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IL COSTO DI ISRAELE AI CONTRIBUENTI DEGLI STATI UNITI

Vere bugie sugli aiuti statunitensi ad Israele

DI RICHARD H. CURTISS
The Washington Report on Middle East Affairs

Per molti anni i media statunitensi ci hanno informato che”“Israele riceve 1,8 miliardi di dollari in aiuti militari”, o che “Israele riceve 1,2 miliardi di dollari di aiuti economici”. Entrambe le frasi sono vere, ma dato che non sono mai state messe insieme per darci il totale degli aiuti annuali degli Stati Uniti ad Israele, queste sono anche bugie – vere bugie.

Di recente gli Statunitensi hanno iniziato a leggere e a sentirsi dire che “ogni anno Israele riceve 3 miliardi di dollari di aiuti Usa”. È vero. Ma è sempre una bugia. Il problema è che solo nell’anno fiscale 1997, Israele ha ricevuto da un certo numero di uffici federali statunitensi di vario tipo almeno 525,8 milioni di dollari in più oltre i suoi 3 miliardi di dollari provenienti dal budget per l’aiuto economico all’estero, e addirittura altri due miliardi in fideiussioni federali. Quindi la somma totale dei finanziamenti e delle fideiussioni Usa verso Israele nell’anno fiscale 1997 è stato di 5.525.800.000 dollari.Si può certamente incolpare il sistema dei media per non aver mai rivelato queste statistiche, perché nessuno l’ha mai fatto. Sono state compilate dal Washington Report on Middle East Affairs. Ma il sistema dei media non è certo il solo ad aver taciuto. Nonostante il Congresso autorizzi il totale finale degli aiuti finanziari all’estero, il fatto che più di un terzo di questi vadano ad un paese più piccolo di Hong Kong, sia nelle dimensioni sia nella popolazione, probabilmente non è mai stato menzionato ufficialmente al Senato o alla Camera. Eppure sta andando avanti da più di una generazione.

Probabilmente gli unici membri del Congresso che anche solo sospettano il totale reale dei fondi statunitensi ricevuti annualmente da Israele sono i pochi, privilegiati membri del comitato, che in effetti aumentano tale totale. E quasi tutti i membri del comitato in questione o sono ebrei, o hanno diretto enormi campagne di finanziamento orchestrate dalla Washington DC di Israele, il Comitato Americano per gli Affari Israeliani (AIPAC), o entrambi. Questi membri del comitato del Congresso sono pagati per agire, non per parlare. Quindi loro agiscono, e non parlano.

Lo stesso vale per il Presidente, il Segretario di Stato, e l’Amministratore per gli Aiuti Finanziari all’Estero. Tutti loro propongono un budget che include aiuti a Israele, che il Congresso approva, o aumenta, ma non abbassa mai. Ma nessuno alla Casa Bianca menziona il fatto che dei pochi paesi che beneficiano dei fondi americani rimasti, tutti questi sono nazioni in via di sviluppo che alternativamente offrono basi militari agli Stati Uniti, sono membri chiave di alleanze internazionali a cui partecipano gli Usa, o hanno sofferto catastrofi naturali tali da impedire loro di nutrire la loro gente, come terremoti, inondazioni o siccità.

Israele, i cui problemi nascono unicamente dal suo rifiuto di restituire i territori occupati nella guerra del 1967 in cambio della pace con i suoi vicini, non può essere incluso tra questi. In effetti, il reddito nazionale lordo pro-capite in Israele nel 1995 era di 15.800 dollari. Questo lo mette al di sotto dell’Inghilterra con 19.500 dollari e dell’Italia con 18.700 dollari, e appena sopra Irlanda con 15.400 e Spagna con 14.300 dollari.

Tutti e quattro questi paesi europei hanno fornito agli Usa un gran numero di immigrati, eppure nessuno di loro ha mai creato una lobby del proprio gruppo etnico per ottenere aiuti statunitensi. Invece, tutti e quattro si impegnano con fondi e organizzazioni di volontariato allo sviluppo economico e ad offrire aiuti umanitari in altre zone del mondo meno fortunate.

La lobby che Israele e i suoi alleati hanno creato negli Usa per ottenere tutti questi aiuti, e per evitare che questo trovi spazio nell’agenda pubblica, va oltre l’AIPAC, con il suo budget da 15 milioni di dollari, i suoi 150 impiegati, e i suoi cinque o sei elementi che fanno in modo di fare visita ad ogni membro del Congresso individualmente una o due volte l’anno.

L’AIPAC, a turno, può contare sulle risorse della Conferenza dei Presidenti delle Maggiori Organizzazioni Ebraiche Statunitensi, un gruppo elitario costituito unicamente allo scopo di coordinare gli sforzi di ben 52 organizzazioni nazionali ebraiche al fianco di Israele.

Fra queste ci sono Hadassah, l’Organizzazione delle Donne Sioniste, che si occupa di supportare il consistente flusso di visitatori ebrei statunitensi in Israele; il Congresso Ebraico degli Usa, che mobilita il supporto per Israele fra i membri del sistema ebraico tradizionalmente di centro-sinistra; e il Comitato Ebraico Usa, che gioca lo stesso ruolo all’interno della crescente comunità ebraica di centro e centro-destra. Il Comitato Ebraico Usapubblica anche Commentary, una delle principali pubblicazioni nazionali della lobby ebraica.

Forse il più controverso di questi gruppi è il B’nai B’rith’s Anti-Defamation League. Il suo iniziale, encomiabile proposito era di proteggere i diritti civili degli ebrei statunitensi. Da una generazione circa, però, l’ADL si è trasformata in un gruppo di cospiratori pieni di odio e, con un budget di 45 milioni di dollari, estremamente ben finanziato.

Negli anni Ottanta, durante il mandato del presidente Seymour Reich (il quale in seguito assunse la massima carica nella Conferenza Presidenziale), si scoprì che l’ADL aveva fatto circolare due lettere annuali per l’aumento dei fondi, in cui tra l’altro si avvertivano i genitori ebrei riguardo a possibili influenze negative sui loro figli da parte del continuo aumento della presenza di arabi nei campus universitari statunitensi.

Più recentemente, una serie di raid dell’FBI in uffici dell’ADL a Los Angeles e a San Francisco ha rivelato che una cellula operativa dell’organizzazione aveva ricettato dei rapporti rubati dal commissariato di San Francisco. Una corte di giustizia aveva ordinato di distruggere tali rapporti, in quanto essi violavano i diritti civili degli individui oggetto della loro compilazione. L’ADL ha aggiunto ai suoi rapporti segreti questo materiale, illegalmente ottenuto e compilato tramite l’infiltrazione di informatori fra arabi statunitensi, afroamericani e comitati anti-apartheid, per la pace e per la giustizia.

Gli infiltrati dell’ADL avevano preso nota dei nominativi, e degli interventi da parte di portavoce e partecipanti tra gli spettatori degli eventi organizzati dai suddetti gruppi. Gli agenti dell’ADL arrivarono anche a registrare i numeri di targa delle persone che avevano partecipato a questi eventi, ed in seguito corruppero autisti o poliziotti disonesti per identificarne i proprietari.

Anche se uno dei principali colpevoli fuggì dagli Stati Uniti per evitare di essere processato, non ci furono condanne significative. L’ufficio dell’ADL per la California Settentrionale fu costretto ad accettare le richieste delle vittime di visionare le informazioni su di loro, ma nessuno dei colpevoli finì mai in carcere, e addirittura nessuno di loro ha mai dovuto pagare multe.

Un impiegato “pentito” rivelò in un articolo da lui pubblicato nel Washington Report on Middle East Affaire il poco sorprendente fatto che anche l’AIPAC possedesse questi rapporti sul “nemico”. Tali rapporti sono stati compilati e resi pronti per l’uso da parte di giornalisti filo-israeliani come Steven Emerson, da altri cosiddetti “esperti di terrorismo”, e anche da parte di professionisti, accademici o giornalisti rivali delle persone descritte allo scopo di ricattarle, diffamarle o denunciarle. Ciò che non è mai stato rivelato è che la fonte di questo materiale diffamatorio è il dipartimento dell’AIPAC per le “ricerche sull’opposizione”, sotto la supervisione di Michael Lewis, figlio del famoso orientalista dell’Università di Princeton, Bernard Lewis.

Ma questa non è nemmeno l’attività più controversa dell’AIPAC. Negli anni Settanta, quando il Congresso impose un tetto sulle cifre che i propri membri potevano guadagnare oltre il proprio stipendio fra compensi extra e royalty sui libri, esso bloccò di fatto le vie più efficaci dell’AIPAC per ricompensare i membri del Congresso che avevano votato in base alle raccomandazioni dell’organizzazione. La massima dirigenza dei membri dell’AIPAC risolse il problema facendo tornare i propri membri nei rispettivi stati natali e creando comitati di azione politica (PACs).

La maggior parte dei gruppi di interesse ha dei propri PACs, così come molte grandi aziende, sindacati, associazioni di mercato e gruppi di opinione pubblica. Ma i comitati in favore di Israele ne hanno fatto uso in modo selvaggio. Si contano ben 126 PACs pro-Israele ufficialmente registrati, e non meno di 50 di loro sono stati attivi in ogni elezione nazionale lungo la generazione passata.

Un singolo votante può devolvere fino a 2.000 $ a un candidato durante un ciclo di elezioni, e un PAC può devolvere in favore di un candidato fino a 10.000 $. Comunque, un singolo gruppo di interesse con 50 PACs può offrire a un candidato che sta affrontando un duro oppositore, e che ha votato in base alle sue raccomandazioni, fino a mezzo milione di dollari. È abbastanza per acquistare tutta la visibilità televisiva necessaria ad essere eletto nella maggior parte del paese.

Anche i candidati che non hanno bisogno di questo tipo di finanziamenti, di sicuro non vogliono che questi siano disponibili a un rivale del loro stesso partito nel corso di un’elezione primaria, o ad un rappresentante di un partito avversario durante un’elezione di tipo generale. Il risultato è che quasi tutti i 535 membri del Senato e della Camera votano a seconda delle istruzioni dell’AIPAC quando c’è da aiutare Israele, o riguardo ad altri aspetti della politica Usa nel Medio Oriente.

Ci sono altri fattori molto interessanti da riferire riguardo alla rete di comitati d’azione politica facenti capo all’AIPAC. Quasi tutti hanno nomi fuorvianti. Chi potrebbe mai sapere che l’Associazione per il Buon Governo della Valle del Delaware a Philadelphia, i Cittadini di San Francisco per il Buon Governo in California, il Cactus PAC in Arizona, il Castoro PAC nel Wisconsin, e anche Icepac a New York sono in realtà PAC pro-Israele sotto copertura?

Nascondendo le tracce dell’AIPAC

In effetti, i membri del Congresso lo sanno quando fanno la lista dei contributi ricevuti sui carteggi riguardanti la campagna elettorale, i quali devono essere preparati per la Commissione Federale sulle Elezioni. Ma i membri costituenti non lo sanno quando leggono queste sigle. Così, allo stesso modo in cui nessun altro gruppo di interesse può mettere così tanto denaro liquido nella campagna di elezioni di qualunque candidato quanto fa la lobby israeliana, così nessun altro gruppo di interesse è stato così accorto nel nascondere le proprie tracce.

Nonostante l’AIPAC, decisamente la lobby del gruppo di interesse più temuto da Washington, sia in grado di mascherare la sua capacità di usare il bastone e la carota per intimidire o corrompere i membri del Congresso, non può comunque nascondere tutti i risultati.

Chiunque può chiedere a uno dei propri rappresentanti nel Congresso una tabella preparata dal Servizio di Ricerca del Congresso, un reparto della Libreria dello stesso, che rivela come Israele abbia ricevuto 62,5 miliardi di dollari in aiuti esteri dall’anno fiscale 1949 al 1996. Chiunque sia in grado di farlo può anche visitare la libreria dell’Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) a Rosslyn, in Virginia, e ottenere le stesse informazioni, più una serie di grafici e tabelle che mostrano il volume di aiuti esteri che gli Usa hanno fornito anche ad altri paesi.

I visitatori scopriranno che nel periodo dal 1949 al 1996 il totale degli aiuti statunitensi all’estero a tutti i paesi dell’Africa sub-Sahariana, del Sudamerica e dei Carabi messi insieme è stato di circa 62.497.800.000 dollari – quasi la stessa cifra offerta al piccolo Israele.

Secondo l’Ufficio di Statistiche Umane di Washington DC, a metà del 1995 i paesi sub-sahariani avevano complessivamente una popolazione di 568 milioni di persone. I 24.415.700.000 $ in aiuti esteri che avevano ricevuto fino a quel momento ammontavano a 42,99 $ per abitante dell’Africa sub-sahariana.

Allo stesso modo, con una popolazione totale di 486 milioni, tutti i paesi del Sud America e dei Carabi insieme avevano ricevuto 38.254.400.000 $. Ciò significava 79$ per persona.

Gli aiuti esteri statunitensi pro capite ai 5,8 milioni di israeliani durante lo stesso periodo furono di 10.775,48$. Questo significa che per ogni dollaro statunitense speso per un africano, ne sono stati spesi 250,65 per un israeliano, e per ogni dollaro che hanno speso per qualche abitante dell’emisfero Occidentale fuori dagli Stati Uniti, ne hanno spesi 214 per ogni israeliano.

Confronti Scioccanti

Questi confronti già da soli sembrano scioccanti, ma sono ancora lontani dalla realtà effettiva. Facendo uso di rapporti compilati da Clyde Mark per il Servizio di Ricerche del Congresso, e di altre fonti, il reporter freelance Frank Collins registrò per il Washington Post tutti gli extra in favore di Israele occultati nei budget del Pentagono e di altre agenzie federali nell’anno fiscale 1993. Il curatore del Washington Report News Shawn Twing fece lo stesso per gli anni fiscali 1996 e 1997.

I due scoprirono 1,271 miliardi di dollari in extra elargiti nel 1993, 355,3 milioni di dollari nel 1996 e 525,8 milioni di dollari nel 1997. Questi rappresentano un aumento in media del 12,2% oltre il totale ufficiale degli aiuti finanziari all’estero durante gli stessi anni fiscali, e probabilmente non sono nemmeno completi. Si può quindi ragionevolmente pensare che uno stesso aumento del 12,2% sia stato registrato lungo tutti gli anni in cui Israele ha ricevuto aiuti finanziari statunitensi.

Nell’anno fiscale 1997 Israele ha ricevuto 3,05 miliardi di dollari in aiuti finanziari all’estero, e 3,08 miliardi di dollari per l’anno successivo. Aggiungendo i subtotali di questi due anni alla somma precedente dal 1949, si totalizzano ben 74.157.600.000 $ fra aiuti finanziari all’estero e prestiti. Aggiungiamo il 12,2% che abbiamo assunto come mark-up per tutti i subtotali, e arriviamo a un totale di 83.204.827.200$.

Ma ancora non è tutto. Il ricevere finanziamenti tramite aiuti esteri durante il primo mese dell’anno fiscale, al posto di ricevute quadrimestrali come accade agli altri beneficianti, è solo un altro privilegio speciale che il Congresso ha concesso a Israele. Permette infatti a Israele di investire il denaro in buoni del tesoro statunitensi. Questo significa che gli Usa, i quali devono prendere in prestito il denaro offerto a Israele, pagano interessi sul denaro offerto in anticipo a Israele, mentre allo stesso tempo Israele ottiene interesse su quello stesso denaro. Questi interessi di Israele provenienti da pagamenti precedenti aggiungono altri 1,65 miliardi di dollari al totale, raggiungendo così quota 84.854.827.200$. Questa è la cifra che bisognerebbe sottoscrivere per indicare il totale degli aiuti a Israele. E fanno 14.346 $ per ogni uomo, donna o bambino in Israele.

Vale la pena di notare che queste statistiche non includono i prestiti garantiti verso Israele, dai quali il paese ha finora ottenuto 9,8 miliardi di dollari. Questi riducono di gran lunga il tasso d’interesse che il governo israeliano paga su prestiti commerciali, e di fatto pongono oneri addizionali sui contribuenti degli Stati Uniti, specialmente se il governo israeliano non dovesse ripagarne nessuno. Ma visto che né i finanziamenti verso Israele né i costi sulle spalle dei contribuenti Usa possono essere quantificati accuratamente, essi non sono considerati in questa sede.

Ancora, gli amici di Israele non si stancano mai di dire che il paese ha sempre ripagato i debiti contratti nei confronti del governo statunitense. Sarebbe ugualmente corretto dire che Israele non ha mai dovuto ripagare un prestito governativo degli usa. La verità al riguardo è complessa, ed è stata resa in questo modo da color che cercano di nasconderla ai nostri contribuenti.

La maggior parte dei prestiti Usa ad Israele è stata dimenticata, e molti furono concessi con l’esplicito accordo che sarebbero stati dimenticati prima che Israele avesse dovuto ripagarli. Mascherando come prestiti ciò che in effetti furono donazioni, i membri del Congresso cooperanti esentarono Israele dai controlli statunitensi che avrebbero accompagnato le donazioni. Su altri prestiti, Israele avrebbe dovuto pagare gli interessi e in seguito iniziare a ripagare le cifre vere e proprie. Ma il cosiddetto Emendamento Cranston, che il Congresso ha legato a ogni aiuto finanziario estero dal 1983, fa in modo che gli aiuti economici a Israele non scendano mai sotto il totale che Israele è tenuto a pagare sui suoi straordinari prestiti. In parole povere, sia che gli aiuti statunitensi consistano in donazioni o prestiti verso Israele, non ritornano mai al Ministero del Tesoro.

Israele può contare su altri privilegi. Mentre la maggior parte dei paesi che ricevono fondi dall’esercito Usa è solita usarli per armi, munizioni e addestramento Made in Usa, Israele può spendere parte di questi fondi in armi prodotte da industrie nazionali. Addirittura, quando spende i suoi aiuti finanziari in produzioni militari statunitensi, Israele frequentemente richiede al venditore Usa di acquistare componenti o materiali da produttori israeliani. Così, anche se i politici israeliani affermano che i loro stessi produttori e esportatori li stanno rendendo sempre meno dipendenti dall’aiuto statunitense, in realtà questi produttori ed esportatori israeliani sono sensibilmente sussidiati da aiuti usa.

Anche se si corre il rischio di andare fuori tema, vale la pena di menzionare il fatto che Israele riceve aiuti esteri anche da altri paesi. Dopo gli Usa, il principale fornitore di aiuti economici e militari a Israele è la Germania.

La maggior parte degli aiuti tedeschi è arrivata sotto forma di compensazione per le vittime delle atrocità naziste. Ma c’è stata anche un’intensa assistenza militare tedesca verso Israele durante e a seguito della Guerra del Golfo, e una serie di donazioni didattiche e di ricerca dalla Germania alle istituzioni israeliane. Il totale dell’assistenza tedesca in tutte queste categorie verso il governo, gli individui e le istituzioni private israeliane è stato di circa 31 miliardi di dollari o 5.345 $ pro capite, portando il totale dell’insieme degli aiuti tedeschi e americani a circa 20.000 $ per ogni israeliano. Poiché pochi fondi pubblici sono spesi per quel circa 20% di cittadini israeliani che sono musulmani o cristiani, i benefici attuali pro capite ricevuti dai cittadini israeliani ebrei sarebbero da considerare ancora maggiori.

I veri costi per i contribuenti degli Stati Uniti

Per quanto gli aiuti statunitensi a Israele siano molto generosi, il costo di queste forniture ai contribuenti Usa è estremamente maggiore. La principale differenza consiste nel fatto che finché gli Usa avranno un deficit annuale, ogni dollaro stanziato per Israele dovrà essere rimediato attraverso prestiti governativi statunitensi.

In un articolo nel Washington Report del dicembre 1991/gennaio 1992, Frank Collins stimò il costo di questi interessi, basato su tassi costanti per ogni anno dal 1949. Ho aggiornato questo documento applicando un tasso di interesse molto conservativo, del 5%, per gli anni successivi, e limitato l’ammontare su cui viene calcolato l’interesse a donazioni, e quindi non a prestiti o prestiti garantiti.

Su queste basi gli 84,8 miliardi di dollari in donazioni, prestiti e forniture varie che Israele ha ricevuto dagli Usa dal 1949 costano agli stessi Usa un interesse addizionale di 49.936.880.000 $.

Ci sono molti altri costi di Israele per i contribuenti Usa, come la maggior parte o tutti i 45,6 miliardi di dollari in aiuti esteri all’Egitto, da quando questo paese ha firmato la pace con Israele nel 1979 (da confrontare con i 4,2 miliardi di dollari in aiuti statunitensi all’Egitto nei precedenti 26 anni). Gli aiuti esteri degli Stati Uniti all’Egitto, che sono limitati a due terzi dei corrispondenti aiuti a Israele, consistono in media a 2,2 miliardi di dollari all’anno.

Gli Usa hanno anche dovuto sostenere ingenti costi militari e politici, a causa del loro consistente supporto a Israele durante il mezzo secolo di dispute con i Palestinesi e tutti i loro vicini arabi. In più, ci sono stati i circa 10 miliardi di dollari statunitensi in prestiti garantiti e forse 20 miliardi di dollari in contributi esentasse inviati a Israele da ebrei statunitensi in quel mezzo secolo da quando Israele esiste.

Anche escludendo tutti questi costi extra, gli 84,8 miliardi di dollari in aiuti esteri a Israele dall’anno fiscale 1949 fino al 1998, e gli interessi che gli Usa hanno pagato per prendere in prestito questo denaro, sono costati ai contribuenti Usa 134,8 miliardi di dollari, non corretti all’inflazione. O, detto in un altro modo, i quasi 14.630$ che ognuno dei 5,8 milioni di israeliani ha ricevuto dal governo statunitense entro il 31 ottobre 1997 sono costati ai contribuenti Usa 23.240 $ per ogni israeliano.

Sarebbe interessante sapere quanti di questi contribuenti credano che loro e le loro famiglie abbiano mai ricevuto dal Tesoro americano lo stesso che è stato elargito a chiunque avesse deciso di diventare cittadino israeliano. Ma è una questione che non verrà mai in mente all’opinione pubblica, finché il sistema dei media, il Congresso e il Presidente manterranno il proprio patto di silenzio, pochi Statunitensi sapranno mai il vero costo di Israele ai contribuenti degli Usa.

Richard H. Curtiss, ex funzionario del servizio estero statunitense, è il direttore esecutivo del Washington Report on Middle East Affairs.

Richard H. Curtiss
Fonte: http://www.washington-report.org/
Link: http://www.wrmea.com/us_aid_to_israel/index.htm#Lies

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FYLO

Pubblicato da God