Il demone che ispira le stragi insensate

Il demone che ispira le stragi insensate

Di Marcello Veneziani

Ogni giorno c’è qualcuno negli Stati Uniti che si alza dal letto con l’idea di ammazzare qualcuno. Non per fame, non per gelosia, non perché ha subito un torto, non perché è un nemico ma perché sente questo impulso feroce e gratuito per affermare se stesso contro il mondo; o per distruggere se stesso insieme al mondo. Nello scorcio d’anno che abbiamo vissuto, ci sono state ben ventidue stragi con 115 vittime, e altre sono in corso mentre leggete. Alle stragi si aggiungono naturalmente i crimini one to one, gli assassini singoli, ma non fanno più notizia. Lo scorso anno era stato toccato il record delle sparatorie di massa con 36 stragi con armi da fuoco e 186 morti complessivi. Ma a meno di metà dell’anno in corso siamo già quasi a due terzi dell’anno scorso, con la probabilità di superare quel record.

Questo tipo di violenza stragista è tipica degli Stati Uniti, anche se a volte, come per esempio in Serbia di recente, accadono stragi di uguale portata in altri luoghi del mondo. Cos’è raccapricciante in queste stragi? L’assenza di un movente, di un bisogno, di un impulso d’ira per un litigio o per cause precise. Tutto qui è premeditato, pianificato, e insieme è insensato, privo di reale motivazione e di un concreto, specifico rancore nei confronti delle vittime, elette a campioni del mondo che odiano.

In molti paesi del mondo la violenza impazza. Per ragioni di fame e di rapina, di dominio territoriale, a volte per fanatismo religioso, tribale o ideologico; o per facile irascibilità. Da noi, per esempio, i crimini più diffusi nascono dalla patologia del possesso: i cosiddetti femminicidi, per esempio, hanno quella matrice, sono il segno di una dipendenza malata da coloro che saranno poi vittime di massacro. Negli Stati Uniti no, sono una delle cause minori, rispetto alle stragi insensate, ai crimini immotivati contro l’umanità. Qual è la risposta che di solito viene suggerita a questa escalation che ogni anno supera i livelli precedenti? Proibiamo le armi, vietiamone l’acquisto e l’uso, in un paese dove è facile, atavica e diffusa la detenzione di armi. Tanto è semplicistica, sbrigativa, la soluzione quanto è irreale e impraticabile, perché la gente considera le armi come una dotazione necessaria per difendere la propria vita, la libertà, la sicurezza, la proprietà. E perché le lobby delle armi sono forti e ben ramificate nei poteri e nelle assemblee legislative.

Manca però un’analisi più ampia, culturale e sociale, antropologica e sociologica del fenomeno. Torno alla domanda da cui sono partito: perché succede così spesso, e perché proprio negli Usa? Per cominciare, le stragi non vengono dal passato, non sono un arcaico e nefasto retaggio old America, del vecchio far west. Crescono col crescere della solitudine e del mondo virtuale, crescono con le patologie del narcisismo e dell’egocentrismo. Le pulsioni che inducono alla strage possono così ridursi a quattro fattori, spesso intrecciati. Per cominciare la predisposizione sociale alla guerra e alla violenza come soluzione di ogni difficoltà, di ogni conflitto. La prova di forza, che se vogliamo è l’indole tipica di un Paese che si sente sceriffo del pianeta, arbitro e gendarme del mondo: una concezione che, in un paese di matrice individualista, viene inevitabilmente tradotto nella dimensione quotidiana, privata, interpersonale. In secondo luogo, la composizione multietnica della società americana, l’assenza di un mondo comune, di tradizioni e culture di provenienza, produce una società di atomi diffidenti, con linguaggi incomunicanti, in conflitto permanente, che vivono la società come estraneità se non ostilità. E qui s’innesca la terza ragione, che è forse la ragione principale: la solitudine, lo sradicamento, l’inattitudine a incontrare la realtà, a coltivare i rapporti sociali, a vivere immessi in una comunità. Questo viene caricato alla massima potenza da una società in cui l’artificiale e il virtuale prendono sempre più il posto del naturale e del reale; in cui cioè si perdono i confini tra il vero e il falso, la fiction e l’autenticità, il mondo reale e l’universo ludico e fittizio del web. Uccidere qualcuno è un po’ come abbattere le sagome e i profili su uno schermo, come si fa in qualunque gioco di simulazione. Questo fa perdere realmente i confini del reale, del vero, dell’umanità.

La soluzione di abolire le armi si abbina solitamente a un discorso ideologico che prende lo spunto da alcuni invasati di ideologie radicali e di odi etnici per sostenere che quello sia il movente principale delle stragi. Ma quelle ideologie, quegli slogan, quelle immagini, fungono solo da icone, da cornici simboliche per dare un nome e un segno alla violenza. La “libido criminis” si serve di quel racconto, ma non scaturisce da quell’ideologia; quello è solo il supporto e l’alibi per dare un “concept” al proprio crimine. Sappiamo viceversa che molte stragi nascono da ragioni “ideologiche” opposte, o da migranti risentiti che odiano la società in cui si sentono estranei e usano motivi religiosi, odii di classe e rivalse etniche per giustificare la loro violenza. Anche in questo caso la colpa non è delle loro idee o dell’etnia ma della pulsione distruttiva che si serve di quegli alibi. Ora si può anche proibire o limitare fortemente l’abuso di armi, magari è utile, ma non è sufficiente. Il problema è più radicale e purtroppo di più difficile soluzione. Il male non è l’arma in casa ma il tarlo in testa di chi la usa.

Di Marcello Veneziani

Marcello Veneziani. Giornalista, scrittore, filosofo.

Fonte: https://www.marcelloveneziani.com/articoli/il-demone-che-ispira-le-stragi-insensate/

(Panorama n.21)

21.05.2023

Commenti (13)

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Mostra commenti 13 caricati
    1. MGS 23 maggio 2023

      Il titolo e' giusto ma il "demone" ha un nome preciso: Satana, ed ora e' scatenato come mai prima.

    1. Teopratico 23 maggio 2023

      Da ragazzino vidi al cinema Natural born killers, grandi attori, regia innovativa, dinamica, coinvolgente. Uscii dal cinema con una voglia matta mai conosciuta di sparare, all'impazzata, di uccidere tutti. Ricordo anche la scena di "Un giorno di ordinaria follia" dove il protagonista sbrocca, compra un fucile e comincia a sparare per strada. Qui mi voglio ricollegare anche al bell'articolo di Nestor in home. È molto difficile affermare che la causa delle stragi scolastiche sia di Hollywood, ma è difficile anche affermare che all'inverso, sono gli sceneggiatori che traducono in immagini qualcosa che già scorre nella società.

    2. Fantine 23 maggio 2023

      In un giorno di ordinaria follia il protagonista non inizia a sparare per strada, Teo!.
      Sbrocca, ma in maniera lucida e mirata (la scena della lattina al negozio è emblematica).
      Sulle armi e sulle stragi negli Usa, le ultime in particolare, dovrebbero far riflettere sul cui prodest, visto che le armi usate, al di là delle farneticazioni dello squilibrato di turno, sono molto costose e non proprio accessibili ai quindicenni disturbati e usati da coloro a cui giova.
      Uno spunto di riflessione.

    1. uparishutrachoal 22 maggio 2023

      Quando la realtà non viene accettata perché troppo brutta, allora si aprono due strade per chi non sa trovarne una terza, e queste due strade sono il suicidio o l'omicidio degli altri come soluzioni per risolvere il problema in modo gordiano.
      La terza strada è costruirsi una realtà diversa slegata da quella ufficiale e viverci come ricerca interiore verso la Verità..una via mistica o iniziatica che dir si voglia, con ricadute sulla politica permettendo.

    1. gianB 22 maggio 2023

      Nel caso degli "sfoghi" di violenza giovanili, irrazionali, privi di movente, con l'agressore che si dice chiaramente "sono un'assassino", senza motivo e senza scopo, il fatto assume l'aspetto di una domanda cruciale che l'omicida appare esprimere: quale differenza c'é tra la mia violenza e la violenza in questo paese e nel mondo alla quale attribuiamo invece una motivazione?

    1. Primadellesabbie 22 maggio 2023

      Quando mio figlio frequentava la III elementare in UK ci fu una convocazione dei genitori: a giorni si sarebbe aggiunto un nuovo scolaro (un bambino americano figlio di un consulente del governo trasferito per qualche tempo in UK) e la convocazione aveva lo scopo di metterci in guardia, gli insegnanti infatti prevedevano che questo avrebbe, come da esperienze diffuse, determinato un apporto di aggressività nella classe dovuto all'indole dei ragazzini provenienti da quel Paese.

    1. Martin 22 maggio 2023

      Non solo sfugge, ma e' anche accuratamente tenuto nascosto dalla stampa e dai media USA che quasi tutte le ultime stragi USA non sono state perpetrate da adulti o anziani esauriti, ma da giovani tra i 18 ed i 25 anni, ossia da Millennials e post Millennials.

      Cio' la dice lunghissima sulla frequenza della mancanza di equilibrio psichiatrico di tale generazione. Nessuno mi toglie dalla testa che isolamento sociale + videogames violentissimi + cronico consumo di droghe abbiano un peso determinante.

      Quando i "conservatori" pongono questo problema, i nostri cari sociologi neo marxisti e la potentissima lobby di psicologi e psichiatri ti rispondono che "mancano le prove". Va rammentato che piu' deboli di mente e squilibrati ci sono, piu' psicologi e psichiatri prosperano.....

    2. maghi 22 maggio 2023

      mettiamoci pure gli smartphone. Ho infatti notato un decadimento dell'equilibrio mentale in persone che hanno cominciato da adulte a seguire avidamente i video ossessivamente trasmessi dagli influenzer. Mancando un dibattito, si genera l'effetto covid, che ha destabilizzato con efficacia l'equilibrio delle menti più deboli.

    3. Brule 22 maggio 2023

      Devo ricordarmi dove, ma in un scambio di commenti tra americani su questo problema un utente raccontò questa riflessione: negli anni della grande depressione le armi erano ancora più diffuse. I ragazzi delle scuole primarie e secondarie delle zone rurali andavano a scuola con un fucile che lasciavano nell'ufficio del preside.
      Le famiglie speravano che potessero prendere qualcosa nella strada di ritorno, da mangiare.
      Non c'erano sparatorie o mass shooting.
      Ora se trovati con un coltellino svizzero in tasca possono essere espulsi.
      Evidentemente è qualcosa che è accaduto dopo.

    4. Martin 23 maggio 2023

      E' ancora peggio. Prima di internet e smartphone, per declinare insoddisfazione e rabbia ci si incontrava per agire. Adesso ci si sfoga su internet e non si fa nulla...........

    5. emilyever 24 maggio 2023

      ...e se si trattasse di karma collettivo?
      " Può darsi che il tempo della vostra decadenza sia ancora lontano, ma verrà certamente perchè anche l'Uomo bianco non potrà sottrarsi al comune destino.E quando l'ultimo uomo rosso sarà morto e il ricordo della mia tribù sarà un mito fra gli uomini bianchi , queste spiagge si popoleranno dei morti invisibili della mia tribù, e quando i figli dei vostri figli si crederanno soli nei campi, nelle strade, nei negozi, nelle fabbriche, sulle strade, non saranno soli. Di notte, quando le strade delle vostre città sono silenziose e voi pensate che siano deserte, esse si popoleranno di tutti coloro che un tempo gremivano e che ancora amano questa terra. Visi pallidi, noi torneremo di notte e voi non sarete mai soli"

      Dal discorso di Capo Seattle, 1855, trascritto da A. Biens, Nortwest Gateway.

    1. PietroGE 22 maggio 2023

      Sempre lucidissimo Veneziani. Totalmente d'accordo con lui. Questi sono i danni dell'individualismo, della distruzione nelle menti della gente giovane del concetto di popolo del concetto di essere parte di un popolo e di cercare di trovare uno sbocco al legittimo desiderio di avanzamento e di successo personale all'interno di una dinamica di società. L'altra faccia della medaglia, egualmente presente in USA ma anche in Italia e in Europa, è il consumo di droghe, anche questo frutto avvelenato dell'individualismo, e, se si va a contare i morti, ancora più fatale delle stragi fatte con le armi. Da notare che le reazioni dei politici americani, specie quelli di sinistra, sono tutte del tipo : limitiamo l'accesso alle armi. Nessuno si azzarda a spiegare come mai 60 anni fa, con una percentuale di possesso delle armi più o meno eguale, le stragi erano rarissime o non esistevano affatto. Dovrebbe infatti mettere in discussione l'intero sviluppo della società e il multiculturalismo in particolare. La NRA, la lobby delle armi, ha uno slogan che dice 'Guns don't kill people, people kill people'. Ecco, è proprio questo che i politici americani dovrebbero meditare. Dubito che lo faranno.

    2. ndr60 24 maggio 2023

      Nel docu-film "Bowling a Columbine" (2002), M. Moore punta il dito sui media, in particolare la tv, che negli USA (a differenza che, ad esempio, in Canada, dove pure le armi sono molto diffuse) sarebbe particolarmente ansiogena.
      A questo aggiungo la facilità di procurarsi armi micidiali: con la carabina puoi impallinare i conigli, ma se hai un fucile d'assalto è più facile fare una strage.

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