I BLOGGER CHE CRITICANO IL GOVERNO POTREBBERO FINIRE IN GALERA

DI STEVE WATSON
Infowars

Sareste perdonati se pensaste che questa è una nuova forma di restrizione
alla libertà di espressione che è stata introdotta nella Cina Comunista. Ma
non lo è. Il governo Statunitense vuole obbligare i blogger e gli attivisti
di base che operano on line a registrarsi e a documentare regolarmente le
proprie attività al Congresso USA, e questo nel corso dell’ultimo incredibile
attacco che è stato scagliato contro Internet e il Primo Emendamento della
Costituzione.

Richard A. Viguerie, Presidente di GrassrootsFreedom.com, un sito web il cui
scopo è quello di combattere qualunque tentativo di ridurre al silenzio i
movimenti di base, afferma:

“La Sezione 220 di S. 1, il progetto di legge per la riforma delle attività
dei gruppi di pressione che è al momento in discussione al Senato, richiede
a quegli attivisti di base, blogger compresi, che comunicano con 500 o più
membri del pubblico su questioni di politica, di registrare e di documentare
ogni quattro mesi le proprie attività al Congresso nella stessa maniera in
cui già fanno i grandi gruppi di pressione di K Street. Se venisse
introdotta, la Sezione 220 emenderebbe la legge esistente di documentazione
sui gruppi di pressione, dando così vita alla più estesa intrusione nei
diritti che sono riconosciuti dal Primo Emendamento che sia mai stata
introdotta. Per la prima volta nella storia, i critici del Congresso avranno
bisogno di registrarsi e di documentare le proprie attività al Congresso
stesso”.

In altre parole, Nancy Pelosi e i Democratici potrebbero ridefinire il
significato atttribuito alle attività dei gruppi di pressione per far sì che
le comunicazioni politiche ai / fra i cittadini siano ricomprese nell’ambito
della medesima legislazione.

Secondo la legge attuale qualunque “lobbista” che “intenzionalmente e a
propria discrezione viene meno all’obbligo di fare archiviare o di
documentare” le proprie attività al governo ogni quattro mesi può essere
incriminato nell’ambito del codice penale, compresa la possibilità di essere
condannato ad una pena detentiva della durata massima di un anno.

Al momento l’emendamento è in stallo al Senato.

Questo ultimo attacco contro i blogger se ne fuoriesce bollente dalla
proposta del Senatore Repubblicano John McCain di introdurre una nuova legge
che consentirebbe di multare i blog fino ad un massimo di 300.000 dollari
per dichiarazioni offensive, foto o video che sono stati pubblicati dai
visitatori nelle finestre di un sito destinate ai commenti.

La proposta di McCain è stata presentata sotto l’insegna di voler salvare i
bambini dai predatori sessuali e di voler incoraggiare gli informatori a
vendere i gestori di siti web al National Center for Missing and Exploited
Children – Centro Nazionale per i Bambini Scomparsi e Sfruttati, che poi
passerebbero l’informazione alle competenti autorità di polizia.

Nonostante la totale mancanza di una qualunque prova che dimostri che i
bambini sono le vittime in massa da parte dei blogger o delle persone che
lasciano commenti sui blog, sembra certo che la proposta diventerà legge in
una qualche maniera. È ben risaputo che McCain prova una forte antipatia nei
confronti dei suoi critici nella blogosfera, e questo provoca un evidente
conflitto di interessi ogni qualvolta una proposta per la ristrizione dei
blog viene da lui presentata.

Nei mesi scorsi, un coro di propaganda inteso a demonizzare Internet e a
drenarlo verso un percorso di stretto controllo è stato vomitato fuori da
numerosi organi dell’establishment:

– Durante un’apparizione con la moglie Barbara su Fox News durante lo scorso
mese di Novembre, George Bush senior ha attaccato i blogger di Internet
accusandoli di creare un “clima ostile e disgustoso”.

– La strategia de-classificata della stessa Casa Bianca per “vincere la
guerra al terrore” evidenzia come obiettivo le teorie cospirative di
Internet definendole un terreno fertile per il reclutamento di terroristi e
minaccia di volerne “diminuire” la relativa influenza.

– Il Pentagono recentemente ha annunciato il suo tentativo di infiltrare
Internet e di propagandare
la guerra al terrore.

– In un discorso del mese scorso, il direttore della Sicurezza Naziale Michael Chertoff ha identificato il web come un “campo di addestramento del
terrorismo”
, attraverso cui “le persone disaffezionate che vivono negli
Stati Uniti” stanno sviluppando “ideologie radicali e in forma potenziale
anche capacità di tipo violento”. Chertoff ha promesso di disseminare agenti
della Sicurezza Nazionale nei dipartimenti della polizia locale allo scopo di
fornire aiuto nella cattura di terroristi domestici che fanno uso di
Internet come fosse uno strumento politico.

– Un caso legale di estrema importanza in favore della Recording Industry
Association of America e di altre organizzazioni che sono attive nel
commercio globale cerca di criminalizzare qualunque attività di “file
sharing” su Internet
defindola una violazione del copyright, contribuendo in
questa maniera alla chiusura del world wide web – e la loro argomentazione è
sostenuta dal governo degli Stati Uniti.

– Un altro fondamentale caso legale a Sidney va ancora più in là, stabilendo
la trappola che consentirebbe di distruggere Internet per come lo conosciamo
e di porre fine ai siti web di informazione alternativa e ai blog, e questo
con la creazione di un precedente secondo cui la semplice presenza su di un
sito di link ad altri siti web significa infrangere la legge sul copyright
e
rappresenta un atto di pirateria.

– L’Unione Europea, guidata dall’ex Stalinista e potenziale futuro Primo
Ministro Inglese John Reid, ha anch’essa promesso di voler fermare i
“terroristi” che fanno uso di Internet per diffondere propaganda.

– Recentemente la UE ha anch’essa proposto una legislazione che impedirebbe agli
utenti di poter caricare una qualunque forma di materiale video senza
possedere una licenza.

– In precedenza abbiamo anche svelato come siano in atto numerosi tentativi
di limitare la neutralità di Internet nonchè di designare una nuova forma
altamente ristretta dello stesso conosciuta con il nome di Internet 2.

Non fate errori, Internet, che è uno dei più grandi avamposti della libertà
di espressione mai esistito, è sotto il costante attacco da parte di
personaggi potenti che non possono operare all’interno di una società dove
l’informazione scorre liberamente e senza filtri. Tutti questi tentativi
sono una replica delle storie che sentiamo ogni settimana e che provengono
dalla Cina Comunista Controllata dallo Stato, dove Internet è strettamente
regolato
ed esiste virtualmente come un’entità a se stante, tenuta ben
lontana dal resto del web.

Le frasi “governo Cinese” e “Mao Zedong” sono state addirittura censurate
nei siti ufficiali Cinesi perchè sono considerate “frasi sensibili”.
Lasceremo che i nostri ipotetici governi Democratici implementino lo stesso
tipo di politiche restrittive anche qui da noi?

Secondo la sezione 220 della proposta di legge per la riforma dei gruppi di
pressione, Infowars.net potrebbe essere obbligato a cercare di ottenere una
licenza solo per potervi offrire questo tipo di informazione. Se ci venisse
garantita una licenza, verremmo poi obbligati a documentare le nostre
attività al governo quattro volte all’anno solo per potervi offrire questo
tipo di informazione. Tutto questo vi pare essere libertà di espressione o
piuttosto totalitarismo?

***********

E’ il momento di mobilitarsi:

Oltre che telefonare al Senato USA, vi suggeriamo di andare su
GrassrootsFreedom.com dove c’è una petizione che potete firmare contro la
sezione 220 di S. 1, la proposta di legge per la riforma delle attività dei
gruppi di pressione.

A questo resoconto ha contribuito Paul Joseph Watson.

Steve Watson
Fonte: http://www.infowars.net/
Link: http://www.infowars.net/articles/january2007/180107Bloggers_Prison.htm
18.01.2007

Traduzione a cura di Melektro per www.radioforpeace.info &
www.comedonchisciotte.org

1 Commento
Inline Feedbacks
View all comments
CapitanoNemo
CapitanoNemo
22 Gennaio 2007 8:42

Semplicemente vergognoso. Un altro passo avanti per il controllo assoluto della rete. Mi domando fino a quando avremo ancora quel poco di libertà che Internet ci garantisce. Io stesso, sul mio blog [ilnautilus.blogspot.com] potrei rischiare di essere incriminato se questa iniziativa si estendesse oltreoceano.