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Il Circolo PD di Washington dà la linea ai circoli italiani contro il populismo

DI MARIA GRAZIA BRUZZONE

Underblog

Sapevate che esiste un Circolo PD di Washington? Ebbene non solo esiste ma prende iniziative importanti, come stilare report a uso dei circoli italiani e dar vita a una Task force anti-populismo e proposte concrete per “portare il Partito Democratico a più stretto contatto con i cittadini”. Una novità non da poco.

Al tempo del PCI erano Comitato Centrale e Segreteria a dare la linea, che giù per li rami delle federazioni arrivava ai circoli territoriali sparsi sul territorio. Col PD il percorso è diventato più vago, i circoli meno attivi, fino alla loro recente quasi-dismissione con la segreteria di Matteo Renzi, poco sensibile alla partecipazione dal basso – e forse anche dall’alto. Che farsene dei circoli (e degli iscritti) se tutto viene deciso al vertice, anzi, nel ‘cerchio magico’, e le primarie sono aperte a chiunque, di destra, sinistra o centro?

Adesso, con l’incalzare dei ‘populismi’, sembra che qualcosa stia cambiando, a giudicare dalla lunga mail in arrivo dai Circoli agli iscritti e ai simpatizzanti /elettori delle primarie. Uno di loro ce l’ha girata, sorpreso dai contenuti, ma prima di tutto dalla novità di cui sopra. Ovvero dal ruolo inedito del fantomatico Circolo di Washington D.C. di cui nulla peraltro si dice nella mail. Chi lo ha costituito, e quando? Chi rappresenta? Chi ne fa parte? Mistero.

Come che sia, è da questo Circolo americano che è partita, “l’indomani della vittoria elettorale di Donald Trump”, la riscoperta delle “comunità politiche” sulle quali investire per “dar voce ai cittadini” a partire dai circoli Pd (quelli che esistono e sono ancora attivi).

Una novità in sé positiva, se non fosse che l’obiettivo non è tanto quello di promuovere un dibattito ampio nella base piddina sulla linea politica del partito – come suggeriva Fabrizio Barca, per intenderci – quanto la lotta al cosiddetto populismo. E che a promuovere le iniziative, si specifica, sarà la Task force Anti-Populismo che viene definita “ un gruppo di lavoro internazionale coordinato dal PD di Washington”.

La task force si è già attivata e ha prodotto un rapporto con 15 proposte da girare ai circoli PD italiani – magari anche di altri paesi europei. Si legge infatti nella prefazione: “ Il presente lavoro nasce (…) dalla constatazione che i grandi partiti democratici in Europa non stiano dando risposte soddisfacenti per rimediare ai fattori scatenanti del populismo e di conseguenza sono particolarmente vulnerabili ad effetti quali disincanto democratico, deficit di rappresentanza, disimpegno dei cittadini dalle responsabilità civiche, risentimento e frustrazione nei confronti delle élites, opposizione alle soluzioni offerte dalle istituzioni e dagli esperti, rabbia nei confronti della diversità”.

Le due cause che hanno scatenato questi malesseri secondo questa analisi hanno entrambe a che fare con la globalizzazione. Sintetizziamo:

La prima fa riferimento alla “contrapposizione nuova tra ‘perdenti’ e ‘vincenti’ della globalizzazione – non sovrapponibile alla vecchia dialettica capitale vs lavoro (…) Da qui “la difficoltà nella rappresentazione politica dei ‘perdenti’, soprattutto usando vecchie retoriche di sinistra”. Si sapeva da tempo.

Con la seconda causa si entra un po’ più nel merito, riconoscendo che “accordi internazionali in Occidente per rendere possibile la globalizzazione hanno limitato lo ‘spazio di azione’, soprattutto in Europa. “ I programmi e le politiche dei partiti principali sono diventati sempre meno distinguibili e facile bersaglio dei partiti populisti, che si fanno invece promotori di politiche radicali e percepite come potenzialmente risolutive ”.

Conseguenza di quella che viene chiamata ‘degenerazione populista’ è “l’intensificarsi di messaggi a sfondo razzista, xenofobo e misogino, che alimentano il malcontento per trasformarlo in arma contro determinati obiettivi. Vedi i rifugiati e migranti. Messaggi amplificati dai social”.

Quindi? “Prioritario è normalizzare’ il discorso politico”, viene detto. Spiegando che la ‘ strategia del terrore’ non paga – come si è visto con Brexit e Trump : non solo è inutile ma anche dannosa perché “radicalizza ulteriormente la contrapposizione élite-popolo” e fa apparire poco solide le istituzioni democratiche.

Il PD deve trasformarsi in grande movimento democratico … coinvolgendo gli elettori per ristabilire un rapporto di fiducia fra i cittadini e i loro rappresentanti in parlamento, nella segreteria, nei circoli. E’ questa la MISSIONE del PD, il cui successo dipende dalle politiche ma anche dal ricostituire il rapporto con le persone, guadagnando la fiducia anche dell’elettorato influenzabile dalle ideologie populiste.

Segue il nuovo approccio all’iniziativa dei Circoli, che dovranno “elaborare risposte e strategie per ‘rimediare ai fattori scatenanti del populismo”. Si tratta di rafforzare le forme di partecipazione alla vita politica e al PD; di promuovere il coinvolgimento dei cittadini nella formulazione di nuove politiche e di adottare forme di comunicazione adeguate; nonché di migliorare la capacità del PD di agire sul territorio. Un ritorno alle origini? Apparentemente, perché le modalità suggerite sono nuove, adatte ai tempi della comunicazione via web. Come lo sono già quelle di certi partiti populisti, vedi il M5S al quale si fa spesso riferimento.

Significativo che si chieda “formalmente all’Assemblea Nazionale di considerare le proposte contenute in questo rapporto e di sostenerle, anche con risorse finanziarie”. Segno che l’iniziativa del Circolo PD di Washington non è ancora ufficialmente adottata dal partito.

Le 15 proposte si suddividono in tre gruppi, considerati “i tre pilastri fondamentali” sui quali deve basarsi la partecipazione alla cosa pubblica. Sintetizziamo:

A. La componente digitale della comunicazione politica. Si tratta di: investire sulle tecnologie per la campagna elettorale, come già fece Obama; sviluppare forum e comunità politiche online sul modello di Rousseau , la piattaforma del M5S; garantire ai circoli servizi informatici , creando un Centro risorse, una pagina Fb e account Tw del PD; : combattere la post-verità, sviluppando un sistema efficace per verificare fatti e favorendo l’accesso e lo scambio di informazioni online; proporre con i parlamentari PD una campagna per la regolamentazione delle info che girano sui social (si fa riferimento a un blog in inglese, il cui link però non funziona); prendere spunto da tecniche di partiti populisti per aumentare le condivisioni su Fb e altri social; costruire una narrazione politica positiva, evitando gli errori commessi con Brexit e nelle elezioni Usa …bisogna focalizzarsi su alternative reali …globalizzazione e disuguaglianze non vanno date per scontate … occorrono proposte reali e concrete…Ma gli esempi si limitano a “modelli innovativi di protezione sociale e di fornitura di servizi più efficienti per i cittadini”, un nuovo welfare insomma.

B. La partecipazione attiva a livello locale e la ricerca di nuove forme di coinvolgimento sul territorio è il secondo pilastro. Vale a dire di creare nuovi luoghi di discussione a livello quartiere/paese, anche impiegando professionisti/ community managers; aiutare i circoli, fornendo loro dei vademecum di cosa sono ovvero dovrebbero essere; incentivare i buoni circoli, con premi in denaro ai meritevoli, da usare per la comunità locale; riportare piena trasparenza delle iscrizioni e delle cariche di segreteria; ricostruire il rapporto tra parlamentari e circoscrizione; prevedere ‘inviati speciali’ nelle aree difficili; utilizzare il volontariato.

C. Il terzo pilastro riguarda la diffusione del principio del governo aperto ( opengov ),volto a rendere i processi decisionali trasparenti e partecipati, alla portata di tutti. “La retorica populista batte molto sull’opacità dei processi decisionali pubblici, tacciati di scarsa legittimità o di supposte influenze indebite da parte dei “poteri forti”, viene spiegato. La possibile risposta consiste nel diffondere il principio dell’opengov per rendere trasparenti e partecipati i processi decisionali – sia all’interno del PD sia proponendo un modello di governo aperto. E’ questa la 15ma proposta, non da poco se venisse attuata.

“Un tema trasversale rispetto a questi tre punti – si aggiunge – è una riforma nella gestione strategica dei circoli “ che devono diventare luoghi aperti, accoglienti, dove i cittadini trovino un vero ascolto”.

Le CONCLUSIONI, infine, dove si ammette apertamente che “ il metodo serve a poco senza contenuti. Constatando che “ questo rapporto ha deliberatamente evitato di entrare nel merito dell’agenda politica del PD, lasciando da parte temi caldi del dibattito quali immigrazione, crescita economica, sicurezza, lavoro”. “Il successo dei movimenti e dei leader populisti nasce anche dall’ incapacità dei partiti di centrosinistra di elaborare politiche adatte agli enormi cambiamenti che le società occidentali hanno attraversato negli ultimi decenni . Globalizzazione economica, movimenti migratori e nuove tecnologie hanno reso la società sempre più complessa. I sistemi di welfare faticano ….

Servono NUOVE POLITICHE insomma – anche se non può spettare ai circoli elaborali, par di capire. E però : “Siamo convinti che i problemi si risolvano meglio e più velocemente se le comunità promosse dai partiti sono unite e solidali, favorendo un clima di fiducia”.

“Al ‘movimento’ ed alla democrazia diretta, rispondiamo con il “partito delle comunità” e con la democrazia rappresentativa”. Una aperta SFIDA al M5S.

 

Maria Grazia Bruzzone

Fonte: www.lastampa.it

Link: http://www.lastampa.it/2017/01/25/blogs/underblog/il-circolo-pd-di-washington-d-la-linea-ai-circoli-italiani-contro-il-populismo-zC2XhoMuHQnEgmrKUJSgxJ/pagina.html

25.01.2017

Pubblicato da Davide

  • Ronte

    Non siamo cittadini ma lavoratori, non siamo cittadini ma disoccupati, non siamo cittadini ma precari, non siamo cittadini ma licenziati. Qui sta la chiave di tutto.
    Lo Stato, mano d’opera capitalborghese, ha l’interesse di far credere che siamo soltanto dei cittadini, una massa informe uniformata da leggi e regole, e comunque obbediente: ‘sei un cittadino provetto se paghi le tasse e ti adegui’.
    Destroidi, sinistroidi, populisti… sono tutti bravi cittadini perchè in ogni caso tengono in piedi il Sistema, e ‘il gioco che dura fa verdura’. Il resto è teatrino.
    Perciò, questo cittadino è una veste apparente che nasconde malformità e immaterialità politico-culturale.
    Volete,vogliamo, essere dei veri cittadini? Conquistiamoci prima una dimensione di uomini!

  • PietroGE

    Bellissimo! Dopo tutta una tiritera in cui la risposta ai problemi viene concepita come dialogo modernizzato, lotta alla post verità(!) digitalizzazione del rapporto popolo élite alla fine conclude con ” il metodo serve a poco senza contenuti.” Grandioso! Volete un esempio? Dopo aver riconosciuto che il problema immigrazione esiste e diventa sempre più pressante, tra qualche settimana arriverà in aula la legge sullo ius soli, che scatenerà un’altra ondata di immigrazione.
    La distanza tra popolo e cosiddetti rappresentanti non potrebbe essere più grande, e non perché i problemi non siano risolvibili (Trump insegna) ma perché non li si vuole risolvere e nello stesso tempo si deve comunicare alla gente che sono di impossibile risoluzione.

    • Ronf Ronf

      E il problema dell’immigrazione secondo il PD è solo un problema di comunicazione

  • sotis

    A questo punto quale è la differenza tra quella che crediamo essere democrazia e il comunismo più radicale ? Nessuna! Difatti sentiamo parlare di eccesso di democrazia e (Rondolino docet) che il voto deve esser proibito alle persone di bassa cultura. Però che geni…che fenomeni…

  • Toussaint

    Al giorno d’oggi il populismo viene definito (per farla breve) come l’esaltazione demagogica, comunque anti elitaria, delle qualità, delle capacità e delle istanze del popolo. Sostenere che il populismo va combattuto significa sostenere, quindi, che si deve combattere il popolo.

    Il populismo, in effetti, fu un movimento politico nato in Russia a cavallo fra ‘800 e ‘900, che aveva come obbiettivo l’opposizione alle politiche zariste. Aspirava, di conseguenza, ad una specie di socialismo rurale ante litteram. Può essere definito, per qualche verso, il predecessore del socialismo prima e del comunismo dopo. Quindi senz’altro un movimento di sinistra, perché in favore alle istanze del popolo.

    Adesso, invece, il populismo va combattuto, perché è il popolo, con le sue “insane” pretese, che in realtà deve essere contrastato, in omaggio alle politiche liberiste di cui il PD è paladino in Italia. Da vecchio socialista del cavolo, ho le lacrime gli occhi. Moderatore, mi lascia passare un vaff….?

    • Eugenio Bongiorno

      Non serve essere di sinistra per portare avanti le istanze del popolo, questa è una visione anacronistica e superata dalla storia.
      Semplicemente Populismo è il contrario di elitismo.
      Quindi chiunque combatta una società elitaria è un populista, che può essere di destra oppure di sinistra o incarnare entrambe secondo le nuove tendenze.

    • amaryllide

      no, il populismo è l’esaltazione delle istanze più basse del popolo. QUindi combattere il populismo vuol dire combattere la plebe che ragiona con le parti basse invece che col cervello.

      • Gino

        La politica è rappresentanza”. Chi si incarica di rappresentare le istanze piu basse del popolo è populista perchè approfitta della semplicità con cui raccogliere consensi in questo modo e perchè sa benissimo che le istanze piu basse del popolo sono le ultime della lista se ci sono in lista.

        • Toussaint

          Non ho capito, però, che cosa significa “istanze più basse del popolo”. Se intende il taglio della testa di Maria Antonietta sarei anche d’accordo. Se si riferisce al più lavoro, al più stato sociale, ad una maggiore difesa contro il bisogno, argomenti comunemente definiti “basso populismo” da parte delle elites (oppure plebe che ragiona con le parti base, come suggerisce amaryllide), allora, come ho già detto sopra, viva il populismo. Con tutto il rispetto per le opinioni altrui, si capisce.

          • Gino

            Quello che volevo dire è che il populista sa bene che il vero potere non soddisfa le istanze del popolo (basse o no) senza un tornaconto di qualche tipo. Il populista non è quello che genuinamente rappresenta le istanze del popolo (tipo piu lavoro e piu stato sociale etc) per fargli avere un seguito ma le utilizza per avere consenso facile consapevole (e qui è la chiave del “populismo) che non avranno seguito.

            Quando la lega parlava di secessione, immigrati e allevatori era populista perchè con quei temi aveva il consenso del nord, ma sapeva benissimo che la politica si muoveva in altro verso e ci partecipava pure!

      • Toussaint

        Democrazia significa accettare che possano esprimere commenti anche persone come lei. Sulla definizione di populismo, però, si metta almeno d’accordo con la Treccani.

  • ws

    partito delle comunità
    cioe’ in sigla PdC… tornando così al nome del ’21 ma con lo scopo diametralmente opposto di difendere il kapitalismo invece di liquidarlo..😎

  • Adriano Pilotto

    “Il terzo pilastro riguarda la diffusione del principio del governo aperto ( opengov )”.
    Se questa sorosaneria fosse uno sgabello, data la storia del PD, nascerebbe già priva della terza gamba.

  • mingo

    IL circolo pd di Washington ? come no forse si dovevano firmare pd USA di SOROS e CLINTON .

  • Vamos a la Muerte

    Un fiume di parole per non dire nulla, in classico stile PD.
    L’unica, VERA notizia di questo articolo è l’essere venuti a conoscenza dell’esistenza di un circolo PD a Washington: ai vecchi tempi, gli antenati del PD si battevano contro l’Imperialismo a stelle e strisce poi, da Berlinguer in poi, han cominciato a flirtarci e adesso prendono direttamente ordini dall’Imperialismo stesso.
    Che fine patetica e ingloriosa.
    E, incredibile, c’è ancora qualcuno che vota questo “partito” il cui unico fine, evidentemente, e garantire uno stipendio alla propria cricca.

  • amaryllide

    la Nazione non esiste. Esistono i padroni italiani e i proletari italiani. CHi parla di difendere la nazione non vuole difendere i proletari, ma i padroni.

    • MarioG

      Mi piacerebbe molto ascoltarla mentre difende LEI i “proletari italiani”. Ascoltare i suoi argomenti e le sue ricette. E poi vedere le facce dei “proletari italiani”

  • yakoviev

    Il problema che hanno loro non è il “metodo” con cui veicolano la loro linea politica: hanno decine di canali, la stampa mainstream, i telegiornali etc. e l’ultimo di questi sono “i circoli”. E’ proprio la loro linea politica in sé che è in crisi, e non sarà con la solita aria fritta post-modernista infarcita di parole in lingua coloniale che si rilanceranno