di Saura Plesio (Nessie)
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Avete visto Draghi far finta di dare retta a due sgallettate come Gretina la svedese e Vanessa l’africana (“Avete ragione voi”). Ammiccamenti, gomitate di falsa amicizia, rassicurazioni sulla transizione verde che si farà per amore o per forza. Dalla Svezia proviene la prima attivista e dall’Uganda, la seconda. Le élite non trascurano proprio niente: nemmeno la par condicio. Se c’è la bianca deve esserci anche la ne(g)ra. Se c’è chi sta a Nord del mondo, occorre affiancarla a chi sta al Sud. In più Vanessa Nakata oltre alla carta del clima può giocarsi anche quella del “razzismo”. Tout se tient. L’argomento clima non mi appassiona, ma è certo che quando le paure del popolino si affievoliranno e quando le élite avranno capito che la gente si abitua anche alle peggiori emergenze, non potranno usare in eterno la carta della “pandemia” e del virus che uccide. Specie se a domicilio non vuoi far curare i malati, e impedisci di farlo a chi lo sa fare.
“Il pianeta è in pericolo, le epidemie ci stermineranno, eccetera. Chi nega è il nemico assoluto. Bisogna battere i denti per il terrore, credere nella narrazione che scende dall’alto e assoggettarsi: non c’è alternativa”, così scrive Roberto Pecchioli. Quale sarà la prossima propaganda terrorista? Il clima, naturalmente. E già ora lo vediamo negli spot pubblicitari: tutto dipende da te, o Homo Ludens inquinante! Ti scaldi troppo le sacre terga in inverno coi termosifoni. Sei pigro e invece di andare in monopattino o in bicicletta, usi l’auto per andare a lavorare. Prendi l’aereo per andare in vacanza in località esotiche, mentre Gretina prende piroscafi con viaggi che durano giorni e giorni. Mangi bistecche di buona carna chianina e pastasciutta agli scampi invece di sugo di lombrichi, spiedini di scarafaggi, involtini di cavallette e grilli. L’Unione Europea chiama questo cibo- Frankenstein con un eufemismo orwelliano “novel food“.
E’ stata venduta l’idea che per salvare il pianeta sia sufficiente installare un certo numero di pannelli fotovoltaici e di pale eoliche così da permettere di soppiantare i carburanti fossili. Ma l’abbandono di carbone e petrolio non è poi così semplice come si vorrebbe far credere. Già per realizzare i pannelli fotovoltaici, cavallo di battaglia delle politiche green, è indispensabile ricorrere all’impiego di materiali fossili altamente inquinanti, come il quarzo, ricavato dall’estrazione mineraria e il carbone, sia usato nel processo di fusione che nell’alimentare gli stessi forni di fusione. A questo primo problema si va ad aggiungere quello relativo alla longevità, visto che, una volta terminato il loro ciclo produttivo – in molti casi non supera i dieci anni – bisogna procedere allo smantellamento e alla loro completa sostituzione. Analogo è il discorso per le pale eoliche, le quali, dopo il loro ciclo di vita – non più di vent’anni – devono essere completamente smantellate e sostituite, con le identiche problematiche di cui sopra. (fonte: L’Intellettuale dissidente: La truffa della green economy).
Inoltre, sono quelle stesse compagnie che stanno causando disastri ambientali ad avere preso il monopolio delle energie rinnovabili. Colossi finanziari come: Goldman Sachs, Bloomberg, Mc Dondald’s, Coca-Cola, Bank of America, PNC Financial Service, JP Morgan, HSBC, BlackRock, sovvenzionano importanti associazioni ambientaliste, come Beyond Coal o Sierra Club, affinché si sostengano certi sistemi produttivi, che hanno ben poca tutela dell’ambiente. Figure di spicco, guru dell’ecologismo, come Bill McKibben o Al Gore, che fino a qualche anno fa era dall’altra parte della barricata contro coloro che anteponevano il profitto ad ogni costo alla salvaguardia dell’ambiente, sono entrati a far parte del consiglio di amministrazione di società o fondazioni che ricevono finanziamenti dai nemici di un tempo. La lotta ecologista, nata come contraltare al sistema produttivo capitalista, è stata fagocitata dall’industria del combustibile fossile, divenendo un’altra branca di investimento, nel quale applicare le identiche logiche di profitto a tutti i costi, e mantenendo la facciata dell’interesse pubblico (fonte cit.)
Ma chi c’è dietro Greta? è un interrogativo che non ha solo una risposta ma molte. Secondo le quali, la 17enne attivista svedese non sarebbe altro che la marionetta senza fili di una rete internazionale che fa business sfruttando l’allarme mondiale che da ormai 5 anni è scattato sul riscaldamento globale e sulle conseguenze del cambiamento climatico. Un’operazione studiata a tavolino da un gruppo di politici, magnati finanziari e investitori, che avrebbe nel già citato Al Gore e nel suo Climate Reality Project (l’organizzazione no-profit, da lui stesso diretta, dedita all’educazione e alla diffusione della consapevolezza sui cambiamenti climatica), uno dei centri nevralgici che avrebbe trovato in figure come lei , nuovi potenti testimonial della propaganda climatica. Il resto cammina da sé. I suoi mantra massimalisti, il suo ecofanatismo raccoglie dietro di sé, i reduci dell’anticapitalismo decrescitista. I soliti Bellaciao dal pugno chiuso, con la maglietta degli Antifà di sorosiano sponsor.
FONTE: https://sauraplesio.blogspot.com/2021/10/il-leviatano-verde.html
Pubblicato da Verdiana Siddi per ComeDonChisciotte.org