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Il cane è il nostro padrone

DI AUGUSTO BASSI

Colpi Bassi

Il cane ha conquistato il mondo. Una conquista pacifica, gentile, ma non per questo meno eclatante. Quando i nostri nonni erano bambini – quindi sì nello scorso millennio, ma non tanto tempo fa – l’animale proletario stava assicurato alla catena; oggigiorno, lega pubblicamente un cane alla catena e rischi qualche mese di galera. Il quadrupede signore, invece, risiedeva a cuccia, magari in giardino, mentre ai più viziati era concesso baloccarsi con un osso e accomodarsi sul tappeto, vicino al camino; ora il cane va in ufficio, a far shopping, prende il taxi, i fiori di Bach, dorme fra le lenzuola, al ristorante siede a tavola ed è protagonista sulle piattaforme dei social network. Inoltre caca dove più gli aggrada, conscio di non aver ulteriori responsabilità. Diciamocelo, quale mademoiselle raccoglierebbe gli stronzini del proprio fidanzato sul marciapiede o anche solo sul pavimento di casa? Eppure, se sono del proprio cucciolo peloso, lo fa con gaudio e allegrezza. Non c’è parco o giardino pubblico dove io possa consumare un déjeuner sur l’herbe, perché l’erba voglio è soltanto loro e spesso anche le panchine. Nell’ultima pubblicità dell’iPhone Apple, il cane viene appena dopo il partner e prima degli amici fra gli affetti da immortalare con la nuova fotocamera.

I Paesi più evoluti del pianeta, come l’Olanda, stanno combattendo il randagismo fin quasi a eliminarlo, ma in generale c’è crescente sensibilità verso la sterilizzazione e verso un possesso maturo della bestiola. Mentre in Europa si fanno sempre meno figli, la domanda di animali domestici è in costante aumento. Nel Regno Unito la cifra di cani si sta avvicinando a 10milioni, mentre in Italia sono circa 7milioni. Numeri impressionanti.

Tante le ragioni di questa straordinaria avanzata; innanzitutto, la compagnia di una cane sembra essere l’unico balsamo contro la violenza dell’individualismo conformista che sta torchiando l’umano. Crescere un puppy richiede grandissimo spirito di sacrificio, anche economico, eppure questa consapevolezza sembra non preoccupare e ci si immola con piacere quando ciò che si ottiene in cambio è medicamentoso per lo spirito. Forse perché questo animale è l’anima del mondo, come l’Atma di Schopenhauer, o forse perché «chi non ha mai posseduto un cane, non sa che cosa significhi essere amato». In ogni caso, l’immagine dell’amore perfetto che riflette si sta dimostrando quasi irresistibile.

La conseguente ed inedita essenzialità del cane ha progressivamente portato molti padroni – o partner, come sarebbe più acconcio scrivere – a umanizzarlo. Prima di vivere con il quadrupede in questione, confesso, anch’io prendevo esplicitamente per il culo chi lo portava dallo psicologo, dal coiffeur o dall’estetista. Cionondimeno, dormirvi a fianco è un’esperienza che avvicina i nostri mondi, fin quasi a sovrapporne le liturgie quotidiane. Mentre riposa, il peloso presenta il nostro stesso ritmo nel respiro, russa, si gira e scalcia, tira il piumone dalla sua parte; sogna, ha gli incubi, abbaia nel sonno, non potendo parlare; il cane, come molti di voi, nel torpore emette tonanti flatulenze, e sfido qualunque luminare di zoosemiotica a convincermi che c’è qualche significato legato al corteggiamento; sono semplici scoregge. Di conseguenza, suggerisco a tutti gli scettici che travisano Aristotele e Lorenz, di passare una notte di letargo con una bestia, per capire che almeno nelle ore di incoscienza… non è tanto meglio di noi. Inoltre, sono convinto che molte petizioni di principio legate al razzismo e alla discriminazione si modificherebbero se tutti vivessero a contatto con queste creature. Un cane ti insegna indeed, oltre ogni ragionevole dubbio, che c’è la razza; non lo si può negare. Ma c’è anche, stricto sensu, l’individuo; confutarlo è impossibile. Contestualmente ci sono l’esperienza vissuta e l’educazione ricevuta, che plasmano e definiscono. Difficile dire in quale percentuale ogni aspetto modifichi il risultato, cioè la caninità finale. Eppure è chiaro che questa – comune a tutti eppure sempre unica – ne è sintesi.

Ancor prima di prendere in affidamento un bracco dei Pirenei, circa tre anni e mezzo fa, ero convinto che il cane da caccia fosse una delle maggiori conquiste dell’umanità. Paragonabile al Mausoleo di Alicarnasso, ai giardini pensili di Babilonia, alla Cappella Sistina o all’esplorazione spaziale. Sempre Schopenhauer scriveva come in origine fosse un animale rapace, che l’uomo ha coltivato facendone compagno domestico; un lupo da appartamento. Ebbene, nel cane da caccia – benché inizialmente per ragioni di mera sopravvivenza – l’uomo ha saputo selezionare, esercitare e tramandare il magico punto di equilibrio fra natura e cultura. Ha educato la bestia al focolare senza mai veramente strapparla al bosco. Ed è una cosa che suscita autentica meraviglia. Ma anche nel comportamento della più addomesticata e urbanizzata fra le razze, si ravvisa quell’entelechia perfetta, quella finalità interiore felicemente compiuta, quell’essere dentro il proprio scopo che così spesso sfuggono all’essere umano.

La centralità del cane – e in generale dei pet, perché anche il gatto è sempre più re della foresta domestica – ha corroborato una presa di coscienza collettiva attenta ai diritti degli animali, che in Occidente ha reso molto popolari l’animalismo, il vegetarianismo, il veganismo. Le nuove generazioni, imbarbaritesi pressoché in tutto, sono almeno più avvertite delle precedenti su questi delicatissimi temi e non concepiscono le bestie (perlomeno alcune) come cose. A mio giudizio, senza voler iniziare una trattazione che richiederebbe un blog a parte, l’abbrivo di una nuova era di civiltà si sprigionerà non nel momento in cui tutti i cani del mondo saranno trattati come esseri umani, bensì quando tutte le specie animali – pulcini e porcellini compresi – avranno pari dignità e simile aspettativa di vita dell’ultimo dei cuccioli da compagnia.

 

Augusto Bassi

Fonte: http://blog.ilgiornale.it/

Link: http://blog.ilgiornale.it/bassi/2017/03/26/il-cane-e-nostro-padrone/

26.03.2017

Pubblicato da Davide

  • natascia

    Amo talmente gli animali che preferisco non torturali con la mia vicinanza. Sono insofferente verso gli umani che li usano come scudo dei loro problemi e non rendendosene conto condizionano la vita di tutti.

    • Lucio Brovedan

      Credo che nel tuo caso, Natascia, si tratti della necessaria premessa, di una condizione, dell’amore: il rispetto.
      Definisco rispetto: permettere, fare in modo, che l’altro (che sia umano, animale, oggetto inanimato) viva seguendo la propria natura, come desidera. Anche se non è sempre facile realizzare questo proposito.
      Con un animale si possono condividere belle emozioni, sentimenti. Ma ci sono dei limiti, che per alcuni diventano invece un valore aggiunto, addirittura uno dei motivi (spesso inconsci) che inducono molte persone a diventare “padroni” (scusate l’infelice espressione) di animali domestici.
      Mi riferisco al fatto che, purtroppo, l’animale non sa dirci con sufficiente chiarezza cosa non gli vada bene del nostro modo di relazionarci con lui o degli altri nostri comportamenti, scelte.
      Un cane non ti metterà mai veramente in discussione, anzi a volte può farti sentire “amato” anche se lo tratti male. Per questo un animale va trattato con ancor più attenzione e rispetto: è meno capace di difendersi, quasi sempre.
      D’altra parte, apprezzo e “amo” il vero amico, o la compagna, un essere umano, che contraddice, motivando, il mio punto di vista, che mi aiuta a capire meglio la realtà, che mi indica nuovi orizzonti e che, quando gli pare giusto, mi manda a quel paese.
      Anche amare gli esseri umani può essere molto impegnativo, in altri sensi.
      E, forse proprio per questo, lo trovo più stimolante.

    • Luke555

      infatti il prototipo di canista tipito è quello che non sopporta le persone ma ama morbosamente una bestia, maltrattandola perchè le bestie ovviamente non sanno interpretare l’amore umano che in natura non esiste. Bisogna iniziare ad amare le persone e rispettare gli animali ripeto rispettare non amare

  • Axxe73

    Mah.. io, da non animalista, percepisco l’aumento smisurato di amore per i cani degli ultimi anni più come una moda. Per le strade del centro si fa lo struscio con il quadrupede adocchiando quello altrui e criticando. E’ vero che un cane regala amore e serenità perché vive esclusivamente del presente, al contrario degli esseri umani che spesso e volentieri rimuginano sul passato o sono preoccupati per il futuro. Dire, però, che il mondo si evolverà quando tutti gli animali avranno conquistato gli stessi diritti, è un’emerita cazzata. L’uomo si ciberà sempre di carne, e ci saranno sempre animali da allevamento. Il veganesimo puro è un’utopia new age.

    • ndr60

      Credo anch’io che sia una moda, con un giro d’affari di 1,91 miliardi di euro in Italia (dati del 2015). La vera civiltà inizierà quando l’ultimo degli uomini sarà trattato come il proprio cane.

      • Axxe73

        Concordo.

      • Paolo

        Se c’è un giro d’affari non è moda…è denaro.

        • franco sincero

          c’è una cosa chiamata marketing che trasforma il denaro in moda

          • Paolo

            Quando il cognome è una garanzia.

    • Paolo

      Che l’uomo in futuro non si ciberà di carne invece io ne sono molto sicuro, mentre una dritta per quanto riguarda il numero crescente di animali domestici te la posso dare, senza passare per sapientone. Non è una moda, ma semplicemente una propaganda mediatica fortissima a vantaggio di chi? Se si ragiona un poco ci si arriva…delle…INDUSTRIE FARMACEUTICHE.
      Noi umani (in parte naturalmente) abbiamo capito la truffa dei farmaci e tanti ormai evitano di acquistarli se non per casi urgenti. E allora che ti inventano i fabbricanti di veleni? Facciamo una campagna mediatica fortissima per fare in modo che tutti desiderino un animale in casa. Ci sono riusciti e la strada percorsa per farli ammalare come noi è la solita…vaccini e farmaci a iosa. Soldi a palate, al punto che molti poco amanti della salute nostra e animale e tanto più del vil denaro, anziché iscriversi a Medicina, si scrivono a Veterinaria. Tranne casi rari, questi ignoranti di veterinari avranno un cane da curare (non guarire) a vita, così impara il suo padrone…i soldi che non spende per se stesso in farmaci, li spenderà per il suo animale di casa. Non è quindi una moda, ma interesse delle lobby farmaceutiche; e la propaganda, come in qualsiasi settore della vita, fa la differenza.

    • Holodoc

      Beh limitare la quantità di carne nella dieta è di sicuro salutare. E il minor consumo può portare a tipi di allevamento più “umani”.
      Un futuro poi la carne verrà coltivata e il problema sarà risolto.

      • Axxe73

        Se non sbaglio avevano creato un prototipo di carne sintetica chissà che fine ha fatto..(non che la voglia provare eh…).

    • Luke555

      l’amore morboso per i icani è un chiaro indice di insoddisfazione verso la vita che si sta conducendo, crendo una sorta di sfogo maniacale. non a caso l’aumento dei cani è direttamete proporzionale con l’aumento dei social network (generatori di infelicità ) e delal vita fatta di apparenze senza valori solidi

  • Tonguessy

    E così oggi scopriamo che il cane sarebbe “l’unico balsamo contro la violenza dell’individualismo conformista che sta torchiando l’umano”. Questo me la segno, davvero. Perchè ho avuto alcuni cani, e non mi sarei mai sognato di vederli come “l’unico balsamo contro la violenza dell’individualismo conformista che” mi ha attanagliato dalla nascita. In effetti l’autore di questo mirevole pezzo ha trascurato di descrivere quando l’individualismo conformista avrebbe preso pieno possesso dell’umano in toto. Ovviamente “l’animalismo, il vegetarianismo, il veganismo” non fanno parte di queste barbare usanze, ed i cult club dove previo accensione di mutuo si può acquistare quanto necessario a queste nuove esigenze anti-individualismo sono il perfetto antidoto al conformismo.
    Resta da dire che nella mia esperienza il cane rappresenta perfettamente (parafrasando Schopenhauer), la volontà di potenza del padrone. Siamo sempre più soli, e l’aumento esponenziale di animali da compagnia non fa che mettere in luce questo fatto. Ho ben chiaro tanto il dormire con il cane usato a mo’ di cuscino (per il reciproco benessere) quanto il cagnetto che abbaia sempre appena intravede qualcuno che, pur avendolo visto da anni, sa non essere la sua padrona. Zitella e acida. Ecco l’altra verità. Siamo tutti più zitelli e acidi, e questo è il principale motivo della sentita necessità di “possedere” almeno un cane. Nessuno ci ha filati in vita, ma quel rapporto ce lo possiamo comprare. Addirittura gratis, se andiamo in un canile. Doppio vantaggio: risparmio e coscienza a posto. Ovviamente restano sempre quelli che il cane l’hanno sempre avuto per differenti motivi, quali andare a caccia (oddio, l’ho scritto!) o per difesa del territorio, ovvero i motivi per cui il lupo fu addomesticato. Erano altri tempi, quelli in cui si badava alla sostanza (cibo e poco altro) e non allo psicologo. Oggi il cane che la mia famiglia ha voluto (io mi sono fieramente opposto, ma in democrazia vale la matematica, mica il benessere) essendo stato allevato secondo i principi appena illustrati (“quale mademoiselle raccoglierebbe gli stronzini del proprio fidanzato sul marciapiede o anche solo sul pavimento di casa?”) ha percepito il mondo esattamente come suo personale, non come un luogo dove cercarsi un posto che non generi troppa entropia. Straviziato, ha ciò che considero la pessima abitudine di “puntarmi” appena vado in cucina, il che equivale a mettersi comodo sul divano per leggersi in santa pace il giornale e qualcuno arriva e ti sbircia da dietro le spalle ciò che stai leggendo. Fastidio garantito. Poi mangia solo prelibatezze principesche. Mia moglie ha dovuto testare tutto lo scatolame esistente prima di trovare qualcosa che gli andasse a genio. Certo, la cosa migliore per l’autentico spirito animalista che deve ormai essere parte integrante di tutti noi umani postmoderni sarebbe di fargli un bel menù a parte, da aggiungere a quelli già predisposti per il figlio che mangia pochissimo, la figlia allergica e la moglie con seri problemi intestinali. Il che significa licenziarsi e passare tutta la giornata davanti ai fornelli.
    Semplicemente: una volta il cane era un aiuto nelle dinamiche familiari. Oggi di quell’aiuto resta solo l’aspetto psicologico legato all’estrema povertà di spirito dell’umanità occidentale, ormai vuota dentro.

  • Tizio.8020

    Mah, mi sa che stiamo proprio degenerando.
    Ho avuto cani, amo gli animali, ma io sto in casa e loro stanno fuori.
    Ho amici oltre i 50 di età che non hanno mai voluto figli “perchè sono un impegno”, e poi si portano il cane ovunque, non possono far nulla che non implichi il cane stesso.
    Quello non è un impegno, vero?

    • Gino2

      giudicare quello che fanno gli altri è la malattia dell’uomo. L’articolo qua sopra è una “accozzaglia” di luoghi comuni.
      Emancipiamoci dai luoghi comuni, per pietà non se ne può più!

      “io sto a casa loro stanno fuori”
      ma cosa significa? Questa è la “maniera giusta” di avere dei cani o degli animali?
      Ma riflettete mai “OLTRE” quello che vi passa per la testa o lo ripetete graniticamente certi della sua validità?

      Ho dei cani. Li ho adottati per salvarli dalla morte e anche per piacere. La mia vita è stata condizionata dall’impegno che serve per gestirli.
      Stanno fuori ma anche dentro. Dipende da questioni pratiche, logistiche ovvie!
      Per me potrebbero stare lberi 24h su 24 Ma vivo in una comunità, ci sono automobili, vicini che si scocciano se abbaiano e altre questioni, ripeto, pratiche!

      Non ho figli. E allora? Vogliamo paragonare l’iimpegno dell’avere un figlio con quello di avere uno o piu cani?
      Il cane dopo qualche mese o addirittura settimana è autosufficiente basta lasciargli lo spazio e cibo e acqua. Il figlio non lo è per decenni.

      MA di cosa cacchio parli?
      Basta luoghi comuni e frasi fatte. Basta per pietà non se ne può piu!

      • stefano passa

        dai su non tutti.. ma ci sono persone che trattano i cani come un figlio,
        pretendono di portarli dentro un ristorante, mangiano e dormono con loro,

        i cani sono animali non esseri umani

        • Gino2

          Ma chi se ne frega! A chi fanno male?

          Se è per questo ci sono persone che trattano i figli peggio dei cani. E sono molte di più queste ultime!

          • stefano passa

            Chi se ne frega fino ad un certo punto
            Portare un cane dentro un ristorante
            Può dare fastidio, come portaoggetti in spiaggia e lasciarlo libero di rompere le palle alle altre persone
            Quando stai a casa tua fai come tu pare con il cane, ma nei luoghi pubblici no…
            C’è anche chi non sopporta i cani

          • Gino2

            Quella si chiama mala educazione . chi è maleducato lo fa anche con i figli e con tutto ciò che può.

          • stefano passa

            si ok , ma non è solo maleducazione….
            è proprio l’ umanizzazione degli animali che fa perdere il senso della realtà, non si rendono piu conto che sono animali e possono dar fastidio agli altri, ho visto tali atteggiamenti da persone che di solito sono educate ..

      • Tizio.8020

        L’animale domestico NON è autosufficiente per principio: se lo fosse, non sarebbe domestico.
        “Autosufficiente” significa che non ha bisogno di nessuno: il cane, come molti altri animali, se non riceve cibo ed acqua dall’uomo muore.
        Abbiamo sempre avuto cani, fino all’ultimo che ci è morto , poi per scelta non ne abbiamo voluti più.
        Mio cugino ha allevato Dobermann per molti anni, quando la casa nin era ancora divisa; credimi ne so qualcosa.
        E ti ripeto: i miei, stanno fuori.
        I tuoi puoi pure portarteli a letto, scelta tua.

        • Gino2

          come sempre avete il vizio di rispondere PRESCINDENDO da quanto l’interlocutore ha scritto.
          Scelta tua! ???
          Bravo hai capito perfettamente quanto ho scritto! (che vivo in una comunità e non è scelta mia) ma basta rispondere a vanvera…l’importante è controbattere…..

          Con “non sono autosufficienti” cosa vorresti dimostrare? che un cane a 1 mese non puo stare da solo? E’ lo stesos di un bambino di un mese?
          E un cane di 4 anni? Può stare da solo? E un bambino di 4 anni è lo stesso?

          Dobbiamo per forza parlare di sciocchezze? che noia che siete!

    • Luke555

      La coppia che compra subito cani di razza per umanizzarli e forse chi lo sa un domani farà un figlio è l’atteggiamente che evidenzia il disagio della società moderna, fatta di apparenza e vita virtuale

    • Beatrice Panzeri

      Se tu stai in casa e loro stanno fuori, allora tu, i tuoi animali, non li ami affatto. E non è animalismo, ma etologia spicciola: il cane è un animale sociale, deve vivere in branco. Condannandolo all’isolamento (ore e ore passate in solitudine), tu vai contro i suoi bisogni etologici e lo fai soffrire.
      Per il resto… tu hai figli? Se sì, spero tu non li tratti come tratti il tuo cane, altrimenti sarebbe il caso di fare una soffiatina ai servizi sociali.

      • Tizio.8020

        Ma leggi tutto prima di rispondere?
        L’altro sopra dice che il cane di un mese può stare da solo, questa dice che non si possono lasciare soli…
        Mettetevi d’accordo, non può esser vera una cosa e anche il suo contario.

        • Beatrice Panzeri

          No, bello mio, non ho letto tutto, prima di rispondere. O, meglio: l’ho fatto, ma la crescente demenzialità delle risposte mi ha fatto scappare la voglia di perdere tempo in una discussione sterile e improduttiva.
          Per questo mi sono limitata a rispondere al tuo primo messaggio, cosa perfettamente lecita, mi pare. In ogni caso, se qualcun ha detto che un cucciolo di un mese può stare da solo, questo qualcuno è un somaro: un cucciolo di un mese deve stare con la sua mamma, fine.

      • Tizio.8020

        Mi sa che non hai capito nulla.
        Konrad Lorenz che era un fior di etologo i cani le teneva fuori!
        Deve vivere in branco, se può, ma certamente non dentro casa.
        Poi tu fai come ti pare, ma a casa tua!
        E quelli che lo tengono in casa, che fanno, non lavorano?
        Se lo portan dietro?
        Che ho figli l’ho scritto sopra, bastava leggere.
        Ai servizi sociali vacci, e spiega che vuoi tenere un branco di cani in casa insieme ai bambini.
        Vedi che magari portan via i tuoi.

        • Beatrice Panzeri

          Mah, guarda: a dire il vero il mondo della cinofilia lo bazzico abbastanza, tra campi, esposizioni e allevamenti. Se vuoi possiamo lanciarci in una discussione su quali siano i bisogni etologici del cane e su cosa possa fare l’umano per soddisfarli, ma temo che tale discussione esulerebbe un po’ dall’intento dell’articolo: mi limito a dire che tra Lorenz (e anche qui ci sarebbe da fare un bel discorso) e la cinofilia moderna qualcosina è cambiato.
          Ora, non sto assolutamente dicendo che il cane debba stare con i suoi padroni 24 ore su 24, dal momento che questo non è ovviamente possibile. Per quanto mi riguarda, però, se una persona esce di casa alle 6 di mattina e vi fa ritorno alle 6 di sera e, quando lo fa, è talmente stanco che avrebbe solo voglia di svaccarsi sul divano e dormire, allora quella persona non dovrebbe affatto prendere un cane, perché lo sta condannando a una vita da schifo. Io ho la fortuna di fare degli orari un po’ migliori e, soprattutto, di poter affidare la mia cagnetta ai miei genitori: se così non fosse stato, mi sarei fatta un serio esame di coscienza, prima di prenderla. In ogni caso, però, mi pare fondamentale che, quando il padrone è a casa, il cane stia con lui: dentro o fuori non è importante, l’importante è che stiano insieme. L’umano può anche piantare una tenda in giardino, per quanto mi riguarda: l’importante è che i contatti tra lui e il cane non si riducano alla mezz’ora dell’uscita-pipì (sempre che questa venga effettuata e il cane non molli tutto in giardino, perché tanto “non sporca”).
          Sui figli invece non mi pronuncio, dal momento che non ne ho: se, per assurdo, avessi la possibilità di averne, però, non li tratterei mai come tratto il mio cane (cit. tua) visto che i bambini sono umani e i cani sono cani e hanno quindi diverse esigenze etologiche: è un maltrattamento trattare un bimbo come un cucciolo (ovviamente), ma è maltrattamento anche trattare un cucciolo come un bambino (cosa meno evidente, a quanto pare).
          Ps. cani e bambini stanno benone, insieme, con buona pace dei cinofobi. L’importante è che entrambi le parti siano bene educate e non vengano abbandonate a se stesse. Non c’è niente di illegale nel tenere nella stessa casa due o tre cani e due o tre pargoli… deal with it.

  • Sick boy

    parte bene, finisce a cazzo

  • GioCo

    Un conto è amare gli animali un altro è volerli umanizzati. Ho avuto cani e gatti, ma ho anche potuto vivere la vita cittadina confrontandola con quella contadina dei primi del ‘900 (unico “lusso” la luce elettrica). La vita contadina di un tempo oggi apparirebbe crudele oltre ogni sopportabile idea del “crudele” verso gli animali. Peccato che entro quella crudeltà gli animali (sia domestici che selvatici) prosperavano. Oggi con tutto “l’amore” che viene dato alle bestie, riusciamo solo a trasmettere le nostre più becere perversioni, imprimere la schifezza che siamo nella bestia per riuscire a dire “che carino!”. Ma le bestie sono anche ratti, blatte, corvi e un sacco di altri più o meno volanti, velenosi e striscianti. Le “bestie” sono un continuum tra noi e la vita e sono interdipendenti: non c’è “la MAI la bestia” ma il mondo animale nel suo complesso e sapete cosa, temo non siamo mai riusciti a farne parte. Per questo dobbiamo annullarlo, cioè assimilare o distruggere. Sono due facce della stessa medaglia.

  • Pierrot Lenolese

    E se fosse solo perchè gli animali domestici, a differenza degli amici umani, ci dispensano da giudizi sul nostro operato quotidiano e da essenziali e virtuosi comportamenti puramente umani quali il confrontarci? Forse, a pensarci bene, attenuano anche la gelosia, il dubbio, il sospetto, l’invidia. Ovviamente il discorso è veramente complesso e chiamerebbe in causa, per poterne venire a capo, esperti quali etologi, antropologi, e non solo. In ogni modo trovo l’articolo interessante e oserei dire anche appassionante.

  • Holodoc

    Io ho un gatto.

    • george s

      Io un figlio!

      • Tizio.8020

        6 figli e oltre venti gatti….

        • Tonguessy

          e trovi anche il tempo di scriverlo?

        • RenatoT

          5 figli (2 acquisiti) e un nipotino… ma mai piu’ animali.
          I cani veri, dovrebbero fare ben’altra vita.

  • RenatoT

    si ma dare pari privilegi al cane genera poi quel tipo di cane che pensa di essere capobranco e da li.. al nipotino azzannato c’è molta poca distanza.

    • Tizio.8020

      Questo può succedere solo per i cani di razze “lupine”, che considerano l’uomo non loro “padrone”, ma loro “capobranco”.
      Per loro è normale affermarsi sopra a quelli che considerano inferiori nella gerarchia.
      Con cani di tipo “aureus”, che sono eterni cuccioli, l’uomo è “padrone” e basta.

  • Consiglio, se qualcuno non l’ha già scritto , di leggere il romanzo di fantascienza scritto da Clifford Simak tra il 1944 e il 1952 (se non erro), dal titolo “City”, in italiano “Anni senza fine”. Non è la solita storia , ma se leggete la trama, forse potrebbe piacervi.

  • Luke555

    Avere il cane è solo una moda che viene alimentata dai mass media , molte coppie non hanno figli ma comprano cani ( sempre di razza) per trattarli come un bambino. Stiamo vivendo un periodo di follia collettiva e di moda senza freno che sta andando verso una deriva pericolosa. Molte persone comprano cani per sfogare manie, depressioni, insoddisfazioni amorose e odio verso il prossimo o per il foraggiare il proprio ego. Chi compra un cane generalmente non rispetto la libertà altrui e mette il cane ( il feticcio) al di sopra di tutto e tutti basta vedere i cani senza guinzaglio e museruola ed escrementi ovunque.. C’è una crescente pressione della lobby canista e dei canari per farli entrare dappertutto , per invadere la libertà altrui e aumentare il degrado generale. Le città sono diventate più simili a canili, escrementi dappertutto, abbaio è il primo suono che si sente la mattina al risveglio, molti bambini vengono uccisi e feriti ogni anno, cani al ristorante, cani nei negozi, cani al supermercato, cani in montagna, cani in spiaggia..non se n’è può più. Cani nelle borsette nei centri commerciali, questo è un atteggiamento maniacale egoistico e narcisista scambiato per amore animalista. Questo aumento esponenziale di cani sta diventando un ’emergenza nazionale e nei prossimi anni i governi dovranno finalmente frenare l’acquisto sfrenato di queste bestie perchè si arriverà ad un liveloo in cui non si riuscirà più a vviere nei centri abitati già assediati dalle feci, dall’abbaio e dal pericolo di essere aggrediti. Il cane viene iperprotetto, umanizzato, e coccolato viziato, quando altri animali veri che sono essenziali alla vita dell’uomo come le api non vengono considerati. TUtti i giorni. altri animali vengono massacrati e sistemati comodamente nelle scatolette per sfamare un animale comprato per scopi personali e idolatrato come un neonato. 30 anni fa il cane faceva il cane, adesso il cane è diventanto uno pseudo figlio, meditate