intende chiedere alla Corte Suprema del Paese di ribaltare la sentenza di un tribunale inferiore che aveva annullato i permessi di Equinor e Aker BP per tre giacimenti – Breidablikk, Tyrving e Yggdrasil – perché non si erano prese la briga di calcolare le emissioni di Scope 3 relative al loro sviluppo. E potremmo prenderci un momento per ammirare le denominazioni dell'industria petrolifera norvegese legate alla tradizione, che ci ha anche regalato i giacimenti Troll, Åsgard e i due Sleipnir.
Ora, nonostante la revoca alle autorizzazioni, i giacimenti continuano a produrre perché persino i tribunali più attenti all'ambiente sono consapevoli che petrolio e gas rappresentano il 50% delle entrate da esportazione della Norvegia. Mentre la battaglia legale continua, Breidablikk, Tyrving e Yggdrasil continueranno ad estrarre petrolio e gas, ma il governo ne vuole di più, ed è giusto che sia così. "Lo Stato sosterrà che le valutazioni aggiuntive delle emissioni prodotte all’estero ora soddisfano chiaramente tutti i requisiti", ha dichiarato l'Ufficio del Procuratore Generale in vista dell'udienza odierna, e fanno bene allo Stato. Dopotutto, metà delle entrate da esportazione non è una cifra da sottovalutare, nonostante le ambizioni ecologiste.
La Norvegia sta facendo ciò che farebbe qualsiasi Stato con un po’ di sale in zucca. Semplicemente, ci siamo dimenticati cosa significhi essere uno Stato sensato. Sta sfruttando le proprie risorse naturali in modo da avvantaggiare il Paese. Il fatto che la Norvegia abbia il più alto tasso pro capite di possesso di veicoli elettrici (spesso come seconda auto) non è un caso. È il risultato di quel 50% di entrate dalle esportazioni. Naturalmente, agli ambientalisti non importa nulla dei soldi che non sono loro, quindi si batteranno. E perderanno. Voglio dire, si tratta del cinquanta per cento delle entrate dalle esportazioni.
D'altra parte, non so dire cosa farebbe l'UE in risposta alle trivellazioni nell'Artico. Quello che posso dire è che aspetto con ansia la reazione ufficiale di Bruxelles. Probabilmente sarà qualcosa del tipo: "Oh no, non possiamo appoggiare le trivellazioni nell'Artico, ma continueremo ad acquistare il vostro gas senza chiedere da dove proviene". Voglio dire, Uniper ha appena firmato un accordo di fornitura di gas di 15 anni con Equinor e dubito fortemente che richiederà un certificato di origine per quel gas, suddiviso per giacimento.
Irina Slav
Fonte: irinaslav.substack.com
Link: https://irinaslav.substack.com/p/the-enemy-within
24.08.2026
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org
Cristoduli 27 agosto 2026
Ma da quando è ripartito il sito credevo potesse scrivere solo lampadario, per fortuna ci siete anche voi...
BrunoWald 30 agosto 2026
Tu scherzi, ma a me sono giá spariti 4 commenti, nessuno dei quali violava le norme del sito, per cui la cosa risulta piuttosto sgradevole. Anche perché altri sono lasciati imperversare a loro piacimento.