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Il fantasma di Gheddafi perseguita Sarko

DI PEPE ESCOBAR

atimes.com

Il “Liberatore della Libia” si mise contro il colonnello nel 2011, ma sembra che l’ascendente del presidente francese dovesse molto alla beneficenza del defunto dittatore

La guerra della NATO del 2011 contro la Libia è stata venduta all’unanimità in Occidente come un’operazione umanitaria necessaria contro il dittatore malvagio (Hillary Clinton: “Siamo venuti, abbiamo visto, è morto”). Russia e Cina erano fermamente contrarie.

Ora, in uno straordinario capovolgimento storico, il fantasma del colonnello Muammar Gheddafi sembra essere tornato a perseguitare l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, l’autoproclamatosi protagonista di quello spettacolo R2P (“responsabilità di proteggere”).

La “bomba del colonnello Sarko” è esplosa mercoledì sera: è stato messo sotto inchiesta formale per corruzione passiva, finanziamento illegale di campagna elettorale ed appropriazione indebita di fondi statali libici.

Sarkozy ha trascorso tutto il martedì, dalle 8 fino a mezzanotte, a rispondere alle domande di investigatori specializzati in corruzione, evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Gli è stato permesso di dormire a casa, ma è dovuto ritornare il mattino dopo, fino alla prima serata. Alla fine è stato rilasciato su cauzione.

“Indagine formale”, secondo la legge francese, significa che ci sono “prove serie e/o coerenti” che suggeriscono il coinvolgimento in un crimine. Il prossimo passo potrebbe essere un processo, ma l’intera indagine potrebbe anche raggiungere un punto morto.

Sarkozy è stato l’obiettivo di non meno di 10 diverse indagini finora, sette delle quali ancora in corso.

L’establishment francese, come prevedibile, è furibondo. Una schiera di politici per lo più di centro-destra si è riversata nei talk show politici per sostenere l’ex presidente, ed enfatizzare la “presunzione di innocenza”. Proprio l’opposto di quanto detto in merito alla storia di spionaggio di Salisbury, dove Cremlino e Putin sono stati rapidamente condannati, senza prove.

Sarkozy, ampiamente deriso dai progressisti come “Re Sarko” durante il suo mandato, è sospettato di aver finanziato la sua campagna presidenziale del 2007 con i fondi di Gheddafi.

E le prove, in questo caso, esistono. Tra i veri pezzi esplosivi, spicca un documento ufficiale libico, ottenuto attraverso un’indagine condotta dal sito francese Mediapart, che dimostra che Gheddafi ha consegnato non meno di 50 milioni di euro alla campagna di Sarkozy.

Quasi il doppio del finanziamento legale in Francia per le campagne elettorali, che all’epoca era di 21 milioni. I presunti fondi avrebbero inoltre violato i regolamenti contro le interferenze nelle campagne elettorali straniere e le fonti dei contributi elettorali.

L’intermediario chiave dell’intera operazione è stato il commerciante di armi franco-algerino Ziad Takiedinne, che nel 2005 e nel 2007 organizzò visite di Sarko e del suo séguito in Libia. Anche una banca libica ed un conto bancario tedesco erano parte del programma.

L’ex premier libico Baghdadi al-Mahmoudi ha confermato che documento e finanziamento sono autentici.

Molto prima c’era stata la conferma di Abdullah Senoussi, ex direttore dell’intelligence militare di Gheddafi, nonché dei quaderni appartenenti all’ex ministro del petrolio libico, Choukri Ghanem, che misteriosamente annegò a Vienna nell’aprile 2012.

Nel novembre 2016, lo stesso Takiedinne – l’uomo che presentò Sarko a Gheddafi – ammise di aver portato di persona al Ministero degli Interni francese diverse valigie piene di denaro preparato da Tripoli, per un totale di 5 milioni di euro. Disse che il denaro gli era stato dato da Sanoussi.

Gli investigatori, che oramai da diverse settimane sono in possesso di nuove prove, sono anche convinti di esser riusciti a chiarire il ruolo di un altro intermediario, Alexandre Djouhri, che viveva in Svizzera ed era collegato all’ex segretario generale dell’Eliseo, Claude Gueant. Anche Gueant è formalmente indagato per frode fiscale.

Tutti in Francia ricordano ancora Re Sarko che si atteggia a Liberatore della Libia – contendendosi ferocemente il titolo con il finto “filosofo” Bernard-Henri Levy.

Nel settembre 2011, scrissi per questa testata i vari motivi per cui Gheddafi doveva esser fatto fuori, la maggior parte dei quali riguardava precisi interessi geoeconomici francesi, e i sogni di gloria sul Mediterraneo di re Sarko (“Ci siamo allineati al popolo arabo nella sua aspirazione alla libertà”).

Alla fine, è il Colonnello che potrebbe aver fatto effettivamente fuori il (finto) re.

 

Pepe Escobar

Fonte: www.atimes.com

Lin: http://www.atimes.com/article/gaddafis-ghost-haunts-walking-dead-king-sarko//

22-03.2018

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

Pubblicato da Davide