I Dioscuri ci liberano dall’euro

DI MARCO DELLA LUNA

marcodellaluna.info

Le mosse di politica economica del presente governo appaiono a molti chiaramente e seriamente dannose e destabilizzanti, direi irresponsabili – ma non lo sono, se hanno lo scopo strategico che suggerirò in fondo a questo articolo. Nel qual caso sarebbero, al contrario, sagge, lungimiranti, meritorie, e ben potremmo acclamare i Dioscuri.

Nella campagna elettorale dell’anno scorso e pure in quella attuale, Salvini e Di Maio hanno impiccato se stessi, e insieme a sé tutta l’Italia, a promesse elettorali demagogiche, incompatibili con la condizione del Paese: reddito di cittadinanza, decreto dignità, quota cento, flat tax – misure fattibili solo in uno Stato poco indebitato e in crescita economica, oppure padrone della propria moneta, come USA e Giappone. Da tali promesse i due non possono smarcarsi prima delle elezioni europee, nonostante che emerga sempre più la loro insostenibilità.

Siccome l’Italia è fortemente indebitata, economicamente bolsa, e deve farsi finanziare da investitori esterni in una moneta che non controlla, l’attuale governo ha dovuto rinviare o ridurre di molto le promesse iniziali, e la parte di esse che ha attuato ha già prodotto effetti sfavorevoli sul piano finanziario (aumento di spread e di rendimenti sul debito pubblico, contrazione del credito, uscita di capitali, sfavore di ampi settori produttivi) e pare avrà effetti negativi pure su quello economico, per giunta in una fase recessiva che li amplificherà, soprattutto se si andrà a sbattere contro il muro delle clausole di salvaguardia, col rialzo dell’Iva che il governo smentisce ma lo ha già iscritto nel DEF.

In un’epoca lunga di concentrazione del reddito e di allargamento della povertà, provvedimenti redistributivi come i sullodati sono in sé moralmente giusti, riscuotono consenso, ma producono reazioni di sistema in senso opposto, che pareggiano o superano i loro effetti benefici e riequilibranti, perché ricadono proprio sui ceti deboli che i provvedimenti predetti volevano aiutare: aumento di spread, rendimenti, deficit, tasse, con contrazione di credito, servizi, investimenti. La lezione della storia, mai imparata dai politici volenterosi ma con attitudini culturali inadeguate al loro ruolo, è che lo sforzarsi di ‘correggere’ pettinando contropelo un sistema dinamico, complesso, che non controlli, che reagisce, e che è molto più grosso di te, risulta nei fatti sempre controproducente, e ti fa fare perdere il carisma.

Il controllo di un sistema economico è cosa complicata, ma per certo incomincia con quello della moneta e con la liberazione dai meccanismi indebitanti. E l’Italia è in una condizione oggettiva che le impedisce persino di incominciare a farlo. Una condizione che la destina a un costante declino. I principali fattori di tale condizione sono i seguenti:

1-La geopolitica globale, dagli anni ’80, si è finanziarizzata, ha definanziato l’economia produttiva e coltiva l’indebitamento irreversibile dei governi e dei privati, la riduzione dei servizi, dei salari, dei diritti dei lavoratori; quindi non vi sarà un rilancio economico generale.

2-L’Italia non è indipendente bensì sottoposta a interessi stranieri e le sue politiche economiche sono asservite ad essi; essa è oggetto di una programmatica sottrazione di risorse attraverso l’UE. In particolare l’Eurosistema bancario-monetario, bloccando gli aggiustamenti fisiologici dei cambi tra le monete nazionali senza mettere in comune i rispettivi debiti pubblici, le fa perdere capitali, industrie e cervelli in favore dei paesi più efficienti, aggravando il suo debito pubblico; e al contempo fa in modo che essa disponga della metà della liquidità pro capite che hanno Francia e Germania; così in Italia manca il denaro per la domanda interna e per pagare i debiti anche tributari, mentre gli stranieri hanno i soldi per rilevare i suoi assets, che essa deve svendere per procurarsi quella liquidità che le viene artatamente negata.

3-Il sistema-paese italiano è storicamente zavorrato da prassi di ruberie e inefficienze, sprechi, parassitismo che abbassano la sua efficienza, nonché da ampie aree di scarsa o nulla produttività, che vengono in parte mantenute attraverso massicci trasferimenti pubblici – e tutto ciò si traduce in un sovraccarico tributario tale, a carico delle aree produttive, che mina la loro efficienza e spinge capitali, imprenditori e tecnici ad emigrare, portando con sé la clientela e le tecnologie, per fare concorrenza dall’estero.

4-Le suddette zavorre non possono venire eliminate perché esse coincidono con gli interessi immediati di buona parte dell’elettorato e della classe politico-burocratica, che prospera grazie ad esse, e che si è formata attraverso una selezione centrata sullo sfruttamento di tali anomalie e non sullo sviluppo di competenze e capacità utili per il sistema-paese. Una classe che oramai risponde più a banche e interessi stranieri, che alla nazione.

Pertanto, qualsiasi leader politico italiano sa che può fare ben poco per il Paese, essendo stretto tra i vincoli suddetti; però sa anche che il popolo non è consapevole di essi e che non rinuncia mai a sperare; perciò sa che può promettere soluzioni impossibili ed essere creduto e votato per qualche tempo, fino a che non sbatterà contro i medesimi vincoli: così hanno fatto Prodi, Berlusconi, Renzi. Ma i nostri Dioscuri, che fanno?

Uscire o farsi estromettere dall’Euro sarebbe, in linea di principio, opportuno e indispensabile per rilanciare l’economia e l’occupazione, evitando il declino totale e la svendita del Paese; però Lega e Stelle, che in passato propugnavano tale uscita, hanno poi smesso di parlarne, visto che non vi sono le condizioni politiche: la gente comune (che non pensa oltre al domani e niente sa di macroeconomia) non capisce la situazione, teme le conseguenze dell’uscita; al contempo, gli interessi stranieri, coi loro fiduciari interni al Paese, sono forti e controllano i media, con cui fanno propaganda pro Euro e pro UE. E così il governo l’anno scorso lanciò all’UE una iniziale sfida (o pseudo-sfida, perché non metteva in discussione l’Euro né i vincoli di bilancio), quella del 2,4% di deficit sul PIL, ma presto ha dovuto mettere la coda tra le gambe e ripiegare al 2,04 (che poi salirà al 2,7 per effetto della mancata crescita rispetto alle previsioni ufficiali). Questa ingloriosa operazione è costata ai contribuenti diversi miliardi di interessi aggiuntivi sul debito pubblico, e dovrebbe aver insegnato anche ai poveri di spirito che è meglio non lanciare sfide a chi è molto più forte di te: se non hai la volontà e la forza per liberarti dal padrone, ti conviene obbedire e risparmiarti le legnate.

Ecco forse che l’unica strategia realistica e riuscibile per liberarci dall’Euro, o meglio dal Cimiteuro (come intitolai un mio libro del 2012), è proprio quella consapevolmente o inconsapevolmente avviata dal nostro governo: senza dirlo, attraverso misure indebitanti e destabilizzanti come il c.d. reddito di cittadinanza e la quota cento, si porta nei fatti l’Italia a una situazione di squilibrio finanziario tanto grave che, quando arriverà il momento di fare la legge finanziaria, per evitare una stangata tributaria anche patrimoniale (di nuovo la casa) congiunta a tagli dei servizi, non resterà che uscire dall’Euro, magari “temporaneamente”. Una situazione tale, insomma, che il popolo arrivi a percepire il costo del restare nell’Euro e sia portato a volere l’uscita, e lo manifesti in modo tanto energico che Mattarella non ripeta ciò che il suo predecessore fece nel 2011. Si tratta di far sì che il popolo tema molto più la permanenza nell’Euro, che l’uscita da esso. E’ provato che il timore di una perdita di 100 ha una forza motivazionale molto più potente della prospettiva di un guadagno di 100. Oggi la maggioranza del popolo, pur non valutando positivamente l’Euro e la stessa Unione Europea, non vuole uscirne per il timore di una perdita economica: sceglie il male minore. La politica economica del governo legastellato, con la sua apparente goffaggine, può invertire i rapporti e far sì che l’uscita diventi o appaia al popolo come il male minore, creando così le condizioni di consenso popolare per l’uscita.

Certo, poi si tratterà di gestire il processo di transizione, di negoziare, di difendere il Paese dagli interessi contrari. Si facciano ordunque avanti gli adamantini leaders e gli strateghi economici all’altezza di cotanta impresa!

Marco Della Luna

Fonte: http://marcodellaluna.info

Link: http://marcodellaluna.info/sito/2019/05/05/i-dioscuri-ci-liberano-dalleuro/

5.05.2019

20 Comments
  1. Vincenzo Siesto da Pomigliano says

    E chi sarebbe Càstore e chi Pollùce?
    Ma quale politica economica di lungimiranza possono fare dei dilettanti al governo in un contesto di recessione mondiale e in un sistema socio-economico oramai “morto e putrefatto” sotto il peso delle sue enormi contraddizioni? Il problema non è solo l’Euro!
    Due sono i fatti: o sono veramente dei dilettanti (arrivisti per giunta) o stanno lì per salvare la casta, le poltrone e tutto il sistema fungendo da catalizzatori della protesta e dei voti….
    Cacchio! E vogliono rimanere al governo per altri 4 anni a prendere in giro fuorviando (come del resto hanno fatto i loro predecessori e fanno i sindacati) i lavoratori, i pensionati, i disoccupati e i giovani, specialmente quelli che non riescono a sbarcare il lunario, i quali dovrebbero essere organizzati e guidati verso una sacrosanta sollevazione ben direzionata!
    Se la politica di questi “eroi” fosse veramente contro la casta dei poteri forti di sicuro non starebbero ancora lì, al governo cioè…

  2. PietroGE says

    Un articolo del genere si chiama in inglese ‘ wishful thinking’. La realtà purtroppo è molto diversa da come viene descritta. Sia la Lega che (sopratutto) i 5S hanno riaffermato più volte il loro europeismo e il loro attaccamento all’euro prendendo atto che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica italiana è favorevole alla moneta unica europea. Ci sono un paio di ragioni che pesano sul giudizio del pubblico :
    -La mancanza di efficienza (eufemismo) del sistema Paese Italia, la corruzione e la onnipresenza della criminalità organizzata fanno dubitare che ci possa essere una gestione oculata della moneta nazionale. Noi non siamo la GB o la Svizzera.
    -La mutata situazione economica internazionale. Non siamo più negli anni ’70 e ’80 e la concorrenza è più agguerrita che mai. Abbiamo bisogno di un mercato protetto capace di mettere dazi sulle merci importate e di difenderci dalle rappresaglie economiche. In sostanza abbiamo bisogno di una UE, che, al contrario di quella attuale, difenda la nostra produzione.
    -Il pubblico vuole una moneta con potere d’acquisto, cosa che sarebbe molto difficile da realizzare in breve tempo perché tutti prevedono che un ritorno alla Lira produrrà una svalutazione sostanziale della moneta nazionale.
    Che fare? Una ristrutturazione del debito con conseguente e seria riforma della spesa pubblica per eliminare gli sprechi, che sono tanti, e una profonda riforma della UE che speriamo cominci dopo le elezioni.

  3. snypex says

    Apprezzo l’autore, ma qui esprime ottimismo puro, il limite verso cui stiamo scivolando è la Grecia.
    Il destino è la cannibalizzazione, rassegnatevi.
    Saremo una colonia serbatoio di schiavi.

  4. There is no Spoon says

    Seguendo il pensiero dei consiglieri politici di lega & 5s io direi che le cose stanno un poco diversamente. In più di un occasione i nostri hanno dichiarato che nelle loro previsioni c’è un aggravarsi della situazione della Francia. La loro idea è quindi sfruttare il detonatore della crisi francese per avviare misure preparatorie all’uscita dall’Euro (per il quale servono tutta una serie di strumenti economici). D’altra parte pensando che questa sia una guerra, ed i numeri della nostra contrazione economica sono paragonabili a quelli di una fase postbellica, al tuo nemico non vorrai far sapere le tue mosse in anticipo.
    Inoltre, sapendo di dover andare un guerra, è ci si preoccupa di tenere sotto controllo i propri ufficiali così che nessuno di essi possa minare l’esito degli scontri. Come evidenziato dall’articolo in Italia abbiamo diversi pezzi importanti dello stato che lavorano per i nostri antagonisti.

  5. Annibal61 says

    Non ci sarà mai alcuna uscita se non in maniera violenta. Serve un evento traumatico per uscire tipo una Norimberga o un piazzale Loreto.

  6. Antonello S. says

    Keep calm.
    Penso anche io che il Governo sta tirando finanziariamente la corda per arrivare ad un punto di rottura, ma certo non con la semplice (e pericolosa) strategia che prevede Marco della Luna.
    Il “ricatto” psicologico andrebbe subito a ramengo, innescando prima una crisi di Governo con successivo intervento del PdR e instaurazione di un governo tecnico (film già visto).

    Io invece ritengo che in autunno, a elezioni europee concluse e con un nuovo parlamento, quando sarà evidente l’impossibilità di rispettare le clausole di salvaguardia, si avvierà gradualmente il progetto della moneta complementare affiancata all’Euro.

    Che poi, come sostiene qualche economista, questo progetto sia propedeutico per un uscita morbida dall’Euro, questo è un altro discorso…

  7. Mario Poillucci says

    Abbiate tutti pazienza ma non resisto! Devo postarlo necessariamente!!! Con Càstore e Poillucci le cose andrebbero meglio, molto meglio!!!!! Ahahahahahahah!!!!

  8. Pimander says

    Il bilancio primario Italiano e’ in attivo. Cioe’, prima della spesa per interessi, abbiamo un attivo di bilancio.
    Nell’ultimo anno, le banche Italiane hanno assorbito PER INTERO le nuove emissioni di debito sovrano.
    Eppure, il tasso di interesse passivo rimane di due punti e mezzo percentuali superiore a quello di riferimento e comunque, il resto dell’europa viaggia intorno all’uno percento, noi intorno al tre.
    Dal un punto di vista economico, cio’ si traduce in una altissima spesa per interessi che si mangia tutto l’attivo di bilancio e non solo: e’ necessario ricorrere ad altro debito per pagare gli interessi o alle c.d. misure di austerity (es: patrimoniale sulla prima casa e aumento dell’IVA).
    Dal un punto di vista politico, l’alto tasso d’interesse passivo e’ una forma occulta di finanziamento del sistema bancario Italiano.
    Dal un punto di vista di una conduzione “imprenditoriale” dello Stato, cosi non si puo’ andare avanti a lungo. E se e’ vero che fare un favore alle banche significa fare un favore al paese, e’ altrettanto vero che e’ ora di fare un VERO favore al paese. E se una impresa di interesse nazionale puo’ ben fallire e gli asset farli confluire in una newco e’ ovvio che ci si deve cominciare a pensare.

  9. Truman says

    I tempi oscuri sono riconoscibili dal fatto che in questi periodi ci sono persone intelligenti che non ne azzeccano manco una. Marco Della Luna potrebbe essere un esempio. Non vede che qualche modesto successo questo governo lo ha raggiunto, non nota che le elezioni europee sono alle porte e lo possono facilmente smentire, vaticina di un’uscita dall’euro, quando finora non c’è riuscita nemmeno la GB che già stava fuori.
    Nel merito, delle promesse elettorali dei partiti di governo resta fuori solo la flat tax e l’economia è in leggera crescita.
    Nel metodo, la chiarezza di idee può ostacolare, quando ci si ritrova nelle sabbie mobili serve prudenza più che agitazione.
    Per quanto riguarda gli obiettivi, dissento dall’idea di uscire dall’euro, prima di uscire dall’euro bisogna uccidere questa congregazione di strozzini solitamente chiamata “leuropa”. E dopo averla uccisa il problema dell’uscita non esisterà più.
    Nel frattempo c’è una certa urgenza di avere una moneta di Stato parallela all’euro. Ci si potrebbe riuscire.

  10. johnny rotten says

    La €U è una gabbia troppo ben congegnata per poterne uscire così facilmente come si augura l’articolista, è basata sulla struttura liberista che prevede zero solidarietà tra gli stati e massima complicità tra le aziende, questo è il suo punto di forza ma anche ciò che porterà alla sua rovina, hanno provato a mettere sù un meccanismo di arricchimento sfrenato da parte dei big delle banke e della finanza, pensando che ormai la “storia fosse finita”, come scriveva un deficiente affrettatatamente, pensavano che la politica e la partecipazione dei popoli fosse questione del passato e ormai superata, e qui starebbe il loro fallimento perchè i conti con centinaia di milioni di persone non li puoi evitare per sempre, o forse hanno previsto anche questo inevitabile fallimento e hanno voluto sfruttare comunque l’occasione storica, unica e irripetibile, per troppa bramosia o magari perchè pensano di essere al di sopra della giustizia umana, e forse se la caveranno anche a questo giro, mentre per le popolazioni europee turlupinate il danno sarà colossale e ne risentirà per lunghissimo tempo.

  11. Tipheus says

    “-Il sistema-paese italiano è storicamente zavorrato da prassi di ruberie e inefficienze, sprechi, parassitismo che abbassano la sua efficienza, nonché da ampie aree di scarsa o nulla produttività, che vengono in parte mantenute attraverso massicci trasferimenti pubblici – e tutto ciò si traduce in un sovraccarico tributario tale, a carico delle aree produttive, che mina la loro efficienza e spinge capitali, imprenditori e tecnici ad emigrare, portando con sé la clientela e le tecnologie, per fare concorrenza dall’estero.”

    Questo cripto-leghismo del ca…. spiega perché l’Italia ha un solo modo di funzionare: dividerla. Così a nord di un certo parallelo capiscono che le cose non stanno come hanno sempre creduto.

  12. Tipheus says

    Cioè, questo deficiente pensa veramente che al Sud ci siano tutti questi privilegi e sprechi (dopo il recente scandalo in Lombardia) e non si accorge che l’Italia fa al Mezzogiorno la stessa cosa che la UE fa alla Grecia. Ma ci sei o ci fai?
    Sovranista con la UE e austerista all’interno? Ma dai un’occhiata alla spesa sanitaria o sociale pro capite del CPT, per favore. Scopri che al Nord è al 50 % più elevata che al sud. Ma va a cag….

  13. 4T-5PA-4GR/TEU says

    L’alternativa a questo governo? La m€rda che si è vista negli ultimi 70 anni? Cosa continuano a scrivere queste cag.te di articoli, come se l’Italia avesse chissà che libertà di scelte da fare? Sovranismo e uscita dall’€? Meglio la DC il PSI, il nano mafioso o i vari PD, PDS etc. etc.? Meglio le minchiate che scrive quotidianamente Blondet?
    Questo governo, soprattutto il 5S dato che Selfini era e rimane troppo legato a tutto lo schifo degli ultimi decenni, a piccoli passi, sta facendo molto meglio di quello che si è visto negli ultimi 70 anni!!! Ci vogliono e ci vorranno decenni per tirar fuori l’Italia dalla fossa delle marianne dove si trova attualmente. L’Italia non è mai stata libera e sovrana, è nata già colonia e serva degli UK che usano gli USA come esecutori materiali in Italia ed in giro per il mondo.

  14. Luigi za says

    Sig. Marco Lei vive sulla Luna; i due Cazzoni stanno facendo proprio ciò che Lei denuncia ma l’epilogo sarà ben diverso da quello che Lei ipotizza.

    il popolo non arriverà a percepire il costo del restare nell’Euro e non sarà portato a volere l’uscita ma capirà di essere stato ingannato dai due novelli Masaniello e gliela farà pagare molto cara.

    Il destino per quei due é già stato evocato e nulla può ormai cambiarlo..

  15. rocks says

    Dissento, come sempre:
    Giappone e USA quindi buttano denaro dalla finestra perché tanto sono padroni della loro moneta? Giappone e USA si finanziano sui mercati, ma sono molto più solvibili di noi, e credibili. La verità è che Salvini e Di Maio ignorano ciò di cui ha veramente bisogno l’Italia, che è padrone dell’euro tanto quanto gli altri stati europei.
    Salari e servizi si riducono? Quali e di quanto? Certi salari crescono e certi diminuiscono, dipende dove vanno gli investimenti e se non si capisce qualche cosa bisogna pur ammettere di poterlo perdere.
    Della Luna ammette che uno dei problemi italiani è la minor efficienza del sistema rispetto ai partner europei che quindi hanno un vantaggio su di noi perché noi non ci siamo volutamente adeguati al cambio fisso; quindi se entri in un sistema ma vuoi giocare, sin da subito, con le regole di un altro sistema, ti sei fottuto da solo.
    Punto 3 idem, è colpa nostra, non solo dei nostri politici. Siamo incapaci, come sistema di allocare risorse in maniera efficiente (nonostante questo, ci sono aree e settori leader mondiali!).
    Punto 4 è vero ma risolvibile se smettiamo di votare gente che racconta balle e ci propina ricette false e propagandistiche con sistemi di riferimento fantasiosi o che almeno non esistono più da decenni.
    La soluzione proposta è uguale, si vuole rendere più poveri gli italiani riducendo il valore dei loro salari tramite l’uscita dell’euro illudendoli che questo porterà benessere. Ben che vada i salari faranno finta di aumentare, ma non ci sarà nessun aumento reale di produttività e quindi tutti i liquidi iniettati andranno a gonfiare l’inflazione e dopo sarà ancora peggio, perché il potere reale dei salari diminuirà, insieme a questo si farà sempre più fatica a rifinanziare il debito (a no, la moneta è nostra e ce la stampiamo e ce la vendiamo fra di noi).

    Insomma, non credo proprio che i due al governo abbiano una strategia e andrebbero licenziati in tronco per manifesta incapacità.
    Articolo disprezzabile.

  16. mauriz says

    Un pò troppe forzature. La verità è che nessun partito vuole abbandonare la UE e l’Euro perchè questa italietta non è in grado di camminare con le proprie gambe.

  17. cristina says

    Le politiche economiche re-distributive sono molto valide perché efficaci, distribuiscono soldi e opportunità a chi è stato-a vittima della criminalità organizzata e/o terrorismo del paese italiano, vanno contro il sistema delle truffe che ha camminato parallelamente al voto di scambio che ha generato delle eredità pesanti come montagne di cemento armato, amianto annesso. Lo stivale sta pagando la sua indifferenza verso i problemi di primaria importanza, la vecchia generazione ha reso la sua economia un economia coloniale in area euro.

  18. Paulo Paganelli says

    Non è una questione di uscire dall’€uro che, in realtà, è un progetto fallimentare e dovrà finire prima o poi. L’Italia può dare quel calcio che butta giù la baracca, dire il famoso “il re è nudo” con i suoi numeri e dati economici.

  19. Albert Nextein says

    La strategia del tanto peggio, tanto meglio.
    Ottimo.
    Ma il governo attuale non l’ha di certo progettata.
    Se voleva attuare seriamente una politica del genere avrebbe dovuto introdurre immediatamente, entro il 2018, una riforma fiscale draconiana con annesso condono da saldi di fine stagione.
    Riforma da attuare quanto ad abolizione di tasse e a riduzione di aliquote per le restanti in due, massimo tre anni.
    Talché si liberassero risorse per la gente pari a 100 miliardi nel 2019 e altrettanti ogni anno seguente fino al 2021 compreso.
    Il che significa che lo statoladro avrebbe dovuto ridurre le sue spese , gli sprechi, il malgoverno economico in genere.
    E lasciare spazio al sistema privato il quanto più possibile.
    In una situazione del genere la gente avrebbe richiesto ci sicuro ed in massa l’uscita dalla UE.
    Definitiva, non temporanea.
    No, il governo non ha pensato ad una strategia del genere.
    Calcia solo il barattolo con provvedimenti carenti, inefficienti e anche controproducenti.

  20. alvise says

    Secondo me Il problema della moneta unica si traduce in tre fatti

    1° L’’eurozona non è stata strutturata in modo da tenere conto delle disuguaglianze economiche dei paesi che la useranno. I regolamenti e le norme che dobbiamo accettare non sono state pensate per favorire la crescita, l’occupazione e la stabilità.

    2° Se i paesi che condividono una stessa moneta hanno economie simili, risentiranno tutti dello stesso contraccolpo, per esempio un aumento o una diminuzione della domanda dei loro prodotti da parte di altri paesi, quindi nel bene o nel male le risposte economiche sono simili per tutti gli altri. In un tale contesto il costo legato alla costruzione di una moneta unica potrebbe essere contenuto. Il problema è che i paesi dell’eurozona hanno condizioni economiche diverse.

    3° una moneta unica che elimina i cambi e quindi non la si può svalutare rendendo più appettibili le esportazioni e meno le importazioni, questo non può più accadere col tas­so di cambio fisso, .

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