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An Israeli man shows his son how to work a machine gun during a traditional military weapon display to mark the 66th anniversary of Israel's Independence at the West Bank settlement of Efrat on May 6, 2014 near the biblical city of Bethlehem. Israelis are marking Independence Day, celebrating the 66th year since the founding of the Jewish State in 1948 according to the Jewish calendar. AFP PHOTO/GALI TIBBONGALI TIBBON/AFP/Getty Images (Newscom TagID: afplivefive782729.jpg) [Photo via Newscom]

I crimini senza fine di Israele: non si tratta solo di insediamenti

DI STANLEY COHEN

aljazeera.com

Israele non ha solo commesso atti indicibili di genocidio, ma lo ha fatto con assoluta trasparenza.

La scorsa settimana, l’attenzione del mondo è stata catalizzata da un gesto soprattutto simbolico da parte delle Nazioni Unite, con il quale è stata riscontrata l’illegalità della continua occupazione israeliana della Cisgiordania. Non è forse vero?

Anche se il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con insolita uniformità, ha castigato Israele per aversi fatto beffe della legge di occupazione, la risoluzione, partorita con ambigua precisione legale, è oggetto di discussione da parte di pensatori di sinistra con esperienza in materia, in merito al suo significato.

Nella sua più ambiziosa lettura, alcuni sostengono che sembra che il decreto riguardi l’occupazione nel suo complesso, estesa nella sua portata proibitiva a ogni attività di insediamento a partire dal 1967, quando Israele ha sottratto la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, al controllo Arabo-Palestinese.

Altri considerano utile la sua formulazione di consulenza, mediante l’adozione costante della soluzione dei due Stati, ormai logorata dal tempo, e la richiesta apparente di ritornare allo status quo ante una quindicina di anni fa, quando gli insediamenti illegali non avevano ancora inghiottito molto più del 60 per cento della Cisgiordania.

Nel suo quadro poco accattivante sembrerebbe che la risoluzione, in apparenza, conceda de facto agli insediamenti già completati la legittimità e si rivolga solo alla parte di edifici in eccesso, la cui costruzione è attualmente in corso o è in programma per i giorni a venire.

A peggiorare le cose, nonostante i suoi pronunciamenti gratuiti, la risoluzione rimane di gran lunga una dichiarazione poco incisiva, senza qualsivoglia meccanismo di attuazione – fa essenzialmente affidamento a un improvviso squarcio nella coscienza del popolo israeliano, al fine di invertire una marcia costante di indifferenza nei confronti del diritto internazionale, che ha segnato il percorso d’Israele, sin dal primo giorno in cui è stato fabbricato, prendendo la terra rubata in Palestina.

Netanyahu provocatorio

Prevedibile in immediatezza e urgenza, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è infuriato, com’è suo solito ogni settimana, accusando il mondo di un’oscura cospirazione organizzata da colui che presto sarà ex-presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il quale, verso fine mandato, dopo anni di obbedienza ossequiosa alla volontà di Israele, ha improvvisamente scoperto che va bene dire di no … beh … forse sì … o… forse no, alla sua evidente intransigenza.

Ma poi ancora, è alquanto difficile prendere sul serio la “pressione” esercitata da un Paese che ha appena integrato i fondi destinati all’esercito e all’occupazione da parte di Israele, con qualcosa come 38 miliardi di dollari.

Non soddisfatto dell’eco delle sue parole al vetriolo, Netanyahu era appena all’inizio. Successivamente, ha destinato il Senegal – uno dei Paesi più poveri del mondo e promotore della risoluzione – a uno stato di rappresaglia economica. Il suo oltraggio è avere il coraggio di credere alla regola del diritto e di essere ospitato nel palazzo internazionale, che si trova di fronte all’East River a New York City, con le bandiere di 193 nazioni e dello Stato della Palestina.

Netanyahu ha detto al mondo solo ciò che pensa delle Nazioni Unite e della risoluzione, quando ha annunciato l’intenzione di procedere alla costruzione di migliaia di nuove unità abitative, in particolare a Gerusalemme.

“Israele non porge l’altra guancia”, Netanyahu ha proclamato, mentre continuava a profetizzare un “piano d’azione” direttamente contro le Nazioni Unite. Non molto tempo dopo ha sospeso i vincoli di lavoro con Regno Unito, Francia, Russia, Cina, Giappone, Ucraina, Angola, Egitto, Uruguay, Spagna, Senegal e Nuova Zelanda, i Paesi che hanno sostenuto la risoluzione.

 Come un signore oscuro

Netanyahu la dovrebbe smettere di pensare a ciò, mentre è in posizione di preminenza, ma non ci riesce. Non vi è alcuna motivazione. Come le centinaia di risoluzioni precedenti, contenenti critiche relative alla linea politica israeliana, come formulata, la più recente condanna da parte delle Nazioni Unite può fare poco più che chiedere a gran voce giustizia nella notte, da parte di uno stato costruito dal midollo del genocidio.

Si diventa “magniloquenti”, “sfacciati” e, a volte, anche “prepotenti”. Tuttavia, sono le bestie a due gambe che si nutrono degli innocenti, ma io no. Netanyahu è molto più di quel tipo di bestia – un orco che vive in un mondo circondato da oscuri pensieri di morte. Con il delirio come alleato, la disonestà come amica e la morte come messaggero, non tiene in nessun conto il mondo, considerandolo regno di terrore di stato che consuma sempre più vittime civili colpevoli di nessun reato, che non sia il respirare l’aria che le circonda e il perseguire una vita libera.

Quando la storia dei nostri tempi sarà scritta, un resoconto onesto aggiungerà, senza dubbio, la malvagia ombra di Netanyahu – e quella dei suoi predecessori – all’elenco degli alleati che hanno considerato il mondo come poco più che un parco giochi all’interno del quale utilizzare i loro giocattoli di morte e disperazione – sempre, ovviamente, per le giuste ragioni e sempre, naturalmente, contro i miti e gli indifesi in mezzo a noi.

“Il totale della somma degli sforzi di Israele, in questi ultimi 68 anni è, a dir poco, l’aver inflitto in modo deliberato ai Palestinesi, come gruppo soggetto alla giurisdizione di un tribunale, le condizioni di vita e di morte tali da comportare la distruzione fisica totale o parziale.”

Nel mondo di Josef Stalin, la carestia indotta è stata l’arma principale prediletta, anche se l’esecuzione di massa e l’esilio lo hanno aiutato a eliminare decine di milioni di persone, che considerava “nemici del popolo”.

Per Henry Kissinger il mondo, in particolare l’Indocina, era pressappoco una partita a scacchi in piccolo. I civili erano semplici pedine, pronti al sacrificio mediante armi hi-tech, compresa la guerra biologica e chimica, per imporre la sua visione del mondo a ogni costo. In milioni hanno perso la vita per la sua scacchiera cervellotica.

Per Pol Pot la lotta era poco più che una purificazione, cancellando per fame, lavoro forzato ed esecuzione un quarto del suo popolo, il cui unico crimine era quello di considerare la vita attraverso un prisma che si è scontrato con il suo – non importa quanto conciliante o restio, nella sua visione, fosse il loro punto di vista.

In Ruanda fino a mezzo milione di donne sono state aggredite sessualmente, mutilate o uccise, insieme a un numero uguale di tutsi maschi, come agenti nemici dello stato Hutu – il machete e lo stupro hanno cagionato l’Aids, in aggiunta alle armi per le quali si ha predilezione.

Genocidio al rallentatore

Questi sono solo alcuni degli estremi di genocidio, quei rari casi in cui ci viene detto di notare per lo più, in caso di omicidio di massa, lo stupro sistematico o la condanna alla fame di un gruppo di persone – il peggio del peggio. Eppure, il genocidio, affinché faccia presa, non ci richiede nei confronti del diritto internazionale un cumulo di corpi nell’immediato o un accesso di rabbia esplosiva di terrore.

Come si è visto in ciò che sembra sempre essere più di un semplice passaggio transitorio, la definizione legale di “genocidio”, emanata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha avuto origine nel 1948, lo stesso anno in cui è nato Israele – il quale da allora ha continuato a diventare sia esperto nella sua applicazione, sia leggendario nella sua negazione.

Nella parte rilevante, ai sensi della Convenzione vigente, per genocidio si intende “qualsiasi dei seguenti atti commessi nell’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso come tale: (a) uccidendo i membri del gruppo; (b) causando gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo, o (c) infliggendo deliberatamente al gruppo condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale”. Ognuno di questi tipi di genocidio è stato perpetrato da Israele, apparentemente con vanto quasi fiero, e nessuna responsabilità, per quasi 70 anni ininterrotti.

Non c’è bisogno di basarsi su stupide note storiche, in modo tale da trovare abbondanti, anzi sistematici, atti di sterminio condotti da Israele dal 1948 contro i Palestinesi – un puro e semplice gruppo soggetto alla giurisdizione di un tribunale, con carattere “nazionale, etnico, razziale o religioso”, così come questi termini sono contemplati e generalmente intesi e applicati in base al diritto internazionale.

Cominciando con la sua espulsione di massa, stupri e omicidi, all’inizio della Nakba (la Catastrofe), Israele ha dedicato sé stesso a 68 anni di genocidio non-stop, che aleggia periodicamente nell’aria, in modo tale da riorganizzare o modificare la natura del suo armamento prediletto.

Ciò che era iniziato con l’espulsione, a mano armata, di oltre 700.000 Palestinesi dalla loro patria ancestrale, ha messo in moto una fuga precipitosa di rifugiati che è cresciuta fino a più di sette milioni di sfollati e apolidi, fornendo al mondo più di una vaga idea di quello che sarebbe avvenuto decenni più tardi in Siria.

Violenza senza fine

Nel corso degli anni, Israele ha trovato diversi modi per uccidere più di 400.000 civili Palestinesi e ferirne o paralizzarne da due a tre volte di più, tra cui decine di migliaia di donne e bambini. Con il fuoco dei carri armati, dei razzi o delle bombe a grappolo e al fosforo, è stato dato un nuovo significato al male perpetrato da un gruppo di macellai che agiscono con premeditazione.

Nella sua sete di pulizia etnica degli abitanti rimasti in tutta la Palestina è stato fatto uso della condanna alla fame, che mira ai prodotti alimentari, ai raccolti e al bestiame, in violazione del Primo Protocollo Aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1949, come metodo di guerra in tutti i territori occupati.

In particolare, ha distrutto più di un milione di alberi di ulivo che non solo sono sostegno essenziale della cultura palestinese, ma, insieme a centinaia di migliaia di alberi da frutto rasi al suolo, costituiscono i prodotti chiave dell’economia nazionale palestinese, in gran parte già in rovina.

A Gaza, Israele ha preso di mira gli ospedali, le scuole, gli asili, i complessi condominiali, i rifugi del UN Relief and Works Agency (n.d.T. Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione – UNRWA) e le cliniche di salute mentale, con una competenza di morte che avrebbe fatto arrossire d’invidia i criminali storici di guerra.

Ha devastato migliaia di case costruite con fatica e ha lasciato sottosopra centinaia di migliaia di Palestinesi sfollati interni, anzi senza casa – lasciando molte famiglie al limite della sopportazione.

Ai sopravvissuti dei campi di sterminio di Gaza, Israele ha reso la vita insopportabile negli ultimi dieci anni, pure con l’aggiunta di un embargo criminale che non solo non garantisce un apporto calorico sufficiente, l’acqua potabile e le medicine, ma nega ai suoi 1.8 milioni di sopravvissuti i materiali essenziali per la ricostruzione della sua infrastruttura assediata, e in gran parte rasa al suolo.

Non soddisfatto del dolore fisico, con crudele e sfrenato entusiasmo, non è un dato di fatto che si riscontra nel suo piano che ha consapevolmente indotto livelli di disturbo da stress post-traumatico, senza eguali in nessun’altra parte del mondo.

Dati tutti questi elementi tangibili di pulizia etnica, si prevede che, ragionevolmente, Gaza sarà inabitabile entro il 2020 così, ancora una volta, diversi milioni di rifugiati traumatizzati saranno condotti sulla strada di una diaspora incerta e pericolosa.

Per descrivere la strategia di Israele riguardante Gaza, come null’altro che destinata a causare “gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo”, vi è la negazione proprio di un’orgia punitiva, pubblica e sistematica inflitta ai civili Palestinesi sulla base della identità di gruppo e funzionale – e niente di più.

In Cisgiordania, il calcolo di Israele in merito al dolore e alla pena è in gran parte una differenza senza distinzione: esso varia per quanto riguarda la forma, ma non per l’intento o per lo scopo finale.

Non soddisfatto dei 531 villaggi e località che si sono spopolati e completamente sradicati durante i primi giorni della Nakba, dal 1967 Israele ha rubato, reinsediato e annesso quasi tutta la Cisgiordania, compresa gran parte di Gerusalemme Est, in palese violazione dell’articolo 4 delle Convenzioni di Ginevra (n.d.T. le quattro Convenzioni adottate il 12 agosto 1949) che proibiscono a una forza di occupazione di fare niente più che erigere basi limitate alle proprie esigenze di sicurezza in terra occupata.

Nel corso di questa appropriazione criminale di terreno è stata approvata, in effetti sovvenzionata, la costruzione illegale di alloggi per circa 800.000 abitanti – in gran parte immigrati – coloni, allo stesso tempo ha distrutto quasi 50.000 strutture palestinesi, in gran parte case, molte delle quali di secoli fa, rendendo senzatetto decine di migliaia di abitanti indigeni, spesso indigenti o dipendenti dalla generosità delle abitazioni già sovraffollate di famiglia o di amici.

Irresponsabile come sempre

Nessuno di questi fatti riguardanti la storia sordida di morte di Israele può essere liquidato come prodotto di una mera iperbole o di un sentito dire non supportato.

Le dichiarazioni di genocidio israeliano sono state dimostrate di volta in volta da una serie di organizzazioni e ONG indipendenti per i diritti umani, senza avere un interesse personale, e comprendono i risultati di gruppi rispettati dall’interno dello stesso Israele.

In realtà, dal suo piedistallo di superbia, Israele non ha solo commesso atti indicibili di genocidio, ma lo ha fatto con assoluta trasparenza, come per dire al resto del mondo: lo abbiamo fatto, e siamo ben oltre la portata del diritto internazionale.

Non si facciano errori al riguardo, il totale della somma degli sforzi di Israele, in questi ultimi 68 anni è, a dir poco, l’aver inflitto in modo deliberato ai Palestinesi, come gruppo soggetto alla giurisdizione di un tribunale, le condizioni di vita e di morte tali da comportare la distruzione fisica totale o parziale.”

In presenza di prove schiaccianti del genocidio premeditato di Israele, sostenere il contrario è ridurre le azioni oscure, malvagie e sistematiche di Stalin, Kissinger, Pol Pot e dello stato Hutu a poco più di un insieme di casualità fraintese.

Sì, Signor Primo Ministro, la dovrebbe smettere di pensare a ciò, mentre è in posizione di preminenza. Oggi Israele è accusato di violazioni della legge di occupazione. Un domani, la sua presenza sarebbe caldamente richiesta, anzi dovrebbe sedersi al banco degli imputati per il giudizio internazionale, ben meritato, sotto processo per genocidio.

Stanley L. Cohen è un avvocato e attivista per i diritti umani, che ha realizzato un ampio lavoro in Medio Oriente e in Africa

Fonte: www.aljazeera.com

Link: http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2016/12/israel-crimes-settlements-161229075030106.html

29.12.2016

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di NICKAL88

Pubblicato da Davide

  • Enrico S.

    Il genocidio di un popolo è in atto senza che nessuno abbia il coraggio non solo di fermarlo, ma neppure di additarlo alla pubblica opinione.
    Non se ne deve parlare. Pena l’internamento in campo di concentramento come ‘amico degli ebrei’ e nemico dello Stato.
    F.to E. Himmler.

    P.S. Fra qualche decennio il mondo si laverà la coscienza istituendo in memoria del popolo di Palestina una ‘Giornata della Memoria’.
    Stay Human.

    • Antonio XV

      Io farei una distinzione importante: il “genocidio” del III Reich non lo vediamo né lo abbiamo visto (per ragioni anagrafiche e spaziali), lo sappiamo perché ce lo dicono e ce ne impongono la memoria e ci puniscono pure se lo “neghiamo”. Quello in atto dei palestinesi, lo vediamo ma ci impongono sempre con legge di “negarlo”..,, di non vederlo, di non chiamarlo con il suo nome… Per i palestinesi il loro genocidio si chiama Nakba, ma in Israele (nome che ha sostituito quello di Palestina) è proibito con legge ricordarlo… Anzi, uno se è palestinese deve pure gioire per il proprio “genocidio”…

      • Enrico S.

        Non ho mai inteso negare né minimizzare la Shoah, in alcun senso.
        Allo stesso modo e per le medesime ragioni non intendo dar retta a chi cerchi di negare o minimizzare il massacro in atto attaccandosi alla terminologia. Non troppo a proposito devo aggiungere, ma sia chiaro: senza intenzione da parte mia di polemizzare.
        I ‘like’ che le ho dato indicano, per quel che valgono, la mia adesione a quanto dice.

  • Giacomo_B

    Prima di parlare di ‘genocidio’ sarebbe bene conoscere sia il significato del termine che la sua fenomenologia. Cambogia, Rwanda, Srebrenica, Sudan, Shoa e Holodomor non hanno niente a che vedere con quello che avviene a Gaza e Cisgiordania

    • Davide
      • Giacomo_B

        Non e’ il massimo citare la Treccani quando si parla di genocidio. Sarebbe meglio citare le fonti legali.

        Ma comunque: nulla di cio’ che e’ proprio di un genocidio sta avvenendo a Gaza o in Cisgiordaia. L’ unica eccezione puo’ essere il massacro di Sabra e Chatila

        • Davide

          Se nel commento sopra scrivi: “Prima di parlare di ‘genocidio’
          sarebbe bene conoscere sia il significato del termine…” Direi la
          Treccani va benissimo.

      • Enrico S.

        Con genocidio, secondo la definizione adottata dall’ONU, si intendono «gli atti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso».
        Mi sembra che la definizione si attagli perfettamente a quella della Treccani. Ma forse parlare di ‘pulizia etnica’ è altrettanto esatto e più pertinente.

        • Giacomo_B

          Il che non e’ quello che sta succedendo a Gaza e in Cisgiordania. Anche la pulizia etnica…non e’ un sinonimo di genocidio. Spesso la pulizia etnica e’ uno dei mezzi con cui si compie un genocidio, ma nel caso della Cisgiordania non e’ caratterizzata dall’ eliminazione fisica dei palestinesi – i quali, anzi, continuano ad avere un tasso demografico altissimo – ma dal trasporto degli israeliani nelle zone occupate. E’ questo che la rende una pulizia etnica.

          Normalmente, e’ molto semplice riconoscere un genocidio. Non e’ cosi in questo caso. Questo non vuol dire che Israele non e’ colpevole di niente – ci mancherebbe – ma che l’ accusa e’ frutto di una propaganda poco efficace, dato che se si parlasse di crimini di guerra si potrebbero avere risultati piu’ concreti anziche’ lanciare accuse per fatti che non sono mai accaduti.

          • Enrico S.

            «…anziche’ lanciare accuse per fatti che non sono mai accaduti».
            Grazie per la sua cortese opinione, ma oltre che ai miei occhi e al mio cervello preferisco rifarmi a gente come Ilan Pappe e Noam Chomsky.
            Senza offesa.

          • Giacomo_B

            Pappe e Chomsky non rappresentano niente, anche se (uno) e’ un grandissimo intellettuale. Ma anche i grandissimi intellettuali hanno torto.

            E ricorrere al principio di autorita’ ( lo ha detto X, X e’ importante, quindi deve essere vero) e’ una fallacia logica.

            Chiediti, piuttosto, come mai nessuna organizzazione, governativa o meno, abbia mai accusato Israele di genocidio. Nemmeno il consiglio dell’ ONU dei diritti umani, organo fuffa cappeggiato dai campioni dei diritti umani che rispondono al nome di Arabia Saudita e Sudan, lo ha fatto. Ci sara’ un motivo, ed e’ sempre lo stesso: non c’e’ nessun genocidio in corso. Nel momento in cui accadra’, te ne accorgerai

          • Enrico S.

            Come vuole.
            Cordialità.

          • Giacomo_B

            No problem. Fai sempre in tempo a cambiare idea. Anche perche’ ogni accusa di genocidio e’ un favore a Nethanyahu, dopotutto

          • Enrico S.

            Come ha detto lei, nessuno lo ha mai accusato di genocidio.
            Ma non mi sembra che se la passi male.

          • Mario Pansera

            siceramente trovo tutta sta polemica sul termine genocidio totalmente inutile. Si tratta di una situazione di ingiustizia lampante, con migliaia di morti, invalidi, gente in carcere senza processo, gente senza dignita e senza diritti. Come la chiami la chiami e’ una situazione indegna di cui Europa e USA sono complici.

          • Giacomo_B

            Lampante perche? Non chiedo per polemizzare, ma sono curioso. Lo sai che Israele, da potenza occupante, e’ stato criticato dagli stati NATO perche’ ‘troppo morbido’ con Gaza e Cisgiordania? Mi riferisco al fatto che prima di bombardare allertino i palestinesi con volantini e chiamate telefoniche specificando ora e zona del bombardamento.

            Quanti altri Stati lo fanno?

          • Mario Pansera

            io sono stato nella West Bank e quello che ho visto mi ha fatto orrore. non ti auguro di ricevere una telefonata o un volantino avvertendoti che in 10 min la tua casa sara bombardata o demolita. Il resto sono chiacchiere che fai per polemizzare. Ci sta, ma mi annoiano. Saluti

          • Giacomo_B

            Preferisci che ti bombardino la casa senza avvertirti? Perche’, quando si parla di guerra, la prassi e’ questa.

          • Tashtego

            Eh, col suo metro il Sig. Htler avrebbe commesso solo un errore di forma, avrebbe dovuto avvertire 10 minuti prima: “Fra dieci minuti vi gassiamo”. Certe gentilezze devono pesare molto sul piatto della bilancia.

          • Giacomo_B

            Il mio consiglio e’ di informarsi di piu’ e di informarsi meglio anziche’ nascondersi dietro l’ ironia. Che e’ un metodo facile, eh, ma non funziona.

          • Antonio XV

            Io sono informato per quanto basta e avanza… Se mai il problema è all’opposto come e da chi tu sei informato, e soprattutto è irritante la tua pretesa di istruirci… Te lo dico in tutta serenità ed anche un poco divertito! Conosco la tua “tipologia” che corrisponde a tipologia a me già nota…

          • Antonio XV

            Ma quale guerra!!! Ma che ne sai tu di guerra!!!! Sei forse un addetto militare all’ambasciata israeliana? Ma per favore, non provocare oltre…

          • Davide

            Non sapevo che la NATO avesse criticaro il modus operarndi isrealiano considerato “troppo morbido” perchè prima di bombardare i palestinesi li allertano con volanti e chiamate telefoniche. Mi citerresti almeno una fonte per questa affermazione ? Grazie

          • Giacomo_B
          • Davide

            Mi dai 2 link che sono fonti israeliane e inoltre non c’è traccia della NATO

          • Giacomo_B

            Leggiti i link. Avrei dovuto essere piu’ preciso, ma le critiche arrivano dai legali della NATO – cioe’ da Von Heinegg e soprattutto da Michael Schmitt che e’ il preside dell’ US Naval War College e uno dei legal advisor piu’ in vista degli USA nel campo del diritto umanitario.

            Quello che intendevo sottolinare non e’ tanto l’autorita’ della provenienza delle critiche, quanto il fatto che Israele, di fatto, adotta degli standard che nessun altro stato adotta.

            Basta vedere quali erano le regole di ingaggio quando US e UK erano potenze occupanti in Iraq, per esempio.

          • Davide

            Diciamo allora che i due legali parlano a titolo personale e non ufficialmente come NATO. E c’è già una bella differenza.
            Riguardo agli standard che adottano…a me viene in mente solo il fosforo bianco.

          • Giacomo_B

            Perche’ evidentemente il fosforo bianco – che e’ una pratica per la quale i coandanti militari andrebbero processati – e’ l’ unica cosa che vuoi vedere di un quadro molto complesso

          • cdcuser

            Davide, questa è Hasbara in action

          • Giacomo_B

            Piu’ che hasbara li chiamerei fatti. Ho prima esortato a linkare qualsiasi documento che accusi Israele di genocidio – non di crimini contro l’ umanita, bada bene – e non ho avuto risposta. Ma di che parliamo?

          • cdcuser

            ☺☺☺☺☺☺

          • Giacomo_B

            Attendo risposta, cerca pure, intanto 😀

          • cdcuser

            ☺☺☺☺☺☺

          • Tipheus

            Quindi se le telefonano e le dicono: scusi, domani alle 17 bombardiamo casa sua, non si faccia trovare dentro, è tutto OK? Politically correct?

          • Antonio XV

            Se tu non sei in grado di vedere perché la questioni di cui si parla qui è “lampante”, il problema è tuo… non nostro! Ed il fatto che poi tu non veda e pretende di dire a noi di essere “non vedenti”, ti rende alquanto e legittimamente sospetto…. poi, certo, in senso assoluto, tutto è relativo, ma qui non facciamo questioni di logica pure, dove certo tu non puoi pretendere di farci da maestro…

          • Antonio XV

            Poiché hai già abbastanza contradditori, non intendo infierire… Ricordo soltanto (senza lanciare accuse verso di te) che il governo israeliano ha sulla rete migliaia di agenti pagati (o non pagati) per fare interventi come i tuoi… La cosa è risaputa e non devo dare nessun link di documentazione. Gli utenti esperti hanno il fiuto per riconoscere questi agenti… Ma ripeto: non ti sto accusando di nulla! Me ne guarderei a fare una cosa del genere senza la benché minima prova… Adesso poi che si avvicina il 27 gennaio è tutto un festival… irto di pericoli. Naturalmente, la mia pietà e la mia solidarietà va a tutte le vittime della storia, qualunque sia l’etnia, la religione, il colore della pelle, e quanto altro, come pure va il mio biasimo verso chiunque voglia strumentalizzare la tragedia e la sofferenza umana.

          • Giacomo_B

            Guarda, il mio profilo facebook lo vedi liberamente da Disqus. Il fatto che mi accusi di essere un agente israeliano perche’ dico che le autorita’ israeliane dovrebbero essere accusate di crimini di guerra e non di genocidio la dice lunga sulla profondita’ delle tue argomentazioni

          • Antonio XV

            Ho detto che non ti accuso di un bel nulla! Come devo dirtelo? Non perché trovi convincenti ed apprezzabili i tuoi argomenti, ma perché non ho nessuna prova in mano, e potrei anche sbagliarmi nel valutare i tuoi argomenti, Rinvio per il mio pensiero alle mie affermazioni ultime di sopra, senza interlocuzione… Ho cercato di esprimermi in forma generale e astratta senza polemizzare con nessuno… Non sarà il caso tuo, ma è documentata l’incursione di “agenti” dell’hasbara in siti come questi, ancora non egemonizzati e controllati… Non ho interesse per i tuoi argomenti, e non vorrei come in genera accade che tu (esemplificativamente( passassi una dritta ai media dicendo che in questo Forum si compiono e consumano reati di “antisemitismo”… Puntualmente, finisce sempre così… Con uno che attizza la provocazione, fa incazzare chi ci casca (lo si trova sempre), ed il gioco è fatto… L’ho visto tante volte!

          • Giacomo_B

            Guarda che questo sito lo leggo dal 2006 eh. Ed e’ stato un sito fondamentale per farmi sviluppare una coscienza critica. Per questo, quando si scrivono cose inesatte, e questo e’ il caso, lo faccio notare

          • Antonio XV

            Coscienza critica di che?

          • clausneghe

            Vero Antonio 15.. A me è capitato su Ansa.it dove commentavo via fb. Ho incontrato un tal prof. Marandola o qlcs del genere che mi ha fatto bannare a vita sui siti in combutta con faceebok.
            Saynasin anche..

          • Antonio XV

            E perché tu cosa mi rappresenti?

          • Antonio XV

            No, per favore! Dimmi come la prenderesti se entrassi in casa tua, facessi tutto quello che mi pare, e se infine decidessi di risparmiarti la vita, mi accontessi di cacciarti da casa tua… L’esistenza dello Stato di Israele cozza contro i principi del diritto internazionale e dell’etica come in genere la intendiamo…

          • Giacomo_B

            Sei sicuro che cozzi coi principio del diritto internazionale? l’ unico principio che conta, in diritto internazionale, e’ quello del ‘ Uno Stato e’ di chi lo conquista e mantiene’.

            Al di la’ di questo, Israele rappresenta l’unico caso nella storia in cui l’ ONU non sia riuscito a trovare una soluzione giuridica, e politica, a una contesa territoriale. Sei sicuro sia al 100% colpa degli ebrei?

          • Antonio XV

            Bisogna vedere dove e con chi lo hai studiato il diritto internazionale… Ma non intendo continuare con te. Le tue tesi non le condivido e le respingo. Tu puoi fare altrettanto con le mie: non mi offendo. Il mondo anche quello virtuale della rete è grande…

          • Antonio XV

            Ma tu poi sai davvero cosa sono i “crimini di guerra”? Come nasce questa categoria concettuale? Come è possibile l’idea stessa di una delimitazione della guerra stessa? A me pare che tu pretendi troppo di sapere ciò che non sai… e che stai cercando una provocazione e del sensazionalismo… Già, non è “genocidio” ma se mai solo innocenti ed innocui “crimini di guerra”… Ma per favore!

          • Antonio XV

            No! Non si tratta di stabilire se israele è “colpevole” di “genocidio” o di “crimini di guerra”. Il problema è ben diverso: se uno Stato come quello di Israele, che è sorto e si regge nel modo che sappia, ha o non ha un fondamento di “legittimità”. Io sono d’accordo con Gilad Atzmon e con i rabbini di Neturei Karta: non ha fondamento alcuno di legittimità e per questo motivo dovrebbe essere non “distrutto” come paventa strumentalmente l’hasbara evocando scene di violenza, ma “smantellato” giuridicamente e istituzionalmente, forse dentro uno Stato Unico (non la barzelletta fraudolenta dei due stati) dove possano convivere pacificamente, se ci riescono, gli aborigeni palestinesi e gli immigrati ebrei… Il come sia possibile non è affar mia, l’inaccettabile sul piano della giustizia, del diritto e della convivenza pacifica fra i popoli (e gli ebrei un popolo non lo sono: vedi Shlomo Sand) è cosa che riguarda ognuno di noi…

      • Davide

        Se nel commento precedente scrivi: “Prima di parlare di ‘genocidio’ sarebbe bene conoscere sia il significato del termine…” Direi la Treccani va benissimo.

    • maboba

      Sono d’accordo con te. Il fatto che l’articolo venga da ALjazeera me lo fa sentire poco obiettivo, per usare un eufemismo spinto. A me da fastidio che si voglia coprire e nascondere il proprio antisemitismo viscerale con argomenti ed analisi strumentali di un conflitto che nulla ha in comune con il “genocidio”. Altrimenti anche il famoso massacro del “settembre nero” compiuto da arabi di Giordania dovrebbe essere classificato così. Come anche quelli perpetrati da arabi nel sud Sudan e nel Darfur, che però non hanno mai scaldato i cuori di queste stesse persone che li hanno bellamente ignorati e mai si sono “indignati”. Circondato da paesi con centinaia di milioni di persone che ne vorrebbero la distruzione si difende con ogni mezzo, e quindi facendo certamente azioni da condannare, così come hanno fatto quasi tutte le nazioni di questa terra da che mondo e mondo. Viene invece additata come la sentina di tutti i mali della terra.
      Oltre all’antisemitismo spacciato per antisionismo, pesante è anche il ruolo dei fiumi di petrodollari che invade redazioni, università e molte stanze “politiche” europee ed americane.

      • Enrico S.

        «A me da fastidio che si voglia coprire e nascondere il proprio antisemitismo viscerale con argomenti ed analisi strumentali di un conflitto che nulla ha in comune con il “genocidio”»
        Interessante. Perciò gli ebrei e gli israeliani contro la politica di Israele sarebbero ‘antisemiti viscerali’. Non si finisce mai di imparare.

        «Oltre all’antisemitismo spacciato per antisionismo, pesante è anche il ruolo dei fiumi di petrodollari che invade redazioni, università e molte stanze “politiche” europee ed americane».
        Dato che né Europa né tantomeno Stati Uniti (che al contrario sono i principali sostenitori della politica di Israele, aldilà di ‘richiami’ di facciata) hanno mai mosso un dito né per far cessare i soprusi né per condannarli, attendo lumi in proposito.

    • Antonio XV

      Appunto. In Ilan Pappe, nelle pagine introduttive a la Pulizia etnica della Palestina, si dice che nella legislazione Onu seguita alla guerra nella ex-Iugoslavia, la pulizia etnica è equiparata al genocidio, come è pure genocidio privare un popolo della sua classe dirigente… esattamente come avvenne ad opera degli inglesi negli anni 1936-39 con la repressione della rivolta palestinese… Il famoso muftì è uno scampò a questo “genocidio” e riparò all’estero tentando di essere di aiutò al suo popolo… Da chi poteva andare? Dagli Inglesi? Certo che no!… Il resto della storia lo sapete, se appena sapete di queste cose e non siete “analfabeti”, come si dice in altro articolo di CDC…

      • Giacomo_B

        Non e’ assolutamente vero che Genocidio= privare il popolo della classe dirigente. Allo stesso modo pulizia etnica, come ho gia’ spiegato sopra, non e’ sinonimo di genocidio.

        • Antonio XV

          Ti avevo citato una fonte normativa, citata in Pappe… La normativa Onu seguita ai fatti di Iugoslavia… A me sembra una cosa ovvia…

    • Antonio XV

      La questione è quella classica di lana caprina, ed il fatto che la si ponga è pretestuoso e sospetto… Non è il nome da dare alla cosa il problema, ma l’esistenza stessa della “cosa”, del “fatto”, ossia la “Pulizia etnica della Palestina” descritta da Pappe per il 1948 in un libro ormai ineccepibile, ed il suo inizio a partire dal 1882, con i primi insediamenti consapevolmente e dichiaratamente sionisti… Al “fatto” si accompagna la sua qualificazione ad opera di altro “ebreo israeliano”, Gilad Atzmon, che definisce – a differenza e in opposizione a Pappe – non come “colonialismo di insediamento”, ma come “primatismo razziale a carattere globale”, dove il “globale” implica che anche questa pagina e questo Forum sia sorvegliato da agenti, gruppi, associazioni, coperture risalenti al governo israeliano come massima espressione visibile della Lobby, di cui appunto parlano anche Mearheimer e Walt, il cui libro non è stato affatto “demolito”, a distanza di anni, come ricordo annunciava Maurizio Molinari, allora corrispondente dagli Usa e oggi direttore della Stampa. Tutto si lega nell’universo sionista, che è “globale”… Sono un complottista? Può darsi… e allora?

      • Giacomo_B

        E tre. Genocidio non e’ necessariamente sinonimo di pulizia etnica, e viceversa. Io penso ci possa essere piu’ di qualche elemento per affermare che in Cisgiordiania sia in atto una lenta pulizia etnica, ma non mi sento di affermare che sta avvenendo un genocidio

  • Paolo Sacchetti

    …davvero si sta disquisendo sulla correttezza o meno di termini quali genocidio, pulizia etnica ecc.? Significa forse che se la parola ‘genocidio’ non calzasse allora ciò che Israele ha fatto e sta facendo è tutto ok? 😐

    • Giacomo_B

      Seh, buonanotte. Ovviamente non e’ cosi. Ma Israele andrebbe accusato per quello che ha fatto. Esattamente come un ladro dovrebbe essere accusato di furto e non di stupro o di strage

      • Truman

        Giusto per capire: solo nell’operazione ‘piombo fuso’ gli israeliani uccisero oltre mille palestinesi nel corso di pochi giorni. Evidentemente uccidere un centinaio di palestinesi al giorno (di cui oltre metà bambini) è poco. Quando si può cominciare a parlare di genocidio?

        • Giacomo_B

          Non e’ una questione di numeri, quanto di intenzione. Israele nonha intenzione di eliminare fisicamente tutti i palestinesi, tutt’ altro. Se lo volesse non farebbe un centinaio di morti palestinesi al giorno, perche, perdonami la crudezza, in un area con le densita’ abitative piu’ alte al mondo (quasi 2 milioni di persone su 365 kmq), mille morti in dieci giorni non sono molti. Anche considerando che la maggiorparte sono o combattenti o danni collaterali (il che, ti piaccia o meno, li rende ‘legalmente’ giustificati. Ma questo e’ un altro discorso).

          Se Israele volesse davvero perseguire pratiche genocide ci metterebbe una settimana a fare tabula rasa di Gaza. Prova a ricordare cosa e’ stata Srebrenica, il Rwanda o la Cambogia. In ogni genocidio, nel giro di pochissimo tempo un gruppo etnico viene fatto sparire dalla faccia della terra, senza distinzione tra militari e civili, adulti e bambini. Non e’ quello che succede a Gaza o in Cisgiordania. Questo non significa, lo ripeto, che Israele non sia da criticare. Ma andrebbe criticato per crimini che ha commesso, altrimenti l’accusa di genocidio diventa un gigantesco buco nell’ acqua

          • Antonio XV

            “Eliminare” qualcuno non significa farlo necessariamente nel senso di “fisicamente”. Vi sono sistemi anche più raffinati, e non vi è dubbio che in Israele su questo aspetto tecnologico si siano notevolmente “evoluti”.

        • clausneghe

          Giusto per capire: Ricordo che il termine “piombo fuso” non è di fantasia..Era la punizione che riservavano gli antichi “saggi” Ebrei a certi colpevoli.
          Consisteva nel far scendere con un imbuto del piombo fondente in gola alla vittima legata ad una sedia.
          Possiamo vedere che il tristemente olio di ricino fascista era una bazeccola in confronto..
          Eh, la bontà…

  • Adriano Pilotto

    la questione che può sollevare l’articolo, più che la discussione sulla concezione e la pratica genocida, è, a mio parere questa: Israele è o non è un ” rogue state”?
    Per quanto abbia lavorato sulla definizione, che è originariamente americana, Israele vi cade sempre dentro.

  • GioCo

    “Netanyahu provocatorio …” (cit.)

    Ovvio. Netanyahu segue un filo preciso, cioè quello di rendersi il più antipatico che può in modo da apparire una vittima, per sostenere che “gli ebrei sono perseguitati dal mondo perchè il mondo odia gli ebrei”.

    Io vorrei dire a questi ebrei nazionalisti e ai loro sostenitori che il mondo umano odia se stesso. Io non so che cos’è un essere umano, posso sapere come si comporta. Poi so che il territorio dove siamo nati e cresciuti ci dona un imprinting, una cornice che poi usiamo per avere una nostra identità. Come un attore che deve recitare la sua parte prendendo i panni che gli capitano di rappresentare, se vuole stare sul palcoscenico della vita. Sicchè le mie idee non saranno mie finché non conquisto una identità altra, più grande, da mettere davanti a questo carosello di differenze di indentità.

    Facendo così, non valuto un ebreo perché si comporta da ebreo e giustifica il suo comportamento con il movimento sionista. Non me ne frega proprio niente.

    Penso che se un uomo considera prioritaria la difesa, al punto di giustificare un attacco preventivo rispetto un pericolo che individua unilateralmente come oggettivo e non vuole considerare in altro modo la faccenda, semplicemente è un criminale o una persona che ha perduto l’equilibrio con la sua componente emotiva. Noi descriviamo così psicopatici o criminali, a prescindere da quale sia poi la loro provenienza.

    Netanyahu credo abbia bisogno continuamente di ricompattare questo popolo entro il quadro politico che impedisca una lettura criminosa dei comportamenti e queste occasioni sono perfette.

    Se non sostuiremo raziocinio alle reazioni di pancia (per carità, comprensibili) queste provocazioni risulteranno efficaci e comunque sempre giustificate.

    Dovremmo saperle per quel che sono e rimetterle in un ambito di azione (criminale) ma anche umana generale: poi però non devono essere fatte distinzioni rispetto a tutti gli altri crimini, dal’ex Jougoslavia, alla Libia, dal Niger alla Grecia, o altrove. Se no con quale statura morale pretendiamo di dire a chicchessia (sia pure l’interventismo neocon americano in Iraq e Afganistan) che è un criminale?

    Smettiamola di fare settarismi e iniziamo a considerare una legalità che riguarda la convivenza di tutti sul pianeta, non solo qualcuno da additare come colplevole e qualcun’altro come vittima. Iniziamo a ragionare da Persone umane.
    Sembrerà inutile, ma non è inutile: è semplicemente l’unica via possibile.

  • Antonio XV

    Vorrei chiarire e concludere il mio pensiero su un argomento quanto mai pericoloso, dicendo peraltro cose di assoluto buon senso. Ciò che noi oggi sappiamo che i palestinesi subiscono da più di cento anni è più grave, sotto tutti i parametri, di ciò che gli “ebrei” dicono di aver subito, dove il “dicono” è per nulla dubitativo, ma assertivo. Inoltre, ciò che i palestinesi hanno subito e continuano a subire in nessun caso può esser fatto loro subire a titolo di risarcimento di ciò che gli ebrei dicono di aver subito per colpa per lo più degli europei o di tutti gli altri popoli della terra. E’ contro ogni elementare principio di giustizia che per colpe vere o presunte degli uni si faccia pagare un terzo innocente. Ciò che vediamo per i palestinesi è oggi il caso più lampante di ingiustizia sia sotto il profilo giuridico che sotto quello etico e morale. Perché accade ciò? Perché lo subiamo? Perché la nostra coscienza etica è impotente? La riposta è semplice: è il mondo di giustizia che ci hanno imposto i vincitori del secondo conflitto mondiale. Ciò che è vero e giusto è a misura di ciò che essi comandano… Devo continuare a dice cose scontate che tutti gli uomini liberi di sana ragione e di giusti principi morali sanno? Mi accontento di un solo rinvio per approfondimenti: Gilad Atzmon la cui definizione di sionismo come “primatismo razziale a carattere globale” resta insuperata.

  • Antonio XV

    Post Scriptum – Un consiglio alla Redazione di Come Don Chisciotte: disabilitare i commenti per questo articolo. Non perché non ritenga che di questo e di ogni altra cosa si possa parla e in condizioni normali si abbia il diritto di parlare, ma perché so quali sono le tecniche dell’Hasbara.

    • Davide

      I commenti resteranno aperti finché i toni saranno pacati e la discussione civile.

      • Antonio XV

        Il mio non voleva essere un invito alla censura o a restringere la libertà del dibattito, ma un semplice avvertimento e informazione sulla base della mia conoscenza ed esperienza di come funziona l’Hasbara o come altrimenti si vuol chiamare l’apparato di propaganda e controllo dello Stato di Israele su tutta la rete incluso siti come questo dove sono pronto a scommettere che sono ora presenti osservatori e agenti…

  • fastidioso

    Secondo me, Stanley Cohen è nel database del mossad…

    • Antonio XV

      Non escludo nulla… Potrebbe essere un articolo civetta… Ed io infatti non mi sono pronunciato sull’articolo, ma sul tema dove ormai ho una discreta conoscenza senza ritenermi uno specialista.

  • clausneghe

    Eh, quando compaiono le zucchette kippette tutti hanno paura…
    E’ che Lui, l’eletto Zion non ne ha abbastanza di essere temuto, vuole anche essere amato, poverino..
    E per riuscirci squarcia, brucia, sradica…e manda Troll..
    Ma amiamolo questo degenere, in fin dei conti è anche Lui figlio del Padre e nostro fratello…
    Perdonateli perchè essi non sanno e hanno seguito ancora una volta i falsi profeti di guerra.
    Non sarà però la loro violenza scientifica a salvarli.
    Devono chiedere perdono e finirla.
    Oppure aspettare di vedere la “Gerusalemme liberata” scendere dal cielo vestita d’or…
    Dopo l’Armageddon s’intende..

    • fastidioso

      “quando compaiono le zucchette kippette tutti hanno paura…”
      E’ per questo che Goldstone cambiò il suo “rapporto” dopo Piombo fuso ?

      • Giacomo_B

        Se leggessi il rapporto capiresti che da una interpretazione del diritto a dir poco fantasiosa.

        Oltre alla pressione della lobby ebraica – che esiste, come insegnano Mearsheimer e Waltz nel loro libro ‘La Israel Lobby e la politica estera americana’ – bisognerebbe pensare anche alle lobby musulmane, sciite e sunnite, e alle loro disponibilita’ finanziarie

        • Antonio XV

          E allora? Noi qui stiamo parlando di una, e di una soltanto Lobby. Di tutte le Lobby che sono esistete nella storia dalla notte dei tempi nessuno ha qui l’ambizione assurda di scriverne la storia… Il rapporto Goldstone esiste in traduzione italiana e a suo tempo lo lessi… Che Goldstone sia stato raggiunto dalla Lobby e pressato e cucinato è cosa notoria… La Commissione Goldstone era una commissione fatta di più persone… Il suo “se avessi saputo…” è semplicemente qualcosa di idiota che conferma anziché invalidare il rapporto legato al suo nome… I miei sospetti sulle tue argomentazioni aumentano anziché diminuire… Ma alla fine cosa vuoi dimostrare? Che il Palestina, ribattezzata Israele, scorrono fiumi di latte e miele? Forse per gli ebrei immigrati ed accolti con chiavi in mano, non certo per i palestinesi cacciati dalle loro case e trasformati in un popolo di profughi… ve ne sono anche in Italia, dove hanno dovuto radicarsi… Non credo che torneranno mai in Palestina, dove io avrei voluto che stessero… Ciò che rende sempre più sospetta la tua argomentazione è la pretesa di “normalizzare” un fatto assolutamente inaccettabile sotto ogni punto di vista: l’invasione di un territorio e lo sterminio degli… “indigeni”… Oggi tutti a dare addosso ai musulmani per frasi scritte sul Corano, ma ci si dimentica che la Bibbia inizia con lo sterminio dei Cananei addirittura per ordine divino… Credo che oggi gli israeliani pratichino il “comandamento divino” ed in senso letterale molto più di quanto non lo facciano i musulmani, la cui componenti ISIS ha radici che portano in Israele.

          • Giacomo_B

            Mi fermo qua. Non hai ne’ la serenita’ ne l’ umilta’ per continuare a discutere. Nessuno vuole dire che in Israele sia tutto latte e miele, quindi gli straw-man argument risparmiateli, che ad aver ragione contro interlocutori immaginari ci riesco anche io

          • Antonio XV

            Fermati pure… Umiltà, serenità? Ma per favore! Esiste la santa indignazione! Guai quel giorno in cui smettessimo di indignarci di fronte a ciò che grida vendetta al cospetto di Dio… Non sono io che manco di umiltà e serenità, sei tu che manchi di senso del pudore e della misura, volendo subdolamente normalizzare ciò che non può essere normalizzato… Lelio Basso che di diritto internazionale se ne intendeva, se non ricordo male chiedeva la cessazione dei rapportiu diplomatici con Israele…

  • Antonio XV

    Vedo che la Redazione non ha colto il mio suggerimento di chiudere la discussione su un tema altamente pericoloso… Ma visto che la discussione continua, voglio cercare di far ridere dando il link di una in assoluto più fetide testate di propaganda israelo-sionista… a suo modo istruttiva per capire fin dove può arrivare la faziosità… Tutti sanno chi è BHL… Leggendo nel titolo trovo che sarebbe stato censurato dal Corriere della Sera che spesso ne pubblica gli articoli… Cosa si intende normalmente per censura? Che ad esempio la redazione di CDC interviene adesso su questo mio testo e ne elimina delle parti, o peggio ancora ne altera il senso sostituendo parole e concetti e magari facendomi dire il contrario di ciò penso… E dunque il Corriere della Sera avrebbe censurato BHL? Leggendo sotto il titolo trovo che invece semplicemente non ha selezionato e scelto un articolo francese di BHL… Per contrastare la presunta censura che fanno questi faziosi ultragovernativi? Lo traducono loro… A leggerlo l’articolo di BHL lo si trova essa pure di una faziosità tale che con tutta evidenza il principale quotidiano italiano si è vergognato di pubblicarlo o di prenderlo in considerazione… Già la gente legge poco i giornali… L’articolo di BHL sarebbe stato un ulteriore disincentivo all’acquisto e lettura dei quotidiani… Ritorno sul tema già enunciato. L’intera stampa occidentale dalle testate maggiori giù giù fino ai più remoti blog è condizionata da una propaganda che dispone di mezzi finanziari illimitati e di apparati polizieschi di vera censura e repressione altrettanto illimitati… Eccolo il link, ridete pure: http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=115&sez=120&id=65039

  • Tipheus

    Quand’è che il genocidio diventa legge ed è sanato? Non sembri una provocazione. Io piango per il genocidio del Popolo palestinese, per il quale non vedo più alcuna soluzione se non quello dell’annessione totale ad Israele con concessione della cittadinanza israeliana ai superstititi cisgiordani (Gaza potrebbe diventare una città stato) come agli arabo-israeliani. Forse questo porrebbe fine alle violenze senza fine, e la componente araba di Israele, passando di colpo dal 15 al 30/35 % circa, forse sarebbe più rispettata. E col tempo, demografia permettendo sovvertirebbe i rapporti di forza, come succede dappertuto tra poveri e ricchi (Irlanda del Nord, Alto Adige, Stati degli USA ex messicani).
    Dico questo perché Israele sa che, finché nessuno applicherà sanzioni o la bombarderà se ne potrà fregare dell’ONU, e alla fine la violenza sarà sancita dalla tradizione.
    Chi può riparare oggi al genocidio degli Armeni? E a quello dei Pellerossa?
    Esiste nella storia il “fatto compiuto”. O vogliamo “delatinizzare” la Francia per ridarla ai celtici (che non ci sono più) o il Messico agli Aztechi (i cui discendenti che ancora ne parlano la lingua oggi sono il 2,5 % della popolazione messicana).
    Non c’è niente da fare. La storia è spietata. La violenza sta vincendo sul diritto. Forse il crollo del NWO sta arrivando troppo tardi per i poveri palestinesi.
    Se andiamo sul piano del diritto gli israeliani sono immigrati irregolari che si sono appropriati di una terra non loro, Tel Aviv inclusa. Altro che confini del 1967, due stati e simili chimere.