Il fine che giustifica i mezzi: il pragmatismo di Emma Bonino e il tradimento delle piazze femministe e dell'Europa dei popoli

Manifesto di Ventotene e Emma Bonino (1)

Come usiamo fare in CDC, cerchiamo di mettere a confronto le opinioni, anche le piu' diverse e persino opposte. Vale anche quando di parla di Emma Bonino, una figura importante del panorama nazionale ma non solo. Se per il bene o per il male sta ormai alla Storia giudicarlo. Ogni italiano, in cuor suo, lo sa già.


DI Patrizia Pisino


Una testimonianza diretta oltre l'agiografia mediatica



Questo articolo si unisce a quelli già pubblicati su ComeDonChisciotte, ma vuole essere un contributo unico e strettamente personale: una mia testimonianza diretta, che non nasce da un'analisi teorica o da un bilancio storico distaccato, ma dal vissuto di chi ha respirato l'aria di quelle piazze, ha frequentato il Partito Radicale e, soprattutto, ha militato attivamente con le donne dello storico collettivo di via del Governo Vecchio a Roma.

Proprio perché ho vissuto in prima persona quella travolgente stagione di lotte, l'unanimismo e l'ovazione mediatica che hanno accompagnato la scomparsa di Emma Bonino nel settembre 2026 mi hanno spinta a prendere la parola. Sentivo il bisogno di aggiungere questa memoria a quanto è già stato scritto, per sfilare via la retorica celebrativa ed evidenziare la profonda scissione tra l'idealismo di Marco Pannella e la successiva parabola istituzionale, liberista e pragmatica della Bonino. Un'evoluzione che, vista con gli occhi di chi allora scendeva in strada chiedendo giustizia e rispetto incondizionato per ogni essere umano, assume il contorno nitido di una promessa tradita.

Tra santificazione mediatica e la realtà del potere


A seguito della sua scomparsa all'età di 78 anni nel settembre 2026, il sistema mediatico ha tributato a Emma Bonino un'ovazione unanime, elevandola a icona indiscutibile dei diritti civili, della democrazia e dell'europeismo. Una narrazione agiografica che tende a presentare la sua figura come il naturale e coerente proseguimento dell'opera di Marco Pannella.

Tuttavia, chi ha vissuto le piazze degli anni '70 e ha militato nella base radicale conosce una realtà diversa. C'è una frattura profonda tra il metodo di Pannella e la parabola istituzionale di Bonino. Pannella concepiva la politica come testimonianza totale: usava il proprio corpo, si immolava attraverso scioperi della fame estremi e pagava in prima persona per dare voce alle cause di tutti, senza mai strumentalizzare i militanti. Bonino, al contrario, ha progressivamente abbandonato la strada della non violenza pura per abbracciare un pragmatismo cinico, una visione economica liberista e un lealismo ferreo verso i centri di potere internazionali. L'analisi dei suoi lunghi mandati istituzionali rivela cosa ha veramente realizzato e, soprattutto, a quale prezzo politico.

La spinta della base contro la violenza: la vera rivoluzione degli anni '70


Ridurre la stagione dei diritti delle donne alle sole sigle di partito o alle dinamiche parlamentari del Partito Radicale significa cancellare la parte più viva e coraggiosa di quella storia. Nelle piazze di Roma, la spinta non partiva dall'alto dei palazzi, ma dall'autocoscienza e dai collettivi di quartiere.

Mentre i partiti rincorrevano i trend elettorali, il movimento di base affrontava a viso aperto la piaga della violenza maschile, squarciando il muro del silenzio dopo il dramma del Massacro del Circeo nel 1975. Fu la mobilitazione di migliaia di donne a imporre che lo stupro venisse riconosciuto come un crimine contro la persona e non contro la "morale". Luoghi occupati come la storica Casa delle Donne a via del Governo Vecchio divennero i laboratori di una giustizia reale, dove nascevano i primi sportelli di assistenza legale e psicologica autogestiti. Fu quel movimento a riempire le strade e a trasformare le aule di tribunale – come documentato nello storico Processo per stupro del 1979 – in un terreno di riscatto politico, facendo proprio lo slogan lanciato originariamente dalla saggista femminista statunitense Carol Hanisch nel 1969: "Il personale è politico". Con questo grido, le donne nelle piazze romane squarciarono il velo sull'ipocrisia borghese, dimostrando che la violenza sessuale non era un dramma privato o una colpa individuale, ma il frutto strutturale di un sistema di oppressione. I Radicali hanno successivamente formalizzato quelle istanze in Parlamento, ma l'anima e la genesi di quella profonda rivoluzione culturale appartenevano interamente alla base e ai corpi delle militanti.


La gestione mediatica del dissenso: il cinismo di Bruxelles


È proprio nel contrasto con questa genuina richiesta di rispetto e giustizia che emerge l'ipocrisia di una gestione verticistica del potere. Un episodio emblematico, rimasto impresso nella memoria di chi c'era, illumina questa scissione. Durante il viaggio di ritorno da una manifestazione a Bruxelles, i vertici che facevano capo alla Bonino espressero apertamente il proprio rammarico per l'assenza di scontri con le forze dell'ordine. La mancata carica della polizia e il fatto che le giovani attiviste presenti fossero rimaste incolumi venivano vissuti come un'occasione sprecata: incidenti e violenze avrebbero garantito titoli di prima pagina, aumentando l'impatto vittimistico e l'effetto politico dell'iniziativa.

In quel cinismo mediatico si palesò per molti militanti la fine di un'illusione: l'idea che "tutto fosse concesso in nome del fine ultimo", ribaltando completamente la sacralità dell'individuo e il principio della non violenza in favore di uno "shock comunicativo" da dare in pasto ai giornali.

I mandati istituzionali e l'agenda liberista


Quando si analizza la lunga carriera di Emma Bonino nelle istituzioni (Deputata dal 1976, Commissaria Europea dal 1995, Ministra nei governi Prodi e Letta), emerge un paradosso. Le grandi riforme civili (aborto, divorzio) appartengono alla stagione della sua giovinezza radicale. Una volta entrata nei palazzi del potere effettivo, la sua azione si è concentrata su obiettivi di natura burocratica e liberista:


• Da Commissaria Europea (1995-1999): Ha coordinato l'integrazione tecnica ed economica dell'Unione, lavorando attivamente all'interno della Commissione Santer per le tappe preparatorie del Trattato di Amsterdam e per la transizione monetaria verso l'Euro.
• La deregolamentazione economica: Nel corso degli anni, Bonino si è fatta promotrice di istanze fortemente gradite ai mercati finanziari, tra cui la proposta di referendum per abolire l'Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, la totale liberalizzazione del mercato del lavoro e persino proposte di progressivo superamento del Servizio Sanitario Nazionale a favore di assicurazioni private.

La diplomazia delle armi: dall'Ucraina alla Palestina


La definitiva rottura con l'antimilitarismo radicale e nonviolento delle origini si è palesata nella sua rigida postura geopolitica di fronte ai conflitti internazionali degli ultimi anni, segnati da un ferreo allineamento alle decisioni della NATO e dell'Occidente.


• L'invio delle armi in Ucraina: Con lo scoppio della guerra, Emma Bonino si è schierata senza tentennamenti a favore dell'invio massiccio e continuo di armi a Kiev, liquidando le posizioni pacifiste e dichiarando pubblicamente: «Non sono una pacifista, sono una non violenta. Inviare le armi è l'unica cosa giusta da fare». Per chi ricordava le marce della pace antimilitariste, vedere l'ex leader radicale farsi promotrice dello strumento militare ha rappresentato il punto di non ritorno della realpolitik.


• La posizione sulla Palestina e Israele: Storicamente schierata su posizioni fortemente filo-occidentali e protettive verso la sicurezza di Israele, la sua risposta di fronte al dramma di Gaza dopo il 7 ottobre 2023 ha ricalcato la stessa prudenza diplomatica dell'establishment. Pur definendo la successiva reazione di Netanyahu "sproporzionata" e invocando formalmente la soluzione dei "due Stati", Bonino ha mantenuto una linea atlantista blindata, difendendo l'architettura di alleanze geopolitiche occidentali a scapito di una reale condanna radicale e di rottura contro la devastazione e la violazione dei diritti del popolo palestinese.

Da Spinelli a Bonino: il tradimento del sogno europeo


Questo pragmatismo economico e militare si riflette direttamente nel modo in cui Bonino ha interpretato il sogno degli Stati Uniti d'Europa. Pur richiamando costantemente la lezione dei padri fondatori, la sua concezione dell'integrazione continentale ha tradito la radice filosofica da cui i Radicali avevano attinto.

La sua visione si scontrava frontalmente con quella di Altiero Spinelli, l'autore principale del Manifesto di Ventotene. Spinelli intendeva la nascita degli Stati Uniti d'Europa non come un fine burocratico a sé stante, ma come lo strumento essenziale per l'emancipazione delle classi lavoratrici, il superamento delle disuguaglianze e l'instaurazione della giustizia sociale. Al contrario, per Emma Bonino la "patria europea" doveva configurarsi anzitutto come uno spazio di mercato e deregolamentazione. Ella ha di fatto spinto per la costruzione dell'edificio sognato da Spinelli, ma svuotandolo dall'interno della sua anima sociale e popolare per metterlo al servizio delle dinamiche della finanza e della concorrenza globale.

Il definitivo tramonto del sogno radicale


L'involuzione dell'europeismo radicale segna la distanza incolmabile tra i leader storici. La visione transnazionale di Marco Pannella affondava le sue radici nella profonda amicizia e alleanza con lo stesso Spinelli, al cui fianco servì come vice-presidente al Parlamento Europeo nel 1984. Pannella credeva fermamente nell'abbattimento dei confini per un'unione fondata sulla fratellanza dei cittadini e sui diritti universali.

Quell'utopia democratica è stata progressivamente accantonata per fare spazio all'Unione Europea dei burocrati, dell'austerità e dei mercati che Bonino ha difeso a oltranza. Lontana dallo spirito sovversivo delle origini, ha assecondato i vincoli stringenti della governance di Bruxelles, fino a sostenere senza riserve la piena rispondenza statale alle restrizioni e ai decreti centralizzati durante l'emergenza Covid-19.

Conclusione: Il monito di Ventotene


Chi ha frequentato i collettivi e l'attivismo degli anni '70 cercava il rispetto incondizionato per ogni essere umano, una rottura con il sistema patriarcale e un'Europa di solidarietà e libertà. Rileggere oggi la figura di Emma Bonino, al di là dell'ovazione mediatica, significa riconoscere come le sue storiche battaglie non fossero l'inizio di una rivoluzione permanente per le donne e per i popoli, ma la rampa di lancio per un progetto politico liberista perfettamente integrato nell'establishment. L'amarezza di chi ha visto considerare la propria incolumità come un semplice "coefficiente di impatto" o di profitto resta la testimonianza più autentica di una stagione in cui la base chiedeva giustizia e i vertici cercavano il potere.

Contro questa deriva dei funzionari e dei burocrati di cui Bonino si è fatta interprete, risuona oggi più che mai il pensiero lucido e profetico di Altiero Spinelli nel Manifesto di Ventotene:

«La bussola della nuova Europa non deve essere l'interesse dei burocrati o dei mercati, ma la liberazione delle classi lavoratrici e dei cittadini. Se l'Europa sarà solo una sovrastruttura di banche e comitati tecnici, essa fallirà la sua missione storica, poiché i cittadini non la sentiranno come propria, ma come un nuovo e più distante oppressore.»

Parole che smascherano l'involuzione di un sogno europeo che dalle piazze di Ventotene e di Roma è andato a morire nelle stanze asettiche dei palazzi di Bruxelles.


Di Patrizia Pisino

15.09.2026


Le opinioni espresse dall'autore potrebbero non coincidere con la linea editoriale di ComeDonChisciotte.org


FONTI


1. Documentazione e archivi storici: Collettivo femminista romano di Via del Governo Vecchio 39 (Roma, 1976) e cronache sul Massacro del Circeo (1975).
2. Materiale multimediale d'archivio: Documentario RAI Processo per stupro (1979), arringhe dell'avvocata Tina Lagostena Bassi.
3. Testi politici fondamentali: Il Manifesto di Ventotene (1941) di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.
4. Atti istituzionali e storici: Documenti della Commissione Europea (Commissione Santer 1995-1999) e del Ministero degli Affari Esteri (2013-2014); resoconti biografici storici aggiornati alla scomparsa di Emma Bonino (settembre 2026).


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