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I candidati cinesi continuano a superare il più difficile test d’ingresso di finanza

DI EVELYN YU, KIUYAN WANG E JEANETTE RODRIGUES

bloomberg.com

Per tre estenuanti anni, Ranger Yu si è svegliato quasi ogni giorno alle 6 del mattino. Ha poi studiato fino a mezzanotte per prepararsi al Gaokao, il famigerato test di ammissione alle università in Cina. Alla fine, ha detto, i tre esami per diventare un analista finanziario abilitato (Chartered Financial Analyst) sono risultati relativamente agevoli.

Il nativo di Shanghai ha studiato sul posto di lavoro, dopo il lavoro e nei fine settimana: è riuscito così a superare al primo tentativo tutti e tre i livelli del programma, tenuto esclusivamente in lingua inglese; ha così aggiunto le lettere CFA al proprio curriculum di analista sanitario presso un gruppo di ricerca medica.

Ora Yu ha la risposta ad una domanda sempre più diffusa tra gli aspiranti professionisti: come resistere così pervicacemente, anche di fronte all’ostacolo della barriera linguistica?

Quello del CFA è stato a lungo noto come il test più duro di Wall Street – con domande che spaziano su derivati, economia, etica e valutazioni complesse, scritte in un gergo finanziario così duro da mettere a dura prova il laureato medio statunitense. Il CFA Institute di Charlottesville, in Virginia, che gestisce il test, avverte che ogni livello richiede 300 ore circa di studio. Gli aspiranti titolari di certificazione trascorrono anni a sostenere e ripetere i test; una sgobbata che ha ingenerato un settore di libri di testo, lezioni e siti web (come, ad esempio, 300hours.com), dove gli speranzosi si scambiano suggerimenti, lamentele e persino teorie della cospirazione.

Negli ultimi anni, dalle vaste statistiche pubblicate dall’istituto, è emersa una tendenza: i candidati provenienti dall’Asia – ed in particolare dalla Cina – hanno invaso gli esami, superando l’interesse di ogni altra regione. Al tempo stesso, il tasso di passaggio globale è salito.

In varie interviste, i detentori di CFA ed i candidati provenienti dalla Cina hanno descritto il superamento degli esami come una passeggiata di salute, dopo aver trascorso la propria giovinezza a studiare per il Gaokao. Molti sono rimasti impassibili di fronte agli avvertimenti sul forte impegno richiesto, rispondendo di essere disposti a studiare per ben più delle 300 ore.

Yu, che ha affermato che “la diligenza è la chiave” per andare avanti nel crescente settore dei servizi finanziari in Cina, è riuscito a ritagliarsi del tempo prima e dopo il lavoro; ha quindi trascorso i fine settimana in biblioteca o in lezioni lunghe tutta una giornata alla Golden Education. Questa è una delle più grandi scuole di preparazione CFA del paese, molte delle quali vantano una percentuale di passaggio del 70% o dell’80%, di gran lunga superiore al tasso globale del 45% dello scorso giugno.

Barriera linguistica

Secondo Nick Pollard, amministratore delegato dell’istituto per la zona Asia-Pacifico, la crescita dei partecipanti al test rispecchia “una crescente domanda di talenti finanziari” nella regione. Il tasso medio di superamento in Asia “è in linea con il resto del mondo”, ha detto.

Golden Education, ed i suoi concorrenti, cercano di rendere efficiente lo studio, affinando il materiale che aumenta le possibilità di passaggio. Un programma al prezzo di oltre $1.500 sul sito web di Golden Education inizia con un corso intensivo di inglese finanziario.

“Abbiamo la barriera linguistica”, dice Niu Jia, docente senior per il programma CFA della scuola. Ci sono però anche ulteriori sfide per gli studenti cinesi. “L’esame si basa su princìpi contabili e modelli di valutazione che a volte differiscono da quelli più spesso insegnati nelle università.”

La scuola assegna ad ogni allievo un “ispettore” per tener traccia dei propri progressi lungo tutto il curriculum. Sostiene che i propri allievi nelle università abbiano un tasso di passaggio dell’esame da CFA di circa l’80%. Non c’è modo però di verificare in modo indipendente tale cifra.

ZBG Education, con sede nella metropoli sud-est di Guangzhou, offre campi estivi ed invernali di 15 giorni, abbinati a corsi nel fine settimana e corsi online. Il programma ha raggiunto un tasso di passaggio di circa il 70%, in parte anche grazie al calibro degli studenti che vi si iscrivono, dice Jason Pi, un docente senior. E pur tuttavia, invece di 300 ore, ne consiglia almeno 400.

I migliori studenti

“Coloro che affrontano il CFA sono alcuni dei migliori studenti in Cina”, ha detto. “Per la maggior parte dei miei allievi, poche centinaia di ore non sono un grande impegno. Non è alcunché in confronto agli sforzi che occorre fare per entrare in una delle migliori università del paese.”

Il CFA pubblica dati di registrazione regionali per gli esami di giugno e dicembre, ma rende noti solo i tassi di passaggio globali. Sul suo sito, esorta gli aspiranti, prima di registrarsi, ad esaminare attentamente i servizi di preparazione, ed offre un elenco di quelli che ha analizzato ed approvato (le dozzine di servizi approvati includono Bloomberg Prep, una sezione di Bloomberg LP, la società madre di Bloomberg News).

“Incoraggiamo i candidati ad utilizzare fornitori approvati di servizi”, dice Pollard in risposta alle domande sulle percentuali di passaggio comunicate dalle scuole. “L’Istituto CFA pubblica tassi di passaggio medi ogni anno: i candidati dovrebbero utilizzare queste informazioni come indicatore per ciò che è ragionevolmente raggiungibile.”

L’ossessione della Cina di far bene al Gaokao è oggetto di documentari sull’angoscia che i giovani soffrono durante anni di intense full immersion, a volte in appositi collegi lontani da casa. Formalmente chiamato National College Entrance Examination, è noto per indurre esaurimenti nervosi e persino suicidi. Nel 2019, un numero record di 10,3 milioni di studenti ha sostenuto l’esame.

Il test, spalmato su più giorni, griglia gli studenti su una vasta gamma di argomenti: potrebbe, ad esempio, chieder loro di dimostrare il teorema di Pitagora, calcolare la potenza di una gru date le dimensioni e la velocità del proprio carico o scrivere un saggio breve in una lingua straniera sulla cultura del tè. Un esempio di domanda, pubblicata dal China Daily nel 2015, richiedeva agli studenti di conoscere le correnti e la direzione del vento che avrebbero incontrato durante una navigazione dalla provincia del Fujian a Venezia via Mumbai.

No divertimento

E non è neanche l’unico test difficilissimo presente in Asia. In India, ad esempio, le migliori scuole di tecnologia utilizzano il Joint Entrance Examination come base per l’ammissione, rendendola una fonte diffusa di ansia tra i giovani. In Giappone, c’è un test gestito dal National Center for University Entrance Examinations.

Gli studenti asiatici non emergono perciò immuni dalle tensioni emotive della preparazione per gli esami CFA. Per Priscilla Wang, che ora lavora in una società di rating del credito ad Hong Kong, concentrare la propria vita attorno al test ha richiesto un forte tributo.

“Non ho avuto tempo per divertirmi”, ha detto la Wang, che è nata e cresciuta in Cina ed ha frequentato il college negli Stati Uniti. Ogni giorno è andata direttamente a casa dall’ufficio per studiare, ed ha dovuto trovare luoghi tranquilli per leggere nei fine settimana. “Ho dovuto dire ‘no’ a molte opportunità di socializzazione. Anche quando mi rilassavo un po’, il mio cuore era sempre pesante. Pensavo che avrei dovuto studiare”.

Uno dei motivi della popolarità del CFA in Asia è che offre credenziali riconosciute a livello globale ai candidati, che potrebbero non aver frequentato una scuola di fama internazionale, come la Harvard Business School o la Wharton School dell’Università della Pennsylvania, dove i costi sono proibitivi per la maggior parte degli studenti.

Ronald Leung ed Eddie Chung, entrambi consulenti finanziari ad Hong Kong per Deloitte China, stimano che quasi la metà del proprio team si stia dando da fare per ottenere una certificazione CFA. I due hanno risparmiato soldi evitando le scuole di preparazione, ritagliandosi del tempo libero dal lavoro e studiando in modo indipendente. Il datore di lavoro ha concesso loro altri tre giorni per ogni livello. Chung deve affrontare ancora un test, mentre Leung ha finito.

È stato “molto doloroso”,  ha detto Leung, che in media per ogni esame ha trascorso tre mesi a studiare, passando il terzo al secondo tentativo. Ancorché sia anche un contabile pubblico certificato, vuole ulteriormente impreziosire il proprio curriculum. “Vorrei un altro titolo professionale”, ha detto.

 

Evelyn Yu, Kiuyan Wong e Jeanette Rodrigues

Fonte: https://www.bloomberg.com/

Link: https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-11-25/how-china-cfa-applicants-keep-beating-finance-s-most-brutal-exam?srnd=premium

25.11.2019

 

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da HMG

 

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

6 Commenti

  1. Questo articolo può essere fuorviante per qualcuno, in quanto pone l’accento sul superamento dei test per diventare analista finanziario. Dovrebbe invece far riflettere e soprattutto comprendere perché i cinesi ci sommergeranno senza possibilità di scampo. Perché i loro giovani studiano e si applicano ferocemente. Una mia giovane conoscente si è recata in Cina con il programma Erasmus per terminare gli studi di architettura e ha toccato con mano la differenza tra il sistema educativo cinese e quello italiano. Lì gli universitari iniziano il loro “lavoro” alle 7 di mattina e vanno avanti tutto il giorno, stimolati continuamente ad unire teoria e pratica. Poi certo, lì un giovane architetto non fa la fame perché vi sono città in enorme espansione e quindi lavoro in abbondanza ma lo stesso ragionamento vale per qualunque altro laureato, di qualunque disciplina, perché è garantito che sia preparato al livello più alto. I cinesi non hanno solo la quantità ma ormai anche la qualità per surclassarci a fronte di un sistema scolastico che in Italia è costruito per produrre analfabeti e dove anche i pochi con preparazione eccellente non trovano impiego in un sistema produttivo che privilegia la mediocrità.

  2. Che spreco tanti sacrifici per diventare un analista finanziario.

    Diverso sarebbe stato se ci fosse un equivalente in ingegneria, informatica, biotecnologie…

    Almeno si impara qualcosa di vero, non che potrebbe e dovrebbe essere riformato se non abolito domani. Specie da un regime socialista. Per non parlare del fatto che la finanza, è un gioco truccatello.

  3. E’ stato già stigmatizzato da altri: il problema è essere parte di una cultura emergente. Noi eravamo così durante il boom economico, quando a Prato, ad esempio, non c’erano né sabati né domeniche ma solo giornate lavorative. Poi è arrivato il benessere, e ci si è posti la domanda sul senso dei soldi. Si tratta di processi inevitabili. Oggi a Prato i cinesi stanno facendo quello che gli italiani facevano cinquant’anni fa.
    Vero poi che ogni cultura ha delle prerogative uniche.

    L’Italia ha ormai smesso di essere una cultura emergente per una serie di cause, non ultima quella del conflitto con la Germania in zona euro. Questa situazione si riverbera in ogni ambito, compreso quello universitario dove l’insegnamento non è più come quello di trent’anni fa. La futura classe dirigente vive oggi tra miti esterofili (Erasmus) e distacco verso la propria esistenza anche per l’incertezza del futuro lavorativo. In altre nazioni tali distacchi e incertezze non esistono perchè lì il boom è ancora in opera.

    • A Prato gli italiani pagavano le tasse….i cinesi no.
      Se la finanza prova a fare controlli veri i cinesi fanno gruppo e, bandiera cinese in mano, danno l’assalto ai finanzieri.

      Ma oltre a nn pagare tasse i cinesi hanno preso l’abitudine di sfruttare il nostro sistema sanitario, dato che in cina hanno una pessima e costosissima sanità privata. Fanno venire i parenti dalla cina per farsi operare in Italia GRATIS mentre noi italiani fessi paghiamo pure i ticket.

      L’italia non ha una cultura emergente: i battilastra che lavorano da Zagato o alla carrozzeria Turing sono i pro-pro-pro nipoti dei battilastra che per un millennio hanno realizzato armature, le migliori al mondo, nell’area intorno a Milano.
      Il nostro male è la classe dirigente che ha studiato economia alla bocconi o alla cattolica, magari dopo esser passati dai licei di quei porci dei gesuiti.
      Dobbiamo liberarci di loro.

  4. E’ giusto che si ammazzino di studio questi gialli.
    Quando noi poetavamo con Dante nel 200, loro mangiavano topi sotto gengis kan.
    Il quale poi se la spassava con le signorine, visto che sembra che metà della popolazione cinese discenda da lui. (l’ho letto ma non ricordo dove)
    I poverini dell’articolo, pensano che tutto si riduca a calcoli matematici, sono proprio americani. ossessionati dalla eugenetica.
    Vedranno a suo tempo cosa fanno gli italiani per via di imbrogli e intrighi superando ogni abitante del pianeta terra.

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