I DOCENTI SABOTATORI

blankDI MIGUEL MARTINEZ
Kelebek

Come si crea l’immenso panico sociale del “terrorismo islamico“, quando non c’è mai stato un solo atto di “terrorismo islamico” nel nostro paese?

Ecco un piccolo esempio, in tre mosse.

Uno. Magdi Allam, nel suo libro Viva Israele, scrive che le università italiane “pullulano” di “docenti collusi con un’ideologia di morte profondamente ostile ai valori e ai principi della civiltà occidentale e all’essenza stessa della nostra umanità“».[1] In pratica, migliaia e migliaia di studiosi pullulanti tramerebbero nelle università per lo sterminio della specie umana e la sua sostituzione, presumiamo, con i bonobo.

Due. Duecentotrenta docenti e loro amici rispondono con un pacatissimo manifesto su Reset, una rivista che non legge nessuno, dicendo che le dichiarazioni di Magdi Allam sono “eccessive.”

Tre. Il Corriere della Sera risponde, per tastiera di Pierluigi Battista. In un milione di copie, Battista, senza spiegare né il fatto Uno, né il contenuto del testo Due, dice che un documento cerca di indurre Magdi Allam ad “abiurare“, “l’editore a ritirare il volume… i librai a disfarsene… dichiarare fuori legge un saggio… fare terra bruciata attorno a [Magdi Allam]”.Seguite bene le tappe.

Prima di tutto c’è il Grande Zero, cioè il “terrorismo islamico in Italia“.

Di questo fenomeno, che semplicemente non esiste, ci sarebbero migliaia di complici nelle università.

Le persone accusate di essere complici del Grande Zero, osano difendersi.

Il fatto stesso che osano difendersi, dimostra che sono complici del “terrorismo islamico” e anzi, costituisce la prova della sua pericolosità.

Ora, è nella natura dei media che tutto ciò verrà dimenticato presto, nei dettagli.

Rimarrà però l’alone: “ho letto sul Corriere della Sera, mica su un volantino dei leghisti, qualcosa, non mi ricordo esattamente cosa, una roba tipo che gli islamici fanno le bombe dentro l’università. E quindi, figlia mia, studia economia e commercio e lascia stare quell’idea di imparare l’arabo”.

Nota:

[1] Questa accusa lanciata da Magdi Allam a migliaia di studiosi – in tempi di panico planetario sul “terrorismo” – fa venire in mente Belomor, l’opera collettiva scritta dagli autori sovietici che avevano appena fatto visita ai cantieri del canale che Stalin stava facendo costruire, per collegare il Baltico al Mar Bianco.

Nel romanzo, spicca la pericolosa categoria degli “ingegneri sabotatori“, diffusi in tutta l’Unione Sovietica, che commetteva deliberati errori di calcolo, nascondeva falle nel progetto e cercava di far fallire il gigantesco progetto della civiltà socialista.

A smascherarli è l’agente del Gpu, “guardia del corpo del proletariato“, che distribuisce panini premio agli sterratori che lavorano meglio.[1]

Si veda Frank Westerman, Ingegneri di anime , Feltrinelli, Milano, 2006.

Miguel Martinez
Fonte: http://kelebek.splinder.com/
Link: http://kelebek.splinder.com/1185622940#13252274
28.07.2007

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