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Il comunismo è veramente morto ?

DI THE SAKER

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Il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 segnò la fine dell’esperimento comunista più lungo della storia recente. Molti videro questo evento come la prova che il comunismo (o il marxismo-leninismo, userò questi termini in modo intercambiabile) non era un’ideologia attuabile. Dopo tutto, quando in Russia il comunismo è formalmente terminato nel 1991, anche i cinesi si sono allontanati in segreto da esso, sostituendolo con un tipo di capitalismo unicamente cinese. Infine, nessuno degli ex “alleati” sovietici ha scelto di attenersi all’ideologia comunista non appena hanno recuperato la propria libertà. Anche il tipo di comunismo di Chavez ha portato ad un Venezuela completamente fallito. Allora, cosa c’è da discutere? In realtà, molto, a cominciare da ogni singola parola del paragrafo precedente.

Comunismo – il passato:

Per prima cosa, l’Unione Sovietica non è mai crollata. È stata smantellata dall’alto dai leader del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, che decisero che la nomenklatura sovietica si sarebbe divisa la “torta” sovietica in 15 fette più piccole. Quello che successe in seguito non fu altro che il risultato di un conflitto fra queste fazioni. Poiché nessuno ha mai dato il potere a queste bande di membri dell’apparato di partito di sciogliere l’URSS o, in effetti, di riformarla in alcun modo, le loro azioni possono essere qualificate solo come un colpo di Stato totalmente illegale. Tutti, a partire dalle bande di Gorbachev e Eltsin, erano dei traditori del loro partito, del loro popolo e del loro paese. Per quanto riguarda il popolo, solo in un’occasione ha avuto il diritto di esprimere la propria opinione, il 17 marzo 1991, quando un enorme 77,85% votò per mantenere “l’URSS come una federazione rinnovata di repubbliche sovrane uguali in cui i diritti e le libertà di un individuo di qualsiasi nazionalità verranno pienamente garantite” (si veda qui [in inglese] per una bella discussione su questo voto ormai dimenticato). Non c’è stato un collasso, c’è stato un colpo di Stato o, per essere ancora più precisi, una serie di colpi di Stato, tutti eseguiti da traditori dell’apparato di partito in totale illegalità e contro la volontà del popolo. Alcuni obietteranno che il Partito Comunista era pieno di traditori. Ma a meno che non si riesca a spiegare e dimostrare che il comunismo genera in modo sistematico e in qualche modo unicamente traditori, questa accusa non ha alcun merito (così come i Cristiani non hanno tradito la Cristianità, i democratici la democrazia o i fascisti il fascismo).

Secondo, il comunismo è un’ideologia attuabile? Beh, per prima cosa, ci sono due scuole di pensiero all’interno dell’ideologia marxista. Qualcuno dice che il comunismo può essere raggiunto in un unico paese, qualcun altro dice di no, perché il comunismo diventi possibile è necessaria una rivoluzione mondiale. Per prima cosa mettiamo da parte la prima scuola di pensiero e guardiamo alla seconda. Ciò sarà comunque complicato poiché tutto ciò che dobbiamo giudicare è la sua correttezza empirica in un elenco relativamente piccolo di paesi. Ho già sentito l’obiezione: “cosa? La Russia sovietica, la Cina maoista, la Cambogia di Pol Pot e, diciamo, la Corea del Nord di Kim Il-sung non bastano?”. In realtà, no. Per prima cosa, secondo l’ideologia ufficiale sovietica, il comunismo in quanto tale non è mai stato raggiunto nell’Unione Sovietica, solo il socialismo. Ecco perché il paese è stato chiamato Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Il comunismo era visto come un obiettivo, il socialismo come una fase inevitabile, intermedia, transitoria. Dire che il comunismo in Unione Sovietica ha fallito è semplicemente logico come affermare che una casa costruita a metà non è riuscita a fornire un riparo confortevole. La Cina, ovviamente, non è “fallita”, tanto per cominciare, la Cambogia di Pol Pot è stato probabilmente un (terribile) tentativo di costruire una società veramente comunista dalla notte al giorno, ma che in sé contraddice la Teoria Materialista Storica e Dialettica del Marxismo, che afferma la necessità di una fase socialista transitoria. Per quanto riguarda la Corea del Nord, la sua ideologia non è il marxismo o il comunismo, ma la Juche, che è al massimo una lontana parente. Quindi no, questi pochi esempi non rappresentano quasi nulla, anche solo perché forniscono un campione troppo piccolo per essere rilevante e perché nessuno di essi si qualifica come “caso che fa precedente”.

Ora tornando all’argomento “il comunismo non può essere raggiunto in un unico paese”, guardiamo ad esso da una pura posizione ideologica americana del genere rossa-bianca-e-blu e ricordiamo che ai proponenti del capitalismo in stile statunitense piace ricordarci che è stata la corsa agli armamenti di Reagan che ha mandato in bancarotta l’Unione Sovietica, che non è riuscita a tenere il passo con essa. Altri orgogliosi patrioti americani amano anche dire che, beh, gli USA hanno abbassato il prezzo del petrolio, rendendo impossibile ai sovietici continuare a spendere, e che è stato questo crollo dei prezzi che ha fatto collassare l’economia sovietica. Personalmente trovo queste tesi stupide e ignoranti, ma le accettiamo come evidentemente vere. Non dimostrano che l’URSS sia crollata a causa di fattori esterni, e non a causa di qualche difetto interno intrinseco?

La formazione moderna (non la definirei “educazione”) non dà veramente importanza alla logica, quindi farò la seguente domanda retorica: se accettiamo che il capitalismo ha sconfitto il comunismo, questo dimostra che il comunismo non è attuabile o che il capitalismo è superiore? Ai molti che (purtroppo) risponderanno “sì” vorrei suggerire che se si chiudono una iena e un essere umano in una gabbia e li si costringe a combattere per le risorse, è meno probabile che l’uomo vinca. Ciò dimostra che l’uomo non è autosufficiente o che la iena è “superiore”?

Il marxismo-leninismo afferma chiaramente che il capitalismo è basato sull’oppressione del debole, e che l’imperialismo è lo stadio più alto del capitalismo. Non dobbiamo essere d’accordo con questa teoria (anche se personalmente lo sono molto), ma non può essere respinta semplicemente perché non ci piace. Infatti, vorrei affermare che essere in disaccordo con essa dovrebbe essere un elemento chiave di ogni seria confutazione del comunismo. Ma, per farla breve, tutto quello che dirò è questo: qualsiasi persona che ha effettivamente viaggiato in Asia, Africa o Sud America attesterà che i paesi comunisti (URSS, Cina, Cuba) hanno effettivamente inviato enormi aiuti, inclusi materie prime, tecnologie, specialisti, dottori, consiglieri militari, agronomi, ingegneri per la purificazione dell’acqua ecc. Al contrario, chiedete a chiunque in questi continenti cosa porta il capitalismo e otterrete la stessa risposta: violenza, sfruttamento e sostegno ad una banda dominante di Compradores locali. A chiunque metta in dubbio questo, posso solo raccomandare una cosa: cominciate a viaggiare nel mondo.

[Nota a margine: E quindi sì, usare la iena come simbolo del capitalismo nella mia allegoria è giusto. Per quanto riguarda la “gabbia” – è semplicemente il nostro pianeta. Quello che credo sia sbagliato è equiparare il comunismo ad un essere umano. Ma ciò, a questo punto della nostra conversazione, è il mio parere personale e non è affatto un argomento. Sono stato un anticomunista per tutta la mia vita, e lo rimango ancora, ma questo non è un motivo perché io accetti argomenti anticomunisti logicamente fallaci e contro-fattuali.]

A questo punto della conversazione, il mio tipico interlocutore capitalista mi bombarderebbe con slogan come “amico, in ogni società comunista la gente votava con i piedi, hai dimenticato i boat people, i Marielitos o le persone che saltavano il Muro di Berlino?” o “ogni singolo paese dell’Europa orientale ha abbandonato il comunismo non appena i carri armati sovietici se ne sono andati – questo non ti dice nulla sul comunismo?”. Di solito la persona che pronuncia questi slogan ha un barlume speciale negli occhi, un senso di inevitabile trionfo, quindi è particolarmente gratificante osservarli prima di sfatare tutte queste assurdità.

Cominciamo con l’argomento del voto coi piedi. È un’assurdità assoluta. Sì, è vero, alcune persone sono fuggite dalle società comuniste, ma la grande maggioranza non lo ha fatto. E per favore non ditemi “le loro famiglie erano tenute prigioniere” o “la polizia segreta era presente ovunque per impedirlo”. La verità è molto più semplice:

Il “fattore spingente”: Tutte le famose ondate di persone che sono emigrate dalle società comuniste sono legate a crisi profonde in questi paesi, crisi che hanno avuto molte cause, incluse quelle per lo più esterne.

Il “fattore traente”: In ogni caso, il potente sistema propagandistico occidentale è stato usato per convincere queste persone ad emigrare, promettendo loro “latte e miele” se scappavano.

Mi dispiace distruggere le ingenue illusioni di qualcuno, perché in qualità di persona che ha lavorato per diversi anni come interprete-traduttore che interrogava i candidati allo status di rifugiato politico, posso dimostrare che la grande maggioranza dei rifugiati politici non è niente di simile: per lo più sono rifugiati economici, e pochi sono rifugiati sociali, il che significa che alcune circostanze personali gli hanno fatto decidere che emigrare era meglio che rimanere. Ho interrogato centinaia di profughi dall’Unione Sovietica, e tutte le loro storie di repressione politica sono state ridicole, soprattutto per una persona come me che sapeva come funzionava la (vera) repressione politica in Unione Sovietica. A coloro che sostengono che il comunismo provoca inevitabilmente crisi economiche, vorrei solo fare riferimento alla discussione precedente su cosa, se non nulla, possiamo concludere dai pochi esempi di società marxiste nella storia.

[Nota a latere: A differenza del 99,99% delle persone che leggono queste parole, ho passato molti anni della mia vita come noto attivista anti-sovietico. Ho viaggiato in vari porti dove erano ancorate le navi sovietiche per distribuire letteratura anti-sovietica, ho fatto un elenco di edifici in cui i diplomatici sovietici erano soliti vivere per imbucare documenti anti-sovietici nelle loro cassette postali, ho contribuito ad inviare denaro alle famiglie dei cristiani ortodossi imprigionati nei penitenziari e nei campi di lavoro sovietici, ho organizzato contatti illegali con i cittadini sovietici che viaggiavano all’estero (camionisti, artisti, ingegneri navali, ecclesiastici, circensi – chiunque). E ci sono cose che ho fatto di cui ancora non posso parlare pubblicamente. E non ho mai partecipato ad alcuna azione violenta, ma ho sicuramente fatto tutto quello che potevo nel campo della guerra ideologica per abbattere il comunismo in Russia. Di conseguenza, il KGB (ormai defunto) mi aveva schedato come un provocatore pericoloso, e aveva pubblicato la mia foto negli uffici di specifiche agenzie sovietiche all’estero (come il Sovhispan in Spagna) per avvisarle di me. E lasciatemi dire la verità: la maggior parte di quei cittadini sovietici che non amavano il sistema sovietico non hanno mai provato ad emigrare. Il problema qui non sono le famiglie tenute in ostaggio o il “KGB onnipotente”, ma il fatto di amare il tuo paese anche quando odiate il regime al potere. Peggio ancora, la maggior parte di coloro che hanno disertato (e personalmente ne ho aiutato parecchi) si sono ritrovati per lo più in miseria quando sono arrivati in Occidente, le loro illusioni si sono infrante in meno di un anno, e tutto quello che gli è rimasto è una nostalgia sempre presente. Per questo motivo, gli ho sempre raccomandato di non emigrare. Se insistevano, e qualcuno lo ha fatto, lo aiutavo. Ma gli ho sempre dato il consiglio contrario, e ora, molti anni dopo, credo ancora di aver fatto la cosa giusta.]

Infine, per quanto riguarda gli “alleati” sovietici dell’Europa orientale, il loro rifiuto del comunismo è logico e prevedibile quanto il loro abbraccio del capitalismo, della NATO, dell’UE e del resto. Per decenni gli è stato detto che l’Occidente viveva in pace e prosperità mentre loro vivevano nell’oppressione e nella miseria, e che i malvagi russi erano la causa di tutta la loro infelicità. Il fatto che poi, datagli la possibilità, si precipitarono ad abbracciare l’Impero Americano, fu tanto prevedibile quanto ingenuo. Ricordate che la storia viene scritta dai vincitori, e solo il tempo ci dirà davvero quale eredità lasceranno comunismo e capitalismo nell’Europa orientale. Quello che sappiamo è che, anche se l’occupazione sovietica dell’Afghanistan ha portato ad una guerra orribile e feroce, e anche se il popolo dell’Afghanistan sembrava aver abbracciato pienamente il “gentile patrocinio” degli USA e dei suoi alleati, le cose stanno già cominciando a cambiare, e gli anni del dominio laico e persino dell’occupazione sovietica vengono ora rivalutati da un numero crescente di storici e commentatori afghani, che ora li vedono in modo molto più sfumato di quanto avrebbero fatto in passato. Basta un semplice confronto della vita quotidiana degli afgani prima e dopo l’invasione sovietica, o un elenco comparativo di ciò che i sovietici e gli americani hanno davvero costruito nel paese, e ne viene fuori una storia molto diversa (perfino gli americani oggi stanno ancora utilizzando strutture sovietiche, compresa l’ormai famigerata base aerea di Bagram). Nota per chi ha carenza di logica: non sto difendendo l’invasione sovietica, tutto quello che sto dicendo è che la scelta di “abbracciare l’altra sponda” non può essere giudicata nell’immediatezza di un “cambio” di fedeltà – a volte sono necessari diversi decenni o più per fare una valutazione equilibrata di ciò che è veramente avvenuto.

La mia opinione in tutto quanto detto sopra è semplice: la macchina della propaganda imperiale ufficiale (alias i “media” e il “sistema educativo”) ha cercato di presentare una narrazione semplice del comunismo quando, in realtà, gli slogan superficiali mostrano immediatamente che le cose sono molto, molto più complicate della rozza e comprensibilmente falsa narrazione che ci è stata offerta.

Comunismo – il futuro:

Qui posso immediatamente mettere le mie carte sul tavolo e affermare che credo, e persino spero, che il comunismo non sia morto e che, in realtà, credo che abbia ancora un futuro lungo e interessantissimo. Ecco alcune ragioni del perché.

In primo luogo, l’ideologia comunista, in quanto tale, non è mai stata sconfitta in modo comprensibile, anche solo perché non è emersa nessuna altra ideologia paragonabile per portata e profondità a sfidare, per non dire confutare o sostituire, il comunismo. Per prima cosa, il comunismo è un costrutto intellettuale *enorme*, e il semplice distruggere alcuni dei suoi “piani superiori” difficilmente porterebbe all’abbattimento dell’intero edificio. Facciamo un semplice esempio: lo slogan marxista “Da ciascuno secondo la sua abilità, a ciascuno secondo le sue esigenze” [in inglese]. Marx non lo ha inventato, lo ha solo diffuso. Alcune fonti [in inglese] dicono che l’autore originale fu August Becker nel 1844, Louis Blanc nel 1851 o Étienne-Gabriel Morelly nel 1775. Altri dicono che fu Pierre-Joseph Proudhon [in inglese], ma in una versione leggermente diversa: “Da ciascuno secondo la sua abilità, a ciascuno secondo il suo lavoro”. Questa è stata la versione accettata nell’URSS come applicabile alla fase di transizione socialista [in inglese] sulla via della piena realizzazione del comunismo. Poi, ovviamente, c’è la celebre citazione di San Paolo nel Nuovo Testamento “se alcuno non vuol lavorare, neppure deve mangiare” (Seconda lettera ai tessalonicesi 3:10) e le parole di Cristo Stesso “a ciascuno secondo la sua capacità” (Matteo 25:15). Tutto questo diventa molto complesso molto velocemente, ma non è una scusa per ignorare ciò che è uno dei principi fondamentali del marxismo-leninismo. E ci sono molti principi fondamentali come questo, perché il comunismo non può essere compreso, per non dire valutato, al di fuori di una discussione molto più ampia sul materialismo dialettico, che è un adattamento della dialettica hegeliana alla storiografia, e il tutto costituisce una base per il materialismo storico, che, a sua volta, offre una critica completa della natura del capitalismo. C’è una ragione per cui una buona biblioteca sul marxismo-leninismo potrebbe facilmente includere un intero piano dedicato esclusivamente all’insegnamento e alla critica del marxismo-leninismo: questo corpo d’insegnamento è enorme e comprende storia, sociologia, economia, filosofia e molte altre discipline. Solo il materialismo stesso include un enorme corpus di scritti che vanno dai filosofi pre-socratici al “Dio è morto” di Nietzsche agli, ahimè, scritti universitari di Dawkins. Se guardiamo onestamente e con attenzione al marxismo-leninismo vedremo che ci sono perle filosofiche (o sfide, a seconda di come le si guarda) nella maggior parte dei piani dell’edificio marxista-leninista. Prima di poter dichiarare che “il comunismo è morto” dobbiamo affrontare ogni “piano” dell’edificio marxista-leninista e abbattere almeno i più importanti, a meno che non vogliamo essere (giustamente) accusati di ignoranza voluta.

In secondo luogo, l’ideologia comunista ci offre la critica più completa della società globalista-capitalista in cui viviamo oggi. Considerando che ormai solo le persone più deliberatamente cieche potrebbero continuare a negare che la nostra società sta attraversando una crisi profonda, che probabilmente porterà a ciò che viene spesso chiamato “TEOTWAWKI” (The end of the world as we know it) [“LFDMCLC”, la fine del mondo come lo conosciamo”], metterei in dubbio il fatto di dichiarare il comunismo morto e dimenticarlo. Dopo tutto, informarsi sulla critica comunista del capitalismo non implica l’adozione delle soluzioni comuniste ai mali del capitalismo più di come prestare attenzione alla diagnosi di un medico implica un consenso ad un unico tipo di terapia. Eppure ciò che ha fatto la nostra società è rifiutare completamente la diagnosi sulla base del fatto che la terapia ha fallito in diversi casi. Quanto è stupido ciò?

In terzo luogo, il corpus degli insegnamenti comunisti e marxisti-leninisti non è solo immenso, ma è anche molto diversificato. Il leninismo stesso è, a proposito, un ulteriore sviluppo delle idee marxiste. Sarebbe semplicemente illogico concentrarsi solo sui padri fondatori di questa ideologia e ignorare o, peggio, respingere i loro moderni seguaci. Prendiamo un semplice esempio: la religione.

È un fatto ben noto che Marx ha dichiarato che “la religione è l’oppio dei popoli”. Ed è vero che Lenin e Trockij si sono impegnati, quando erano al potere, in ciò che può essere descritta solo come una genocida e satanica corsa sfrenata contro la religione in generale, e il Cristianesimo Ortodosso in particolare. Per decenni il rabbioso ateismo fu una pietra angolare dell’ideologia marxista-leninista. Eppure, guardando i vari regimi marxisti in America Latina (compresi Cuba e Venezuela), si vede rapidamente che hanno sostituito quel rabbioso ateismo con l’approvazione di un tipo specifico di Cristianesimo che si potrebbe descrivere genericamente come “Teologia della Liberazione”. Ora, per un tradizionalista Ortodosso come me, la Teologia della Liberazione non mi va esattamente a genio (spiegazione completa: politicamente, mi descriverei come un “monarchico popolare” (народный монархист) nella tradizione di Lev Tichomirov, Feodor Dostoevskij, Ivan Solonevič [in inglese] e Ivan Il’in). Ma il punto qui non sono le qualità intrinseche della Teologia della Liberazione (o la mancanza di esse), ma il fatto che i marxisti latinoamericani abbiano chiaramente eliminato l’ateismo. E se lo hanno fatto per un senso profondo di rinascita e di rinnovamento spirituale o in base a ciniche considerazioni politiche è irrilevante: anche se hanno dovuto cedere per via della pressione, hanno comunque fatto qualcosa che i loro predecessori non avrebbero mai fatto in nessuna circostanza. Così, ora, invece di denunciare la religione come reazionaria, abbiamo dei leader come Hugo Chavez che dichiarano [in inglese] che “Gesù Cristo era un autentico comunista, antimperialista e nemico dell’oligarchia”. È stato sincero? Forse. È stato importante? Sicuramente. Io affermo che se un principio cruciale e fondamentale, come l’ateismo militante, possa essere abbandonato dai moderni marxisti, essi probabilmente sono disposti ad abbandonare qualsiasi altra parte che potrebbero considerare sbagliata (per qualunque motivo). Confondere i comunisti del 21° secolo con i loro predecessori del 19° secolo è indecentemente stupido e ignorante.

Quarto, il comunismo moderno ha diverse forme originali e persino sorprendenti. Una delle più interessanti potrebbe essere la Repubblica Islamica dell’Iran. Ovviamente, l’Iran moderno non è una copia della vecchia Repubblica Democratica Tedesca. Ramin Mazaheri, corrispondente a Parigi per Press TV, ha descritto meglio la situazione quando ha scritto “L’Europa è arrivata al socialismo attraverso l’industrializzazione, la teoria e la guerra, ma l’Iran è arrivato al socialismo attraverso le sue credenze religiose e morali”. E non fatevi trarre in inganno, quando Mazaheri si complimenta con l’Iran per i suoi traguardi “socialisti”, non oppone la nozione del socialismo a quella del comunismo (Mazaheri è un comunista orgoglioso e dichiarato) né fa riferimento al “socialismo al caviale” della sinistra francese. Al contrario, si riferisce al “socialismo” come un insieme di valori e principi fondanti comuni alle visioni del mondo marxista e islamica. Spesso ci si dimentica che uno dei principali ideologi della Rivoluzione iraniana, Ali Shariati [in inglese], era chiaramente influenzato da idee socialiste e anche marxiste [in inglese].

L’Iran, comunque, non è l’unico caso nel mondo musulmano. Ad esempio, gli scritti di Sayyid Qutb (1906-1966) contengono molte idee che si potrebbero descrivere come marxiste [in inglese]. Sosterrei addirittura che l’Islam, il Cristianesimo e il Confucianesimo includono forti elementi sia dell’universalismo che del collettivismo che sono tipicamente associati all’idea marxista, in particolare in opposizione al tipo di gonfio iper-individualismo che sottende la visione del mondo capitalista (che io stesso chiamo “la visione del mondo di me, io e me stesso”). Certo, la moderna doxa vuole etichettare tutte le forme dell’Islam come retrograde, medievali e altrimenti reazionarie, ma in verità sarebbe molto più giusto descrivere l’Islam come rivoluzionario, sociale e progressista. Ma non confondiamo le sciocchezze vomitate dalla macchina propagandistica sionista a quelle povere persone che ancora le prestano attenzione, con la realtà, d’accordo? Certamente possiamo concordare sul fatto che il modo peggiore possibile per cercare di imparare qualcosa sull’Islam sarebbe quello di prestare attenzione ai media sionisti americani!

Comunismo – la sfida:

Non sorprende che gli americani, che non hanno sconfitto niente o nessuno per un tempo molto lungo, siano fortemente inclini ad adottare la nozione di aver vinto la Guerra Fredda e/o aver sconfitto il comunismo. In un paese dove delle persone adulte e presumibilmente istruite possono dichiarare con un volto serio che Obama è un socialista (o anche comunista), una tale sciocchezza verrà contestata molto raramente. Questo è un riflesso dello scarso stato di istruzione di una nazione che si crede “indispensabile”, ma che non ha alcun interesse reale a comprendere il resto del mondo, per non parlare della sua storia. Ora possiamo farci beffe dei teoricamente stupidi comunisti, del loro “comunismo scientifico” e delle cattedre universitarie di marxismo e di leninismo, ma rimane innegabile che per comprendere la propaganda comunista occorre avere un livello minimo di istruzione, e che questa propaganda ti espone a temi che sono ormai praticamente morti nelle società occidentali (come la filosofia o la storia). Quando vedo oggi quel tipo di assurdità che viene spacciata per scienza politica o filosofia, posso solo concludere che il mondo occidentale, un tempo orgoglioso, ora manca del livello di istruzione fondamentale necessario per capire, per non dire confutare, gli ideologi marxisti. E questa è una vergogna perché credo anche che il marxismo e il comunismo siano intrinsecamente ideologie molto attraenti e molto tossiche che devono essere sfidate e confutate.

[Nota a margine: quello che penso personalmente del marxismo non è affatto l’argomento di oggi, quindi mi limiterò a dire che, come tutte le ideologie utopiche, il marxismo promette un futuro che non potrà mai avverarsi. È vero, questo non è un peccato appartenente solo al marxismo. Tra gli ideologi moderni Hitler dovrebbe essere lodato per la sua relativa modestia – promise un Reich di “soli” 1000 anni. Al contrario, Francis Fukuyama ha promesso una “fine della storia” [in inglese] in maniera simile al comunismo. Tutto questo fa il paio con gli insegnamenti provenienti dagli atei che stanno cercando di rifiutare Dio imitandolo al contempo (senza successo): Satana offrì a Cristo una società utopica durante la tentazione di Cristo nel deserto (Matteo  4:1-11) ed è anche il motivo per cui alcuni Ebrei Lo rifiutarono, perché Egli offrì loro un regno spirituale piuttosto che il regno terrestre nel quale speravano. Proprio in ciò ci sono abbastanza motivi, almeno per me, di rifiutare questa e qualsiasi altra ideologia che promette un qualche tipo di “paradiso in terra”. A mio parere tutte le ideologie utopiche sono intrinsecamente e per definizione sataniche].

Può l’enorme corpus dell’edificio ideologico marxista/comunista essere confutato in modo convincente? Penso di sì, e supponendo che l’umanità non si autodistrugga nel prossimo futuro, alla fine ciò avverrà. Ma ciò richiederà uno sforzo di una natura e una grandezza completamente diverse rispetto alla raccolta di slogan primitivi che vengono attualmente scagliati contro il marxismo. Infatti, credo anche che il Cristianesimo Ortodosso abbia già confutato il marxismo in anticipo, molti secoli prima della nascita di Karl Marx, denunciando tutti i suoi presupposti fondamentali nelle Scritture, negli scritti dei Padri della Chiesa, nei detti dei Padri del Deserto, nelle Vite dei Santi, nei suoi testi liturgici e nelle icone, ma nella nostra società post-Cristiana quella confutazione è accessibile solo a una minuscola minoranza di coloro che sono stati esposti ad essa e che sono abbastanza educati per capirla (un buon esempio di una persona simile sarebbe Feodor Dostoevskij).

Nel futuro prossimo il comunismo ha un futuro molto luminoso e lungo, specialmente con l’attuale crollo dell’Impero anglo-sionista e il successivo dibattito sulle cause di questo crollo. Vivendo negli Stati Uniti si può perdonare il fatto di non vedere un gran futuro per il comunismo, ma dal sudest asiatico al subcontinente indiano, e dall’Africa all’America latina, gli ideali, i valori e le tesi del comunismo continuano ad esercitare un immenso fascino su milioni di persone. Quando Donald Trump, durante il suo recente discorso alle Nazioni Unite, presunse di avere l’autorità di dare lezioni al mondo sul socialismo, ha dimostrato solo che l’ignoranza non è un ostacolo per l’arroganza, e che in genere vanno di pari passo. Se la sua intenzione era quella di parlare al pubblico americano, probabilmente ha fatto sentire qualche persona felice di sé e del sistema politico in cui vivono. Se si stava davvero rivolgendo ad un pubblico straniero, l’unica cosa che ha raggiunto è stato rafforzare i peggiori cliché antiamericani.

Per il momento, lo spettro del comunismo continuerà a perseguitare gran parte del nostro pianeta, soprattutto in quelle zone dove i tassi di educazione e povertà sono alti. Nel mondo fondamentalmente analfabeta ma ricco, il comunismo rimarrà praticamente come è oggi: universalmente ignorato e quindi sconosciuto. Ma quando il grande edificio del capitalismo finalmente cadrà, e le sue vittime riscopriranno la differenza tra la propaganda e l’educazione – allora forse nascerà una credibile sfida moderna all’ideologia comunista. Ma per il momento e per il prossimo futuro il comunismo rimarrà non solo vivo, ma anche praticamente imbattuto.

Il Saker

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Articolo pubblicato su The Saker.is il 12 ottobre 2017.

Traduzione in italiano a cura di Raffaele Ucci per SakerItalia.

[le note in questo formato sono del traduttore]

Pubblicato da Davide

26 Commenti

  1. ehm, forse è meglio correggerlo … non mi sembra tanto leggibile …

  2. Alla fine é Dostoevskij.

    Finalmente si parte da qualche cosa di solido, e così si potrebbe dare un taglio alla tanta marmaglia prorompente che da decenni ci affligge con il suo anticomunismo da pettegole di pianerottolo.

  3. “Questo è un riflesso dello scarso stato di istruzione di una nazione che si crede “indispensabile”, ma che non ha alcun interesse reale a comprendere il resto del mondo, per non parlare della sua storia”
    Grande!

  4. Mi permetto di aggiungere che tra i paesi islamici ad ispirazione socialista non è stata citata l’esperienza di Gheddafi: “Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista”.

    L’Iran prima del colpo di stato usa e il ripristino al potere dello scià aveva uno dei più potenti partiti comunisti, i tudeh, la rivoluzione del komeheni oltre ad essere islamica è anche socialista proprio per questi pregressi storici.

    E noi in Italia tra i massimi fautori del “comunismo” abbiamo un sedicente quale Vendola mercificatore di uteri?

  5. Più che altro sembra l’articolo di un’anticomunista che però ha nostalgia del suo avversario.
    Un Coppi a cui mancava Bartali, un Senna che sentiva la mancanza di Prost e via discorrendo. Ho letto articoli migliori di The Saker.

    • É così che deve essere.

      Cos’altro dovrebbe succedere, oltre i tragici sviluppi planetari, e su ogni piano possibile, dello strapotere degli US, per farcelo capire?

      • Il crollo dell’Unione Sovietica ha rappresentato una tragedia proprio perché è venuto a mancare un contrappeso allo strapotere yankee, sono d’accordo. Quello che volevo sottolineare nel mio commento è che questo signore ha fatto di tutto per far crollare l’Unione Sovietica – che fra i due contendenti non rappresentava di certo l’Impero del Male anzi – salvo poi dispiacersi una volta venuto meno l’oggetto del suo “lavoro”.
        Personalmente trovo questo articolo più un “fatto personale” che un’analisi “oggettiva” sul pensiero e l’ideologia comunista ed è questo, personalmente, che non mi convince affatto. Ma si tratta di opinioni.

        • Perché ci ostiniamo a giudicare il comportamento dell’autore, che tra l’altro é lui stesso che ci mette a disposizione, e non l’articolo, che contiene alcune rigorose considerazioni introvabili altrove?

          Certo con i “se” non si fa la storia, ma ci sono pochi dubbi che “se” l’URSS fosse rimasta al suo posto, anche i due palazzi di NY sarebbero rimasti al loro.

    • Putin ha detto:

      “Chi non ha nostalgia dell’Unione Sovietica è senza cuore.
      Chi vuole ricostruirla è senza cervello”

  6. vi e’ un errore teorico fondamentale:nella critica al Programma di Gotha ripresa da Lenin in Stato e rivoluzione si definisce societa’ socialista quella in cui il valore di scambio ha perso 2 delle sue 3 determinazioni:determinazione di capitale e di mezzo di circolazione delle merci.rimane la determinazione di unita’ di conto o scontrino del lavoro che non puo’ essere messo in banca e diventare capitale o essere il mezzo per scambiare le merci.in URSS non vi e’ quindi mai stata una societa’ socialista,ma a capitalismo di stato vista la nazionalizzazione di banche e industrie.capitalismo di stato da non sottovalutare visto che alla fine della seconda guerra mondiale l’URSS era la seconda potenza mondiale come pil,mentre oggi e’ dietro l’Italia

  7. si vabe il tuo e un bel articolo anche se per me troppo lungo,tu hai viagitto molto come dici io sono sempre rimasto sul posto (ed e forse questo che manca a me non so?)
    comunque questo tuo mi sembra piu un “mia culpa” tu nelle tue azzioni sei stato una iena e adesso ti senti in colpa,
    anche quando dici “credo ancora di aver fatto la cosa giusta” pero non ne sei sicuro,vabe noi piccoli e poveri comunisti ti perdoniamo perche il prossimo noi lo amiamo!

  8. Ma invece di parlare delle (giuste) nostalgie del comunismo perché non si comincia a discutere di evolvere il concetto di “proprietà in comune” oltre la teoria marxiana o la partigianeria marxista?
    Elinor Ostrom per esempio è un premio Nobel (donna) che si è occupata della questione dei “commons” ossia i “beni comuni”.

    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Elinor_Ostrom

    Un problema che riguarda anche la moneta quindi anche l”Unione Europea che secondo alcuni studiosi ha come fine “occulto” quello di privatizzarne l’emissione.

    Scrivere di comunismo senza andare oltre serve solo a spaventare la media borghesia che invece andrebbe urgentemente sensibilizzata a proposito del superamento della centralità assoluta del concetto di proprietà privata.

    • le proprieta private non dovrebbero esistere per nessuno,assolutamente per nessuno!!

      • Cerchiamo di non ragionare troppo con la pancia che si finisce per entusiasmarsi e quindi per estremizzare al fine di prolungare e ripetere il piacevole entusiasmo.

        Entusiasmo che etimologicamente è “avere il dio dentro”…se a uno piace non discuto ma bisogna vedere le modalità in cui il dio è “entrato…non si sa mai con questi abitanti dell’Olimpo…e anche i tempi di durata della permanenza dell’inquilino…le controindicazioni… Usiamo anche il nostro cervello, ogni tanto.
        .

  9. La storia non si fa con i “se”, ma la storia alternativa è uno spasso.
    La rivoluzione russa del 1905 fu guidata dal pope Gabon, la rivoluzione di ottobre 1917 fu guidata da atei o da minoranze ostili all’Ortodossia, e la prima cosa che fecero i rivoluzionari fu di uccidere i religiosi a migliaia (c’è chi dice un milione). Ma se la rivoluzione d’ottobre non fosse stata atea? Se Lenin e Stalin fossero stati cristiani (Stalin lo ridiventò nel 1941, quando fece volare l’icona della Madonna di Kazan su Mosca assediata dai tedeschi) e avessero applicato l’insegnamento di Marx insieme a quello di Cristo? Che Unione Sovietica ci sarebbe stata?

    • Il Pope Gapon è un personaggio ambiguo, non tanto per le idee più o meno confuse, ma soprattutto perché molti lo indicarono poi come un agente dello Zar. Una cosa mai accertata con sicurezza. A parte questo, lo stesso Lenin fece parte a suo tempo dei populisti della Narodnaja Volja (movimento di cui era esponente il fratello, che fu catturato dalla polizia zarista e impiccato), un’organizzazione che aveva anche forti connotazioni messianiche e religiose, e che, decimata da anni di spietate repressioni, si era dedicata alla fine a un’attività di tipo umanitario. Questo per dire che non credo che Lenin fosse per principio anti- ortodosso, era la gerarchia ortodossa che aveva sempre appoggiato lo status-quo, mettendosi contro anche gente che, in teoria, condivideva gli stessi valori religiosi.

  10. Trovo difficile commentare in poche parole un argomento così vasto e complesso quale è quello proposto da The Saker, tralasciando l’angolo visuale MOLTO diverso che possono avere un russo e un italiano su questo argomento. Una delle cose che mi ha colpito maggiormente è l’ambigua confusione (tipica di un berlusconi) tra Unione Sovietica e ideologia marxista-leninista, come se uno fosse la realizzazione dell’altro. Dimenticando che Lenin è morto all’inizio del 1924 e che Stalin, preso il potere, lo mantenne fino al 1953. L’Unione Sovietica l’ha forgiata Stalin ma il regime instaurato più che socialismo di transizione al comunismo dovrebbe essere definito stalinismo, pseudo ideologia lontana anni luce da ciò che pensiamo dovrebbe essere il comunismo. Possiamo essere d’accordo sul fatto che esistevano delle ragioni contingenti serie, all’inizio, che ne impedivano la realizzazione. Tutti i paesi europei, colonialisti e non, assediavano e minacciavano l’esistenza stessa della Russia, compresa l’Italia. Ma ciò che ne seguì non può essere definito che una dittatura sanguinaria ben diversa dalla terra promessa del Comunismo. Guarda caso in America Latina nessun movimento di liberazione si è richiamato al marxismo-leninismo, visto l’ambiguo comportamento dei partiti comunisti in quel continente. E in Italia? Togliatti che mandava gli operai a prendere randellate dai celerini fascisti, riassunti in tutta fretta, mentre sottobanco intrallazzava con i democristiani, e oggi i suoi eredi demoliscono le leggi a tutela del lavoro dipendente e rendono tutti un po più schiavi. Nulla di nuovo e positivo può essere costruito se non si aprono gli armadi e si fa pulizia di tutti gli scheletri che contengono, in altre parole senza una critica spietata che impedisca di ripetere gli stessi errori del passato. L’uomo non si dovrebbe distinguere dagli altri animali proprio per questo?

  11. Per la precisione la Repubblica Popolare Cinese non si è mai definita un “paese comunista”, ma un paese in transizione verso il socialismo. Questo non da ora, ma fin dai tempi di Mao. La borghesia (“borghesia patriottica”) è sempre esistita ed è riconosciuta come una delle forze del paese: una dell quattro stelle della bandiera della RPC che ruotano attorno alla stella centrale (L’unità dello stato) la rappresenta (le altre tre rappresentano il proletariato industriale, i contadini e gli intellettuali). L’ economia mista sotto varie forme (proprietà statale o comunque pubblica, proprietà cooperativa, proprietà privata collettiva, proprietà privata) risponde alla necessità di attraversare la fase storica post feudale di sviluppo delle forze produttive. Quanto ai dibattiti su “socialismo in un solo paese”, “rivoluzione mondiale” (e anche “socialismo e nazionalità”), suggerisco il libro di recente uscita “Il marxismo occidentale” di Domenico Losurdo, niente affatto tenero appunto verso i vari “marxismi” sviluppatisi in occidente nel secolo scorso, densi di utopismo, velleitarismo, pretesa superiorità culturale, approssimazione etc. a confronto con la concretezza del “marxismo orientale” (in senso largo)

  12. Nella “Critica del programma di Gotha” Karl Marx, espone la sua concezione della società comunista:
    “In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione servile degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto di lavoro intellettuale e corporale; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo generale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti delle ricchezze sociali scorrono in tutta la loro pienezza, – solo allora l’angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: – Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!”
    Per Marx il comunismo non è una realizzazione soggettiva che si può imporre con più o meno violenza. E’ al contrario un processo storico molto complesso nel quale si deve completare lo sviluppo integrale delle forze produttive e i beni devono scorrere in abbondanza nella società. Solo allora, solo a queste condizioni sarà possibile superare “l’angusto orizzonte giuridico borghese” e avviare la società verso il comunismo realizzato.
    Superare l’angusto orizzonte giuridico borghese significa di fatto abolire il diritto di proprietà individuale, o quanto meno limitarlo a elementi minimi, difficile da immaginare in una società capitalistica come quella attuale, ma non impossibile. Al contrario nella storia c’è stato un esempio di società comunistica, realizzata sugli stessi principi enunciati da Karl Marx, ed è la società delle prime comunità cristiane:
    “32La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune.33Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. 34Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto 35e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.” (Atti degli Apostoli cap.4)
    Il metodo con il quale i primi cristiani tentarono di costruire una società di tipo comunistico, passava attraverso la “conversione” alle dottrine del Cristo e la libera adesione al tipo di organizzazione sociale proposta. E’ il tentativo di creare una organizzazione sociale parallela a quella ufficiale dell’’impero, un “Regno” che non è finalizzato al potere in questo mondo, ma il cui scopo è indirizzare le coscienze degli uomini a Dio e aiutare il prossimo a sopravvivere ed elevarsi nel mondo esistente. Gesù stesso lo dichiara a Pilato “Il mio Regno non è di questo mondo”, mentre in altra occasione rispetto ad un eventuale conflitto con il Regno di questo mondo, cioè con l’impero romano, dirà: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.
    Non c’è quindi sostanziale difformità fra la visione del comunismo di Marx e dei cristiani, ortodossi o cattolici, e questo a parer mio spiega anche perché a livello popolare il comunismo e il marxismo abbia avuto diffusione maggiore nei paesi ortodossi come la Russia e la Grecia e cattolici come Italia, Francia e Spagna, rispetto ai paesi anglosassoni maggiormente influenzati dalla Riforma protestante e dall’ideologia capitalistica.

  13. Le ideologie sono state totalmente azzerate e sostituite dall’attuale unica chiave di lettura di ogniu cosa: “è tutto un magna magna”.

  14. Data la ricorrenza del centenario della Rivoluzione d’Ottobre, mi limito a consigliare la lettura del libro di Marco Ferrando ‘Cento Anni, Storia e attualità della Rivoluzione Comunista’. (sorvolare su alcuni errori di stampa)
    Per quanto riguarda l’amministrazione USA e il livello socio-culturale dei 50 Stati (più un Distretto Federale) basta prendere atto della realtà…

  15. Mi colpisce la parte iniziale:
    ” l’Unione Sovietica non è mai crollata. È stata smantellata dall’alto dai leader del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, che decisero che la nomenklatura sovietica si sarebbe divisa la “torta” sovietica in 15 fette più piccole. Quello che successe in seguito non fu altro che il risultato di un conflitto fra queste fazioni. Poiché nessuno ha mai dato il potere a queste bande di membri dell’apparato di partito di sciogliere l’URSS o, in effetti, di riformarla in alcun modo, le loro azioni possono essere qualificate solo come un colpo di Stato totalmente illegale. Tutti, a partire dalle bande di Gorbachev e Eltsin, erano dei traditori del loro partito, del loro popolo e del loro paese.”
    Mi sembra sia applicabile all’Italia di oggi e alle bande di Gentiloni e Renzi. (Sulla decomposizione dell’Italia ci vuole ancora un po’).

    • Per ritornare a quegli anni, il 17 marzo 1991 c’era stato un referendum in URSS con il seguente quesito: «Siete favorevoli alla conservazione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche come rinnovata federazione di repubbliche uguali e sovrane, in cui saranno pienamente garantiti i diritti e la libertà dell’individuo di qualsiasi nazionalità?». Su 185.647.355 aventi diritto parteciparono al voto 148.574.606 cittadini. Votarono “Sì” 113.512.812 persone, “No” 32.303.977 persone, il resto voti non validi, bianche, nulle. Una grande maggioranza di favorevoli, non solo rispetto ai votanti ma anche rispetto al totale degli aventi diritto. Quel voto fu tradito pochi mesi dopo da un gruppo di criminali al servizio dello straniero.

  16. Visto che è stato citato Proudhon, come contributo posso dire che egli dedicò un capitolo apposito alla critica del comunismo, o almeno dell’idea contemporanea di comunismo, nel capitolo XII della ‘Filosofia della miseria’, capitolo denominato “Nona epoca. La comunione.”

    Allla fine di detto capitolo Proudhon scrisse una dalle sue rare enunciazioni di principio: “Chiunque, per organizzare il lavoro, fa appello al potere e al capitale ha mentito, in quanto l’organizzazione del lavoro deve essere la decadenza del potere e del capitale”.

    Riguardo alla massima socialista “a ciascuno secondo i propri desideri, da ognuno secondo le proprie capacità” dubito che Proudhon la condividesse, ma potrei sbagliarmi.

    Personalmente la trovo una astrazione melliflua e appetitosa, ma astrusa se fatta legge. Io voglio una reggia a 100 stanze, come la mettiamo? Oppure quanto vale l’intervento del chirurgo che ti può salvare la vita.

    Piuttosto da qui si ha l’opportunità di farsi carico di esplorare di nuovo il sempiterno problema della “valorizzazione”. All’epoca c’erano pensatori socialisti e altri che si ponevano il problema della valorizzazione dopo la rivoluzione.

    Oggi il problema della valorizzazione è surrogato dal problema monetario e, sostanzialmente, evitato. Furbescamente evitato.

    Una delle strade più promettenti sembrava essere quella del tempo di vita/lavoro come unità essenziale di scambio/valorizzazione. Ad esso si innestano altri problemi, ad esempio il problema della produttività dell’unità di tempo. Forse il problema della valorizzazione è insolubile all’interno dell’economia. Forse è solubile nell’insieme delle capacità e dell’esperienze umane. Spero si torni a studiarla.

  17. Il comunismo è la più alta forma di capitalismo in quanto consiste nel togliere tutto a tutti e darlo per intero nelle mani della classe dirigente