I magnaccia della guerra

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Chris Hedges
scheerpost.com

La confraternita di neocon e interventisti liberali che hanno orchestrato due decenni di fiaschi militari in Medio Oriente e che non sono mai stati chiamati a risponderne stanno ora alimentando una guerra suicida con la Russia.

La stessa cabala di esperti guerrafondai, specialisti di politica estera e funzionari governativi, anno dopo anno, debacle dopo debacle, schiva compiaciuta la responsabilità dei fiaschi militari che ha orchestrato. Sono proteiformi, si muovono abilmente con i venti politici, si spostano dal Partito Repubblicano al Partito Democratico e poi tornano indietro, mutando da freddi guerrieri, a neocon e a liberali interventisti. Pseudo intellettuali, trasudano uno stucchevole snobismo da Ivy League mentre vendono paura perpetua, guerra perpetua e una visione del mondo razzista, in cui le razze inferiori della Terra comprendono solo la violenza.

Sono i magnaccia della guerra, i burattini del Pentagono, uno Stato nello Stato, e gli appaltatori della difesa che finanziano generosamente i loro think tank – Project for the New American Century, American Enterprise Institute, Foreign Policy Initiative, Institute for the Study of War, Atlantic Council e Brookings Institution. Come alcuni ceppi mutanti di batteri resistenti agli antibiotici, non possono essere sconfitti. Non importa quanto si sbaglino, quanto assurde siano le loro teorie, quante volte mentano o denigrino altre culture e società come incivili o quanti interventi militari omicidi vadano a rotoli. Sono puntelli inamovibili, i mandarini parassiti del potere che vengono vomitati nei giorni morenti di ogni impero, incluso il nostro, che saltano da una catastrofe autolesionista all’altra.

Ho trascorso 20 anni come corrispondente estero a riferire sulla sofferenza, la miseria e le furie assassine di questi imbonitori della guerra ingegnerizzata e finanziata. Il mio primo incontro con loro era stato in Centro America. Elliot Abrams – condannato per aver fornito una falsa testimonianza al Congresso sull’affare Iran-Contra e successivamente graziato dal presidente George H.W. Bush, in modo che potesse tornare al governo per venderci la guerra in Iraq – e Robert Kagan, direttore dell’ufficio di diplomazia pubblica del Dipartimento di Stato per l’America Latina – erano i propagandisti dei brutali regimi militari in El Salvador e Guatemala, al pari degli stupratori e dei teppisti assassini che costituivano le forze canaglia dei Contras che combattevano il governo sandinista in Nicaragua, che Abrams e Kagan finanziavano illegalmente. Il loro compito era screditare i nostri reportage.

Loro e la loro cerchia di sodali amanti della guerra, hanno continuato a spingere per l’espansione della NATO nell’Europa centrale e orientale dopo la caduta del muro di Berlino, violando un accordo per non estendere la NATO oltre i confini di una Germania unificata e inimicandosi sconsideratamente la Russia.

Erano e sono i sostenitori dello Stato di Israele basato sull’apartheid, giustificano i suoi crimini di guerra contro i Palestinesi e confondono miopemente gli interessi di Israele con i nostri. Avevano sostenuto gli attacchi aerei in Serbia, chiedendo agli Stati Uniti di “eliminare” Slobodan Milosevic. Erano stati gli autori della politica di invasione dell’Afghanistan, dell’Iraq, della Siria e della Libia. Robert Kagan e William Kristol, con la loro tipica ignoranza, avevano scritto, nell’aprile 2002, che “la strada che conduce alla vera sicurezza e alla pace” è “la strada che attraversa Baghdad” [1].

Abbiamo visto com’era andata a finire. Quella strada aveva portato alla dissoluzione dell’Iraq, alla distruzione delle sue infrastrutture civili, inclusa la distruzione di 18 dei 20 impianti di generazione di elettricità e di quasi tutti i sistemi di pompaggio e sterilizzazione dell’acqua durante un periodo di 43 giorni, in cui erano piovute sul Paese 90.000 tonnellate di bombe, all’ascesa di gruppi jihadisti radicali in tutta la regione e a Stati falliti. La guerra in Iraq, insieme all’umiliante sconfitta in Afghanistan, ha distrutto l’illusione dell’egemonia militare e globale degli Stati Uniti. Ha anche comportato per gli Iracheni, che non avevano nulla a che fare con gli attacchi dell’11 settembre, il massacro dei civili, la tortura, l’umiliazione sessuale dei propri prigionieri e l’ascesa dell’Iran come potenza preminente nella regione. [Questi magnaccia] continuano a chiedere una guerra con l’Iran, con Fred Kagan che afferma che “non c’è niente che possiamo fare per costringere l’Iran a rinunciare alle sue armi nucleari se non attaccare”. Hanno spinto per il rovesciamento del presidente Nicholas Maduro, dopo aver tentato di fare lo stesso con Hugo Chavez, in Venezuela. Hanno preso di mira Daniel Ortega, la loro vecchia nemesi in Nicaragua.

Abbracciano un nazionalismo miope, che proibisce loro di vedere il mondo da qualsiasi prospettiva diversa dalla propria. Non sanno nulla della macchina della guerra, delle sue conseguenze o dei sui inevitabili contraccolpi. Non sanno nulla dei popoli e dei costumi che prendono di mira per cambiarli con la forza.

Credono nel loro diritto divino di imporre con la forza i loro “valori” agli altri, fiasco dopo fiasco. Ora stanno alimentando una guerra con la Russia.

“Il nazionalista è per definizione un ignorante”, ha osservato lo scrittore jugoslavo Danilo Kiš [2]. “Il nazionalismo è la linea di minor resistenza, la via facile. Il nazionalista è sereno: sa, o crede di sapere, quali siano i suoi valori, i suoi, cioè quelli nazionali, cioè i valori della nazione a cui appartiene, etici e politici; al diavolo, non è interessato agli altri, non sono suoi interessi – sono altre persone (altre nazioni, un’altra tribù). Non ha nemmeno bisogno di indagare. Il nazionalista vede le altre persone a sua stessa immagine, come nazionalisti.”

L’amministrazione Biden è piena di questi ignoranti, incluso Joe Biden. Victoria Nuland, moglie di Robert Kagan, è sottosegretario di Stato di Biden per gli affari politici. Antony Blinken è segretario di Stato. Jake Sullivan è consigliere per la sicurezza nazionale. Provengono da questa cabala di troll morali e intellettuali che include Kimberly Kagan (la moglie di Fred Kagan, fondatrice di The Institute for the Study of War), William Kristol, Max Boot, John Podhoretz, Gary Schmitt, Richard Perle, Douglas Feith, David Frum e altri. Molti, una volta, erano fedeli Repubblicani o, come la Nuland, avevano servito nelle amministrazioni repubblicane e democratiche. La Nuland era stata il principale vice consigliere per la politica estera del vicepresidente Dick Cheney.

La cosa che li accomuna è la richiesta di budget per la difesa sempre più grandi e di un esercito in continua espansione. Julian Benda aveva definito questi cortigiani al potere “i barbari dell’intellighenzia che si sono fatti da sé”.

Un tempo inveivano contro la debolezza e l’accondiscendenza dei liberali. Ma erano rapidamente migrati nel Partito Democratico, piuttosto che sostenere Donald Trump, che non aveva mostrato alcun desiderio di iniziare un conflitto con la Russia e che aveva definito l’invasione dell’Iraq un “grande, grosso errore”. Inoltre, come avevano giustamente sottolineato, Hillary Clinton era una sodale neocon. E i liberali si chiedono perché abbia votato per Trump quasi metà dell’elettorato, che insulta (come dovrebbe) questi arroganti intermediari del potere non eletti.

Questi ideologi non vedevano i cadaveri delle loro vittime. Io li ho visti. Compresi i bambini. Ogni cadavere in cui mi sono imbattuto in Guatemala, El Salvador, Nicaragua, Gaza, Iraq, Sudan, Yemen o Kosovo, mese dopo mese, anno dopo anno, ha messo in luce la loro bancarotta morale, la loro disonestà intellettuale e la loro perversa sete di sangue. Non sono mai stati arruolati. I loro figli non hanno fatto il servizio militare. Ma spediscono con entusiasmo giovani uomini e donne americani a combattere e morire per i loro autoingannevoli sogni di un impero e di una egemonia americana. Oppure, come in Ucraina, forniscono centinaia di milioni di dollari in armi e supporto logistico per sostenere lunghe e sanguinose guerre per procura.

La storia per loro si è fermata alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Durante la Guerra Fredda, il rovesciamento da parte degli Stati Uniti dei governi democraticamente eletti in Indonesia, Guatemala, Congo, Iran e Cile (dove la CIA aveva supervisionato l’assassinio del comandante in capo dell’esercito, il generale René Schneider e del presidente Salvador Allende ), la Baia dei Porci, le atrocità e i crimini di guerra in Vietnam, Cambogia e Laos, persino i disastri che avevano causato in Medio Oriente, sono scomparsi nel buco nero della loro amnesia storica collettiva. Il dominio globale americano, affermano, è benigno, è una forza positiva, una “egemonia benevola”. Il mondo, insisteva Charles Krauthammer, accoglie con favore il “nostro potere”. Tutti i nemici, da Saddam Hussein a Vladimir Putin, sono il nuovo Hitler. Tutti gli interventi degli Stati Uniti sono una lotta per la libertà che rende il mondo un posto più sicuro. Tutti i rifiuti di bombardare e occupare un altro Paese sono una nuova Monaco del 1938, un patetico ritiro dall’affrontare il male da parte del nuovo Neville Chamberlain. Abbiamo nemici all’estero. Ma il nostro nemico più pericoloso è tra noi.

I guerrafondai costruiscono una campagna contro un Paese come l’Iraq o la Russia e poi aspettano una crisi – la chiamano la prossima Pearl Harbor – per giustificare l’ingiustificabile. Nel 1998, William Kristol e Robert Kagan, insieme ad una dozzina di altri eminenti neoconservatori, avevano scritto una lettera aperta al presidente Bill Clinton denunciando la sua politica di contenimento dell’Iraq come un fallimento e chiedendogli di entrare in guerra per rovesciare Saddam Hussein. Continuare il “corso di debolezza e deriva”, avevano avvertito, significava “mettere a rischio i nostri interessi e il nostro futuro”. Enormi maggioranze al Congresso, repubblicano e democratico, si erano affrettate ad approvare l’Atto di liberazione dell’Iraq. Pochi Democratici o Repubblicani avevano osato essere considerati deboli nei confronti della sicurezza nazionale. L’Atto affermava che il governo degli Stati Uniti avrebbe lavorato per “rimuovere il regime guidato da Saddam Hussein” e che, per raggiungere tale obiettivo, avrebbe autorizzato una spesa di 99 milioni di dollari, alcuni dei quali sarebbero stati utilizzati per finanziare il Congresso nazionale iracheno di Ahmed Chalabi, che sarebbe diventato determinante nella diffusione delle invenzioni e delle bugie che avrebbero giustificato la guerra in Iraq durante l’amministrazione di George W. Bush.

Gli attacchi dell’11 settembre avevano dato campo libero al gruppo bellicista, prima con l’Afghanistan, poi con l’Iraq. Krauthammer, che non sa nulla del mondo musulmano, aveva scritto che “il modo per domare la popolazione araba non è con la pacificazione e la delicatezza, ma con il potere duro e la vittoria… La verità elementare che sembra sfuggire di continuo agli esperti … è che quel potere è la sua stessa ricompensa. La vittoria cambia tutto, soprattutto psicologicamente. La psicologia in [Medio Oriente] è ora quella della paura e del profondo rispetto per il potere americano. Ora è il momento di usarla”. La rimozione di Saddam Hussein dal potere, aveva dichiarato Kristol, avrebbe “trasformato il panorama politico del Medio Oriente”.

Lo ha fatto, ovviamente, ma non in modo favorevole agli Stati Uniti.

Desiderano una guerra globale apocalittica. Fred Kagan, fratello di Robert, storico militare, nel 1999 aveva scritto che “l’America deve essere in grado di combattere l’Iraq e la Corea del Nord e anche essere in grado di combattere il genocidio nei Balcani e altrove senza compromettere la sua capacità di combattere due grandi conflitti regionali. E deve essere in grado di contemplare una guerra con la Cina o la Russia tra un tempo considerevole (ma non infinito) da ora”. [enfasi dell’autore]

Credono che la violenza risolva magicamente tutte le controversie, anche il pantano israelo-palestinese. Subito dopo l’11 settembre, in una bizzarra intervista, Donald Kagan, il classicista di Yale e ideologo di destra padre di Robert e Fred, aveva auspicato, insieme al figlio Fred, il dispiegamento delle truppe statunitensi a Gaza, in modo che “potessimo fare guerra a queste persone”. Da tempo chiedono lo stazionamento delle truppe della NATO in Ucraina, con Robert Kagan che afferma che “non dobbiamo preoccuparci che il problema sia il nostro accerchiamento invece delle ambizioni russe”. Sua moglie, Victoria Nuland, era stata beccata in una conversazione telefonica, trapelata nel 2014, con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Geoffrey Pyatt, a denigrare l’Unione Europea e a complottare per rimuovere il presidente legittimamente eletto Viktor Yanukovich e installare al potere politici ucraini compiacenti, la maggior parte dei quali aveva alla fine preso il potere. Avevano fatto pressioni affinché fossero inviate in Siria truppe statunitensi per assistere i ribelli “moderati” che cercavano di rovesciare Bashar al Assad. Invece, l’intervento aveva generato il Califfato. Gli Stati Uniti hanno finito per bombardare le stesse forze che avevano armato, diventando di fatto la forza aerea di Assad.

L’invasione russa dell’Ucraina, come gli attacchi dell’11 settembre, è una profezia che si autoavvera. Putin, come tutti gli altri che avevano preso di mira, [secondo loro] comprende solo la forza. Possiamo, ci assicurano, piegare militarmente la Russia alla nostra volontà.

È vero che agire con fermezza nel 2008 o nel 2014 avrebbe significato rischiare un conflitto”, ha scritto Robert Kagan nell’ultimo numero di Foreign Affairs of Ukraine, lamentandosi del precedente rifiuto americano di affrontare militarmente la Russia.

“Ma ora Washington sta rischiando il conflitto. Le ambizioni della Russia hanno creato una situazione intrinsecamente pericolosa. È meglio che gli Stati Uniti rischino il confronto con le potenze belligeranti quando esse sono nelle prime fasi dell’ambizione e dell’espansione, non dopo che hanno già consolidato sostanziali conquiste. La Russia potrà anche possedere un temibile arsenale nucleare, ma il rischio che Mosca lo utilizzi non è più alto di quanto lo sarebbe stato nel 2008 o nel 2014, se l’Occidente fosse intervenuto allora. Ed è sempre stato straordinariamente piccolo: Putin non avrebbe mai raggiunto i suoi obiettivi distruggendo sé stesso e il suo Paese, insieme a gran parte del resto del mondo.”

Insomma, niente paura di entrare in guerra con la Russia, Putin non userà la bomba.

Non so se queste persone siano stupide o ciniche o entrambe le cose. Sono generosamente finanziati dall’industria bellica. Non vengono mai rimossi dalle posizioni che contano nonostante le loro ripetute idiozie. Ruotano dentro e fuori il potere, si parcheggiano in posti come The Council on Foreign Relations o The Brookings Institution, prima di essere richiamati al governo. Sono i benvenuti alla Casa Bianca di Obama o Biden quanto alla Casa Bianca di Bush. La Guerra Fredda, per loro, non è mai finita. Il mondo rimane binario, noi e loro, il bene e il male. Non vengono mai ritenuti responsabili. Quando un intervento militare va a rotoli, sono pronti a promuovere il successivo.

Questi dottor Stranamore, se non li fermiamo, porranno fine alla vita come la conosciamo sul pianeta.

Chris Hedges

[1] http://www.weeklystandard.com/Content/Public/Articles/000/000/001/086zzete.asp
[2] https://en.wikipedia.org/wiki/Danilo_Ki%C5%A1
[3] https://www.foreignaffairs.com/articles/ukraine/2022-03-11/arming-ukraine-worth-risk

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Fonte: scheerpost.com

Link: https://scheerpost.com/2022/04/11/hedges-the-pimps-of-war/

11.04.2022

Traduzione di Costantino Ceoldo

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