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IL MONDO PU DARE DA MANGIARE A 10 MILIARDI DI PERSONE?

DI RAJ PATEL
Energy Bulletin

I demografi del pianeta hanno aumentato

questa settimana (ndt: il 4 maggio 2011) le loro stime di crescita della popolazione per il

secolo attuale. Si prevede che raggiungeremo i 10 miliardi di persone

entro il 2100. Oggi l’umanità produce abbastanza cibo per nutrire

tutti ma, a causa del modo in cui viene distribuito, esiste ancora un

miliardo di affamati. Non c’è bisogno di essere un inveterato maltusiano

per avere la preoccupazione di come tutti noi potremo mangiare un domani.
Le previsioni attuali collocano la maggior parte della popolazione in

Asia, i livelli di consumo più alti in Europa e Nord America e i tassi

di crescita demografica maggiori in Africa, dove la popolazione potrebbe

triplicare nei prossimi novanta anni.

Ci sono comunque dei progetti in corso per nutrire

il mondo. Uno dei paesi al quale gli esperti dello sviluppo del pianeta

si sono rivolti come banco di prova è il Malawi. Senza sbocco

sul mare e un po’ più piccolo della Pennsylvania, il Malawi è regolarmente

tra i posti più poveri al mondo. Le cifre più recenti mostrano che

il 90 per cento dei suoi 15 milioni di abitanti vive con l’equivalente

di meno di due dollari al giorno. Entro la fine del secolo si stima

che la popolazione sarà di 132 milioni di persone. Oggi circa 40 per

cento dei malawiani vive al di sotto della soglia di povertà stabilita

per questo paese e una parte della ragione di questa povertà cronica

sta nel fatto che più del 70 per cento dei malawiani vive in zone rurali.

In queste aree si dipende dall’agricoltura e quasi ogni contadino

coltiva il mais. “Chimanga ndi moyo” (“il mais è vita”)

dicono i locali, ma coltivare mais rende così poco che poche persone

possono permettersi di mangiare qualsiasi altra cosa.

Se si arriva in Malawi di marzo, appena

dopo la stagione delle piogge, coltivare sembra un gioco da ragazzi.

È difficile trovare un pezzo di terra rossa che non sia un lussureggiante

rigoglìo di verde. Dal bordo della strada si può vedere il mais pronto

a maturare insieme alle zucche e ai fagioli piantati alla base dei robusti

steli. Anche le piantagioni di tabacco stanno andando bene quest’anno.

Ma c’è qualcosa che non va in questo apparente paradiso . I suoli

ondeggianti del Malawi sono il campo di battaglia dove tre diverse visioni

del futuro dell’agricoltura mondiale sono schierate una di fronte

alle altre.

L’idea di sviluppo più degna

di essere presa in considerazione per il Malawi vede gli agricoltori

come dei sopravvissuti a un sistema di vita fin dall’inizio destinato

al fallimento e che devono essere assistiti da questo momento in poi.

L’economista di Oxford, Paul Collier, è il testimonial

di questa concezione “modernista”, che ha illustrato in un pungente

articolo di Foreign Affairs del novembre 2008 in cui ha bacchettato

i “romantici” che agognano l’agricoltura contadina. Osservando

che i salari nelle città sono più alti che nella campagna e che ogni

grande paese industrializzato è in grado di alimentarsi anche senza

gli agricoltori, Collier argomentò le virtù della grande agricoltura.

Fece anche appello all’Unione Europea per sostenere le colture geneticamente

modificate e agli Stati Uniti per soffocare le sovvenzioni interne ai

biocombustibili. Per un terzo aveva ragione: le sovvenzioni per i biocombustibili

sono assurde, anche perché fanno aumentare i prezzi del cibo, dirottando

i cereali dalla ciotole dei più poveri ai serbatoi dei più ricchi,

con vantaggi ambientali limitati nella migliore delle ipotesi.

Il disprezzo di Collier per i contadini

sembra comunque basarsi su qualcosa diverso dai fatti. Anche se l’industria

agroalimentare internazionale ha generato grandi profitti dai tempi

della Compagnia delle Indie Orientali, non ha mai portato ricchezza

agli agricoltori o ai braccianti agricoli che sono sempre le persone

più povere della società. In effetti, la grande agricoltura si chiama

così a ragione: lavora con evidente vantaggio sulle piantagioni di

larga scala e con interventi che vedono i piccoli agricoltori come un

ostacolo.

Quindi, se si vuole rendere più

ricche le persone più povere al mondo, è meglio investire

nelle loro fattorie e nei luoghi di lavoro invece di mandarli a vivere

nelle città. Nel Rapporto sullo Sviluppo Mondiale del 2008, la Banca

Mondiale rilevò che, effettivamente, gli investimenti per i contadini

erano uno dei sistemi più efficienti ed efficaci per portare la gente

fuori da uno stato di povertà e di fame. È stata una confessione scomoda,

proprio perché la Banca Mondiale ha per lungo tempo pubblicizzato il

modello di sviluppo agricolo di Collier. Le organizzazioni di agricoltori,

dal Malawi all’India al Brasile, hanno fatto notare che l’accesso

a terra, all’acqua, alla tecnologia sostenibile, all’istruzione, ai

mercati, agli investimenti statali nello sviluppo e, soprattutto, l’accesso

a un confronto a un pari livello nei mercati interni e internazionali

sarebbe di grande aiuto. Ma ci sono voluti tre decenni di becera politica

per far sì che si sarebbe dovuto occupare di sviluppo si accorgesse

di questo. E ancora non ci sono arrivati del tutto.

A causa della sua eredità coloniale,

il Malawi ha dovuto seguire per lungo tempo una dottrina economica convenzionale:

esportare beni che dessero al paese un vantaggio comparato (nel caso

del Malawi con il tabacco) e usare i fondi per acquistare sul mercato

internazionale beni da cui poteva trarre alcun vantaggio. Ma quando

il prezzo del tabacco scende, come avvenuto di recente, c’è meno

valuta estera con cui avventurarsi nei mercati internazionali. E non

avendo sbocco sul mare il Malawi deve anche far fronte a prezzi più

alti per i cereali rispetto ai suoi quattro vicini, Zimbabwe, Mozambico,

Zambia e Tanzania, semplicemente perché raggiungere il paese ha un

costo di trasporto maggiore. Secondo una

stima, il costo marginale

per importare una tonnellata di aiuti alimentari in mais è di 400 dollari

contro i 200 necessari per importarli commercialmente e contro solo

50 per produrli internamente utilizzando i fertilizzanti. In particolar

modo in un periodo in cui si prevede un aumento dei prezzi del cibo

e dei fertilizzanti, il Malawi si comporta saggiamente nel considerarsi

così vulnerabile ai capricci dei mercati internazionali.

Questo spiega in parte perché, alla

fine degli anni novanta e quasi un decennio prima che diventasse di

moda, il Malawi rifiutò il consiglio dei suoi donatori internazionali

e decise di spendere la maggior parte del suo bilancio per l’agricoltura

in fertilizzanti, il primo e forse più necessario ingrediente per preparare

la terra a produrre raccolti redditizi. Il governo offrì agli agricoltori

un “pacchetto iniziale” con fagioli, semi arricchiti e fertilizzanti

necessari per la coltivazione di circa un decimo di un ettaro. I donatori

internazionali non furono contenti. Un funzionario dell’USAID (l’Agenzia

degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale) denigrò il programma

come un modo di relegare gli agricoltori in una “routine di povertà”

in cui sarebbero riusciti a coltivare una quantità di mais sufficiente

per sopravvivere, ma mai abbastanza per arricchirsi. Nonostante il fatto

che il programma ebbe uno scarso successo, decollò quando il presidente

malawiano Bingu wa Mutharika propose il programma anche per la stagione

di coltivazione 2005/2006, quadruplicando la quantità di fertilizzante

disponibile. Anche se dovuto solamente alle promesse elettorali, il

suo tempismo internazionale fu perfetto: aveva fatto sua una politica

il cui tempo era giunto a maturazione. Questo è il motivo per cui quello

che oggi succede nei campi del Malawi ha così tanta importanza anche

al di fuori dei propri confini.

Per capirne il perché c’è

bisogno di una breve storia delle politiche agricole nei paesi in via

di sviluppo. Molti di questi paesi furono considerati, specialmente

prima della seconda guerra mondiale, delle dispense che i colonizzatori

potevano svaligiare. Dopo l’indipendenza le zone rurali spesso diventarono contribuenti netti (ndr: che pagano più imposte di quante non ne ricevano in cambio di servizi o altro) per il fisco, ma c’era una qualche garanzia di stabilità, grazie ai governi che acquistavano i raccolti a prezzi garantiti. A livello internazionale, specialmente in Asia, il periodo
postbellico fu caratterizzato dalla difficoltà dei governi nel nutrire una popolazione insofferente, che si chiedeva con sempre più insistenza se la loro sorte non sarebbe potuta migliorare con il socialismo e con un cambiamento nelle proprietà terriere. Per combattere la guerra fredda
all’estero, il governo degli Stati Uniti e le principali lobby investirono fortemente nelle tecnologie agricole, nei semi arricchiti e nei fertilizzanti. Queste tecnologie furono progettate per mantenere il possesso della terra nelle mani dei proprietari feudali, con il risultato di avere cibo in abbondanza e i comunisti sotto controllo. Nel 1968 William Gaud, amministratore dell’USAID,
la
soprannominò
una Rivoluzione Verde perché era stata pianificata per evitarne una rossa.

Per una serie di motivi geopolitici

la Rivoluzione Verde fu messa in atto con meno fervore e successo

in Africa rispetto all’Asia. L’International Fertilizer Development

Center (centro internazionale per lo sviluppo dei fertilizzanti) osservò nel 2006 che una quantità di nutrienti del

suolo pari a 4 miliardi di dollari era stata prelevata dal terreno dagli

agricoltori africani che, nel tentativo di far quadrare i conti, non

reintegravano l’azoto, il potassio e il fosforo nel suolo.

La ricetta per il declino della qualità

del terreno non fu ricercata nell’occuparsi delle cause della sofferenza

ambientale (una trascuratezza sistematica fin dagli anni ’80, ammessa

anche dalla Banca Mondiale in un’inchiesta

interna), ma cercando di

ripristinare il terreno con la tecnologia. Così nel 2006 la Rockefeller

Foundation (lo sponsor originale della Rivoluzione Verde in Asia)

si unì alla Gates Foundation

per lanciare l’Alleanza

per la Rivoluzione Verde in Africa (Alliance for a Green Revolution

in Africa) o AGRA. Questo

è il secondo nuovo e coraggioso tentativo di politica di sviluppo che

spera di nutrire l’Africa.

L’AGRA sostiene di aver imparato

la lezione della storia, rifiutando il punto di vista di Collier e concentrandosi

sulle politiche che “a differenza della Rivoluzione Verde in America

Latina che avvantaggiò maggiormente i grandi agricoltori che avevano

accesso all’irrigazione ed erano quindi in una posizione che permetteva

loro di usare le varietà migliorate […] (sono) appositamente mirate

per superare le sfide che i piccoli agricoltori devono affrontare.”

Ha quindi funzionato in Malawi? Dipende

dall’obiettivo. Se lo scopo è aumentare la produttività

allora sì. Sebbene l’economista e direttore dell’Earth Institute,

Jeffrey Sachs, abbia recentemente contestato i dati, suggerendo che la produzione è raddoppiata a causa delle

sovvenzioni sui fertilizzanti (è solo aumentata di 300.000 – 400.000 tonnellate

o fino al 15 per cento,

essendo il resto dovuto principalmente al ritorno delle piogge), la

quantità di mais in Malawi è senza dubbio cresciuta.

Tuttavia, come sanno le 50 milioni

di persone che soffrono di un’alimentazione in sufficiente negli Stati

Uniti, avere abbastanza cibo nel paese non significa necessariamente

che tutta la gente abbia da mangiare. E il Malawi ha ancora una gran

parte di bambini che ha gli occhi vitrei ed è sottopeso. I bambini

affamati in modo cronico hanno una statura inferiore alla media della

propria età e il numero di bambino malnutriti in questi modo (“rachitici”

è il termine che appare nelle statistiche) è rimasto ostinatamente

alto sin da quando sono cominciate le sovvenzioni.

Il fatto di misurare l’aumento dei

raccolti di mais grazie ai fertilizzanti e ai “pacchetti iniziali”

non si traduce necessariamente in una società ben alimentata ed economicamente

produttiva per quanto concerne l’agricoltura.

Rachel Bezner Kerr, professoressa di geografia alla University of

Western Ontario e che lavora anche in Malawi come coordinatrice

di progetti per il Soils,

Food and Healthy Communities Project,

non è meravigliata: “Qualsiasi nutrizionista si farebbe beffe della

nozione secondo la quale un aumento del raccolto porta a un aumento

dell’alimentazione.”

Bezner Kerr mi riferì che avere

una maggiore quantità di cereali nei campi e maggiori raccolti

può effettivamente essere negativo in quanto “porta le donne

fuori casa lontano dai lavori domestici. In particolar modo se si stanno

nutrendo dei neonati ciò può dare cattivi risultati nutritivi.”

Quello che succede nell’ambiente domestico è cruciale per tradurre

una maggiore produzione in una migliore alimentazione.

Effettivamente il genere ha un’importanza

fondamentale quando si parla di cibo e agricoltura. Il 60 per cento

delle persone malnutrite al mondo sono donne o ragazze. Tuttavia la

FAO (l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura dell’ONU)

ha recentemente sottolineato che, aumentando l’accesso alle stesse

risorse che hanno gli uomini, le donne potrebbero far crescere la produzione

delle loro fattorie di più del 30 per cento portando a un 4 per cento

di aumento nella produzione totale agricola nei paesi in via di sviluppo.

In Malawi il 90 per cento delle donne lavora a tempo parziale e sono

pagate circa il 30 per cento in meno rispetto agli uomini per lavori

analoghi. Le donne sono anche gravate da compiti di assistenza, specialmente

in un paese devastato dall’HIV/AIDS. Anche nel caso abbiano il possesso

della terra e accesso alle stesse risorse degli uomini, le donne si

trovano stritolate dal bisogno di cure per i bambini e per gli anziani,

dal cucinare, dal dover portare l’acqua, trovare legna da ardere,

seminare, ripulire i campi e mieterli.

Si affronta meglio questo tipo di problemi

con lo sviluppo sociale, sostenuto da programmi come il Soils, Food and Healthy

Communities Project,

che con l’utilizzo della chimica. Ma questi sono proprio il tipo di

programmi a cui vengono destinate per gran parte le sovvenzioni per

i fertilizzanti. Il programma per i fertilizzanti è stato come un bambino

geloso che ha tenuto per sé le risorse che si potevano destinare ad

altri programmi. Il costo opportunità (1) dei fertilizzanti per gli

agricoltori è denaro che si sarebbe potuto spendere per qualcos’altro,

una seria preoccupazione quando i prezzi mondiali dei fertilizzanti

stanno aumentando a dismisura. Una ricerca della Banca Mondiale in America Latina e nel sud-est

asiatico ha suggerito che

è più intelligente che i governi sovvenzionino beni pubblici come

la ricerca agricola e i servizi di assistenza e l’irrigazione piuttosto

che indirizzare denaro a contributi privati come nel caso dei fertilizzanti.

E questo ha importanza anche oltre

i confini del Malawi, particolarmente nell’Africa sub-sahariana. Si

prevede che la crescita della popolazione mondiale sarà guidata

da “paesi ad alto tasso di fertilità”, la maggior parte dei quali

si trovano in Africa. Il Relatore Speciale dell’ONU sul Diritto all’Alimentazione,

Olivier de Schutter, ha recentemente sostenuto che il mondo potrebbe

essere meglio nutrito non pompando nel suolo le sostanze chimiche ma

con l’utilizzo di tecniche “agro-ecologiche” d’avanguardia per

ripristinare la fertilità del terreno e per usare politiche che possano

raggiungere la sostenibilità ambientale e sociale. In un’analisi di 286 progetti di agricoltura sostenibile

in 57 paesi in via di sviluppo che riguardano 91 milioni di acri (2),

un gruppo di lavoro, guidato dallo scienziato ambientale britannico

Jules Pretty, ha riscontrato aumenti di produzione del 79 per cento,

ribadiamo, molto di più di quanto ottenuto con le sovvenzioni sui fertilizzanti

in Malawi e con una gamma molto più ampia di benefici ecologici e sociali

rispetto al solo aumento della produzione alimentare.

Questi programmi in parte riescono

perché non considerano la fame come conseguenza del numero eccessivo

di contadini o di un deficit del suolo, ma come il risultato di complesse

cause ambientali, sociali e politiche. Non c’è bisogno solo della

chimica per risolvere la fame, c’è bisogno di sociologi, biologi

del suolo, agronomi, etnografi e perfino di economisti. Pagare per le

loro capacità è il costo opportunità di spendere

dollari preziosi in fertilizzanti importati. Certamente l’agro-ecologia

è un modello completamente diverso da rispetto a quello in cui i laboratori

stranieri scaricano la tecnologia con un manuale di istruzioni sulle

spalle di qualcuno. I programmi richiedono molta più educazione partecipativa

e molti più investimenti in beni pubblici di quanto il governo malawiano

e i donatori sembrino attualmente inclini a fornire.

L’agro-ecologia è la terza

visione di sviluppo in lotta per il futuro. In Malawi funziona. Coltivando

fagioli con l’occhio e arachidi con il mais, espandendo quindi la

gamma delle colture, i raccolti che derivano dal programma di Bezner

Kerr hanno battuto quelli del programma dei fertilizzanti del 10 per

cento e hanno aumentato anche i risultati dell’alimentazione. Ma anche

l’agro-ecologia ha i sui limiti. Il 15 per cento dei malawiani rimane

poverissimo e vive con meno di un dollaro al giorno e non è in grado

di comprarsi abbastanza cibo. Sono persone persone senza proprietà

fondiaria o che hanno terreni di scarsa qualità e che devono quindi

vendere la propria manodopera nel periodo della mietitura proprio quando

avrebbero bisogno per sé. Rimangono esclusi dal miracolo del

Malawi.

Il futuro non ha un aspetto molto promettente

per l’agro-ecologia. Preoccupato della sostenibilità finanziaria

del programma di sovvenzioni per i fertilizzanti, il governo del Malawi

si sta per imbarcare in un progetto di Green Belt (3), in cui

migliaia di ettari saranno irrigati per stimolare gli investitori stranieri

a cominciare progetti di coltivazione su larga scala di canna da zucchero

e di altre colture da esportazione. Si spera che la valuta estera portata

da questo programma riesca a finanziare la spesa per i fertilizzanti.

Il risultato aiuterà a equilibrare il bilancio del paese ma, come conseguenza,

si prevede che migliaia di piccoli proprietari terrieri verranno sfollati

per liberare i terreni che attireranno il tipo di agricoltura su larga

scala che Collier tanto apprezza.

In particolar modo, alla luce delle

nuove proiezioni sulla crescita della popolazione per il XXI secolo,

sembra assurdo attenersi alle politiche agricole del XX secolo. Bisogna

ricordarsi che gli interventi agro-ecologici in Malawi hanno dato una

svolta alla responsabilizzazione delle donne. Il premio Nobel Amartya

Sen ha sostenuto che ci sono poche politiche più adatte dell’istruzione,

in particolare dell’istruzione di donne e ragazze, per migliorare

le vite individuali, familiari e comunitarie (e per abbassare i tassi di natalità). Le

profezie che i demografi hanno presentato variano di parecchio, e cambiando

le ipotesi si ha come risultato un mondo che oscilla tra gli 8 e i 15

miliardi di persone. Qualsiasi cosa ci riservi il futuro, è comunque

chiaro che un mondo nel quale ognuno abbia da mangiare dipende dalla

responsabilizzazione delle donne. E l’agro-ecologia, più che considerare

questo fatto come qualcosa di irrilevante per l’alimentazione mondiale,

lo mette giustamente al centro della questione.

Gran parte della vecchia agricoltura

è stata progettata per bombardare economicamente i villaggi allo

scopo di poterli salvare o come soluzione tecnologica per rimandare

l’uso della pratica politica. Collier vuole sbarazzarsi dei contadini.

Le nuove mode vogliono tenerli, ma tenendoli immersi nella chimica fino

al collo. Tuttavia, se vogliamo essere seri trattando di nutrire gli

affamati, che sia in Malawi o dovunque, dobbiamo riconoscere che la

maggior parte degli affamati è costituita da donne e che abbiamo bisogno

di una maggiore spesa pubblica, e non privata, destinata a chi è meno

in grado di gestire le risorse agricole. Perché quando si tratta di

far crescere gli alimenti quelli che coltivano la terra sono tutto tranne

che stupidi.

***************************************

Note:

(1) Il costo opportunità in economia

è il costo derivante dal mancato sfruttamento di una opportunità concessa

al soggetto economico.

(2) Circa 37 milioni di ettari (N.d.T.)

(3) La Green Belt

(cintura verde) è una norma che regola il controllo dello sviluppo

urbano. L’idea è che debba essere mantenuta, attorno ai centri abitati,

(o, in senso più generale, intorno a una determinata zona) una fascia

verde occupata da boschi, terreni coltivati e luoghi di svago all’aria

aperta. Lo scopo fondamentale di una cintura verde è impedire la scomposta

proliferazione di costruzioni che vadano ad inquinare questo spazio

di rispetto.

***************************************

Fonte: http://www.energybulletin.net/stories/2011-05-05/can-world-feed-10-billion-people

05.05.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di A Mouse Goes to Africa

Pubblicato da supervice

  • maremosso

    Leggo che in Malawi usando fertilizzanti (87% derivati dal petrolio) si renderanno dipendenti dai costi energetici. Ricordo che nel 1972 il 92% degli abitanti era malnutrit,o percentuale scesa secondo l’articolista al 40% nel 2010. Se i dati odierni sono reali un miglioramento notevole è stato fatto. Sconcertante è invece la prospettiva di crescita demografica che va bloccata con le buone o con le cattive (metodo cinese) per consentire la stabilizzazione della popolazione ed il miglioramento delle condizioni di vita.

  • stefanodandrea

    Per quale ragione sarebbe meglio non far nascere, che so, un miliardo di persone, anziché farle nascere e poi lasciare che sia la guerra a decidere chi deve vivere e chi deve morire?
    Non vi sembra che ogni popolo può al più decidere di limitare le nascite dei suoi membri e nulla può dire sulle politiche demografiche degli altri popoli?
    Sta scritto da qualche parte che ogni popolo deve perseguire la longevità nel modo più assoluto?
    E’ scritto nel regno dei cieli che un popolo non può preferire un certo numero di malnutriti a famiglie con figlio unico o senza figli?
    Un popolo può preferire di essere composto da numerosissimi poveri, che però non soffrono fame e freddo e vivono spartanamente, anziché da un po’ di poveri e un po’ di ricchi?
    Scusate la provocazione. Essa è dovuta al fatto che non ho mai compreso le ragioni profonde delle “teorie scientifiche” o delle proposte politiche volte a limitare le nascite.

  • giga90

    circa 2000 anni fa, certa gente si faceva le stesse domande che vi ponete oggi. Ma un Tale rispose così: “Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.” (Gesù Cristo, circa A.D. 30 d.C.)

  • fernet

    Qui lo dico e qui (non) lo nego che al mondo non siamo sei miliardi ma la verità sta nel mezzo.
    Me l’ha detto il mago Frestizius. Fate voi i conti per il 2100.

  • Deck85

    Questa della decrescita della popolazione mi puzza tanto di vecchia idea massonica e maltusiana.

  • maremosso

    Ogni comunità può decidere di fare anche 17 figli per coppia ma se poi mi chiedi gli aiuti alimentari ti lascio crepare di fame e se tenti di migrare ti costruisco un recinto impermeabile dove ci scaravento anche gli assertori dell’accoglienza a tutti i costi.

  • maremosso

    Queste sono le ca..te a cui credono e neanche tutti i cattolici. Forse per te sarà una delusione ma gesu’ cristo non è mai esistito è solo la storicizzazione mitizzata di una setta di adoratori del sole che erano i cristiani. Non esiste una testimonianza di uno storico del tempo che lo menziona. Non esiste la versione originale di almeno un vangelo. Sono tutte balle scritte a partire dall’Imperatore Costantino. Documenti originali antichi non ne esistono.

  • maremosso

    Ogni tanto, stranamente, qualche buona idea ce l’hanno anche i massoni.

  • Affus

    infatti il mondo potrebbe contenere non 6 miliardi ,ma 100 miliardi di esseri umani ,solo che c’è chi non ci crede al futuro dell’umanità perchè ragiona con la pancia e si sente sempre minacciato dagli altri .
    Sia la massoneria internazionale e sia i fratelli comunisti di questa civiltà hanno pensato di risolvere il problema della fame, non predicando una maggiore giustizia a livello mondiale ,ma attivandosi per i preservativi e programmi per la riduzione delle nascite ,considerando i poveri un pericolo per l’umanaita benestante . Senza sapere che quelle terre dove ci sono gli africani, sono vuote , potrebbero produrre 1000 volte di piu ,ma resta il problema della giustizia di cui prima loro non ne vogliono sapere. Il precetto etico non rubare vale piu di di mlle costituzioni della repubblica italiana ,una costituzione fatta per insegnarti a rubare ai poveri e mantenere i partiti che sono la garanzia della democrazia per i loro interessi.

  • Affus

    infatti il mondo potrebbe contenere non 6 miliardi ,ma 100 miliardi di esseri umani ,solo che c’è chi non ci crede al futuro dell’umanità perchè ragiona con la pancia e si sente sempre minacciato dagli altri .
    Sia la massoneria internazionale e sia i fratelli comunisti di questa civiltà hanno pensato di risolvere il problema della fame, non predicando una maggiore giustizia a livello mondiale ,ma attivandosi per i preservativi e programmi per la riduzione delle nascite ,considerando i poveri un pericolo per l’umanità benestante . Senza sapere che quelle terre dove ci sono gli africani, sono vuote …., potrebbero produrre 1000 volte di piu ,ma resta il problema della giustizia di cui prima loro non ne vogliono sapere. Il precetto etico non rubare vale piu di mille costituzioni della repubblica italiana ,una costituzione fatta per insegnarti a rubare ai poveri e mantenere i partiti che sono la garanzia della democrazia per i loro interessi. Il mondo vive di giustizia (e non di ugualitarismo )e quando questa giustizia manca ,l’uomo non riesce a sopravvivere alla sua stessa ingiustizia . Il 60% delle malattie in africa sono di natura infettiva; non si osserva la giustizia profilattica della pulizia ; non c’è nessuno che insegna che bisogna lavarsi le mani ,l’orlo del bicchiere , le mani fino ai gomiti ,i piedi e le parti intime prima di mangiare o fare sesso …….

  • remox

    La risposta alla domanda è: SI. Lo può fare già. Ogni anno in ossequio ad accordi commerciali si distruggono tonnellate di derrate alimentari.
    Cos’è che provoca la fame è la povertà? E’ sempre la solita cupidigia, dove il più forte sfrutta il più debole, il più grande mangia il più piccolo.
    La decrescita è la nuova ideologia di chi vuole mantenere lo status quo, anzi aumentarlo a favore dei potentati economici attuali (corporazioni private)le quali vedono un pericolo nell’aumento della popolazione poichè farebbe aumentare i rischi di una perdita di controllo sulla stessa e dunque di perdita di privilegi.
    Chi appoggia la descrescita in buona fede non conosce affatto il problema. Ragiona per slogan imposti e creati da appositi think thank.
    Nella società multimediale ragionare per slogan è più semplice, comporta meno fatica, poichè ci sono altri che pensano per te. Il bello è che ti fanno credere che sono pensieri tuoi.

  • maremosso

    Ti invito a leggere IDA MAGLI e qualche dispensa scientifica di antropologia. Ognuno può manifestare qualsiasi orientamento politico partendo tuttavia da presupposti reali. Tu affermi che il pianeta potrebbe ospitare 100 miliardi di esseri umani omettendo di specificare …. nei cimiteri. Che l’Africa potrebbe produrre 1000 volte di più è una, scusa il termine, vaccata pazzesca. Sono basito dalle tue affermazioni. Gradirei sapere se tali convinzioni, a mio modo di vedere palesemente fuori logica, le hai elaborate autonomamente o se sono state indotte dalla frequentazione di particolari ambiti scolastici o religiosi.

  • maremosso

    Ti invito a leggere IDA MAGLI e qualche dispensa scientifica di antropologia. Ognuno può manifestare qualsiasi orientamento politico partendo tuttavia da presupposti reali. Tu affermi che il pianeta potrebbe ospitare 100 miliardi di esseri umani omettendo di specificare …. nei cimiteri. Che l’Africa potrebbe produrre 1000 volte di più è una, scusa il termine, vaccata pazzesca. Sono basito dalle tue affermazioni. Gradirei sapere se tali convinzioni, a mio modo di vedere palesemente fuori logica, le hai elaborate autonomamente o se sono state indotte dalla frequentazione di particolari ambiti scolastici o religiosi.

  • Affus

    scusa ,allora fatti raccontare da tuo padre o da tuo nonno,quando ai tempi del duce in italia eravamo 30 milioni e si pativa la fame e si emigrava in america .Ora siamo 70 milioni e stiamo un po meglio ,per adesso. La terra produceva poco ,un ettaro di terra produceva un terzo di quello che produce adesso e le fonti energetiche,poche ,erano tutte in mano alla perfida albione e ai loro amici di congrega che comandavano il mondo .

  • Affus

    sono convinto che solo una poltitica dello sviluppo familiare ,dove per coppia si intende l’unione della donna con un solo uomo ,come era al principio, come disse qualcuno,unito a un forte programma di giustizia sociale , potrà risolvere i numerosi problemi del terzo mondo . Solo abolendo la prostituzione ,la poligamia ,il furto ,l’omicidio, il sesso promisquo, si potra salvare l’africa !!! Seve un forte programma di civilizzazione ed educazione alimentare ed igienico sanitario con base e fondamento nei valori etici e morali .

  • Affus

    allora fatti raccontare da tuo padre o da tuo nonno,quando ai tempi del duce in italia eravamo 30 milioni e si pativa la fame e si emigrava in america .Ora siamo 70 milioni e stiamo un po meglio ,per adesso. La terra produceva poco ,un ettaro di terra produceva un terzo di quello che produce adesso e le fonti energetiche,poche ,erano tutte in mano alla perfida albione e ai loro amici di congrega che comandavano il mondo .

  • maremosso

    Io mi domando se qualcuno dei commentatori si rende conto che l’agricoltura per fornire cibo a 6 o 7 miliardi di persone non è più naturale, e non mi riferisco agli OGM, bensì alla pratica tradizionale della rotazione che consente di riequilibrare il contenuto organico di anno in anno ma con raccolti meno copiosi. Passando alla monocultura il terreno diviene quasi un supporto che trasferisce il nutrimento alle piante solo se adeguatamente arricchito di fertilizzanti derivati dal petrolio in misura superiore all’80%. Quindi senza idrocarburi la produzione agricola si abbasserebbe ad un quarto dell’attuale. Mi domando anche se qualcuno dei commentatori si rende conto che lo sfruttamento delle risorse ittiche è a livelli inimmaginabili con sistemi di pesca devastanti e con alcune specie come il merluzzo e l’aragosta in via di estinzione. Analogamente l’allevamento è divenuto a tal punto intensivo da dover drogare e stipare le bestie nelle fattorie-lager per poterle macellare più rapidamente possibile incrementando sempre più la produzione. Fatte queste premesse leggo che la terra, già ora in penose condizioni ambientali, all’alba di una imminente crisi energetica, potrebbe ospitare chi dice 10 chi dice fino a 100 milioni di essere umani. Sentendo costoro sarebbe opportuno non interrompere il processo di Calcuttizzazione del mondo, anzi bisognerebbe sfruttare fino al collasso in un crescendo demenziale le residue risorse animali e vegetali annientando ciò che rimane degli spazi incolti e improduttivi come boschi laghi e monti. E tutto questo inferno per cosa ? Per consentire agli africani e agli indiani di raddoppiare la popolazione perchè vogliono la famiglia numerosa tradizionale e non prediligono scopare col guanto? O forse perchè gli alti prelati decrepiti e rimbecilliti predicano alle loro pecorelle che è doveroso moltiplicarsi sempre e comunque? O perchè ci sono i tifosi delle società monorazziali che vogliono un futuro popolato esclusivamente da arabi africani e asiatici? Ma che si impicchino. W lo stato Cinese ed i Popoli Europei autoctoni che almeno sotto l’aspetto demografico sanno controllarsi.

  • Affus

    e in questo genere di problematiche il popolo non conta mai nulla o poco, ma è solo il paravento dove si nascodono prima alcune idee e poi subito gli interessi dei partiti.Il popolo giustamente, ragiona con la pancia ,è naturale che sia cosi,pero chi sta sopra dovrebbe capire che per riempire la pancia bisogna partire sempre dall etica : non rubare è uno dei primi precetti della politica e tutta la infame COSTITUZIONE della REPUBBLICA ITALIANA, bandiera della nostra classe politica ,non vale uno solo di questi precetti etici.

  • maremosso

    Va bene ma nel frattempo cosa fai li lasci quadruplicare? E se migrano da noi cosa facciamo li accogliamo tutti?

  • sandrez

    non è proprio così…fonti non cristiane del tempo parlano di una tal figura detta il fondatore della setta in questione…es. Tacito nei suoi Annales (Tacito, Annali, XV, 44)…Giuseppe Flavio sembra lo ritenesse un personaggio realmente esistito…che poi la figura abbia avuto un processo di mitizzazione e costruzione di un [culto + ideologia] mi trovi d’accordo….e che poi il nome stesso fosse molto comune al tempo può benissimo causare semplice omonimia…così come si può credere che le fonti giunte a noi siano state modificate volutamente per dar valore storico a tal figura o semplicemente che le fonti fossero state tradotte/riportate male…e così come il culto non sia altro che una ripresa di culti più antichi su Mitra e Dioniso o da religioni precedenti (egizi e assiro-babilonesi) ecc ecc…se però una tal ideologia (quella che la chiesa ha usato e usa) diventa la base di partenza per successivi ragionamenti..allora anche per me tutti i discorsi successivi non sono da considerarsi…mio parere personale è che la figura del cristo in sé è molto/troppo simile ad altre che erano già presenti e/o trapassate da tempo…ciò non toglie che molti suoi valori si possono definire semplicemente “umani”…come l’amore che professava John Lennon o il pacifismo del Mahatma Gandhi nei giorni nostri…alla fine chi ci vuol credere ci crede e fine…senza dover diventare acidi 😉

    volevo aggiungere un’altra cosa…la “filosofia di vita” presa dal passo del vangelo di Matteo (immagino…mi ricorda molto le parole del film omonimo di Pasolini) è molto simile alla “filosofia” oraziana del “Carpe Diem” (Cogli il giorno, confidando il meno possibile nel domani)…Orazio è datato 65 a.C. – 8 a.C….Gesù poco dopo…dire chi ha “plagiato” chi a quel tempo è molto complicato comunque….in ogni caso la “filosofia” che traspare da quel passo è facilmente riscontrabile in altre “filosofie di vita” precedenti e successive.

    allo stesso modo la bibbia, eliminando buona parte della religione ;)…sembra un vademecum per sopravvivere in quel tempo…così come Le Opere e i Giorni di Esiodo…o come l’Odissea di Omero è un “manuale” per districarsi tra i problemi dei rapporti umani…quasi un romanzo di formazione con finalità pratiche (spero non sia una bestemmia dire così :D)

    PS…ho usato filosofia tra virgolette per differenziarla dalla Filosofia come disciplina.

    PPS…chiedo scusa se tutto ciò non centra nulla con l’articolo e magari non è completamente esatto 😀

  • maremosso

    A prescindere che stiamo meglio sotto alcuni aspetti e peggio per altri, cosa vuoi dimostrare descrivendo la condizione degli anni ’30 ?

  • maremosso

    A prescindere che stiamo meglio sotto alcuni aspetti e peggio per altri, cosa vuoi dimostrare descrivendo la condizione degli anni ’30 ?

    P.S. Stiamo dialogando su due posto andiamo avanti su uno solo

  • Affus

    io non faccio assolutamente niente ,nè vado li ad ammazzarli per paura che si moltiplicano,intando sto vedendo i disastri di chi ci governa e non lo fa certo con le mie idee.

  • maremosso

    P.S. Stiamo dialogando su due post andiamo avanti su uno solo

  • maremosso

    Non è che a livello individuale si possa fare qualcosa. L’auspicio è che la comunità internazionale venga sensibilizzata ed adotti immediatamente misure e sanzioni contro tutte le nazioni che non considerino prioritario il problema della stabilizzazione dell’espansione demografica della popolazione e non intervengano con metodi efficaci all’uopo.

  • maremosso

    Ho generalizzato per una questione di sintesi

  • fernet

    Cominciamo a decrescre questi. Aumentano i super ricchi, ma la crisi la pagano i poveri. I mass media e l’élite al potere. “di Massimo Ragnedda.

    “Bisogna tagliare la spesa pubblica perché c’è la crisi”. Quante volte abbiamo sentito ripetere dai governi e dai principali media nazionali e internazionali questa frase. L’hanno ripetuta talmente tante volte che ora una parte dell’opinione pubblica sembra averla accettata come una necessità, come un fatto del destino, come il freddo in inverno e il caldo in estate. Qui si annidano due tecniche della propaganda (tutte le società hanno un proprio sistema di propaganda): ridondanza del messaggio e mancanza di alternative.
    Insomma, dobbiamo tagliare perché non ci sono alternative, e questo viene ripetuto sino alla nausea, in modi e accenti diversi, da chi ha la forza di ripeterlo, ovvero da chi ha accesso al circuito mediatico. Ritornerò su questo punto, perché è cruciale. Ora proviamo a capire meglio la frase iniziale.

    Innanzitutto chiediamoci cosa dobbiamo intendere per “spesa pubblica”. Spesa pubblica significa innanzitutto scuola pubblica, università pubblica, significa strade, centri culturali, asilo, ospedali, cure mediche. Significa, in ultima analisi, redistribuzione del reddito e diminuzione della sperequazione economica; significa offrire un servizio a chi non potrebbe permetterselo; significa garantire una vita dignitosa a tutti. Il Welfare State è stata una delle più grandi conquiste sociali di sempre.

    Allora perché tagliare queste spese? Perché c’è la crisi, ripetono. Ragioniamoci su. Il Wall Street Journal, in questi giorni, ci ha informato che lo 0,1 per cento della popolazione mondiale (ovvero le persone più ricche al mondo) possiede il 22% della ricchezza del pianeta e che il numero dei super ricchi è in aumento.

    Infatti, sempre secondo il Wall Street Journal, lo scorso anno, durante una delle fasi più acute della crisi, il numero di persone ricchissime è aumentato del 12,2%. Un altro dato: cinque grosse banche statunitensi – Bank of America, JP Morgan, Citibank, Goldman Sachs ed Hsbc –alla fine del 2010 (mentre il mondo arrancava e i governi di mezzo mondo finanziavano le banche per non farle fallire) hanno messo in cassa profitti per più di 19 miliardi.

    Un ultimo dato prima di fare le mie riflessioni: secondo il rapporto stilato annualmente della rivista di business, Forbes, ci sono al mondo 1.210 persone con un patrimonio netto che supera 1 miliardo di dollari. Il patrimonio netto totale di questo gruppetto di persone (poco più di 1000) è di 4000 miliardi di dollari, ovvero superiore al patrimonio combinato di 4 miliardi di persone nel mondo. Voglio che questo dato sia chiaro: poco più di 1200 individui hanno un patrimonio netto superiore a quello di 4 miliardi di persone messe assieme.

    Al di là di tutte le analisi economiche che possono essere fatte, questo dato non può essere in nessun modo sottovalutato e dovrebbe, questo sì, essere ripetuto dai media, giorno dopo giorno, per spingere i governi ad intervenire per mitigare questa forte sperequazione economica e per far pagare ai “super ricchi” la crisi e non tagliare le “spese pubbliche” che, al contrario, aumentano il divario economico e sociale.

    Perché allora buona parte dei grossi media ripete che la crisi deve essere pagata dai ceti più poveri, dagli operai, dai lavoratori, dalle casalinghe e dai pensionati con il taglio dei servizi a loro offerti? Mi viene in mente quanto sostenuto qualche lustro fa da Alex Carey “il Novecento è stato caratterizzato da tre sviluppi di grande importanza politica: la crescita della democrazia, la crescita del potere economico e la crescita della propaganda per proteggere il potere economico dalla democrazia» (1997: 19). Arriviamo così alla propaganda usata dal potere economico (più o meno quelle 1210 persone) dalla democrazia.

    La propaganda è, infatti, presente, in maniera diversa, in tutte le forme di società, anche in quelle democratiche ed è un’operazione piuttosto complessa che unisce diverse tecniche e promuove una determinata idea o dottrina con l’obiettivo di far sorgere intorno ad essa il più vasto consenso possibile.

    Il tutto a vantaggio del gruppo (l’èlite economica al potere) che promuove la propaganda e che può, così, rendere più naturale e accettabile la situazione di assoluto privilegio nella quale si trova.

    Il mezzo principale usato, oggi, per propagandare una determinata visione della società o idea, è il mondo mediatico. Più i mass media saranno avvertiti come “liberi”, più facile sarà far presa ed influenzare l’opinione pubblica, spingendola così ad accettare come un dato di fatto la privilegiata posizione che l’èlite economica al potere ha nella società.

    Quelle 1210 persone che assieme detengono più patrimonio di 4 miliardi di persone, che si arricchiscono ogni anno di più e che non pagano la crisi (dopo averla in parte creata), sono le stesse che detengono i grossi media, all’interno dei quali circolano le idee e le notizie. Nel 2004 Bad Bagdikian scriveva: “Alla fine della seconda Guerra mondiale negli Stati Uniti l’80% dei quotidiani erano indipendenti. Ora [2004] 5 grandi corporation – Time Warner (CNN, AOL), Disney (ABC), Rupert Murdoch’s News Corporation (FOX), Bertelsmann, Viacom — controllano la maggior parte delle televisioni, delle radio, dei giornali, delle riviste, delle case editrice, dei libri, delle case discografiche, dei film eccetera” (The Media monopoly, 2004 edition).

    Oggi, la concentrazione mediatica è ancora più forte e sempre in meno mani. Spesso chi siede nei consigli di amministrazione delle 25 società più ricche al mondo siede anche nei consigli di amministrazione dei grandi conglomerati mediatici influenzandone la linea editoriale e promuovendo alcune idee a discapito di altre. Sono i grossi media che regolano il flusso delle informazioni e delle idee. E le idee che circolano, vien da sé, sono quelle che legittimano la loro egemonia.

    In altri termini, il cosiddetto libero mercato delle idee è gestito da questa èlite economica al potere che usa i media – che detengono – come cassa di risonanza delle loro posizioni soffocando, direttamente o indirettamente, le idee alternative e che per la loro semplicità potrebbero essere rivoluzionarie. Come ad esempio: perché la crisi non la pagano loro? FONTE megachipdue.info

  • Albertino

    concordo con la tua analisi. soprattutto laddove precisi “……. e tutto questo inferno per cosa ?” non capisco infatti, fanatismo ed ignoranza a parte, cosa spingerebbe le persone a (uso parole non mie) “figliare come conigli”

  • maremosso

    Uno può essere o meno d’accordo con le tue osservazioni ma non capisco perchè le hai inserite a commento dell’articolo che parla del MALAWI piuttosto che dell’agricoltura e non a margine di un articolo attinente l’economia.

  • Affus

    cose vecchie,già fatte 20 anni fa da parte della banca mondiale nei confronti dei paesi del terzo mondo,informati bene cosa è successo in India,dove nel latte e negli ospedali di nascosto si sterilizzava le persone.Cose vecchie come il cucco,già viste , che non hanno portanto nulla di buono,ma solo rovinato i piu poveri. Ogni prestito della banca mondiale ai paesi poveri era legato all’ accettazione di preservativi e programmi di sterilizzazione.A questo si riduce la fantasia dei massoni e dei colletti bianchi per far crescere l’ umanità.

  • gamma5

    Qualcuno di voi mi potrebbe spiegare, perchè io proprio non ci arrivo, la Terra con 10.000.0000.000 di abitanti dovrebbe essere un pianeta migliore in cui vivere? Nessuno di voi si rende conto che la Rivoluzione Verde si è resa possibile solo grazie ad un uso abbondante e quasi gratuito di energia fossile (petrolio) che tra pochi lustri diventerà rara e costosa? che senza di essa (non me lo invento io ma sono stati fatti studi al riguardo)e cioè con un agricoltura non meccanizzata ci si potrebbero nutrire non + di 2 miliardi di esseri umani? Malthus o non Malthus credo che tra non + di un decennio raggiungeremo il picco della popolazione…malattie da inquinamento massiccio, guerre per accappararsi l’ultima goccia di petrolio……a suo modo anche la Terra contro virus e/o batteri ha i suoi bei anticorpi!

  • stefanodandrea

    Potrei essere d’accordo con te. Ma questa è una ragione per non non voler imporre o suggerire ad altri popoli il controllo delle nascite. Ed anche una ragione per imporre o suggerire agli italiani di fare un numero sufficiente di figli.

  • maremosso

    Sembra un concetto così elementare da comprendere ma evidentemente c’è gente che non lo coglie nel modo più assoluto. La spiegazione va ricercata nel lavaggio del cervello che i ragazzini subiscono nelle scuole e nelle parrocchie dove viene stravolta la realtà sia inculcando frottole dogmatiche reiterate sia emarginando gli eventuali dissenzienti. Questo pesante condizionamento si trascina in diversa misura nell’età adulta, laddove un individuo inconsciamente rifiuta di porre in discussione alcune generalizzazioni ormai acriticamente acquisite seppur indimostrate e prive di fondamenti logici

  • Affus

    Tu dimmi se ancora conosci te stesso
    quando t’ occorre volgarità nelle parole,
    assaggiare per capire, pronunciare il tempo
    ogni volta che credi di dividerci,
    piangere.

    Ora iscrivo il tuo nome
    alla più bieca imbecillità
    e affido le lacrime al vizio del vento
    lascio che le porti dove io non so.

  • Affus

    Dotti eruditi saccenti ignoranti
    acculturati politici accademici pedanti,
    fiumi inarrestabili d’apparenza,
    che svuotate il senso della conoscenza.

    Conosci te stesso. Il fine dell’esistenza.

    Giovani figli ignari svuotati,
    dai mass media condizionati,
    deprivati nell’assenza di significati
    vivete da tempo baratro di Ragione.

    Conosci te stesso. Il dialogo.
    La vera comunicazione.

    Società, massificata entità,
    dove il singolo non penserà
    se non illusione patinata di vita
    vittima di presupposta sapienza.

    Conosci te stesso. Il nulla che ti divora.

    Sapiente è colui che nel divenire assapora
    equilibri e costruttive armonie nella diversità
    ospitando pienamente dimensioni d’alterità.

    Conosci te stesso. La verità.
    Agisci libero in vista di un fine.

  • Deck85

    E’ questo il caso? A me sembra un’idea basata su postulati folli.

  • Hrani

    Guara Sandrez che ti sbagli, e di grosso.

    A me non risulta che Tacito ne parli esplicitamente, anzi
    se ben ricordo le sue affermazioni riguardano il riportare di una profezia su di un uomo venuto dall’oriente
    che avrebbe dominato il mondo.
    Su questo equivoco si basano le false “prove” di esistenza di tracce di cristianità prima dell’imperatore Costantino.
    Lo stesso Tacito spiega più avanti che la profezia riguardava proprio Vespasiano, che effettivamente fu
    il salvatore di un impero che stava vacillando sotto la spinta di potenti lotte intestine.
    Tra l’altro lo stesso Vespasiano, una persona razionale ma provvista di sana spiritualità e
    devota agli dei, fu autore di un paio di veri miracoli, guarendo un cieco e, con la sola pressione del calcagno,
    guarì la mano ad uno storpio.
    La storia è magistralmente raccontata da Tacito, ne vale la pena leggerla.

    Per quanto riguarda Giuseppe Flavio… chi? Lo storico ebreo del I° secolo, quello li?
    Beh, sappi che sono molti gli storici che affermano che le poche righe che riguardano l’altra prova
    dell’esistenza dei cristiani altro non sono che un’introduzione secessiva, dovuta alla solita stortura
    propagnadistica dei copisti cristiani di qualche secolo dopo.

    Se poi hai fegato, e il coraggio di fare carta straccia delle tue illusioni sulla tua futura immortalità
    e compagnia nella “vita eterna”, allora leggiti questo.

    http://www.xmx.it/nuovo-testamento.htm

  • maremosso

    Aulica onirica prosa o pragmatico risolutivo approccio ? Molti saggi conoscono la scelta.

  • Affus

    Sta scritto nel Libro della Genesi che sono stati posti dei Cherubini alati con una spada fiammegiante a guardia della “via della conoscenza dell’uomo ” affinche non usi questa conoscenza per stravolgere le vie del bene e del male . Questa conoscenza scientifica viene centellinata all’uomo attraverso le varie epoche storiche per permettergli di dominare la terra , popolarla e vivere bene .

  • sandrez

    grazie per queste confutazioni…e lo dico seriamente :)…non avendo a disposizione fonti originali mi baso su quel che si legge tra libri e web…es. da Wiki…http://it.wikipedia.org/wiki/Fonti_storiche_non_cristiane_su_Ges%C3%B9…non che sia oro colato ma almeno un inizio per una ricerca più approfondita.

    sulle mie illusioni…non sono credente…mi piace la Storia e il dubbio….leggerò volentieri quello che hai linkato 🙂