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IL MARTIRE VIVENTE

DI MALCOM LAGAUCHE

La decisione di eseguire la condanna a morte di Saddam Hussein, presa dalla corte di appello fantoccio irachena, è stata condannata in tutto il mondo tranne che negli Stati Uniti, ovviamente. La corte si è presa due giorni per leggere le 1.500 pagine di documenti presentati dalla difesa. Nessuna corte al mondo può decifrare questo numero di pagine in un tempo così breve, nemmeno una corte legittima.

Nessuno è stato sorpreso dal verdetto contro Saddam, sapendo che era una conclusione scontata. Comunque, la corte ha superato sé stessa deliberando sul vice presidente iracheno, Ramadan. Era stato condannato all’ergastolo, ma la corte di appello ha cambiato la sentenza in morte, anche se la sua causa non era nel registro.

Dal tempo in cui Saddam mise piede per la prima volta in tribunale, l’intero sistema è stato scelto a suo svantaggio e ha compiuto tante violazioni della legge che che ci vorrebbe un esperto matematico per tenerne il conto.Il dottor Curtis Doebbler, un noto avvocato internazionale difensore dei diritti umani, è stato nel team legale di Saddam Hussein fin dall’inizio. Oggi gli ho parlato per avere la sua opinione sulla decisione della corte di appello. Ha dichiarato:

Stiamo cercando di evidenziare che se avrà luogo un’esecuzione, sarà un’esecuzione arbitraria ed extra-giudiziaria, al di fuori della legge, in violazione della legge. In qualche modo è ironico che questo individuo che sarà giustiziato abbia dimostrato di avere molta più integrità degli individui che lo giustizieranno, tra cui il presidente degli Stati Uniti, che esibisce più prove di aver commesso crimini contro il popolo iracheno di quante ce ne fossero contro il presidente dell’Iraq nel primo processo, al quale è stato portato dalla corte creata dagli Usa, ma ad oggi non c’è ancora stata un’indagine sul presidente degli Stati Uniti.

Come avete visto, il Presidente Iracheno ha mantenuto la sua dignità e ha mantenuto anche la sua pace mentale nella fede di personificare la volontà del popolo iracheno di continuare a combattere contro questa occupazione che essi credono, e la maggioranza della comunità internazionale crede, essere illegale e la conseguenza dell’illegale invasione dell’Iraq.

E’ un giorno piuttosto triste, penso, per la giustizia internazionale e, sfortunatamente, un altro esempio di come gli Stati Uniti non abbiano la volontà di conformarsi al diritto internazionale, di mostrare rispetto per esso. Quello che mi ferisce di più, come Statunitense, è che siamo quelli che beneficerebbero di più dal rispettare quel diritto. Quando poniamo questo esempio, essenzialmente diciamo alla gente che la legge non può essere usata per cercare di far rispettare i propri diritti agli Stati Uniti. Devono usare altri mezzi. Questo ci ha portato a molti dei problemi in cui ci troviamo oggi

Quasi chiunque negli Stati Uniti è nel fervore del linciaggio. Gli esperti hanno la bava alla bocca mentre discutono l’imminente esecuzione. Oggi c’è un’aria di insanità collettiva negli Stati Uniti. Persino gli ex pacifisti si stanno compiacendo della futura esecuzione. Molti politici democratici hanno detto di essere felici della decisione e che Saddam se lo “merita”. Nessuno, comunque, ha discusso la legalità o l’equità di questo processo.

I giornalisti di sinistra stanno cercando di superarsi l’un l’altro nel degradare Saddam. Non solo parlano della sua “brutale dittatura”, ma stanno anche montando nuove fiabe di atrocità commesse sotto il suo regime.

Sfido tutti i giornalisti che sostengono l’impiccagione di Saddam Hussein di prendersi qualche ora e fare ricerche sulla realtà.

* La stima standard delle morti attribuite al regime Ba’ath durante la campagna di Anfal è 182.000. Perché non sono stati trovati corpi? Se 182.000 persone sono state uccise, ci devono essere pile e pile di corpi, ma non ne è apparso nessuno.

* Se 148 persone sono state condannate a morte nel 1982 per aver tentato di assassinare il presidente dell’Iraq, perché almeno 24 sono ancora vive? Comunque, quelli che furono giustiziati ebbero un lungo ed equo processo che durò circa tre anni. Combattevano dalla parte dell’Iran mentre l’Iraq era impegnato in una guerra con il suo vicino orientale. Negli Stati Uniti, questo sarebbe considerato alto tradimento. Con Saddam Hussein, è stato chiamato strage. Lo stesso George Bush ha firmato più ordini di condanna a morte mentre era governatore del Texas che Saddam nel caso di Dujail.

* Se l’esercito iracheno gassò e uccise 5.000 Curdi ad Halabjah, perché furono trovati solo 300 corpi? E perché il gas usato per uccidere i cittadini era il cianogeno, un gas che l’Iraq non possedeva ma che aveva invece l’Iran? Perché la CIA, il War College dell’esercito Usa, GreenPace, il principale analista della CIA nel 1988 (Stephen Pellitiere), l’anziano Jude Waniski, lo Historical Report del Corpo dei Marine, e vari altri individui ed organizzazioni hanno accusato l’Iran di aver gasato i Curdi?

* Perché non un solo iracheno si è fatto avanti e ha dichiarato di aver preso parte alla campagna di gasamento? Oggi, con i Ba’athisti fuori dal potere, non si può usare la scusa che non si farebbero avanti a causa delle minacce di morte dall’amministrazione Ba’ath. Sono state offerte enormi somme di denaro a chiunque dichiarasse di sapere o di essere stato parte della campagna: un pilota, o uno specialista di riserva, o un osservatore, chiunque. Non una sola persona è emersa per chiedere la taglia.

* Nel novembre 2003, gli Stati Uniti dichiararono che erano stati trovati 400.000 corpi in fosse comuni nell’Iraq del sud. Il giugno seguente, Tony Blair ammise alla stampa che erano stati trovati solo 5.000 corpi. Aveva “parlato in modo inappropriato” quando usò la stima originale di 400.000. Successive indagini dimostrarono che molti dei 5.000 erano stati uccisi dalle bombe statunitensi durante Desert Storm. Perché nessuno ha preso la palla al volo ed insistito su questa storia?

Ho scritto molto sulle anomalie di cui sopra. Sfortunatamente, pochi altri lo hanno fatto. Per me, indagare e smentire miti accettati sono le caratteristiche dei giornalisti astuti.

No, oggi udiamo ancora di tutte le azioni bestiali attribuite a Saddam Hussein dalle bocche di persone che dovrebbero saperne di più Molti hanno dichiarato che George Bush ha mentito su quasi tutto quello che aveva a che fare con l’Iraq: armi di distruzione di massa, il collegamento Bin-Laden/Saddam; il coinvolgimento iracheno nell’11 settembre; i fittizi filmati sulle armi biologiche; la detenzione di un prigioniero di guerra statunitense fin dal 1991; etc. Ma la stessa gente trasmette i miti sulle azioni barbare di Saddam Hussein. Lancio nuovamente una sfida alla stampa di sinistra: vi prego di spiegare perché, se Bush ha mentito su tutto, adesso sta dicendo la verità sulla brutalità di Saddam Hussein? Questa è una domanda difficile per gli esperti. Per chiunque abbia un briciolo di intelligenza e logica, è facile: il Presidente Bush ha mentito anche su Saddam.

Ecco alcune domande che oggi non sentiamo, ma dovrebbero essere cruciali per discutere dell’Iraq:

* Perché non sentiamo che l’Iraq fu dichiarato “libero dall’analfabetismo” dalle Nazioni Unite nel 1982, quando nel 1973 il tasso di analfabetismo era oltre il 40 %?

* Perché non sentiamo della proclamazione delle Nazioni Unite nel 1984 che il sistema educativo dell’Iraq era il migliore che il mondo avesse mai visto in un paese in via di sviluppo?

* Perché non sentiamo che il New York Times chiamava l’Iraq “la Parigi del Medio Oriente” nel 1987?

* Perché non sentiamo di Saddam Hussein che visitava le case nel sud dell’Iraq negli anni ’70 solo per assicurarsi che ognuno avesse un frigorifero ed elettricità?

* Perché non sentiamo dei molti milioni di Arabi stranieri che vennero in Iraq per trarre vantaggio dal programma terriero che i Ba’athisti avevano istituito, per cui ad ogni persona sarebbe stata data delle terra per coltivarla?

* Perché non sentiamo dei dottori e degli insegnanti iracheni che erano mandati nei paesi arabi per assisterli nello sviluppare i loro programmi?

* Perché non sentiamo i ringraziamenti degli altri paesi arabi nei confronti dell’Iraq, per aver perso così tanti soldati nella guerra Iran-Iraq, tutto per la difesa di quei paesi che erano spaventati dalla prospettiva che l’Iran esportasse il suo fondamentalismo religioso alle loro terre?

* Perché non sentiamo dei molti approcci fatti a Saddam negli anni ’90 da fonti statunitensi affinché riconoscessee Israele e permettesse basi militari statunitensi in Iraq, in cambio della rimozione dell’embargo?

* Perché non sentiamo che ogni Statunitense nella squadra di ispezione delle Nazioni Unite dal 1991 al 1998 era una spia, e non un ispettore?

La lista potrebbe andare avanti ancora e ancora. Nel mio prossimo libro, The Mother of All Battles: The Endless U.S.-Iraq War, scendo in dettaglio su queste ed altre questioni ignorate dai media creduli, miopi e basati su cliché.

L’attuale scenario semplicemente non ha senso. Le persone che hanno mentito spudoratamente (Bush, Cheney, Rice, Bremer, Powell, Rumsfeld, etc) e rubato decine di miliardi di dollari che appartenevano all’Iraq stanno orgogliosamente parlando di creare un Nuovo Medio Oriente o di condurre tour per autografare le loro memorie. I risultati delle loro bugie hanno condotto all’uccisione di centinaia di migliaia di Iracheni: un costo di circa mille miliardi di dollari per i cittadini degli Stati Uniti; e la distruzione della cultura e delle infrastrutture di un paese. Persino la storia dell’Iraq è stata riscritta dalla gente a Washington D.C.

D’altro canto, il tipo coi baffi che disse la verità su tutte le menzogne e acconsentì alla richiesta di ispezioni da parte delle Nazioni Unite, oltre ad aver fornito un rapporto di 12.000 pagine che documentava in dettaglio ogni aspetto dei passati programmi per armi di distruzioni di massa dell’Iraq, siede in cella aspettando l’esecuzione. C’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato quando le cose possono andare così fuori controllo.

Oggi, Saddam Hussein è l’uomo più libero dell’Iraq, nonostante sia dietro le sbarre. La sua mente è limpida e la sua integrità incredibile. Attende la morte con dignità. Non una sola volta ha ceduto sotto tortura o pressione. Anche quando gli fu offerta dagli Usa una tessera per “uscire gratis di prigione” se avesse fermato la resistenza, Saddam rifiutò di capitolare.

Altri leader, come Ghadaffi e Noriega, cesero alla pressione statunitense. Ghadaffi, ex rivoluzionario, oggi è niente più che il capo ispettore del trasferimento del petrolio nazionale ai giganti capitalisti. Non ha più una grande visione della società. Potrà non essere in prigione, ma è uno schiavo.

Noriega iniziò ben presto a cantare quando gli Stati uniti gli fecero pressione. Ammise di aver trafficato droga, nonostante fosse già allora un partner degli Usa. E fece una gran cosa dell’aver trovato Gesù dopo essere stato incarcerato. E’ uno schiavo dietro le sbarre.

Saddam Hussein non è uno schiavo, sebbene la sua incarcerazione lo tenga imprigionato. Non gli è consentito vedere la sua famiglia, mentre i suoi figli e nipoti sono uccisi con centinaia di proiettili. Gli Stati Uniti sono orgogliosi dei “valori famigliari”, ma non per individui stranieri. Una famiglia statunitense è sacra, ma una famiglia irachena è solo carne da cannone.

Il 17 gennaio 1991 Saddam Hussein proclamò al mondo che “E’ iniziata la madre di tutte le battaglie”. Nonostante due presidenti statunitensi dichiarassero vittoria sull’Iraq con una parata a New York e la celebrazione su una portaerei Usa, la madre di tutte le battaglie ruggisce ora più ferocemente che mai.

In circa tre settimane, sarà il 16° anniversario dell’inizio dei bombardamenti sull’Iraq. Nonostante i proclami e i dinieghi statunitensi, la battaglia infuria ancora. Il bombardamento non si fermò con la firma di un cessate-il-fuoco il 2 marzo 1991. Continuò fino al marzo 2003 dalle illegali “no-fly” zone create dagli Stati Uniti.

Presto, Saddam Hussein sarà impiccato. Morirà, ma il suo retaggio non solo gli sopravviverà… ne risulterà accresciuto. La madre di tutte le battaglia è lontana dalla fine.

Malcom Laguache
Fonte: http://www.malcomlagauche.com/
Link: http://www.uruknet.info/?p=29356
28-29.12.2006

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da CARLO MARTINI

Pubblicato da God

  • Tao

    Il presidente degli Stati uniti ha dichiarato che l’impiccagione di Saddam Hussein sarà una «pietra miliare». Sarà un passo avanti decisivo sulla strada maestra della giustizia, della libertà e della democrazia in Iraq. Si tratta di una impostura, non diversa dalle falsità con le quali George Bush ha motivato la guerra di aggressione all’Iraq nel 2003.
    Quella guerra ha già provocato la strage di centinaia di migliaia di persone innocenti – più di 600 mila – e provoca ogni giorno altre centinaia di vittime. Quello che avrebbe dovuto essere l’alveo della democrazia nel mondo islamico – l’Iraq salvato dalle armate americane dal giogo di una spietata tirannia – è un lago di sangue. Su questo lago penderà il cadavere di Saddam Hussein: uno spettacolo esaltante per un ex- governatore del Texas che non ha mai concesso la grazia a un solo condannato a morte.

    Si tratta di una impostura perché non è stato il popolo iracheno, né una legittima corte, nazionale o internazionale, a decidere la condanna a morte del rais. La sentenza è stata emessa da un Tribunale speciale, varato nel dicembre 2003 dalle forze anglo-americane occupanti. Sul piano formale, il potere che ha istituito quel tribunale è stato il Governo provvisorio dell’Iraq e cioè, di fatto, il governatore militare statunitense, Paul Bremer. Nessuno può pensare che il Governo provvisorio, che non aveva alcuna autorità legislativa e non disponeva di autonome fonti di finanziamento, sia stato il potere reale che ha varato il Tribunale.

    E’ stata dunque una potenza occupante, gli Stati uniti d’America, a volere l’istituzione di un tribunale speciale per sottoporre a processo gli esponenti del regime sconfitto. I giudici del tribunale sono stati in maggioranza designati dal Governo provvisorio, addestrati da esperti americani e sottoposti a stretto controllo politico. Anche lo Statuto del tribunale è stato redatto da giuristi statunitensi. E il potere che ha voluto, organizzato e finanziato il tribunale è stato un potere conquistato in una guerra di aggressione che ha violato sia la Carta delle Nazioni unite, sia il diritto internazionale generale. Le Convenzioni di Ginevra non attribuiscono certo ad una potenza occupante il potere di dar vita a tribunali penali per giudicare gli esponenti del regime deposto. Si è trattato dunque di un tribunale privo di legalità internazionale, di legittimità politica e di una minima autonomia.

    Si deve aggiungere che il Tribunale speciale ha esercitato la sua giurisdizione sulla base di figure di reato – i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità – che non erano previste dal diritto iracheno e che sono state introdotte nello Statuto solo per consentire l’incriminazione e la condanna a morte dell’ex-dittatore. Oltre a ciò, i diritti della difesa sono stati gravemente limitati ed è stato violato anche il principio nulla culpa sine judicio, che esige una rigorosa presunzione di innocenza a favore degli imputati. L’ex dittatore è tuttora tenuto prigioniero in un luogo segreto dalle milizie stastunitensi che lo hanno catturato e sottoposto a pesanti interrogatori, prossimi alla tortura.
    In più, lo Statuto del Tribunale prevede che la corte possa pronunciarsi su una eventuale aggressione decisa dal regime ba’atista contro un paese arabo, ad esempio il Kuwait, ed esclude implicitamente la sua competenza a giudicare di crimini di aggressione commessi nei confronti di paesi non arabi. Questa disposizione è stata concepita dai redattori statunitensi dello Statuto per evitare che il tribunale indagasse sulla guerra di aggressione che l’Iraq aveva scatenato negli anni 1980-1988 contro l’Iran, paese di religione musulmana ma non arabo.

    La ragione è molto semplice: gli Stati uniti hanno sostenuto sul piano economico, militare e diplomatico quell’aggressione, che ha causato non meno di 800 mila morti. Inoltre, essi sono stati di fatto complici di Saddam Hussein non denunciando alcuni gravissimi crimini commessi dalle truppe irachene: gli attacchi compiuti con l’uso di armi chimiche contro la popolazione iraniana. Si trattava dunque di impedire che la difesa di Saddam Hussein si avvalesse dell’argomento tu quoque, giuridicamente e politicamente imbarazzante per gli sponsors del Tribunale.
    Gli Stati uniti hanno allestito un processo contro Saddam Hussein che radicalizza la logica della stigmatizzazione e della vendetta retributiva. L’anomia giuridica, il vuoto di potere legittimo e lo scatenamento della violenza provocati dalla guerra sono tali che la condanna a morte dell’ex-dittatore iracheno si riduce ad un uso propagandistico della giustizia che ha il solo scopo di disumanizzare l’immagine del nemico e di giustiziarlo per farsene un trofeo a dimostrazione della propria superiore moralità.

    Ma lo spargimento del sangue di Saddam Hussein non offrirà alcun contributo alla pacificazione e alla democratizzazione dell’Iraq. Sarà una «pietra miliare» lungo la via dell’odio, della violenza e del terrore che finirà per raggiungere anche chi ha spietatamente praticato la «giustizia dei vincitori».

    Danilo Zolo
    Fonte: http://www.ilmanifesto.it
    29.12.06